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Ultime News

  • Commenti: Loyola. Lottare virilmente sino alla fine

    Sant´Ignazio di Loyola. Lottare virilmente, e lottare sino alla fine

    Plinio Corrêa de Oliveira – Catolicismo, luglio 1956

     

    La ricorrenza, il 31 di questo mese, del quarto centenario della morte di Santo Ignazio di Loyola ci da l’occasione di scrivere qualcosa su questo grande Santo. Lo facciamo con una certa esitazione, poiché ci sarebbe tanto da dire sulla sua vita, la sua spiritualità, la sua opera, che non basterebbero le dimensioni, per quanto allungate, di un articolo di giornale. Ci riconforta il fatto che una parte di quel che avremmo da dire a lode di Santo Ignazio, lo abbiamo già pubblicato nel libro “In difesa dell’Azione Cattolica”, in un momento in cui erano tanto insistenti certi  attacchi alla sua spiritualità. Da quel libro raccogliemmo frutti tipicamente ignaziani: dispiaceri, inimicizie, una prefazione orientativa del grande Nunzio, oggi Cardinale Masella, e una lettera di encomio inviata a nome dell’augusto Pontefice Pio XII. Quindi, tribolazioni da un lato, elogi del Santo Padre dall’altro. Riteniamo che Santo Ignazio non abbia mai desiderato per sé qualcosa di diverso… Ma “In difesa dell’Azione Cattolica” è stato pubblicato da tempo, quasi quindici anni fa. Che dire, oggi, su questo argomento? Le circostanze sono cambiate. Sarà cambiata pure l’applicazione che si può fare dei principi della spiritualità ignaziana? I tempi sono cambiati, è vero, e sono cambiate le circostanze. Ma, “plus ça change, plus c’est la même chose”. I problemi di oggi sono quelli di ieri, ma aggravati, sofisticati, esacerbati. E se ieri l’insegnamento ignaziano era attuale ed utile, si può dire che oggi è diventato attualissimo ed utilissimo. Per i molteplici aspetti della realtà contemporanea ai quali le norme di Santo Ignazio potrebbero essere applicate, e nell’impossibilità di trattarli tutti, ne rileviamo almeno uno. Come si vedrà, per la sua importanza e profondità merita proprio di essere trattato.

     
    Andiamo innanzitutto alla realtà spiccia dei banali fatti quotidiani. Come si sa, un vento di egualitarismo soffia su tutta la società contemporanea. Ad ogni occasione i genitori si vedono nella contingenza di tutelare la propria autorità e il proprio prestigio, contro le manifestazioni dello spirito di indipendenza dei loro figli. Lo stesso si può dire dei padroni in relazione agli impiegati, degli insegnanti rispetto agli allievi, delle persone ragguardevoli o anziane nel rapporto con coloro che gli devono considerazione e rispetto. Dinanzi a questo fatto, quale atteggiamento mantenere?
     
    È chiaro che bisogna prima di tutto insegnare con pazienza e bontà le massime su cui si fonda l’obbedienza e il rispetto ai superiori. Tuttavia pensare che, semplicemente così, tutto sia risolto, è la più rammendata ingenuità. Innanzitutto, perché le persone pizzicate dalla mosca del liberalismo e dell’egualitarismo detestano le massime, le norme e i principi, vanno sempre di fretta e non gli piace ascoltare spiegazioni dottrinarie svolte con coerenza, calma e bontà. Esse vivono di emozioni, e nulla gli sembra più monotono di queste spiegazioni. La calma li irrita o li assopisce. La bontà sembra loro scialba e senza valore. Consentono di ascoltare soltanto ciò che gli viene detto con un certo sale, in poche parole, e in modo molto facile. Come gli ammalati che accettano di essere curati soltanto se il medicinale corrisponde a una piccola compressa facile da inghiottire, dal colore attraente e dal piacevole sapore. Ora, non tutti hanno la forma speciale – e persino specialissima – di talento necessaria per dare questa presentazione alla verità. E anche se qualcuno conoscesse dei trucchi per trasformare la buona dottrina in pillole, ci sarebbe molto da dubitare che con pillole del genere si riuscisse a formare una persona. Da questo punto di vista, l’anima è come i polmoni, che esigono per il normale funzionamento, non solo due o tre boccate sporadiche di aria fresca, ma il contatto stabile, permanente, ampio, con un’atmosfera naturale e pura. Lo spirito umano è ciò che dovrebbe essere, soltanto quando respira sempre in un’atmosfera di buoni principi. Quindi – perlomeno in via di principio – non è con questo o quel soffio di buona dottrina che si forma una anima. E così, ogni persona seria dovrà riconoscere che i buoni consigli, la mitezza, la mansuetudine non risolvono tutti i casi. Dunque, cosa fare?
     
    Non si ritenga che questo problema esista soltanto nell’ambito ristretto della vita particolare e domestica.  Visto in una scala più ampia, esso assume l’aspetto di un grande problema sociale. Coloro che si occupano specialmente della questione operaia trarrebbero molto vantaggio – a nostro avviso – nel riflettere attentamente su questo argomento. Lo stesso andrebbe detto di tutte le persone che si addossano maggiori responsabilità nel corpo sociale. Consideriamo, infatti, non solo un professore nella sua classe, o un padrone nella sua fabbrica, o un padre in casa propria, ma l’insieme dei genitori, dei professori o dei padroni di una nazione. Se sapranno assumere un atteggiamento coerente e corretto dinnanzi alla marea montante dell’egualitarismo, è chiaro che avranno fatto a se stessi e al paese un grande beneficio. Ma se agiranno scorrettamente avranno letteralmente consegnato la propria patria alla perdizione.
     
    Il fatto è che questo problema col quale ognuno di noi si imbatte in scala individuale, e che gli osservatori più penetranti non possono non considerare in scala sociale, finisce col diventare pure un grande, un immenso problema politico. Quando in un paese la marea dell’egualitarismo diventa quasi inarrestabile, ci si deve preparare ad un futuro triste, perché gli resterebbero solo due vie: la disgregazione, frutto fatale del liberalismo, oppure una implacabile dittatura poliziesca. Poiché il métier [mestiere] di governare gli uomini si trasforma, quando questi si lasciano pizzicare dalla mosca velenosa del liberalismo, nella funzione di domare belve.  Di conseguenza i peggiori disastri vanno evitati soltanto per mezzo di gabbie e fruste. Gabbie e fruste: ecco una poverissima allegoria per occultare una realtà mille volte peggiore, cioè quella degli apparecchi di tortura, dell’onnipresenza dello spionaggio, della soppressione di tutti i diritti, delle guerre di nervi, della propaganda pilotata che rimbecillisce intere moltitudini, nonché mille altri mezzi di oppressione che i dittatori applicano con un  esecrabile lusso di sofisticazioni arricchite dalle tecniche dell’era scientifica in cui viviamo.
     
    Liberalismo, totalitarismo, non è ben questa l’abominevole, la funesta alternativa in cui si dimena il mondo di oggi? E da dove è venuto tutto ciò se non dal fatto che il secolo XIX e XX non resistettero all’uragano dell’anarchismo egualitario, scatenato dalla pseudo-Riforma nel secolo XVI, e trasformato dalla Rivoluzione Francese in un cataclisma universale?
  • Commenti: CorSera - Dall'indifferenza all'odio verso i cristiani?

    CorSera 28-7-14

    Il silenzio sui cristiani perseguitati

    L’indifferenza che uccide

    Ernesto Galli della Loggia 

    Diciamo la verità: a quanti qui in Europa e in Occidente importerà davvero qualcosa dell’ennesima uccisione di cristiani, saltati in aria ieri, a Kano, in Nigeria, per lo scoppio di una bomba in una chiesa? E del resto a quanti glien’è importato davvero qualcosa dei cristiani obbligati la settimana scorsa ad abbandonare Mosul nel giro di 24 ore, pena la vita o la conversione forzata all’Islam? A nessuno. Così come nessuno ha mai alzato un dito per tutti i cristiani fuggiti a centinaia di migliaia in tutti questi anni dall’Iraq, dalla Siria, da tutto il mondo arabo. Quante risoluzioni i Paesi occidentali hanno presentato all’Onu riguardanti la loro sorte? Quanti milioni di dollari hanno chiesto alle agenzie delle Nazioni Unite di stanziare a loro favore? Sono ormai anni che la strage continua, quasi quotidiana: a decine e decine i cristiani vengono bruciati vivi o ammazzati nelle chiese dell’India, del Pakistan, dell’Egitto, della Nigeria. E sempre nel silenzio o comunque nell’inazione generali: che cosa, ad esempio, si è fatto realmente di concreto per le 276 ragazze cristiane rapite qualche settimana fa, sempre in Nigeria, dalla banda jihadista di Boko Haram perché colpevoli - niente di meno! - di voler andare a scuola, e quindi avviate a un destino che è facile immaginare?

    Leggi Tutto » | Argomento: Attualità | Categoria: Commenti
  • Chiesa: Galantino, buchi e toppe (peggiori…)

    Galantino, buchi e toppe (peggiori…)

    (di Marco Tosatti su La Stampa del 21-07-2014)

     

    Galantino, buchi e toppe. Sono in un luogo in cui i collegamenti internettanti sono labili e discontinui, e vedo solo ora la notizia che Zenit riporta di un’intervista del Segretario generale della CEI, mons. Nunzio Galantino, al mensile “Sempre”.

    Mons. Galantino risponde alle critiche che gli sono state rivolte. “Un’aggressione che in realtà mi ha fatto un po’ male”. Il riferimento, scrive Zenit, è alle polemiche seguite alle sue dichiarazioni in cui sosteneva di non identificarsi “con i visi inespressivi di chi recita il rosario fuori dalle cliniche”. Il Segretario della Cei ritiene si sia trattato di un equivoco dovuto a strumentalizzazioni mediatiche. “L’intervista in questione – spiega – è nata in un contesto specifico: l’influenza che hanno i mezzi della comunicazione sociale. In quell’occasione dichiaravo che dobbiamo stare attenti soprattutto alla televisione nella quale si utilizzano solo le immagini che aiutano a sostenere la propria tesi personale. Citavo l’esempio di chi inquadra i volti più inespressivi di coloro che recitano il rosario davanti alle cliniche contro l’aborto”.

    Un metodo mediatico che “intende depotenziare non solo il rosario recitato davanti alla clinica, ma anche il movimento, grande e straordinario, che c’è dietro”, afferma mons. Galantino. Per cui, il suo era piuttosto un monito a stare in guardia da simili strumentalizzazioni. La dichiarazione decontestualizzata dall’intervista è stata dunque la fonte dell’equivoco. “A volte – riflette il presule – gli esponenti di certi nostri movimenti non leggono l’intervista per intero, ma solo il titolo del giornale, che evidentemente ha tutto l’interesse a scegliere unicamente l’espressione che fa scandalo e crea problemi. Così partono 10.000 tweet o 15.000 post su Facebook contro il vescovo Galantino… “. In questo contesto di critiche che gli sono state rivolte contro, il segretario della Cei afferma di essere rimasto “impressionato” dalla “cattiveria sommaria di certe persone che dicono di recitare il rosario. È preoccupante sapere che chi recita il rosario poi è capace di esprimersi con questi toni, con questa violenza verbale”.

    Ecco il brano dell’intervista del 12 maggio , riportata dal Quotidiano Nazionale. Domanda: Negli anni scorsi la Cei ha investito molto sui valori non negoziabili (vita, famiglia, educazione). Il Papa non ha a cuore questa espressione, anche lei? Risposta: “Pensiamo alla sacralità della vita. In passato ci siamo concentrati esclusivamente sul no all’aborto e all’eutanasia. Non può essere così, in mezzo c’è l’esistenza che si sviluppa. Io non mi identifico con i visi inespressivi di chi recita il rosario fuori dalle cliniche, che praticano l’interruzione della gravidanza, ma con quei giovani che sono contrari a questa pratica e lottano per la qualità delle persone, per il loro diritto alla salute, al lavoro”.

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  • Dal Web: Sussidiario.net - La vera urgenza è la cura delle persone

    EUTANASIA/ Chi praticherà il suicidio assistito alla Chiesa di Inghilterra?
    Paolo Gulisano
    venerdì 18 luglio 2014
    A Londra, a poche settimane dalla chiusura estiva dei lavori del Parlamento, sta per entrare nel vivo il dibattito
    sulla legge che potrebbe portare in Inghilterra e Galles alla legalizzazione del suicidio assistito. Inghilterra e
    Galles, perché come conseguenza della Devolution la Scozia e l’Irlanda del Nord legiferano autonomamente su
    materie come questa.

    Leggi Tutto » | Argomento: Vita | Categoria: Dal Web
  • Chiesa: Teologi agguerriti mettono in ginocchio la teologia di Kasper

    Teologi agguerriti mettono in croce la teologia in ginocchio di Kasper

    (di Matteo Matzuzzi su Il Foglio del 24-07-2014) 

     

    Roma. “Consideriamo il recente volume del cardinale Kasper, basato sul suo discorso al Concistoro, come una tipica proposta sul divorzio e il nuovo matrimonio”.

    A scriverlo, in un corposo articolo che sarà pubblicato sul numero di agosto della rivista Nova et Vetera, otto teologi statunitensi – tra cui sette domenicani – docenti alla Pontificia facoltà dell’Immacolata concezione di Washington, all’Ateneo dell’Ohio e alla Catholic University of America. “Le proposte del cardinale Kasper sono simili a quelle che, negli ultimi mesi, erano apparse sui media in quanto discusse dalla Conferenza episcopale tedesca”, notano prima di tutto gli estensori del saggio, aggiungendo che “sebbene di per sé relativamente semplici, tali proposte sollevano un’ampia gamma di questioni teologiche”.

    Il punto di partenza per ogni discussione in vista del Sinodo, osservano, è che “un matrimonio rato e consumato tra due battezzati non può essere sciolto da alcun potere umano, incluso quello di vicario che è assegnato al Romano Pontefice”. E’ stato Giovanni Paolo II, prosegue il saggio, a chiarirlo “una volta per tutte”.

    Se la chiesa “dovesse cedere alle crescenti pressioni che vorrebbero metterla a tacere sulla dimensione pubblica del matrimonio, ciò costituirebbe un passo verso uno sviluppo in negativo e vorrebbe dire abbandonare un elemento essenziale nonché la ragione stessa del matrimonio”.

    Dallo studio delle proposte illustrate dal cardinale Kasper, si legge sulla rivista fondata nel 1926 dal futuro cardinale Charles Journet e da Jacques Maritain, e oggi diretta dal cardinale Georges Cottier, ciò che emerge è “una sfiducia nella castità”. “L’eliminazione dell’obbligo della castità per i divorziati – scrivono i teologi domenicani – costituisce la principale innovazione delle proposte medesime, dato che la chiesa permette già ai divorziati risposati, che per un motivo grave continuano a vivere insieme, di ricevere la comunione qualora accettino di vivere come fratello e sorella e non vi è pericolo di scandalo.

    L’assunto delle attuali proposte, a ogni modo, è che tale castità sia impossibile per i divorziati. Forse che ciò non evidenzia una velata disperazione nei confronti della castità e del potere della grazia di sconfiggere il peccato e il vizio?”.

    Smentita, poi, la tesi del porporato tedesco secondo cui il Primo concilio di Nicea abbia decretato l’ammissione dei divorziati risposati alla comunione: “Tale affermazione costituisce un’errata lettura del Concilio e travisa le controversie sul matrimonio del I e del III secolo”.

    Niente da fare neppure per la prassi delle chiese ortodosse, pure citata dal Papa un anno fa conversando con i giornalisti a bordo dell’aereo che lo riportava a Roma dopo la settimana trascorsa in Brasile: “La chiesa cattolica ha più volte ribadito di non potere ammettere la prassi ortodossa” e, tra l’altro, “le proposte più recenti invocano ciò che neanche gli ortodossi d’oriente accetterebbero: la comunione per coloro che contraggono unioni civili non consacrate”, osservano i docenti di Teologia firmatari dell’articolo su Nova et Vetera, aggiungendo che “ammettere alla comunione richiederebbe inevitabilmente che la chiesa cattolica riconoscesse e benedicesse i secondi matrimoni dopo il divorzio, il che è evidentemente contrario alla dottrina cattolica già stabilita e a quanto espressamente insegnato da Cristo”.

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  • Chiesa: Chi è Mario Castellano?

    Chi è Mario Castellano, il terzo commissario dei francescani dell'Immacolata?

    (di Emmanuele Barbieri)

     

    A un anno di distanza dall’inizio del commissariamento dei Francescani dell’Immacolata, la sorte dell’Istituto è ormai in mano ad un triumvirato composto da padre Fidenzio Volpi, il commissario designato dalla congregazione dei Religiosi, dal padre Alfonso Bruno, il Francescano “parricida”, e da un eccentrico personaggio fino ad oggi in ombra, ma più che mai attivo come consulente dell’operazione poliziesca: il “professor” Mario Castellano. Chi è dunque costui?

    Mario Castellano nasce a Imperia, nel 1949, da una famiglia benestante. Il padre Adolfo, ex rappresentante di commercio della riso Scotti, fu partigiano bianco e consigliere comunale DC; lo zio è stato l’arcivescovo di Siena Ismaele Mario Castellano. Il giovane Castellano dopo essersi laureato in Giurisprudenza, ha preso il titolo di avvocato, professione che non esercita. Le sue simpatie politiche sono sempre state di sinistra. Più precisamente proviene dalla sinistra Dc, e ad Imperia è noto come un cattocomunista. Si dice anche che, fin dagli Novanta, Castellano sia affiliato al Grande Oriente di Sanremo. Ci attendiamo che l’interessato smentisca questa notizia.

    Pur non essendo mai stato professore, ha insegnato diritto all’università di Managua subito dopo la presa del potere dei sandinisti (fu per motivi ideologici che il nostro per un certo periodo si trasferì in Nicaragua, sposandosi ivi con una nicaraguense dalla quale si separò qualche anno dopo). Ha collaborato a vari siti e blog, di orientamento esoterico e pro-islamico, prima di divenire il “braccio destra” o, secondo alcuni “la mente sinistra” di padre Alfonso Bruno, che ha raggiunto nella casa di Boccea e ha seguito talvolta nelle ispezioni nelle case “ribelli”.

    Fin dal 2005 Castellano scrive entusiasta: in difesa dei diritti dei musulmani in Italia; in favore della multiculturalità; sull’adeguamento del nostro sistema giuridico ai diritti dei musulmani sulla casa comune di tutti (credenti e non credenti, e credenti di tutte le Fedi)(cfr. I Musulmani e lo Stato, in http://www.ildialogo.org/islam/castellano19082005.htm).

    Nel 2008 i dichiara a favore della rimozione dal Messale “tridentino” di tutto ciò che può offendere la sensibilità ebraica. L’Autore, inoltre, presenta in chiave positiva, benefica, l’esoterismo come uno dei tre motivi per cui noi cattolici non siamo «condannati in eterno» a combattere contro musulmani ed ebrei (cfr. Fratelli maggiori o “perfidos iudeos”, in http://www.ildialogo.org/Ratzinger/EnciclicheBXVI_1227792181.htm). Su Islam-online.it nel 2010 definisce le moschee islamiche «fattore di stabilità e sicurezza» (cfr. http://www.islam-online.it/2010/03/ben-vengano-le-moschee-fattore-di-stabilita-e-sicurezza/).

    [continua]

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  • Chiesa: Socci: Colpo basso in Vaticano

    Che papocchio!!!!
    COLPO BASSO IN VATICANO DEI TIFOSI DI “PAPA SCALFARI”  

    di Antonio Socci, www.antoniosocci.com 17 luglio 2014

     

    Ma cosa sta succedendo in Vaticano? C’è qualche buontempone che si diverte a sabotare papa Bergoglio o si tratta di una specie di autosabotaggio? E’ in corso addirittura una tacita e inaudita sfida di Francesco ai suoi critici?

    Il Vaticano è appena uscito – assai malconcio – dall’incidente di domenica scorsa, ovvero la seconda intervista del papa a Scalfari che padre Federico Lombardi – portavoce della Santa Sede – ha dovuto smentire sui punti più importanti, a velocità supersonica, anche per la sollevazione dei cardinali, nella stessa mattina di domenica, e ora si apre un nuovo caso ancora più clamoroso.

    Ricordate la prima intervista a Scalfari, quella esplosiva del 1° ottobre scorso?

    Non solo viene riproposta dal sito ufficiale del Vaticano, ma addirittura fra i “discorsi” ufficiali del Papa, quindi promossa – se ben capiamo – ad atto magisteriale. Un fatto a dir poco dirompente…

    Ricordiamo anzitutto i fatti. In quell’intervista il giornalista attribuiva al papa dichiarazioni così clamorose e temerarie che esplose lo sconcerto di molti cattolici e l’imbarazzo del mondo ecclesiastico.

    In Vaticano ci misero un po’ a capire cosa fare perché l’indomani – il 2 ottobre – l’intervista fu addirittura ripubblicata dall’Osservatore romano. Sembra che il Papa stesso non abbia gradito questa iniziativa.

    Padre Lombardi in quei giorni cercò di tamponare lo sconcerto generale affermando che il Papa non aveva rivisto personalmente il testo (che tuttavia Scalfari aveva inviato alla Santa Sede per la verifica).

    La stessa testata ultrabergogliana “Vatican Insider” ha riconosciuto che “in effetti l’articolo conteneva espressioni difficilmente attribuibili a Papa Francesco”.

    Ma la presa di distanza ufficiale tardò molte settimane e parve assai imbarazzata. Arrivò il 15 novembre quando fu decisa la cancellazione di quel testo dal sito ufficiale del papa e del Vaticano (www.vatican.va).

    In quell’occasione padre Lombardi si arrampicò sugli specchi spiegando che “l’intervista è attendibile in senso generale, ma non nelle  singole valutazioni: per questo si è ritenuto di non farne un testo consultabile sul sito della Santa Sede. In sostanza, togliendola si è fatta una messa a punto della natura di quel testo. C’era qualche equivoco e dibattito sul suo valore. Lo ha deciso la Segreteria di  Stato”.

    Ricordiamo le dichiarazioni più dirompenti contenute nell’intervista. Scalfari attribuiva al Papa questa incredibile dichiarazione. Alla domanda se esiste un Bene oggettivo e chi lo stabilisce, il Papa avrebbe risposto: “Ciascuno di noi ha una sua visione del Bene e anche del Male. Noi dobbiamo incitarlo a procedere verso quello che lui pensa sia il Bene… Ciascuno ha una sua idea del Bene e del Male e deve scegliere di seguire il Bene e combattere il Male come lui li concepisce”.

    Queste parole, che contraddicono duemila anni di Magistero della Chiesa e la Sacra Scrittura (basti pensare al Decalogo dato da Dio a Mosè), di per sé potrebbero essere usate arbitrariamente da chiunque per giustificare i propri atti, anche da Stalin o da Hitler. Anche loro – con i loro crimini – perseguivano la loro (perversa) idea di bene e di male.

    C’erano poi altre affermazioni sconcertanti attribuite al papa: il proselitismo come “solenne sciocchezza”, la risposta evasiva sulla condanna della Teologia della liberazione fatta da papa Wojtyla, la frase: “io credo in Dio. Non in un Dio cattolico, non esiste un Dio cattolico, esiste Dio”.

    Oppure il giudizio pesantissimo sui suoi predecessori (“i Capi della Chiesa spesso sono stati narcisi, lusingati e malamente eccitati dai loro cortigiani. La corte è la lebbra del papato”), che somiglia a un autogol perché se c’è un papa lusingato da tutti è proprio Bergoglio (e ognuno ha i suoi cortigiani).

    Ora tutto questa intervista, da cui il Vaticano aveva preso le distanze, viene rilanciata dallo stesso sito vaticano che l’aveva cancellata.

    Per volere di chi dal momento che tale rimozione era stata decisa dalla Segreteria di Stato? Sopra la Segreteria di Stato c’è soltanto il Papa. E’ lui che ha voluto il rilancio? E per quale motivo questo ripensamento? Chi sta sfidando? I cardinali? E perché?

    Infine la questione più scottante. L’intervista non è riproposta – come si potrebbe pensare – in una sorta di rassegna stampa. Bensì nella parte del magistero papale, fra i Discorsi.

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  • Chiesa: Francesco parla, Scalfari trascrive, Brandmüller boccia

    Francesco parla, Scalfari trascrive, Brandmüller boccia

    Come storico della Chiesa, il cardinale tedesco confuta la tesi secondo cui il celibato del clero sarebbe un'invenzione del secolo X. No, obietta: ha origine già con Gesù e gli apostoli. E spiega perché

    di Sandro Magister, per chiesa.espressonline


     

    ROMA, 19 luglio 2014 – "Forse lei non sa che il celibato fu stabilito nel X secolo, cioè 900 anni dopo la morte di nostro Signore. La Chiesa cattolica orientale ha facoltà fin d’ora che i suoi presbiteri si sposino. Il problema certamente esiste ma non è di grande entità. Ci vuole tempo ma le soluzioni ci sono e le troverò".

    È questa la risposta sul tema del celibato del clero che papa Francesco dà a Eugenio Scalfari nell'intervista concessa al fondatore del quotidiano "la Repubblica" e nume dell'intellettualità laica italiana, pubblicata domenica 13 luglio.

    Lo stesso giorno, una nota di padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede, ha precisato:

    "Se si può ritenere che nell’insieme l’articolo riporti il senso e lo spirito del colloquio fra il Santo Padre e Scalfari, occorre ribadire con forza quanto già si era detto in occasione di una precedente 'intervista' apparsa su 'Repubblica', cioè che le singole espressioni riferite, nella formulazione riportata, non possono essere attribuite con sicurezza al papa".

    In particolare, padre Lombardi ha messo in dubbio che il papa abbia annunciato, a proposito del celibato del clero: "Le soluzioni le troverò".

    Ma nulla ha eccepito sull'altra molto più spericolata asserzione messa sulla bocca del papa, secondo cui "il celibato fu stabilito nel X secolo, cioè 900 anni dopo la morte di nostro Signore".

    Uno storico della Chiesa autorevole come il cardinale tedesco Walter Brandmüller,, per più di vent'anni presidente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, si è infatti sentito in dovere di mostrare l'infondatezza della tesi.

    Lo ha fatto con un intervento sul quotidiano "Il Foglio" del 16 luglio, riprodotto qui di seguito integralmente (cliccare su "leggi tutto" qui in basso).

    Anche la precedente intervista di Scalfari a Francesco, apparsa su "la Repubblica" del 1 ottobre 2013, aveva sollevato dubbi sulla sua attendibilità. Tant'è vero che il successivo 15 novembre fu tolta dal sito ufficiale del Vaticano, dove era stata collocata tra i discorsi del papa e dove in seguito è inspiegabilmente ricomparsa, tradotta in cinque lingue, per poi di nuovo sparire pochi giorni fa.

    Lo stesso Scalfari ammise di aver accompagnato l'invio preliminare al papa della sua stesura di quel primo colloquio – che non sollevò obiezioni e fu pubblicata tale quale – con un biglietto nel quale scriveva tra l'altro:

    "Tenga conto che alcune cose che Lei mi ha detto non le ho riferite. E che alcune cose che Le faccio riferire, non le ha dette. Ma le ho messe perché il lettore capisca chi è Lei".

    Mesi dopo, un secondo colloquio tra Scalfari e Francesco non ebbe nessuna "traduzione" giornalistica, su prudenziale richiesta vaticana.

    Ma dopo il ferzo colloquio, avvenuto il 10 luglio scorso, anche questa volta senza registratore, il papa avrebbe dato di nuovo il via libera a Scalfari perché ne scrivesse, con il risultato che s'è visto.

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  • Commenti: La Cassazione ignora la ''nullità'' delle nozze

    Perché la sentenza della Cassazione che ignora la nullità del matrimonio sancita dalla Chiesa è «funzionale alla ridefinizione della famiglia»

    di Benedetta Frigerio

    Giancarlo Cerrelli, avvocato canonista, cassazionista e vicepresidente dell’Unione giuristi cattolici, spiega per filo e per segno il senso di un verdetto che con la scusa di difendere i più deboli, mira a censurare la funzione civile della Chiesa

     

    La sentenza della Corte di Cassazione a sezioni unite n. 16379 del 17 luglio 2014, contro il riconoscimento della nullità matrimoniale sancita da una sentenza ecclesiastica non mirerebbe, come annunciato dalla stampa, a difendere il diritto dei più deboli. «In ballo c’è molto altro. Come la ridefinizione del matrimonio, aprendo la strada a rapporti familiari sempre più liquidi e precari di cui l’ordinamento prenderà atto», spiega a tempi.it Giancarlo Cerrelli, avvocato canonista, cassazionista e vicepresidente nazionale dell’Unione giuristi cattolici italiani.

    Avvocato Cerrelli, qual è la novità di questa sentenza circa la nullità matrimoniale?
    È stato definito con un principio di diritto un contrasto interpretativo, presente all’interno della stessa Corte di Cassazione e ancora irrisolto, circa i termini del riconoscimento delle sentenze ecclesiastiche da parte dello Stato italiano. I giudici hanno sposato, con questa decisione, l’orientamento già espresso qualche anno fa dalla prima sezione della stessa Corte, con la sentenza n. 1343/2011. In poche parole, a parere della Suprema Corte, se marito e moglie hanno vissuto come tali per almeno tre anni, la sentenza ecclesiastica di dichiarazione di nullità del loro matrimonio non ha effetti per lo Stato italiano, perché entrerebbe in contrasto con il principio dell’ordine pubblico. Tale sentenza si pone in linea con la tendenza giurisprudenziale che mira a porre una forte restrizione al riconoscimento civile delle sentenze ecclesiastiche di nullità.

    È mai accaduto prima che il diritto dello Stato fosse contrapposto a quello ecclesiastico in questa materia?
    La storia è lunga. Il codice civile del 1865 si limitò a disconoscere gli effetti civili del matrimonio canonico, perché non era ammissibile che la formazione del rapporto coniugale fosse disciplinata, non dalla legge dello Stato, ma dalla legge confessionale dei nubendi. Così dal primo gennaio del 1866 fino all’11 febbraio 1929, per ben 63 anni, l’ordinamento italiano riconobbe, come matrimonio, il solo matrimonio civile che, pertanto, divenne obbligatorio, senza che però fosse vietata la celebrazione religiosa, in via del tutto autonoma, per le persone già unite, in municipio, dal matrimonio civile. Il Concordato dell’11 febbraio 1929 ha instaurato, invece, un sistema fondato sulla “esclusività” della giurisdizione ecclesiastica, come l’unica giurisdizione cui il cittadino, che avesse contratto matrimonio nella forma concordataria, potesse rivolgersi. L’articolo 34 del Concordato del 1929 sanciva, al comma 4, che le cause concernenti la nullità del matrimonio erano riservate alla competenza dei tribunali ecclesiastici e la delibazione della sentenza ecclesiastica avveniva in modo automatico da parte dell’ordinamento italiano. Questa “esclusività” dopo il 1970 è andata restringendosi, fino alla sua abrogazione, avvenuta con l’entrata in vigore della legge 121 del 25 marzo del 1985, che ratificò e diede esecuzione agli “Accordi di Villa Madama” del 18 febbraio 1984 modificando, così, i precedenti “Patti lateranensi” che diedero vita al Concordato dell’11 febbraio 1929. Inizia così un’espansione della giurisdizione sul matrimonio concordatario da parte dell’ordinamento italiano, che comincia ad usare un attento controllo dell’ordine pubblico italiano, in sede di delibazione della sentenza ecclesiastica. La sentenza a Sezioni Unite della Cassazione del 17 luglio tende ad accrescere ulteriormente la giurisdizione dello Stato italiano sul matrimonio concordatario. Da qualche tempo, infatti, si stanno verificando, da parte di organi dello Stato italiano, prese di posizione che denotano una certa diffidenza, un senso di contrarietà verso la funzione giudiziaria svolta dalla Chiesa, interventi che lasciano trasparire l’intento di contenere tale funzione, di limitarne l’applicazione, di controllarne e, ove possibile, di censurarne il concreto esercizio.

    La sentenza però sembrerebbe più “garantista” nei confronti del matrimonio, rispetto alla Chiesa che ammette la nullità.
    La Chiesa dà importanza al consenso dei coniugi espresso durante la celebrazione. Il processo canonico che dichiara la nullità matrimoniale si basa, infatti, su due processi, entrambi obbligatoriamente conclusi con due decisioni di nullità (la cosiddetta “doppia conforme”), nei quali viene effettuata un’approfondita istruttoria sul rapporto matrimoniale, che tende a verificare se il consenso prestato da uno o da entrambi i nubendi sia stato efficace o meno a far nascere il matrimonio. La Suprema Corte con questa sentenza sembra, invece, concedere maggior credito alla volontà (spesso connotata da emotività) di un soggetto privato che alla decisione di un giudice ecclesiastico, poiché al primo consente di far venir meno l’effettività e la vitalità del matrimonio-rapporto senza che tale decisione debba essere giustificata, mentre al secondo nega tale possibilità, anche in presenza di due decisioni conformi e motivate. Tuttavia il senso di questa sentenza va oltre a quello che può apparire di primo acchito.

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  • Chiesa: Vescovo tedesco riscrive la morale

    Morale cattolica stravolta e “riscritta” dal vescovo di Treviri

    (di Mauro Faverzani)

    Provocano sofferenza e dolore le scioccanti parole pronunciate da mons. Stephan Ackermann, Vescovo di Treviri, dirompenti come un fiume in piena: rotti gli argini della fede, hanno devastato la Dottrina cattolica, ferito la sensibilità dei credenti, sconcertato tutti. Complice la solita intervista, rilasciata questa volta al quotidiano “Allgemeine Zeitung”.

    Secondo un recente sondaggio, i cattolici delle diocesi tedesche riterrebbero esser fuori dal mondo i divieti imposti dalla morale sessuale della Chiesa: richiesto di un commento in merito, mons. Ackermann non ha fatto mistero di voler letteralmente stravolgere regole e precetti: «Dobbiamo rafforzare il senso di responsabilità delle persone – ha detto – ma poi dobbiamo anche rispettare le decisioni da loro assunte in coscienza». Sull’accesso ai Sacramenti per i divorziati risposati, «siamo qui a far proposte», ha ribattuto, come se tutto non fosse da sempre già stabilito e chiaro.

    Circa i rapporti prematrimoniali, si è quasi rammaricato: «Non possiamo cambiare completamente la Dottrina cattolica – ha dichiarato – ma possiamo elaborare criteri per i quali in questo o quest’altro caso concreto siano giustificabili. Non ci sono solo l’Ideale da una parte e la condanna dall’altra». Evidentemente quel che insegna la Chiesa Cattolica poco gl’importa… Ancora su pianificazione familiare e contraccezione: «La distinzione tra contraccezione naturale e non – ha “esternato” mons. Ackermann – è in qualche modo artificiosa. Temo che nessuno la capisca più…».

    E per l’omosessualità la Chiesa dovrebbe, a suo dire, fare appello al senso di responsabilità del singolo: «La visione cristiana dell’uomo passa attraverso la polarità dei sessi, ma noi non possiamo semplicemente bollare l’omosessualità come innaturale», benché essa non debba essere vissuta in promiscuità e quale fonte di gratificazione. Certo la Chiesa Cattolica pone come punto fermo l’unicità del matrimonio tra uomo e donna, ha proseguito, ma quando una vita di coppia, vissuta in modo fedele e cosciente, venisse iscritta in un apposito registro, «certo non potremmo ignorare l’assunzione di tale responsabilità», benché ‒ bontà sua… ‒ non ritenga essere «una soluzione» percorribile neppure la benedizione delle coppie gay promossa nelle comunità protestanti. Sconcertante.

    Il celibato dei preti, a suo giudizio, non rappresenta canonicamente «un dogma», benché abbracciare il sacerdozio significhi oggi anche conformarsi a tale stato di vita. Cosa ci riservi il futuro, però, ha concluso sibillino mons. Achermann, non sarebbe dato prevedere…

    Leggi Tutto » | Argomento: Chiesa | Categoria: Chiesa

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