(il Giornale) Una Speranza fondata

Papa

L’enciclica Spe salvi: “La strada per l’inferno passa per le utopie

di Massimo Introvigne (il Giornale, 1° dicembre 2007) “Per l’umanità è in vista una fine del tunnel che non proviene dalla Palestina ma da Mosca: ubi Lenin, ibi Jerusalem”.
Così, assicurando che “dove è Lenin, lì è la Gerusalemme Celeste”,
parlava Ernst Bloch, un filosofo marxista che ancora vent’anni fa molti
cattolici cercavano di tradurre in termini cristiani. Ma Bloch aveva
torto: a Mosca non c’era Gerusalemme, e forse tra un po’ non ci sarà
più neanche Lenin, se davvero la sua mummia sarà tolta, come sembra,
dalla Piazza Rossa – e magari portata, secondo la paradossale proposta
di Diliberto, nell’unico paese in cui c’è ancora chi crede davvero nel
comunismo, in Italia.
La nuova enciclica di Papa Benedetto XVI, “Spe salvi”, è pervasa dalla
serena convinzione che le grandiose speranze suscitate dalle ideologie
hanno fallito, e che solo la speranza cristiana rimane credibile. Il
Papa non ce l’ha con l’ateismo come tormento individuale. Anzi, afferma
che “ogni agire serio e retto dell’uomo” – l’amore, l’impegno per la
famiglia e per il lavoro, la capacità di accettare la sofferenza – è
già a pieno titolo “speranza in atto”, anche se troverà il suo
fondamento ultimo e il suo compimento finale solo nella speranza
cristiana in un Dio che nel suo giudizio sarà insieme misericordioso e
giusto.
La tragedia delle ideologie moderne non ha a che fare con i drammi
individuali ma con l’illusione collettiva che possano essere le
scienze, naturali – secondo una linea che il Papa fa partire dal
Seicento con Francesco Bacone – o sociali (per Marx, l’economia), a
rispondere a ogni domanda di speranza costruendo un paradiso in terra,
un’illusione che si rivela invece un inferno di oppressione e di morte.
“Spe salvi” riprende il discorso di Ratisbona del 2006, che era una
critica sia dell’islam (qui appena accennata con il ricordo di santa
Giuseppina Bakhita, una schiava del Darfur diventata nel 1896 suora a
Verona), sia delle ideologie occidentali. Il Papa riafferma che
l’Occidente è nato dall’incontro fra fede giudeo-cristiana e ragione
greca, messo in discussione da Lutero – che, svalutando la ragione, ha
rischiato di togliere alla speranza la sua vera sostanza – e travolto
poi dalle ideologie razionalista e marxista, che culminano
rispettivamente nel terrore giacobino della Rivoluzione francese e
nella Rivoluzione russa. Momenti in cui Benedetto XVI vede con il Kant
del 1795 (disilluso rispetto ai primi entusiasmi giacobini) il rischio
di una “fine perversa di tutte le cose”. Da cui, screditate le
ideologie, ci salverà la modestia di una speranza consapevole che i
nostri piccoli passi possono migliorare il mondo, ma non trasformarlo
nella Gerusalemme Celeste