fra tagli e ritagli scientifiche frattaglie

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Spigolature dalla stampa

Passata la buriana del referendum sulla fecondazione artificiale, sembra che sulla stampa nazionale sia calato, e di riflesso sulle coscienze individuali, il velo dell’oblio sulle questioni ora poste in congelatore con gli embrioni.
Per sollevare il velo con la luce di una memoria retrospettiva, ripesco sul tema citato alcune frasi spigolate (dopo la trebbiatura di questi mesi ) fra i ritagli di riviste e quotidiani. Da un’intervista al premio nobel Rita Levi Montalcini sul “Venerdí” di Repubblica: «L’embrione è un ammasso di poche cellule privo della linea cerebrale, che dà la possibilità di vita umana». D’acchito questa affermazione lascia sconcertati: da un lato per la mancanza di rispetto nei confronti dell’embrione, dall’altro per la povertà logica dell’asserzione. Infatti la linea cerebrale non deriva proprio da quell’ammasso primigenio di poche cellule? E quindi quell’ammasso non è in potenza ciò che la linea cerebrale è in atto? Tocca riesumare antichi concetti filosofici, ma tant’è, mi sembra in via di smarrimento la facoltà del pensare. E poi c’è da questionare sull’inizio della vita umana. Come mai l’illustre scienziata lo attribuisce alla linea cerebrale?
Ma c’è un altro scienziato sentenziante sull’inizio della vita, Flamigni, il quale in un’intervista su «Repubblica» del 13/5 sposa la causa del vetero-femminismo: «La vita inizia quando la donna decide che è iniziata». Forse perché abbacinato dal fascino della Grande Madre? O forse è un convinto precursore di una futura partenogenesi (la capacità autofecondante riscontrabile ad esempio nelle api femmine)? Tutt’altro: «È chiaro che ci sono differenti stadi di sviluppo dal momento in cui lo spermatozoo tocca l’uovo». Dovremmo soffermarci su questo magico contatto ed osservare l’unione peculiarissima della cellula piú piccola del corpo umano con la cellula piú grande: una meravigliosa polarità che genera in una sintesi degli opposti, tipica del continuum della vita biologica, una cellula unica: lo zigote. La vita biologica pertiene alla linea ereditaria parentale. La vita spirituale, afferente alla linea ereditaria individuale, inizia la sua incorporazione a livello eterico nel cuore della madre e prosegue a livello fisico alla fine della terza settimana, quando si manifestano i primi abbozzi della circolazione sanguigna e successivamente comincia a svilupparsi il cuore.
Chiarire i diversi aspetti del concetto di vita non vuol certo dire abusarne, come afferma il propugnatore della privacy della provetta, Stefano Rodotà, che sposta la problematica, per comodità di pensiero, dalla vita dell’embrione al suo riconoscimento giuridico come persona: «Per divenire individuo, l’embrione ha bisogno dell’accoglienza in un corpo di donna …la sua vita dipende dall’accettazione che ne fa un’altra vita» (ancora da «Repubblica» del 13/5). E poco dopo taglia con l’accetta la radice dell’etica da cui parte la formulazione del diritto: «Il diritto rischia di essere degradato a strumento di un’etica».
Dulcis in fundo, a dar manforte a tale ginepraio di pensieri deboli, ci pensa ancora Flamigni che, nell’intervista già citata, conclude ispirato, a proposito della fecondazione eterologa: «La genitorialità è un fatto simbolico, non biologico». Di questo passo giungeremo tra breve a disconoscere il ruolo biologico paterno e materno, anzi grazie ai progressi della scienza, a renderlo superfluo. C’è qualcuno che potrebbe opporre, in base a un cortocircuito pseudoantroposofico, il vantaggio di slegarsi dai legami di sangue, annegando la propria coscienza nel buio delle proprie origini terrestri.
A ogni buon intenditore di frattaglie poche parole, anzi poche spigolature…

Ricercatori per la Vita