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  • Chiesa: Vescovi coraggiosi: Trieste

    In una segnalazione pubblicata su Il Piccolo, Marina Del Fabbro, presidente dell’associazione cattolica insegnanti medi parla a sproposito dei cosiddetti “principi non negoziabili”. Diamo il nostro contributo per rimettere le idee a posto.

     

    Senza principi non negoziabili non si va da nessuna parte.
    Una discussione con Marina Del Fabbro

     

    Ho letto su Il Piccolo del 22 giugno a pag. 36  la segnalazione di Marina del Fabbro, presidente dell’associazione cattolica degli insegnanti medi di Trieste, dal titolo “Con i principi non negoziabili non andiamo da nessuna parte”.
    Poiché, invece, la linea di Vita Nuova è di consenso e appoggio alla dottrina dei principi non negoziabili, tema su cui siamo intervenuti molte volte, mi permetto qualche osservazione.

    Leggendo la segnalazione della Professoressa Del Fabbro, mi sono subito chiesto se essa abbia letto due importanti libri scritto dall’Arcivescovo Giampaolo Crepaldi. Mi riferisco a “Il Cattolico in politica”, che contiene un capitolo dedicato proprio ai principi non negoziabili, e “A compromesso alcuno. Fede e dottrina dei principi non negoziabili”.
    Non credo che li abbia letti, perché in essi avrebbe trovate ampie risposte ai problemi che ella pone e una trattazione approfondita e articolata che avrebbe resa inutile la pubblicazione della suddetta segnalazione.

    La tesi della professoressa è che “tutti hanno i loro valori non negoziabili” e che proprio per questo c’è la politica, per dialogare e arrivare ad un compromesso.
    Quindi, c’è una pluralità di valori non negoziabili – quelli dei cattolici e quelli degli altri – e proprio questo rende interessante e utile la politica. Viceversa c’è invece solo lo scontro.

    La tesi suddetta è inaccettabile, per una serie di motivi, tutti molto gravi.

    La presenza nella società di diversi valori non negoziabili per le coscienze dei loro portatori non rende automaticamente tutti quei valori oggettivamente non negoziabili.
    La professoressa intende i valori solo dal punto di vista soggettivo. Il valore, però, indica qualcosa di apprezzabile oggettivamente, non prodotto della volontà e dalla coscienza ma guida della volontà e della coscienza.
    Noi non difendiamo i nostri valori perché sono nostri, ma perché sono veri. Non perché ci piacciono ma perché noi vogliamo piacere ad essi.
    Insomma nel ragionamento della Professoressa Del Fabbro manca il fondamento dei valori che è la legge morale naturale (per il laico) e l’ordine del creato (per il credente). I valori di questo ordine non sono desideri o aspirazioni o diritti soggettivi, sono espressione della realtà delle cose.

    Se i valori fossero quello che la professoressa suppone, allora la politica sarebbe completamente abbandonata al relativismo, ad un dialogo tra uguali nel quale tutti i valori in campo hanno la stessa dignità.
    Ma una tale concezione della politica è terrificante.
    Ci sono infatti valori sedicenti tali che sono in realtà disvalori. E dovrebbe essere la politica a decidere quale è un vero valore e quale no? Cosa sacrificare nell’uno o nell’altro caso?
    Una simile politica sarebbe onnipotente e, cosa veramente paurosa, sulla base di nessun fondamento se non il dialogo e la discussione. Una politica totalitaria senza motivi per esserlo.

    Vuole la professoressa chiamare ugualmente valore aiutare una donna ad abortire o aiutarla ad accogliere la vita?
    Vuole chiamare ugualmente valore mettere un bambino fatto nascere da una madre surrogata nelle mani di due persone dello stesso sesso e invece concepirlo tra mamma e papà che poi lo allevano dentro una coppia naturalmente eterosessuale?
    Vogliamo delegare tutto questo al dialogo e alla discussione politica?
    Vogliamo affidare alla discussione politica di stabilire cos’è vita e cos’è morte?
    Cos’è uomo e cosa no?
    Per avere senso la politica deve avere dei limiti, come ogni altra cosa del resto.  

    C’è poi un altro punto molto preoccupante.
    La professoressa parla dei valori “dei cattolici”, sostenendo che ci sono anche i valori “degli altri”.
    Ma i valori dei cattolici hanno una pretesa, ossia quella di non essere “dei cattolici” ma di tutti, ossia di essere veri.
    Veri perché esprimono l’ordine delle cose, la legge morale naturale.
    Condivisibili quindi da tutti.
    Qui si si apre il dialogo, perché c’è una base per farlo. La base consiste in qualcosa di oggettivo che diventa termine di confronto nel dialogo, affinché esso non si avviti a vuoto su se stesso. Il dialogo ha senso se c’è una istanza che dà ragione all’uno o all’altro dei dialoganti: questa istanza è la ragione stessa capace di conoscere l’ordine naturale delle cose.
    Ma è proprio quello che la professoressa nega accettando come aventi pubblica dignità tutti i cosiddetti valori, e quindi il dialogo diventa impossibile. In altri termini: è proprio sostenendo l’esistenza di principi non negoziabili che è possibile il dialogo politico, altrimenti c’è posto solo per la logica degli interessi. Questo è noto già da molto tempo, almeno dalla polemica di Socrate contro i Sofisti nel V secolo avanti Cristo.

    Ci possono essere valori in conflitto tra loro tra i quali bisogna mediare?
    Certamente.
    Tra lavorare per guadagnare il sostegno della famiglia e conservare la salute bisogna arrivare ad un compromesso. Tra stare in ufficio o far giocare il figlio nella sua cameretta – ambedue valori – si deve trovare una conciliazione.
    Però ciò è possibile quando i valori sono positivi, cioè espressi in una formula morale indicano un bene.
    Non è mai possibile quando indicano un male.
    Non ci può essere mediazione tra il bene e il male. Uccidere è sempre male.

    Non si può, con la scusa del compromesso e del dialogo, trattare per la riduzione del numero delle settimane oltre le quali si può interrompere una gravidanza.
    La professoressa Del Fabbro non fa nessuna distinzione tra precetti morali positivi (che indicano un bene da fare) e negativi (che indicano un male da evitare) che è uno degli elementi fondamentali di ragione e di rivelazione della morale.
    I primi sono di vario genere e si può discutere per trovare la giusta misura.
    Ma con i secondi no: essi sono sempre un male e davanti ad essi la politica si deve fermare.

    Sfortunato il popolo la cui politica non ha limiti da non oltrepassare.

    da: Vita Nuova, periodico della Diocesi

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  • Chiesa: Vescovi fifoni: Cagliari

    La Chiesa che si condanna alla peggiore mondanizzazione

    by Corrado Gnerre · 24 giugno 2016

     

    Ho ascoltato la breve, ma incisiva, omelia di don Pusceddu (vedasi: https://www.youtube.com/watch?v=_IdVKz0I-20 ).
    Omelia ormai diventata famosa perché, “sbattuta” sui media, ha provocato una tale reazione che si parla ormai di oltre 30.000 firme rivolte a papa Francesco affinché si prendano provvedimenti contro il sacerdote.

    Ebbene, l’omelia (come potete aver modo di ascoltare), non ha nulla di scandaloso, è condivisibile, e soprattutto risponde pienamente a quello che deve essere il dovere di ogni cattolico, in particolar modo di ogni sacerdote e pastore: predicare la Verità e difendere il gregge da lupi che vorrebbero diffondere gli errori più nefasti.

    Intanto il vescovo di Cagliari, monsignor Miglio, è intervenuto, ma non per difendere il sacerdote come era suo dovere, bensì per imporgli il silenzio.

    Un atto del genere non solo è un tradimento alla Verità, ma è un ulteriore segno di una pericolosissima deriva, che sembra ormai inarrestabile nella Chiesa contemporanea. Mi riferisco alla deriva di una completa “mondanizzazione”.

    Sono tempi, questi, in cui sentiamo “belle parole” contro la ricchezza, contro le tentazioni di potere che minaccerebbero tanti ambienti ecclesiali…
    Eppure, mai come in questi tempi, la Chiesa, dai vertici fino al basso, sta patendo la peggiore mondanizzazione che possa esistere.

    La mondanizzazione più pericolosa, infatti, non è farsi condurre da un’auto di lusso né tantomeno soggiornare tra arazzi e dipinti rinascimentali, bensì “acconciarsi” alla mentalità del mondo, aver paura del suo giudizio e ridursi al silenzio.
    Ubbidire al mondo, piuttosto che lavorare per la sua salvezza.

    Ma è mai possibile che non si riesce a capire che con questo atto monsignor Grillo non costringe al silenzio un suo sacerdote ma se se stesso?

    Scrivo queste cose nella festa di san Giovanni Battista e mi chiedo: cosa farebbe monsignor Miglio se avesse tra i suoi il Battista, ridurrebbe anch’egli al silenzio?

    San Giovanni Battista la cui predicazione era troppo “escludente”.
    San Giovanni Battista che non sapeva giudicare tenendo presente i casi particolari.
    San Giovanni Battista che pretendeva ammonire l’errante e rammentargli il triste destino della dannazione eterna.
    San Giovanni Battista espressione di un cristianesimo troppo “ideologico”, “rigoroso”, poco “misericordioso” e “integrista”.

    Ma dove stiamo andando?

    Che il Signore e Maria Santissima ci rendano quanto prima la grazia di far sì che nella loro Chiesa possa risplendere pienamente – e senza vergogna alcuna! – la Verità nella sua bellezza e integrità.

     

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  • Chiesa: G. Barra: una nuova strada...

      Soli?

    Il Timone - N° 154 - giugno 2016


     

    Egregio Gianpaolo Barra,
    [...] mi scusi se le porgo una domanda che forse le creerà qualche imbarazzo. Ma è una domanda che faccio a me da tanto tempo e finora non ho trovato risposta: non le sembra che in questi tempi noi cattolici che crediamo ancora all'urgenza di difendere i "principi non negoziabilI" siamo stati abbandonati dai nostri pastori? Mi trema la mano, dico la verità, mentre scrivo: a me sembra, a partire da Papa Francesco e passando per tanti vescovi e tanti preti, che i nostri pastori ci abiano abbandonato in questa battaglia. [...]. Scusi lo sfogo, ma tenere dentro queste cose mi fa male e se lei mi aiutasse a capire mi farà un gran piacere. Con immensa stima.
    G.B. - e.mail


     

    Caro amico,

    ho tagliato l'elenco lunghissimo di esempi che lei porta a sostegno della sua impressione. Sono così tanti e ben dettagliati (contando le battute, si potrebbe quasi riempire un mezzo dossier del Timone) da rendere comprensibile l'eventuale passaggio dalla semplice impressione alla fondata certezza.

    Che il Santo Padre Francesco e molti vescovi ci stiano indicando una nuova strada, nella quale la prorità di promuovere e difendere i cosiddetti "principi non negoziabili" non occupa più il primo posto, mi sembra un dato di fatto innegabile.

    E che gran parte dei nostri pastori – duole dirlo – abbiano letteralmente abbandonato al proprio destino quei cattolici la cui vocazione è testimoniare Cristo anche contrastando quella rivoluzione antropologica che, distruggendo vita, famiglia e libertà di educazione, è un segno visibile dell'odio preternaturale a Dio e alla sua creazione, chi può negarlo?
    Non basta, forse, l'esempio del “Family day” di gennaio scorso e della “Marcia per la vita” dello scorso maggio, completamente – o quasi – abbandonate a sé stesse?

    Per quanto mi riguarda, allontano da me – a prezzo di qualche fatica, lo confesso – la tentazione di ergermi a giudice di chicchessia dei nostri Pastori. A loro, non a me, lo Spirito Santo ha affidato il compito di guidarci. Di questo risponderanno nel giorno del giudizio.

    La constatazione di quello che lei, caro amico, giudica una sorta di abbandono non ci faccia però perdere né l'amore per il Successore di Pietro e i vescovi in comunione con lui, né – ci sia ben chiaro almeno questo – l'impegno a non deflettere di un solo millimetro dalle verità della fede che il Magistero perenne della Chiesa, fondato su sacra Scrittura e sacra Tradizione, ci ha insegnato, comandandoci di metterl e in pratica, e che sono tutte ben delineate nel Catechismo della Chiesa cattolica.

    Da qui non ci muoviamo, venisse pure un angelo dal cielo a dirci che adesso è tutto cambiato.

    Gianpaolo Barra
    Fondatore de: Il Timone, rivista di apologetica

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  • Chiesa: Vescovi coraggiosi: ''non è immigrazione ma invasione''

      L'arcivescovo ungherese:
    "L'immigrazione porta all'islamizzazione dell'Europa"

    In occasione di una conferenza ha spiegato che l'Islam ha come chiaro obiettivo quello di esportare i propri valori.
    E che in questo momento i flussi stanno fungendo da vettore per questo loro fine

    di Robert Favazzoli

     

    L'immigrazione è un veicolo che rischia di portare all'islamizzazione dell'Europa. A dirlo è Gyula Márfi, arcivescovo di Veszprém, una delle principali autorità ecclesiastiche dell'Ungehria.
    In occasione di una conferenza dal titolo 'Problemi demografici nel Mediterraneo nel 19° e 20° secolo' non ha usato mezzi termini.

    Penso che la migrazione prevalentemente non abbia cause, ma scopi specifici" ha detto.
    "Chi parla solo di cause mente o si sbaglia. La sovrappopolazione, la povertà o la guerra hanno solo un ruolo di secondo o di terzo grado nella migrazione.

    Presso le famiglie musulmane nascono 8-10 bambini prevalentemente non per amore ma perché loro si ritengono esseri superiori e il Jihad impone loro di conquistare in qualche modo tutto il mondo” ha poi continuato.

    Nella Shari’ah possiamo leggere che il mondo è costituito dal Dar al-Islam e dal Dar al-Harb, cioè territorio di guerra che in qualche modo va occupato. Questo è scritto, i musulmani devono solo impararlo a memoria. Discuterne è vietato, loro eseguono solo ciò che devono fare".

    Secondo l'arcivescovo l'attualo obiettivo degli islamici sarebbe quello di consuistare l'Europa, che non è pronta a rispondere all'attacco. “Momentaneamente lo scopo è quello di occupare l’Europa, dove momentaneamente tutti credono ciò che vogliono, ma generalmente nessuno crede niente. Questo è un terreno ideale da conquistare per l’islam”.

    L'arcivescovo ha poi aggiunto che nessun continente può sopravvivere a lungo senza un’ideologia forte e che bisognerebbe accorgersene e prendere seriamente in considerazione il fatto che la migrazione ha come scopo finale l’islamizzazione dell’Europa.

    Bianka Speidl, un’esperta di islam, recentemente ha riferito che ad una conferenza tenuta sull’islam a Londra un professore musulmano americano ha chiesto scusa per gli atti terroristici con cui mettono in cattiva luce l’islam. Gli universitari musulmani presenti in grande numero gli hanno fischiato come risposta. Bisogna meditarci e considerarlo”.

    Se l’Europa diventa Dar al-Islam, allora essa cesserà di esistere. Questo lo dobbiamo considerare, come accettare l'idea che ciò porterebbe alla fine della libertà e dell’uguaglianza”.

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  • In primo piano: eBook gratis: Vita di Maria

    Il Padre Gabriele Roschini OSM è stato il più grande e il miglior mariologo del XX secolo: scrisse ca. 900 opere (la principale: "Il capolavoro di Dio") ed è da alcuni considerato il "supporto teologico" all'ultima definizione dogmatica relativa all'Assunzione del B. V. Maria.

    L'eBook
    "La vita di Maria"

    che da oggi è scaricabile gratuitamente
    cliccando su: http://www.totustuus.it/modules.php?name=Downloads
    è sia un'opera spirituale che scientifica poichè, mentre confuta i numerosi errori biblici e teologici sparsi dai nemici della Vergine Santa, ne fa splendere la sua santità.

     

    Con l'occasione, vi ricordiamo il link dal quale è possibile scaricare un file Excel con l'elenco degli oltre 300 eBook scaricabili gratuitamente: http://www.totustuus.it/libri-gratis_ridotto.zip

    _____

    Infine, un riassunto delle notizie segnalate negli ultimi 30 giorni:

    1. Esempi da seguire:
    Comunione ai divorziati: il cardinale Burke difende il Papa
    card. Robert Sarah: in prima linea
    Il caso: un "quasi vescovo", abbandonato da tutti ma rimasto fedele a Maria
    Card. Caffarra: Il Magistero incerto si interpreta in continuità col precedente
    Cardinali coraggiosi: il leone Cañizares

    2. Nemici della Chiesa
    Marco Pannella: un nemico della Cristianità
    Pannella: campione dell'odio contro la famiglia e la vita
    ISLAM: violenze nei centri d’accoglienza
    Chi odia San Giovanni Paolo II?

    3. Politica e Dottrina Sociale
    Dopo la Cirinnà. Che fare?
    Popolo della Famiglia: tutto già finito... ?
    Matrimoni omosessuali: reazione cattolica ingarbugliata
    Cattolici e disastro elettorale

    4. Autodemolizione
    Diaconesse: scivolone di una direttrice dell'Osservatore Romano
    Comunione e Liberazione. Perchè è scomparsa?
    Il disastro della catechesi parrocchiale
    Azione cattolica: cattolici che non disturbano
    Spagna come Italia: emorragia di religiosi
    La TV dei Vescovi o gay.tv?
    Diocesi Cuneo. Sindrome giovanilistica clericale?
    La TV dei Vescovi o gay.tv?
    Chiesa di Bologna: in marcia verso la povertà!

    5. Magistero
    Card. Burke: la Amoris laetitae non è Magistero
    Rémi Brague: il paragone papale tra Corano e Vangelo
    Amoris laetitiae: la confusione aumenta
    Amoris laetitiae: Mons. Livi parla
    Povera e invidiosa? Egualitaria e avida?
    Convivenze-matrimoni: confusione-disorientamento?

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  • Comunicati: CDNF: Stepchild-adoption

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  • Chiesa: Se la Chiesa si fa del male. Da sola.

     Ci sono episodi che fanno pensare che la Chiesa, o almeno qualcuno in essa, soffra di pulsioni autolesionistiche. Combinate però a impulsi di potere centralizzante.

    di Marco Tosatti per La Stampa 

    E’ di questi giorni la notizia che la Chiesa di Bruxelles, guidata dal neo arcivescovo Jozef De Kesel, creatura di quel card. Danneels gran consigliere del Pontefice, e coinvolto pesantemente in casi di protezione di abusi su minori, ha deciso di non dare più ospitalità alla Fraternità dei Santi Apostoli.
    La Fraternità, operante da tre anni, era stata creata il 7 aprile del 2013 da monsignor André-Joseph Léonard, e in tre anni ha attirato 27 membri, sei sacerdoti e 21 seminaristi.  

    Tutto questo in un Belgio, e in un’Europa, in cui il cristianesimo, per non parlare delle vocazioni, stanno scomparendo.  

    La Fraternità è nata avendo come modello una sacerdote francese, padre Michel-Marie Zanotti-Sorkine, della cui vita avventurosa potete leggere qui.
    Alla Fraternità sono state affidate due parrocchie, e il nuovo arcivescovo riconosce che funzionano: del nuovo arcivescovo: “La Fraternità riesce a sensibilizzare i giovani alla bellezza della vocazione e al ministero del sacerdozio diocesano”.
    La Fraternità punta molto sulla vita comunitaria e “bisogna sottolineare quanto questa opzione fondamentale sia preziosa per la vita di un prete”. 

    Ma il nuovo arcivescovo, forse in opposizione all’opera del suo predecessore, ha deciso che la Fraternità dovrà abbandonare la diocesi e il Paese, perché molti suoi sacerdoti sono francesi. Per i dettagli leggete la storia completa su Tempi .    

    Ma sembra quasi che le troppe, tante vocazioni diano fastidio.  

    Non si può non pensare al caso dei Francescani dell’Immacolata, fiorentissimo, che – secondo alcuni – si vorrebbero distruggere nella loro identità, per convogliarli in ordini storici in sofferenza di vocazioni.
    Una congregazione commissariata senza motivazioni chiare, e bersagliata (soprattutto il suo fondatore) da una campagna mediatica di denigrazione e accuse non provate, forse manovrate da qualcuno all’interno della congregazione stessa.  

    Così come era pieno di seminaristi e vocazioni il seminario della diocesi di Ciudad del Este, al confine con l’Argentina, il cui vescovo, Rogelio Ricardo Livieres Plano, fu dimesso, senza chiare motivazioni, e senza aver potuto parlare con il Papa, e morì un anno più tardi, nell’agosto del 2015.  

    Ed era ricca di seminaristi – a differenza del resto della Spagna – la diocesi di Saragozza, il cui vescovo, Manuel Ureña Pastor, era appunto accusato di essere troppo largo nell’accogliere vocazioni. “Ma se uno bussa alla mia porta, e non c’è motivo per mandarlo via, perché non devo accoglierlo?” diceva.
    Il suo vero problema, a quel che pare, era di non essere “allineato” con i vescovi progressisti, che indicano al Pontefice scelte e strategie in Spagna.  

    Decisioni che, se accompagnate da documenti come quello della Congregazione per i Religiosi sui nuovi istituti diocesani e il potere dei vescovi , fanno pensare a un desiderio oscuro di tarpare le ali allo Spirito.  

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  • Chiesa: Cardinali coraggiosi: il leone Cañizares

     All'offesa contro la religione, i cattolici rispondono in forze, con la preghiera. Il card. Cañizares, recentemente attaccato, spiega che è suo compito dire la verità, anche se “politicamente scorretta”. 

    Valencia. Dopo i manifesti blasfemi, migliaia di cattolici in piazza per la Vergine

    19 giugno 2016 - Federico Cenci per https://it.zenit.org/

     

    La Chiesa militante è ancora viva. Lo hanno dimostrato non con sterili profluvi di parole, ma con una testimonianza visibile e massiccia, scandita dalla preghiera, i migliaia di cattolici scesi in strada a Valencia, giovedì scorso, ad onorare Maria Santissima.

    Si sono riuniti nel tardo pomeriggio in Piazza della Vergine, rispondendo così alla convocazione del loro Arcivescovo, il card. Antonio Cañizares Llovera, di un atto di riparazione nel quale si è pregato il Santo Rosario, seguito da una Messa celebrata nella Cattedrale della città.

    Il porporato ha deciso di mobilitare in questo raduno spirituale i fedeli della diocesi dopo che, nei giorni scorsi, sui muri della città spagnola erano apparsi dei manifesti blasfemi, che ritraevano un bacio tra la Virgen de los Desamparados e la Virgen de Montserrat (due Madonne particolarmente venerate a Valencia e in Catalogna) con la frase “Contro la sacra oppressione. Ama come ti pare”.

    La sacrilega rappresentazione era stata affissa per pubblicizzare un “gay pride” nella città. Anche la Conferenza episcopale spagnola era intervenuta con una nota, nella quale si evidenzia che un simile manifesto “va ad alimentare una spirale che attenta contro il libero esercizio della libertà religiosa, così come la libera predicazione del Vangelo in una società pluralista”.

    Spirale che aveva conosciuto appena qualche giorno prima un’altra tappa. Il card. Cañizares aveva osato criticare una legge in discussione nel Parlamento della Comunidad Valenciana, la quale, se approvata, obbligherebbe le scuole statali a svolgere corsi di educazione sessuale a bambini anche piccoli, prevedendo persino il cambio di sesso nei confronti dei minori, mediante percorsi farmacologici e chirurgici, anche senza il permesso dei genitori.

    Contro Cañizares si era scatenato un fuoco di fila mediatico, come ha riportato ZENIT. La procura di Valencia ha aperto un fascicolo a seguito della denuncia presentata da alcuni gruppi lgbt nei suoi confronti, le toghe hanno confermato di aver avviato l’esame e che entro sei mesi decideranno se procedere o archiviare il caso. L’Arcivescovo di Valencia rischia una pena fino a tre anni, tale è la massima punizione prevista dalla legge per il reato di “incitamento all’odio”.

    Malgrado la dura accusa ricevuta, il card. Cañizares giovedì scorso è apparso sereno, intento a rispondere con la preghiera a chi predica ostilità avvelenando il clima sociale e offendendo la sensibilità religiosa.

    Egli ha precisato che questo atto di riparazione è offerto “per l’unità e la convivenza”, pertanto non va confuso con un “gesto politico o di protesta”. I fedeli – ha proseguito – si recano a pregare senza brandire alcun vessillo e senza ostentare sigle, ma “semplicemente mantenendo il senso religioso che questo atto richiama”.

    L’Arcivescovo di Valencia ha chiesto di pregare per le vittime di Orlando, così come per tutte le vittime di violenze e terrorismo. Inoltre “per tutti coloro che sono perseguitati o maltrattati a motivo della loro fede, per la cessazione di ogni violenza contro la persona umana e la sua dignità”.

    Ha sottolineato poi che rendere omaggio alla Virgen de los Desamparados – la cui statua è stata portata in processione – è un gesto in favore di tutti, nessuno escluso, perché questa Madonna “è parte della nostra identità culturale”, anche se taluni vorrebbero cancellarla a colpi di ideologia.

    Non è mancato, nella sua omelia, un riferimento proprio all’ideologia gender. Ha ribadito che si tratta della “peggiore di tutte le ideologie della storia”, perché ha la pretesa di eliminare il concetto di “creazione” a beneficio di un’autodeterminazione dell’uomo nei confronti della propria natura.

    Ha rilevato che, se avesse timore ad esprimersi così, lui sarebbe “un cattivo vescovo”. Per questo continuerà ad insegnare la verità, “anche se alcuni non lo tollerano”, alludendo a “gruppi politici o poteri economici”. Con riferimento alla legge la cui critica gli è costata la gogna pubblica, il cardinale ha invitato i cattolici a fare obiezione di coscienza.

    “Devo andare controcorrente anche se questo è politicamente scorretto, come ha fatto Gesù”, ha soggiunto, ricevendo gli applausi scroscianti dei fedeli accalcati nella Cattedrale.  Al termine della celebrazione, l’Arcivescovo Cañizares ha impiegato molto tempo per uscire, giacché in tanti lo hanno avvicinato per manifestargli il loro sostegno e la filiale obbedienza. A concelebrare insieme a lui, come riferisce l’agenzia spagnola AciPrensa, c’erano quasi cento sacerdoti, tra i quali alcuni vescovi.

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  • Chiesa: Convivenze-matrimoni: confusione-disorientamento?

     Lo scorso 16 giugno Papa Francesco ha utilizzato due espressioni che, da una prima lettura e avulse dal contesto del discorso, potrebbero sembrare contraddittorie. Infatti, se da un lato ha sostenuto che alcune coppie conviventi sarebbero un "matrimonio vero", dall'altro lato, ha detto che una convivenza senza il sacramento del matrimonio "è una sfida, chiede lavoro".

    Peraltro, gli organi di informazione sono solleciti a diffondere questo genere di esternazioni o contraddizioni, che potrebbero non tanto informare quanto disorientare il Popolo di Dio.
    Di fronte a questo genere di informazioni per un cattolico è necessario conservare immutata la fede e la fedeltà ai Romani Pontefici.

    A questo fine, proponiamo un elenco di equivoci e relative chiarificazioni redatto dal vaticanista Sandro Magister: sarà utile per comprendere che non tutto quanto dice un Pontefice è Magistero. Ci aiuterà anche a tornare a fare costante riferimento al Catechismo della Chiesa Cattolica che contiene riassunte tutte le verità della fede cattolica.
    Infine, per capire cosa sia Magistero e cosa, invece, opinione personale, rimandiamo all'insuperato studio "Dall'opinione al dogma", scaricabile gratuitamente da www.totustuus.it.

    __________

    Equivoci, gaffe, vuoti di memoria, leggende metropolitane. Un elenco degli errori nei discorsi di Francesco. Il più disastroso in Paraguay
    di Sandro Magister


    1. [Preti pedofili] "Come aveva detto Benedetto XVI, la tolleranza deve essere zero": così papa Francesco nella sua intervista a "La Croix" del 16 maggio scorso, a proposito degli abusi sessuali sui minori.
    Ma se si ripercorrono tutti gli scritti e i discorsi di papa Joseph Ratzinger, la formula "tolleranza zero" proprio non la si trova. Mai. E nemmeno qualche formula equivalente.
    Eppure essa ritorna nelle cronache vaticane come un mantra, l'ultima volta pochi giorni fa, il 4 giugno, in occasione dell'uscita del motu proprio per la rimozione dei vescovi colpevoli di "negligenza" nel trattare i casi di abuso.
    Ma mentre Francesco l'ha fatta propria più volte, ad esempio nella conferenza stampa del volo di ritorno dalla Terra Santa, attribuirla – come ha fatto – anche a Benedetto XVI non corrisponde a verità.
    Ed è l'ultima delle non poche inesattezze che costellano l'eloquio pubblico dell'attuale papa.
    *
    2. [Non conflitto ma opportunità] La penultima inesattezza è del 24 aprile, durante la visita che papa Francesco improvvisò a Villa Borghese, nel centro di Roma, ai focolarini riuniti in una manifestazione in difesa della natura.
    Disse il papa, nel suo discorso improvvisato: "Una volta qualcuno mi ha detto – non so se è vero, se qualcuno vuole può verificare, io non ho verificato – che le parola 'conflitto' nella lingua cinese è fatta da due segni: un segno che dice 'rischio', e un altro segno che dice 'opportunità'. Il conflitto, è vero, è un rischio ma è anche una opportunità".
    In realtà questa immaginaria traduzione ad effetto della parola cinese "weiji" è un artificio oratorio inventato in Occidente. Fu lanciata per la prima volta da John Kennedy in un discorso a Indianapolis del 12 aprile 1959 e da lì in avanti ripresa numerose volte da lui e da altri leader politici americani, da Nixon ad Al Gore a Condoleezza Rice, diventando ricorrente anche nella stampa popolare di lingua inglese e non.
    *
    3. [Divorziati risposati] Una terza imprecisione è nella conferenza stampa del 16 aprile di quest'anno sul volo di ritorno dall'isola di Lesbo.
    Nel rispondere al fuoco di fila delle domande sulla "Amoris laetitia", Francesco indicò nel cardinale Christoph Schönborn l'interprete giusto del documento. E nel tesserne l'elogio – "è un grande teologo" e "conosce bene la dottrina della Chiesa" – aggiunse: "Lui è stato segretario della congregazione per la dottrina della fede". Cosa non vera, perché di questa congregazione Schönborn è stato ed è solo membro.

    Inoltre, in quella stessa conferenza stampa, Francesco replicò con un inverosimile "Io non ricordo quella nota" a una domanda sulla cruciale nota 351 della "Amoris laetitia", quella che prospetta "l'aiuto dei sacramenti" ai divorziati risposati.
    *
    4. [Matrimoni omosessuali] Con un altro implausibile "Io non ricordo bene quel documento" Francesco rispose anche alla domanda se la nota dottrinale della congregazione per la dottrina della fede del 2003 che vieta ai parlamentari cattolici di legalizzare le unioni tra persone dello stesso sesso "ha ancora un valore".
    Questo durante la conferenza stampa sul volo di ritorno dal Messico, il 17 febbraio 2016. E proprio mentre in Italia una legge di quel tipo era sul punto di essere approvata.
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    5. [Anticoncezionali] Nella stessa conferenza stampa sul volo dal Messico a Roma, altro passo falso, questa volta con Paolo VI a farne le spese.
    Disse papa Francesco: "Paolo VI – il grande! – in una situazione difficile, in Africa, ha permesso alle suore di usare gli anticoncezionali per i casi di violenza". E aggiunse che "evitare la gravidanza non è un male assoluto, e in certi casi, come in quello che ho menzionato del beato Paolo VI, [ciò] era chiaro".
    Due giorni dopo, anche padre Federico Lombardi ritirò fuori la stessa storia, in un'intervista alla Radio Vaticana fatta con l'intento di raddrizzare ciò che era andato storto nelle dichiarazioni del papa riprese dai media, che sul via libera agli anticoncezionali avevano già cantato vittoria:
    "Il contraccettivo o il preservativo, in casi di particolare emergenza e gravità, possono anche essere oggetto di un discernimento di coscienza serio. Questo dice il papa. […] L’esempio che [Francesco] ha fatto di Paolo VI e della autorizzazione all’uso della pillola per delle religiose che erano a rischio gravissimo e continuo di violenza da parte dei ribelli nel Congo, ai tempi delle tragedie della guerra del Congo, fa capire che non è che fosse una situazione normale in cui questo veniva preso in considerazione".
    In realtà che Paolo VI abbia esplicitamente dato quel permesso non risulta per niente. Nessuno è mai stato capace di scovare una sola sua parola in proposito.
    Eppure questa leggenda metropolitana continua a stare in piedi da decenni e puntualmente ci sono cascati anche Francesco e il suo portavoce.
    Come veramente si svolse quella  vicenda è stato ricostruito per filo e per segno in questo servizio di www.chiesa: > Paolo VI e le suore violentate in Congo. Ciò che quel papa non disse mai
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    6. [Regimi non marxisti] Sesto e più disastroso errore: quello in cui è caduto Francesco ad Asunción l'11 luglio 2015, nel discorso ai rappresentanti della società civile del Paraguay, con in prima fila il presidente Horacio Cartes e le altre autorità del paese.
    Lì il papa a un certo punto improvvisò, abbandonando il testo scritto: "Ci sono cose, prima di concludere, a cui vorrei fare riferimento. E in questo, poiché ci sono politici qui presenti, c'è anche il presidente della Repubblica, lo dico fraternamente. Qualcuno mi ha detto: 'Senta, il tale si trova sequestrato dall'esercito, faccia qualcosa!'. Io non dico se è vero o non è vero, se è giusto o non è giusto, ma uno dei metodi che avevano le dittature del secolo scorso era allontanare la gente, o con l'esilio o con la prigione; o, nel caso dei campi di sterminio, nazisti o stalinisti, la allontanavano con la morte. Affinché ci sia una vera cultura in un popolo, una cultura politica e del bene comune, ci vogliono con celerità giudizi chiari, giudizi limpidi. E non serve altro tipo di stratagemma. La giustizia limpida, chiara. Questo ci aiuterà tutti. Io non so se ciò qui esiste o meno, lo dico con tutto rispetto. Me lo hanno detto quando entravo, me lo hanno detto qui. E che chiedessi per non so chi… non ho sentito bene il nome".
    Il nome che Francesco non aveva "sentito bene" era quello di Edelio Murinigo, un ufficiale sequestrato da più di un anno non dall'esercito regolare del Paraguay – come invece il papa aveva capito – ma da un sedicente "Ejército del pueblo paraguayo", un gruppo terrorista marxista-leninista attivo nel paese dal 2008.
    Eppure, nonostante la dichiarata ed enfatizzata sua ignoranza del caso, Francesco non temette di utilizzare i pochi e confusi dati da lui malamente raccolti poco prima per accusare l'incolpevole presidente del Paraguay addirittura di un crimine assimilato ai peggiori misfatti nazisti e stalinisti.
    Onore al presidente Cartes per la signoria con cui lasciò cadere nel vuoto l'impressionante pubblico affronto.
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    7. [Aggiornamento dei movimenti ecclesiali] Altro errore, la citazione immaginaria che Francesco ha messo in bocca al musicista Gustav Mahler nel discorso – zeppo di rimproveri – rivolto a Comunione e liberazione il 7 marzo 2015: "Il riferimento all’eredità che vi ha lasciato don Giussani non può ridursi a un museo di ricordi, di decisioni prese, di norme di condotta. Comporta certamente fedeltà alla tradizione, ma fedeltà alla tradizione – diceva Mahler – 'significa tenere vivo il fuoco e non adorare le ceneri'. Don Giussani non vi perdonerebbe mai che perdeste la libertà e vi trasformaste in guide da museo o adoratori di ceneri".
    Ogni volta che il papa fa una citazione, la squadra che dà poi forma ufficiale ai suoi discorsi la correda con il riferimento al testo da cui è tratta. Ma in questo caso ciò non è avvenuto. Perché non poteva avvenire.
    In nessuno scritto di Mahler, infatti, si ritrova la frase citata da Francesco.
    Va però notato che pochi giorni prima, nel concludere gli esercizi spirituali d'inizio Quaresima ai quali anche il papa aveva partecipato, il predicatore incaricato, il carmelitano Bruno Secondin, aveva costruito l'ultima sua meditazione proprio su quella citazione attribuita a Mahler anche da altri prima di lui e ormai entrata nell'uso corrente, sebbene senza riscontro nella realtà.
    *
    8. [Curia Romana e Spirito Santo] E infine un'altra frase carissima a Jorge Mario Bergoglio ma di autore immaginario: "Ipse harmonia est".
    La prima volta che la citò fu il 15 marzo 2013, due giorni dopo che era stato eletto papa, nel discorso rivolto ai cardinali reduci dal conclave: "Io ricordo quel Padre della Chiesa che definiva lo Spirito Santo così…".
    Anche allora l'ufficio vaticano che si occupa di mettere in bella copia i discorsi del papa e di corredarli di riferimenti bibliografici si arrovellò per trovare chi e dove avesse detto quella frase. Ma non ci riuscì. La massima andò agli atti senza padre, senza madre, senza genealogia.
    Ma Francesco non si diede per vinto e venti mesi dopo tornò a citare la massima attribuendogli lui una paternità: "Ipse harmonia est', dice san Basilio". E anche questa volta essa finì agli atti senza la nota a piè di pagina, perché nessuno riuscì a scovare dove san Basilio avesse detto quelle parole.
    Era il 22 dicembre 2014, e il discorso era quello poi divenuto famoso delle quindici "malattie" sbattute in faccia ai cardinali e vescovi di curia.

    Leggi Tutto » | Argomento: Papa | Categoria: Chiesa
  • Chiesa: Chiesa di Bologna: in marcia verso la povertà!

     Svolta "misericordiosa" anche a Bologna; la priorità va a: dialogo con l'islam, lotta all'omofobia, celebrazione della CGIL e accoglienza a immigrati e carcerati.
     Il plauso del "Manifesto - quotidiano comunista": dalla nuova pastorale sembrano scomparsi divorzio, aborto, droga e valori non negoziabili.
     
    Il nuovo arcivescovo di Bologna, insediatosi nel dicembre 2015, procede con decisione a rendere la Chiesa felsinea più povera:
    - E' di pochi giorni fa il riconoscimento come difensore della "dignità dell'uomo, dei diritti della persona" rivolto alla più dura delle organizzazioni sindacali comuniste, la Fiom-CGIL.
    - Nella stessa occasione, Mons. Zuppi schiera i cattolici nella "lotta contro l'omofobia"
    - Prima storica visita di un Vescovo bolognese a una moschea: "costruiamo ponti" con chi fa guerra da 1.500 anni.
    - A tal fine la Diocesi ha un grande bisogno di un "Sì alla moschea e feste musulmane nelle scuole".
    - Misericordia e comprensione anche verso Marco Pannella, promotore dei maggiori attacchi verso la fede cattolica negli ultimi 40 anni.
    - Nuova destinazione per le finanze diocesane: sostegno a chi occupa le case altrui e potenziamento dell'accoglienza di immigrati
    - Misericordia senza condizioni anche per chi è colpevole di reati.
    - E per il ballottaggio elettorale, nessun riferimento ai "valori non negoziabili".

     E i fedeli? Plaudono all'arcivescovo emerito Card. Caffarra e al Card. Biffi:

    Dibattito fra mons. Caffarra e l'ex prete di strada, Zuppi, sulla figura del cardinal Biffi

    Bologna, duello fra arcivescovi
    Una Chiesa più povera di cultura è solo più ignorante

     di Alessandra Nucci 

     

    «Una chiesa più povera di dottrina non è più pastorale ma solo più ignorante». Sono parole scandite con sorridente vigore da Carlo Caffarra, cardinale emerito di Bologna, e scatenano uno scroscio di applausi spontanei molto significativi. Siamo nella sala dello Stabat Mater dell'Archiginnasio di Bologna, per la presentazione di Ubi Fides Ibi Libertas [Ed.Cantagalli 2106] libro commemorativo nel primo anniversario della scomparsa del cardinale Giacomo Biffi.

    Sono presenti, assieme per la prima volta, l'attuale arcivescovo di Bologna, mons. Matteo Maria Zuppi e, appunto, l'arcivescovo emerito, Cardinal Caffarra, che ha potuto lasciare la guida della diocesi soltanto l'ottobre scorso, due anni dopo aver raggiunto l'età pensionabile.

    Il moderatore, il giornalista Paolo Francia, aveva introdotto l'evento come una disfida fra il principe della Chiesa, qual è il cardinal Caffarra, e «il principe laico di Bologna», Fabio Roversi Monaco, rettore del nono centenario dell'Alma Mater e padre del museo della città, Genus Bononiae. Ma gli applausi all'etichetta di «ignorante» assestata da Caffarra alla «Chiesa più povera di dottrina» segnalano piuttosto l'inizio di un derby fra i due leader della diocesi, cordiali e distesi entrambi ma così diversi da rappresentare il carattere delle due diverse Bologne che convivono da settant'anni in un'unica città.

    «Si assiste a una progressiva delegittimazione della cultura», sale sul ring l'emerito. «In nome di un impegno supposto più pastorale. Ma una Chiesa più povera di dottrina non è più pastorale, è solo più ignorante, e quindi più soggetta alle pressioni del potente di turno». È chiara a tutti, e sottolineata dal battimani, la sfida alla Chiesa di Bergoglio, di cui mons. Zuppi è chiaramente figlio.

    Ma non basta. Nell'epoca degli altolà all'evangelizzazione, a rischio proselitismo, e regnante papa Francesco, che è arrivato di recente a paragonare la propagazione dell'islam con la spada, predicata da Maometto, con il comando missionario di Gesù, Caffarra ricorda anche che «l'impegno precipuo di Giacomo Biffi era di annunciare a tutti, compresi i musulmani, lo splendore della verità». Per concludere infine focalizza l'importanza della tradizione, come definita da T.S. Eliot: «È il momento presente del passato».

    Dal suo angolo, anche il padrone di casa Zuppi scende in campo sul terreno della tradizione, invitando a guardarsi dalla tentazione alla «conservazione», sia individuale sia collettiva. Anche le sue sono accuse indirette: «La tradizione non è solo fissità», «La tradizione non deve pensare solo per stereotipi» dice, e soprattutto: «La tradizione non è paura delle differenze». In conclusione un'apertura: «Si eredita qualcosa che è stato seminato da altri, è questo il vero senso della tradizione».

    La celebrazione cade in un momento particolarissimo per la città di Bologna, sia sul piano laico (che domenica vede un inedito ballottaggio per il sindaco) sia sul piano religioso, per l'ancor recente insediamento dell'«ex-prete di strada» assurto a guida di una Curia che per taluno è stata la più conservatrice d'Italia, in una città un tempo vetrina del più potente partito comunista d'occidente.
    Così ognuno ha capito il duello di ingegni intorno alla figura oggi più nota fra i successori di San Petronio, Caffarra giocando in casa e Zuppi, che il cardinal Biffi non lo ha conosciuto, sulla base di letture e con frequenti riferimenti all'ex-segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, seduto in prima fila. Nel contributo al testo infatti Bersani si dichiara grato per la «sorridente brutalità» biffiana, la cui sferza influì sui suoi anni da presidente della Regione.

    La leale contesa non si chiude qui, perché l'11 luglio, alla messa per l'anniversario della morte di Giacomo Biffi, l'arcivescovo in carica ha offerto all'emerito (cioè Caffarra) di tenere lui l'omelia, e l'emerito ha accettato.

     

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