(il Tempo) L’opera lirica per convertire

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L’opera lirica per convertire


 Di Paolo Luigi Rodari (del 07/06/2006 in Agenda Ratzinger in il Tempo)

Benedetto XVI, come il suo predecessore Giovanni Paolo II, è amante della musica, sia sacra che classica, ed è consapevole della valenza che essa può assumere laddove venga usata in ottica missionaria. A volte, un brano musicale può comunicare la bellezza del vangelo più di tante parole. A volte, un’opera artistica – un quadro, una scultura, una raffigurazione – riesce più delle omelie ad entrare misteriosamente e inaspettatamente nel cuore dell’uomo consegnando lui la verità e la profondità del messaggio cristiano. E che la musica – e in generale tutta la produzione artistica – possa essere usata per l’evangelizzazione, per portare al mondo il messaggio proprio di Cristo, lo aveva detto bene proprio il predecessore di Raztinger, Giovanni Paolo II, nella Allocuzione del 12 ottobre 1995 rivolta ai membri della prima assemblea plenaria della pontificia commissione per i beni culturali della Chiesa. E in effetti, proprio questo compito si prefigge di portare avanti la pontificia commissione per i beni culturali della Chiesa – il dicastero vaticano retto da monsignor Mauro Piacenza – che si occupa, tra le altre cose, di annunciare il vangelo attraverso un’opera di inculturazione della fede, un’opera che abbisogna di mezzi idonei, per l’appunto i beni culturali ecclesiali.
E oggi, in particolare, per assecondare ancora meglio le indicazioni allora offerte da Wojtyla, è la pontificia commissione retta da Piacenza a rendersi protagonista di una nuova iniziativa: si tratta della stesura di un’opera teatrale, la cui a musica è stata composta dal maestro Ferdinando Nazzaro, che verrà rappresentata gratuitamente in prima assoluta il prossimo venerdì 9 giugno 2006, alle ore 21, presso il Teatro Argentina, in Roma. Considerata la forte presa dei messaggi musicali e la grande dignità di un settore marcatamente metafisico, quale quello della musica e del canto, la pontificia commissione ha ritenuto conveniente, sul piano pastorale, aprire una frontiera pressoché inesplorata, ovvero quella dell’opera lirica, con supporti cinematografici, per veicolare la scala valoriale proposta da Gesù Cristo nel “Discorso della montagna”. Lì, tramite l’enunciazione delle beatitudini che capovolgono i criteri correnti di comportamento, Gesù di Nazareth, il Signore, offre la formula per la pace interiore dei singoli, come tranquillità dell’ordine morale e la pace del sistema istituzionale.
Musica e canto, unitamente ad elementi cinematografici, come supporto registico, vengono usati quali mezzi per il raggiungimento del suddetto fine. Il tutto utilizzando strumenti di rilevante nobiltà espressiva, anche, fra l’altro, per contribuire ad educare il gusto.
L’opera teatrale musicata da Nazzaro risulta un lavoro di impronta lirica, idoneo alla sensibilità contemporanea, con concorso, oltre che dei cantanti, anche di una voce recitante, di proiezioni cinematografiche e di un coro, oltre, ovviamente, ad una orchestra dall’organico tipico di quello impiegato per l’esecuzione di un’opera lirica del grande repertorio.
Il libretto – che presto verrà tradotto anche in inglese per poi sbarcare negli Usa, paese particolarmente attento e sensibile a tutta la lirica – è desunto dalla Bibbia e dai racconti delle vite di alcuni santi, così che la composizione in due atti, attraverso l’emozione suscitata dalla musica accompagnata dall’azione scenica e da filmati, è finalizzata a veicolare i grandi, eterni, valori della pace, della misericordia, della giustizia, in funzione della promozione integrale dell’uomo, come criterio di scelta per realizzare le sue aspirazioni autentiche in tutti i tempi e in tutte le culture.


© Il Tempo 7 giugno 2006