(il Tempo) Il Vaticano fa il bilancio

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Il bilancio da Paradiso del Vaticano

Di Paolo Luigi Rodari

da www.palazzoapostolico.it

Per citare le parole pronunciate ieri dal cardinale Sergio Sebastiani, presidente della prefettura degli affari economici vaticani, alla presentazione del bilancio consultivo relativo al 2005 della Santa Sede, siamo in un periodo «di vacche grasse». I conti, infatti, della Santa Sede sono parecchio in attivo, con un positivo generale tre volte superiore rispetto al 2004: nelle casse del Vaticano, in sostanza, ci sono 9,7 milioni di euro che avanzano.
Eppure, non tutto va a gonfie vele. Come ogni anno i conti della Radio Vaticana e de L’Osservatore romano risultano essere piuttosto negativi: rispettivamente 23,5 e 4,6 milioni di euro il deficit dei due media. Un deficit che, come è stato specificato nel corso della presentazione dei dati anche da monsignor Franco Croci, segretario della prefettura degli affari economici, per la metà è stato coperto dal governatorato.
Benedetto XVI non è indifferente al deficit dei “suoi” mezzi di comunicazione. Nel futuro prossimo, infatti, pare abbia in mente un generale accorpamento (e snellimento quanto a personale) di tutti i media sotto un unico nuovo dicastero che vada a sostituire il pontificio consiglio delle comunicazioni sociali il quale pare si avvii verso la chiusura. Nell’immediato, invece, il piano è quello presentato ieri da padre Lombardi, neo successore di Navarro-Valls nonché direttore della Radio Vaticana e del Centro televisivo vaticano: in particolare per la Radio l’intenzione è di attuare una «graduale riduzione di personale» nell’arco di 10 anni che porterà entro il 2013 a ridurre i componenti da 395 a 335. «Abbiamo scelto dieci anni – ha spiegato Lombardi – perchè è il tempo necessario che consente di agire senza fare interventi negativi sul personale. Non sono previsti né licenziamenti né prepensionamenti». In sostanza, si attende che il personale si riduca da solo, andando naturalmente in pensione.
Tuttavia, non tutte le aziende mediatiche della Santa Sede chiudono con i conti in rosso. Infatti, la tipografia vaticana, nel 2005, ha chiuso il bilancio con un avanzo di 653 mila euro, come pure il Centro televisivo vaticano che ha chiuso con un avanzo di 650 mila euro, contro 235 mila euro del 2004. Valori positivi anche per l’editrice vaticana che ha messo il copyright sulla parola del Papa e ha chiuso il consuntivo 2005 con un avanzo di 934 mila euro e con una crescita dell’attività per circa 3,8 milioni di euro.
Notevole è anche l’aumento – spinto forse dai tanti pellegrini giunti a Roma dopo la morte di Giovanni Paolo II – dell’“obolo di San Pietro” e cioè delle offerte fatte direttamente al Papa e che vengono poi destinate per gli interventi caritativi: un aumento rispetto al 2004 del 14,95%. I maggiori offerenti si registrano negli Usa e in Italia. La Germania si piazza al terzo posto seguita dalla Francia, dalla Spagna, dall’Irlanda, dalla Corea, dal Messico e dall’Austria.
È andato forte anche il settore immobiliare del Vaticano: ha ottenuto un risultato netto di 22,2 milioni di euro, con una leggera flessione rispetto al 2004 dovuta al fatto che in quell’anno erano state realizzate plusvalenze per alienazioni immobili per 6 milioni di euro, mentre nel 2005 sono state realizzate plusvalenze per 1,3 milioni di euro.


© Il Tempo 13 luglio 2006