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  • Dalla_stampa: Invasione islamica: la guerra di religione continua

    Per conoscere la storia del dialogo con l'islam, si consiglia la lettura di questo appassionante volume: http://www.totustuus.it/modules.php?name=News&file=article&sid=3111

     

    Nizza: la guerra di religione continua

    di Roberto de Mattei

     

    Ha ragione Papa Francesco quando, da oltre un anno, afferma che è già in corso la “terza guerra mondiale”, combattuta “a pezzetti”, ma bisogna aggiungere, che si tratta di una guerra di religione, perché religiosi sono i moventi di chi l’ha dichiarata, e rituali sono perfino gli omicidi che in suo nome vengono perpetrati.

    Francesco ha definito il massacro di Nizza un atto di “violenza cieca”, ma la furia omicida che ha spinto il conducente del Tir a seminare la morte sul Lungomare di Nizza, non è un atto irrazionale di follia: nasce da una religione che incita all’odio e istiga alla violenza. Gli stessi moventi religiosi hanno provocato i massacri del Bataclan di Parigi, degli aeroporti di Bruxelles e di Istanbul e del ristorante di Dacca. Tutti questi gesti, per quanto barbari, non sono “ciechi”, ma  fanno parte di un piano lucidamente esposto dall’Isis nei suoi documentii

    Il portavoce dell’Isis Abu al-Adnani, con un audio diffuso a fine maggio su Twitter ha invitato ad uccidere in Europa in nome di Allah con queste parole: “Spaccagli la testa con una pietra, macellalo con un coltello, investilo con l’auto, gettalo da un luogo elevato, soffocalo o avvelenalo”. Non diversamente si esprime il Corano nei confronti degli infedeli. Continuare a ignorarlo è segno, questo sì, di cieca follia.

    Ci si illude che la guerra in corso non sia quella dichiarata dall’Islam all’Occidente, ma una guerra che si combatte all’interno del mondo musulmano e che l’unico modo per salvarsi sia di aiutare l’Islam moderato a sconfiggere l’Islam fondamentalista, Ma l’Islam moderato è una contraddizione perché nella misura in cui i musulmani si secolarizzano e si integrano nella società occidentale, cessano di essere musulmani, o diventano dei musulmani non osservanti, dei cattivi musulmani. Un vero musulmano può rinunciare, per motivi di opportunità, alla violenza, ma la considera sempre legittima nei confronti dell’infedele, perché così insegna Maometto.

    La guerra in corso è una guerra contro l’Occidente, ma è anche una guerra contro il Cristianesimo, perché l’Islam vuole sostituire la religione di Maometto a quella di Cristo. Per questo l’obiettivo finale della conquista non è Parigi o New York, ma la città di Roma, centro dell’unica religione che, fin dalla sua nascita, l’Islam vuole annientare.  La guerra a Roma risale alla nascita stessa dell’Islam, nell’VIII secolo. Hanno come obiettivo Roma gli arabi che e nell’830 e nel 846 occupano, saccheggiano e poi sono costretti ad abbandonare, la Città Eterna. Hanno di mira Roma i musulmani che decapitano gli 800 cristiani di Otranto nel 1480 e quelli che sgozzano i nostri connazionali a Dacca nel 2016.

    Si tratta di’ una guerra religiosa che l’Isis ha dichiarato contro l’irreligione dell’Occidente, e contro la sua religione, che è il Cristianesimo. Ma nella misura in cui il Cristianesimo si secolarizza spiana la strada al suo avversario, che può essere vinto solo da una società dall’identità religiosa e culturale forte. Come osserva lo storico inglese Christopher Dawson, è l’impulso religioso che fornisce la forza di coesione a una società e a una cultura. “Le grandi civiltà non esprimono dal loro seno le grandi religioni come una specie di sottoprodotto culturale; le grandi religioni sono la base su cui poggiano le grandi civiltà. Una società che ha perduto la sua religione è destinata presto o tardi a perdere la sua cultura.”  

    Questa guerra religiosa è ormai una guerra civile europea, perché si combatte all’interno   delle nazioni e delle città di  un continente invaso da milioni di migranti. Si sente ripetere che di fronte all’invasione dobbiamo costruire ponti anziché erigere muri, ma una fortezza assediata si difende soltanto sollevando il ponte levatoio e non abbassandolo. Qualcuno comincia a capirlo. Il governo francese ha previsto l’esplosione di una guerra civile destinata a svolgersi soprattutto all’interno dei grandi centri urbani, dove la multiculturalità ha imposto l’impossibile convivenza di gruppi etnici e religiosi diversi. Il 1 giugno 2016 un comunicato dello Stato maggiore ha ufficialmente ha annunciato la creazione di una forza convenzionale dell’esercito. «il Comando di Terra per il territorio nazionale” (COM TN)», destinata a combattere la jihad sul territorio francese.  Il nuovo modello strategico, battezzato “Au contact”, comprende due divisioni, sotto un comando unico, per un totale di circa 77.000 uomini destinati a fronteggiare la minaccia di una insurrezione islamica.

    Contro questa minaccia occorrono le armi materiali, che si usano in ogni conflitto per annientare il nemico, ma servono soprattutto le armi culturali e morali, che consistono nella consapevolezza di essere gli eredi di una grande Civiltà che proprio combattendo contro l’Islam  ha definito nel corso dei secoli la sua identità. Chiediamo rispettosamente e urgentemente a Papa Francesco, Vicario di Cristo, di essere la voce della nostra storia e della nostra tradizione cristiana, di fronte al pericolo che ci minaccia.

    (Roberto de Mattei su “Il Tempo” del 16/07/2016)

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  • Annunci: Invasione islamica: parla Mons. Negri

    Da ricordare innanzi tutto la profonda prolusione del Card. Ratzinger al Senato della Repubblica italiana: "La multiculturalità, che viene continuamente e con passione incoraggiata e favorita, è talvolta soprattutto abbandono e rinnegamento di ciò che è proprio, fuga dalle cose proprie".

     

    Islam, l’arcivescovo: siamo sotto attacco, occorre reagire uniti

    Monsignor Negri e il sondaggio di Noto: i musulmani accettino leggi e valori: «Accoglienza non è integrazione»

     
    da: Il Resto del Carlino: 18 luglio 2016
     
     
     
     

    Ferrara, 18 luglio 2016 – «L’equivoco secondo cui basta accogliere per integrare ha mostrato la sua totale inconsistenza». Dal suo buen retiro di Celle Ligure, Luigi Negri, arcivescovo di Ferrara e Comacchio, non cede al politicamente corretto.

    Dal sondaggio realizzato da Ipr Marketing risulta che il 54 per cento degli italiani ritiene i musulmani poco o nulla propensi a integrarsi: concorda?

    «Un conto è accogliere, un altro è integrare. L’integrazione ha bisogno di reciprocità: si integra chi vuole essere integrato. E poi serve un’intesa di fondo su leggi e valori. Non avremo mica paura a dire che la società è retta da leggi! La mia diocesi è assalita e si lascia assalire perché è un popolo ospitale, ma l’ospitalità fatta in questo modo non creerà alcuna vicinanza. Poi ci stupiamo se chi non è integrato, perché non è aiutato o non si è lasciato integrare, commette i crimini orribili cui stiamo assistendo».

    Lo stesso sondaggio rivela che, dopo gli ultimi attacchi terroristici, il 70 per cento dei giovani è preoccupato del futuro.

    «Un dato che mi colpisce ma non vedo tracce consistenti di una preoccupazione che tocchi il fondo della questione: se riguarda la necessità di cambiare il nostro stile di vita, si tratta di una preoccupazione che vale in ogni tempo di crisi. Qui la questione è più radicale e cioè che siamo di fronte a un attacco frontale alle radici della nostra esistenza».

    Quali i punti da chiarire per una vera integrazione con l’Islam?

    «Formulata in termini ragionevolmente minimalisti, al centro ci sia almeno una concezione condivisa del valore della persona, della sua libertà e della sua dignità! Ci sono regole di fondo alle quali sottostare, altrimenti non ci si incontra. Senza questo, è inutile far scrivere con i gessetti colorati ai bambini di Bruxelles che ‘noi siamo forti e vinceremo’».

    Secondo lei siamo di fronte a un conflitto di civiltà?

    «Non sono in grado di dirlo. Io da vescovo ho la responsabilità di far rinascere il senso della fede perché essa accompagna a vivere la vita in modo dignitoso anche in circostanze terribili. Il punto è che abbiamo ammazzato Dio nel cuore degli uomini».

    Non mi sembra manchi il senso religioso: questi terroristi agiscono invocando Allah!

    «Ma questa professione di fede potenzia intelligenza, cuore e sensibilità dell’uomo? Rispetta la posizione altrui? Una religione che limita la libertà degli altri io non la chiamo neanche religione. Una ideologia che pone come missione la distruzione dell’altro non ha la dignità di essere considerata una forma di cultura».

    Si tratta di schegge impazzite?

    «Non ho la competenza ma di fronte a queste migliaia di morti, in uno stillicidio di attentati che va avanti da anni, dico solo: reagiamo uniti».

    Non crede sia un errore minimizzare la componente islamica o islamista degli attentatori?

    «Mi diceva un amico gesuita: ostinarsi a trattare il cancro come fosse un raffreddore rende responsabili della malattia. Serve il coraggio di dire le cose col loro nome».

    Crede anche lei, come il rabbino Laras, che l’Occidente sia ‘fiaccato e inavvezzo a considerare il ricorso alla forza legittima’?

    «Laras è uomo di grande cultura e formula ciò che io ho detto tante volte: l’Occidente ha più paura della religione cristiana e dell’ebraismo, che lanciano ponti, che dell’Isis».

    Cosa fare, dunque?

    «Faccio totalmente mia la ludicissima lettura di Laras che ho letto sul Qn: siamo circondati da mediocrità a tutti i livelli, non ci sono più leader che rappresentino le istanze profonde dell’uomo e della società. Siamo sotto un attacco radicale al quale bisognerebbe rispondere con una ripresa di coscienza della propria identità umana, prima che cristiana. Non vedo questo. E il profluvio di cose inutili dette da molte delle presunte autorità in questi giorni lasciano il tempo che trovano».

    Cristiano Bendin

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  • Chiesa: Fallimentare la ''politica degli sconti sulla fede''

     Chiesa in Germania, un crollo.

    Qualche giorno fa la Conferenza Episcopale tedesca ha fornito cifre che testimoniano di costante e preoccupante declino del cattolicesimo nella patria di Benedetto XVI.
    Nel 2015 l’hanno abbandonata 181.925 persone.
    Una strana storia sul discorso del Pontefice ai vescovi.

    di Marco Tosatti,19/07/2016

     

    Qualche giorno fa la Conferenza Episcopale tedesca ha fornito cifre che testimoniano di costante e preoccupante declino del cattolicesimo nella patria di Benedetto XVI. A dispetto dei numeri, il cardinale di Monaco, Reinhard Marx, ha definito la Chiesa come una “forza energica, il cui messaggio è ascoltato e accettato”.  

    La Chiesa cattolica continua a essere il più ampio gruppo religioso in Germania, contando su quasi 24 milioni di fedeli (23.7), il 29 per cento della popolazione. Ma è un contenitore che si sta svuotando a ritmi impressionanti: nel 2015 l’hanno abbandonata 181.925 persone. Nello stesso periodo, sono diventati cattolici in 2685, e 6474 cattolici sono tornati alla fede. La Conferenza episcopale ha sottolineato che il numero dei battesimi e dei matrimoni ha segnato una lieve crescita, rispetto all’anno precedente. Ma se si fa un paragone fra oggi e vent’anni fa – metà degli anni ’90 – si vede che il numero dei battesimi è sceso di un terzo: da 260.000 nel 1995 a 167.000 nel 2015.  

    Situazione ancora peggiore per i matrimoni: diminuiti di circa la metà. Da 86.456 a 44.298. E se nel 1995 la pratica domenicale era del 18.6 per cento, adesso è scesa al 10.4 per cento.  

    Ma sono soprattutto gli abbandoni il dato clamoroso. I dati sulla confessione non sono noti, ma una ricerca recente affermava che il 54 per cento preti si confessava al massimo una volta all’anno, e anche meno. Fra gli assistenti pastorali, il 91 per cento si confessava meno di una volta all’anno.

    Di fronte a queste cifre di abbandoni – un trend ormai stabile da anni – il cardinal Marx ha ribadito la sua strategia: fare sconti sui sacramenti e sulla dottrina.
    Abbiamo bisogno di una ‘pratica pastorale sofisticata’ che renda giustizia ai diversi mondi di vita della gente e trasmetta in maniera convincente la speranza della Fede. La conclusione del sinodo dei vescovi dell’anno scorso e l’esortazione apostolica Amoris Laetitia di papa Francesco sono punti importanti”.  

    La strategia degli sconti può funzionare? L’evidenza che proviene dalle Chiese protestanti “storiche” sembra negarlo; in realtà può anticipare veramente quella dei saldi di fine stagione.
    L’esperienza dei decenni passati infatti ha condotto sia San Giovanni Paolo II che il suo immediato successore, Benedetto XVI, a non seguirla, preferendo l’enunciazione senza ambiguità e compromessi del messaggio evangelico.  

    Da notare che nell’ultima visita ad limina dei vescovi tedeschi il Pontefice aveva pronunciato un discorso che è stato definito sferzante.  Ma l’aveva pronunciato? In realtà sembra di no, e pare che abbia parlato a braccio, dicendo: là in fondo sul tavolo c’è il discorso, chi vuole lo prenda. Successivamente. Vi raccontiamo questa storia, riportata da una buona fonte. Durante una riunione dell’assemblea dei vescovi tedeschi Marx ha raccontato di essere andato in udienza dal papa, e di avergli fatto qualche rimostranza per il tono del discorso scritto: “eravamo tutti sereni, in piena comunione, e poi ci arriva un discorso così”. Il cardinale ha affermato ai vescovi che il Papa gli avrebbe detto: “Non l’ho fatto io, non l’avevo letto, non tenetene conto”. Quindi Marx ha detto: andiamo avanti come prima. Ma a questo punto sono intervenuti alcuni (pochi) vescovi, per dire: “Ho il testo del discorso, ed è firmato dal Papa. Lo devo seguire”. -Ma non l’aveva visto! – ha ribattuto Marx. “Questi sono affari suoi, ma l’ha firmato. E d’altronde crede che le altre cose scritte dal Papa siano scritte dal Papa? Come quelle sull’ecologia? Certamente questo discorso lei dice che l’ha scritto la Curia romana; ma quello là l’ha scritta la Curia argentina, e ha più valore di quella romana. E comunque ha la firma del Papa, e io nella mia diocesi lo leggo, lo diffondo e lo do ai parroci. E dico di seguirne le tracce. E’ quello che il Papa ha voluto dire alla Chiesa di Dio che è in Germania”. Altri l’hanno appoggiato. Marx diventando rosso in faccia è passato a un altro punto dell’agenda.

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  • In primo piano: Sei parole talismaniche per una Rivoluzione pastorale

     

     "Pastorale" - "Misericordia" - "Ascolto" - "Discernimento" - "Accompagnamento" - "Integrazione".

     Una Rivoluzione pastorale che rischia di scardinare la famiglia        

           

    Molti conoscono lo schema storico che, basato sui documenti pontifici e sull’osservazione della realtà, propone il prof. Plinio Corrêa de Oliveira nel suo capolavoro «Rivoluzione e Contro-Rivoluzione».

          In sintesi:

          - una prima Rivoluzione, il protestantesimo, tendente a distruggere l’ordine ecclesiastico;

          - una seconda Rivoluzione, quella francese, tendente a distruggere l’ordine politico;

          - una terza Rivoluzione, il comunismo, tendente a distruggere l’ordine sociale ed economico.

          Dal 1968 si parla di una quarta Rivoluzione, chiamata genericamente “culturale”, tendente a demolire ogni struttura morale e psicologica. Parte essenziale di questa Rivoluzione è la distruzione della famiglia, istituzione di ordine naturale poi elevata da Nostro Signore Gesù Cristo alla categoria di sacramento.

          È preciso dovere morale di ogni cattolico, in realtà di ogni persona di buona volontà, reagire contro l'ondata demolitrice, proteggendo la famiglia, fondamento di ogni ordine psicologico e sociale.

          È, dunque, con fondata inquietudine che gli occhi del mondo erano puntati verso i due Sinodi Episcopali sulla famiglia, tenutisi in Vaticano nel 2014 e nel 2015. Dal loro esito sarebbe dipesa la linea pastorale che la Chiesa avrebbe adottato in una materia così delicata.

          Duole dirlo, invece di un’esaltazione della sacralità dell’istituzione famigliare, accompagnata da una chiara linea pastorale in sua difesa, come auspicato da tanti prelati, ne è risultata una confusione come forse non si era mai vista nella storia recente della Chiesa.

          Anziché ammaestrati e guidati da mano ferma, i fedeli si sono ritrovati nel caotico frullatore di tale confusione, nella quale rischiano di saltare persino quei “valori non negoziabili” così cari a Benedetto XVI.

          L’autorevolissima “Civiltà Cattolica” parla addirittura di una vera e propria Rivoluzione pastorale.

          Questa Rivoluzione, però, è furba. Non contesta apertamente il Magistero della Chiesa ma lancia una serie di parole magiche o talismaniche che, manipolate dalla propaganda, cercano di produrre nei fedeli un trasbordo ideologico inavvertito. Cioè, vogliono cambiare la loro loro mentalità senza che essi se ne accorgano.

          Cosa sono le parole talismaniche? Come operano questo trasbordo ideologico inavvertito? Come può il fedele proteggersi contro di esse?

          A questo importantissimo tema, Tradizione Famiglia Proprietà ha dedicato un recente libro, scritto dallo specialista Guido Vignelli: «Una Rivoluzione pastorale. Sei parole talismaniche nel dibattito sinodale sulla famiglia» (TFP, Roma 2016).
    E' possibile chiederne copie cartacee cliccando www.tfpitalia.it/libro-una-rivoluzione-pastorale/

    Con il consenso della TFP Italia, totustuus.it rende disponibile il volume in formato digitale cliccando qui:

    http://www.totustuus.it/modules.php?name=Downloads&d_op=viewdownload&cid=3

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  • Chiesa: Amoris laetitia: supplica al Papa di 45 teologi

     Aumentano nel mondo cattolico le perplessità di fronte ai temi del divorzio, dell'adulterio, delle convivenze, dei silenzi sull'ideologia omosessualista

    Critica alla Amoris laetitia di 45 teologi e filosofi cattolici di tutto il mondo

     

    Un gruppo di 45 teologi, filosofi e pastori di anime di diverse nazionalità ha consegnato nei giorni scorsi al Cardinale Angelo Sodano, Decano del Sacro Collegio, una forte critica dell’Esortazione Apostolica post-sinodale Amoris laetitia .

    Nelle prossime settimane il documento, in diverse lingue, sarà fatto pervenire ai 218 Cardinali e ai Patriarchi delle Chiese Orientali, chiedendo loro di intervenire presso Papa Francesco per ritirare o correggere le proposizioni erronee del documento. La notizia è stata diffusa da Edward Pentin.

    Nel descrivere l’esortazione come contenente “una serie di affermazioni che possono essere comprese in un senso contrario alla fede e alla morale cattoliche“, i firmatari hanno presentato insieme all’appello una lista di censure teologiche applicabili al documento, specificando “la natura e il grado degli errori che potrebbero essere imputati ad Amoris laetitia”.

    Tra i 45 firmatari vi sono prelati cattolici, studiosi, professori, autori e sacerdoti di varie università pontificie, seminari, collegi, istituti teologici, ordini religiosi e diocesi di tutto il mondo. 
    Essi hanno chiesto al Collegio dei Cardinali che, nella loro veste di consiglieri ufficiali del Papa, rivolgano al Santo Padre la richiesta di respingere “gli errori elencati nel documento, in maniera definitiva e finale e di affermare con autorità che Amoris Lætitia non esige che alcuna di esse sia creduta o considerata come possibilmente vera“.

    Non accusiamo il papa di eresia“, ha detto il portavoce degli autori, “ma riteniamo che numerose proposizioni in Amoris lætitia possano essere interpretate come eretiche sulla base di una semplice lettura del testo. Ulteriori affermazioni ricadrebbero sotto altre censure teologiche precise, quali, fra l’altro, “scandalosa”, “erronea nella fede” e “ambigua”.”

    Il Codice di Diritto Canonico del 1983 afferma che “In modo proporzionato alla scienza, alla competenza e al prestigio di cui godono, essi [i fedeli] hanno il diritto, e anzi talvolta anche il dovere, di manifestare ai sacri Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa; e di renderlo noto agli altri fedeli” (CIC, can. 212 §3).

    Il documento di 13 pagine cita 19 passaggi dell’esortazione che sarebbero in contrasto con le dottrine cattoliche. Queste dottrine includono la reale possibilità con la grazia di Dio di ubbidire a tutti i comandamenti; il fatto che alcune specie di atti sono errati in ogni circostanza; l’autorità maritale; la superiorità della verginità consacrata sulla vita coniugale; la legittimità della pena capitale in determinate circostanze.
    Il documento sostiene anche che l’esortazione pontificia mina l’insegnamento della Chiesa secondo il quale i cattolici divorziati e risposati che non s’impegnano a vivere in continenza non possono essere ammessi ai sacramenti finché permangono in quello stato.

    Secondo gli autori, la vaghezza o l’ambiguità di molte affermazioni della Amoris laetitia permettono interpretazioni il cui significato naturale sembra essere contrario alla fede o alla morale. Per questo, il portavoce ha dichiarato:

    “È nostra speranza che chiedendo al nostro Santo Padre una condanna definitiva di quegli errori possiamo aiutare a dissipare la confusione che Amoris laetitia ha già provocato tra i pastori e i fedeli laici. Tale confusione infatti può essere efficacemente dissipata solo da un’affermazione esplicita di autentico insegnamento cattolico da parte del Successore di Pietro .”

    Le censure dei 45 teologi e filosofi non pretendono di elencare una lista esaustiva degli errori contenuti nella Amoris laetitia ma di identificare nel documento quelle che appaiono essere le peggiori minacce alla fede e morale cattoliche.

    L’iniziativa si presenta come la più importante vice critica fin qui espressa nei confronti dell’Amoris laetitia , dopo la sua promulgazione il 19 marzo 2016.

    (di Emmanuele Barbieri, per http://www.corrispondenzaromana.it/critica-alla-amoris-laetitia-di-45-teologi-e-filosofi-cattolici-di-tutto-il-mondo/ )

     

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  • Chiesa: Amoris laetitiae: un Cardinale supplica il Papa

     Cardinale Carlo Caffarra:
    "Schönborn sbaglia, e questo è ciò che vorrei dire al Santo Padre"

    Così inizia la folgorante intervista sulla "Amoris laetitia" del cardinale Carlo Caffarra alla studiosa tedesco-americana Maike Hickson, pubblicata l'11 luglio sul blog OnePeter5:

    _____

    D. – Lei ha già parlato, in una recente intervista, dell'esortazione papale "Amoris laetitia" e ha detto che specialmente il capitolo 8 non è chiaro e ha già causato confusione anche tra i vescovi. Se lei avesse la possibilità di parlare di questo con papa Francesco, che cosa gli direbbe? Quale sarebbe il suo suggerimento su ciò che papa Francesco potrebbe e dovrebbe ora fare, visto che c'è tanta confusione?

    R. – In "Amoris laetitia" [308] il Santo Padre Francesco scrive: “Capisco coloro che preferiscono una pastorale più rigida che non dia luogo ad alcuna confusione”. Da queste parole deduco che anche Sua Santità si rendeva conto che l’insegnamento dell’esortazione poteva dare origine a confusioni nella Chiesa. Personalmente, e così pensano tanti miei fratelli in Cristo cardinali, vescovi, e fedeli laici, desidero che la confusione sia tolta, ma non perché preferisco una pastorale più rigida, ma perché semplicemente preferisco una pastorale più chiara, meno ambigua.

    Ciò premesso, con tutto il rispetto, l’affetto, e la devozione che sento il bisogno di nutrire verso il Santo Padre, gli direi: Santità, chiarisca, per favore, questi punti:

    a) Quanto Vostra Santità dice alla nota 351 ["In certi casi… anche l'aiuto dei sacramenti] del n. 305 è applicabile anche ai divorziati-risposati che intendono comunque continuare a vivere "more uxorio"? E pertanto quanto insegnato da "Familiaris consortio" n. 84, da "Reconciliatio et poenitentia" n. 34, da "Sacramentum caritatis" n. 29, dal Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1650 e dalla comune dottrina teologica, è da ritenersi abrogato?

    b) L’insegnamento costante nella Chiesa ed ultimamente rinnovato da "Veritatis splendor" n. 79, che esistono norme morali negative che non ammettono eccezioni, in quanto proibiscono atti, quale per esempio l’adulterio, intrinsecamente disonesti, è da ritenersi vero anche dopo "Amoris laetitia"?

    Questo direi al Santo Padre. E se poi il Santo Padre, nel suo sovrano giudizio, avesse intenzione di intervenire pubblicamente per togliere la confusione, ha a disposizione molti modi.

    *

    Ma naturalmente anche il seguito dell'intervista è tutto da leggere.

    Ad esempio dove il cardinale Caffarra dice che si rivolgerebbe così a un fedele cattolico confuso sulla dottrina del matrimonio:

    "Io semplicemente gli direi: Leggi e rifletti sul Catechismo della dottrina cattolica, ai numeri 1601-1666. E quando senti dei discorsi sul matrimonio – anche da parte di preti, vescovi, cardinali – e tu verifichi che non sono in conformità con il Catechismo, non dare ascolto ad essi. Sono dei ciechi che guidano dei ciechi".

    Oppure dove definisce l'esercizio dell'omosessualità "intrinsecamente irrazionale e quindi disonesto", argomentando poi con cura questo giudizio tagliente, specie alla luce della "profetica" enciclica di Paolo VI "Humanae vitae".

    Ma di grande interesse è anche la confutazione che Caffarra fa di un passaggio chiave della recente intervista a "La Civiltà Cattolica" del cardinale Christoph Schönborn, l'esegeta della "Amoris laetitia" prediletto da papa Francesco:

    *

    D.– Come commenterebbe la recente asserzione del cardinale Christoph Schönborn secondo cui la "Amoris laetitia" è una dottrina obbligante e tutti i precedenti documenti del magistero su matrimonio e famiglia devono ora essere letti alla luce di "Amoris laetitia"?

    R. – Rispondo con due semplici osservazioni.
    La prima. Non si deve solo leggere il precedente magistero sul matrimonio alla luce di "Amoris laetitia", ma si deve leggere anche "Amoris laetitia" alla luce del magistero precedente. La logica della vivente tradizione della Chiesa è bipolare. Ha due direzioni, non una.
    La seconda è più importante. Il mio caro amico cardinale Schönborn nell’intervista a "La Civiltà Cattolica" non tiene conto di un fatto che sta accadendo nella Chiesa dopo la pubblicazione di "Amoris laetitia". Vescovi e molti teologi fedeli alla Chiesa e al magistero sostengono che su un punto specifico ma molto importante non esiste continuità, ma contrarietà tra "Amoris laetitia" e il precedente magistero.
    Questi teologi e filosofi non dicono questo con spirito di contestazione al Santo Padre. Ed il punto è questo: "Amoris laetitia" dice che, date alcune circostanze, il rapporto sessuale fra divorziati-risposati è lecito. Anzi applica a questi, a riguardo delle intimità sessuali, ciò che il Concilio Vaticano II dice degli sposi [cfr. nota 329].
    Pertanto o è lecito un rapporto sessuale fuori del matrimonio: affermazione contraria alla dottrina della Chiesa sulla sessualità; o l’adulterio non è un atto intrinsecamente disonesto, e quindi possono darsi delle circostanze a causa delle quali esso non è disonesto: affermazione contraria alla tradizione e dottrina della Chiesa. E quindi in una situazione come questa il Santo Padre, come già scrissi, deve secondo me chiarire. Se dico “S è P” e poi dico “S non è P”, la seconda proposizione non è uno sviluppo della prima, ma la sua negazione.
    Nè si risponda: la dottrina resta, si tratta di prendersi cura di alcuni casi. Rispondo: la norma morale “non commettere adulterio” è una norma negativa assoluta, che non ammette eccezioni. Ci sono molti modi fare il bene, ma c’è un solo modo di non fare il male: non fare il male.

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  • Dalla_stampa: Gaystapo. Il Governo contro il Family day.

     La costante opera dei sempre più numerosi Comitati Difendiamo i Nostri Figli ha provocato la scomposta reazione di un vice ministro all'istruzione: il comunista On. Davide Faraone. Qui un resoconto della vicenda.

    Quel che sembra infastidire il Partito Democratico è che la famiglie vogliano poter decidere quale tipo di educazione impartire ai propri figli: ciò va contro la politica di diffusione dell'ideologia omosessualista intesa a trasformare gli italiani in schiavi dello Stato, automi senza valori e senza coscienza. Qui una sintesi del progetto socialista del Governo.

    Ricordiamo ancora la petizione intesa a fare pressione sul Governo: è solo un modo con cui le famiglie tentano la resistenza: http://www.citizengo.org/it/35380-difendi-liberta-di-educare-i-tuoi-figli

     

    Cosa rappresenta davvero l'Italia del Family day?

    L’Italia del Family Day

    Roberto de Mattei, per Corrispondenza Romana del 3 febbraio 2016, 3 giorni dopo il Family Day.

     

    Il Family Day del 30 gennaio ha portato alla luce l’esistenza di un’altra Italia, ben diversa da quella relativista e pornomane che ci viene presentata dai media come l’unica reale. L’Italia del Family Day è quella porzione di popolo, più ampia di quanto si possa immaginare, che è rimasta fedele, o ha riconquistato negli ultimi anni, quelli che Benedetto XVI ha definito «valori non negoziabili»: la vita, la famiglia, l’educazione dei figli, nella convinzione che solo su questi pilastri possa fondarsi una società bene ordinata.

    L’Italia del Family Day si pone come antitetica all’Italia della legge Cirinnà, che prende nome dal disegno di legge presentato dalla senatrice Monica Cirinnà, per introdurre matrimonio e adozioni omosessuali nel nostro Paese.
    L’Italia del Family Day non è solo un’Italia che difende l’istituto famigliare, è anche un’Italia che si schiera contro i nemici della famiglia, a cominciare dal gruppo di attivisti che, dietro lo schermo della legge Cirinnà, vuole imporre al Paese un’ideologia e una pratica pansessualista.

    Questa minoranza è supportata dall’Unione Europea, dalle lobby marx-illuministiche e dalle massonerie di vario livello e grado, ma gode purtroppo della simpatia e della benevolenza di una parte dei vescovi e dei movimenti cattolici.
    In questo senso l’Italia del Family Day non è quella di mons. Nunzio Galantino, segretario della Conferenza Episcopale Italiana, né è quella di associazioni come Comunione Liberazione, l’Agesci, i Focolari, il Rinnovamento dello Spirito, che il 30 gennaio hanno disertato il Circo Massimo.

    Mons. Galantino ha cercato in tutti i modi di evitare la manifestazione, poi nell’impossibilità di fermare la mobilitazione, avrebbe voluto imporre ad essa un altro obiettivo: quello, come osserva Riccardo Cascioli su La Nuova Bussola quotidiana del 1 febbraio di «arrivare a una legge sulle unioni civili che le tenga ben distinte dalla famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna e che eviti l’adozione. In altre parole la CEI vuole i DICO contro cui aveva combattuto otto anni fa».
    Il primo Family Day, nel 2007, fu promosso infatti dai vescovi italiani contro la legalizzazione delle unioni civili (DICO), giustamente presentata come porta aperta al pseudo-matrimonio omosessuale. Oggi si sente raccontare che bisognerebbe accettare le unioni civili, proprio per evitare il cosiddetto matrimonio gay.

    Lo racconta, tra gli altri, in un’intervista, mons. Marcello Semeraro, vescovo di Albano: «In linea di principio, non ho obiezioni al fatto che sotto il profilo pubblico si dia consistenza giuridica a queste unioni. Mi sembra che la reazione riguardi il tema della generatività, le adozioni, non il riconoscimento pubblico delle unioni. L’importante è che non vengano assimilate alla realtà del matrimonio». E, a scanso di equivoci, aggiunge: «Una legge sulle unioni civili si può senz’altro fare» (Corriere della Sera 31 gennaio).

    La posizione è chiara: no all’adozione omosessuale, sì alla legalizzazione delle unioni omosessuali, purché non vengano ufficialmente definite matrimonio. Se dal disegno di legge Cirinnà fossero tolti alcuni elementi che equiparano in tutto le unioni civili omosessuali al matrimonio, allora un cattolico potrebbe consentirvi. Mons. Semeraro è considerato, come mons. Galatino, un uomo di fiducia di papa Francesco.

    Sorge quindi spontanea la domanda: qual’è la posizione del Papa in proposito? Antonio Socci, su Libero del 31 gennaio, rileva come sia stata «evidentissima l’assenza e palpabile la freddezza» di Papa Francesco, il quale non ha inviato nemmeno un saluto al Family Day e non vi ha fatto accenno né nel discorso dell’udienza del sabato mattina, né nell’Angelus del giorno successivo. Come giudicare questo silenzio, nel momento in cui il Governo e il Parlamento italiano si apprestano a infliggere una ferita morale al nostro Paese?

    Eppure la Congregazione per la Dottrina della Fede ha dichiarato che l’omosessualità non può reclamare alcun riconoscimento, perché ciò che è male agli occhi di Dio non può venire ammesso socialmente come giusto (Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali, del 1 ottobre 1986, n. 17).

    L’Italia del Family Day ignora forse questo documento, che il Papa non può ignorare, ma, armata solo di buon senso, il 30 gennaio ha espresso il suo no, chiaro e netto, non solo alla cosiddetta stepchild adoption, ma a tutto il decreto Cirinnà. E quale fosse il sentimento della folla che gremiva il Circo Massimo lo si può capire dalla forza degli applausi che hanno accompagnato gli interventi più forti di alcuni relatori italiani e stranieri, come Seljka Marrkic, leader dell’Iniziativa civica che in Croazia ha avviato il referendum che ha bocciato le unione civili e tre mesi dopo ha travolto anche il presidente del Consiglio.

    Bisogna dar atto, con serena oggettività alla Marcia per la Vita. che si svolge in Italia dal 2011, di aver rotto il ghiaccio, sfatando un complesso che pesava sul mondo pro-life italiano: l’idea che fosse impossibile, o comunque controproducente una grande manifestazione di piazza in difesa della vita.
    Sulla scia della Marcia per la Vita, ma anche della grande Manif por tous francese, è nato il Family Day che, per volere agglomerare una massa il più ampia possibile, raccoglie al suo interno anime diverse. Intransigenti alcune, disponibili al compromesso altre.
    La ragione del suo successo in termini numerici è anche la ragione della sua debolezza in termini di sostanza e di prospettive.

    La battaglia in atto non è infatti politica, ma culturale, e non si vince tanto con la mobilitazione delle masse, quanto con la forza delle idee che si contrappongono all’avversario. È una battaglia tra due visioni del mondo, fondate entrambe su alcuni princìpi cardine. Se si ammette che esiste la verità assoluta e l’assoluto Bene, che è Dio, nessun cedimento è possibile. La difesa della verità deve essere condotta fino al martirio.

    La parola martire significa testimone della verità e oggi, accanto al martirio cruento dei cristiani, che si rinnova in tante parti del mondo, esiste un martirio incruento, ma non meno terribile, inflitto attraverso le armi mediatiche, giuridiche e psicologiche, con l’intento di ridicolizzare, far tacere, e se possibile imprigionare i difensori dell’ordine naturale e cristiano.

    Per questo attendiamo dal “Comitato in difesa dei nostri figli”, promotore del Family Day, che, continui a denunciare l’iniquità della legge Cirinnà anche se questa malauguratamente passasse, sia pure addolcita. La Manif pour tous francese, portò per la prima volta quasi un milione di persone in piazza il 13 gennaio 2013, qualche settimana prima della discussione in Parlamento della legge Taubira, ma continuò a manifestare, con vigore ancora maggiore, anche dopo l’approvazione del pseudo matrimonio omosessuale, innescando un movimento che ha aperto la strada a tanti altri in Europa. E proprio in questi giorni Christiane Taubira, da cui prende nome la scellerata legge francese, è uscita di scena, dando le dimissioni da Ministro della Giustizia.
    Ci aspettiamo dunque in Italia nuove manifestazioni, condotte con forza e determinazione, anche se il numero dei partecipanti dovesse essere minore, perché ciò che conta non è l’ampiezza del numero, ma la forza del messaggio:

    Non abbiamo usato l’espressione “Family Day” per connotare gli organizzatori di quell’evento, ma per attribuire identità a una piazza che va ben al di là di quella fisicamente riunita al Circo Massimo il 30 gennaio. Quest’Italia non è rassegnata, vuole lottare e ha bisogno di guide.
    Le guide devono essere veritiere, nelle intenzioni, nelle idee, nel linguaggio e nei comportamenti. E l’Italia del Family Day è pronta a denunciare le false guide, con la stessa forza con cui continuerà a combattere i veri nemici.

    Leggi Tutto » | Argomento: Politica | Categoria: Dalla_stampa
  • Chiesa: Gaystapo: Obbligato a studiare omosessualità

     Priorità per il Governo del Partito Democratico è l'imposizione al paese dell'omosessualismo: il “Portale Nazionale LGBT” è operativo e si propone di “promuovere una maggiore conoscenza della dimensione LGBT per contrastare ogni forma di discriminazione basata sull’orientamento sessuale e l’identità di genere” (leggere qui).
    Aumentano i casi di discrimazione e di violenza verso gli eterosessuali e la famiglia naturale, mentre le amministrazioni locali "rosse" (es. Bologna) finanziano addirittura film porno gay (leggere qui) nell'inquietante silenzio delle opposizioni.

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    La famiglie tentano la resistenza: sono ormai settimanali le denunce del Comitato Difendiamo i Nostri Figli e una petizione online: http://www.citizengo.org/it/35380-difendi-liberta-di-educare-i-tuoi-figli
    I partiti politici di opposizione al PD si facciano sentire.

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    Rivoluzione gay a scuola

    Obbligato a studiare omosessualità: la scelta del governo su tuo figlio

    di Simona Bertuzzi, Libero del 9 luglio 2016 (con modifiche "cattoliche")

     

    L’insidia è dietro l’angolo. E ha tutto il sapore della cattiva notizia camuffata da buona.
    Partiamo dalla cattiva (la buona non c'è): il ministero dell’Istruzione si appresta a varare delle linee guida che di fatto introdurranno nelle scuole la parità di genere e la lotta a ogni forma di violenza e all’omofobia.
    E però - questa è ancora più cattiva - il documento, così formulato, potrebbe essere il viatico, o l’inquietante pertugio, attraverso cui arriveranno sui banchi di scuola anche le famose teorie gender, quelle appoggiate da chi, con la scusa della parità uomo-donna, vuole annullare le differenze di sesso, fino ad affermare che anche il trans è normalità e genitore A e genitore B sono meglio di mamma e papà.
    Lo dice anche la bozza del Miur: «La differenza sessuale può essere vissuta in un ampio spettro di inclinazioni». Il che, capirete, non c’azzecca molto con i desiderata di milioni di famiglie preoccupate di dare un’educazione tradizionale ai loro figli. O con gli obiettivi di un ministero che dovrebbe tappare le falle della formazione scolastica e riprendersi i cervelli fuggiti all’estero, piuttosto che occuparsi delle questioni di letto dei giovani che andrà a formare.

    Nei fatti, e stando alle indicazioni ministeriali, i nostri ragazzi sentiranno parlare di parità di genere a ogni ora del giorno e della notte «perchè il principio deve investire l’intera progettazione didattica». Una full immersion fatta e finita «interconnessa a tutte le discipline».
    Non solo: la grammatica dovrà piegarsi alle nostalgie femministe della Boldrini e dunque declinare le professioni e pure gli umori. Avremo un papà astronauto e una mamma assessora come se piovesse, e provi qualcuno a dire il contrario.
    Che ci fosse lo zampino della Boldrini, d’altronde, dovevamo capirlo subito. Già nel 2013 la presidente della Camera chiedeva di introdurre la parità di genere nelle scuole ed è sua la recente idea di confezionare l’ora di educazione sentimentale (intesa come eliminazione di pregiudizi). Il che farebbe supporre un piano ben congeniato per arrivare dritti allo scopo. E allora è bene fissare qualche paletto o rischieremo di perderci anche noi tra le pieghe buoniste del testo convinti che basti un sigillo ministeriale ad essere garanzia di buona scuola.

    «SOGGETTI DEBOLI»
    Il Miur, nel suo sforzo di predicare la parità di genere, descrive il mondo occidentale come imperniato su una tradizione oscurantista di cui sinceramente, da generazioni, si è persa ogni traccia.
    Si parla di donne considerate storicamente «deboli, incapaci di pensiero astratto, dominate da una realtà corporea invadente ed emotive». In pratica delle mentecatte e inette, senza vita autonoma, figurarsi un pensiero razionale.
    Addirittura nel mondo occidentale immaginato dal Miur, le bambine sono ancora descritte come vittime di una mentalità per cui devono essere gentili e sensibili, amare le faccende sentimentali, e essere ossessionate dal fisico. Mentre ai maschietti sarebbero negate la sensibilità e la dolcezza, e imposti il calcio e la competizione. Costrette le femmine a fare le principesse, i maschi a giocare violento. E non importa se «esistono culture più violente come quelle in cui si operano sulle bimbe mutilazioni genitali, o non si può guidare la macchina e scegliere lo sposo». L’emergenza è in Italia.

    Mettano, dunque, i piedi per terra i soloni del ministero e si facciano un giro nelle nostre scuole e nelle nostre case. Abbiamo appena festeggiato la prima donna sindaco di Roma. Abbiamo donne nei cda e a capo dei progetti di ricerca. Quelle che fuggono all’estero non lo fanno perché i maschietti le maltrattano ma perché il sistema universitario e la ricerca fanno acqua e non incoraggiano i talenti. C’è l’esigenza di ridare chance a una generazione di studenti che, arrivati alla maturità, non sanno da che parte voltarsi e vanno a ingolfare le fila di chi non studia e non cerca più lavoro. Semplicemente si è fatta da parte.
    Di questo dovrebbe preoccuparsi il Miur. E quanto alle bambine condannate al ruolo passivo e svilente di principessine tonte, ho due figlie femmine, nate nella stessa famiglia e dalla stessa madre, ma una gioca con le macchinine l’altra con le bambole. Una sta con le femmine, l’altra vuole solo far giochi da maschi. Dunque, è la tradizione occidentale e oscurantista che ha infierito sull’una e salvato l’altra, o hanno caratteri diversi e si comportano in base alle loro inclinazioni? Sono di parte, ma propendo per la seconda.

    GENITORI A E B
    Nossignori, non è la parità di genere l’emergenza. [...] È però l’esigenza, insistita, urlata, oserei dire sclerotica di metterci tutti su uno stesso piano - uomini e donne -, di dire che la differenza sessuale è diseguaglianza e dunque sbagliata, che spaventa.
    Perché di questo passo arriveremo dritti al genitore a e genitore b.
    Perchè di questo passo lasceremo i nostri figli a scuola la mattina pensando, povere mamme illuse e buontempone, che imparino le tabelline e le poesie mentre invece vengono indottrinati su un certo Cenerentolo, vittima dei fratellastri cattivi, e su papà A che compra 8 mele mentre papà B ne prende solo 5.
    Questo preoccupa le povere menti di noi comuni mortali, e il fatto che il Miur si appoggi all’Unhar - organizzazione che per prima accredita le associazioni Lgbt come enti di formazione - non è un buon inizio.

    Diceva la circolare ministeriale del 2015 che la teorie gender non sarebbero finite nelle linee guida per le scuole, che le famiglie e il diritto all’educazione dei figli sarebbero stati salvaguardati.
    Dicevano, ma stanno già deragliando.

    Leggi Tutto » | Argomento: Politica | Categoria: Chiesa
  • Comunicati: Gaystapo: cresce la repressione della libertà

     Sempre più frequenti i casi di discriminazione verso chi difende la famiglia naturale. Gli ultimi casi:
     - oscurata la pagina FB del sindaco di Rovigo perchè contrario a presenziare alle unioni civili;
     - denunciato un insegnante del liceo Parini per aver detto di esser contrario alle unioni gay.
     - all'estero ci sono già casi di licenziamento e violenza con il pretesto dell'omofobia.
     I casi di resistenza dei sindaci di:
     - Trieste, dove «il "Gioco del rispetto" (bambini costretti a vestirsi da donna e viceversa) verrà tolto dalle scuole»
     - Teramo: «Rispetto la legge ma delegherò qualcuno ad applicarla, per i miei principi questi non sono matrimoni»

    UNA PRIMA RISPOSTA PUO' ESSERE QUELLA DI SEGNALARE TUTTI, COSTANTEMENTE, LE PAGINE CHE OFFENDONO LA COSCIENZA DEI CREDENTI da questo link: https://www.facebook.com/help/181495968648557/ DONIAMO TUTTI SESSANTA SECONDI PER LA NOSTRA LIBERTA'

     

    Gender: perché è un’ideologia intollerante e totalitaria ?

     

    Come tutte le teorie contro-natura, proprio per la sua caratteristica di essere qualcosa di innaturale e anormale che sfugge ad un’istintiva comprensione e assimilazione all’interno delle strutture sociali e culturali,  l’ideologia del gender utilizza un metodo aggressivo, volto a imporre la propria visione in maniera totalitaria.
    In tal senso, si è assistito, anche nel nostro paese, ad una preoccupante escalation di intolleranza nei confronti di coloro che continuano a rivendicare l’unicità e la bellezza della famiglia naturale.
    Si verifica quindi un curioso paradosso: l’ideologia relativista per eccellenza, che respinge l’esistenza di qualsivoglia valore assoluto e reclama il riconoscimento dei propri diritti in nome del principio di non-discriminazione, pretende di imporre i propri principi, questi sì insindacabili, senza discussione alcuna.

    Non si tratta solo di una astratta ideologia. Il movimento gender per raggiungere i suoi scopi distruttivi si serve di tutti i mezzi a sua disposizione e, potendo contare su un sistema mass mediatico compiacente, mette in campo una strategia tentacolare che si sviluppa su più livelli senza lasciare alcuno spazio al dibattito.
    Quello che è in corso è un attacco globale nei confronti dell’ordine sociale naturale da parte di una lobby che pretende imporre, dispoticamente, le proprie rivendicazioni, presentate come i nuovi diritti umani, all’interno delle legislazioni nazionali e dei programmi educativi scolastici.

    Un vero e proprio diktat etico globale che, pur non facendo ancora, ufficialmente, parte del diritto internazionale e non vincolando, dunque, giuridicamente i singoli Stati, grazie all’appoggio del mainstream dominante, esercita una pressione ed un’influenza ideologica decisiva sulle menti e i comportamenti delle attuali e future generazioni.

    Marguerite Peeters nota come la nuova etica si è imposta, in maniera indolore, attraverso una “rivoluzione silenziosa”, e, in pratica, essa

    «già governa le nazioni del mondo. Quale capo di stato, in effetti, ha proposto, elaborato, espresso un’alternativa ai nuovi paradigmi ?Quale organizzazione ha osato mettere in discussione i loro principi soggiacenti? Quale cultura ha opposto loro una resistenza efficace? Il punto è che tutti gli attori sociali e politici influenti, ovunque nel mondo, non solamente non hanno opposto resistenza, bensì hanno internalizzato e si sono appropriati dei nuovi paradigmi. L’allineamento è stato generalizzato».

    Tale processo si è svolto subdolamente, “sottotraccia”, a colpi di un martellante bombardamento mass-mediatico e pervasive campagne di sensibilizzazione delle coscienze.
    I condottieri, ahinoi, vittoriosi della rivoluzione sono i gruppi di pressione; sono loro, e non i governi nazionali o i cittadini,

    «la punta di lancia della rivoluzione, gli esperti che hanno forgiato il nuovo linguaggio con fini manipolatori, i pionieri della nuova cultura, i sensibilizzatori che hanno condotto la campagna, i costruttori di consenso, i facilitatori, i partners di base, gli ingeneri sociali, i campioni della nuova etica».

    Il diktat ideologico di una minoranza viene, prepotentemente, somministrato alle incolpevoli nuove generazioni. Sono loro, indottrinati fin dall’asilo al nuovo pensiero unico, le prime innocenti vittime di una rivoluzione, che ne compromette irrimediabilmente l’infanzia e l’adolescenza.

    Di fronte a tale violenza colpisce il colpevole silenzio della maggior parte di coloro che dovrebbero essere schierati in prima linea a difesa dei bambini a cominciare dalla categoria degli psicologi.
    Come ben osserva, a tale proposito, la sociologa tedesca Gabriel Kuby nel suo saggio Gender Revolution, mettere in discussione il fatto che i bambini abbiano bisogno di una figura paterna e di una figura materna,

    «rappresenta un attentato ai dati essenziali dell’esistenza umana ed un cinico rinnegamento delle conoscenze acquisite dalla psicologia. Del resto non c’è bisogno della psicologia per capire che un bambino ha bisogno di un padre e di una madre. In ogni caso è scandaloso il fatto che gli psicologi e la loro corporazione in generale, non si facciano sentire: il formulare terapie per curare i disturbi della personalità causati dal rapporto sbagliato con padre e madre dovrebbe essere il loro pane quotidiano. Così facendo, questa corporazione si piega alla political correctness». 

    (tratto da Gender Diktat. Origini e conseguenze di un’ideologia totalitaria – Rodolfo de Mattei, Solfanelli, Chieti 2014)

  • Chiesa: La Chiesa deve chiedere perdono ai gay?

     In vari casi la Chiesa (del postconcilio) si è dimostrata troppo tollerante nei confronti dell'omosessualità. Così facendo ha provocato dolore, morte, inferno alle anime.

     Omosessualismo in USA: “La chiesa deve chiedere perdono ai gay?”;
    una testimonianza scioccante di Joseph Sciambra, ex omosessuale


    “La chiesa deve chiedere perdono ai gay? ” di Joseph Sciambra
    fonte: http://josephsciambra.com/should-the-catholic-church-apologize-to-gays/

    Traduzione di Pietro Romano

    “Ai tempi in cui ero un ragazzino combattuto e impaurito che stava crescendo all’interno dei confini confusi della Chiesa Post Conciliare degli anni Settanta, necessitavo di qualcuno, chiunque, che mi insegnasse e mi affermasse che Gesù voleva da me di più che essermi amico: voleva essere il mio Salvatore, che Gesù voleva salvarmi da me stesso. Sentivo fin dalla tenera età che qualcosa di terribilmente sbagliato stava accadendo dentro di me.
    Ero terrorizzato e avevo bisogno di aiuto. Tuttavia, il Cristo che mi presentarono era meramente una figura storica: un tizio che ci stava dentro, ma che era morto e distante; era il Gesù-Hippy di “Godspell” (film del 1973, ndr) che indossava una maglietta di Superman, con la Bibbia, come un supereroe dei fumetti.
    Divenuto adolescente, mentre velocemente viravo verso l’omosessualità, poche persone lo notarono, ma non fecero nulla per aiutarmi. A scuola, una sorta di epidemico relativismo veniva celebrato come una regola di vita individuale: una regola fatta su misura per ogni essere umano sulla terra. Il “distaccato” Gesù della mia infanzia si interessava molto poco del mio tran tran quotidiano e delle mie inclinazioni (sessuali).

    Ero a un passo dall’accettare la mia omosessulità, quando un prete Cattolico mi disse che non dovevo preoccuparmi perchè, come tutti gli omosessuali, ero nato così. Mi rimandò sulla mia strada con una raccomandazione socialmente responsabile: fare sesso protetto.

    A strettissimo contatto con la devastazione portata dall’AIDS e presa coscienza che la mia realizzazione come omosessuale era peggio di quello che pensassi, l’unica presenza Cattolica nel quartiere di Castro a San Francisco era la Parrocchia del Santissimo Redentore (Most Holy Redeemer parish).
    Sebbene i sacerdoti che erano assegnati in quella parrocchia stessero con amorevolezza seppellendo tutti i corpi sprecati e senza vita dei nostri amici morti per la malattia, amici che erano in un’età in cui non si desidera per nulla di morire, costoro (i preti) CONFUSERO LA COMPASSIONE per i malati e i morti CON LA TOTALE RINUNCIA DI QUALSIASI SEGNALE DI INSEGNAMENTO CATTOLICO SULL’OMOSESSUALITA’. Volevano esserci amici, ma non Padri.

    Fu durante uno di quei momenti, dopo aver perso un altro amico e dopo essermi svegliato nel primo pomeriggio per rendermi conto che avevo riempito la tazza del water con altro sangue, che decisi di abbandonare le pratiche omosessuali; ma un prete a cui mi ero rivolto cercò di minimizzare le mie preoccupazioni e spingermi verso la fede del “gene gay” assicurandomi che ero nel posto a cui appartenevo e che essere gay era quello che mi apparteneva. E così rimasi nelle mie abitudini.

    Anni dopo, il sangue usciva copiosamente sul pavimento del mio bagno e non potei più negare che la mia testarda alleanza al sogno gay si stava trasformando in un incubo senza ritorno dal quale non mi sarei mai svegliato.
    Per qualche ragione, che non afferro, mi rivolsi di nuovo alla religione della mia infanzia. Pregai perché le cose cambiassero, perché in quel momento nessuno avrebbe potuto convincermi che ci fossero ragioni per le quali io dovessi voler rimanere nelle condizione di essere omosessuale; ma, necessitavo di aiuto. Solo poco cambiò. Andai nuovamente all’uscio della Chiesa Cattolica, un uomo fratturato e sanguinante e, sì, mi fu detto nuovamente che ero gay.

    Nonostante ciò, in qualche modo fui perseverante e il Signore Gesù Cristo mi consegnò nelle mani di tre sacerdoti. Per la maggior parte del tempo, questi tre sacerdoti furono molto difficili da trovare. Infatti erano principalmente dei preti semi-licenziati e anche perseguitati o parzialmente rifiutati dalle loro diocesi o congreghe o ordini religiosi. Ma io avevo sentito che avevano il cuore buono, retto e senza timori. E furono Padri di un uomo perso, solo, che in fondo era ancora un ragazzino.

    Avanti negli anni, sono ritornato a pensare ai vari amici che avevo e che poi ho perso: il serio e sempre alla ricerca ex-cattolico che ammetteva la caducità delle ondate radicali dello stile di vita gay, ma rimase nella sua condizione di omosessuale perché continuava a leggere “La Chiesa e l’omosessualità” di Padre J. McNeill; l’inspiegabile cattolico gay della domenica che rimase gay-convinto e alla ricerca dell’uomo giusto all’interno della sua chiesa a favore degli LGBT all’interno di gruppi della diocesi di Oakland; oppure il prudente e conservatore tizio del Midwest che ascoltava i consigli dal “pastore” della parrocchia locale di San Francisco e poi si è messo insieme con un uomo. Oggi, sono tutti morti.

    La Chiesa deve chiedere scusa ai gay?
    A questi uomini, che persero la loro vita in quanto ingannati e disorientati da preti in conflitto con se stessi, la Chiesa dovrebbe chiedere scusa. Ma a cosa servirebbe ora?

    In aggiunta, la Chiesa dovrebbe chiedere perdono per aver tollerato troppo a lungo Padre John J. McNeill (Prete gesuita che fondò poi la Queer Teology, ndr), il quale disse: “L’orientamento omosessuale non ha niente a che fare con il peccato, con il disturbo, con il fallimento; invece è un dono di Dio che va accettato, vissuto in pieno e con gratitudine … Gli essere umani non scelgono il loro orientamento sessuale; lo scoprono come un qualcosa che viene loro donato”.
    E anche Suor Jeannine Gramick, l’apostata Suora, a cui fu proibito dalla Chiesa di prestare servizio pubblico agli omosessuali, dopo quasi 20 anni di indagine si spostò da un ordine religioso ad un altro (la sua attuale casa – The Sisters of Loretto, è nell’ombra di un’investigazione Vaticana dal 2008 che è ancora in atto); nel frattempo continua a fare convegni e incontrare spesso prelati americani con i quali disquisisce i suoi punti di vista.
    Infine, la Chiesa dovrebbe chiedere scusa per preti come Don James Martin S.J. che continua a sottolineare che “gli omosessuali sono nati così”.
    ……….
    [vengono fatti altri esempi, ndr]
    ……………..

    L’idea dell’omosessualità come un qualcosa di “donato” (da chi?) e non “scelto” è direttamente ricavata dalle parole di Padre McNeill; come può un uomo di Chiesa partorire tali parole dalla sua filosofia: “In fondo se una persona è capace di atti solitari come la masturbazione, allora quell’atto masturbatorio, intrapreso con gratitudine verso Dio per il dono del piacere sessuale ricevuto, è sessualità buona. Ancora meglio risulta essere il sesso quando due uomini feriti interiormente si incontrano per condividere un piacere sessuale” ?!

    Questi uomini, come gli sfortunati preti che cercarono di darmi consigli, volevano mantenere uomini e donne “gay” come tali. Attraverso la loro pastorale hanno avallato l’omosessualità in tutte le persone che sentivano attrazione per persone dello stesso sesso: l’hanno fatto con me, l’hanno fatto a un numero incalcolabile di altre persone.
    E, ripetendoci continuamente che eravamo “gay”, dove pensavano che potessimo finire?

    E se questi sono solo alcuni personaggi messi in rilievo all’interno della tetra Chiesa pro-gay che opera all’interno della Chiesa Cattolica, ci sono molti altri ministri e programmi pastorali, operanti e attivi all’interno delle maggiori diocesi degli USA, che appoggiano apertamente l’omosessualità come uno stile di vita autentico e percorribile.

    Recentemente, durante un mio intervento alla comunità “gay” di San Francisco, ho parlato con un giovane gay-cattolico a proposito della mia vita dopo aver lasciato l’omosessualità; abbiamo discusso sul perché ho lasciato le pratiche omosessuali e della mia gioia nell’aver abbracciato la castità. Ha risposto seccamente: “eh no! Ma questo non è quello che ci dicono al Santissimo Redentore!”

    In conclusione, caro Papa Francesco: chiedere scusa per la dannosa catechesi, per i dannosi programmi pastorali, per i preti negativi, e per i Vescovi Apatici che non fanno nulla per correggerli.

    Così come per tutti coloro che se ne sono andati, troppo giovani, perché nessuno si è mai preoccupato di dire loro la Verità.

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