Card. Burke: il Preziosissimo Sangue e la battaglia per la vita umana

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Durante questo mese [di luglio] dedicato al Preziosissimo Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo, è opportuno riflettere sull’apostolato fondamentale, che promuove il rispetto per l’inviolabile dignità della vita umana, poiché Cristo ha versato il Suo Sangue per la salvezza di tutti gli uomini.

Esorto i soldati della vita a persistere, sempre più numerosi, nella battaglia contro la cultura della morte: non potremo mai accettare l’attacco ai nostri fratelli e sorelle, innocenti e indifesi.

È il Preziosissimo Sangue di Gesù che ci anima e ci mantiene forti per la battaglia“.

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Cardinal Burke: Cristo è vivo nella Chiesa

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del Card. R. L. Burke

Il Mistero dell’Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo è il compimento del grande Mistero Pasquale, che celebriamo durante i quaranta giorni dopo la Pasqua di Risurrezione. Cristo, morto e risorto dai morti per la nostra salvezza, è apparso molte volte ai discepoli, e specialmente agli Apostoli, per confermare la loro fede nella Sua Risurrezione e per rassicurarli della Sua permanenza nella Chiesa.
Come racconta san Luca all’inizio degli Atti degli Apostoli, «Egli si mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del regno di Dio» (At 1,3). Una missione chiara Il giorno dell’Ascensione nel Suo corpo glorioso alla destra di Dio Padre, Cristo apparve per l’ultima volta agli Apostoli, sedendosi a tavola con loro. Confermando di nuovo la Sua gloriosa Risurrezione, Egli, allo stesso tempo, li istruì sulla Sua costante presenza in mezzo a loro e sulla loro partecipazione alla Sua missione di salvezza fino alla Sua consumazione, nel giorno del Suo ritorno in gloria. La missione è chiara, come Egli l’annunciò agli Apostoli immediatamente prima della Sua Ascensione: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato» (Mc 16, 15-16).

Lo scopo della missione è chiaro: la proclamazione del Vangelo, il dono della fede e la grazia del Battesimo. Il fine della missione è pure chiaro: la salvezza delle anime. È chiaro dalle parole del Signore che non c’è altra via per la salvezza. E perciò si capisce l’urgenza della missione apostolica in tutto il mondo.

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Cattolici nel 2020: affermarsi o adeguarsi?

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di fr. René Stockman

Vivere da cristiani in un ambiente molto secolarizzato non è cosa semplice.
È come se diventassimo stranieri a casa nostra, nel luogo in cui un tempo stavamo bene.
Gli amici iniziano a parlare un’altra lingua, altri diventano “allergici” quando vogliamo parlare della nostra fede cristiana.
A lavoro ci deridono quando diciamo che andiamo “ancora” in chiesa.
A scuola i bambini non osano più dire che cantano nel coro.
La cerchia di persone che condividono i nostri stessi valori, con le quali riusciamo ancora a stare bene, si restringe sempre di più fino ad avere l’impressione di essere giunti in un ghetto.

L’humus, nel quale la nostra società si è radicata, ha subìto una trasformazione?
Cosa è successo alle radici cristiane, sulle quali era basata la comunità nella quale siamo cresciuti?

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Mons. Nicolas Brouwet: “Il celibato dei preti è segno di libertà”

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Il cardinale Sarah e il papa emerito Benedetto XVI hanno pubblicato un libro sul celibato sacerdotale, perché oggi questo argomento è così importante?

Due elementi hanno rilanciato la questione del celibato sacerdotale.
Il sinodo sull’Amazzonia, da un lato, poiché i padri del sinodo hanno votato una risoluzione favorevole all’ordinazione sacerdotale dei diaconi sposati.
La questione dell’abuso sessuale da parte di chierici, dall’altro lato, visto che alcuni sostengono che il matrimonio tra sacerdoti avrebbe potuto prevenire tale abuso.
La mancanza di sacerdoti nelle nostre diocesi è anche un argomento ricorrente a favore dell’ordinazione di uomini sposati.

Le risposte che circolano spesso riducono il celibato dei sacerdoti a una “disciplina” che si sarebbe imposta nella Chiesa cattolica latina nel Medioevo e che sarebbe tempo di rivedere perché non corrisponderebbe più allo spirito dei tempi. Ecco perché hanno dovuto scrivere questo libro.
Sottolineo anche l’interessantissimo libro del cardinale Marc Ouellet, Friends of the Spouse: per una rinnovata visione del celibato sacerdotale.

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Card. Sarah: Il mondo e la Chiesa stanno morendo perché mancano adoratori

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 Non ci può essere misericordia se manca la giustizia: e laprima giustizia è dare a Dio ciò che gli spetta.
Oggi, 28/6/2016, nella Solennità del Cuore Sacratissimo di Gesù, il Cardinale prefetto della Congregazione per il Culto divino, ci ricorda l’eredità di chi ha costruito la civiltà occidentale: Dio solo, Dio per primo, Dio tutto.

del Card. Robert Sarah

«(…) Fondamentalmente, credo che l’uomo occidentale si rifiuti di essere salvato dalla misericordia di Dio. Rifiuta di ricevere la salvezza, volendo costruirla da sé. I “valori fondamentali” promossi dall’Onu si basano su un rifiuto di Dio che io paragono al giovane ricco del Vangelo. Dio ha guardato l’Occidente e l’ha amato perché ha fatto cose meravigliose. Lo invitò ad andare oltre, ma l’Occidente tornò indietro. Preferiva il tipo di ricchezza che doveva solo a se stesso.

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Vescovi coraggiosi: il Card. Sarah dice “Combattiamo!”

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In un mondo di fuggitivi, chi va nella direzione opposta sembra un disertore.

[Dal 19 al 21 maggio 2018 si è svolto in Francia il 36° Pellegrinaggio di Pentecoste, che ha visto la partecipazione di oltre 12.000 pellegrini, i quali si sono recati a piedi dalla cattedrale Notre-Dame di Parigi alla cattedrale Notre-Dame di Chartres, e che si è concluso il Lunedì di Pentecoste con una Messa solenne nella forma extraordinaria del Rito romano, celebrata da S.E. il cardinale Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti.
Riproduciamo di seguito la traduzione dell’omelia pronunciata dal card. Sarah a Chartres, il 21 maggio 2018 (trad. it. di sr. Bertilla Obl.S.B, dedicata a C. e L.)
Il video dell’omelia, con tradizione in italiano, è in fondo a questo articolo]
Cari pellegrini di Chartres,
«La luce è venuta nel mondo», ci ha detto Gesù nel Vangelo di oggi, «e gli uomini hanno preferito le tenebre». E voi, cari pellegrini, avete accolto l’unica luce che non inganna, quella di Dio? Voi avete marciato per tre giorni, avete pregato, cantato, sofferto sotto il sole e sotto la pioggia: avete accolto la luce nel vostro cuore? Avete realmente rinunciato alle tenebre? Avete scelto di percorrere la strada seguendo Gesù, che è la luce del mondo?
Cari amici, permettetemi di porvi questa domanda radicale, perché se Dio non è la nostra Luce, tutto il resto diventa inutile. Senza Dio, tutto è tenebre. Dio è venuto a noi, si è fatto uomo. Ci ha rivelato l’unica verità che salva, è morto per riscattarci dal peccato. E alla Pentecoste ci ha donato lo Spirito Santo, ci ha offerto la luce della fede… ma noi preferiamo le tenebre!
Guardiamoci attorno! La società occidentale ha deciso di organizzarsi senza Dio. Eccola adesso consegnata alle luci appariscenti e fuorvianti della società dei consumi, del profitto a tutti i costi, dell’individualismo forsennato.
Un mondo senza Dio è un mondo di tenebre, di menzogna e di egoismo!
Senza la luce di Dio, , la società occidentale è diventata come un battello ebbro nella notte! Non ha più abbastanza amore per accogliere i bambini, proteggerli in grembo alle loro madri, proteggerli dall’aggressione della pornografia.
Privata della luce di Dio, la società occidentale non sa più rispettare i suoi anziani, accompagnare verso la morte i malati, fare posto ai più poveri e ai più deboli. È consegnata alle tenebre della paura, della tristezza e dell’isolamento. Non ha nient’altro da offrire che il vuoto e il nulla.

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Quella di Avvenire? L’Europa che non vogliamo

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Il quotidiano dei vescovi inneggia all’Unione Europea e la pone come modello.
Ma punisce l’Ungheria sulla questione dell’immigrazione.
Ma è quell’Europa, nemica dei popoli, la cui cultura di riferimento è artificiale e imposta dal centro e dall’alto.

Il caso Ungheria

di Stefano Fontana

Da tempo ormai l’Unione Europea è in guerra contro l’Ungheria del presidente Orban, uno Stato membro che, a dire della Commissione, pretende ancora di decidere qualcosa in casa sua.
Nei giorni scorsi, come noto, la Commissione ha deferito l’Ungheria alla Corte di Giustizia per non essersi attenuta alle norme comunitarie in tema di diritto d’asilo e accoglienza degli immigrati.
In questo modo il muro che separa alcuni Stati dell’Europa orientale dagli indirizzi dell’Unione si è ulteriormente alzato e due mondi culturali e giuridici si confrontano l’un contro l’altro armati.
Ci si deve aspettare che anche la Croazia venga deferita per aver stampato una moneta con l’immagine di un feto in onore al diritto alla vita, contrariamente alle posizioni di Bruxelles?

Il quotidiano della CEI Avvenire del 20 luglio scorso (clicca qui) demonizzava l’Ungheria e dedicava un editoriale di Giorgio Ferrari a fiancheggiare la Commissione, segno di un’Europa – secondo lui – fedele ai principi che l’ha fatta nascere: “Questa è l’Europa che ci piace”, non rendendosi conto, il nostro Ferrari, che o l’Unione europea riallaccia i rapporti con le nazioni e gli Stati e cessa il ruolo dell’arcigna matrigna, oppure continuerà sulla strada della delegittimazione, arrivata oggi ad uno stadio già molto avanzato.

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