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Ultime News

  • Documenti: cc - In nome dell'umanità

    www.culturacattolica.it

    martedì 26 agosto 2014
    Pubblichiamo questo appello, nella speranza di contribuire a una «riscossa di pace». Quello che accade non può procedere per la nostra ignavia!

    Qui l'originale, che potete sottoscrivere

    Il 7 marzo 1936, Hitler fece il suo primo lancio dei dadi e ordinò alle truppe tedesche di entrare nella Renania smilitarizzata. Un’azione militare terrestre concertata tra la Francia e la Gran Bretagna, per far rispettare il trattato, avrebbe dovuto impedire molte altre tragedie successive, anche in Germania. Ma la disunione tra gli alleati, la crisi economica e la mancanza di strategia ebbero la meglio nei confronti di alcuni politici francesi lungimiranti. Il prestigio di Hitler ne uscì decuplicato, soprattutto tra le sue truppe, galvanizzate dai suoi successi e dalla preveggenza agghiacciante del loro capo, interpretata come sovrumana, mentre lo scetticismo era molto maggioritario fino ai vertici del suo stato maggiore.

    Leggi Tutto » | Argomento: Islam | Categoria: Documenti
  • Dal Web: AsiaNews - Il genocidio dei cristiani in Iraq: la storia non insegna

    AsiaNews 25-8-2014

    Patriarca di Baghdad: Mentre la politica discute, i cristiani irakeni continuano a soffrire e morire 
    di Joseph Mahmoud


    Visitando i campi profughi di Erbil e Dohok, Mar Sako parla di situazione “al di là di ogni immaginazione”. Egli si appella alla comunità internazionale e al mondo musulmano “che non hanno ancora compreso la gravità della situazione”. I miliziani sequestrano una bambina cristiana di tre anni, due uomini morti in casa di fame. Baghdad e Teheran per un piano congiunto di azione. 

    Leggi Tutto » | Argomento: Islam | Categoria: Dal Web
  • Documenti: Tempi.it - La preghiera, colloquio con Dio, permette di affrontare anche il mart

    Tempi.it

    La preghiera è stato un collante che ha permesso la mia libertà». La lettera di Foley quando fu prigioniero in Libia

    agosto 20, 2014 Benedetta Frigerio

    Il reporter decapitato era già stato rapito delle forze filo governative libiche nel 2011. Questa la lettera che scrisse per il giornale della sua università cattolica

     

    Leggi Tutto » | Argomento: Attualità | Categoria: Documenti
  • Dalla_stampa: La nuova agenda abortista Onu

    La nuova agenda abortista dell'Onu passa nel silenzio generale

     

    (Fonte: Nocristianofobia.org) Si aspettavano delle reazioni. Ma non ce ne sono state. Neanche una protesta, un dissenso, una critica. Nemmeno in politichese stretto. Così venerdì scorso è passata nel silenzio generale e senza obiezioni di sorta la Nota orientativa presentata all’Onu dal Segretario Generale, Ban Ki-moon, e messa a punto dai suoi alti funzionari. Ch’erano sulle spine, temendo battaglia. Invece niente. E chi tace, di solito, acconsente. Questa è stata una sorta di lancio ufficiale del new style, alle Nazioni Unite. Lancio perfettamente riuscito. Almeno al momento.

    Cosa prevede tale direttiva? Che nelle zone di conflitto si promuova la pratica abortiva come sorta di «risarcimento» in caso di violenza sessuale. Certo, mai prima d’ora si era osato tanto, almeno pubblicamente. Andando ben oltre le proprie competenze istituzionali, infischiandosene dei confini del proprio mandato e della sovranità degli Stati membri. Anzi, di più: per la prima volta in assoluto, a questi livelli dell’Onu, si è parlato di promozione dell’aborto così esplicitamente. Il documento approvato sprona addirittura tutti coloro che siano in grado di esercitare pressioni e promuovere azioni di lobby ad intervenire nel proprio Paese, affinché vi si modifichino al più presto le leggi troppo pro-life, liberalizzando l’interruzione di gravidanza.

    Nessuno può giustificarsi, dicendo di non aver capito: Phumzile Mlambo-Ngcuka, direttrice dell’agenzia Onu per le donne, nel suo breve discorso ha sottolineato chiaramente e volutamente, indugiandovi, il passaggio della Nota, che contiene la nuova direttiva pro aborto. Ha detto che quest’iniziativa fa parte di una «grande battaglia» nell’«eguaglianza di genere». Il tono era quasi quello di una sfida, nel tentativo di provocare una reazione. Che non c’è stata. Alla fine, ha tuttavia dovuto anche riconoscere come tale direttiva non abbia alcun valore né normativo, né giuridico, tanto meno vincolante, qualora non fosse recepita dai singoli Stati: “Se abbandonata a questo livello, da sola non è sufficiente”, ha ammesso, spronando quindi i Paesi membri a modificare le proprie leggi. Anche Ivan Šimonović, viceresponsabile dell’ufficio per i Diritti Umani dell’Onu, ha confermato come il contenuto della Nota, di per sé, sia del tutto inutile. Così ha suggerito un possibile contrattacco verso le Nazioni eventualmente “inadempienti”: secondo lui, si potrebbero esercitare su di esse pressioni tramite gli organismi previsti dai Trattati, mediante relazioni speciali o ricorrendo alla procedura denominata Revisione Periodica Universale, così da giungere all’obiettivo, quello di liberalizzare ovunque le leggi abortiste.

    Perché, allora, quei silenzi, di fronte ad un simile annuncio anche da parte dei Paesi normalmente a favore della vita? Vi sono tante possibili spiegazioni. Una è, ad esempio, che, non essendo la Nota in alcun modo vincolante, si sia preferito star zitti, per passare ad occuparsi delle cose che contano e delle vere priorità, riservandosi poi di affossare tale disposizione, non dandovi alcun seguito in casa propria. Inutile sollevar battaglie sul nulla, insomma, quando si ha bisogno dell’Onu per finanziare programmi molto più urgenti e vitali. Il mutismo immobilista, cui si è assistito, appare comunque deprecabile, perché è sulle questioni di principio, che di solito i “buoni” latitano ed i “furbi” sguazzano.

    Leggi Tutto » | Argomento: Vita | Categoria: Dalla_stampa
  • Chiesa: Vescovo si prostra davanti al mondo

    L’arcivescovo di Trento si prostra all’ideologia del secolo
    (di Christian De Benedetto)

    Giornali locali e nazionali, siti internet, blog, radio e televisioni hanno parlato, spesso disinformando, di quanto accaduto all’Istituto Sacro Cuore di Trento – scuola pubblica (non statale) paritaria cattolica – tra la direttrice suor Eugenia Liberatore e una dipendente a tempo determinato cui la scuola non ha rinnovato il contratto di lavoro.

    Una questione assolutamente particolare, come è un rapporto di lavoro, è divenuta così un “caso nazionale” semplicemente perché l’insegnante cui non è stato rinnovato il contratto di lavoro ha ritenuto di portare il proprio caso all’attenzione della stampa trovando in “Repubblica” una tribuna interessata a farne l’ennesimo spot sulla così detta omofobia. E si, perché l’insegnante in questione sarebbe lesbica e, proprio per questa sua omosessualità, sarebbe stata “discriminata” dalle suore che gestiscono l’Istituto Sacro Cuore.

    Non si tratterebbe solo d’una insegnante lesbica ma, come ha ricordato madre Eugenia, d’una insegnante che, durante le ore di lavoro presso una scuola cattolica quale è l’Istituto Sacro Cuore, avrebbe ripetutamente espresso opinioni favorevoli all’omosessualità. Il tutto provocando l’indignata reazione di molti genitori che hanno rivolto forti lamentele alla direttrice chiedendo provvedimenti contro una condotta giudicata incompatibile con il progetto educativo della scuola.

    L’Arcigay e la galassia LGBT hanno gridato alla persecuzione, i media laici hanno cavalcato la notizia sotto l’etichetta (ormai di moda) dell’omofobia, “Avvenire” e “Sir” si sono segnalati per la timidezza, la ministra Stefania Giannini ha inviato degli ispettori sentenziando: «Laddove ci trovassimo di fronte ad un caso legato ad una discriminazione di tipo sessuale agiremmo con la dovuta severità». Dalla CEI neppure una parola e così dai superiori di suor Eugenia. Le suore dell’Istituto Sacro Cuore di Trento sono state lasciate sole, mentre giornali e politica davano il peggio di sé.

    Di fronte al terrorismo verbale che ha violentemente aggredito le suore “colpevoli di omofobia”, proprio quei Pastori che dovrebbero difendere il gregge loro affidato anche a costo della propria vita hanno mostrato il volto pusillanime d’una gerarchia sempre più prostrata al mondo.

    In tanto timoroso silenzio l’Arcivescovo di Trento mons. Luigi Bressan ha, invece, parlato. Il buon cattolico penserà che il Vescovo di suor Eugenia abbia fatto sentire la sua forte voce in difesa della decisione presa dalle suore, per ricordare il diritto della Chiesa a educare e delle scuole cattoliche a selezionare i docenti secondo un progetto educativo conforme al Vangelo, per denunciare la violenza dei media e la follia giuridica che si nasconde dietro il termine “omofobia” come la diabolicità dell’agenda LGBT. Niente di tutto questo! «Non ci deve essere nessun tipo di discriminazione di tipo sessuale» queste, invece, le parole di mons. Bressan che ha subito convocato suor Eugenia «per chiarire le cose». Eppure san Giovanni Paolo II ricorda che la Sacra Scrittura «presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni» (CCC, 2357) e che la stessa inclinazione omosessuale è oggettivamente disordinata (CCC, 2358).

    Leggi Tutto » | Argomento: Chiesa | Categoria: Chiesa
  • Discorsi: La Stampa - Sempre più drammatico il martirio dei cristiani iracheni

    La Stampa 7/8/14

    Iraq, il Papa: fermare dramma umanitario
    Francesco rivolge un «pressante appello alla comunità internazionale» affinchè «si attivi»

    Leggi Tutto » | Argomento: Attualità | Categoria: Discorsi
  • Dalla_stampa: Libero - Lo Stato rapace

    IL CATTOLICESIMO PRODUCE EVASORI? NIENT’AFFATTO. ED E’ ANZITUTTO LO STATO CHE VIOLA IL PATTO SOCIALE

    Rossella Orlandi, il nuovo direttore dell’Agenzia delle entrate, ha esordito con una gaffe: “In Italia sanatorie, scudi, condoni, sono pane quotidiano. Siamo un paese a forte matrice cattolica, abituato a fare peccato e ad avere l’assoluzione”.

    Parole che hanno indignato “Libero” e suscitato l’ovvia reazione dei cattolici a cui ha dato voce “Avvenire”. E proprio con una lettera al quotidiano dei vescovi la Orlandi si è scusata per la “battuta ironica”, spiegando che “era indirizzata a tutti coloro che non rispettano le leggi ma confidano sempre in una sanatoria o in un condono per espiare i propri comportamenti scorretti. Nessun riferimento, quindi, ai princìpi solidaristici della cultura cattolica che hanno sempre ispirato i miei comportamenti e la mia vita. Mi scuso se le mie parole possano aver creato fraintendimenti o aver urtato la sensibilità di qualcuno”.

    Leggi Tutto » | Argomento: Fede e ragione | Categoria: Dalla_stampa
  • Documenti: CEI - Noi non possiamo tacere

    CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA
    Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali
    LA PRESIDENZA DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA
    Noi non possiamo tacere
    15 agosto, Giornata di preghiera per i cristiani perseguitati

    Leggi Tutto » | Argomento: Chiesa | Categoria: Documenti
  • Dal Web: Tempi.it - Finché non finisce l’amore di uno dei due

    Tempi.it

    Matrimonio e comunione ai risposati. Spaemann: «La Chiesa non capitoli davanti al pensiero dominante»

    luglio 27, 2014 Robert Spaemann

    Riportiamo la riflessione del grande filosofo cattolico pubblicata da First Things. La Chiesa resterà il sale della terra o cederà alle logiche di un mondo in cui il matrimonio vale “finché l’amore non finisce”?

    Leggi Tutto » | Argomento: Matrimonio e Famiglia | Categoria: Dal Web
  • Chiesa: Il fallimento della pastorale progressista

    Il fallimento della pastorale progressista

    (di Mauro Faverzani, per Corrispondenza Romana del 23 luglio 2014)

     

    Se davvero a soffocare la frequenza alle Messe e le vocazioni nei Seminari fosse una Chiesa ricurva su sé stessa e conservatrice, come pontificano (a sproposito) molti soloni del post-Concilio, la Germania dovrebbe rappresentare in tal senso un “unicum”, una sorta di “isola felice”, un’esplosione di vitalità ecclesiale.

    Ha la maggior percentuale di vescovi “ribelli”, ipercritici verso Roma, iperprogressisti ed aperti al nuovo purchessia (quindi, accesso ai Sacramenti da parte dei divorziati risposati ed omosessuali), a favore del celibato dei preti e del sacerdozio femminile. Cosa chiedere di più? Ma i numeri, ancora una volta, dimostrano il contrario.

    Dimostrano come certi pastori, politicamente corretti ma spiritualmente distratti, non facciano presa, non rappresentino un modello convincente per i loro fedeli, non siano testimoni credibili ed autorevoli. Perdendo anime. Sono state diffuse dalla Chiesa cattolica tedesca le ultime statistiche ufficiali relative al 2013: in Germania i cattolici sono ancora oltre 24 milioni, quindi circa il 30% della popolazione complessiva. Alcuni cambiamenti strutturali, frutto delle scelte pastorali compiute nelle Diocesi, han comportato una flessione nel numero delle parrocchie, passate da 11.222 a 11.085.

    Le prime note davvero dolenti riguardano i Sacramenti, che han registrato una netta contrazione, confermando così una tendenza già manifestatasi negli anni precedenti. Nel 2013 sono stati celebrati 164.664 battesimi contro i 167.505 del 2012; 43.728 i matrimoni contro i 47.161 del 2012. Nella Chiesa cattolica han fatto il proprio ingresso 3.062 persone, 6.980 quelle riammesse. Nulla però di cui entusiasmarsi, poiché gli abbandoni hanno avuto un’impennata, passando dai 118.335 del 2012 (cifra comunque preoccupante) addirittura ai 178.805 del 2013. La frequenza alle Messe lo scorso anno è ulteriormente calata, per la precisione del 10,8%: secondo le statistiche, solo 2,6 milioni di cattolici avrebbero partecipato alle funzioni domenicali, stima peraltro ritenuta da alcuni già ottimistica. Nel 2012 furono 2,9 milioni, nel 2011 furono 3 milioni.

    Un’emorragia continua, crescente, inarrestabile. Crollo anche nel numero dei sacerdoti cattolici in Germania: sono 146 in meno su un totale già non entusiasmante di 14.490. In lieve aumento solo i cooperatori laici, passati dai 3.119 del 2012 ai 3.140 del 2013. Di necessità, virtù. Ma non possono certo sostituirsi al clero. Sono numeri, che lasciano veramente allibiti. Da leggersi con urgenza come un chiaro invito rivolto ai sacerdoti tedeschi, affinché recuperino – ed in fretta – credibilità, autorevolezza, coerenza morale e ideale tra la sana Dottrina e la prassi.

    Poiché perder fedeli non comporta, come nel mondo dei media, solo un calo di audience. Significa perdere anime, impedir loro di giungere a quella Salvezza, cui solo la Chiesa può condurle. Significa in ultima istanza rendersene responsabili. Ed, un giorno, doverne rispondere di fronte a Dio. (Mauro Faverzani)

    Leggi Tutto » | Argomento: Chiesa | Categoria: Chiesa

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