La mia natura è il fuoco. Vita di Caterina da Siena

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\"\"DE WOHL LOUIS – La mia natura è il fuoco Vita di Caterina da Siena – Ed. Rizzoli – Milano – 2007 – pp. 397 – €.11,00

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Louis de Wohl (1903-1961) figlio di padre ungherese e madre austriaca, fu scrittore e astronomo oltre che un instancabile viaggiatore. Dopo aver trascorso la giovinezza in Germania, ne fuggì nel 1935, a seguito dell’avvento del nazionalsocialismo, per recarsi in Gran Bretagna dove, arruolatosi nell’esercito, raggiunse durante la Seconda guerra mondiale, il grado di capitano.
Come scrittore, De Wohl fu principalmente uno romanziere storico. Scriveva in inglese ed ebbe grande popolarità soprattutto negli Stati Uniti e poi anche nel resto del mondo grazie alle numerose traduzioni e riduzioni cinematografiche dei suoi libri. Tra di essi meritano di essere ricordati: Attila, L\’albero della vita, L\’ultimo crociato, La liberazione del gigante nonché le biografie romanzate di don Giovanni d\’Austria, di san Tommaso d\’Aquino, di sant\’Elena, di san Benedetto, del centurione Longino ed, infine, di santa Caterina da Siena recentemente tradotta da Rizzoli che è quella che presentiamo.


La santa senese, morta a soli 33 anni nel 1380, è una delle figure di maggior spicco nella vita della Chiesa sul finire di quel Medioevo che era stata l’età cristiana per eccellenza. Rotta da tempo con il declino dell’Impero, l’unità della Respublica Christiana, anche il Papato non godeva miglior sorte poiché il Pontefice, fin dal 1309, si trovava praticamente prigioniero del re di Francia ad Avignone.

Nell’Italia dilaniata da interminabili rivalità, Firenze –la potente rivale di Siena- si distingueva tra le altre città per l’aperta insofferenza verso gli schemi politici medievali che ancora sopravvivevano. La grande peste del 1348 aveva ovunque decimato la popolazione favorendo tra i sopravvissuti il nascere di uno stato d’animo volto in prevalenza ai beni terreni cui faceva eco una cultura pre-umanistica anch’essa sempre meno cristiana.
E’ in questo contesto, in una piccola città un po’ fuori mano come Siena, che Caterina venne al mondo nel 1347, ventiquattresima figlia di Jacopo Benincasa, tintore e di Monna Lapa.
Il romanzo di De Wolh, discretamente fedele ai dati biografici della santa, ha inizio con il tentativo della madre di far sposare la giovane ad un buon partito della città; un tentativo che fallisce perché Caterina, fin dall’età di sette anni, aveva fatto voto di castità. La narrazione prosegue quindi con la descrizione (piena di dialoghi vivi, freschi e, quel che più importa, verisimili), degli anni di mortificazione che precedono l’inizio della vita pubblica di Caterina, cui segue ll’ingresso, a 16 anni, nelle Mantellate: una fondazione religiosa femminile di derivazione domenicana composta da donne che continuavano a vivere in famiglia e così chiamate a causa del mantello nero sull\’abito bianco.
De Wohl segue quindi le esperienze mistiche che pongono Caterina ai vertici di ogni tempo di questo genere di spiritualità; da conto del suo servizio presso l’Ospedale anche durante i momenti della peste che fece seguito a quella drammatica del ’48; narra alcuni dei miracoli che le furono attribuiti, descrive la formazione del gruppo del suoi discepoli (i caterinati) ed, infine, l’inizio della sua attività politica.
E’ proprio in questo ambito che la santa senese finì infatti per dedicarsi nell’ultima parte della sua vita con ben definiti obiettivi: convincere il Papa a tornare a Roma ed a riformare il clero, operare per la pacificazione della Cristianità perché fosse così possibile nuovamente intraprendere la crociata per la liberazione del Santo Sepolcro oramai da più di duecento anni in mani musulmane.
La penna di De Wolh segue quindi Caterina nella sua missione ad Avignone cui era stata inviata dai fiorentini colpiti dall’interdetto papale sulla città e che, peraltro, ben presto la sconfessarono; una missione che, però, culminò con il ritorno a Roma di Gregorio IX. L’autore segue quindi la santa nella permanenza romana durante la quale essa aiutò il successore di Gregorio IX, Urbano IV nel cercare il consenso dei principi cristiani contro il papa scismatico Clemente VII. E’ proprio all’interno di queste vicende che Caterina neanche disdegnò di favorire la nascita della Compagnia di san Giorgio: una squadra militare che sarebbe rivelata decisiva nella battaglia svoltasi a Marino, presso Roma, in cui le truppe dell’antipapa furono sconfitte.
Nel corso della narrazione, non sono pochi i punti in cui De Wolh riesce a far vibrare le corde della sensibilità del lettore riuscendo in qualche modo a trasmettere gli stati dell’animo di Caterina, e questo sia quando ne descrive gli infuocati ardori per la pacificazione della Cristianità, sia quando invece campeggiano le delusioni per i continui fallimenti di questa o quell’impresa, i cocenti dubbi di aver sbagliato nel favorire, con il ritorno del papa a Roma, anche la nascita dello scisma; e, poi, la solitudine che le fu spesso compagna insieme alle incomprensioni di molti, la taccia di strega che sempre un po’ la seguì ed, infine, le derisioni per il suo ardire nel rivolgersi –lei, semplice donna pressoché illetterata- a Papi, re, principi e cardinali, con vibranti lettere per richiamarli ai loro doveri.
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Per chi non conosce la vicenda della santa senese, il libro di De Wohl costituisce dunque un ottimo strumento per entrare, in modo facile, nel suo straordinario mondo. Chi, invece, già ne sa qualcosa, può comunque, attraverso la sua lettura, ripercorrere le principali tappe della vita di Caterina Benincasa assaporandone quella ricostruzione, per così dire, drammatica, che emerge dai molti dialoghi offerti dal testo.

Andrea Gasperini