Nuovi idoli: climatismo, ambientalismo, ecologismi

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L’ideologia climatista: il relativismo è la linfa dell’ambientalismo trasformato in religione millenarista

Quando è nato il mostro?
Da quando esattamente l’ambientalismo ha abbandonato il suo core business – il miglioramento della qualità della vita umana attraverso la salvaguardia dell’habitat naturale – per trasformarsi in una religione millenarista della dea Gaia?
Da quando la lotta all’inquinamento si è trasfigurata in una “crociata dei bambini” “condita da toni apocalittici, in un culto settario che minaccia catastrofi e fine del mondo imminente, predicando al genere umano penitenza per la sua impurità, mortificazione, decrescita economica, povertà?

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Mons. Crepaldi Vescovo di Trieste. Genitori state attenti!

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Molte recenti vicende di cronaca minorile ci hanno colpito in profondità perché hanno rivelato casi di inganno e violenza sistematica contro i nostri figli e un odio sistematico contro la famiglia.
Il Forteto, Bibbiano, le ingenti risorse all’educazione gender da parte del Comune di Milano, riduzione Lgbt tramite Paperino… hanno fatto emergere il problema della sicurezza dei nostri bambini, ragazzi e giovani agli educatori, agli operatori dei servizi sociali, ai giudici per i minori,  agli “esperti”, agli animatori… alle “istituzioni”.

Un tempo l’esistenza di una diffusa etica pubblica garantiva i genitori.
Nella società c’era una comune valutazione dell’importanza del capitale sociale da formare ad alcuni valori ritenuti fondamentali.

L’onestà nel comportamento, il rispetto tra i sessi, la centralità dei genitori nell’educazione, l’aiuto delle istituzioni verso la famiglia naturale, una condivisa religiosità che abituava alla coscienza del bene e del male e del rapporto di alcuni nostri comportamenti con l’Assoluto, permettevano ai genitori una certa tranquillità quando mandavano il figlio in gita, in “colonia” al mare, al campo-scuola, perfino quando lo mandavano in strada o in piazza a giocare a pallone, o dal bottegaio a fare la spesa.
Non parliamo poi di quando lo mandavamo a scuola.
I servizi sociali allora erano marginali.

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L’arcivescovo di Bologna reintegra un prete comunista, già ridotto allo stato laicale

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L’ex-prete e parlamentare comunista Eugenio Melandri con il carnefice del popolo cubano Fidel Castro.

Siamo cattolici e non ci piace commentare gli atti degli uomini di Chiesa: ciò che concerne i sacramenti e la fede è di loro competenza.
Né serve protestare e manifestare, la Chiesa è gerarchica e conosce una sola “maggioranza”: quella della fedeltà a Cristo.

Ma quando gli ecclesiastici vogliono fare politica direttamente, abbiamo il diritto e il dovere di parlare: perché in quel caso è la Chiesa che si abbassa verso la città secolare, non il laicato che vuole occuparsi di fede e costumi (1).
Dell’indispensabile diversità di compiti tra chierici e laicato cattolico fa stato la stessa giurisprudenza ecclesiastica (can. 285-287).

Ebbene, la Chiesa di Bologna ha compiuto un gesto inequivocabile: l’ex-prete Eugenio Melandri, già parlamentare di Democrazia proletaria e di Rifondazione Comunista, prima sospeso a divinis, poi ridotto allo stato di laico (2), è stato incardinato nel clero petroniano (3).

 

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Mons. Jedraszewski ora è nel mirino della lobby arcobaleno

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Decapitato un suo manchino durante una festa LGBT
L’arcivescovo di Cracovia non tace e non si rimangia nulla, anzi: rincara la dose.

L’Arcivescovo nel mirino della lobby arcobaleno,
intervista con Marek Jędraszewski,

Il 1 ° agosto in Polonia è un giorno particolare: l’anniversario dell’inizio dell’insurrezione di Varsavia nel 1944 contro gli occupanti tedeschi, l’ultimo atto di lotta per l’indipendenza della Polonia. I soldati dell’armata clandestina (AK) combatterono eroicamente per due mesi contro i tedeschi che disponevano di un’enorme supremazia militare. Dall’altra parte della Vistola si trovava l’Armata Rossa ma i russi fecero di tutto per far fallire l’insurrezione dei polacchi: volevano loro conquistare la capitale polacca e tutta la Polonia per imporre al Paese l’ideologia comunista. Uno degli insorti, il poeta “Ziutek” Szczepański scrisse in quei giorni drammatici la poesia profetica intitolata “Czerwony zaraza” (La peste rossa) dove prevedeva il nuovo pericolo per la Polonia: il comunismo totalitario ateo che lui paragonava alla peste.

Il 1° agosto 2019 nell’omelia della Messa in ricordo dell’insurrezione di Varsavia mons. Marek Jędraszewski, arcivescovo di Varsavia, ricordando i versi del poeta, ha detto: “Oggi sappiamo che la ‘peste rossa’ non si espande sulla nostra terra, il che non significa che non ci sia un’altra che vuole dominare le nostre anime, i nostri cuori e le nostre menti. Non marxista e bolscevica, ma nata dallo stesso spirito, neo-marxista, non rossa, ma arcobaleno“.

Per queste parole di grande preoccupazione per l’offensiva dell’ideologia LGBT in Polonia mons. Jędraszewski è stato attaccato e criticato aspramente. Si è arrivati anche al caso sconvolgente: la decapitazione del suo manichino durante una festa per gli omossessuali. 

Ho chiesto all’Arcivescovo di Cracovia delle spiegazioni circa questi fatti preoccupanti e dolorosi.

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Mons. Camisasca (RE): alla base di BIBBIANO c’è ideologia anti-famiglia

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Secondo il vescovo di Reggio Emilia, mons. Massimo Camisasca, i fatti al centro dell’inchiesta sugli affidi famigliari illeciti nella provincia emiliana sono gravi e hanno una radice ideologica anti-famiglia.

In Italia, continua a scuotere l’opinione pubblica e a dividere il mondo politico la cosiddetta vicenda di ‘Bibbiano’, il comune al centro di una vasta inchiesta della Procura di Reggio Emilia su un presunto giro di affidi illeciti nella Val d’Enza reggiana. L’iniziativa giudiziaria, che ha portato i carabinieri ad eseguire misure cautelari nei confronti di diciotto persone, riferisce di ‘lavaggi del cervello’ ai bambini per raccontare abusi che non ci sono mai stati, relazioni dei servizi sociali falsate e minorenni sottratti illegittimamente alle famiglie naturali e affidati ad altre, per un business di migliaia di euro. Coinvolti, in diversi modi, politici, medici, assistenti sociali, liberi professionisti, psicologi e psicoterapeuti di una Onlus di Torino. In relazione ai fatti di Bibbiano, il ministro della giustizia Bonafede ha annunciato la creazione di una ‘Squadra speciale di giustizia per la protezione dei bambini’ e il ministro dell’interno Salvini ha affermato che sarà presentata in Parlamento la proposta di una commissione d’inchiesta sulle case famiglia.

Per una riflessione sull’inchiesta e sulle reazioni che sta suscitando, Radio Vaticana Italia ha sentito mons. Massimo Camisasca, vescovo di Reggio-Emilia.
Ascolta l’intervista a mons. Camisasca qui: https://media.vaticannews.va/media/audio/s1/2019/07/25/13/135147778_F135147778.mp3

Un cardinale sostiene il socialismo. Ma la Chiesa lo isola.

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In vista delle prossime elezioni in Bolivia, il presidente “onnipotente” Evo Morales ottiene un importante endorsement pubblico dal più alto rappresentante della Chiesa del Paese andino: il cardinale Toribio Ticona, che ha ricevuto la berretta rossa da Papa Francesco da meno di un anno, è infatti sceso in strada con il presidente cocalero per partecipare a un congresso di un’associazione di donne campesinas.

La cosa però ha destato grande imbarazzo proprio presso la Conferenza episcopale boliviana che ha dovuto prendere le distanze definendo la discesa in campo di Toribio Ticona come “un’iniziativa personale”.
Di più non poteva proprio fare il presidente dei vescovi boliviani Eugenio Scarpellini anche perché il cardinal Toribio Ticona Porco è definito con quell’aura di marchio indelebile come un “amico di Papa Francesco” con questo “imprimatur” di solito i media tendono a far passare qualunque stramberia.

In questo caso è davvero curioso che un cardinale, l’ecclesiastico più alto in grado del Paese, scenda palesemente in campo per la rielezione del contestatissimo presidente Morales. I due hanno partecipato a Cochabamba all’evento politico-sindacale-elettorale e Toribio ne ha approfittato anche per un endorsement pubblico chiamandolo “fratello”: “Dobbiamo sempre andare avanti con il presidente Morales. Anche ora, che si avvicinano le elezioni, con le parole e con i fatti”.
E il presidente? Ha incassato tutto contento ringraziando a sua volta per la presenza e le belle parole.

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Vescovi coraggiosi, Andalusia: si celebra il ribaltone elettorale

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Il partito spagnolo di destra Vox ha ottenuto 12 seggi nelle elezioni svoltesi domenica per il parlamento locale dell’Andalusia, superando le previsioni dei sondaggi che gliene attribuivano al massimo cinque.
Il Partito Socialista Operaio Spagnolo, che da anni controllava saldamente la regione, ha ottenuto 33 seggi, certamente più di tutti gli altri partiti, ma facendo registrare una riduzione sensibile della propria rappresentanza parlamentare che ha il sapore della sconfitta netta.
E per Vox è già cominciata a la demonizzazione …

traduzione italiana della lettera del Vescovo di Cordoba Mons. Demetrio Fernandez
di commento alle elezioni tratta da
https://www.elperiodico.com/es/politica/20181205/obispo-cordoba-celebra-vuelco-electoral-andalucia-7185895

Vuelco en Andalucía

Il ribaltone elettorale in Andalusia, avvenuto lo scorso 2 dicembre con le elezioni regionali, è stato spettacolare.
Credo che abbia abbondantemente superato le aspettative e i timori degli uni e degli altri. Il cristiano non è estraneo a quanto accade in questo mondo; al contrario, cerca con i mezzi a sua disposizione di trasformare la società per realizzare un mondo nuovo, più giusto, più umano, più fraterno, più con Dio e più per l’uomo. Il cristiano ricorre soprattutto ai mezzi soprannaturali della preghiera e della fiducia in Dio, dell’amore fraterno che Gesù ci ha insegnato.
Ma nello stesso tempo lavora e si impegna nella trasformazione di questo mondo, mediante l’impegno politico concreto che ciascuno valuta nella sua coscienza.

Mi rallegro del fatto che questa società andalusa, che molti dentro e fuori disprezzano o sottovalutano, sia stata capace di un ribaltone di queste dimensioni, rompendo una inerzia quasi impossibile da superare.

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Successo e fallimento del ’68

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Mentre il 2018 si chiude, un’ultima parola va detta sulla Rivoluzione culturale del Sessantotto. Una Rivoluzione di cui, cinquant’anni dopo, possiamo misurare il successo e il fallimento.

Il Sessantotto è noto anche come “maggio francese”, perché fu una rivolta studentesca che raggiunse il suo acme nel maggio 1968 all’Università La Sorbona di Parigi.
Ma le sue radici culturali risalivano alle università americane di Harvard, Berkeley e San Diego, dove negli anni Sessanta insegnavano alcuni tra i maggiori esponenti della Scuola di Francoforte, come Herbert Marcuse, nel cui pensiero confluiva il peggio del marxismo e del freudismo.
Né è da trascurare l’influsso che sul 68 ebbe la Rivoluzione culturale del Concilio Vaticano II.
In Italia la prima università occupata dagli studenti, nel novembre del 1967, fu la Cattolica di Milano e il maggior centro della diffusione della contestazione fu la Facoltà di Sociologia dell’Università di Trento, dove pullulavano i cattolici. Mario Capanna, leader della contestazione di quegli anni, ricorda: «Passavamo nottate a studiare e a discutere i teologi ritenuti allora di frontiera: Rahner, Schillebeeckx, Bultmann (…) insieme ai documenti del Concilio».
Anche Renato Curcio, il fondatore delle Brigate Rosse, era un cattolico “di frontiera”, proveniente dall’Università di Trento, dove pullulavano i cattolici progressisti.

Il Sessantotto non fu una rivoluzione politica, ma una rivoluzione dei costumi che intendeva “liberare” l’uomo dai vincoli della morale tradizionale per costruire una “civiltà non repressiva” in cui l’energia vitale potesse spontaneamente esprimersi in una nuova creatività sociale.
Il marxismo andava superato perché limitava la sua offensiva rivoluzionaria all’aspetto strettamente politico senza incidere su quello più propriamente familiare e personale.
Occorreva invece portare la rivoluzione nella vita quotidiana per trasformare l’essenza stessa dell’uomo senza limitarsi all’aspetto esteriore e superficiale a cui sembrava condannarla la prospettiva marxista classica.
Lo slogan “è vietato vietare” esprimeva il rifiuto di ogni autorità e di ogni legge, in nome della liberazione degli istinti, dei bisogni, dei desideri. La libertà sessuale e la droga furono i due ingredienti per affermare la nuova filosofia di vita.

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Mons. Azuaje: «Il socialismo ha distrutto il Venezuela»

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Alla vigilia dell’incontro con il Papa dei vescovi venezuelani, il presidente della Conferenza episcopale denuncia la gravissima situazione economica ed umanitaria provocata dal regime socialista. Gravi ripercussioni anche per la Chiesa che, pur privata di preti e religiosi e delle sue risorse, non cessa di servire il suo popolo.

 

Da giovedì 6 giugno a sabato 15 settembre, i vescovi venezuelani svolgono la tradizionale visita Ad Limina Apostolorum, un evento di grande importanza. L’ultima volta che i vescovi venezuelani sono stati insieme in Vaticano è stata infatti nel 2009 sotto il pontificato di Benedetto XVI, ora Papa emerito. Dopo 9 anni più di quaranta vescovi ritornano dunque, ma in una situazione sociale ed ecclesiale molto diversa, quando il Venezuela si trova in una situazione di collasso generale, cosa mai accaduta nella sua storia.

 

Per capire la realtà del popolo venezuelano e il servizio della Chiesa in questo contesto così difficile, La Nuova BQ ha parlato in esclusiva con il presidente dell’episcopato, l’arcivescovo di Maracaibo mons. José Luis Azuaje Ayala. L’attuale situazione del Venezuela sarà l’argomento principale dell’incontro tra l’episcopato e Papa Francesco, che si tiene oggi, martedì 11 settembre, alle 10.30 del mattino.

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Cattolici cinesi: fermare l’accordo tra Santa Sede e Cina socialista

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L’appello giunge direttamente da un qualificato gruppo di personalità cattoliche di spicco di Hong Kong (tra le quali avvocati, docenti universitari, intellettuali,…), che hanno scritto una lettera aperta ai Vescovi di tutto il mondo, chiedendo di opporsi all’accordo tra la Cina ed il Vaticano sulle nomine episcopali, accordo definito «un errore deplorevole ed irreversibile», eppure dato per «imminente» da molti media.
L’appello è stato rilanciato da varie agenzie internazionali, tra cui Free Catholics in China, AsiaNews e InfoCatólica.

Gli autori del testo, ricordando le persecuzioni che ancora oggi sta subendo in Cina, chiedono di bloccare tutto ed eventualmente di pretendere maggiori e precise garanzie di libertà per il Pontefice in materia, nonché di libertà religiosa per i fedeli, prima di ipotizzare qualsivoglia intesa.
Tra l’altro, preannunciano, nel caso i sette “vescovi” illegittimi – non nominati dal Papa, mai pentitisi e di «discutibile integrità morale» – dovessero esser riconosciuti dalla Santa Sede, «in Cina si creerebbe uno scisma nella Chiesa», Chiesa che a quel punto non godrebbe più nemmeno «della fiducia del popolo».

12/02/2018, 11.51 – CINA-VATICANO-HONG KONG

Cattolici di Hong Kong ai vescovi del mondo: Fermate il possibile accordo fra Cina e Santa Sede

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