(il Secolo d’Italia) Disinformazione sulla procreazione assistita

Notizie

La vecchia RAI, quella dei Santoro e dei Biagi, faziosa,
ideologica, socialista, insomma quella “ante Gasparri”,
sarà difficile da cambiare…

ROMA. Domenica In dà voce alle proteste contro la legge
sulla fecondazione assistita.
Ma senza contraddittorio. Riflettori puntati ancora una volta su Paolo Bonolis, che
questa volta dedica uno spazio alla normativa che in questi
giorni è in discussione al Senato.
Nel suo salotto tre donne si raccontano davanti alle
telecamere. Parlano della loro sterilità, delle cure a cui
si sono sottoposte pur di avere un figlio. Ma solo una di
loro e dopo tre tentativi è al settimo mese di gravidanza.
Parlano, parlano, parlano.
E contestano la legge.
Al loro fianco ci sono anche due medici che si occupano di
fecondazione e chiaramente anche loro sono contrari.

Ma nessuno spiega, per esempio, che la nuova normativa pone
dei paletti che finalmente pongono fine al Far west della
fecondazione.
Una scorrettezza che non può passare inosservata.
La trasmissione è finita da pochi minuti che subito arrivano
le prime proteste.

Il primo ad insorgere è il coordinatore di Forza Italia
Sandro Bondi.
«Nel corso della trasmissione Domenica in è andato in onda
un dibattito su una legge in discussione in Parlamento,
quella sulla procreazione assistita, senza alcun
contraddittorio. Si è sentita una sola campana – afferma –
per lo più stonata, condita da informazioni unilaterali e
false, senza avvertire il dovere di ascoltare altre voci,
soprattutto di carattere scientifico, visto che erano
presenti due medici entrambi contrari alla legge in
discussione in Parlamento, uno dei quali parrebbe
addirittura collegato al ministero della Salute».

Una dopo l’altra arrivano le contestazioni.
Di una vera e propria imboscata parla Michele Bonatesta
membro della commissione di Vigilanza Rai.
«Ciò che è successo è di una gravità inaudita – spiega –
Bonolis invece di invitare favorevoli e contrari al
provvedimento garantendo il contraddittorio, l’obiettività,
l’imparzialità, il pluralismo, la correttezza e la
completezza dell’informazione, ha convocato in studio
cinque persone contrarie alla legge, che ne hanno detto
peste e vituperie, e nessuno che fosse a favore. Quello
che è successo è inaccettabile tanto più sul servizio
pubblico radiotelevisivo pagato da tutti gli italiani,
anche perché in tal modo Bonolis, pur non essendo un
giornalista e pur facendo un programma di intrattenimento,
ha finito per violare le direttive in materia di
trasmissioni di informazione e di approfondimento
giornalistico, emanate dalla commissione di Vigilanza e
recepite dal Cda della Rai».

Per Bonatesta è indispensabile che il conduttore, «non
nuovo a questi colpi di testa», gli autori di Domenica In
e lo stesso Fabrizio Del Noce, responsabile di quanto
viene mandato in onda sulla rete da lui diretta, vengano
convocati immediatamente in Vigilanza, «a rendere conto
del loro inconcepibile comportamento».
«Ed è indispensabile – continua – ovviamente che la Rai
ripari al più presto al danno compiuto, invitando a
parlare della procreazione medicalmente assistita i
favorevoli alla legge in un programma di audience uguale
a quella di Domenica In».

Critico anche Riccardo Pedrizzi definisce «grave e
inaccettabile» il comportamento di Bonolis.
Il presentatore, dice, «si è prodotto in un vero e proprio
attentato, strappacuore e acritico, contro la legge sulla
procreazione medicalmente assistita all’esame del Senato,
facendo un’opera di autentica malainformazione, senza aver
invitato in studio alcun medico, e ce ne sono tanti, o
nessun bioeticista, e ce ne sono tanti, a favore della
legge in discussione».

Contro anche Gustavo Selva: «Bonolis alzerà pure gli ascolti
quando si tratta di fare trasmissioni in concorrenza con
Striscia la notizia, distribuendo così soldi con una certa
facilità, ma quando tocca temi politici delicati sotto il
profilo etico-morale, quali quelli della procreazione
assistita, il popolare presentatore televisivo rivela una
manifesta propensione contro la legge più restrittiva che
ha il consenso di una maggioranza trasversale del Parlamento
e quindi espressione della volontà popolare».

Sulla stessa lunghezza d’onda il senatore dell’Udc Maurizio
Ronconi: «Si cerca, ed è grave che anche la Rai si schieri da
quella parte, di far apparire i cattolici che vogliono questa
legge come oscurantisti».

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Sempre sulla fecondazione assistita, Rutelli fa il pesce in
barile, ma il partito si spacca e gli chiede più “coraggio”
nella lotta contro Ia vita umana

ROMA. La fecondazione assistita crea imbarazzo nella
Margherita.
Francesco Rutelli pur di non esporsi, di non dire apertamente
che cosa ne pensa si è limitato a liquidare la legge con un
laconico «è una questione di coscienza».
Ma nel partito c’è chi mugugna.

Al Senato nel corso delle votazioni sui 23 senatori presenti
4 o 5 hanno votato per una modifica della legge, mentre gli
altri 19 hanno approvato il testo proveniente dalla Camera.

A puntare il dito contro il «suo» presidente è Natale
D’Amico.
«Dico a Rutelli, che non ha espresso compiutamente la sua
opinione sulla legge, sulle specifiche stupidaggini che in
essa sono contenute, che la questione è entrata con tanta
forza nel dibattito politico che ciascuno ha il dovere di
dire chiaramente come la pensa. Io lo sto facendo -afferma –
esprimendo la mia opinione contraria alla legge, e mi
auguro che lo faccia anche lui».
D’Amico indica a Rutelli anche la strada da seguire. «Penso
– continua – che la questione sia da porre in questi
termini: questa legge investe questioni politiche, di una
estrema rilevanza, perché riguarda la libertà degli
individui, e in particolare delle donne. E poi investe il
problema della vita umana. Io penso che sia difficile
sostenere che una persona è in vita da quando esiste un
embrione, ma so che molti parlamentari lo sostengono».

A sollecitare una presa di posizione chiara del leader
della Margherita era stato sabato scorso Daniele Capezzone.
In una lettera aperta pubblicata dal Riformista il segretario
dei radicali italiani gli aveva chiesto esplicitamente di far
sapere come aveva votato alla Camera.
Rutelli non può più fare il pesce in barile…

© Il Secolo d’Italia, 9-12-2003