(CorSera) Il rispetto è segno d’amore e timore

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 «I preti non indossino abiti casual»

Un vescovo: in chiesa servono buone maniere. E al Sinodo parlano due suore

CITTA’ DEL VATICANO – Temi minori fanno capolino al severo Sinodo dei vescovi, giunto a metà della sua durata (2-23 ottobre): dal «bon ton» nelle celebrazioni, con richiamo ai preti che vestono «casual», alla «grata» dei confessionali che non deve «sparire». Insieme agli argomenti marginali sono arrivati i problemi della vita d’ogni giorno, che sono stati trattati dalle prime donne intervenute come «uditrici»: i ragazzi travolti dalla droga e tentati dal suicidio. Non sappiamo chi sia e da dove venga il vescovo che ha segnalato i preti «casual», ma non doveva essere italiano, perché il portavoce ha assicurato i giornalisti: «Voi non lo conoscete». Ha argomentato così: «Se si richiede il rispetto verso gli anziani, lo stesso rispetto e le buone maniere a maggior ragione ci vogliono nelle celebrazioni eucaristiche: basta con i preti che vestono in modo casual e ricordiamo che in certi casi le buone maniere sono atti di fede».
L’«abuso» più frequente, quanto ai «paramenti liturgici», è quello di non indossarli o di indossarli in maniera «non corretta» e probabilmente è a esso che si riferiva l’anonimo «sinodale». Ma c’è anche il fenomeno della «sciatteria», spesso denunciato anche nella consultazione che ha preceduto l’indizione di questo Sinodo che tratta dell’Eucarestia. Non è raro vedere un prete che celebra la messa indossando il camice bianco direttamente su un abito «casuale», poniamo una tuta da ginnastica, o un maglione con un paio di jeans.
La necessità che il confessionale sia all’interno delle chiese, e che la grata separi il penitente (specie se donna) dal confessore, è stata affermata dal cardinale lettone Janis Pujats, che ha parlato in latino, chiedendo anche che il «Santissimo sacramento sia sempre collocato all’altare maggiore» e che i confessori non lascino il confessionale fino a quando l’ultimo fedele non si sia allontanato.
Al Sinodo sono presenti 26 «uditori», 13 dei quali sono donne, 6 laiche e 7 suore. La loro presenza è da tempo abituale nei Sinodi: come gli altri uditori, hanno diritto di parola ma non di voto. Due hanno parlato ieri.
«Nessuna pasticca dona la gioia di vivere e la pace», ha detto suor Elvira Petrozzi, fondatrice della Comunità del Cenacolo. La religiosa ha invitato ad ascoltare «l’urlo della solitudine» che proviene dai ragazzi che hanno «la tristezza della droga nel cuore», al fine di trovare le parole per parlare con loro.
Henrietta Tambunting De Villa, già ambasciatrice delle Filippine in Vaticano, ha ricordato il caso di due studenti liceali di una scuola cattolica filippina che si sono suicidati perché «non si sentivano amati da nessuno». «Ciò avviene – ha osservato – perché oggi tanta gente, soprattutto i giovani, è attratta dagli allettamenti mondani e così molte vite vanno sprecate». Occorre chiedersi quale via la Chiesa possa battere per «riuscire a catturarli».
Forse sollecitato da queste osservazioni rivolte alla vita concreta, il generale dei passionisti, Ottavio D’Egidio, ha proposto che le donne abbiano «più spazio nella Chiesa e nella liturgia».
Di un tema concretissimo, com’è suo costume, ha parlato il cardinale Attilio Nicora, che in Vaticano ha il ruolo di amministratore del «Patrimonio della Sede apostolica» e a suo tempo è stato il principale negoziatore – per conto della Cei – dell’«otto per mille»: «Spiace dover rilevare che la pratica del far celebrare sante messe in favore dei vivi o dei defunti, sia in maniera diretta attraverso l’offerta personale data al sacerdote sia nella forma delle disposizioni testamentarie, si vada rapidamente consumando».
Non è mancato, infine, un accenno allo scandalo dei preti pedofili: l’ha fatto il cardinale australiano George Pell, gran conservatore, battendosi a difesa del celibato. Ha ricordato che «l’espansione e la purificazione della Chiesa dopo il Concilio di Trento e fino a oggi sono avvenute soprattutto grazie a suore, frati e sacerdoti celibi: i recenti scandali sessuali non hanno scalfito questi successi».

Luigi Accattoli

CorSera 13-10-2005