(l’Espresso) I seicento anni della Cappella del Duomo

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Grande musica sacra a Milano.


Anche l’arcidiocesi ambrosiana ha la sua oasi di resistenza al generale abbandono della grande musica liturgica.


di Sandro Magister


ROMA – Nella capitale del cattolicesimo mondiale la basilica di Santa Maria Maggiore è la sola a tener alta la grande tradizione musicale e liturgica del canto gregoriano e polifonico. Ma anche in altre città e nazioni vi sono oasi di resistenza. Una di quelle più vive è, a Milano, la Cappella Musicale del Duomo.

Nel 2003 essa compie seicento anni dalla fondazione. E ha deciso di celebrarli con nove concerti tra il 26 maggio e il 6 giugno, sette nella chiesa cattedrale e gli altri due nelle basiliche di Sant’Ambrogio, patrono della città e della diocesi, e di Santa Maria delle Grazie, quella del Cenacolo di Leonardo da Vinci.

Ma come già per l’appena conclusa stagione concertistica del Pontificio Istituto di Musica Sacra a Roma, così a Milano i nove concerti della Cappella del Duomo non sono soltanto un appuntamento musicale. Sono anche e soprattutto un evento per la Chiesa, non solo milanese.

Quello che a Roma è stato il Maestro Domenico Bartolucci per la Cappella Sistina, deputata ad accompagnare le liturgie papali, lo è a Milano, per la Cappella Musicale del Duomo, il Maestro Luciano Migliavacca.

Lo è perché, mentre a Roma Bartolucci fu licenziato e con lui fu rimossa dalle liturgie papali una secolare tradizione musicale, a Milano Migliavacca dirige ininterrottamente la Cappella dal 1957, ora affiancato dal più giovane direttore Claudio Riva, suo discepolo. E nessun arcivescovo gli ha mai revocato la fiducia né l’ha mai imbavagliato. Con Migliavacca e Riva e il loro coro fatto per due terzi di “pueri cantores” la grande musica liturgica a Milano è tuttora viva. Ogni domenica in cattedrale fa risplendere con le sue note le messe solenni e i vespri.

L’ha riconosciuto con parole penetranti, in un corsivo apparso domenica 25 maggio sulla prima pagina del “Corriere della Sera”, un critico musicale di prima grandezza, Paolo Isotta. Ecco alcuni passaggi del suo commento:


Quasi un festival in Duomo per la grande musica sacra

di Paolo Isotta

[…] La Cappella Musicale del Duomo è ben viva dopo gli ininterrotti seicento anni. E quando si dice viva s’intende che continua a tramandare l’insegnamento del canto ambrosiano, com’è noto prerogativa della diocesi milanese rispetto alla romana cantilena, termine esatto per definire il canto gregoriano.

Con quest’insegnamento e la pratica della musica polifonica, la Cappella Musicale del Duomo adempie quotidianamente il suo servizio liturgico, di particolare delicatezza per il suo accompagnare le funzioni celebrate dall’arcivescovo.

La musica sacra e liturgica di oggi è una pallida eco di ciò che fu e dovrebb’essere. Non polemizziamo proprio oggi con la Chiesa a causa delle canzoncine che per lo più sostituiscono un impareggiabile tesoro effusosi per centinaia di anni. Il concetto stesso di liturgia è, dal cattolicesimo odierno, inteso in modo diversissimo da quello che fu.

La vitalità della Cappella Musicale del Duomo di Milano, la più antica d’Europa, consiste non solo nel tentar di conservare e tramandare qualcosa di quel tesoro: ne cogli il segno nel come essa intende celebrare i propri seicento anni. […]

Il percorso logico e storico dei nove concerti finisce con l’essere una sintesi della storia della musica sacra dal Quattrocento al Novecento, per la qualità dei pezzi e degli interpreti prescelti. Se spazio è lasciato a esponenti della Cappella stessa, dai più importanti quali l’amico di Leonardo da Vinci, Franchino Gafori (Gaffurio), il Fioroni, il Sarti, fino a Migliavacca, per il resto si spazia per la grande polifonia cinquecentesca con esecuzioni di Palestrina e Carlo Gesualdo principe di Venosa (due complessi inglesi: il coro del Magdalen College di Oxford e i Tallis Scholars) e si prosegue verso più moderne sorprese.

La più clamorosa è l’esecuzione della Messa e dei Vespri in onore di san Giovanni Nepomuceno che Giovanni Cristiano, l’ultimo dei figli di Bach e detto “il Bach Milanese”, allora secondo organista del Duomo e ospite della famiglia Litta, scrisse e diresse nell’estate del 1758. Si tratta di un’opera monumentale e varia nella quale senti fortissimo il segno del genio e che, a giudizio di chi scrive, è, insieme con la prima esecuzione del “Mitridate” di Mozart, l’evento musicale milanese più importante dell’intero Settecento. […]

E poi l’altra delle sorprese: il “Miserere” di Leonardo Leo, uno dei sommi compositori della Scuola Napoletana, pugliese di nascita e titolare della stessa carica di Scarlatti. Wagner lo ascoltò al Conservatorio di Napoli nel 1878 e disse che un pezzo simile poteva esser accostato soltanto a Bach: intendeva però il padre.