Mons. Sanguineti (PV). Vita umana ed eutanasia: reimparare a essere “divisivi”.

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Dopo la sentenza della Corte costituzionale: quali vie percorrere?

di + Corrado Sanguineti
Vescovo di Pavia

La scorsa settimana, esattamente mercoledì 25 settembre, è stata resa nota la sentenza della Corte Costituzionale sulla depenalizzazione del suicidio medicalmente assistito, in caso di «patologia irreversibile» e segnata da sofferenze «fisiche o psicologiche» ritenute «intollerabili», richiesto tramite il Servizio Sanitario Nazionale da una persona «pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli».

Si tratta di un fatto grave, che apre grandi interrogativi, perché, anche se la sentenza pone alcuni “paletti”, si crea un “vulnus” nell’ordinamento legislativo, autorizzando, a determinate condizioni, la pratica del “suicidio assistito”.

Rischiamo così di metterci su un piano inclinato che conduce a certe prassi che purtroppo caratterizzano alcuni Paesi europei, dove si giustifica il ricorso all’eutanasia e al suicidio assistito anche per ragioni e condizioni che facilmente possono determinarsi nell’esistenza di una persona (es. depressione, anoressia).

C’è una mentalità crescente che invoca un preteso “diritto alla morte”, come libera autodeterminazione della persona, o ragioni di pietà e di dignità che giustificherebbero la cessazione delle cure.
Come dimostra ciò che sta accadendo in Olanda e in Belgio, si tende così a considerare chi è in condizioni di grave fragilità un soggetto che alla fine diventa un peso per la società e per chi lo deve curare, accentuando un drammatico senso d’inutilità nel cuore del malato che trova un motivo in più per “togliere il disturbo”.

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Vescovi Ecuador: bocciata la legge sull’aborto

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Dopo l’appello dei vescovi
il Parlamento ha detto no
alla legalizzazione dell’aborto

Il mondo prenda coscienza che le leggi contro la vita possono essere abrogate.
Ma occorre combattere, e… ognuno deve fare la sua parte.
.

Raccolto l’appello della Chiesa locale che nei giorni scorsi aveva invitato i parlamentari a riflettere sul fatto che, votando sì alla depenalizzazione, avrebbero condannato a morte esseri innocenti ed indifesi

L’aborto in Ecuador non sarà legale. Lo ha deciso l’Assemblea Nazionale del Paese, espressione del Parlamento unicamerale. Decisive le 7 assenze e le altrettante astensioni che hanno fermato a quota 65 i voti favorevoli alla depenalizzazione, mentre la maggioranza richiedeva i sì di almeno 71 parlamentari. Sono stati 59 i voti contrari.

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Un Cardinale ai combattenti per la vita: le nostre ragioni più profonde

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Sia lodato Gesù Cristo, ora e sempre. Amen

La nostra partecipazione alla Marcia per la Vita è certamente un’attività straordinaria per la difesa e la promozione della vita umana dal momento della sua concezione fino alla morte naturale.
Ma si deve dire anche che è per noi un’attività del tutto normale, nel senso che non ne possiamo fare a meno, in obbedienza a Dio, alla Sua legge iscritta nei nostri cuori, enunciata nel quinto comandamento del Decalogo e nella parola del Suo Figlio Incarnato e fedelmente trasmessaci dalla Chiesa.

Il nostro culto «in spirito e verità» (Gv 4,24), che offriamo stasera tramite l’Adorazione Eucaristica,  esige che noi siamo custodi vigilanti della vita umana, creata da Dio a sua immagine e redenta dalla Passione e morte di Cristo, Dio Figlio Incarnato.
Non possiamo risparmiarci in nessun modo dinanzi alla questione della difesa e promozione della vita degli innocenti e indifesi. Il nostro culto divino sarebbe essenzialmente falsificato, se noi fossimo mancanti nella testimonianza pubblica dell’inviolabile dignità di ogni vita umana senza limite e senza discriminazione.

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RU486 nei college e nelle università, vescovi Usa danno battaglia

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I vescovi californiani scendono in campo per contrastare una legge, la SB 24, che se approvata, renderebbe accessibile la pillola abortiva RU486 nei college e nei campus universitari. Il testo è già stato approvato dalle commissioni dell’assemblea statale – la camera bassa dello stato – e il voto finale è atteso lunedì 12 agosto. Manca pochissimo.

Per questo l’arcivescovo di Los Angeles José Oracio Gomez si appella ai fedeli: «Come cattolici crediamo che ogni vita umana nasca dalla volontà di un Creatore che ci conosce e ci ama. Egli crea ognuno di noi con un corpo mortale e un’anima immortale, come un maschio o una femmina, e tutti noi siamo fatti a immagine di Dio, ognuno con la dignità di un figlio di Dio. Queste convinzioni di base sulla sacralità della vita e sulla dignità di ogni persona dovrebbero modellare il modo in cui viviamo e lavoriamo, come trattiamo le altre persone e come ci prendiamo cura del mondo che ci circonda. Queste convinzioni dovrebbero anche modellare i nostri impegni come cittadini: ciò a cui diamo priorità, le leggi e le politiche che sosteniamo e il tipo di società che cerchiamo di creare. […] Proprio ora in California esiste un testo, il Senato Bill 24, che impone a tutti i college e le università statali di offrire agli studenti libero accesso alla “pillola abortiva”. Ma una società compassionevole dovrebbe offrire ben di più alle donne bisognose che la capacità di porre fine alla vita dei loro figli prima che nascano. Come cattolici dobbiamo opporci di fronte all’ennesimo tentativo di diffondere l’aborto tra i giovani».

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Mons. Sanguineti (PV): La “lezione” di Vincent Lambert

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Lo scorso 11 luglio 2019, nel silenzio e nell’indifferenza di molti, è morto nell’ospedale di Reims in Francia Vincent Lambert, tetraplegico in stato di minima coscienza, a seguito di un incidente stradale avvenuto nel 2008. Era un paziente clinicamente stabilizzato, niente affatto in fin di vita, né soggetto a sofferenze insopportabili: in condizioni come le sue, vivono molte persone accudite in strutture di cura o talvolta nelle case, con amore e consistente aggravio di risorse, da famiglie spesso lasciate sole o con sostegni insufficienti da parte dello Stato.

Vincent è morto non per cause naturali o per sospensione di cure sproporzionate ed eccessive, tali da configurare una sorta di “accanimento terapeutico”; è morto perché, per atto intenzionale del personale medico, avallato da una sentenza inappellabile della Cassazione, è stato tolto l’apporto di fluidi e di sostanze alimentari, sedando il paziente per alleviare le inevitabili sofferenze, durate dieci giorni, di un organismo privato degli alimenti essenziali per vivere.

[…] da una parte l’Europa è e resta un continente caratterizzato da una cultura dei diritti e della dignità del soggetto
[…] Dall’altra parte, ci sono segni oscuri e gravi di […]
– una crisi della famiglia, talvolta considerata un retaggio culturale del passato, con un crollo della natalità che sta pregiudicando il futuro,
– con la pratica ormai divenuta “normale” dell’aborto che sopprime migliaia di vite umane innocenti […]
– con la diffusione di pratiche eutanasiche, che, in alcuni paesi europei, sono ormai prassi regolate dalla legge, opzioni possibili e in crescita.

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Aborto: Papa Francesco spiazza i vescovi tiepidi e i falsi pro-life

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Signori Cardinali,
venerati fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari fratelli e sorelle,

buongiorno e benvenuti. Saluto il Cardinale Farrell e lo ringrazio per le sue parole di introduzione. Saluto i partecipanti al Convegno internazionale “Yes to Life! Prendersi cura del prezioso dono della vita nella fragilità”, organizzato dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita e dalla Fondazione “Il Cuore in una Goccia”, una delle realtà che nel mondo si adoperano ogni giorno per accogliere alla nascita bambini in condizioni di estrema fragilità. Bambini che, in taluni casi, la cultura dello scarto definisce “incompatibili con la vita”, e così condannati a morte.

Ma nessun essere umano può essere mai incompatibile con la vita, né per la sua età, né per le sue condizioni di salute, né per la qualità della sua esistenza. Ogni bambino che si annuncia nel grembo di una donna è un dono, che cambia la storia di una famiglia: di un padre e di una madre, dei nonni e dei fratellini. E questo bimbo ha bisogno di essere accolto, amato e curato. Sempre! Anche quando piangono, come quello [applausi]. Forse qualcuno potrà pensare: “Ma, fa rumore…portiamolo via”. No: questa è una musica che tutti noi dobbiamo ascoltare. E dirò che ha sentito gli applausi e si è accorto che erano per lui.  Bisogna ascoltare sempre, anche quando il bambino ci dà un po’ fastidio; anche in chiesa: che piangano i bambini in chiesa! Lodano Dio. Mai, mai cacciare via un bambino perché piange. Grazie per la testimonianza.

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Vescovi coraggiosi: Mons. Thomas Olmsted (Phoenix – USA)

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Nei tempi in cui viviamo, carichi di ideologie che attaccano le colonne stesse della Creazione, i cristiani sono chiamati a difendere il matrimonio e la vita, fin dal suo concepimento, anche a costo di subire persecuzioni.
A richiamare i fedeli alla loro vocazione battesimale è il vescovo di Phoenix, Thomas Olmsted, che il martedì dell’Ottava di Pasqua ha tenuto un potente discorso alla National Catholic Prayer Breakfast di Washington, il raduno annuale cui partecipano leader laici e religiosi del mondo cattolico, ricordando innanzitutto che «il primo dovere e vero privilegio di chiunque voglia servire il Signore è essere un fedele testimone della Sua gloriosa Croce e Risurrezione», nella consapevolezza che «la missione della Chiesa dipende dalla fedeltà di Gesù Cristo vivente».

All’evento, nato nel 2004 in risposta alla chiamata di Giovanni Paolo II a una nuova evangelizzazione, Olmsted ha citato le famose parole pronunciate dal santo polacco nell’omelia del 7 ottobre 1979 al Capitol Mall («Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana è minacciata…») e ricordato gli inizi del proprio ministero sacerdotale.

«Per la Provvidenza di Dio, sono stato ordinato sacerdote nello stesso anno della Roe contro Wade [1973, ndr]. Durante tutta la mia vita e il mio ministero, camminando nell’ombra oscura proiettata dalla famigerata sentenza della Corte Suprema, Cristo mi ha convocato per sollevare la verità proclamata dal Concilio Vaticano II che l’aborto è un “abominevole delitto” (Gaudium et Spes, 51). È mio dovere pastorale testimoniare il Vangelo della vita, e pregare e lavorare per una restaurata protezione nella legge del più vulnerabile tra noi».

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Dopo Verona: eroismo nella base cattolica, cedimento in chi vorrebbe rappresentarla

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Soldato non ricattabile: il popolo di Verona ai raggi X

Un popolo che ha in testa idee chiare: NO all’aborto, all’eutanasia, alla fecondazione artificiale, al divorzio, all’omosessualità, alle unioni civili e all’indottrinamento gender nelle scuole.
Sono dei “No” senza senza possibilità di compromesso: ma vuole generali coerenti. Il veleno peggiore per costoro è accorgersi che il proprio paladino il giorno prima afferma chiaro e tondo che la 194 è una legge omicida e il giorno dopo chiede che venga applicata bene.

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Molti se non moltissimi hanno parlato dei relatori e degli organizzatori dell’appena concluso Congresso Mondiale delle Famiglie. Ma forse ben più importante di chi ha parlato è chi ha ascoltato. Qual è la carta di identità non solo di chi ha partecipato fisicamente al Congresso e alla marcia conclusiva, ma di tutti coloro che si sono riconosciuti nei principi ispiratori di tale evento? Proviamo ad indicare i segni particolari di questo popolo pro family e pro vita.

In primo luogo è un popolo che ha poche idee, ma sane e chiare in testa. No all’aborto, all’eutanasia, alla fecondazione artificiale, al divorzio, all’omosessualità, alle unioni civili e all’indottrinamento gender nelle scuole.

In secondo luogo questi “No” non ammettono eccezioni. Chi reggeva striscioni e bandiere domenica sfugge istintivamente a qualsiasi compromesso. Non ci sono bilanciamenti di interessi contrapposti che tengano, né casi pietosi, né falso rispetto umano che possano far piegare la testa. L’opportunismo ammantato da realismo politico non lo fa fesso. Annusa lontano un miglio i doppiogiochisti

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Mons. Doran: I cattolici abortisti non sono più in comunione con la Chiesa

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I cattolici che hanno «pubblicamente e ostinatamente promosso» l’aborto, hanno «scelto una posizione che è chiaramente fuori dalla comunione con la Chiesa».
A dirlo è mons. Doran, vescovo irlandese. Nel suo Paese, l’1 gennaio, è entrata in vigore la nuova legge sull’aborto.

Sulla stessa linea le affermazioni dell’arcivescovo metropolita di Armagh (la diocesi fondata da san Patrizio), Eamon Martin.

L’1 gennaio la Chiesa cattolica ha celebrato la Divina Maternità di Maria, la donna che con il suo ha dato alla luce il divin Bambino venuto nel mondo per offrirci la salvezza e liberarci dal potere di Satana.
Sempre l’1 gennaio, in Irlanda, Paese dalla grandissima ma oggi perlopiù smarrita tradizione cristiana, è entrata formalmente in vigore una delle leggi sull’aborto più radicali al mondo, che consentirà per qualsiasi motivo l’uccisione dei bambini fino a 12 settimane di gravidanza, termine estendibile in altri casi (pericolo per la salute fisica e mentale della donna, fattispecie soggetta a valutazioni fortemente arbitrarie) fino a quando il bambino non ha raggiunto la capacità di vivere autonomamente fuori dal grembo materno (il che avviene, in base all’esperienza medica, dopo 21-24 settimane).

Davanti alle pressioni dei politici abortisti volte ad attuare la legge (approvata dal parlamento solo il 13 dicembre) già dall’1 gennaio, molti ospedali hanno protestato spiegando di non essere ancora pronti, per la scarsità di macchine ad ultrasuoni, la mancanza di linee guida e di personale formato a praticare l’aborto, argomentando che ciò rappresenta un rischio per la vita delle stesse madri.

Eppure il governo, con a capo Leo Varadkar, apertamente gay, si è rifiutato di concedere una dilazione fino a febbraio o marzo, insistendo sull’avvio del “servizio” già dal primo dell’anno. «Può non essere disponibile in ogni singolo ospedale e in ogni singolo luogo, ma il servizio sarà disponibile», aveva dichiarato Varadkar a dicembre. Come a dire che la cosa davvero importante e (diabolicamente) simbolica, per i fautori della cultura della morte, era che il “nuovo corso” dell’Irlanda avesse inizio l’1 gennaio.

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Marcia per la Vita USA: il discorso del Presidente Trump

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Roma, (askanews) – Centinaia di migliaia di attivisti e attiviste pro-life e anti-aborto hanno manifestato a Washington per l’annuale “Marcia per la vita” (March for Life), con il pieno sostegno del presidente Donald Trump. Trump, che l’anno scorso è stato il primo presidente in carica a rivolgersi ai dimostranti, è apparso in un video, mentre il vice-presidente Mike Pence ha fatto un intervento a sorpresa in quello che gli organizzatori chiamano l’evento Pro-life più grande al mondo.
La marcia viene organizzata ogni anno nell’anniversario che più fa infuriare chi ha a cuore la vita umana, dal concepimento alla morte naturale: la sulfurea sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti “Roe contro Wade”, che legalizzò la pratica dell’aborto in tutto il paese il 22 gennaio 1973.

Capire le ragione di questa attenzione dei partiti verso la vita: quando il movimento è intransigente e forte, prima o poi, anche i potenti si piegano.
In Emilia-Romagna un primo evento regionale orientato in questa direzione: http://www.fattisentire.org/emilia-romagna-in-marcia-per-la-vita/

Un breve video della USA march for life 2019: https://www.youtube.com/watch?v=pt6J_ghqqJ8

La traduzione del discorso dell’uomo più potente del mondo:

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