(l’Espresso) L’oblio del patrimonio artistico e spirituale della Cristianità

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Le pietre dimenticate. Visita guidata ai luoghi della liturgia


Un libro fuori del comune ridà voce e significato al patrimonio architettonico della Chiesa. Contro il rischio che se ne perda la memoria


di Sandro Magister


ROMA – Nell’esortazione apostolica “Ecclesia in Europa” dello scorso 28 giugno, Giovanni Paolo II ha scritto tra l’altro, nel paragrafo 70:

“Alcuni sintomi rivelano un affievolimento del senso del mistero nelle celebrazioni liturgiche, che ad esso dovrebbero introdurre. È, quindi, urgente che nella Chiesa si ravvivi l’autentico senso della liturgia”.

Il monito coglie un reale punto critico. La dimenticanza di sé, della propria identità cristiana, che il papa imputa all’Europa, ha nella Chiesa un corrispettivo. Ed è l’incapacità a leggere, a capire, a vivere, i luoghi materiali nei quali la Chiesa celebra i propri riti.

Le chiese sono il cuore dello spazio liturgico. Ma al pari di certe costruzioni moderne che sono mere cubature insensate, anche le chiese antiche patiscono una clamorosa incomprensione. Lo spazio liturgico viene vissuto in modo indifferente, come un occasionale involucro: non suscita più incanto, non favorisce la preghiera, non lascia trasparire il senso della celebrazione.

E così i cristiani d’oggi dilapidano lo straordinario patrimonio simbolico che la tradizione ha loro consegnato.

Il libro di Giuliano Zanchi si propone esattamente di far da “visita guidata” a una riappropriazione di questo patrimonio. La navata, l’ambone, l’altare, la porta, il sagrato, il battistero, tutti i maggiori luoghi e segni della liturgia sono riletti e ricompresi in quanto hanno di permanente e di cangiante nei secoli: dalla primitiva “domus ecclesiae” alle basiliche paleocristiane, dalle chiese romaniche e barocche fino a quelle dei nostri giorni.

L’autore si definisce semplicemente “prete della diocesi di Bergamo”, nonostante il suo scrivere riveli acume teologico, competenza storica, sensibilità artistica ed esperienza pastorale assolutamente fuori dal comune. Ma è proprio questo combinato che la Chiesa dovrebbe esigere dai suoi preti nel nuovo millennio. Il Concilio di Trento ha prodotto il clero, appunto, tridentino. Dal Concilio Vaticano II dovrebbe nascere una figura di prete capace di immettere nella modernità tutta la ricchezza dei tesori della tradizione, nei suoi momenti più alti.

Questi momenti non sono certamente quelli degli ultimi secoli. E Zanchi lo fa notare. Il fatto che la Chiesa si sia propagata nei continenti extraeuropei soprattutto in questi tempi recenti ha come conseguenza che in America, in Africa e in Asia molte chiese “di missione” manchino di una ricchezza simbolica all’altezza del Vangelo annunciato.

Ma questa è una ragione in più per i cristiani d’Europa perché rifacciano propri i tesori della loro tradizione architettonica, scultorea, pittorica. Perché sappiano comprendere lo “Spirito” che dà vita alle “cose”, come dice il titolo del libro.

La sua lettura è un’avventura affascinante. E impegnativa. Ogni “nuova evangelizzazione” – parola d’ordine della Chiesa del terzo millennio – resterebbe muta se privata della miracolosa eloquenza delle pietre che hanno dato forma alla cristianità.
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Il libro:

Giuliano Zanchi, “Lo spirito e le cose. Luoghi della liturgia”, > Vita e Pensiero, Milano, 2003, pagine 186, euro 16,00.