Barilla, la rieducazione nordcoreana è completa. Un premio Lgbt per essersi «sottoposta a evoluzione pro diritti gay»

Tempi.it novembre 20, 2014 Redazione

L’azienda ha ottenuto 100 punti su 100 nella classifica delle imprese “friendly” stilata da Human Rights Campaign. Washington Post: «Da paria a testimonial del diritti gay»

Come spiega in questo articolo Sandhya Somashekhar, la «social change reporter» del Washington Post, la rieducazione di Barilla adesso può considerarsi conclusa. L’azienda, osserva la giornalista, «è passata da paria a testimonial dei diritti gay», e infatti ieri ha ricevuto «un punteggio perfetto», 100 punti su 100, nel Corporate Equality Index, la classifica delle imprese gay friendly stilata dalla Human Rights Campaign, una delle più importanti organizzazioni Lgbt. Si tratta, scrive la Somashekhar, di «una giravolta che mette in luce come le aziende, che in genere evitano le controversie, sono sempre più costrette a prendere posizione nella battaglia culturale sui diritti gay e sul matrimonio tra persone dello stesso sesso – e come le forze pro-gay siano decisamente in vantaggio».

Fides.org - 2014-11-19
AFRICA/NIGERIA - Oltre 100.000 cattolici dispersi a causa di Boko Haram, “ma noi rimaniamo per testimoniare con la nostra presenza” dice un sacerdote di Maiduguri

Abuja (Agenzia Fides) - Sono oltre 100.000 i cattolici costretti alla fuga dalle aree controllate da Boko Haram nella Nigeria del nord. Lo riferisce all’Agenzia Fides p. Gideon Obasogie, responsabile delle Comunicazioni Sociali della diocesi di Maiduguri (capitale dello Stato di Borno) Migliaia di sfollati si sono rifugiati nelle grotte delle montagne, riferisce il sacerdote a Fides, solo pochi sono riusciti a scappare a Maiduguri e a Yola. 

 

Argomento: Attualità

Il Foglio

Perché (e quando) B-XVI ha cambiato idea sull’ostia ai divorziati risposati

di Matteo Matzuzzi | 20 Novembre 2014 ore 06:30

Roma. Che il professore cattedratico a Ratisbona Joseph Ratzinger, quaranta e più anni fa, la pensasse come Walter Kasper sulla misericordia da usare nei confronti dei divorziati risposati, non è una novità. Il saggio in cui il futuro Pontefice scriveva che “nel caso in cui il secondo matrimonio avvenga dopo diverso tempo e sia vissuto nello spirito della fede, e siano rispettati obblighi morali nei confronti dei bambini e della nuova moglie”, è noto da decenni, presente sugli scaffali delle biblioteche nella sezione teologica e brandito come fosse il libretto rosso maoista dai principali gruppi progressisti d’Europa, primo fra tutti Noi siamo chiesa.

Chi pecora si fa lupo lo mangia (bis)

culturacattolica.it - domenica 16 novembre 2014

di Gianfranco Amato

A proposito della contestazione omosessualista della richiesta dei responsabili dell'IRC della Diocesi di Milano, prontamente onorata dalle scuse dell'incaricato diocesano, ecco il Comunicato Stampa dei Giuristi per la Vita

Sua Santità Papa Francesco nel discorso alla Delegazione dell’Ufficio Internazionale Cattolico dell’Infanzia, tenuto l’11 aprile 2014, ha espresso questo giudizio durissimo: «Occorre sostenere il diritto dei genitori all’educazione dei propri figli e rifiutare ogni tipo di sperimentazione educativa sui bambini e giovani, usati come cavie da laboratorio, in scuole che somigliano sempre di più a campi di rieducazione e che ricordano gli orrori della manipolazione educativa già vissuta nelle grandi dittature genocide del secolo XX, oggi sostitute dalla dittatura del “pensiero unico”».
Se è vero che anche oggi quella che il Pontefice definisce la “dittatura del pensiero unico” tenta di impedire che si sappia cosa accade negli attuali “campi di rieducazione” (come avveniva con i lager, i gulag e i laogai), è altrettanto vero che una Chiesa fedele al mandato ricevuto da Cristo e attenta all’esortazione del Suo Vicario, non può farsi intimidire.
I genitori hanno diritto di sapere come lo Stato provvedere all’educazione dei propri figli, e la Chiesa non può nascondersi di fronte alla grave situazione denunciata dal Papa, ma anzi ha il dovere di compiere la propria missione portando la luce della Verità anche là dove il potere pretende di mantenere angoli bui e zone d’ombra.
La Storia ha insegnato che cedere dinanzi al volto intollerante di ogni dittatura - come quella che stiamo vivendo, magistralmente chiamata dal Santo Padre “dittatura del pensiero unico” - non ha mai pagato e continua a non pagare. I recenti episodi di assalto al Duomo e ai locali della Curia milanese stanno lì a dimostrarlo.

IL PRESIDENTE
(Avv. Gianfranco Amato)

Radio Vaticana 13-11-14

Forum Famiglie: sessualità non è "idea" di qualche Associazione

Un Piano nazionale per la famiglia: è il progetto che il Forum delle Associazioni familiari presenta oggi alla Camera per affrontare il tema a 360 gradi: dalle questioni economiche all’educazione.
Diffuso poi dal Forum un documento su “Persona, sessualità, affettività: per una nuova alleanza educativa tra famiglia e scuola”: vi si sottolinea, tra l’altro, come nell’anno scolastico 2013-2014, 29 associazioni LGBT siano potute entrare nelle scuole a parlare di “gender” grazie ai 10 milioni di euro stanziati allora dal Governo. La teoria del genere sta dunque entrando sempre di più nelle scuole? Debora Donnini lo ha chiesto al presidente del Forum, Francesco Belletti.

«Caso scioccante»: volontario della Croce rossa da 18 anni cacciato perché contrario al matrimonio gay
Tempi.it novembre 8, 2014 Leone Grotti

Bryan Barkley è un pensionato di 71 anni e la sua colpa è aver esposto (senza coinvolgere in alcun modo la charity) un cartello con scritto: “No al matrimonio gay”

Avvenire 11/11/14
La Prolusione di Bagnasco
Le associazioni: «Famiglie chiamate in causa»

«Ancor più che in passato ci sentiamo chiamati in causa e sostenuti dalle parole del cardinal Bagnasco che, sull’onda del recente Sinodo straordinario, tanto ha dedicato della sua prolusione alla famiglia» ha commentato Francesco Belletti, presidente del Forum delle famiglie, riferendosi al discorso pronunciato dal presidente della Cei ad Assisi. «Ha detto: “è irresponsabile indebolire la famiglia, creando nuove figure – seppure con distinguo pretestuosi che hanno l’unico scopo di confondere la gente e di essere una specie di cavallo di troia di classica memoria – per scalzare culturalmente e socialmente il nucleo portante della persona e dell’umano”. Una realtà che riscontriamo quotidianamente nella nostra presenza nella politica e nella società. Così come quotidianamente ci troviamo a ricordare che “i figli non sono oggetti né da produrre né da pretendere o contendere, non sono a servizio dei desideri degli adulti: sono i soggetti più deboli e delicati, hanno diritto a un papà e a una mamma”. È di grande incoraggiamento sentire quelle parole ribadite con tanta autorevolezza».

150 milioni di cristiani perseguitati nel mondo. I “nazareni” bruciati vivi

Il gran rabbino di Francia: “Sono i nuovi ebrei”. Le ong denunciano: “Muoiono cinque cristiani al minuto”

di Giulio Meotti | 06 Novembre 2014 ore 06:30

Argomento: Attualità

Rapporto ACS 2014 sulla libertà religiosa nel mondo

Il rispetto della libertà religiosa nel mondo continua a diminuire. È quanto emerge dalla XII edizione del Rapporto sulla Libertà Religiosa nel Mondo della Fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre. Il rapporto, nato nel 1999, fotografa il grado di rispetto della libertà religiosa in 196 paesi, analizzando le violazioni subite dai fedeli di ogni credo e non solo dai cristiani. «La libertà religiosa è per sua stessa natura un diritto da garantire a chiunque – scrive nella prefazione del volume Paul Bhatti, già ministro federale pachistano per l’Armonia nazionale e gli affari delle minoranze e fratello del compianto Shahbaz Bhatti, ministro per le minoranze ucciso nel 2011 – e, considerata la situazione di moltissimi gruppi religiosi, il Rapporto ci obbliga a guardare con nuovi occhi a questo diritto fondamentale, che è condizione imprescindibile di ogni società libera e giusta».

Argomento: Pubblicazioni

Fides.org - 2014-11-05
ASIA/PAKISTAN - Coniugi arsi vivi: protesta dei cristiani a Lahore, si chiede l’intervento Onu

Lahore (Agenzia Fides) – “Siamo scioccati e preoccupati. I cristiani in Pakistan oggi si chiedono: in che paese viviamo? L’orribile e barbara esecuzione di due coniugi cristiani, accusati di blasfemia, è un atto che offende la giustizia, i diritti umani, la dignità umana, la civiltà, ed è contrario allo stato di diritto. Oggi manifesteremo per la giustizia e per i diritti umani a Lahore. Sulla legge sulla blasfemia, chiediamo l’intervento dell’Onu”: è quanto dice in un colloquio con l’Agenzia Fides p. James Channan OP, domenicano, Direttore del “Peace Center” di Lahore, centro studi impegnato nel dialogo interreligioso, commentando l’omicidio dei due coniugi cristiani, arsi vivi nel distretto di Kasur, in Punjab (vedi Fides 4/11/2014).

Argomento: Islam

Poletto: «No a trascrizioni gay. Questo orgoglio omosessuale sembra diventato un vanto»

Tempi.it - novembre 3, 2014 Redazione

Il cardinale arcivescovo di Torino: «Non si vada dietro alla pazzia di certi sindaci che hanno trascritto. In Italia non si può fare e mi auguro che le leggi tengano conto di questa problematica

SINODO, LA DIOCESI DI UDINE SI SCHIERA CONTRO LA LINEA KASPER. CHAPEAU. E LE ALTRE 225 IN ITALIA?

L’arcidiocesi metropolitana di Udine – Chiesa patriarcale sub-apostolica in quanto continuazione sotto altro nome dell’antichissimo patriarcato di Aquileia (la fondazione risale all’evangelista Marco discepolo di san Pietro) di cui l’arcivescovo udinese è erede, ne porta, ad es., tuttora l’abito rosso patriarchino – ha preso posizione sul tema oggetto del Sinodo ribadendo la dottrina di sempre e così sconfessando la linea Kasper-Forte.

Intervistato da Francesco Dal Mas sul settimanale diocesano La Vita Cattolica monsignor Guido Genero, vicario generale dell’arcidiocesi udinese e illustre docente presso il locale Studio teologico, ha posizionato la diocesi friulana decisamente nel campo di quanti si oppongono alla linea Kasper.

Repubblica 25-10-2014

Legge shock sulla famiglia
"Nascono troppi bambini terzogeniti in adozione"

Culle piene dopo la fine della politica del figlio unico
Per arginare il fenomeno Pechino vara nuove misure restrittive

I coniugi ruandesi testimoni davanti al Sinodo: «La crisi della famiglia? Abbiamo visto accadere cose grandi a chi si affida a Dio»

Tempi.it ottobre 21, 2014 Benedetta Frigerio

Otto figli di cui quattro adottati dopo il genocidio. La clinica per aiutare le donne incinte in difficoltà. L’educazione delle coppie verso il matrimonio. Dopo la testimonianza davanti ai vescovi, i Gatsinga raccontano la loro storia a tempi.it

Cristiani in M.O. perseguitati nell'indifferenza di tanti

Eminenze, cari Patriarchi e confratelli nell’Episcopato,
all’indomani della chiusura della terza Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei Vescovi sulla famiglia, ho voluto dedicare questo Concistoro, oltre ad alcune cause di canonizzazione, ad un’altra questione che mi sta molto a cuore, ovvero il Medio Oriente e, in particolare, la situazione dei cristiani nella regione. Vi sono riconoscente per la vostra presenza.

Argomento: Chiesa

Tempi.it

Correggio nega per ragioni ideologiche il patrocinio all’incontro su Rolando Rivi

ottobre 17, 2014 Redazione

L’amministrazione comunale di sinistra ha deciso di non concedere il patrocinio alla presentazione di un libro sul giovane seminarista ucciso dai partigiani e beatificato da papa Francesco

Resistere alla tendenza eretica.
La relatio di Erdö cancella d’un colpo il peccato e la legge naturale

(di Roberto de Mattei su Il Foglio del 15-10-2014)

Cancellato il senso del peccato; abolite le nozioni di bene e di male; soppressa la legge naturale; archiviato ogni riferimento positivo a valori quali la verginità e la castità. Con la relazione presentata il 13 ottobre 2014 al Sinodo sulla famiglia dal cardinale Péter Erdö, la rivoluzione sessuale irrompe ufficialmente nella Chiesa, con conseguenze devastanti sulle anime e sulla società.

La Relatio post disceptationem redatta dal cardinale Erdö è la relazione riassuntiva della prima settimana di lavori del Sinodo e quella che orienta le sue conclusioni. La prima parte del documento, cerca di imporre, con un linguaggio derivato dal peggior Sessantotto, il “cambiamento antropologico-culturale” della società come “sfida” per la Chiesa. Di fronte a un quadro che dalla poligamia e dal “matrimonio per tappe” africani arriva alla “prassi della convivenza” della società occidentale, la relazione riscontra l’esistenza di “un diffuso desiderio di famiglia”. Nessun elemento di valutazione morale è presente. Alla minaccia dell’individualismo e dell’egoismo individualista, il testo contrappone l’aspetto positivo della “relazionalità”, considerata un bene in sé, soprattutto quando tende a trasformarsi in rapporto stabile (nn. 9-10).

La Chiesa rinuncia ad esprimere giudizi di valore per limitarsi a “dire una parola di speranza e di senso” (n. 11). Si afferma quindi uno nuovo strabiliante principio morale, la “legge di gradualità”, che permette di cogliere elementi positivi in tutte le situazioni fin qui definite dalla Chiesa peccaminose. Il male e il peccato propriamente non esistono. Esistono solo “forme imperfette di bene” (n. 18), secondo una dottrina dei “gradi di comunione” attribuita al concilio Vaticano II. “Rendendosi dunque necessario un discernimento spirituale, riguardo alle convivenze e ai matrimoni civili e ai divorziati risposati, compete alla Chiesa di riconoscere quei semi del Verbo sparsi oltre i suoi confini visibili e sacramentali” (n. 20).

Il problema dei divorziati risposati è il pretesto per far passare un principio che scardina duemila anni di morale e di fede cattolica. Seguendo la Gaudium et Spes,la Chiesa si volge con rispetto a coloro che partecipano alla sua vita in modo incompiuto e imperfetto, apprezzando più i valori positivi che custodiscono, anziché i limiti e le mancanze” (ivi). Ciò significa che cade ogni tipo di condanna morale, perché qualsiasi peccato costituisce una forma imperfetta di bene, un modo incompiuto di partecipare alla vita della Chiesa. “In tal senso, una dimensione nuova della pastorale familiare odierna consiste nel cogliere la realtà dei matrimoni civili e, fatte le debite differenze, anche delle convivenze” (n. 22).

E questo soprattuttoquando l’unione raggiunge una notevole stabilità attraverso un vincolo pubblico, e connotata da affetto profondo, da responsabilità nei confronti della prole, da capacità di resistere nelle prove” (ivi). Con ciò è capovolta la dottrina della Chiesa secondo cui la stabilizzazione del peccato, attraverso il matrimonio civile costituisce un peccato più grave del’unione sessuale occasionale e passeggera, perché quest’ultima permette con più facilità di ritornare sulla retta via. “Una sensibilità nuova nella pastorale odierna consiste nel cogliere la realtà positiva dei matrimoni civili e, fatte le dovute differenze, delle convivenze” (n. 36).

La nuova pastorale impone dunque di tacere sul male, rinunciando alla conversione del peccatore e accettando lo statu quo come irreversibile. Sono queste quelle che la relazione chiama “scelte pastorali coraggiose” (n. 40). Il coraggio, a quanto sembra, non sta nell’opporsi al male, ma nell’adeguarsi ad esso. I passaggi dedicati all’accoglienza delle persone omosessuali sono quelli che sono sembrati più scandalosi, ma sono la logica coerenza dei principi fin qui esposti. Anche l’uomo della strada capisce che se al divorziato risposato è possibile accostarsi ai sacramenti, tutto è permesso, a cominciare dallo pseudo matrimonio omosessuale.

Mai, veramente mai, sottolinea Marco Politi su “Il Fatto” del 14 ottobre, si era letta, in un documento ufficiale prodotto dalla gerarchia ecclesiastica, una frase del genere:Le persone omosessuali hanno doti e qualità da offrire alla comunità cristiana”. Seguita da una domanda rivolta ai vescovi di tutto il mondo: “siamo in grado di accogliere queste persone, garantendo loro uno spazio di fraternità nelle nostre comunità?” (n. 50). Pur non equiparando le unioni fra persone dello stesso sesso al matrimonio fra uomo e donna, la Chiesa si propone di “elaborare cammini realistici di crescita affettiva e di maturità umana ed evangelica integrando la dimensione sessuale” (n. 51). “Senza negare le problematiche morali connesse alle unioni omosessuali si prende atto che vi sono casi in cui il mutuo sostegno fino al sacrificio costituisce un appoggio prezioso per la vita dei partners” (n. 52).

Nessuna obiezione di principio viene espressa alle adozioni di bambini da parte di coppie omosessuali: ci si limita a dire che “la Chiesa ha attenzione speciale verso i bambini che vivono con coppie dello stesso sesso, ribadendo che al primo posto vanno messi sempre le esigenze e i diritti dei piccoli” (ivi). Nella conferenza stampa di presentazione, mons. Bruno Forte è arrivato ad auspicare “una codificazione di diritti che possano essere garantiti a persone che vivono in unioni omosessuali”.

Le parole fulminanti di San Paolo secondo cui:né immorali, né idolàtri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio” (I Lettera ai Corinzi, 6, 9) perdono di senso per i giocolieri della nuova morale pansessuale. Per essi bisogna cogliere la realtà positiva di quello che fu il peccato che grida vendetta al cospetto di Dio (Catechismo di san Pio X). Alla “morale del divieto” occorre sostituire quella del dialogo e della misericordia e lo slogan del 68, “vietato vietare”, viene aggiornato dalla formula pastorale secondo cui “nulla si può condannare”.

Non cadono solo due comandamenti, il sesto e il nono, che proibiscono pensieri ed atti impuri al di fuori del matrimonio, ma scompare l’idea di un oggettivo ordine naturale e divino riassunto dal Decalogo. Non esistono atti intrinsecamente illeciti, verità e valori morali per i quali si deve essere disposti a dare anche la vita (n. 51 e n. 94), come li definisce l’enciclica Veritatis Splendor. Sul banco degli imputati non sono solo la Veritatis Splendor e i recenti pronunciamenti della Congregazione per la dottrina della Fede in materia di morale sessuale, ma lo stesso Concilio di Trento che formulò dogmaticamente la natura dei sette sacramenti, a cominciare dall’Eucarestia e dal Matrimonio.

Argomento: Chiesa

Le avventure dell’anatema che impedisce la chiesa del divorzio.
Una puntuta risposta al gesuita causidico

(di Roberto de Mattei su Il Foglio del 07-10-2014)

Lo strappo nella morale Tradizionale non ha basi storiche e teologiche.
I gesuiti cercano le radici nella Chiesa orientale, ma non va bene nemmeno il divorzio greco.

 

Il Sinodo che si è aperto non entrerà nella storia per i suoi documenti ma per il significato che viene attribuito all’evento: quello di uno “strappo” nella morale tradizionale, riassunto dalla formula del primato della prassi pastorale sulla dottrina.

La tesi viene suffragata da interventi storici e teologici deliberatamente fuorvianti, come l’articolo del gesuita Giancarlo Pani apparso, alla vigilia del Sinodo, sulla “ Civiltà Cattolica”, con il titolo Matrimonio e seconde nozze al Concilio di Trento (Quaderno n. 3943 del 4 ottobre 2014). In questo saggio l’autore rievoca la storia di «uno dei decreti più innovativi del Concilio di Trento: quello sul matrimonio, detto “Tametsi”», affermando che nel canone settimo del documento, la Chiesa, mentre condanna la dottrina di Lutero e dei riformatori, «lascia impregiudicate le tradizioni dei greci che, nel caso specifico, tollerano le nuove nozze».

I Padri conciliari avrebbero infatti addolcito il testo, evitando di portare anatema contro la prassi vigente in alcune colonie veneziane dove si ammetteva la possibilità di divorzio e di nuove nozze in caso di adulterio, secondo il costume invalso nella chiesa scismatica greca.

Padre Pani, che giustifica questa prassi, scrive che anche al cristiano «poteva accadere di fallire nel proprio matrimonio e di passare a una nuova unione; questo peccato, come ogni peccato, non era escluso dalla misericordia di Dio, e la Chiesa aveva e rivendicava il potere di assolverlo. Si trattava proprio dell’applicazione della misericordia e della condiscendenza pastorale, che tiene conto della fragilità e peccaminosità dell’uomo. Tale misericordia è rimasta nella tradizione orientale sotto il nome di oikonomia: pur riconoscendo l’indissolubilità del matrimonio proclamata dal Signore, in quanto icona dell’unione di Cristo con la Chiesa, sua sposa, la prassi pastorale viene incontro ai problemi degli sposi che vivono situazioni matrimoniali irrecuperabili. Dopo un discernimento da parte del vescovo e dopo una penitenza, si possono riconciliare i fedeli, dichiarare valide le nuove nozze e riammetterli alla comunione».

Questa è per padre Pani, la lezione di misericordia che proviene dal Concilio di Trento. «Oggi - conclude - appare singolare che al Concilio in cui si afferma l’indissolubilità del matrimonio non si condannino le nuove nozze per i cattolici della tradizione orientale. Eppure questa è la storia: una pagina di misericordia evangelica per quei cristiani che vivono con sofferenza un rapporto coniugale fallito che non si può più ricomporre; ma anche una vicenda storica che ha palesi implicazioni ecumeniche».

Ma qual è la verità dei fatti? Il Concilio di Trento fu convocato, come è noto, per far fronte al protestantesimo. Lutero e Calvino avevano negato o svuotato del loro significato i sacramenti della Chiesa, tra cui il matrimonio. Il Concilio volle dunque ribadire solennemente, anche su questo punto, la retta dottrina. L’11 novembre 1563, nella sessione XXIV, fu promulgato un decreto sul Sacramento del matrimonio che comprendeva dodici canoni. Il testo del settimo è il seguente: «Se qualcuno dirà che la Chiesa sbaglia quando ha insegnato e insegna che, secondo la dottrina del Vangelo e degli apostoli, il vincolo del matrimonio non può essere sciolto per l’adulterio di uno dei coniugi; e che nessuno dei due, nemmeno l’innocente, che non ha dato motivo all’adulterio, può contrarre un altro matrimonio, vivente l’altro coniuge; e che commette adulterio il marito che, cacciata l’adultera, ne sposi un’altra, e la moglie che, cacciato l’adultero, ne sposi un altro, sia anatema».

Gli ambasciatori della Repubblica di Venezia avevano chiesto e ottenuto dai Padri conciliari che il canone, pur ribadendo l’indissolubilità del matrimonio, evitasse di scomunicare esplicitamente chi diceva che il matrimonio si può sciogliere per l’adulterio dell’altro coniuge.

La richiesta nasceva dalla preoccupazione di non creare divisioni nelle isole greche soggette alla Serenissima , dove molti cristiani seguivano i riti orientali pur essendo guidati da vescovi latini. Il significato di questo canone, nella sua formulazione finale, tuttavia non ammette alcun dubbio. Esso costituisce una definizione dogmatica dell’indissolubilità del matrimonio.

In quel momento il nemico da combattere erano i protestanti e non i greci e il Concilio anatemizza le affermazioni dei protestanti che negavano l’indissolubilità intrinseca del matrimonio. Il fatto che non si condannasse esplicitamente la prassi degli orientali non significava in alcun modo un’accettazione del loro divorzio. Il canone tridentino, benché direttamente anatemizzasse solo i protestanti, perché accusavano la Chiesa di errare, condannava indirettamente anche coloro che vi opponevano sul piano del comportamento.

A Trento, inoltre, i Padri conciliari mostravano di credere che i greci dissolvessero il matrimonio solo in caso di adulterio, mentre da oltre un secolo la pratica del divorzio andava dilagando. Già prima della caduta di Costantinopoli (1453) il Sinodo patriarcale concedeva il divorzio per cause come le seguenti: 1) seria malattia di una delle due parti; 2) completa incompatibilità di carattere: 3) diserzione di una delle parti per un periodo di tre anni, o anche meno; 4) delitto da parte di uno dei coniugi seguito da sentenza comportante notevole disonore; 5) mutuo consenso in casi speciali approvati dal Patriarca per ragioni di cui egli si dichiarava l’unico giudice.

Il matrimonio aveva dunque perduto il carattere di indissolubilità e si poteva sciogliere a volontà, come ancora oggi accade. Gran parte dei casi praticati dai greci cadevano poi direttamente sotto l’anatema del canone 5 del Concilio di Trento, che stabilisce: «Se qualcuno dirà che il vincolo matrimoniale può essere sciolto per eresia, per incompatibilità di carattere o per l’assenza intenzionale da parte di un coniuge, sia anatema». Gli altri casi vi cadevano indirettamente.

Argomento: Chiesa

(di Roberto de Mattei
su Il Foglio del 01-10-2014

http://www.corrispondenzaromana.it/notizie-dalla-rete/pasticcio-kasper/ )

Il prossimo Sinodo dei Vescovi è preceduto da un frastuono mediatico che gli attribuisce un significato storico superiore alla sua portata ecclesiologica di mera assemblea consultiva della Chiesa. Qualcuno si lamenta per la guerra teologica che il Sinodo annuncia, ma la storia di tutte le adunanze episcopali della Chiesa (tale è il significato etimologico del termine sinodo e del suo sinonimo concilio) è fatta di conflitti teologici e di aspri dibattiti sugli errori e sulle scissioni che hanno minacciato la comunità cristiana fin dal suo sorgere.

Oggi il tema della comunione ai divorziati è solo il vettore di una discussione che verte su concetti dottrinali più complessi, come quello di natura umana e di legge naturale. Questo dibattito sembra tradurre, sul piano antropologico, le speculazioni trinitarie e cristologiche che scossero la Chiesa dal Concilio di Nicea (325) a quello di Calcedonia (451).

Allora si discusse per determinare la natura della Santissima Trinità, che è un unico Dio in tre Persone, e per definire in Gesù Cristo la Persona del Verbo, che sussiste in due nature, la divina e la umana. L’adozione, da parte del Concilio di Nicea, del termine greco homoousios, che in latino fu tradotto con consubstantialis e, dopo il Concilio di Calcedonia, con le parole “della stessa natura” della sostanza divina, per affermare la perfetta uguaglianza del Verbo e del Padre, segna una data memorabile nella storia del cristianesimo e conclude un’epoca di smarrimento, di confusione, di dramma di coscienze analoga a quella in cui siamo immersi.

In quegli anni la Chiesa era divisa tra la “destra” di sant’Atanasio e la “sinistra” dei seguaci di Ario (la definizione è dello storico dei concili Karl Joseph von Hefele). Tra i due poli ondeggiava il terzo partito dei semi-ariani, divisi a loro volte in varie fazioni. All’homoousios niceno, che vuol dire “della stessa sostanza”, venne contrapposto il termine homoiousios, che significa “di sostanza simile”. Non si trattava di una questione di lana caprina. La differenza tra queste due parole, in apparenza infima, cela un abisso: da una parte l’identità con Dio, dall’altra una certa analogia o rassomiglianza, che fa di Gesù Cristo un semplice uomo.

La migliore ricostruzione storica di questo periodo resta quella del cardinale John Henry Newman ne Gli ariani del IV secolo (tr. It. Jaca Book, Milano 1981), un approfondito studio che mette in luce le responsabilità del clero e il coraggio del “popolino” nel mantenere la fede ortodossa. Il diacono Atanasio, campione dell’ortodossia, eletto vescovo, fu costretto per ben cinque volte ad abbandonare la sua diocesi per percorrere la via dell’esilio.

Nel 357 papa Liberio lo scomunicò e due anni dopo i concili di Rimini e di Seleucia, che costituivano una sorta di grande concilio ecumenico rappresentante l’Occidente e l’Oriente, abbandonarono il termine “consustanziale” di Nicea e stabilirono una equivoca via media, tra sant’Atanasio e gli ariani . Fu allora che san Girolamo coniò l’espressione secondo cui “il mondo gemette e si accorse con stupore di essere diventato ariano”.

Atanasio e i difensori della fede ortodossa vennero accusati di impuntarsi sulle parole e di essere litigiosi e intolleranti. Le stesse accuse vengono oggi rivolte verso chi, dentro e fuori l’aula sinodale, vuole levare una voce di intransigente fermezza nel difendere la dottrina della Chiesa sul matrimonio cristiano, come i cinque cardinali (Burke, Brandmüller, Caffarra, De Paolis e Müller), che, dopo essersi espressi singolarmente, hanno riunito i loro interventi in difesa della famiglia in un libro che è ormai diventato un manifesto, Permanere nella verità di Cristo: Matrimonio e Comunione nella Chiesa cattolica, appena dato alle stampe dalle edizioni Cantagalli di Siena. Allo stesso Cantagalli si deve la pubblicazione di un altro testo fondamentale, Divorziati “risposati” . La prassi della Chiesa primitive del gesuita Henri Couzel.

I commentatori del “Corriere della Sera” e de “la Repubblica” si sono stracciati le vesti per la “rissa teologica” in corso. Lo stesso Papa Francesco, il 18 settembre, ha raccomandato ai vescovi di nuova nomina di “non sprecare energie per contrapporsi e scontrarsi”, dimenticando di essersi assunto personalmente la responsabilità dello scontro, nel momento in cui ha voluto affidare al cardinale Walter Kasper il compito di aprire le danze sinodali.

Come ha notato Sandro Magister, è stato proprio il cardinal Kasper, con la sua relazione del 20 febbraio 2014, resa nota da “Il Foglio”, ad aprire le ostilità e ad innescare il dibattito dottrinale, divenendo così, al di là delle sue intenzioni, il portabandiera di un partito. La formula più volte ribadita dal cardinale tedesco, secondo cui ciò che deve mutare non è la dottrina sull’indissolubilità matrimoniale, ma la pastorale verso i divorziati risposati, ha in sé una portata dirompente, ed è l’espressione di una concezione teologica inquinata nelle sue fondamenta.

Per comprendere il pensiero di Kasper bisogna risalire a una delle sue prime opere, e forse la principale, L’assoluto nella storia nell’ultima filosofia di Schelling, pubblicata nel 1965 e tradotta da Jaca Book nel 1986. Walter Kasper appartiene infatti a quella scuola di Tubinga che, come egli scrive in questo studio, “ha avviato un rinnovamento della teologia e dell’intero cattolicesimo tedesco nell’incontro con Schelling ed Hegel” (p. 53). La metafisica è quella di Friedrich Schelling (1775-1854), “gigante solitario” (p. 90), dal cui carattere gnostico e panteista il teologo tedesco tenta invano di liberarsi.

Argomento: Chiesa

Vatican Insider 14-10-14

Critiche alla relazione Erdo dal presidente dei vescovi polacchi

L'arcivescovo Stanisław Gądecki alla Radio Vaticana: «Il nostro scopo pastorale principale è sostenere la famiglia, non colpirla esponendo le situazioni difficili»

marek lehnert
città del vaticano

Argomento: Chiesa

La Stampa 10-10-14

Sinodo: Müller > la censura

Il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinale Gerhard Mueller, si è espresso contro la censura imposta agli interventi dei partecipanti al Sinodo. Un vescovo: la proposta di Kasper è un rimedio peggiore della malattia.
MARCO TOSATTI

Argomento: Chiesa

“Cristiada”, al cinema con Tempi. Per la prima volta in Italia il film sulla persecuzione dei cristiani messicani

Tempi.it - ottobre 3, 2014 Redazione

Dominus production e Tempi vi invitano alla visione del film “Cristiada” il 15 ottobre alle ore 20,30 presso l’Uci Cinemas Bicocca (Viale Sarca, 336 – Milano). Il film di Dean Wright esce per la prima volta nel nostro paese doppiato in lingua italiana. I biglietti vanno acquistati sul sito di Uci Cinemas (la prima sala da 1.000 posti è andata esaurita, ma è stata aperta una seconda dove è possibile ancora prenotare).

Programma della serata:

Intervento di saluto di Filippo Del Corno, assessore alla Cultura del Comune di Milano

Dottoressa Alessandra Kustermann, direttore Uoc pronto soccorso ostetrico ginecologico Fondazione Irccs Ca’ Granda e responsabile SvSeD

Mario Arturo Iannaccone, storico e autore del saggio Cristiada. L’epopea dei Cristeros in Messico (Lindau)

Con la partecipazione straordinaria di Andy Garcia

Modera: Luigi Amicone, direttore di Tempi

 

Città di lancio iniziali:
il 15 Ottobre al cinema UCI Bicocca MILANO
il 16 Ottobre all’UCI Lingotto TORINO
il 21 Ottobre al cinema Odeon BOLOGNA
il 24 Ottobre al cinema Odeon FIRENZE
il 27 Ottobre al cinema Apollo FERRARA
il 28 Ottobre al cinema PortoAstra PADOVA
il 29 Ottobre al cinema Modernissimo NAPOLI
il 4 Novembre al cinema Sivori GENOVA
il 5 Novembre al cinema Fiamma ROMA

 

Argomento: Attualità

il Foglio

Il matrimonio gay trionfa ancora in America con l’attivismo mascherato di Kennedy

di Mattia Ferraresi | 08 Ottobre 2014 ore 06:30

New York. La Corte suprema ha preso la monumentale decisione di non decidere intorno ai ricorsi di cinque stati americani contro il riconoscimento del matrimonio gay, aprendo immediatamente la via delle nozze a Utah, Virginia, Oklahoma, Indiana e Wisconsin e indirettemente ad altri sei stati in cui la legge era stata congelata in attesa di un pronunciamento definitivo. Ora il matrimonio gay è legale in trenta stati americani. Lunedì è stata una giornata di giubilo per la comunità gay come se ne sono viste ormai tante da quando, lo scorso anno, la Corte ha sostanzialmente rimosso i sigilli che limitavano il matrimonio all’unione fra un uomo e una donna. In casi simili i giudici solitamente rendono pubbliche le motivazioni del diniego, ma questa volta la decisione è arrivata senza commenti, semplice rifiuto procedurale letto dai conservatori come gesto pilatesco per lavarsi le mani da una controversia troppo delicata per essere affrontata, in qualunque senso. E a volte scansarsi è anche più efficace che intervenire attivamente

Aggressione alle Sentinelle. Negri: «Sono 50 anni che questi facinorosi picchiano gli altri accusandoli di fascismo»

Tempi.it - ottobre 6, 2014 Luigi Negri

«I margini di libertà sono in progressiva riduzione nel nostro Paese, contrariamente al dettato costituzionale che mette la libertà personale e sociale a fondamento dell’intero ordinamento democratico»

«Io, co-fondatore del Pd, dico che quella delle Sentinelle in piedi è una battaglia di sinistra»

Tempi.it - Ottobre 2, 2014 Mario Adinolfi

Mario Adinolfi: «Che fare davanti all’offensiva di chi vuole affermare che le persone sono cose, i bambini si possono vendere, le donne si possono affittare e gli “scarti” si possono eliminare? Occorre scendere in piazza»

Sinodo sulla famiglia

Quella strana sensazione di epurazioni con processi sommari…

 

La sensazione è strana…. Nei giorni scorsi i maggiori quotidiani nazionali hanno equiparato due casi assolutamente diversi: quello dell’arcivescovo polacco Jozef Wesolowsky, ex-Nunzio in Santo Domingo, arrestato dalla Gendarmeria vaticana su ordine di Papa Francesco per pedofilia, e quello del vescovo mons. Rogelio Ricardo Livieres Plano, rimosso dalla guida della Diocesi di Ciudad del Este, in Paraguay: foto affiancate in prima pagina, benché le loro posizioni non siano per niente equiparabili.

Per quanto riguarda mons. Wesolowsky, la giostra mediatica ha puntato i riflettori sull’accusa di pedofilia, ignorando la sua conclamata omosessualità. Sino al paradosso, rappresentato dal quotidiano della Cei, “Avvenire”, che nella stessa pagina alla notizia dell’arresto del nunzio polacco ha affiancato l’esaltazione di un suo noto emulo sessuale, Pier Paolo Pasolini. Giuliano Ferrara, ha definito «grottesca» e «deludente» l’intera vicenda, facendo notare come «il processo canonico non sia concluso», essendo in corso l’appello, «e quello penale non sia praticamente cominciato». Qui «dov’è la misericordia?», si è chiesto.

Di tutt’altro tenore la vicenda di mons. Livieres Plano. La grande stampa lo ha presentato come colpevole di avere insabbiato il caso del suo Vicario Generale don Carlos Urrutigoity, accusato 12 anni fa negli Usa di abusi sessuali. Non è così e lo ha chiarito esplicitamente al “New York Times” il portavoce della Santa Sede, Padre Federico Lombardi: «Il problema importante erano le relazioni all’interno dell’episcopato e nella Chiesa locale, difficili», ha detto, mentre di don Urrutigoity «si è parlato, ma non era centrale».

Anche il comunicato emesso dalla sala stampa della Santa Sede si è limitato a parlare di una decisione «ponderata da serie ragioni pastorali» ed «ispirata al bene maggiore dell’unità della Chiesa di Ciudad del Este ed alla comunione episcopale in Paraguay». Da molto tempo mons. Livieres era ai ferri corti coi suoi confratelli Paraguay.

Come ricordato in un memoriale sul sito della sua ex-Diocesi, il vescovo si è reso scomodo, per aver denunciato apertamente la contiguità dell’episcopato paraguaiano con la Sinistra e con la Teologia della Liberazione. Ha fondato un proprio Seminario diocesano, per preservare i suoi futuri preti dalla marcata connotazione politico-ideologica di quello nazionale di Asunción: un successo, con oltre 60 sacerdoti in 10 anni e 40 nuovi seminaristi all’anno. Forte però la reazione dell’episcopato, conscio che ciò «avrebbe rotto e ruppe lo schema monolitico», in cui veniva formato il clero del Paese.

Gli han rinfacciato di tutto, anche la sua appartenenza all’Opus Dei. Ai tempi di Vatileaks (coincidenza?) trapelò una sua lettera riservata a Benedetto XVI, in cui, lamentando la distanza dei vescovi paraguaiani dalla Dottrina della Chiesa, suggerì nuovi criteri differenti per la selezione dei futuri prelati, suscitando anche in Diocesi la reazione di una decina dei suoi sacerdoti (su 80) e quella del laicato più impegnato nella “pastorale sociale”, al punto da chiedere la visita apostolica. Mons. Livieres godette però del sostegno tanto di Giovanni Paolo II quanto di Benedetto XVI. Evidentemente «Papa Francesco ha deciso di ritirarmi il suo appoggio», ha concluso amaramente l’interessato nella lettera inviata al Prefetto della Congregazione per i Vescovi, card. Marc Ouellet.

Argomento: Chiesa

L’Anticristo è già tra noi

di p. Piero Gheddo

L’Anticristo è il Demonio e tutte le forze del male che si oppongono alla venuta del Regno di Dio e di Cristo negli ultimi giorni, ma anche nella storia dell’uomo (Apocalisse, I e II Lettera di Giovanni, II Lettera di Paolo ai Tessalonicesi). Ma è anche il titolo del libro di Friedrich Nietzsche (1844-1900), che un laico cattolico, Agostino Nobile, ha commentato nel volumetto pubblicato nel luglio 2014: “Anticristo superstar” (Edizioni Segno, Udine – pagg. 120). Agostino Nobile, sposato e padre di due figli, professore di storia della musica, 25 anni fa decise di lasciare l’insegnamento per studiare le culture non cristiane ed è vissuto per dieci anni nel mondo musulmano, indù e buddista, esperienza che ha rafforzato la sua fede cattolica. Nobile vive oggi in Portogallo con la sua famiglia, si dedica agli studi per approfondire la sua fede e ha lavorato fino ad un anno fa come pianista e cantante.

Argomento: Pubblicazioni

01/10/2014 09:10

HONG KONG - CINA
La "rivoluzione degli ombrelli": gli studenti voltano le spalle all'alzabandiera per la festa nazionale della Cina
Paul Wang
All'alzabandiera di oggi - a ricordo della fondazione della repubblica popolare cinese - gli studenti hanno incrociato le braccia. Alcuni domandano la liberazione dei prigionieri politici e hanno ricordato Tiananmen. Silenzio di Leung Chun-ying sulle manifestazioni. La Cina censura immagini e informazioni sulle richieste di democrazia. Arrestati 13 cinesi che sostengono Occupy Central. Pechino avverte consolati e ambasciate: non vi mescolate con i manifestanti. Sostegno da Canada, Gran Bretagna, Australia.

Argomento: Socialismo

Il card. Burke dice no anche alla revisione della nullità matrimoniale

Il porporato statunitense co-autore di un libro di cinque cardinali critico sulle aperture di Kasper sulla comunione ai divorziati risposati

iacopo scaramuzzi

AsiaNews 30-9-2014

Il leader di Hong Kong chiede la fine immediata delle proteste. Occupy Central chiede le sue dimissioni
di Paul Wang
Iniziato il terzo giorno di Occupy Central. Sit in anche a Yau Ma Tei e Des Voeux Road. Scuole ancora chiuse; chiuse 37 banche. Cresce la solidarietà della popolazione verso i dimostranti. Ieri sera decine di migliaia di persone erano in strada. Stanotte a Mong Kok, un'auto in corsa ha cercato di investire alcuni dimostranti. Molti impiegati del centro accettano le difficoltà di trasporto perché condividono gli ideali di democrazia. "Orgogliosi" di essere di Hong Kong.

Argomento: Socialismo

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