Mons. Crepaldi: pillola omicida e aborto-fai-da-te

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Nota post-Missam dell’Arcivescovo Giampaolo Crepaldi

 

Noi cristiani, celebrando con una liturgia solenne l’Assunzione di Maria in cielo, affermiamo la vittoria della vita sulla morte e il valore inestimabile della vita stessa.
Purtroppo dobbiamo constatare, con sconcerto, che chi ci governa va in direzione opposta.

Infatti, con un atto amministrativo a cura della Direzione generale intitolato Linee di indirizzo sulla interruzione volontaria di gravidanza con mifepristone e prostaglandine, conosciuta come pillola RU 486, il Ministro della Salute ha allargato le maglie dell’interruzione volontaria della gravidanza, cioè dell’aborto, consentendola con metodo farmacologico in day hospital e fino alla nona settimana di gravidanza.

Il tutto presentato come una conquista di civiltà.
Su questo punto è bene essere chiari.

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Pillola omicida per l’aborto-fai-da-te: parla Mons. Negri

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Mons. Negri a una recente Marcia per la Vita: un appuntamento cui non è mai mancato.

Dopo Mons. D’Ercole (AP) e Mons. Camisasca (RE), un terzo Arcivescovo condanna la decisione del Governo PD.
Lo fa con una fermezza purtroppo ormai desueta, con una profondità che pone al primo posto la vita del bambino cui si impedisce di nascere.
Eccovi il suo comunicato:

 

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Conosciute le ultime linee guida del Ministero della Salute in merito alla pillola RU 486, mi sono chiesto, non per modo di dire e non ironicamente, di quale salute si intenda parlare e, quindi, in quale modo perverso si voglia tutelarla.

Non bisogna, infatti, dimenticare che la salute rappresenta un impegno di Dio con noi. Qualsiasi prospettiva si assuma per giudicare tali questioni, si deve pur ammettere che Dio interviene nella nostra vita anche attraverso il modo in cui dispensa la salute e la malattia, il bene e il male, anche se fa paura dirlo.

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Card. Burke: il Preziosissimo Sangue e la battaglia per la vita umana

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Durante questo mese [di luglio] dedicato al Preziosissimo Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo, è opportuno riflettere sull’apostolato fondamentale, che promuove il rispetto per l’inviolabile dignità della vita umana, poiché Cristo ha versato il Suo Sangue per la salvezza di tutti gli uomini.

Esorto i soldati della vita a persistere, sempre più numerosi, nella battaglia contro la cultura della morte: non potremo mai accettare l’attacco ai nostri fratelli e sorelle, innocenti e indifesi.

È il Preziosissimo Sangue di Gesù che ci anima e ci mantiene forti per la battaglia“.

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Spagna, deriva eutanasica. Un vescovo si oppone

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In Spagna il governo super socialista e relativista del duo Sanchez-Iglesias, procede nelle leggi che voglion distruggere la creazione.

E’ in dirittura d’arrivo così la legge sull’eutanasia attiva, che introdurrà nell’ordinamento iberico la libera uccisione di un essere umano.
Se la legge venisse approvata – i numeri, vista l’alleanza Psoe-Podemos, non mancano – la Spagna diventerebbe il quarto paese a prevedere nel suo ordinamento giuridico una depenalizzazione totale dell’eutanasia attiva dopo Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo, i quali accettano sia l’eutanasia sia il suicidio assistito.

La deriva antiumana del governo Sanchez era nell’aria, ma ad essa si stanno opponendo in pochi.
Solo alcuni vescovi ad esempio, vista la sostanziale neutralità per il momento della Conferenza Episcopale Spagnola, hanno urlato.

Tra questi va meritoriamente menzionato il vescovo di Siviglia, monsignor Juan José Asenjo.

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Card. Eijk: illecito assistere chi opta per suicidio assistito o eutanasia

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Assistere i suicidi? “Mai”. Eijk sconfessa Paglia

«Un sacerdote non può essere presente quando viene eseguita l’eutanasia volontaria o il suicidio assistito».
Le parole dell’Arcivescovo di Utrecht Eijk in aperta opposizione a quelle pronunciate da Paglia (PAV)

Alle affermazioni del vescovo Paglia sul suicidio assistito, apparse come un implicito consenso alla scelta di porre fine alla propria vita, hanno già risposto alcuni teologi e sacerdoti, ribadendo come esse potessero contraddire il dono divino della vita umana ed in qualche modo giustificare l’atto del suicidio assistito e della eutanasia.

Nei giorni scorsi, è stato il Cardinale di Utrecht Willem Jacobus Eijk a tornare sull’argomento, inviando a tutti i sacerdoti un messaggio chiaro: «Un sacerdote dovrebbe parlare chiaramente con una persona che opta per suicidio assistito o eutanasia volontaria e chiarire che sta commettendo un peccato molto grave».

«Per lo stesso motivo, un sacerdote non può essere presente quando viene eseguita l’eutanasia volontaria o il suicidio assistito. Ciò potrebbe implicare che il sacerdote non abbia alcun problema con la decisione o addirittura che questi atti moralmente illeciti non siano tali in alcune circostanze secondo gli insegnamenti della Chiesa», ha ribadito nella sua intervista il cardinale che proprio sui temi della eutanasia aveva dedicato i suoi studi medici, prima della vocazione al sacerdozio.

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Mons. Sanguineti (PV). Vita umana ed eutanasia: reimparare a essere “divisivi”.

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Dopo la sentenza della Corte costituzionale: quali vie percorrere?

di + Corrado Sanguineti
Vescovo di Pavia

La scorsa settimana, esattamente mercoledì 25 settembre, è stata resa nota la sentenza della Corte Costituzionale sulla depenalizzazione del suicidio medicalmente assistito, in caso di «patologia irreversibile» e segnata da sofferenze «fisiche o psicologiche» ritenute «intollerabili», richiesto tramite il Servizio Sanitario Nazionale da una persona «pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli».

Si tratta di un fatto grave, che apre grandi interrogativi, perché, anche se la sentenza pone alcuni “paletti”, si crea un “vulnus” nell’ordinamento legislativo, autorizzando, a determinate condizioni, la pratica del “suicidio assistito”.

Rischiamo così di metterci su un piano inclinato che conduce a certe prassi che purtroppo caratterizzano alcuni Paesi europei, dove si giustifica il ricorso all’eutanasia e al suicidio assistito anche per ragioni e condizioni che facilmente possono determinarsi nell’esistenza di una persona (es. depressione, anoressia).

C’è una mentalità crescente che invoca un preteso “diritto alla morte”, come libera autodeterminazione della persona, o ragioni di pietà e di dignità che giustificherebbero la cessazione delle cure.
Come dimostra ciò che sta accadendo in Olanda e in Belgio, si tende così a considerare chi è in condizioni di grave fragilità un soggetto che alla fine diventa un peso per la società e per chi lo deve curare, accentuando un drammatico senso d’inutilità nel cuore del malato che trova un motivo in più per “togliere il disturbo”.

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Vescovi Ecuador: bocciata la legge sull’aborto

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Dopo l’appello dei vescovi
il Parlamento ha detto no
alla legalizzazione dell’aborto

Il mondo prenda coscienza che le leggi contro la vita possono essere abrogate.
Ma occorre combattere, e… ognuno deve fare la sua parte.
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Raccolto l’appello della Chiesa locale che nei giorni scorsi aveva invitato i parlamentari a riflettere sul fatto che, votando sì alla depenalizzazione, avrebbero condannato a morte esseri innocenti ed indifesi

L’aborto in Ecuador non sarà legale. Lo ha deciso l’Assemblea Nazionale del Paese, espressione del Parlamento unicamerale. Decisive le 7 assenze e le altrettante astensioni che hanno fermato a quota 65 i voti favorevoli alla depenalizzazione, mentre la maggioranza richiedeva i sì di almeno 71 parlamentari. Sono stati 59 i voti contrari.

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Un Cardinale ai combattenti per la vita: le nostre ragioni più profonde

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Sia lodato Gesù Cristo, ora e sempre. Amen

La nostra partecipazione alla Marcia per la Vita è certamente un’attività straordinaria per la difesa e la promozione della vita umana dal momento della sua concezione fino alla morte naturale.
Ma si deve dire anche che è per noi un’attività del tutto normale, nel senso che non ne possiamo fare a meno, in obbedienza a Dio, alla Sua legge iscritta nei nostri cuori, enunciata nel quinto comandamento del Decalogo e nella parola del Suo Figlio Incarnato e fedelmente trasmessaci dalla Chiesa.

Il nostro culto «in spirito e verità» (Gv 4,24), che offriamo stasera tramite l’Adorazione Eucaristica,  esige che noi siamo custodi vigilanti della vita umana, creata da Dio a sua immagine e redenta dalla Passione e morte di Cristo, Dio Figlio Incarnato.
Non possiamo risparmiarci in nessun modo dinanzi alla questione della difesa e promozione della vita degli innocenti e indifesi. Il nostro culto divino sarebbe essenzialmente falsificato, se noi fossimo mancanti nella testimonianza pubblica dell’inviolabile dignità di ogni vita umana senza limite e senza discriminazione.

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RU486 nei college e nelle università, vescovi Usa danno battaglia

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I vescovi californiani scendono in campo per contrastare una legge, la SB 24, che se approvata, renderebbe accessibile la pillola abortiva RU486 nei college e nei campus universitari. Il testo è già stato approvato dalle commissioni dell’assemblea statale – la camera bassa dello stato – e il voto finale è atteso lunedì 12 agosto. Manca pochissimo.

Per questo l’arcivescovo di Los Angeles José Oracio Gomez si appella ai fedeli: «Come cattolici crediamo che ogni vita umana nasca dalla volontà di un Creatore che ci conosce e ci ama. Egli crea ognuno di noi con un corpo mortale e un’anima immortale, come un maschio o una femmina, e tutti noi siamo fatti a immagine di Dio, ognuno con la dignità di un figlio di Dio. Queste convinzioni di base sulla sacralità della vita e sulla dignità di ogni persona dovrebbero modellare il modo in cui viviamo e lavoriamo, come trattiamo le altre persone e come ci prendiamo cura del mondo che ci circonda. Queste convinzioni dovrebbero anche modellare i nostri impegni come cittadini: ciò a cui diamo priorità, le leggi e le politiche che sosteniamo e il tipo di società che cerchiamo di creare. […] Proprio ora in California esiste un testo, il Senato Bill 24, che impone a tutti i college e le università statali di offrire agli studenti libero accesso alla “pillola abortiva”. Ma una società compassionevole dovrebbe offrire ben di più alle donne bisognose che la capacità di porre fine alla vita dei loro figli prima che nascano. Come cattolici dobbiamo opporci di fronte all’ennesimo tentativo di diffondere l’aborto tra i giovani».

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Mons. Sanguineti (PV): La “lezione” di Vincent Lambert

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Lo scorso 11 luglio 2019, nel silenzio e nell’indifferenza di molti, è morto nell’ospedale di Reims in Francia Vincent Lambert, tetraplegico in stato di minima coscienza, a seguito di un incidente stradale avvenuto nel 2008. Era un paziente clinicamente stabilizzato, niente affatto in fin di vita, né soggetto a sofferenze insopportabili: in condizioni come le sue, vivono molte persone accudite in strutture di cura o talvolta nelle case, con amore e consistente aggravio di risorse, da famiglie spesso lasciate sole o con sostegni insufficienti da parte dello Stato.

Vincent è morto non per cause naturali o per sospensione di cure sproporzionate ed eccessive, tali da configurare una sorta di “accanimento terapeutico”; è morto perché, per atto intenzionale del personale medico, avallato da una sentenza inappellabile della Cassazione, è stato tolto l’apporto di fluidi e di sostanze alimentari, sedando il paziente per alleviare le inevitabili sofferenze, durate dieci giorni, di un organismo privato degli alimenti essenziali per vivere.

[…] da una parte l’Europa è e resta un continente caratterizzato da una cultura dei diritti e della dignità del soggetto
[…] Dall’altra parte, ci sono segni oscuri e gravi di […]
– una crisi della famiglia, talvolta considerata un retaggio culturale del passato, con un crollo della natalità che sta pregiudicando il futuro,
– con la pratica ormai divenuta “normale” dell’aborto che sopprime migliaia di vite umane innocenti […]
– con la diffusione di pratiche eutanasiche, che, in alcuni paesi europei, sono ormai prassi regolate dalla legge, opzioni possibili e in crescita.

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