(il Foglio) La battaglia tra diritto naturale e relativismo

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 PARIFICAZIONI


Ai gay che vogliono sposarsi dico che il diritto naturale non si può né ignorare né cancellare.


Luigi Amicone
Il Foglio 15 ottobre 2004

Sull’auspicabilità della parificazione legale del matrimonio omosessuale a quello etero, l’obiezione essenziale è la seguente (e vorrei dire a Daniele Scalise che non è volgarità, omofobia, razzismo, ma una constatazione amichevole): sul desiderio si può fondare qualsiasi impalcatura ipocrita e leguleia, ma non un matrimonio. La più radicale obiezione al matrimonio gay è semplice: così come nel matrimonio tra un uomo e una donna è condizione necessaria ma non sufficiente che esista una attrazione sessuale tra i due, per un matrimonio gay non è condizione sufficiente che i due si attizzino vicendevolmente e tutte le altre balle plasmate sul modello etero (comprensione, tenerezza, feeling intellettuale) che fanno “amore”. Avete la condizione sufficiente, il sesso, ma non avete quella necessaria, cioè il naturale legame che permette la difesa, sopravvivenza e procreazione del mondo comune. Voi riderete perché tutti sanno che oggi noi abbiamo a disposizione la tecnica, migliaia di uteri in affitto, quintali di sperma e di ovociti (forse domani pure embrioni selezionati), kit di inseminazione artificiale fai-da-te, e tutti gli accidenti che si possono acquistare con carta di credito su internet. Ma la paternità e maternità non sono né una mera produzione biologica, né un riempitivo sentimentale del ménage a due. E poiché ci ripugna tanto la discriminazione sessista, quanto il via libera ad un potere discrezionale sulla vita umana (ancorché si provi a nobilitare tale potere manipolando la lingua del dolore, dei diritti, dei sentimenti e del progresso scientifico), noi consideriamo in tutta tranquillità e franchezza che matrimonio e adozione gay sarebbero una gran bella porcheria. Spiacenti, ci sono cose che non sono né oggetto di evoluzione dei costumi (ma gli spartani si sfottevano i bambini e buttavano giù dalle rupi gli handicappati, e allora? Tanto peggio per gli spartani), né oggetto di possibile negoziazione. Spiacenti, hanno ragione il giornalista del Nwt Saletan, il senatore Bennett e il giurista Bork. “Occorre un emendamento alla Costituzione americana” (anche a quella italiana se occorre) che dica no al matrimonio omosessuale e alle adozioni per le coppie gay e lesbo.


Un bambino nasce – se nasce – come nasce. Manipolarne volutamente la fondamentale relazione naturale con un padre e una madre è da gente sprofondata nell’arroganza infinita e nell’indifferenza totale per l’essere umano che è stato, che è, e che sarà. Sotto questo profilo, voi che auspicate lo scervellato diritto al riconoscimento legale del matrimonio e all’adozione omosessuale, siete il volenteroso legame con il Biofaust, siete il suo avvocato azzeccagarbugli, il suo laboratorio sociale. Siccome però voi presentate la vostra modesta proposta leguleia come un’alta espressione di lotta per i diritti civili e osate paragonare il vostro capriccioso regime a quello dell’apartheid; siccome quello che vi importa è imporre per legge il pregiudizio ideologico di eguaglianza e, quindi, d’indifferenza rispetto a ogni tendenza sessuale, noi vi diciamo “no”. Perché altrimenti ci si deve spiegare, come dicono il democratico Saletan e il repubblicano Bork, come si fa a dire no al matrimonio poligamo, no all’incesto, no a tutte le unioni possibili e immaginabili. Tutte le unioni possibili e immaginabili possono, a un certo momento dell’evoluzione storico-sociale, sfruculiare la sfera sessuale di chicchessia e, qualora scrufuliassero la testa di molti chicchessia, essere riconosciute legalmente come matrimoni triplurali, omo-animali, saffo-parentali. Noi, dunque, non partiamo dall’assunto che uomo e donna Dio li creò e “per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne”. Noi partiamo dalla pura e semplice constatazione che sin qui è stato così e che voi non volete che sia più così, tesi come siete non alla soluzione di problemi pratici e effettuali che avete, ma alla cancellazione del diritto naturale. E perché non vi basta la soluzione pratica ma desiderate la consacrazione legale delle vostre unioni? Perché, in verità, voi amate la codificazione della vostra condizione sessuale più di voi stessi. Perché, in verità, voi amate la pialla di una umanità conformista e indifferenziata, più della vostra diversità e condizione umana. Perché, in verità, voi amate l’ideologia e la vendetta contro l’eterosessuale, più della passione per l’”altro” e più di quella tolleranza che avete contribuito a far crescere nelle società civili.




Le primizie del postmoderno


E’ vero, noi forse dovremmo esservi più amici, considerando che siete come noi, fratelli segnati come tutti da un destino di fragilità e di morte. Però voi dovete riflettere, ogni tanto, non soltanto brandire bandiere, inorgoglirvi, marciare. Voi siete le primizie del postmoderno, siete cresciuti all’ombra del relativismo secondo cui non c’è niente di certo, niente di obiettivo, niente di reale. Siete cresciuti in un tempo dove tutto succede non per dono, ma per convenzione. Talchè – in questo avete ragione – vi sembra la cosa più normale la richiesta di parificazione del matrimonio tra uomo e donna a quello tra uomo e uomo e tra donna e donna. Ma questa non è realtà, non è l’ostinata realtà che fa sorgere il sole al mattino e che fa mettere il nido all’aquila là dove l’occhio dell’uomo non arriva. La realtà ha le sue radici nel mistero, non nel codice. Godetevelo, amici lesbiche e gay, il mistero, e non state mai tranquilli, cercatela sul serio quella pace che non è assenza ( tanto più assenza per legge) di conflitto e di contraddizione sociale. Ma è tranquillitas ordinis, ricerca di giustizia e verità.

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