(l’Espresso) Il conservatorismo prossimo futuro del cristianesimo

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Ecumenismo selettivo. Pollice verso per pentecostali ed evangelicals


E con loro finisce al rogo il presidente Bush. Ma il pastore valdese Giorgio Bouchard, esponente autorevole del campo progressista, reagisce: “Sono essi il futuro del cristianesimo”


di Sandro Magister

 ROMA – Un’inchiesta commissionata dalla Chiesa valdese e resa pubblica lo scorso 6 maggio ha accertato che gli italiani apprezzano il protestantesimo per “impegno sociale”, “solidarietà” e “rigore morale”, oltre che per una “maggiore conoscenza dei testi sacri” e un “comportamento più coerente con la loro fede”.

Ma quanto a informazione, ne sanno poco o niente. Richiesti di dire di che religione è George W. Bush, il 31 per cento hanno risposto “cattolica” e solo il 24 per cento “protestante”. Anche tra i più istruiti le risposte sono state di questo tenore.

L’inchiesta commissionata dalla Chiesa valdese è indizio di una più generale tendenza delle classi intellettuali, cattoliche e no, nel giudicare selettivamente il protestantesimo d’oggi.

Da parte dei ceti istruiti, l’ignoranza e il discredito colpiscono soprattutto un’area del mondo protestante, quella definita fondamentalista: tanto più se americana e tanto più se identificata con la fede professata dal presidente Bush. È un discredito che influenza anche il dialogo ecumenico perseguito dai circoli cattolici più impegnati: ben disposti verso luterani, valdesi, calvinisti e anglicani, ma molto chiusi od ostili nei confronti di pentecostali ed evangelicals.

Ebbene, proprio da parte di un autorevolissimo esponente della Chiesa valdese e del campo progressista, il pastore Giorgio Bouchard, è venuta una vigorosa critica a questo doppio standard.

Bouchard l’ha fatto in due libri pubblicati dalla Claudiana, l’editrice ufficiale dei valdesi in Italia, entrambi dedicati ai nuovi risvegli religiosi e alla presenza protestante nel mondo.

Per cominciare, Bouchard critica il “paradigma progressista” che fino a ieri “regnava senza rivali all’interno delle Chiese cristiane o perlomeno tra le loro élite intellettuali”. Secondo questo paradigma, “un inarrestabile progresso laicizzante sembrava essere il destino della specie umana”.

Contemporaneamente, tuttavia, “importanti movimenti di risveglio percorrevano tutte le grandi religioni, trasformavano le anime, raggiungevano le masse: non raggiungevano, però, gli intellettuali di Harvard, della Sorbona e di Francoforte”.

Uno di questi grandi risvegli religiosi è quello pentecostale: il “Fire from Heaven”, il fuoco dal cielo oggetto nel 1995 di un famoso saggio di un teologo secolarista pentito, Harvey Cox.

Scrive Bouchard: “I pentecostali e con loro altri evangelicals sono in assoluto il movimento religioso che si diffonde più rapidamente in tutto il mondo: più delle Chiese storiche protestanti e cattoliche, più dei musulmani che pure si trovano in una fase di vigorosa espansione. […] In un’epoca infestata dal peggior relativismo morale e da un materialismo soffocante, i pentecostali rappresentano una nuova e legittima interpretazione della pietas cristiana, fondata su una grande certezza: la presenta dello Spirito, la tanto trascurata terza persona della Trinità”.

Bouchard rovescia “l’antica opinione secondo cui la crescita del movimento pestecostale nell’America Latina altro non fosse se non una manovra dell’imperialismo americano”. Fa notare, piuttosto, che “predicatore laico della pentecostale Church of God è stato per vari anni Charles Schultz, l’inventore di Charlie Brown, questa garbata e incisiva autocritica dell’homo americanus”.

Quanto al fondamentalismo, dopo averne descritto l’origine come ritorno ai “fondamentali” della fede “contro il relativismo etico e culturale che corrode la civiltà americana”, Bouchard scrive:

“Naturalmente questo movimento non è molto gradito agli intellettuali secolarizzati di Boston e di New York. Essi hanno cominciato a usare la parola fondamentalista come sinonimo di oscurantista: si tratta però di un abuso lessicale che va fermamente combattuto. […] Il fondamentalismo ha un grande merito: ripropone la Bibbia come grande codice della società americana e anche come libro di preghiera. Ma non è solo americano. Metà dei 700 milioni di evangelicals che vivono nel mondo di oggi sono fondamentalisti: sono stati nel Gulag sovietico, oggi sono nei campi di prigionia cinesi. Più d’una volta affrontano il martirio per la loro fede, in taluni paesi islamici. Certo, noi li possiamo criticare dal nostro punto di vista di europei un po’ disincantati, e a volte è anche giusto criticarli; ma non credo che ci sia lecito farli oggetto di una sommaria squalifica. Come mai tra di loro il cancro al polmone è praticamente assente, e l’AIDS è quasi sconosciuto? Come mai i loro giovani si astengono dalla droga e dall’alcool? Potrebbe darsi che proprio i tanto disprezzati fondamentalisti costituiscano l’ultima manifestazione di quello spirito puritano che tanta importanza ha avuto nella storia della democrazia moderna”.

E ancora, dopo aver ricordato anche Avventisti, Testimoni di Geova, Mormoni:

“Per molti intellettuali europei, dire che qualcosa è d’origine americana equivale a squalificarla. Sarebbe tuttavia bene riflettere sul fatto che questi movimenti hanno bensì avuto origine negli Stati Uniti, ma hanno poi dimostrato una straordinaria capacità di diffusione a livello mondiale. Che cosa c’è dietro ai pentecostali che vanno nei Gulag cinesi di oggi? Soltanto la CIA, come si diveva un tempo? Mi pare che sarebbe ora di abbandonare queste semplificazioni, figlie naturali ma non legittime del grande razionalismo moderno”.


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Fin qui la requisitoria del pastore Bouchard contro il discredito calato dalle classi colte, anche cristiane, su fondamentalisti ed evangelicals.

Quanto al caso di George W. Bush, anch’egli oggetto di squalifica costante da parte degli stessi ceti intellettuali, è uscito da pochi giorni in Italia un libro che affronta la questione in modo più oggettivo. Ne è autore Maurizio Molinari, corrispondente da New York per il quotidiano “La Stampa”, ed ha un capitolo intitolato per l’appunto: “La fede del presidente”.

Il percorso religioso di Bush è noto: la nascita da una famiglia episcopaliana, il distacco dalla fede, la sua forte riscoperta in coincidenza col matrimonio con Laura, il passaggio al metodismo, la scuola biblica con Donald Evans nel 1985-86, la rinuncia netta all’alcool. E poi, da presidente, la sveglia in orari monastici, la lettura mattutina della Bibbia, la solitaria riflessione e preghiera prima delle decisioni politiche cruciali, l’ascolto di collaboratori anch’essi cristiani ferventi come Condoleezza Rice.

Commenta Molinari: “Per Richard Cizik, vicepresidente dell’Associazione nazionale degli evangelici, ‘ la domanda che si pone Bush è la stessa che si pose Abramo Lincoln durante la guerra civile: non se Dio è dalla nostra parte, ma se noi siamo dalla parte di Dio’. Non a caso molti evangelicals si autodefiniscono con l’acronimo WWJD, ovvero ‘What Would Jesus Do?’, che cosa farebbe Gesù al mio posto. Il presidente è un convinto portatore del messaggio evangelico, crede nella forza della preghiera e della Bibbia. Quando ripete che ‘la libertà è un dono di Dio al mondo’ unisce la sua fede al valore universale della costituzione redatta dai padri fondatori. Quando gli chiedono se sente di avere Dio dalla sua parte, risponde dicendosi felice del fatto che ‘gli americani pregano per il presidente’, esprimendo la convizione che la preghiera rappresenti in sé il bene”.

In un discorso a Londra nel novembre del 2003 Bush ha indicato cinque sue figure religiose di riferimento: William Tyndale (1494-1536), il martire protestante che tradusse la Bibbia in inglese; John Wesley (1703-1791), il fondatore del metodismo; William Wilberforce (1759-1833), fustigatore evangelico degli ubriaconi e contestatore degli schiavisti; Anthony Ashley Cooper (1801-1885), aristocratico Lord soccorritore dei poveri; e William Booth (1829-1912), l’ideatore dell’Esercito della Salvezza.

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I tre libri citati:

Giorgio Bouchard, “Chiese e movimenti evangelici del nostro tempo”, Claudiana, Torino, 2003, pp. 192, euro 12,50.

Enzo Pace, Eugenio Stretti, “Il pluralismo delle fedi: i nuovi movimenti religiosi”, prefazione di Giorgio Bouchard, Torino, 2002, pp. 168, euro 12,50.

Maurizio Molinari, “George W. Bush e la missione americana”, Laterza, Bari, 2004, pp. 404, euro 18,00.


Più in generale, sulle variazioni della presenza cristiana nel mondo oggi e nei prossimi decenni:

Philip Jenkins, “La terza Chiesa. Il cristianesimo nel XXI secolo”, Fazi, Roma, 2004, pp. 382, euro 22,00.

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