Omelie - Anno C: Omelia 16 maggio 2010 - Ascensione del Signore

Omelia per la Solennità dell´Ascensione del Signore — Ciclo C

Letture
I Lettura: At 1,1-11
Salmo: Sal 46 (47)
II Lettura: Eb 9,24-28;10,19-23
Vangelo: Lc 24,46-53

Nesso delle letture
"In molti Paesi, tra i quali l´Italia, la solennità dell´Ascensione di Cristo è stata posticipata ad oggi. Con questa festa ricordiamo che Gesù, dopo la sua risurrezione, si mostrò vivo ai discepoli per quaranta giorni (At 1,3), al termine dei quali, avendoli condotti sul monte degli Ulivi, "fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo" (At 1,9). Risorto e asceso al Cielo, il Redentore costituisce per i credenti l´àncora di salvezza e di conforto nel quotidiano impegno al servizio della verità e della pace, della giustizia e della libertà. Salendo al Cielo, Egli ci riapre la via verso la Patria beata, non però per alienarci dalla storia, ma per dare al nostro cammino il respiro della speranza" (Giovanni Paolo II, Regina coeli, 12 maggio 2002). Il vangelo di san Luca mette particolare enfasi sulla necessità di rendere testimonianza a Cristo, morto e risorto. Lo Spirito Santo sarà inviato per fortificare gli apostoli (Vangelo). La lettera agli Ebrei contempla l´ingresso solenne di Cristo "nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore" (seconda lettura).



Messaggio dottrinale

1. Signore, è in questo momento che ristabilisci il Regno d´Israele? Gli apostoli erano ancora incapaci di cogliere una visione chiara della missione che li attendeva. Non sapevano se Cristo sarebbe intervenuto in modo miracoloso per restaurare l´ordine nel mondo, per ristabilire il regno di Dio sulle cose. Immaginavano ancora un regno molto adattato alla loro mentalità, non caratterizzato essenzialmente dal potere mondano, ma sì ancora troppo terreno. Era necessario che continuassero a crescere nella comprensione del mistero di Cristo.

Non capita anche a noi qualcosa di simile? Seguiamo Cristo, abbiamo mangiato e bevuto con lui, abbiamo lottato per lui, lo conosciamo, lo amiamo, ci consumiamo per lui… e, tuttavia, non riusciamo a capirlo del tutto. Non riusciamo a comprendere fino in fondo cos´è che si aspetta da noi, da noi come cristiani, come apostoli. E gli domandiamo: "Signore, adesso però ti manifesterei in un altro modo, vero? Ora, sì, irromperai con forza portando risultati e tranquillità a tutta la mia vita?". Gesù orienta soltanto il nostro sguardo verso ciò che è definitivo, verso le realtà celesti, facendoci vedere l´importanza di operare sulle realtà terrestri. Cioè ci invita a fissare lo sguardo in cielo, mantenendo piedi e mani sulla terra, per affrettare l´arrivo del Regno di Dio.

2. "Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta, ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni (…) fino agli estremi confini della terra" (At 1, 7-8).

Queste parole Gesù le rivolge oggi anche a noi. Non spetta a noi conoscere il tempo e il momento dell´irruzione del Regno di Dio. Questo sta nel cuore del Padre. Non spetta a noi individuare il tempo e il modo in cui quel Regno irromperà; però sta a noi seminare, sta a noi lottare, sta a noi coltivare pazientemente la porzione che c´è stata affidata. A noi tocca aspettare, ricevere lo Spirito Santo ed essere testimoni fino ai confini della terra.

Solo lo Spirito Santo può operare in noi in modo da trasformarci in testimoni di Cristo, in apostoli coraggiosi del vangelo. Solo lo Spirito Santo, che è lo Spirito di Cristo, è colui che può accendere in noi l´amore apostolico, l´amore di donazione, che ci spinge ad andare fino ai confini della terra. Questo è ciò che più ci deve importare d´ora in poi. Essere testimoni fino ai confini della terra. Non si può perdere neppure un minuto quando si tratta di annunciare, incoraggiare, invitare. Non dobbiamo curarci del modo, del luogo, del tempo, delle difficoltà, ma consapevoli del valore del tempo, afferriamo l´istante presente, cogliamo l´attimo e con questo scriviamo la nostra parte nella storia della salvezza.

3. "Fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo" (At 1,9). Commenta con efficacia l'allora card. Joseph Ratzinger: "Pertanto, che senso ha l´ascensione di Cristo? Significa credere che in Cristo l´uomo, l´essere uomo del quale tutti noi facciamo parte, è entrato in modo nuovo e inaudito, nell´intimità di Dio. Significa che l´uomo trova per sempre spazio in Dio. Il cielo non è un posto sulle stelle, è qualcosa di molto più audace e grande: è il trovare posto dell´uomo in Dio e questo ha il suo fondamento nella comprensione dell´umanità e divinità in Gesù Cristo, crocifisso, (risorto), ed elevato. Cristo, l´uomo che sta in Dio, è al tempo stesso il perpetuo star aperto di Dio all´uomo. Lo stesso è, pertanto, quel che noi chiamiamo "cielo", dato che il cielo non è uno spazio, bensì una persona, la persona di colui nel quale Dio e uomo sono per sempre inseparabilmente uniti. E noi ci avviciniamo al cielo, anzi, entriamo in cielo, nella misura in cui ci avviciniamo a Gesù ed entriamo in lui. Pertanto, l´ascensione al cielo è un processo che si verifica nella nostra vita tutti i giorni", (cfr. card. Joseph Ratzinger, Dogma e predicazione, p. 296).

4. La speranza. Tutta la liturgia ci invita alla speranza. Nel prefazio di questo giorno leggiamo:

"Il Signore Gesù, re della gloria, vincitore del peccato e della morte, (oggi) è salito al cielo tra il coro festoso degli angeli. Mediatore tra Dio e gli uomini, giudice del mondo e Signore dell´universo, non si è separato dalla nostra condizione umana, ma ci ha preceduti nella dimora eterna, per darci la serena fiducia che dove è lui, capo e primogenito, saremo anche noi, sue membra, uniti nella stessa gloria" (prefazio I dell´Ascensione del Signore).

Solitamente, definiamo la vita cristiana come vita di fede animata dalla carità. E abbiamo ragione, ma ci resta da aggiungere un elemento importante: la vita cristiana è determinata anche, e in maniera essenziale, dalla virtù della speranza. Lo vediamo particolarmente in Paolo, che avendo fatto esperienza profonda di Cristo risorto, esorta le comunità, specialmente quella di Filippi, ad essere gioiosi, perché il giorno del Signore Gesù è vicino. In realtà, per il cristiano, il giorno del ritorno di Cristo trionfante è sempre vicino. Viviamo gli ultimi tempi, e ciò non è causa di angoscia, ma, al contrario, di grande speranza. Lo Spirito Santo è colui che infiamma i nostri cuori, e questa speranza si fonda sulla fede nel Signore Gesù, che si è incarnato, è morto ed è risorto per redimerci dai nostri peccati. Proprio perché Egli è a beneficio di noi uomini e si è reso partecipe della nostra natura umana in tutto, fuorché nel peccato, proprio per questo, la nostra storia è diventata santa, è storia di salvezza. Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, opera attraverso la Parola e i Sacramenti. Essi anticipano e ci permettono di pregustare, già fin da ora, quella vita alla quale siamo destinati e che aspettiamo fiduciosi.


Suggerimenti pastorali

1. Invio e compromesso. "Tutti dobbiamo ascendere, salire e superare i nostri bassi livelli di atonìa umana e spirituale. Abbiamo bisogno di prospettive dall´alto per vedere tutto con più realismo e nella giusta proporzione. È urgente ascendere nella fede, nella speranza e nell´amore. Paradossalmente, ascendiamo meglio quando discendiamo più, siamo cittadini del cielo quando sulla terra camminiamo coinvolti nelle esigenze del Vangelo. Cristo è asceso ai cieli, perché prima era disceso ubbidiente alla volontà del Padre fino alla realtà del disprezzo, della condanna e della morte. L´Ascensione è soprattutto un invio ed un impegno nella Chiesa. Con realismo cristiano bisogna vivere nel mondo trascendendo tutto, battezzando sempre, predicando il Vangelo in ogni circostanza, benedicendo tutti, dando testimonianza di quanto abbiamo visto nella fede. Se alziamo gli occhi per vedere Cristo che ascende, è per saper guardare gli uomini e riconoscerli come fratelli. E allo stesso tempo accrescere il nostro desiderio del cielo" (Andrés Bruno).

2. La preghiera. "Non va, tuttavia, mai dimenticato che il segreto di ogni azione apostolica è anzitutto la preghiera. E proprio in intensa preghiera, dopo l´Ascensione, i discepoli vissero nel Cenacolo attendendo lo Spirito Santo promesso da Cristo. In mezzo a loro stava anche Maria, la Madre di Gesù (At 1,14). Mentre ci prepariamo a celebrare, domenica prossima, la solenne festa della Pentecoste, invochiamo con Maria lo Spirito Santo, perché infonda nei cristiani rinnovato slancio missionario e guidi i passi dell´umanità sulla via della solidarietà e della pace" (Giovanni Paolo II, Regina coeli 12 maggio 2002).

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