(il Giornale) Maggiolini: Quegli esegeti che mettono le loro parole in bocca

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(C) Il Giornale, mercoledì 2 aprile 2003

Quegli esegeti che mettono le loro parole in bocca al Papa

Ricevo una lettera arcigna di rimprovero.
Mi si accusa, in tema di guerra irachena, di aver amputato il
pensiero del Papa quando questi si è schierato contro Bush al
momento della decisione di intervenire con le armi. Quegli esegeti che mettono le loro parole in bocca al Papa

Ricevo una lettera arcigna di rimprovero.
Mi si accusa, in tema di guerra irachena, di aver amputato il
pensiero del Papa quando questi si è schierato contro Bush al
momento della decisione di intervenire con le armi.

E’ vero: domenica scorsa ho citato su queste colonne Giovanni
Paolo II che nel discorso del 25 marzo, il primo dopo l’inizio
del conflitto, sembrava quasi approvare senza riserve le
manifestazioni pacifistiche, tranne che per una lieve aggiunta
correttiva:
“Fatta salva – diceva il Sommo Pontefice – la liceità della
difesa contro un aggressore”.
E aggiungeva:
“Lo sforzo delle diverse religioni per sostenere la pace è
motivo di conforto e di speranza. Nella nostra prospettiva di
fede, la pace, pur frutto di accordi politici e di intese tra
individui e popoli, è dono di Dio, che va invocato
insistentemente con la preghiera e la penitenza. Senza la
conversione del cuore non c’è pace. Alla pace non si arriva
se non attraverso l’amore”.

Si trattava di una linea di azione che non ha molto di politica
schierata su un fronte contro l’altro.
Si tratta di un discorso che Giovanni Paolo II va tenendo,
coerentissimamente, da mesi.
Non senza ragione, se alle motivazioni di fede si aggiunge la
preoccupazione di non intraprendere una guerra in nome della
religione e di bloccare qualsiasi dialogo interreligioso per
il futuro.

No.
Il lettore censore mi redarguisce perchè non ho ripoortato
l’altra frase detta in prossimità dello scoppio del conflitto
il 18 marzo, e cioè:
“Chi decide che sono esauriti tutti i mezzi pacifici che il
diritto internazionale mette a disposizione, si assume una
grave responsabilità di fronte a Dio, alla sua coscienza e
alla storia”.
Dove è facilissimo pensare che si stanno richiamando gli
americani a una sorta di giudizio universale.
Questo bisognava dire nella citazione.

Il solo difetto di che tale pretesa di citazione è che
quest’ultima frase il papa non l’ha mai pronunciata.

E’ l’esegesi forse non del tutto congrua e controllata del
portavoce della sala stampa vaticana Joaquin Navarro Valls.

In Espresso On Line trovo una documentazione accurata di
Sandro Magister che riferisce di uan saggia correzione di
rotta portata dal cardinal Tucci.

Riferisce anche di due esempi di interpretazione sbilenca
delle mai dette parole di Giovanni Paolo II: quelle parole
che il lettore ostile non mi perdona d’aver tacitato.
E che, devo mettere in bocca al Papa frasi virtuali?

Due esempi di commento lucidamente e pressochè esclusivamente
antiamericano.
L’uno è di Enzo Bianchi, il notissimo priore del monastero di
Bose, su La Stampa del 27 marzo: Enzo Bianchi, una sorta di
padre spirituale anche per molti cattolici: un padre spirituale
che, però, forse non ha in modo perspiquo la dote del rispetto
del magistero ecclesiale e della lettura completa e sintetica
delle stuazioni polemiche (meglio lasciarle ai competenti).

L’altro commento strabico – pur con soavi clausole di sicurezza –
è di Bruno Forte, famosissimo teologo forse non troppo versato
in interpretazioni politiche, pubblicato su Il Mattino del 20 marzo.

Mi spiace non mostrare soggezione verso uomini tanto stimati e venerati.
Ma il cattolicesimo permette un solo culto della personalità:
Gesù Cristo.
Il resto è strumentale.

Specie quando segue l’onda della pubblica opinione.

+ Alessandro Maggiolini
Vescovo di Como

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