Omelie - Anno C: Omelia 23 maggio 2010 - Pentecoste

Solennità di Pentecoste - 23 maggio 2010

Letture
I Lettura: At 2,1-11
Salmo: Sal 103 (104)
II Lettura: Rm 8,8-17
Vangelo: Gv 14,15-16.23-26

Nesso delle letture
Il giorno di Pentecoste celebra la venuta dello Spirito Santo sugli apostoli. Oggi, nell´orazione colletta, la liturgia supplica così il Signore: "diffondi sino ai confini della terra i doni dello Spirito Santo, e continua oggi, nella comunità dei credenti, i prodigi che hai operato agli inizi della predicazione del Vangelo". Il libro degli Atti degli Apostoli narra essenzialmente la venuta dello Spirito Santo sul collegio apostolico: tutti sono pieni di Spirito, si compiono meraviglie nei loro cuori e intraprendono con coraggio la predicazione evangelica (prima lettura). Nella lettera ai Romani, che ci presenta la seconda lettura, è posta in rilievo la contrapposizione tra la carne e lo spirito. Viene così espressa quella lotta interiore che ogni uomo che vuole vivere come figlio di Dio sperimenta in se stesso (seconda lettura). Nel vangelo, Cristo risorto dona lo Spirito Santo agli Apostoli. Gesù alita sugli apostoli, e così ci rammenta di quell´altro alito di Dio, all´atto della creazione dell´uomo. Il dono dello Spirito Santo, da parte di Gesù ai suoi Apostoli, è descritto nel vangelo di san Giovanni come il dono della vita che Dio comunicò all´uomo alle sue origini. Ora, in effetti, ci troviamo all´origine di una nuova umanità, siamo di fronte ad una nuova creazione (Vangelo).



Messaggio dottrinale

1. La solennità di Pentecoste. Pentecoste — termine greco che significa "cinquanta" — è il Giorno in cui culmina il Tempo Pasquale (i cinquanta giorni del tempo pasquale). Celebriamo in questo giorno il culmine dell´evento di Pasqua: il Signore Gesù, risuscitato dalla morte (domenica di Pasqua nella Resurrezione del Signore), ed asceso ai cieli (domenica dell´Ascensione del Signore), ci invia da parte del Padre il Dono dello Spirito Santo, il frutto della Pasqua (domenica di Pentecoste). Sono tre momenti o fasi dell´Unico Evento della Pasqua. L´evangelista Giovanni colloca il momento della comunicazione del Dono dello Spirito Santo nella tarda notte della domenica della Resurrezione del Signore. Il Signore Risorto "alitò su di loro", sui discepoli raccolti nel Cenacolo, dicendo: "Ricevete lo Spirito Santo" (Spirito vuol dire alito vitale). San Luca, negli Atti degli Apostoli, situa il momento dell´effusione del Dono dello Spirito Santo al cinquantesimo giorno (la Pentecoste). La Chiesa, rappresentata simbolicamente nel gruppo di coloro che erano riuniti nel Cenacolo, riceve il Dono dello Spirito Santo, simboleggiato nelle "lingue come di fuoco". È lo Spirito Santo, che il Signore aveva promesso loro al momento della sua Ascensione, benedicendoli ed imponendo loro le mani (l´imposizione delle mani è il gesto della comunicazione del Dono dello Spirito Santo). Così:

— lo Spirito Santo muove la Chiesa a dare testimonianza di Cristo ("furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare");

— lo Spirito Santo purifica e rinnova ("a chi rimetterete i peccati saranno rimessi");

— lo Spirito Santo suscita la fede-adesione a Gesù Cristo ("nessuno può dire ‘Gesù è Signore´, se non sotto l´azione dello Spirito Santo").

— lo Spirito Santo è l´Anima della Chiesa-Corpo di Cristo; è Lui che distribuisce "doni", "funzioni" (carismi) per il "bene comune".

2. La lotta drammatica tra la "carne" e lo "spirito". ´Quelli infatti che vivono secondo la carne, pensano alle cose della carne; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, alle cose dello Spirito. Ma i desideri della carne portano alla morte, mentre i desideri dello Spirito portano alla vita e alla paceª (Rm 8,5-6). Per esperienza sappiamo molto bene che le tendenze della carne sono di morte. L´uomo che vive secondo la carne è l´"homo animalis". Invece i frutti che otteniamo quando viviamo secondo lo Spirito sono: ´amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di séª (Gal 5,22). Queste cose il credente le sente sorgere dall´intimo del suo cuore. Lo Spirito è per noi come un principio interiore e trascendente: ´lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce, voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voiª (Gv 14,17). Lo Spirito Santo viene dall´alto, ma penetra e dimora in noi per animare la nostra vita interiore. Non solo sta "insieme con noi", ma sta "dentro di noi". Così, in base a questo principio, si edifica l´uomo interiore: quello che cerca di vivere nelle "profondità di Dio" e non nella vita esteriore, e spesso superficiale.

Così, lo Spirito Santo:

— dimora in me: ´Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?ª (1Cor 3,16);

— prega in me ´lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibiliª (Rm 8,26);

— mi insegna a comprendere la paternità di Dio: ´E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre!ª (Ga 4,6);

— mi guida: "Tutti quelli infatti che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio" (Rm 8,14);

— e fa che Cristo viva in me (Gal 2,20): "Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me".

3. Lo Spirito Santo fonte della vera libertà. Dice San Paolo che "il Signore è lo Spirito e dove c´è lo Spirito del Signore c´è libertà" (2Cor 3,17). La libertà è la vocazione del cristiano: "Voi, fratelli, siete stati chiamati a libertà" (Gal 5,13). La carne e il peccato affibbiano all´uomo un giogo gravoso: la schiavitù del peccato. Le opere della carne, dalle quali è libero il cristiano fedele allo Spirito, sono quelle dell´egoismo e delle passioni che ostacolano l´accesso al Regno di Dio. Lo Spirito Santo dà la possibilità di non essere meri osservanti della legge, ma liberi, ferventi e fedeli realizzatori dei disegni di Dio. "Tutti quelli infatti che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: Abbà, Padre!"(Rm 8,14-15).

4. Lo Spirito Santo maestro interiore dell´anima. "o Spirito è, dunque, promesso alla chiesa ed a ciascun fedele come un Maestro interiore che, nel segreto della coscienza e del cuore, fa comprendere ciò che s´è bensì udito, ma che non si è in grado di afferrare"(Giovanni Paolo II, Catechesi Tradendae, n.72). Questa affermazione di Giovanni Paolo II è di grande profondità: lo Spirito Santo ci porta ad una nuova comprensione di ciò che avevamo in qualche modo colto riguardo alla fede, alla verità di Dio, dell´uomo, della storia… ma che non avevamo compreso pienamente. In questo modo, lo Spirito Santo, come maestro dell´anima, la illumina, la educa, la guida. Com´è bello lasciarsi guidare dall´azione dello Spirito Santo! Impariamo a fare un sano discernimento dei pensieri e delle mozioni che si susseguono nella nostra anima, per distinguere quelli che vengono da Dio e ci conducono alla felicità, da quelle altre che vengono dal maligno e ci dispongono alla disperazione.

Il soffio nascosto dello Spirito divino fa sì che lo spirito umano si apra, a sua volta, davanti all´aprirsi salvìfico e santificante di Dio. Per il dono della grazia, che viene dallo Spirito, l´uomo entra in "una vita nuova", viene introdotto nella realtà soprannaturale della stessa vita divina e diventa "dimora dello Spirito Santo", "tempio vivente di Dio". Per lo Spirito Santo, infatti, il Padre e il Figlio vengono a lui e prendono dimora presso di lui. Nella comunione di grazia con la Trinità si dilata l´"area vitale" dell´uomo, elevata al livello soprannaturale della vita divina. L´uomo vive in Dio e di Dio: vive "secondo lo Spirito" e "pensa alle cose dello Spirito" (Giovanni Paolo II, Dominum et vivificantem n. 58).


Suggerimenti pastorali

a) Devo stare attento ai consigli del "dolce ospite della mia anima" che abita ed opera in me come il principio, il maestro e la radice della mia vita interiore.

b) Devo permettergli di agire in me, senza ostacolare la sua azione, lasciarmi guidare dallo Spirito in contrapposizione alle opere della carne.

c) Devo aver presente che le opere dello Spirito sono: amore, gioia, pazienza, pace, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé. Per cui odio, rancore, tristezza, impazienza, mancanza di dominio di sé, malanimo, sono opere della carne e non si addicono al cristiano, né al sacerdote.

d) Devo ricordare in ogni momento che sono "tempio di Dio in cui dimora Spirito", per comprendere la mia dignità e la mia fragilità: vaso di creta.

e) Devo dialogare spesso con lo Spirito Santo, per ascoltare le sue ispirazioni, e confidargli le mie incertezze.

Finiamo con un ammirabile testo dell´enciclica sullo Spirito Santo (Giovanni Paolo II, Dominum et vivificantem, n.59): "´intima relazione con Dio nello Spirito Santo fa sì che l´uomo comprenda in modo nuovo anche anche se stesso la propria umanità. Viene così realizzata pienamente quell´immagine e somiglianza di Dio, che è l´uomo sin dall´inizio. Tale intima verità dell´essere umano deve essere di continuo riscoperta alla luce di Cristo, che è il prototipo del rapporto con Dio, e, in lui, deve essere anche riscoperta la ragione del "ritrovarsi pienamente attraverso un dono sincero di sé" con gli altri uomini"

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