Omelie - Anno C: Omelia 30 maggio 2010 - Ss.ma Trinità

Solennità della Santissima Trinità — Ciclo C

Letture
I Lettura: Prv 8, 22-31
Salmo: Sal 8 (9)
II Lettura: Rm 5, 1-5
Vangelo: Gv 16, 12-15

Nesso tra le letture
La solennità della Santissima Trinità ci introduce nel mistero dell´autorivelazione di Dio. Dio stesso ci viene manifestato nell´unità della natura e nella distinzione delle persone. La liturgia del ciclo C sottolinea in modo particolare l´amore di Dio Trinità per l´uomo. Nella prima lettura, tratta dal libro dei Proverbi, troviamo una personificazione della Sapienza che è come un´anticipazione preparatoria alla rivelazione delle Persone della Trinità. La Sapienza non è ancora una persona, ma è personificata e, così, si vuole esprimere che tutto è stato creato con ammirabile concordia, con armonia e bellezza, "ponendo le delizie tra i figli dell´uomo" (prima lettura). La Lettera ai Romani sottolinea il tema della "speranza nella quale ora ci troviamo grazie a Cristo". Questa speranza è già realizzata, ne siamo parte, cioè siamo già stati giustificati e redenti, tutto questo è già una magnifica e profonda realtà; ma, allo stesso tempo, è una speranza che si deve realizzare nel tempo, cioè non è ancora possesso pieno della Gloria. "Già, ma non ancora", come recita una splendida espressione escatologica. Continuiamo ad essere pellegrini per la via e, di questa speranza, ci vantiamo nelle tribolazioni (seconda lettura). Nel vangelo si dà ancor più rilievo all´amore di Dio per gli uomini: Cristo saluta i suoi apostoli ed annuncia loro che lo Spirito Santo verrà e li guiderà alla verità completa. Lo Spirito Santo spiegherà loro "le cose che devono venire", spiegherà loro il mistero della passione, della morte e resurrezione del Signore (Vangelo). La solennità della Trinità è, dunque, la grande solennità di Dio, Uno e Trino, e del suo ineffabile amore per noi uomini.



Messaggio dottrinale

1. La speranza cristiana non delude, perché l´amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori dallo Spirito Santo.

L´uomo ha sempre bisogno della speranza, della virtù che gli assicuri che i suoi sforzi non sono vani e che otterrà quel che il suo cuore anela: la felicità eterna. Nella lettera ai Romani san Paolo afferma solennemente che noi siamo in pace con Dio grazie a Cristo. Il Signore, con la sua obbedienza filiale, si è offerto in sacrificio per tutti noi uomini e ci ha riconciliati col Padre. Questa è l´opera della redenzione degli uomini che già si è compiuta nel mistero pasquale di Cristo, nella sua passione, morte, resurrezione ed ascensione al cielo. È una speranza già concretizzata.

Tuttavia, questa speranza non è ancora un possesso perfetto, è una via verso la gloria definitiva, verso la contemplazione definitiva del volto di Dio. Perciò, la speranza cristiana è compatibile con le difficoltà e le contrarietà della vita. Anzi, è proprio nel dolore e nella sofferenza che la speranza si esprime meglio. Così, ciò che caratterizza la speranza cristiana non è un vano ottimismo, bensì la certezza del trionfo definitivo del bene sul male, della grazia sul peccato, con una visione molto realistica della condizione umana e delle conseguenze del peccato originale sulla storia dell´umanità. È una speranza che non delude, perché l´amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori dallo Spirito Santo.

La speranza è la virtù teologale per la quale desideriamo il Regno dei cieli e la vita eterna come nostra felicità, riponendo la nostra fiducia nelle promesse di Cristo e appoggiandoci non sulle nostre forze, ma sull´aiuto della grazia dello Spirito Santo. ´Manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza, perché è fedele colui che ha promessoª (Eb 10,23). Il Dio che si rivela come Padre, Figlio e Spirito Santo è un Dio che ama gli uomini e che desidera la loro salvezza eterna. Sappiamo, in effetti, che uno degli aspetti del cuore di Dio è la sua sovrabbondanza d´amore per gli uomini. Il dinamismo della rivelazione sta, dunque, in questo: Dio, in qualche modo, si è lasciato totalmente coinvolgere per salvarci: "perché Dio ha riconciliato a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione … Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio" (cfr 2Co 5,17-21).

2. L´inabitazione della Santissima Trinità nell´anima

Oggi siamo invitati a fare una riflessione su questa mirabile realtà: nel nostro intimo, quando siamo in stato di grazia, dimora la Santissima Trinità. Lo Spirito Santo, il Verbo e il Padre pongono la loro dimora nei nostri cuori. La dottrina dell´inabitazione della Trinità deve essere per ogni cristiano una verità che lo sostiene e lo sospinge lungo gli ardui percorsi della vita.

Il fine ultimo di tutta l´economia divina è l´accesso delle creature all´unità perfetta della Trinità. Ma d´ora in poi siamo chiamati ad essere abitati dalla Santissima Trinità: "Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui" (Gv 14,23).

´O mio Dio, Trinità che adoro — diceva Suor Elisabetta della Trinità —, aiutami a dimenticarmi completamente per dimorare in Te, immobile e quieta come se la mia anima fosse già nell´eternità! Che niente possa turbare la mia pace, o farmi uscire da Te, mio Immutabile, ma che ogni istante mi conduca più addentro nella profondità del Tuo mistero. Pacifica la mia anima, fa´ di lei il tuo cielo, la tua dimora amata e il luogo del tuo riposo; che io non Ti lasci lì solo, mai, ma che sia là tutta intera, completamente risvegliata nella mia fede, tutta adorante, tutta abbandonata alla tua azione creatriceª.


Suggerimenti pastorali

1. Lo spirito del cristiano di fronte al mondo.

L´amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori dallo Spirito Santo che ci è stato dato. Per questo motivo, il cuore del cristiano è un cuore pieno d´amore. Ha ricevuto uno spirito di Figlio, non di servo, non di timore, non di meschinità. Lo spirito del cristiano si pone di fronte al mondo, cammina in mezzo ad esso portando una speranza, una certezza. È importante che i cristiani si assumiamo la propria responsabilità di fronte al mondo. Non dobbiamo disinteressarci di esso, né abbandonarci allo sconforto di fronte alla crescente secolarizzazione, ma proporre sempre in modo nuovo la novità del vangelo e dell´amore di Dio.

2. Far conoscere l´amore di Dio.

Forse non esiste nulla di più bello del dolce dovere di annunciare agli uomini che Dio li ama. È un compito proprio del cristiano. Il cristiano è colui che annuncia la buona novella, che annuncia il vangelo, cioè che Dio ama gli uomini fino al punto di "non perdonare" il suo stesso Figlio. Cerchiamo di essere predicatori coraggiosi del vangelo dell´amore di Dio. Questo annuncio è specialmente necessario ed attuale nel mondo in cui ci troviamo a vivere, dove la vita dell´uomo è così minacciata fin dal suo inizio, a causa dell´aborto, e fino alla sua fase terminale, a causa dell´eutanasia. Il cristiano deve annunciare con coraggio che, se è vero che la vita dell´uomo è nelle mani di Dio, non è men vero che le sue mani (quelle di Dio) sono affettuose come quelle di una madre che culla, nutre e si prende cura di suo figlio.

Valutazione Articolo

Punteggio Medio: Eccellente (Eccellente) - Voti: 1

Argomenti Correlati

Tracce per omelie

Spiacente, non sono disponibili i commenti per questo articolo.

Motore di ricerca

Chi è online

Il Tuo IP: 54.81.235.55



Verifica umana
Quanto fa nove più due?
:

Condividi su:

Condividi su Facebook Condividi su Twitter Condividi su Google Condividi su del.icio.us Condividi su digg Condividi su Yahoo Condividi su Windows Live Condividi su oknotizie Inserisci sul tuo blog Splinder