(la Stampa) In pericolo la piena libertà religiosa

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Italia: “In arrivo la legge anti-sette ma c’è chi teme derive illiberali”


di Flavia Amabile (La Stampa, 17 giugno 2005)

Dopo ventiquattro anni si torna a parlare di plagio e soprattutto a esaminare un progetto di legge sui mille lavaggi del cervello, sulle imposizioni e deviazioni della volontà di giovani e meno giovani. L’esame del provvedimento è iniziato ieri in Senato, difficile dire se e quale futuro avrà, non si è potuto votare per mancanza del numero legale e il testo ha poi dovuto affrontare i duri attacchi da parte del centrosinistra e degli esperti del settore, ma intanto si torna a prevedere un eventuale ripristino nel Codice del reato di plagio.

Il provvedimento è formato da due articoli, predisposti da Elisabetta Alberti Casellati di Forza Italia e ora sottosegretario al ministero della Salute. Carcere da quattro a otto anni per chiunque con violenza, minacce, mezzi chimici, interventi chirurgici o pratiche di condizionamento della personalità, pone qualcuno in uno stato di soggezione tale da escludere la capacità di giudizio e la capacità di sottrarsi alle imposizioni altrui, al fine di fargli compiere un atto o determinare un’omissione gravemente pregiudizievoli.


C’è poi una aggravante se il lavaggio del cervello viene effettuato da parte di sette o gruppi pseudoreligiosi. Le pene previste sono aumentate di un terzo se il fatto è commesso nell’ambito di un gruppo che promuove attività che abbiano per scopo o per effetto di creare o sfruttare la dipendenza psicologica o fisica delle persone che vi partecipano.


Il provvedimento ha preso il via lentamente in aula e subito si è dovuto interrompere per mancanza del numero legale. Tuttavia il centrosinistra si è opposto ponendo una questione pregiudiziale: troppo vaghi i confini della materia, troppo forte il pericolo di una deriva illiberale, hanno denunciato. Stefano Boco, capogruppo dei Verdi in Senato, ha parlato di «un nuovo attentato alla libertà personale dei cittadini» per un provvedimento «che configura con termini vaghissimi, quali condizionamento e soggezione, un reato punibile con la reclusione da due a sei anni. Noi Verdi abbiamo già presentato la pregiudiziale di costituzionalità. Ora i fautori del finto liberalismo, pensando forse di alimentare un clima di repressione che la sconfitta referendaria fa pericolosamente aleggiare sul nostro Paese, con questo disegno di legge vogliono penetrare nella dinamica dei rapporti personali: qualsiasi fatto che implichi un’interrelazione psichica, persino il rapporto maestra-allievo e medico-paziente, così come una conversione religiosa, potrà essere arpionato e colpito con il carcere».


Sulla stessa linea Massimo Brutti dei Ds. E decisamente contrari anche gli esperti non politici della materia. Quaranta sociologi e storici della religione – tra i quali i più noti specialisti italiani dello studio delle «sette» e dei nuovi movimenti religiosi – da Massimo Introvigne a Enzo Pace, da Clemente Lanzetti a Maria Immacolata Macioti, da Luigi Berzano a PierLuigi Zoccatelli e i presidenti delle maggiori associazioni accademiche internazionali che studiano le religioni (Rodney Stark, David Bromley, Karel Dobbelaere), hanno rivolto un appello perchè il disegno di legge in discussione al Senato sul lavaggio del cervello e la manipolazione mentale non sia approvato.


«L’Italia – scrivono – è stata per anni riconosciuta come uno dei paesi del mondo più favorevoli alla libertà religiosa. Sembra che ora la situazione stia cambiando. I quaranta studiosi si sono occupati per molti anni di minoranze religiose, di nuovi movimenti religiosi e delle cosiddette sette, anche se da prospettive fra loro diverse. «Ci rendiamo conto – dicono – che in Italia c’è una preoccupazione del tutto legittima nei confronti delle attività illegali di un piccolo numero di movimenti religiosi, e delle frodi perpetrate da operatori dell’occulto di vario genere». Ma la legge è una risposta sbagliata a un problema risolvibile con l’applicazione delle leggi vigenti.


Di fronte a una simile levata di scudi il relatore del provvedimento Guido Ziccone di Fi ha tentato una difesa durante la discussione in aula. «Nel corso di questi ultimi mesi – ha spiegato – sono pervenuti decine di messaggi di associazioni e centinaia, se non migliaia, di altri messaggi di persone e famiglie che, incappate in questa situazione che sconvolge le comunità e le famiglie per la gravità di ciò che si è determinato e si continua a verificare, invocano un rapido esame da parte del Senato. Come relatore mi associo a questa richiesta che parte da tanti cittadini e spero che il Senato voglia approvare questo ddl prevedendo anche quelle eventuali modifiche che possano ulteriormente sconfiggere il pericolo di possibili vagli di illegittimità costituzionale».