(il Giornale) Bertone: la connessione tra morale e politica

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 «Politici cattolici, siate uniti sui valori morali,
perché altrimenti la democrazia è in pericolo».

È il grido d’allarme che l’arcivescovo di Genova,
Tarcisio Bertone, già Segretario della Congregazione
per la dottrina della fede, lancerà questa sera dal
Meeting di Rimini, dov’è stato invitato per parlare
del recente documento vaticano dedicato ai credenti
impegnati in politica. Bertone ha accettato di anticipare al Giornale i
contenuti del suo intervento.

L’ex Sant’Uffizio in sei mesi ha pubblicato due note
dedicate ai politici. È nuovo interventismo della Chiesa
nella sfera temporale?

«Nessun interventismo. Il Vaticano ha soltanto affermato
il dovere dei cattolici di non avere scissioni tra
privato e pubblico, tra fede professata e l’impegno
politico.
Ha affermato la connessione tra morale e politica».

Come risponde a chi vi accusa di rimpiangere uno Stato
confessionale?

«Qui non si tratta di morale confessionale, ma di legge
morale naturale. Oggi c’è la tentazione di mettere da
parte la morale e l’etica, costruendo un diritto basato
soltanto sul parere fluttuante della mentalità dominante,
della maggioranza numerica…».

Ma non è questa la base della democrazia?

«Al contrario, la democrazia è in pericolo se manca il
fondamento etico. Quando si perdono di vista i valori
morali, i diritti e i doveri della persona, i principi
etici, c’è il rischio dell’intolleranza».

Qual è, allora, il compito dei politici cattolici?

«Siano coerenti, portino nella cosa pubblica il loro
contributo di credenti…».

E come la mettiamo con l’autonomia della sfera politica?

«La giusta autonomia della politica non vuol dire
autonomia dai valori morali. Senza risollevare il tema
dell’unità politica dei cattolici, credo sia giusto
chiedere un’unità sui valori.
Il pluralismo non deve diventare relativismo etico».

La recente nota che condanna le unioni omosessuali ha
suscitato reazioni asprissime. Era davvero opportuna
in questo momento?

«Siamo arrivati al punto in cui diversi Paesi europei
stanno varando leggi che legalizzano le unioni gay.
Forse non dovevamo lanciare l’allarme?
Mai prima d’ora, in nessuna società, primitiva o
evoluta, si era arrivati a legalizzare con rito civile
o religioso le coppie omosessuali.
Se non era opportuno pubblicarlo ora, non so quando lo
sarebbe mai stato».

Teme che si arrivi alla legalizzazione anche in Italia?

«Vedo tentativi in sede locale. Ma l’articolo 29 della
nostra Costituzione dice chiaramente che la famiglia è
una società naturale fondata sul matrimonio, dunque
spero proprio che non sia un tema all’ordine del giorno».

Non crede che il documento mancasse di misericordia?

«L’obiettivo era la condanna della legalizzazione.
Per conoscere la posizione della Chiesa sugli omosessuali
basta leggere il Catechismo, dove si parla dell’amore,
della delicatezza, della misericordia con cui queste
persone vanno accolte e seguite dalla comunità cristiana».

Il Meeting ha contestato duramente il mancato riferimento
alle radici cristiane nella Costituzione dell’Ue. Che
cosa ne pensa?

«Non mi spiego questa ostinazione tipica di un
anticlericalismo di stampo ottocentesco nel non voler
assolutamente citare le radici giudeo-cristiane del
Continente, mentre invece si cita tranquillamente
l’Illuminismo.
Il Papa fa bene a insistere e a chiedere che quel
riferimento ci sia».

In queste settimane, sulla base di documenti argentini,
la Chiesa genovese è accusata di aver aiutato i nazisti
a espatriare dopo della guerra…

«Mentre si tace dell’aiuto dato dalla Chiesa ai
partigiani di ogni colore, ai comunisti e specialmente a
migliaia di ebrei perseguitati, il nostro passato viene
denigrato.
Abbiamo potuto verificare che nessun ecclesiastico
genovese è mai stato citato nella vicenda.
Accusare il cardinale Siri – lui che rischiò di essere
deportato dai nazisti – è una vera infamia.
Nei documenti citati compare il nome di qualche prete e
di qualche religioso straniero, ma non c’è prova che
essi fossero a conoscenza dell’identità e del passato
di coloro che aiutavano.
La Chiesa genovese non collaborò.
Anzi, dalle ricerche che stiamo facendo e
pubblicando sul “Settimanale Cattolico” risulta piuttosto
il contrario».

ANDREA TORNIELLI
inviato al Meeting di Rimini per
© Il Giornale, 28-8-2003