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Perché Ratzinger è il papa giusto: lo dice il mercato


Le leggi dell’economia applicate all’elezione di Benedetto XVI. L’analisi di Luigi Zingales e la controanalisi di Ettore Gotti Tedeschi

di Sandro Magister

 ROMA, 5 maggio 2005 – Anche le leggi dell’economia di mercato possono spiegare l’elezione a papa di Benedetto XVI. È quanto hanno fatto nei giorni dopo il conclave – su “Il Sole 24 Ore” che è il primo quotidiano economico italiano e il più diffuso in Europa assieme al britannico “Financial Times” – due economisti di rilievo internazionale: Luigi Zingales ed Ettore Gotti Tedeschi.

Zingales è professore di impresa e finanza alla University of Chicago Graduate School of Business. Nel 2004, assieme a Raghuram G. Rajan, ha pubblicato negli Stati Uniti un saggio che ha fatto molto discutere: “Saving Capitalism from Capitalists”, salvare il capitalismo dai capitalisti.

Ettore Gotti Tedeschi è presidente per l’Italia del Banco Santander Central Hispano, prima banca di Spagna e una delle maggiori d’Europa; è consigliere d’amministrazione del Sanpaolo IMI, unica banca italiana quotata a Wall Street, e della Cassa Depositi e Prestiti, la banca del governo italiano; è professore all’Università Cattolica di Milano. L’ultimo suo libro ha per titolo: “Denaro e Paradiso. L’economia globale e il mondo cattolico”.

Zingales ha pubblicato la sua analisi dell’elezione di Benedetto XVI su “Il Sole 24 Ore” del 21 aprile.

Gotti Tedeschi ha replicato con una controanalisi pochi giorni dopo, il 27 aprile.

Nella sua analisi, Zingales fa largo ricorso ai criteri di studiosi come Rodney Stark e Laurence Iannaccone, esponenti di spicco negli Stati Uniti della scuola sociologica che applica al fenomeno religioso le leggi di mercato.

Posto che “l’obiettivo della Chiesa sia di massimizzare il numero dei fedeli”, Zingales fa notare che il nuovo papa “trova una situazione critica”. Perché la Chiesa cattolica ha sì più di un miliardo di “consumatori”, ma “la sua quota di mercato si va riducendo”. Mentre all’inizio del pontificato di Giovanni Paolo II era il 20 per cento della popolazione mondiale, oggi è il 17 per cento.

Inoltre c’è un calo di coinvolgimento dei fedeli nella vita della Chiesa. Soprattutto in Europa. Di fronte a tale “declino del suo mercato primario” – osserva Zingales – un’azienda risponde generalmente in tre modi: “cerca nuovi mercati, diversifica il bene offerto, ne cambia alcune caratteristiche fondamentali”.

Per la Chiesa cattolica “i nuovi mercati sono l’Africa e l’Asia”. Essa “dovrebbe quindi investire fortemente in queste aree. La scelta di un papa africano o asiatico avrebbe certamente aiutato di più ad accrescere il proselitismo in quei due grandi continenti. Un papa europeo sembra più indirizzato a concentrarsi sul recupero di coinvolgimento nei mercati maturi”.

Quanto alla diversificazione del bene offerto, Zingales fa notare che la Chiesa cattolica “ha una lunga tradizione di differenziazione, attraverso i vari ordini religiosi” come i gesuiti o i francescani. Ma obietta che “Giovanni Paolo II, preoccupato di riaffermare il primato della Chiesa di Roma, ha fortemente frenato questo processo di differenziazione”. Il nuovo papa Joseph Ratzinger “dovrà essere disposto ad aperture rispetto alle dichiarazioni fatte quando era cardinale”.

E anche sul terzo modo di risposta, l’adattamento dei precetti, Benedetto XVI dovrebbe essere più aperto, secondo Zingales. È vero che “in un mercato religioso competitivo le religioni che vanno meglio sono quelle conservatrici”. Ed è vero una Chiesa “più tollerante e liberale da un punto di vista strategico è la risposta sbagliata”. Ma nemmeno l’intransigenza su tutto è pagante. In concreto:

“La proibizione dei rapporti prematrimoniali risulta sensata da un punto di vista economico. Aiuta a selezionare i fedeli e il costo che impone è in parte compensato dalle migliori opportunità di vita matrimoniale (meno divorzi, maggiore fedeltà) che la comunità cattolica offre al suo interno. Altri precetti, però, non sembrano soddisfare gli stessi requisiti. Il costo imposto ai fedeli dalla proibizione dell’uso degli anticoncezionali, per esempio, non viene compensato dai servizi ricevuti dalla comunità e quindi ha un forte effetto negativo sul proselitismo. Dunque, per accrescere la diffusione della Chiesa cattolica l’analisi economica da un lato suggerisce un forte ritorno alle origini, dall’altro indica la necessità di aperture su alcuni punti controversi”.

Secondo Zingales, insomma, la scelta di Ratzinger come nuovo papa presenta delle controindicazioni su tutte e tre le modalità di risposta al declino della Chiesa cattolica nel mondo.

Diversi, invece, se non opposti, sono i risultati della controanalisi di Gotti Tedeschi, pubblicata su “Il Sole 24 Ore” del 27 aprile.

Eccola qui di seguito, integrale:


Strategia di mercato e strategia della fede

di Ettore Gotti Tedeschi


L’articolo di Luigi Zingales “Chiesa, leggi di mercato e ricerca di nuovi fedeli” apparso su “Il Sole 24 Ore” giovedì 21 aprile per celebrare il primo giorno da papa di Joseph Ratzinger è intelligente, elegantemente beffardo nonché sufficientemente provocatorio per meritare una risposta, sempre con lo stesso stile e in lingua di business.

Fare l’analisi strategica della posizione competitiva della Chiesa cattolica al fine di valutare la opportunità della elezione del nuovo pontefice vuole un certo rigore, nonostante l’evidente intento paradossale. Le conclusioni dell’analisi strategica si fondano sul sillogismo aristotelico, dove la conclusione deve discendere da considerazioni che seguono la premessa. Se la premessa è sbagliata o confondente e le considerazioni sono insufficienti, la conclusione, che cioè papa Ratzinger non è una scelta corretta per il rilancio della Chiesa cattolica nel mondo, non può che essere arbitraria.

Zingales, partendo dalla premessa che l’obiettivo strategico della Chiesa è la massimizzazione del numero dei fedeli, rileva che la stessa è piuttosto mal posizionata in un mercato maturo, non attraente, dove non ha strategia vincente di mercato e prodotto.

Rileva infatti che la sua quota di mercato (ossia il peso dei cattolici sulla popolazione mondiale) continua a ridursi, è presente prevalentemente in mercati maturi (l’Europa), e lì i suoi clienti comprano sempre meno (sono sempre meno praticanti).

Le sue conclusioni sono che la Chiesa cattolica necessita un “turnaround”, deve andare in mercati nuovi, meno maturi, con prodotti più adatti ai nuovi bisogni della clientela secondo i segmenti di mercato e, naturalmente, deve dotarsi di una struttura organizzativa adeguata, meno accentrata a Roma, e di un pontefice con skills ed esperienza nei mercati nuovi a più forte crescita: africano, asiatico, latinoamericano.

Ne consegue che papa Ratzinger è troppo europeo, cioè esperto del mercato maturo da cui bisogna uscire, nonché troppo romano per la globalizzazione dei prodotti di fede.

In realtà la premessa da cui parte Zingales è sbagliata: per la Chiesa l’obiettivo strategico non è la massimizzazione del numero dei fedeli. Questo è un mezzo, l’obiettivo è la salvezza di queste persone, perché la fede non è un “volume business”, è una chiamata personale che deve giungere a tutti. Quindi al papa interessano tutte le anime e soprattutto le più bisognose, perciò proprio quelle europee.

Per la Chiesa è l’Europa che va anzitutto ricristianizzata, anche se è un mercato maturo dove si perdono quota e consumatori, perché è nell’Europa che nasce la famosa “dittatura del relativismo” che potrebbe estendersi progressivamente grazie alla sua leadership culturale e grazie alla omogeneizzazione delle culture in tutto il mondo globale, anche nelle aree-continenti dove oggi la quota di mercato della Chiesa cresce, rischiando perciò di render questo successo insostenibile a lungo termine.

Circa la perdita di quota di mercato della Chiesa, i dati dell’Annuario Pontificio 2005 non sono così scoraggianti: la perdita vera è solo in Europa, che peraltro vale il 26 per cento del mondo cattolico battezzato, anche se sempre meno praticante.

Ma se il vero problema è l’Europa, e il vero obiettivo sono le anime, una per una, è proprio in Europa che la Chiesa deve investire per raggiungere i suoi veri obiettivi strategici.

Ne consegue che la scelta del papa europeo e restauratore, anzichè innovatore (nei “turnaround” fattore di successo è l’esperienza più che la capacità innovativa), è corretta, anzi perfetta.

Ne discende anche la conclusione che la strategia della Chiesa necessita un “framework” diverso da quello dell’impresa. Per la Chiesa i fattori di successo sono altri. Non sono la capacità di segmentare e innovare il prodotto, sono la fede e la grazia.

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Il link al quotidiano economico su cui sono apparsi i due articoli di Luigi Zingales e di Ettore Gotti Tedeschi:

> “Il Sole 24 Ore”

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Dell’ultimo libro di Gotti Tedeschi, “Denaro e Paradiso. L’economia globale e il mondo cattolico”, trovi in www.chiesa la recensione:

> Un banchiere cattolico insegna come produrre ricchezza per il Regno dei Cieli (11.10.2004)