(l’Occidentale) La Chiesa di un Dio innamorato dell’uomo

Fede e ragione
Guida alla religione cattolica

Weigel spalanca le porte della Chiesa ai non credenti

di Flavio Felice
27–7-2008

George Weigel è un autore straordinario. È noto per aver scritto una monumentale biografia intellettuale di Giovanni Paolo II: Testimone della speranza, frutto di anni di lavoro e di mesi di conversazioni private con il Santo Padre. Ad ogni modo, Weigel è soprattutto un politologo raffinato, opera all’interno dell’Ethics and Public Policy Centre di Washington DC ed è autore di numerosi saggi politici. Oggi l’Editore Rubbettino, per la collana della Fondazione “Novae Terrae”, pubblica un suo interessantissimo volume: La Chiesa spiegata a chi non crede.  Il libro mira a fornire al lettore una spiegazione chiara di dieci temi controversi che tendono molto spesso a far apparire la Chiesa come un’istituzione legata a riti e a pratiche ormai desuete, che si ostinano a sostenere un insegnamento morale che, in taluni casi, potrebbe apparire persino crudele. 
Il primo capitolo del libro si apre con una citazione di Evelyn Waugh, il grande convertito inglese che torna molto spesso nelle opere di Weigel e che appare come una figura familiare anche in questo libro. Waugh, consapevole della difficoltà che molti avevano nel capire le motivazioni della sua scelta, era solito rivolgere a tutti un semplice invito: “entrate”, guardate la Chiesa dall’interno, solo così potrete capire il senso profondo dell’insegnamento cattolico. Questo invito di Waugh è la chiave di lettura dell’intero libro di Weigel. 
I temi controversi di cui parla Weigel non appaiono il frutto di convinzioni obsolete, quanto l’espressione di quell’amore della Chiesa per l’uomo, del rispetto della sua inalienabile dignità ed il precipitato di una saggezza antica, frutto della consuetudine con le anime e le aspirazioni profonde che giacciono nel cuore degli uomini. 
Ecco, allora, le dieci questiono intorno alle quali il politologo di Washington costruisce il suo libro, a partire dal primo capitolo; si tratta di questioni fondamentali: Gesù è l’unico salvatore? La storia dell’uomo è la storia della salvezza. La storia di un Dio che si è piegato sull’umanità, mandando il suo figlio affinché liberasse l’uomo dalla paura del peccato e della morte. La fede in Dio ci sminuisce? Questo Dio, risponde Weigel, non ci priva della nostra libertà in cambio della salvezza, non è intervenuto nella storia del mondo per darci una religione e una serie di precetti da seguire. La verità che il cattolicesimo afferma è che al cuore della fede cattolica c’è al contrario un Dio che ama profondamente l’uomo; l’amore di un Dio che si è posto alla ricerca dell’uomo. 
Un tema ricorrente nell’opera di Weigel riguarda l’inconsistenza dell’ermeneutica “destra-sinistra”, “liberale-conservatore” nel contesto della Chiesa cattolica. Molto spesso nel dibattito pubblico sulla Chiesa, specie dopo il Concilio Vaticano II, è stata utilizzata la griglia progressista-conservatore come modello ermeneutico all’interno del quale incasellare non solo le varie posizioni in termini di dottrina, ma anche le stesse persone, le diocesi, le parrocchie e qualsiasi teoria e prassi pastorale. Questo modello tuttavia non avrebbe alcun senso. 
Ed ancora: dove possiamo trovare il mondo reale? Il capitolo spiega il senso della Liturgia, mostrando come l’azione liturgica non sia una mera prassi umana, ma un’azione intrapresa da Dio cui l’uomo prende parte. Un’intera sezione è inoltre dedicata allo scottante argomento dell’ordinazione sacerdotale femminile. Weigel fa vedere come la scelta della Chiesa di ordinare solo maschi apparirebbe sessista se il sacerdote fosse inteso come un funzionario che svolge determinate funzioni, ma se la figura sacerdotale è intesa come un’icona, allora le cose appaiono in maniera totalmente diversa. Il sacerdote è pienamente tale durante l’eucaristia. In quel momento egli agisce come icona di Cristo che si dona alla sua sposa, la Chiesa.  Non è quindi tanto una questione di prestigio e di privilegi maschili ma di sostanza.
In un altro capitolo si domanda: come dovremmo vivere? Le norme morali non servono a imprigionare l’uomo ma a liberarlo. Libertà non vuol dire fare quello che si vuole, ma acquisire delle regole che ci consentono di agire in libertà. Weigel spiega questa apparente contraddizione con due esempi: l’apprendimento di una lingua straniera o quello di uno strumento musicale. Parlare una lingua straniera non vuol dire produrre suoni senza senso ma interiorizzare delle regole (sintassi, grammatica, ecc.); possiamo essere davvero liberi di parlare una lingua che non conosciamo? Ed allora, come dovremmo amare? È questo il capitolo dedicato all’amore e alla sessualità. Riprendendo la teologia del corpo di Giovanni Paolo II, Weigel evidenzia come l’etica cattolica non miri ad imprigionare la sessualità all’interno di una lista infinita di proibizioni, ma a conferirle bellezza e dignità. 
Dall’amore al dolore il passo è breve, e quindi, ecco che giunge al capitolo VII la domanda: perché soffriamo? Il capitolo si sofferma su una delle questioni più spinose della teologia di tutti i tempi. Se Dio è buono perché permette la sofferenza. Weigel tenta di mostrare come la sofferenza possa essere vista in una nuova luce, quella della partecipazione al dolore di Cristo. La sofferenza intesa, dunque, come strumento di redenzione. 
È a questo punto del prezioso volume di Weigel, che le domande da esistenziali tendono ad investire problematiche di ordine pubblico, proprio perché la consapevolezza esistenziale non può non condizionare il nostro sguardo sul mondo: è questo il senso di una pastorale matura, un cattolicesimo “adulto”, consapevole della pratica del discernimento. Ed ecco che nel capitolo VIII Weigel si domanda: che ne sarà del resto del mondo? Il problema del rapporto con le altre religioni e culture. La Chiesa deve mantenere il dialogo con le altre confessioni cristiane e con le altre religioni, ma non deve mai smarrire la propria identità. Weigel ripete che nulla salus extra Ecclesia. Tuttavia, la salvezza giunge anche, per vie a noi non note, ai fedeli delle altre religioni. 
Nel IX capitolo il politologo dell’Ethics and Public Policy Centre si pone una delle domande che nella modernità hanno maggiormente condizionato il rapporto tra Chiesa-mondo, ovvero il rapporto tra la dottrina della Chiesa ed il comune sentire delle realtà politiche, economiche e generalmente culturali: il cattolicesimo garantisce la democrazia? Il cattolicesimo ha garantito la nascita della democrazia in molte aree del pianeta, tuttavia la Chiesa è convinta che la democrazia non sia una sorta di sostanza eticamente neutra, al contrario, ritiene che la sua funzione sia quella di garantire la libertà per eccellenza, quella che rispetta la  dignità autentica dell’uomo. Ed allora, eccoci giunti alla domanda finale, quella con la quale l’autore chiude il libro: che cosa ne sarà di noi? L’uomo non è fatto per dissolversi nel nulla. Non siamo polvere cosmica, un agglomerato di cellule, ma siamo stati creati liberi per un destino di santità. Siamo stati creati per vivere per sempre liberi con Dio. 
George Weigel, La Chiesa spiegata a chi non crede, Rubbettino, 2008, pp. 176, €4,00