Cardinale congolese rivaluta il colonianismo?

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«Il nostro fallimento non è colpa dei bianchi»
L’omelia del cardinale Ambongo

L’arcivescovo di Kinshasa scuote il Congo parlando in occasione del 60esimo anniversario dell’indipendenza: «Abbiamo occupato i posti dei bianchi, ma non abbiamo usato il potere per servire il popolo»

Riportiamo di seguito in una nostra traduzione ampi stralci dell’omelia che il cardinale congolese Fridolin Ambongo Besungu, arcivescovo di Kinshasa, ha pronunciato il 30 giugno in occasione del 60esimo anniversario dell’indipendenza della Repubblica democratica del Congo.
Il cardinale, come si può capire da questa intervista a
Tempi, si è sempre battuto per liberare il suo paese dalla cattiva politica del dittatore Joseph Kabila, che ancora riesce a governare da dietro le quinte in spregio alla Costituzione e alla volontà popolare.

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Mons. Giampaolo Crepaldi. Coronavirus, l’oggi e il domani. Riflessioni su un’emergenza non solo sanitaria

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Niente sarà più come prima. L’epidemia connessa con la diffusione del “COVID-19” ha un forte impatto su molti aspetti della convivenza tra gli uomini e per questo richiede anche un’analisi dal punto di vista della Dottrina sociale della Chiesa.

Il contagio è prima di tutto un evento di tipo sanitario e già questo lo collega direttamente con il fine del bene comune. La salute ne fa certamente parte.
Nel contempo pone il problema del rapporto tra l’uomo e la natura e ci invita a superare il naturalismo oggi molto diffuso e dimentico che, senza il governo dell’uomo, la natura produce anche disastri e che una natura solo buona e originariamente incontaminata non esiste.
Poi pone il problema della partecipazione al bene comune e della solidarietà, invitando ad affrontare in base al principio di sussidiarietà i diversi apporti che i soggetti politici e sociali possono dare alla soluzione di questo grave problema e alla ricostruzione della normalità quando fosse passato.

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Mons. Crepaldi: Il progressismo e la dottrina sociale della Chiesa

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di S.E. Mons. Giampaolo Crepaldi
Arcivescovo di Trieste
Presidente dell’Osservatorio Van Thuan

Questo numero del Bollettino è dedicato al Progressismo, sia esso politico che filosofico e teologico. Era una riflessione doverosa da fare da parte del nostro Osservatorio, perché il progressismo, se assunto nelle sue radicali motivazioni, rende inutile la Dottrina sociale della Chiesa in quanto tale, che viene contestata alle radici.
Non c’è dubbio che l’evento cristiano abbia avuto delle salutari conseguenze anche sociali e politiche e che, quindi, abbia anche migliorato la conduzione umana e sociale (1).
Se questo non è adeguatamente risaputo è perché proprio l’ideologia progressista lo ha sempre negato, presentando il progresso come una liberazione dalla religione cristiana. Si è così costituita una mentalità diffusa, anzi addirittura una cultura, secondo la quale il cristianesimo non ha prodotto miglioramenti e progressi, ma il contrario.

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Mons. Chaput sferza i politici cattolici: «Non devono scendere a compromessi»

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«Non possiamo mai accettare una separazione della nostra fede religiosa e delle nostre convinzioni morali dai nostri ministeri pubblici o dal nostro impegno politico. È impossibile. E anche il tentativo di farlo è malvagio perché ci costringe a vivere due vite diverse, adorando Dio a casa e nelle nostre chiese e adorando l’ultima versione di Cesare ovunque altrove».  È questo un passaggio chiave del discorso – riassunto dalla CNA – pronunciato dall’arcivescovo di Philadelphia, Charles Chaput, al vertice dell’Alliance Defending Freedom sulla libertà religiosa svoltosi lo scorso 9 luglio.  […]

Il compito dei cristiani, ha affermato il prelato, è quello di creare una visione autentica della società, che abbia a cuore la giustizia e sia centrata «sul vero bene dell’intera persona umana, corpo e anima». Per formare questa “società dell’amore”, ha quindi proseguito, «l’autentica libertà religiosa è essenziale», in quanto essa «è cruciale per servire il vero progresso umano».

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Il Presidente Bolsonaro consacra il Brasile al Cuore Immacolato di Maria

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Il 23 maggio il presidente del Brasile ha consacrato il suo Paese al Cuore Immacolato di Maria. E finora è stato fortunato perché i prelati e i cattolici “adulti” brasiliani non si sono affrettati a prendere, schifati, le distanze da lui, come successo in Italia con Salvini. Non è la prima consacrazione di questo tipo in Sudamerica, perché già nel XIX secolo un Paese era stato consacrato al Sacro Cuore di Gesù: l’Ecuador. Una storia che val la pena conoscere.

di Rino Cammilleri

Il nuovo presidente dell’immenso Brasile, Jair Bolsonaro, ha partecipato lo scorso 23 maggio a un’imponente manifestazione pubblica dove, davanti alla statua della Madonna di Fatima, ha consacrato il suo Paese al Cuore Immacolato di Maria. Twitta il Messaggero così: «Copiando praticamente il gesto fatto da Matteo Salvini al termine del suo comizio elettorale quando ha consacrato la sua vita e la vittoria leghista per salvare l’Europa e l’Italia alla Vergine di Fatima». Bontà sua, il quotidiano romano precisa: «Nel caso di Jair Bolsonaro non si trattava di una iniziativa elettorale, ma di un evento organizzato da un gruppo di deputati con la partecipazione di gruppi di preghiera e del vescovo locale, monsignor Fernando Rifam».

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2019: una Marcia per la Vita più importante che mai

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Nel 100° dello sciagurato appello ai “liberi e forti”

Contesto istituzionale. Il 1° giugno 2018 si è formato un nuovo Governo che ha posto fine alla Legislatura più anti-vita e anti-famiglia della storia d’Italia: i Governi Letta-Renzi-Gentiloni passano alla storia per le otto leggi contro la vita e la famiglia (1).
Tuttavia, la nuova legislatura nasce anche sotto la spada di Damocle di un “contratto” che ha sinora impedito qualunque iniziativa a favore dei principi non negoziabili, in particolare l’abrogazione delle otto leggi già citate (2). L’unico tema che pare venga sostenuto è quello del cosiddetto “inverno demografico” (3): ma è una posizione perdente perché ignora la sacralità della vita umana quale fondamento giuridico di ogni convivenza civile.
Ciò nonostante, il nuovo Governo ha risvegliato una qualche attenzione verso la vita umana, manifestatasi con una decina di Mozioni di amministrazioni locali in difesa della maternità. Si tratta di iniziative intese a «limitare i danni» (4) della legge 194/78 posto che, purtroppo, solo il Parlamento può abrogarla (5).
Ma, intanto, nuove leggi miranti alla distruzione della civiltà occidentale prendono corpo.

Contesto ecclesiale. La recente prolusione del Presidente della Conferenza Episcopale (6) è tornata ad attirare l’attenzione sui migranti e sul Partito Popolare (7), ignorando i valori non negoziabili e il pericolo islamico. È la conferma di tutta una serie di iniziative diocesane miranti alla costruzione di un nuovo soggetto politico (8) che ha visto, tra gli altri, la ricomparsa dell’On. Romano Prodi e di altri ex deputati PD.

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Mons. Negri: immigrazione, sindaci, obiezione di coscienza a solo scopo elettorale

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Monsignor Negri: “Usare l’obiezione di coscienza per fare politica è sbagliato”

L’Arcivescovo emerito di Ferrara si smarca dalla linea Bagnasco. «Chi vuole integrarsi deve fare passi di immedesimazione nella società».
I sindaci sbagliano a puntare sull’obiezione di coscienza contro il decreto sicurezza. L’integrazione deve essere affrontata con prudenza e realismo mettendo al centro diritti e doveri insieme. Lo afferma monsignor Luigi Negri, classe 1941, arcivescovo emerito di Ferrara-Comacchio e teologo.
Nella presente versione l’intervista è stata arricchita da citazioni di riferimento alla pluri-secolare dottrina cattolica.

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 Eccellenza, che cosa ne pensa dell’obiezione di coscienza evocata dai sindaci contro il decreto sicurezza?
«La Costituzione italiana e una prassi consolidata fanno sì che non si possa tirare fuori l’obiezione di coscienza di fronte a tutto, in chiave politica, soprattutto in particolare di fronte a disposizioni amministrative di un governo… e magari dagli stessi che l’hanno finora negata proprio lì dove era invece legittima e doverosa.
Il diritto all’obiezione va difeso quando sono messi in crisi principi fondamentali.
Quei sindaci che usano dell’obiezione di coscienza – volutamente come strumento politico – nei confronti di legittimi interventi di autorità superiori o pari, abusano del concetto
».

  • [«Il cittadino è obbligato in coscienza a non seguire le prescrizioni delle autorità civili quando tali precetti sono contrari alle esigenze dell’ordine morale, ai diritti fondamentali delle persone o agli insegnamenti del Vangelo», CCC 2242]

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Nuovo e-book gratis: Magistero Pontificio sulla società

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Il nuovo e-book gratuito è scaricabile gratuitamente dal sito dei libri
www.totustuus.es

Magistero Pontificio sulla società

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Travolti dalla overdose di notizie quotidiane rischiamo di dimenticare i principi perenni che devono animare l’azione del laicato cattolico.

In altri casi il Magistero viene volutamente dimenticato, quando non nascosto.

Ecco perciò sette testi che offrono una risposta a domande come le seguenti:
– la democrazia moderna è cosa buona?
– Cristo Re è un’espressione di sola liturgia?
– lo Stato ha diritto ad educare con proprie scuole?
– quali sono le condizioni per un retto e sano ordinamento democratico?
– si deve sempre tollerare il male nella legislazione?
– si deve iscrivere la verità cristiana nella realtà italiana?

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Mons. Negri: il voto, un popolo abbandonato

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Se la Chiesa non educa,
abbandona il popolo a se stesso

La grande assente di questa competizione elettorale è una presenza cristiana autentica,
che è poi la grande assente dalla vita della società italiana.
Ma per la Chiesa questa è una sfida  a recuperare la propria identità alla missione, per annunciare Cristo.

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Non ho certamente né la competenza né la presunzione di aggiungere una mia particolare interpretazione alla vicenda elettorale che si è conclusa. Preferisco invece fare una serie di osservazioni a un livello più fondamentale della vita politica che richiama inevitabilmente una concezione dell’esistenza o – come diceva san Giovanni Paolo II – la cultura.

Vincitori e vinti sono per me accomunati da una totale assenza di cultura, cioè di una concezione dell’esistenza e quindi di una concezione dei rapporti sociali. In fondo la concezione della politica è uguale, sia in chi è stato scalzato dal potere sia in chi lo sostituisce. È una concezione sostanzialmente materialistica e consumistica.

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Vescovi coraggiosi: Viterbo, non si benedice la sede PD

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Viterbo – Il vescovo non benedice il circolo del Partito Democratico
Le minacce dell’On. Fioroni, democristiano del PD, che attacca il suo vescovo e rivela così la sua vera fede: “Non finisce qui…”

 

Vietato benedire la sede del Pd. Succede a Viterbo, dove il vescovo Lino Fumagalli non permette le benedizioni dei luoghi pubblici, ma solo di quelli privati.

E così la nuova dimora cittadina dei dem rimane senza il buon augurio impartito dal parroco. (altro…)