(il Giornale) Condannato perchè cattolico

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Intervista al padre condannato perchè cattolico


Stefano Lorenzetto
(C) ilGiornale, 12-12-2004

Dice che Satana gliel’aveva giurata, con la voce cavernosa
di una ragazza indemoniata: “Te la farò pagare cara!”.
Raccontò il fatto al cardinale Albino Luciani, una volta che
ebbero occasione di pranzare insieme, e il futuro papa ne fu
molto turbato. Quel giorno, a Lourdes, il barelliere Claudio
Nalin, pensionato di 59 anni, figlio spirituale di padre Pio
e terziario francescano, stava per afferrare un santino di
San Michele arcangelo custodito nel portafoglio. “Fermo! Non
azzardarti a prendere ciò che tieni nella tasca! Noi di qua
non ce ne andiamo”, gli intimò il principe delle tenebre,
vomitando bestemmie dalla bocca del giovane corpo
rattrappito su un lettino, gli occhi ribaltati all’insù, le
unghie delle mani bluastre, le labbra violacee della morte.

È stato di parola: 36 mesi di reclusione. Così ha
sentenziato il tribunale di Bolzano. Nalin maltrattava
quattro dei sette figli, che oggi hanno dai 34 ai 19 anni.
La più ignominiosa delle condanne per un padre, soprattutto
se a denunciarti è uno dei sette, il tuo maschio
primogenito. Soltanto sulle tre femmine, secondo i giudici,
l’uomo non ha mai alzato le mani. Ottenendo peraltro ottimi
risultati dal suo punto di vista: si sono fatte tutte suore.
Elena, 30 anni, addirittura missionaria a Togliattigrad, in
Russia. È venuta in aula a scagionare il papà dalle tremende
accuse di Mariano, 28, un passato da aspirante frate, ora
gelataio, scappato di casa e andato a vivere con una ragazza
in Val Sarentina. “Ne ho parlato con un santo vivente. Mi ha
detto: “Caro Claudio, dovevi aspettartela questa
macchinazione diabolica””.

E invece no, l’omone lungo un metro e 86 non se la sarebbe
mai aspettata. Ingenuo. Bastava che leggesse con più
attenzione l’Alto Adige. Quando il giornale della città dove
vivi ti sbatte in pagina una quindicina di volte in otto
mesi, titolando “Una storia da Medioevo” il 26 febbraio,
“Una storia medioevale” il 1° aprile, “Una storia da
Medioevo” il 26 giugno, c’è poco da stare allegri, anche con
riferimento alla fantasia dei giornalisti. Se poi ti
definiscono per una ventina di volte “fanatico religioso” e
“padre-padrone”, difficile schiodarsi di dosso l’ombra del
pregiudizio che alla lunga farà di te appunto un
pregiudicato.

La cosa più sbalorditiva è che Claudio Nalin, già socio di
un’azienda per l’import di legname ma ripetutamente definito
dai medesimi cronisti “falegname” forse per una pavloviana
allusione al padre-padrone San Giuseppe, dimostra animo
lieto e cuore sgombro persino dopo il processo. Riesce
ancora a sorridere, parla con pacatezza e ha la stessa
espressione di serafica beatitudine che ho visto irradiare
dal volto di un altro uomo abituato a baruffare spesso col
demonio, il francescano Mariangelo da Cerqueto, noto come
Frate Indovino. Del quale Nalin ha l’identica barba candida,
che su una camicia priva di colletto e chiusa fino all’ultimo
bottone potrebbe obiettivamente farlo assomigliare a un
ministro iraniano.

Non si può dire che i metodi educativi desunti dal capo d’imputazione
siano d’uso corrente: qualche colpo di flagello invece degli
scapaccioni, una dormita sul pavimento, lavate di capo sotto
il rubinetto, digiuno a pane e acqua, divieto di introdurre
in casa le musicassette dei Duran Duran. Episodi sporadici e
datati. Ma raccolti in mazzo ed esibiti prima sulla stampa e
poi nelle aule di giustizia hanno avuto un effetto
dirompente. I difensori, il professor Mauro Ronco di Torino,
ordinario di diritto penale all’Università di Padova ed ex
membro del Consiglio superiore della magistratura, e l’avvocato
Giuseppe Silvestri di Bologna, faranno di tutto per
dimostrare in Appello e in Cassazione che Nalin ha
semplicemente applicato quello ius corrigendi, diritto di
correzione, previsto dal codice nell’esercizio della potestà
genitoriale.

Nonostante non si sposti in calesse come gli Amish della
Pennsylvania, e parli in diretta satellitare quattro volte
la settimana su Teleradio Buon Consiglio, e usi il
telefonino, Nalin appartiene a un altro tempo senza far
nulla per nasconderlo. È il tempo di suo padre, dei suoi
nonni, dei suoi bisnonni, che tuttavia non risulta sia stato
abolito per decreto legge. Lui vive in pace con se stesso
nel proprio mondo, che non è il mondo secolarizzato d’oggi.
Forse si tratta d’un estremo tentativo di conformarsi alla
dottrina del suo Cristo, e anzi superarla di slancio: “Voi
siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo
mondo, io non sono di questo mondo” (Giovanni 8, 23). Una
volta l’avrebbero chiamata santità.

Mi descriva la sua giornata tipo.

“Sveglia alle 6. Messa dai carmelitani. Aiuto mia moglie
nelle faccende di casa: me l’hanno distrutta, con questa
brutta storia, le sono crollate le difese immunitarie, le è
venuto il cancro, è stata operata due volte. Il pomeriggio
dialogo con gli ascoltatori della radio”.

Di che parla?

“Ieri ho commentato il brano evangelico dell’uomo che
costruisce la casa sulla sabbia: cade la pioggia, straripano
i fiumi, soffiano i venti e la casa viene giù. Così le
famiglie d’oggi, fondate su sesso e soldi. Bisogna costruire
la casa sulla roccia perché stia in piedi”.

Continui.

“Dalle 21 alle 22 adorazione nella chiesa del Sacro Cuore”.

Niente Tv?

“Per il Giubileo ne avevo messa in funzione una molto
vecchia, trovata in soffitta. L’è s-ciopà e con tanta gioia
ho detto basta. Padre Pio lo predisse: “Quando entrerà nelle
case l’Imperatrice”, la televisione, “ne uscirà la Regina”.
Del Rosario, intendeva. Volevano fargli vedere Coppi e
Bartali sullo Stelvio: rifiutò”.

Ha conosciuto padre Pio?

“Guarì all’istante mia mamma Adelina, sfiorandola col dorso
della mano piagata dalle stimmate. A 48 anni era mezza
morta. Adesso ne ha 94 ed è ancora un fringuello. Mio padre,
verniciatore, spese le ultime 10.000 lire per pagarle il
treno fino a San Giovanni Rotondo. A 15 anni andai anch’io a
conoscere il santo di Pietrelcina. Mi pose una mano in capo:
un segno di protezione. In seguito padre Pio ordinò che il
responsabile del suo gruppo di preghiera a Bolzano fosse il
più giovane: ero io”.

L’ha più rivisto?

“Gli chiesi di farmi conoscere una ragazza con la quale
poter formare una famiglia cristiana. Dopo sette giorni la
incontrai. Sono stato con lei da padre Pio per un mese.
Marisa e mia madre hanno avuto una grazia stupenda e
terribile: furono presenti a un esorcismo che il padre operò
su due sorelle toscane possedute. Le videro volare di
schiena, volare letteralmente. Io ho assistito a guarigioni
e partecipato agli incontri con i suoi figli spirituali, lo
scienziato Enrico Medi e l’attore Carlo Campanini, il mio
amico Carletto”.

Com’è finito sotto processo?

“Nel 2002 bussano alla porta tre carabinieri con un mandato
di perquisizione. Scopro d’essere stato denunciato da mio
figlio Mariano. Hanno una telecamera. Mi buttano all’aria la
casa. Filmano tutto. Li sento parlare di bastoni.
Sequestrano un’asta di legno che Giuseppe, 26 anni,
ascensorista, usava per fare ginnastica. Poi frugano nella
mia camera matrimoniale e trovano due discipline”.

Due fruste.

“Non è esatto. Erano formate da cinque cordicelle lunghe 30
centimetri, ognuna con tre nodi. La prima era un pezzo d’antiquariato
proveniente dal convento delle agostiniane di Montefalco”.

E l’altra?

“L’avevo intrecciata io col Perlon, una fibra tessile
sintetica, per insegnare ai francescani come si faceva a
costruirla. Sa, loro prima usavano le corde. Poco igieniche:
non si possono lavare, si sfaldano”.

Discipline in Perlon.

“Padre Pio adoperava le catenelle di ferro ed è diventato
santo”.

Come si applica la disciplina?

“Te lo indica il padre spirituale”.

Che cosa ci si batte?

“Natiche, schiena… Non sono un esperto. So soltanto che
Santa Margherita Maria Alacoque, volendo contemplare la
flagellazione di Cristo, si batté per mezz’ora anziché per i
dieci minuti consigliati dal suo confessore. Alla fine le
apparve Gesù che la rimproverò: “I primi dieci minuti l’hai
fatto per me, gli altri venti per il demonio””.

Infatti, sembrerebbe una perversione.

“Abbiamo impulsi a fare cose sbagliate. Il peccato è il male
più grande. Tutti i mezzi sono buoni per evitarlo. San
Francesco si buttò in mezzo alle spine del roveto per non
cadere in tentazione. La carne desidera piacere e tu le
infliggi sensazioni contrarie”.

Che c’è di sbagliato nel piacere?

“Gli animali si uniscono per procreare. Gli uomini hanno una
facoltà in più: conoscono i giorni fecondi e quelli
infecondi”.

Non essendo animali…

“Mi sembrano più ordinati gli animali. L’uomo vive solo per
i sensi, s’illude che facciano la sua felicità. Secondo lei
perché negli Stati Uniti migliaia di giovani intelligenti si
votano alla castità prima del matrimonio? L’erotismo
distrugge le famiglie”.

Torniamo alla perquisizione.

“I carabinieri si sono portati via anche una piccozza. Hanno
lasciato i manici delle scope, non capisco perché. Tutti
questi reperti sono saltati fuori al processo. Le discipline
sono state presentate come fruste. Ma le fruste sono quelle
che si usano sugli animali. O, a proposito di quadrupedi,
che adoperano i sadici, i masochisti, quelli che fanno
quelle porcate lì”.

In aula sua moglie ha ammesso che su due figli lei ha usato
la cosiddetta cordicella. Però sua figlia suor Elena l’ha
contraddetta sostenendo di non aver mai visto fruste per
casa. A chi delle due devo credere?

“Non vi è alcuna contraddizione. Prima di tutto ho usato la
cordicella molto raramente. Elena, che è entrata in convento
a 19 anni, non era presente. Poi non ho mai battuto i
ragazzi per casa. Li portavo nel bagno”.

Quante volte è accaduto?

“Cinque o sei in tanti anni e solo con i maschi ormai
adolescenti”.

Dove li batteva?

“Sul sedere. Non è stata una prassi punitiva corrente.
Continuavano a combinarne di tutti i colori. Dopo dieci
volte che avevo promesse di suonargliele, che dovevo fare?
Lasciar correre? Avrei perso la credibilità”.

Su di sé ha mai provato la cordicella?

“Qualche volta. È una pratica di penitenza”.

Che effetto fa?

“Dà dolore, ma non ferisce; è concepita apposta per non
procurare lesioni, solo un arrossamento. Ti scalda ben bene
la parte frustata. Per carità, cos’ho detto: disciplinata”.

Non lascia segni?

“Se la usi per ore, può darsi, non so. Mai procurato
sanguinamenti. Quelle poche volte che l’ho impiegata alla
fine i ragazzi ridevano come matti”.

Non mi risulta che San Giuseppe abbia staffilato Gesù con la
cordicella.

“Ah be’, era Gesù!”.

Ma non le ripugnava tenere in casa uno strumento di tortura?

“Non di tortura. Di disciplina. Il numero di questi
interventi è stato così limitato che la mia figlia maggiore
non li ha neppure visti. In tribunale ne hanno fatto una
carneficina”.

Ammetterà che in Italia non sono molti i genitori disposti
ad approvare il suo modo d’esercitare lo ius corrigendi.

“In Italia non sono molti neppure i genitori che hanno più
di due figli. Provi lei a tenerne sette. Padre Pio mi
diceva: “Mazze e panelle fanne i figghie belle”, mazzate e
pane fanno i figli belli. I carabinieri mi hanno persino
sequestrato una mia meditazione su Fatima e sul valore del
castigo, in cui osservavo che la parola viene dal latino
castus, casto”.

Ma nel Vangelo o nel catechismo non v’è traccia di castighi
corporali da infliggere ai figli.

“Non so”.

Come non sa? Che cristiano è?

“Io ricordo la frase di padre Pio”.

Lasci stare padre Pio. Parlo del Vangelo.

“Io so che il flagellato fu Cristo”.

Non per nulla ancora ce lo ricordiamo.

“Ma lo stesso Gesù intrecciò una sferza di cordicelle e
scacciò a frustate dal tempio di Gerusalemme i
cambiavalute”.

Suo figlio Mariano sostiene che lei bastonava o frustava lui
e i suoi fratelli tre volte al mese per far capire loro “che
cosa è giusto e che cosa è sbagliato”.

“Deve rispondere delle enormi dichiarazioni che fa. Perché
non sono vere. Di bastonate non ne ha prese mai, neanche
una. Né lui né i fratelli. Un padre che facesse una cosa
simile sarebbe manifestamente uno squilibrato. Ora è
indubbio che se io avessi qualche problema d’equilibrio
mentale, dopo tutte le diffamazioni e le sofferenze che mi
sono state inflitte a quest’ora mi sarei già buttato dalla
finestra. Invece sopporto pazientemente. Nella Bibbia è
scritto: “Il Signore castiga coloro che gli stanno vicino””.

È vero che ha costretto i suoi figli a dormire sul
pavimento?

“Una sola volta, Mariano e Giuseppe, per due ore. Hanno
dormito su un tappeto steso sul parquet, ben coperti. E
quando mi sono coricato io, si sono infilati nel letto anche
loro. In campeggio la gente dorme per terra all’addiaccio
per un mese e nessuno trova nulla da ridire”.

Perché li fece dormire due ore sul pavimento?

“Per punizione. Non ricordo il motivo”.

Che senso ha?

“I santi eremiti riposavano per terra. L’unico problema del
dormire è aver sonno. In casa mia, grazie a Dio, nessuno ha
mai preso il Tavor. E poi non capisco: gli ortopedici
consigliano di mettere l’asse sotto il materasso per dormire
sul duro. Che cosa c’è di meglio del pavimento, dico io”.

È vero che li ha tenuti a pane e acqua?

“È accaduto un venerdì santo a mezzogiorno. Il digiuno
prescritto dalla Chiesa. E solo per i figli più grandi, che
hanno aderito spontaneamente”.

E che li ha privati della televisione, della radio, del
computer?

“Della Tv ho già detto. Di radioregistratori me ne hanno
scassati quattro o cinque. Il primo computer fu acquistato
per Chiara, 21 anni, che frequentava il liceo artistico. Ora
ne hanno tre o quattro, uno collegato a Internet”.

È vero che imponeva ai figli maggiorenni di rincasare non
oltre mezzanotte e mezzo e se ritardavano rischiavano, com’è
accaduto in un paio d’occasioni, di doversi cercare giacigli
di fortuna?

“Se sia accaduto due volte o una sola, non lo rammento. Ma
avevo imposto questa regola perché fossero tutti in grado,
il mattino seguente, di fare il loro dovere sul posto di
lavoro. Non credo che se uno va a letto alle tre il giorno
dopo sia in grado di rendere al meglio”.

E dove sono andati a dormire quelle due notti, o una?

“In auto. Ma era estate”.

Come mai non dava ai suoi figli le chiavi di casa?

“Era solo Mariano che creava problemi. Non potevo aver
fiducia in lui perché aveva dimostrato d’essere… non so
che termine usare, molto disordinato, ecco. Gli altri figli
mi hanno confidato che in mia assenza s’era portato su le
ragazze e aveva fatto di tutto. Una volta la famiglia al
completo è andata a trovare suor Maria Pia, clarissa in
Liguria, e lui s’è rifiutato di venire con noi. Al rientro
abbiamo trovato la porta spalancata: aveva chiamato un
fabbro ferraio per far scassinare la serratura col trapano”.

È vero che per una musicassetta dei Duran Duran punì i
quattro maschi?

“Gradivo sapere che cosa mi entrava in casa. Gli Stati
mettono le dogane e io come capofamiglia non ho il diritto
di sapere che cosa mi entra in casa? La cassetta era stata
nascosta, fu trovata da mia moglie. Non so neppure chi siano
i Duran Duran. Ma era stato infranto un principio. Volevo
che dicessero la verità. Chiesi di chi fosse il nastro.
Nessuno dei ragazzi rispose. Li feci stare sul pianerottolo
una mezz’oretta”.

Dal processo è emerso che lei ha impedito ai suoi figli
persino di giocare?

“Ma se casa nostra era più animata di un asilo infantile! Un
disastro di giochi. Per raccoglierli da terra mia moglie e
io dovevamo usare il box pieghevole del bambino più
piccolo”.

Davanti ai giudici Mariano ha raccontato: “Non dimenticherò
mai quanto accadde un giorno a uno dei miei fratelli,
Giovanni o Giuseppe. Aveva mangiato un dolce senza
autorizzazione: la ritorsione fu pesantissima. Mio padre lo
prese e gli ficcò la testa in una bacinella colma d’acqua,
tenendolo fermo sino ai primi sintomi di soffocamento”.

“È falso. Non ricordo chi fosse dei due. Gli ho solo messo
la testa un attimo sotto l’acqua corrente del rubinetto per
rinfrescargli le idee”.

I suoi “non ricordo” sono un po’ troppo frequenti.

“Sto solo cercando di ricostruire, mi creda, d’interpretare
queste esternazioni del mio disagio davanti a certe
ribellioni dei figli. Il fatto che non ricordi è la
dimostrazione che li ritenevo atti normali, né ingiusti né
pericolosi”.

In tribunale Mariano ha mostrato al giudice Silvia Monaco
una cicatrice vicino al naso, esito di una ferita che lei
gli avrebbe procurato a colpi di bastone, tanto che suo
figlio si fece medicare al pronto soccorso dell’ospedale San
Maurizio.

“Non è vero, non è assolutamente vero. Non esiste agli atti
del processo nessun referto medico o certificato di pronto
soccorso che attesti lesioni traumatiche sui miei figli.
Mariano ha una piccola cicatrice vicino al naso per una
ferita che s’è procurato da solo con la lente degli
occhiali”.

Insomma, lei sarebbe vittima di una macchinazione? È questo
che mi sta dicendo?

“Le racconto solo un episodio. In gita al lago di Carezza
suor Elena è inciampata ed è caduta a faccia in giù,
rompendosi due denti e spaccandosi il labbro. La prima
domanda che le hanno rivolto al pronto soccorso del San
Maurizio è stata: “Suo padre le ha dato un paio di pugni?”.
Si sono organizzati per questa cosa, sa? La cricca di
massoni ha contatti estesi. È un piccolo centro, Bolzano.
Però cari miei…”.

La psicologa Lucia Martinelli ha certificato che il suo
ultimogenito soffre di disturbi della personalità provocati
dall’ansia accumulata in famiglia.

“Il pubblico ministero Donatella Marchesini ha ordinato
questa perizia dalla quale risulterebbe che Emanuele, a quel
tempo minorenne, aveva una personalità “borderline”. Mio
figlio oggi ha 19 anni e studia da chef all’Alberghiero di
Merano. È stato visitato dal professor Anselmo Zanalda,
neuropsichiatra di Torino, un luminare, che lo ha trovato
perfettamente normale. Idem una psicologa di Bologna”.

Suor Elena durante la deposizione ha rivelato: “Ricordo che
mia nonna si lamentava perché Mariano andava da lei per
guardarsi film in cassetta a luci rosse”. Non pensa che
questa dichiarazione provi il fallimento dei suoi sistemi
pedagogici?

“No. Il sistema pedagogico di Gesù verso gli apostoli non
doveva produrre un Giuda. “Il cuore dell’uomo è un posto
libero: puoi edificarci un paradiso o scavarci un inferno”,
recita un proverbio della saggezza ebraica. Lucifero era un
angelo di luce ed è diventato un demonio. Martin Lutero era
partito bene ed è finito male. Dalla sera alla mattina
possiamo diventare di tutto. Anche svegliarci musulmani”.

Perché Mariano è diventato così? Se l’è mai chiesto?

“L’ho sempre visto come un figlio che nei disegni divini
poteva dare e fare tanto. Stava per diventare francescano.
Ha vissuto per un paio d’anni in convento a Cassino”.

E dunque?

“È il mysterium iniquitatis che Sant’Agostino condensa nelle
parole amor sui usque ad contemptum Dei, l’amore di sé fino
al disprezzo di Dio. È il disordine morale che disintegra l’ordine
originario voluto dal Creatore. Mariano deve aver fatto
delle brutte esperienze in campo morale, visto qualcosa…
Per reazione è passato dalla religione dello spirito a
quella della carne. Mi sono trovato un kamikaze in casa.
Dava cattivi esempi ai fratelli”.

Tipo?

“S’alzava a mezzogiorno, bighellonava al bar, si metteva in
malattia per non andare al lavoro. Ha cambiato una decina di
posti. Nessuno gli garbava. Diceva che i padroni sfruttano
gli operai”.

Lei riconosce d’aver commesso qualche reato o esagerato?

“Se ho fatto qualcosa, mi rivolgo a Domineddio che vede e sa
e può giudicare. Personalmente credo d’aver sempre amato i
miei figli e d’aver cercato di correggerli, anche con metodi
forti quando serviva. Però i fatti sono stati gonfiati. S’è
costruito un libro di balle”.

Fu picchiato o punito severamente da piccolo?

“Ai miei tempi le prendevano tutti. Sberle dal papà. Sberle
dalla mamma. Sberle dal curato. Sberle dal maestro. A scuola
ci percuotevano le nocche delle dita col metro di legno. Sa
che cosa mi hanno detto i carabinieri quando sono stato
convocato in caserma? “Guardi, signor Nalin, le carceri di
via Dante sono piene di giovani che non hanno mai preso una
sberla in vita loro””.

Quali strumenti educativi sono leciti, a suo avviso, in
famiglia?

“La cultura in cui sono cresciuto io era questa: se facevi
qualcosa di sbagliato, lo era per tutti, i genitori, il
maestro, il prete, gli amici, il vigile. Li avevi contro,
erano solidali nel farti capire le tue mancanze. Adesso
dicono che i nuovi criteri pedagogici sono migliori. Però mi
risulta che Benjamin Spock, osannato fautore del
permissivismo in famiglia, prima di morire sia tornato sui
propri passi, abbia detto: “Scusate tanto, mi sono
sbagliato”. Ed era titolare di una cattedra di sviluppo
infantile in America. Il suo libro sulla cura del bambino l’avevano
ribattezzato “la Bibbia delle madri”. Non ho mai né
traumatizzato né ferito i miei figli. Sono belli, nutriti,
educati. “Ce ne fossero al giorno d’oggi di ragazzi così!”,
esclamano quelli che li conoscono”.

Si sente perseguitato?

“Sì, e non credo d’essere l’unico di questi tempi, basti
pensare al linciaggio subìto da Rocco Buttiglione per aver
espresso le sue opinioni sulla famiglia davanti al sinedrio
europeo. Non mi reputo un delinquente, eppure la prima
sanzione è stata quella di allontanarmi per sei mesi da
casa. Moglie e figli hanno presentato un’istanza al Pm per
farmi rientrare. Bocciata. Ho dovuto scontare fino all’ultimo
giorno l’esilio dalle mura domestiche, nonostante i miei
cari m’aspettassero a braccia aperte”.

È sicuro di questo?

“Arcisicuro. Ho chiesto a padre Pio una famiglia fondata
sulla roccia, non sulla sabbia. Hanno fatto di tutto per
buttarmela giù con questo fiume di calunnie e di fango. Non
ci sono riusciti. È stata persino prospettata a mia moglie
la possibilità di andare a vivere per conto suo, insieme con
i ragazzi, chiedendo la separazione. “Io amo mio marito”, ha
risposto Marisa, “sono d’accordo con il suo modo di educare,
non lo lascerò mai””.

Dove ha abitato in quei sei mesi?

“Da amici e conoscenti. È stato umiliante”.

È vero che in casa ha una cappella?

“Sì. Tre metri per due”.

Con le vetrate policrome.

“Una piccola immagine dell’Immacolata fissata alla
finestra”.

E le stazioni della via crucis.

“Anche. Sono di carta”.

E decine di statue di santi.

“Solo un padre Pio scolpito nel legno, un Cristo e una
Madonna. Non credo che sia reato. Però quelli che si mettono
in casa la Venere di Lesbo sono considerati normali mentre
io passo per un pervertito”.

Possibile che non ci sia nulla di vero in ciò che ho letto
sui giornali?

“Hanno scritto che obbligavo i miei figli a pregare
tre-quattro ore al giorno. Assurdo. Mi hanno diffamato in
tutti i modi. L’Alto Adige ha strombazzato che ero nel
mirino della Curia di Bolzano. Ho alzato il telefono e ho
parlato col vescovo in persona. “Claudio, non ne so niente”,
mi ha risposto. Per scrupolo ha provato a chiedere al suo
vicario generale: “Menzogne”. Be’, ho replicato io, allora
fate una smentita. Se n’è incaricata la Consulta diocesana
dei movimenti laici, di cui faccio parte. È uscita solo dopo
un mese di sollecitazioni. Un francobollo di due righe a
pagina 23″.

Però don Fabio Chiarani, cappellano a Caldaro, ha dichiarato
che i suoi “atteggiamenti vanno giudicati con molta
severità”, e che “il tribunale ha fatto molto bene a
infliggere una dura pena a chi distorce in questo modo la
fede”, e che lei ha bisogno di “cure adeguate, perché, non
ci sono dubbi, un soggetto simile è malato”.

“Potrei denunciarlo. Ma non lo faccio. A Bolzano lo sanno
anche i sassi che si tratta di un prete un po’ sbilenco.
Tempo fa ha invitato tutti i divorziati desiderosi di
accostarsi all’eucarestia ad andare da lui che gliela dà.
Celebra riti con gli islamici. L’Alto Adige lo interpella
sulle questioni di fede come fosse il Papa e cestina le
lettere in mia difesa”.

Ma se ho visto con i miei occhi la lettera della signora
Cristina Bissaro, madre di sei figli, che si onora d’esserle
amica e afferma d’aver messo su una famiglia così numerosa
seguendo il suo esempio.

“È stata subito controbilanciata da questa risposta di un’altra
lettrice: “Anche nella persona più esemplare si può
nascondere un mostro”. Testuale: un mostro”.

Come mai ha affrontato l’udienza preliminare davanti al
giudice Carla Scheidle col rosario fra le dita? Non ha
fiducia nella giustizia?

“Tenevo la corona nella mano nascosta sotto la spalla. È
bastato che la spostassi un attimo per metterla in tasca e i
cronisti mi hanno fulminato. Padre Pio definiva il rosario
“l’arma”. Lo usava contro il Maligno. I diavoli prendevano a
legnate il santo, la sua cella era piena di schizzi di
sangue. Comunque Gesù ha insegnato: “Beati voi quando,
mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa
mia. Rallegratevi ed esultate”. Nel mio animo c’è gioia. Non
sarei mai capace di riversare su chi mi perseguita tutto l’odio
che ho ricevuto. A me preme soprattutto la giustizia di Dio.
In quella ho piena fiducia”.

Signor Nalin, quand’è stata l’ultima volta che ha baciato o
abbracciato i suoi figli?

“Io questo veramente non lo so. Li ho baciati e coccolati
quand’erano piccoli. Poi subentra il pudore dei sentimenti,
sono loro i primi a non gradire le smancerie dei genitori. E
poi un padre di sette figli deve stare molto attento a non
fare preferenze, a non suscitare gelosie. Già ne avevo uno
che voleva a tutti i costi essere il prediletto. È stata
dura”.

Ma lei a suo figlio Mariano vuole bene?

“Certo che gliene voglio! È mio figlio”.

Vorrebbe dirgli qualcosa in questo momento?

“Che lo aspetto a casa, nello stesso modo in cui il padre
aspettava il figliol prodigo: pentito”.

Mi ha detto tutta la verità?

“Io sì. Come potrei fare la comunione altrimenti?”.

Stefano Lorenzetto
(C) ilGiornale, 12-12-2004