Guida pratica al femminile per costruire l’Opzione Benedetto

1 CommentoPersecuzione dei cristiani

Opzione Benedetto di Rod Dreher, che il New Yorker ha definito «il più discusso e il più importante libro religioso del decennio», continua a far parlare di sé e a muovere pensieri e azioni, nel mondo cattolico e non solo.

In questi giorni è uscito sul mercato statunitense il libro Costruire l’Opzione Benedetto – Una guida pratica per la costruzione della comunità cristiana basata sulle idee formate da Dreher, a firma della scrittrice convertita Leah Libresco.

Il libro si propone un obiettivo semplice, ma nel contempo alto: rendere carne, in quel modo tutto pragmatico che caratterizza l’universo femminile, la lungimirante ipotesi formulata da Dreher che, seppure non fosse questo l’intento dell’autore, per alcuni critici rischia di essere interpretata in maniera troppo rigida, con una sorta di isolamento dal mondo da parte dei cattolici.

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Card. Bagnasco: c’è un regime persecutorio anti-cristiano

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Cari Fratelli e Sorelle
nel cuore dell’estate ritorna la festa di san Lorenzo, al quale è dedicata la nostra Cattedrale. Che cosa ha da dire a noi, cristiani di un mondo tanto diverso e lontano rispetto al suo? Se celebrare la sua memoria fosse solo una consuetudine, verrebbe meno il flusso della storia, anzi della vita. Nessuno, infatti, è solo se stesso, quasi un’apparizione dal nulla: è sempre di più, vive grazie agli altri perché ne ha bisogno per le sue esigenze vitali, ma – soprattutto – perché ha bisogno dell’amore e della saggezza altrui, della cultura che lo ha accolto ed educato, di esempi a cui fare riferimento, di parole che indicano il senso dell’esistere, che insegnano ad affrontare la vita e la morte. Abbiamo bisogno di incontrare qualcuno che – piuttosto che rinnegare le ragioni del vivere – accetta di morire. E’ questa la bellezza della tradizione di un popolo, di una famiglia, della fede cristiana: accogliere quanto ci è tramandato, nel quale siamo cresciuti, farlo scoprire ai giovani, aiuta ad incontrare il Signore e a crescere in Lui. Tra i santi, i martiri hanno un posto speciale, poiché hanno effuso il sangue per Cristo e la Chiesa.
San Lorenzo, diacono della Chiesa di Roma nel III secolo, avrebbe potuto salvare la vita rinnegando Cristo, ragione della sua vita. Ma davanti all’imperatore Valeriano, che pretendeva la confisca dei beni ecclesiastici, egli si rifiuta e li dona ai poveri, presentando loro come la vera ricchezza della Chiesa.
Cari Amici, il suo esempio ci ricorda che la persecuzione fa parte della fede cristiana: “Se hanno perseguitano me, perseguiteranno anche voi” (Gv15,20). Non dobbiamo meravigliarci di questo, così come non dobbiamo cedere all’ottimismo ingenuo secondo il quale attorno a noi esiste solo rispetto e benevolenza.
Così non è!
Anche se non se ne parla, esiste un regime discriminatorio anticristiano. E ciò accade perfino nella nostra Europa, grembo del Vangelo e culla di civiltà. Attraverso norme raffinate si limita la libertà di professare la fede pubblicamente, e sempre più la si spinge nella sfera privata. Con il pretesto di non urtare le diverse sensibilità religiose o culturali, si vuole creare un modo di vivere uniforme al ribasso, eliminando tradizioni legittime e rispettose di tutti, oppure cambiandone nomi, luoghi, simboli. E’ chiaro che – in questo modo – si intende diluire la fisionomia della fede con lo scopo di spegnerla nella coscienza collettiva e in quella personale, riducendola da tradizione a vago ricordo.

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Vescovi coraggiosi: card. Comastri “il progetto diabolico contro la famiglia”

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C’è un “progetto diabolico per combattere la famiglia, e in definitiva per combattere il desiderio di Dio”, e chi “presume di capire più di Dio, perché combattere la famiglia significa questo, è al servizio del demonio”.

Il Cardinale Angelo Comastri, arciprete della Basilica di San Pietro in Vaticano, lo sottolinea nell’omelia della festa di Sant’Anna, durante la messa celebrata nella parrocchia di Sant’Anna in Vaticano.

[…] L’omelia del Cardinale Comastri è stata tutta incentrata sulla famiglia, perché ricordare Sant’Anna significa ricordare “una santa famiglia, quella in cui è nata la Vergine Maria”.

“Mi sembra decisivo – ha detto il Cardinale – sottolineare che la famiglia non l’abbiamo inventata noi. La famiglia l’ha inventata Dio. La famiglia è un progetto di Dio. Dio ha creato l’uomo e la donna perché fossero culla della vita, e fossero luogo in cui i figli possano crescere e imparare l’alfabeto della vita. Bisogna essere ciechi per non vederlo”.

Il Cardinale ha ricordato un passaggio del diario di Giovanni XXIII, che sottolineava come “l’educazione che lascia le tracce più profonde è quella che si riceve in casa”, e che la sua “casa era povera ma piena di Dio”.

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I cattolici sono discriminati, non solo a causa del mondo

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“Clerico-fascisti”, “omofobi” e “islamofobi”.
Così vengono bollati oggi coloro che professano apertamente il loro credo e la fedeltà al Magistero della Chiesa.
Un’indagine del governo scozzese dimostra che la popolazione cattolica è la più discriminata.
Ma un episodio dimostra che la colpa è anche dei credenti.

 

Oggi i cattolici vengono attaccati con parole astutamente inventate dalla neo-lingua per proteggere la morale relativista giustificando la violenza contro i cristiani. Spesso pesantissima come nel caso dell’attacco delle femen all’arcivescovo belga Andre-Joseph Leonard (nella foto accanto).

Così gli episodi di discriminazione crescono senza che nessuno se ne scandalizzi. A denunciarlo è lo stesso governo scozzese, dove le offese riguardano oltre che le persone anche le Chiese e i sacramenti. Per questo, dopo l’ennesimo episodio dissacrante (una chiesa vicino a Glasgow è stata vandalizzata e il Santissimo Sacramento profanato) Elaine Smith, un membro del parlamento scozzese ha sollevato la questione di fronte al governo già conscio del problema.

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Mons. Leonardi: Roma non vuole Erdogan

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di Mons. Oreste Leonardi, Primicerio della Collegiata di S. Petronio, Bologna

La visita di Erdogan a Roma, per una strana coincidenza, si è svolta proprio nel dodicesimo anniversario dell’uccisione a Trebisonda di don Andrea Santoro, al grido di “Allah è grande”.
Erdogan ha incontrato il Papa, poi Mattarella, Gentiloni e infine i responsabili di grandi gruppi italiani per parlare d’affari (Impregilo, Leonardo, Pirelli, Snam, Ferrero, Astaldi, Confindustria).
Tutti gli incontri sono stati blindati e severamente interdetti alla stampa.

La visita è stata preceduta e accompagnata dalle proteste della Rete Kurdistan in Italia e da molti interrogativi, perplessità e anche da un certo imbarazzo. L’Italia, infatti, è il primo Paese a ricevere il presidente turco da quando Erdogan ha scatenato la potenza di fuoco del suo esercito contro i curdi, nell’enclave di Afrin, in territorio siriano.

Si tratta di una regione dove curdi, cristiani, arabi, turkmeni, yazidi convivevano pacificamente, uno dei luoghi più sicuri, dove i profughi in fuga dagli orrori della guerra siriana avevano trovato accoglienza e pace. I bombardamenti di Erdogan fanno strage di civili, i morti sono già centinaia e i feriti migliaia, molti sono bambini. (altro…)

Messori: Come la mettiamo con l’Andalusia?

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L’ISLAM SOGNA DI CONQUISTARE L’EUROPA, A COMINCIARE DALLA SPAGNA (IN ARABO: ANDALUSIA)

Il Corano divide il mondo in due parti: quello della pace (musulmano), e quello della guerra (non musulmano)

di Vittorio Messori

Dopo la strage sulla Rambla barcellonese ci si è chiesti perché la Spagna sia un obiettivo privilegiato per il terrorismo islamico. Ebbene, rifacendosi alla storia, due sarebbero le ragioni.

La prima è che gli spagnoli sono gli ultimi europei ad avere ancora due possedimenti – seppur ciascuno di pochi chilometri quadrati – sul territorio africano, per giunta islamico: sono le città di Ceuta e Melilla sulle coste del Marocco.
Le città – entrambe sugli 80mila abitanti – sono di proprietà spagnola da secoli (furono basi per combattere, guarda caso, la pirateria saracena) e la loro popolazione è composta quasi interamente da spagnoli.

Ma, come si sa, i fedeli del Corano dividono il mondo in due parti: quello della pace, musulmano, e quello della guerra. Che è poi tutto il pianeta non ancora passato sotto la sudditanza della mezzaluna.
È intollerabile, per loro, l’esistenza di quei due “tumori degli infedeli” all’interno di un Paese che è “loro”. Da qui la lunga, violenta polemica del Marocco, cui si oppone il rifiuto di cessione della Spagna, ricordando che popolazione, abitudini, lingua, religione di Ceuta e di Melilla sono da secoli spagnoli. (altro…)

Nuovo e-Book gratis: Il Cardinale J. Slipyj

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Il nuovo eBook

Il Cardinale Josyf Slipyj
padre e confessore della Chiesa Ucraina martire

è scaricabile gratuitamente da:
www.totustuus.es

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«La parola di Cristo sintetizza, si può dire, la lunga e travagliata esistenza dell’amato Arcivescovo Maggiore.
Sappiamo infatti quanto egli fu affaticato e oppresso: ma sappiamo anche che non gli venne mai meno il conforto di Cristo.
Durante la sua prolungata vicissitudine di condannato e poi di esiliato, sempre gli fu di conforto e di stimolo l’affermazione del Divin Maestro: Venite a me, voi tutti che siete affaticati ed oppressi!.
Il Cardinale Slipyj in Cristo ha trovato sempre e unicamente il ristoro per poter essere uomo di fede invitta, pastore di fermo coraggio, testimone di fedeltà eroica, eminente personalità della Chiesa»
(San Giovanni Paolo II, 17/10/1984).

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Santo Natale a tutti!

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Per residenti in Emilia Romagna
Petizione da firmare “Sanità ER: aborto e gender”
La trovate qui:
http://www.fattisentire.org/petizione-sanita/

 

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Fatima: una prospettiva dall’Est

Persecuzione dei cristiani

 Il messaggio di Fatima:

una prospettiva dall’Est

di Anca-Maria Cernea (*)

 

 Sono molto onorata di essere stata invitata a parlare oggi, per tentare di presentare una prospettiva dall’Europa orientale del messaggio di Fatima e della sua urgenza per il mondo di oggi. In concreto, mi è stato chiesto di parlare degli “errori della Russia”.

Tra maggio e ottobre del 1917, la Madonna apparve a tre pastorelli a Fatima, in Portogallo. Chiese loro di pregare e di offrire sacrifici per la conversione dei peccatori e per la pace, avvertendo che “gli errori della Russia” si sarebbero diffusi in tutto il mondo, causando guerre e persecuzioni alla Chiesa.

In quello stesso anno, ci furono due rivoluzioni in Russia. A febbraio, la famiglia Romanov perse il trono. Poi, ad ottobre, i bolscevichi presero il potere con Lenin.

Un secolo dopo, il cristianesimo si trova ancora di fronte alla rivoluzione leninista, questa volta non solo in Russia. La Russia ha diffuso i suoi errori in tutto il mondo, causando guerre e persecuzioni contro i cristiani, come aveva previsto la Madonna.

 

Una rivolta contro Dio

La Madonna parlò degli “errori della Russia”, non perché altri errori non esistessero, ma perché gli errori della Russia li incorporava tutti e li portava ad un nuovo livello. L’ideologia marxista è un errore di natura religiosa, che pretende di avere una spiegazione completa della realtà e di offrire la “salvezza” qui, in questo mondo, attraverso mezzi umani, senza Dio.

Più di mezzo secolo fa, il celebre pensatore tedesco-americano Eric Voegelin scrisse che il nazismo e il bolscevismo erano “religioni politiche”, con i propri simboli, profeti, scritture, gerarchie, cerimonie liturgiche, calendari e via dicendo (1). Erano religioni false perché non costruivano nessuna cultura, soltanto distruggevano quelle esistenti.

L’idea di base è la stessa proposta dal serpente ad Adamo ed Eva: mangiare il frutto proibito ed ignorare il comandamento di Dio. Nel libro «Il vero volto di Karl Marx», frutto di approfondite ricerche e di testimonianze dirette, lo scrittore rumeno Richard Wurmband evidenzia le pratiche sataniche di Karl Marx. Wurmbrand era stato comunista nell’adolescenza, ma si era convertito al cristianesimo. Passò quattordici anni nelle prigioni comuniste in Romania e rimase famoso per il suo comportamento eroico. Mio padre lo incontrò in prigione e parlava molto bene di lui.

Wurmbrand cita scritti di Marx dove costui esprime un profondo odio per Dio. Marx non negava l’esistenza di Dio, bensì era geloso di Lui, Lo odiava e voleva prendere il Suo posto. Wurmbrand cita anche lettere indirizzate a Marx da suo figlio Edgar con le parole “Mio caro diavolo”, e testimonianze sulle strane cerimonie che Marx praticava in casa.

Questa è la vera chiave per capire l’ideologia marxista.

Non è un caso che Iosif Vissarionovich Dzhugashvili, futuro dittatore comunista più noto come Stalin, a volte firmava “Demonoschwili”, cioè “figlio del demonio”.

 

Due tipi di marxismo

Il comunismo si è diffuso in due modi:

– Attraverso brutali invasioni militari, campi di concentramento, prigioni, polizia politica e terrore. Secondo gli stessi archivi sovietici, più di cento milioni di persone sono state uccise dai loro governi in tempi di “pace”.

– Attraverso la sovversione culturale insidiosa, volta a distruggere la resistenza morale del Mondo Libero, rendendolo incapace di difendersi dal comunismo. È ciò che si chiama “marxismo culturale”.

Le differenze strategiche tra queste due forme di marxismo sono meno importanti di quello che hanno in comune: condividono lo stesso odio per l’ordine, divino ed umano, e la stessa volontà di distruggerlo.

Oggi il marxismo culturale è ancor più insidioso di quello classico. Mentre il marxismo classico voleva reinventare la società attraverso una violenta espropriazione dei mezzi di produzione, il marxismo culturale pretende di reinventare la famiglia, l’identità sessuale e la stessa natura umana.

Un focolare del marxismo culturale è stata la cosiddetta Scuola di Francoforte, conosciuta anche come “scuola critica”, che combina Marx con Freud per distruggere le fondamenta morali della società, partendo dalla famiglia. Da qui partono, per esempio, gli studi che sfociano nell’ideologia di genere.

Un’altra versione del marxismo culturale è rappresentata da Antonio Gramsci, che consigliava ai comunisti di conquistare prima l’“egemonia culturale” attraverso graduali, impercettibili mutazioni nei modelli linguistici e sociali, introdotte con l’aiuto dei compagni di viaggio, come attori e altre celebrità. La tattica prevedeva anche l’infiltrazione nei media, nell’industria cinematografica, nell’educazione, nella magistratura e, soprattutto, nella Chiesa cattolica.

 

La prima rivoluzione sessuale

La prima rivoluzione sessuale nella storia non è stata fatta dall’“Occidente liberale e consumista”, ma dalla Russia di Lenin, in quanto legalizzò l’aborto, l’omosessualità e facilitò il divorzio. La prima organizzazione dei diritti omosessuali nella storia è stata creata negli Stati Uniti nel 1950. Tutti i suoi membri appartenevano al Partito Comunista Americano.

Spesso sentiamo prediche cristiane che incolpano il “consumismo” e l’“edonismo”, peccati tipicamente attribuiti all’Occidente liberale, per la rivoluzione anti-cristiana di oggi. Ma San Paolo insegna che “la nostra battaglia infatti non è contro la carne e il sangue, ma contro i Principati e le Potenze, contro i dominatori di questo mondo tenebroso, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti” (Ef 6, 12).
Il consumismo e l’edonismo, la carne e il sangue, sono fattori predisponenti, che indeboliscono la resistenza morale delle persone e delle società, ma non ne sono la causa.

La causa di questi attacchi contro il cristianesimo è una rivolta satanica contro Dio, contro la Sua legge e contro l’ordine della Sua creazione, in un tentativo gnostico-rivoluzionario di ridisegnare la società umana e la natura umana.

Questa è la natura degli errori della Russia.

 

Cambia il linguaggio ecclesiastico

Nell’Ottocento, Leone XIII vide che l’ideologia comunista era un errore di natura religiosa. La chiamò “la setta dei socialisti, comunisti o nichilisti” e la condannò. Nel 1937, Pio XI in Divini Redemptoris disse che il comunismo nascondeva “una falsa idea messianica” e un “misticismo ingannevole”. Nel 1948, Pio XII scomunicò chi avesse collaborato con i comunisti. Questa è la dottrina della Chiesa.

Con l’affermarsi dell’Ostpolitik negli anni Sessanta, però, i Papi non insisterono più sulla natura religiosa di questo errore.

Pio IX, Leone XIII, s. Pio X, Pio XI e Pio XII hanno tutti radicalmente respinto il comunismo. Questo Magistero ispirò la resistenza al comunismo di milioni di cattolici. Nell’Europa orientale, un’intera generazione di cristiani si oppose al comunismo, subendo terribile persecuzioni e perfino il martirio.

Uno di loro fu mio padre, Ioan Bărbuş, giovane leader che faceva parte di un partito politico cristiano anti-comunista, molto popolare in Romania. Mio padre è stato imprigionato dal regime comunista. I miei genitori erano fidanzati. Mia madre attese diciassette anni il suo fidanzato, pregando per lui. Egli sopravvisse per miracolo. Si sposarono dopo che mio padre venne rilasciato.

Nel grande dossier che la Securitate (la polizia segreta comunista) raccolse su di lui, mia sorella ed io abbiamo trovato informazioni sul suo comportamento in prigione. Ad esempio, nella prigione di Aiud, negli anni Cinquanta, la polizia annotava che mio padre non aveva in nessun modo mutato le sue credenze. Lo descrivevano come un “elemento ostile” per il regime.

Gli altri prigionieri sapevano che era greco-cattolico, lo rispettavano e lo ascoltavano. E lui diceva che la Chiesa Cattolica era la più importante forza spirituale nel mondo che combatteva il comunismo, e che non avrebbe mai smesso di combatterlo. Ciò dimostra che la sua fede nella Chiesa gli dava coraggio, ed era in grado di incoraggiare i suoi colleghi, la maggior parte dei quali non erano nemmeno cattolici.

La nostra Chiesa Greco-Cattolica della Romania fu soppressa dai sovietici. I nostri vescovi rifiutarono qualsiasi compromesso con i comunisti.

Nelle loro prediche, i vescovi avvertivano il gregge contro l’ideologia comunista e preparavano i fedeli per il martirio. Furono i primi a dare un esempio di resistenza al terrore, alla prigione e alla tortura. Nessuno dei dodici rinunciò alla sua fedeltà al Santo Padre. Sette di loro morirono in prigione. Papa Pio XII disse che egli era stato più fortunato di Nostro Signore; perché tra i dodici apostoli, ci fu un traditore, ma nessuno dei dodici vescovi greco-cattolici rumeni tradì il Papa.

Ma poi venne il Concilio Vaticano II, che non pronunciò nessuna condanna nei confronti del comunismo, nonostante quasi Ottocento Padri conciliari ne avessero fatto richiesta. Si disse che la Chiesa ormai preferiva la misericordia e non avrebbe pronunciato condanne.

Così, il più grande evento della Chiesa del XX secolo ha ignorato l’errore più terribile, più omicida dell’intera storia umana, un errore che si stava sviluppando proprio in quel momento, gettando in schiavitù metà dell’umanità e insidiosamente erodendo le basi morali dell’altra metà.

Alcuni vescovi cattolici continuarono a combattere il comunismo. Ne sono esempio i cardinali Mindzsenty, Slipij, Wyszynski e Korec. Ma non tutti i vescovi cattolici del mondo hanno fatto la stessa cosa. Alcuni persino promossero attivamente il comunismo all’interno della Chiesa, per esempio sotto la forma della teologia della liberazione in America Latina, un’operazione di grande successo del KGB.

La predicazione contro il comunismo cessò di essere sistematica, come era prima, e molti cattolici pensarono che le precedenti condanne del comunismo non fossero più vincolanti. Mutò anche il linguaggio delle encicliche per quanto riguarda il comunismo.

Pio XI aveva dedicato l’enciclica Divini Redemptoris alla lotta al comunismo. Non esitava a nominare l’Unione Sovietica e a parlare delle atrocità che i comunisti stavano commettendo contro i cristiani nell’URSS e nella guerra civile spagnola. E sottolineava che non erano eccessi isolati, bensì il frutto naturale del sistema comunista.

Pio XII scrisse: “La Chiesa combatterà la battaglia contro il comunismo fino alla fine, perché è una questione di valori supremi: la dignità dell’uomo e la salvezza delle anime”.

A partire dagli anni Sessanta, però, i documenti ufficiali della Chiesa si spostano dall’anticomunismo esplicito a una posizione di neutralità tra i due blocchi, comunista e capitalista, accusandoli di essere entrambi materialisti e di mettere in pericolo la pace. Questa neutralità, questi appelli simmetrici ai due blocchi affinché si disarmassero, non ebbero ovviamente nessun effetto reale sul blocco sovietico, ma in Occidente indebolirono la posizione e l’autorità morale dei politici anticomunisti.

Parallelamente, anche qui col favore di autorità ecclesiastiche, si costituirono poteri sovranazionali, come l’ONU e l’Unione Europea, che sono ora le principali entità che svolgono gli attacchi contro la vita, la famiglia e la presenza cristiana nella vita pubblica.

Anche il tono delle encicliche sociali cambiò, spostandosi dal linguaggio cristiano a quello mediatico, ideologicamente contaminato. In Divini Redemptoris, Pio XI ancora raccomandava la carità cristiana come principale rimedio alla povertà. In Pacem in Terris, Giovanni XXIII definì i servizi sociali in termini di “diritti umani”, chiedendo quindi all’amministrazione pubblica di prendersi cura del progresso sociale.

Mentre metà dell’umanità giaceva sotto dittature comuniste, il Papa si rallegrava perché “in quasi tutto il mondo gli uomini sono cittadini di uno stato indipendente”. Egli celebrava la fine del colonialismo, ma non sembrava notare che la maggior parte dei nuovi paesi “indipendenti” erano in realtà caduti sotto una dominazione coloniale peggiore, quella sovietica.

Nel 1967, in Populorum Progressio Paolo VI incolpava per la povertà del Terzo Mondo esclusivamente gli effetti del “colonialismo”, quello occidentale naturalmente. Criticava poi il “liberalismo sfrenato”, la libera concorrenza come “norma guida dell’economia” e la proprietà privata dei mezzi di produzione come un “diritto incondizionato e assoluto”, senza soffermarsi, contestualmente, sulle calamità economiche e morali causate dall’economia marxista nei paesi in cui era stata applicata.

Nel 1991, Papa Giovanni Paolo II pubblica l’enciclica Centesimus Annus, nella quale riprende il linguaggio del Magistero. Egli ricorda una verità insegnata da tutti i Papi prima del Concilio, e cioè che le ideologie marxiste e socialiste sono errori di natura religiosa. Avverte quindi contro le “religioni politiche”, quelle teorie utopiche che pretendono di creare una società perfetta qui sulla terra.

Nell’Istruzione Libertatis Nuntius, contro la Teologia della liberazione, firmata dal cardinale Joseph Ratzinger e da lui approvata, critica pure la confusione fra salvezza religiosa e “liberazione” politica.

 

Il marxismo culturale oggi

Nel 1989 crollò il Muro di Berlino e con esso il comunismo classico in molti Paesi. Ma gli errori della Russia menzionati nella profezia di Fatima continuarono a diffondersi. La sconfitta del comunismo classico si è rivelata piuttosto una mutazione verso il marxismo culturale.

Il fatto che, durante decenni, la lotta contro il marxismo classico non sia stata trattata come priorità da parte della dottrina sociale della Chiesa ha indebolito la capacità dei fedeli, specialmente dei politici cattolici, di riconoscere e combattere il marxismo culturale.

E arriviamo alla critica, senza precedenti, di Papa Francesco all’economia di libero mercato, bollata “economia che uccide”. Avendo vissuto sotto un regime comunista, posso testimoniare che il controllo del governo sull’economia non solo non vivifica, ma rovina inevitabilmente anche paesi una volta prosperi, causando immense ingiustizie, sofferenze e umiliazioni.

Nei paesi socialisti, la rapina e la violenza diventano politica di Stato. La corruzione diventa l’unico mezzo per ottenere beni di prima necessità. E un enorme divario, molto più profondo di qualsiasi precedente, emerge tra la nuova classe privilegiata e i cittadini ridotti a schiavi.

È preoccupante vedere oggi il Vaticano incoraggi i “movimenti popolari”: ambientalisti, pacifisti, indigenisti, attivisti anti-discriminazione e via dicendo. I rappresentanti di questi gruppi sembrano oggi essere considerati dal Vaticano dei degni partner con cui dialogare, insieme a personaggi come i fratelli Castro ed Evo Morales.

Come ha detto una volta il leader comunista spagnolo Santiago Carrillo, come risultato del dialogo tra cattolici e comunisti, nessun comunista si è mai convertito al cattolicesimo, ma molti cattolici coinvolti sono diventati comunisti. La cooperazione con i comunisti su questioni pratiche, senza mai mettere in discussione l’ideologia del marxismo, trasforma i cattolici in compagni di viaggio della rivoluzione. Invece di predicare il vero Dio ai pagani e convertirli, vengono usati dai pagani contro il vero Dio.

A questo si somma l’uso di un linguaggio confuso, politicamente corretto, da parte di molti uomini di Chiesa, gettando i cattolici nella confusione morale e politica, e portandoli alla sconfitta nella guerra culturale. I fedeli diventano incapaci di identificare la fonte degli attacchi contro il cristianesimo per poter combattere con successo.

Questo linguaggio funziona come un segnale di “svolta obbligatoria a sinistra” per i laici che si impegnano in politica, rendendo praticamente impossibile per i politici cattolici sostenere il libero mercato, opporsi al Welfare State, o all’immigrazione musulmana, dichiararsi scettici sul cambiamento climatico o sul ruolo delle Nazioni Unite. Perché, se lo fanno, direbbero delle cose che sono diverse o contrarie a ciò che dicono molti uomini di Chiesa.

Questo è uno dei motivi per cui in tanti paesi cattolici non c’è una rappresentanza politica dei cattolici. Ed è anche il motivo per cui tanti paesi cattolici sono ora governati da marxisti culturali.

La situazione reale sul campo di battaglia, però, non è così negativa come vorrebbero i media. C’è ancora una maggioranza silenziosa che accetta i principi della Civiltà cristiana. Questa potrebbe rappresentare una resistenza contro i progetti di dominazione rivoluzionaria, ma non ha una leadership religiosa, politica e intellettuale.

 

False soluzioni

Esasperati dalle sconfitte nella guerra culturale, molti cristiani in Occidente ora mettono le loro speranze in Vladimir Putin, come “protettore della cristianità”. Io posso anche capire che, in mancanza di altri leader, dirigano lo sguardo verso l'Est. Mi sembra, però, una posizione fondamentalmente fuorviante. È come se la Germania, dopo la Seconda guerra, fosse ancora gestita dagli uomini della vecchia Gestapo, che pretendessero di essere investiti della santa missione di combattere l’antisemitismo. Serve un po’ di prudenza.

La Russia non si è convertita. Gli errori della Russia non hanno semplicemente cessato di esistere una volta che l’Unione Sovietica è stata ufficialmente dichiarata morta. Non c’è stato alcun pentimento, nessun esame di coscienza, nessuna giustizia in Russia per la distruzione morale e fisica ispirata dal marxismo. Questo è stato ben espresso dallo stesso Putin: “Il collasso dell’Unione Sovietica è stato il principale disastro geopolitico del secolo” (2).

Dal punto di vista della dialettica marxista, la storia dell’Unione Sovietica è una sequenza di totalitarismo duro con fasi in cui il regime finge degli ammorbidimenti, ma quello che succede in realtà è che in questi momenti l’inganno prevale sulla violenza (3).

C’è la prima fase della rivoluzione di Lenin, di terrore e omicidi di massa. Successivamente, a causa del crollo dell’economia, Lenin inizia la “Nuova Politica Economica” e permette qualche iniziativa privata. Poi Stalin arriva al potere, e l’accento si sposta di nuovo sulla violenza, il genocidio, invasioni militari, campi di concentramento, ecc.

Dopo la morte di Stalin, il compagno Krusciov arriva al potere e denuncia gli abusi del suo predecessore (abusi in cui egli aveva avuto un ruolo di primo piano) e annuncia un disgelo. Viene sostituito dal compagno Breznev, e c’è ancora uno stato totalitario, d’inspirazione stalinista. Poi arrivano Andropov, Cernenko e, infine, Gorbaciov, che lancia la perestroika. Quest’ultimo apparentemente abbandona i dogmi marxisti e permette all’Europa Orientale e alla Russia di liberarsi.

La perestroika è stata fondamentalmente un inganno, come aveva avvertito il famoso disertore del KGB, Anatoliy Golitsyn, già all’inizio degli anni ‘80, quando disse che i sovietici avrebbero avviato una cosiddetta “liberalizzazione”, affinché l’Occidente abbassasse la guardia (4). Non era altro che una trasformazione “dialettica”, imposta dalle circostanze. In realtà, un aggiornamento.

E ora la Russia gioca di nuovo a fare l’URSS. Il suo governo finge attacchi terroristici per giustificare guerre (5); uccide e imprigiona gli oppositori politici (6) e i giornalisti (7,8); è una costante fonte di instabilità (9), attaccando paesi confinanti come la Georgia e l’Ucraina (10), minacciandone altri, come gli Stati Baltici (11,12), la Repubblica Moldava (13), Romania e Polonia (14), e spaventando il mondo intero con lo spettro di una guerra nucleare (15).

Putin paragona il cadavere di Lenin alle sante reliquie cristiane (16). La Russia costruisce monumenti a Stalin (17) e protesta furiosamente contro la demolizione delle statue di Lenin in Ucraina (18). E organizza grandi parate sotto il segno della falce e del martello (19).

La Russia mantiene le sue alleanze con partiti e organizzazioni della sinistra radicale in tutto il mondo, per esempio con il Foro di San Paolo, che è l’Internazionale Comunista della America Latina (20), con Occupy Wall Street (21), nonché con partiti di sinistra, socialisti e postcomunisti in Europa.

Questi alleati di sinistra della “Russia Ortodossa” sono, allo stesso tempo, le principali forze politiche che promuovono la rivoluzione sessuale, i diritti LGBT e l’ideologia di genere.

La guerra di disinformazione della Russia è stata aggiornata agli ultimi livelli del cinismo postmoderno (22). A differenza dei tempi dell’Unione Sovietica, non è più un sistema ideologico unico, rigido e riconoscibile. La nuova propaganda non cerca di convincere che la dottrina marxista sia vera, ma piuttosto che non c’è modo di conoscere la verità (23).

La Russia trova alleati tra i cristiani conservatori, ma anche tra i militanti di sinistra e i libertari; tra i fascisti, ma anche tra i comunisti; tra i militanti anti-immigrazione, ma anche tra gli jihadisti. Infatti, le reti che collegavano i servizi segreti russi ai terroristi islamici durante la Guerra Fredda non sono state smantellate dopo la morte ufficiale dell’Unione Sovietica (24).

E arriviamo così alla minaccia islamista, il cui fine ultimo è lo stesso degli errori della Russia: la distruzione della civiltà cristiana e, in ultima analisi, della Chiesa. Il terrorismo islamico, nella sua versione contemporanea, è una combinazione tra le pratiche violente ispirate dall’Islam e gli errori della Russia.

Il generale rumeno Michai Pacepa, capo della Securitate rumena, ha rivelato che, alla fine degli anni Sessanta, Yuri Andropov, capo del KGB, aveva messo in atto progetti per istigare i musulmani, usandoli come una potente arma contro gli Stati Uniti e contro l’Occidente. Più recentemente, l’ex colonnello della FSB (la nuova KGB), Alexander Litvinenko, ha rivelato importanti connessioni tra la Russia e Al Qaeda (25). Litvinenko è stato successivamente assassinato dalla lunga mano di Mosca in Gran Bretagna (26).

 

Aleksander Dugin

L’intellettuale più influente del regime russo oggi è Aleksander Dugin.

Costui ha prodotto una nuova ideologia, da sostituire al marxismo screditato della vecchia Unione Sovietica e da utilizzare come pretesto per le aspirazioni imperiali dell’attuale regime, per fornire alla sua propaganda nuovi motivi per promuovere l’odio contro la civiltà occidentale.

É un mix di bolscevismo, nazi-fascismo, con gnosticismo islamico, neo-paganesimo, occultismo massonico e satanismo. Dugin è un ammiratore di Aleister Crowley, noto autore satanista (27). Dugin lavora per sedurre i conservatori occidentali e renderli la “quinta colonna” della Russia in Europa (28).

I piani di Dugin per l’Europa sono i seguenti: “L’annessione dell’Europa è la grande missione. (…) Se ci piacciono le tecnologie europee, prendiamole. (…) Conquisteremo l’Europa e avremo tutta la loro tecnologia” (29).

Ma i progetti di Dugin sono globali:

“La battaglia per la dominazione mondiale dei russi non è finita” (30).

“L’impero americano deve essere distrutto” (31).

“L’Occidente è il Satana geografico, l’Anticristo geografico. (…) Sarebbe meglio installare lì i cinesi, i tartari, i musulmani, tutto questo nomadismo eurasiatico” (32).

Ma c’è di più. Dugin sembra disposto a realizzare la fine del mondo (33):

“Attraverso il popolo russo si realizzerà l’ultimo pensiero di Dio, il pensiero della fine del mondo. (…) La morte è la via dell’immortalità. L’amore comincerà quando finirà il mondo” (34).

“Il logos è morto e tutti saremo sepolti sotto le sue rovine, a meno che non faremo un appello al caos” (35).

 

La speranza di Fatima

Quindi possiamo vedere che la natura satanica degli “errori della Russia” non è cambiata.

Ora che siamo nel centesimo anniversario dell’avvertimento di Fatima, è davvero giunto il momento di prestare l’attenzione appropriata al messaggio che è stato dato.

La principale fonte dell’attuale guerra mondiale contro il cristianesimo è ancora da trovare negli “errori della Russia”. La Russia e il mondo intero hanno urgente bisogno di essere consacrati alla Madonna, e di convertirsi.

Sappiamo però che, alla fine, il Cuore Immacolato di Maria vincerà.

(*) Vicepresidente dei Medici cattolici di Bucarest. I sottotitoli sono redazionali.

Courtesy of: http://www.atfp.it/biblioteca/convegni-e-conferenze/1297-il-messaggio-di-fatima-una-prospettiva-dall-est

 

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Quaresima in Siria: Vescovi contro corrente

Persecuzione dei cristiani

  Gli USA attaccano la Siria, senza attendere la raccolta delle prove circa l'attacco chimico a Idlib

 

 Mons. Abou Khazen: «Perché vogliono decidere loro per noi?»
da: http://oraprosiria.blogspot.it/2017/04/gli-usa-attaccano-la-siria-senza.html del 7 aprile 2017
 

«È sempre la stessa storia. Hanno fatto lo stesso in Iraq, in Libia e ora in Siria. Purtroppo l’ipocrisia degli Stati Uniti non cambia mai». È sgomento e arrabbiato monsignor Georges Abou Khazen, vicario apostolico di Aleppo, commentando a tempi.it l’attacco missilistico di questa notte con cui gli Stati Uniti hanno inflitto «pesanti danni» alla base siriana di Al Shayrat, da dove secondo l’intelligence americana sarebbero partiti i jet di Bashar al-Assad carichi di armi chimiche….

«Noi dobbiamo domandarci: a chi giova questo attacco chimico?», non si dà pace monsignor Abou Khazen. «Chi avvantaggia? Non la Siria, non Assad ma solo i jihadisti. E loro fanno vedere solo quello che vogliono, hanno in mano tutta la propaganda e il mondo intero gli va dietro». La città di Aleppo è da poco stata liberata dall’assedio dei terroristi (dicembre 2016), ma per la Siria non c’è pace: «Io l’ho sempre detto: non si può cantare vittoria perché con gli americani bisogna aspettarsi di tutto. Perché vogliono decidere loro per noi? Perché non lasciano che sia il popolo siriano a scegliere da chi vuole essere governato?».
Dopo la grande paura di stanotte il popolo siriano è «indignato, triste. Che cosa le devo dire? Ringraziamo tutti gli americani e gli inglesi, anche perché l’Isis ha appena ricominciato ad attaccare qui vicino. Forse non è un caso. La verità è che gli americani vogliono arrivare a conquistare i giacimenti di petrolio e gas. E non è certo la prima volta che ci attaccano: quando hanno attaccato la centrale elettrica qui vicino, che forse non riusciremo più a sistemare, qualcuno ha protestato? No, nessuno ha aperto bocca. E non è forse un crimine? Che cos’è, anche quello un atto umanitario?».

http://www.tempi.it/usa-attaccano-la-siria-abou-khazen-perche-vogliono-decidere-loro-per-noi#.WOdYTfnyiM8

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L'arcivescovo di Aleppo: i missili di Trump sbaglio strategico.

Mons. Jean-Clement Jeanbart, arcivescovo greco-melkita di Aleppo, raggiunto dall'Agenzia Sir.

A suo avviso la vicenda del “gravissimo attacco chimico a Idlib deve essere approfondita per accertarne le responsabilità” e il bombardamento successivo voluto dal presidente Usa Trump “credo sia stato uno sbaglio strategico. Non credo – afferma al telefono dalla città martire siriana – che il presidente Assad avesse bisogno di lanciare un attacco chimico dal momento che gode di una posizione di vantaggio sul campo di battaglia. In ogni caso dovranno essere condotte delle indagini serie per accertare le responsabilità. Chi è responsabile, dovrà renderne conto”.

La scelta di Trump di bombardare postazioni aeree siriane, aggiunge l'arcivescovo, “non la capisco e ritengo sia uno sbaglio strategico. Perché agire così velocemente, senza consultare nessuno? Forse non voleva che la Russia ponesse un veto alla
sua azione? Così facendo ha aggiunto morti ad altri morti, sei soldati siriani e nove civili del villaggio vicino la base militare colpita dagli Usa hanno perso la vita”.

Se prima era buio, ora il futuro è ancora peggio. Non sappiamo cosa altro potrà accadere. Quali altre reazioni dovremo subire – dice – le cose sembravano andare un po’ meglio, e qualche spiraglio di dialogo per trovare una soluzione politica sembrava aprirsi. Ma adesso? Speriamo che questo errore possa portare tutte le parti in lotta a riconsiderare le rispettive posizioni. Decidano seriamente di lavorare per la pace con soluzioni politiche e non con le bombe”.

da: Avvenire, 8 aprile 2017

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In questo momento di grave preoccupazione per l'aggressione di questa notte da parte USA alla Siria sovrana, sottoscriviamo il comunicato della  RETE NOWAR ROMA

"Le dichiarazioni della rappresentante degli Stati Uniti al Consiglio di Sicurezza dell'ONU, secondo cui gli USA potrebbero scatenare un intervento militare diretto in Siria anche senza l'autorizzazione dell'ONU, le analoghe dichiarazioni bellicose della UE e della NATO, le minacce al Presidente siriano Assad di Israele e Turchia , prefigurano un drammatico scenario di guerra ed allontanano ogni soluzione alla crisi siriana e Medio Orientale.
 
Già nel 2013, in occasione di un presunto attacco chimico dell'Esercito Siriano alla periferia di Damasco, rivelatosi poi una  provocazione  organizzata dai gruppi terroristi in difficoltà per causare un intervento armato degli USA a loro favore, si sfiorò una guerra aperta con il coinvolgimento di varie potenze. Il precipitare della crisi fu evitato da un oculato intervento della diplomazia russa. Pur incolpevole, la Siria accettò di eliminare per intero tutto il suo arsenale di sostanze e armi chimiche.
 
Oggi la storia si ripete con una nuova provocazione che riguarda l’accusa di un attacco chimico sulla provincia siriana di Idlib, da vari anni sotto il controllo dei terroristi di Al Qaida sostenuti da Turchia, Arabia Saudita, Qatar, da vari paesi occidentali e Israele.
 
Le accuse al governo siriano provengono dalla stessa Al Qaida, da agenzie legate a paesi aggressori come il Qatar e l’Arabia Saudita – Al Jazeera e Al Arabya – e da un’agenzia di notizie situata in Inghilterra (Osservatorio Siriano per i Diritti Umani – SOHR) che collabora da anni con i gruppi terroristi che tentano di destabilizzare la Siria. 
 
Questa è stata subito affiancata da ONG  dagli stessi indirizzi, come gli "Elmetti Bianchi", fondati da membri del servizio segreto britannico  e Medici Senza Frontiere, fondati dall’ex ministro degli esteri francese Kouchner, partecipe delle avventure belliche del presidente Sarkozy.
 
Nessun ragionamento viene fatto dai nostri mass media, come sempre al servizio dei governi occidentali e della NATO, sulla circostanza che il governo siriano, nel momento in cui stava prevalendo militarmente e aveva ricevuto persino un esplicito riconoscimento da parte dell'amministrazione Trump per bocca del segretario di Stato Tillerson e della rappresentante USA all'ONU Haley, non aveva alcun interesse ad essere rimesso sul banco degli accusati con un'azione  senza senso e autolesionista.
 
Né si tiene conto delle dichiarazioni di parte russa e siriana, basate su rilievi satellitari, per cui l’esplosione è stata causata da un bombardamento siriano su quello che è poi risultato essere un deposito di armi chimiche allestito dai terroristi, né delle dichiarazioni di  testimoni locali, come il vescovo di Aleppo. Come numerose altre provocazioni terroristiche precedenti, in Siria e nel mondo, lo scopo della coalizione guerrafondaia di neocon, neoliberal, Israele, UE e Nato, è ancora una volta di chiudere qualsiasi  ipotesi di soluzione giusta in Siria e di ostacolare ogni dialogo costruttivo con la Russia. 
 
Invitiamo tutti i cittadini amanti della pace alla massima vigilanza, a valutare attentamente e contrastare le  false notizie diffuse per giustificare attacchi militari, come già avvenuto ad esempio in occasione delle presunte "armi di distruzione di massa" di Saddam. I propalatori di quelle false notizie, come Tony Blair (ufficialmente riconosciuto come bugiardo da una commissione parlamentare britannica) e George Bush, responsabili di milioni di morti, non hanno mai pagato per i loro crimini e anzi hanno ricevuto incarichi prestigiosi e ben remunerati. Il Presidente Assad, nominato con un regolare processo elettorale, è invece definito dittatore, come tutti coloro che difendono l’indipendenza del proprio paese dalle mire imperiali dei potentati occidentali, ed accusato, senza prove, di essere un criminale.

 

 

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Psicologi che aiutano gli omosessuali: le persecuzioni

Persecuzione dei cristiani

 Nicolosi, Robert Spitzer e le terapie riparative: nuovi retroscena

terapie riparative  E’ morto pochi giorni fa Joseph Nicolosi, psicologo americano co-fondatore di NARTH, associazione di terapisti clinici che accompagnano le persone con tendenze omosessuali indesiderate nella riscoperta della loro identità originale.

 Non siamo tanto interessati alle cosiddette “terapie riparative”, piuttosto al sostenere la libertà delle persone omosessuali di poter chiedere anche un aiuto terapeutico se sperimentano un disagio verso le proprie inclinazioni. Tali percorsi clinici generano spesso orrore in quanto erroneamente identificati con obbligate torture psicologiche cui verrebbero sottoposti omosessuali non consenzienti.

 Non è così, sono loro stessi a rivolgersi agli specialisti vivendo un’egodistonia, trovando cioè in se stessi comportamenti o idee in disarmonia con i propri reali bisogni e desideri. Né Nicolosi, né i suoi colleghi di NARTH –tra cui celebri psichiatri come Robert Perloff e Nicholas Cummings, entrambi ex presidenti dell’American Psychological Association (APA)-, hanno mai subito denunce dai loro pazienti a causa dei loro trattamenti. L’unica questione che si pone, dunque -scartato l’abuso o la pericolosità-, è se queste terapie siano efficaci o no.

 Le associazioni di psicologi sono contrarie all’intervento terapeutico verso le persone che tendenze omosessuali indesiderate, si tratta però notoriamente di posizioni non oggettive, altamente politicizzate. Tale giudizio si scontra infatti con il vissuto professionale dei tanti terapisti, anche di un certo calibro come quelli sopra citati, che difficilmente dedicherebbero una vita lavorativa a terapie inefficaci o inconcludenti. Oltre, ovviamente, alle testimonianze delle persone da loro aiutate, direttamente o no, molte delle quali stanno piangendo la scomparsa di Nicolosi proprio in questi giorni. Tra essi anche un ragazzo italiano, Giorgio Ponte, omosessuale, che ha parlato del «grande senso di pace quando ho letto il suo primo libro: “Omosessualità maschile, un nuovo approccio”. Il sollievo di qualcuno che trova finalmente una risposta sensata e coerente a quello che ho sempre intuito nel profondo del cuore. Oggi è morto un grande uomo che con il suo coraggio ha dato la vita per tanti».

 Il giudizio di inefficacia verso l’approccio terapeutico non tiene conto anche di alcuni studi, di cui abbiamo parlato nel 2011. Tra essi anche la famosa ricerca del 2003 realizzata dal celebre psichiatra Robert Spitzer, morto nel 2015. Fu lui a depenalizzare l’omosessualità dal Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM) eppure, dopo il suo studio a favore dell’efficacia delle terapie riparative, iniziò a ricevere insulti, delegittimazione mediatica e minacce di morte da parte della lobby Lgbt, denigrazioni ben descritte dal suo collega olandese, Gerard van den Aardweg, che ebbe modo di conversare con lui più volte.

La situazione per Spitzer divenne talmente opprimente da spingerlo ad una sorta di ritrattazione, trovando però l’inevitabile opposizione da parte di Archives of Sexual Behavior, la rivista scientifica su cui lo studio venne pubblicato. «Il problema è che il cambiamento di cuore di Spitzer circa l’interpretazione dei dati non è normalmente il genere di cosa che spinge un editor a cancellare il risultato scientifico», spiegò il direttore della rivista, Ken Zucker. «In caso di dati analizzati in modo non corretto, si pubblica solitamente un “erratum” o è possibile ritirare un articolo se i dati sono stati falsificati. A quanto mi risulta, Spitzer sta solo dicendo che dieci anni dopo vuole ritrattare la sua interpretazione dei dati. Dovremmo allora ritirare centinaia di pubblicazioni scientifiche per re-interpretarle, e noi non lo facciamo».

Lo psichiatra americano optò così per una “lettera di scuse” alla comunità gay, scrivendo che nel suo studio «non c’era modo di giudicare la credibilità» degli ex-omosessuali a cui venne verificato il cambiamento di orientamento sessuale. Una precisazione sorprendente in quanto mise arbitrariamente in dubbio l’onestà del campione utilizzato, oltre ad essere una problematica comune a tutti gli studi che utilizzano lo stesso metodo (ad esempio per verificare l’efficacia delle psicoterapie volte al superamento dell’alcolismo, della tossicodipendenza ecc.), compresi quelli autodescrittivi delle “famiglie arcobaleno”.

La moglie di Joseph Nicolosi, Linda Ames, attivista in difesa degli “ex-gay”, ha pubblicato dei retroscena interessanti su Spitzer, di cui è stata amica e collaboratrice. «Spitzer è stato chiaramente preso alla sprovvista dalla brutale reazione in seguito alla pubblicazione dello studio», ha scritto. «Il suo gruppo sociale, come mi ha spiegato, erano i “lettori del New York Times”. Credeva che il supporto ad una comunità culturalmente emarginata come gli “ex gay”, sarebbe stato apprezzato dai liberali. Aveva giudicato male l’umore dei tempi».

Spitzer, ha proseguito la Nicolosi, venne lentamente avvicinato da Jack Drescher, «uno psichiatra gay, attivista contro gli sforzi del cambiamento/orientamento sessuale. Anche se una volta mi scrisse: “Mi mancano i nostri scambi giornalieri di e-mail”, non l’ho più sentito molto. Devono essere stati anni difficili per lui, seppi che voleva ritrattare lo studio ma la sua richiesta non fu accolta. Dopo tutto non aveva scoperto nessun nuovo dato», semplicemente si accorse che il vento politico cambiava verso «un abbraccio pieno ed entusiasta dell’omosessualità».

Nelle conversazioni e-mail tra la Nicolosi e Spitzer, prima del 2003, lo psicologo si auto descrisse come “ateo”. «Il concetto di peccato o di scopo divino non significa niente per me», le disse. «Se avessi un figlio omosessuale spererei che cercasse una terapia per questo, mi auguro che la sua motivazione al cambiamento sarà dovuta all’intuizione che la sua vita sarebbe migliore e più appagante favorendo il suo potenziale eterosessuale». Linda Nicolosi ha aggiunto: «quando in un articolo l’ho descritto come “l’uomo che ha normalizzato l’omosessualità”, ha insistito perché correggessi. “Non ho mai normalizzato l’omosessualità”, mi disse, piuttosto “l’ho solo de-elencata dai disturbi”». «Nell’omosessualità», le scrisse Spitzer, «qualcosa non funziona».

Tali rivelazioni da parte di Linda Nicolosi non possono essere pubblicamente verificate, scritte oltretutto dopo la morte di Spitzer. Certamente lei stessa si è posta il problema ed evidentemente si sente in grado di poter fornire adeguate prove in caso di controversie legali (da parte di militanti Lgbt o familiari dello stesso psichiatra, ad esempio). E’ una conferma di quanto sia ardua la vita perfino dei terapisti, come Nicolosi e Spitzer, anch’essi vittime del fascismo arcobaleno.

Per la onlus AGAPO (Associazione Genitori e Amici delle Persone Omosessuali), «è in atto una guerra civile con pochi precedenti in cui le classi dominanti cercano di imporre la propria visione sulla questione famiglia a tutto il resto del popolo. Il dibattito scientifico in tema di omosessualità si contraddistingue per il fatto che non vi è pluralità di opinioni, c’è assenza di contraddittorio». E’ considerato omofobo chiunque si discosti dal giudizio dominante e serve coraggio per farlo, quello mancato ad un certo punto al dott. Spitzer e quello invece avuto e manifestato fino alla fine dal dott. Joseph Nicolosi.

La redazione, 11 marzo 2017
da: http://www.uccronline.it/2017/03/11/omosessualita-terapie-ripartive-e-robert-spitzer-nuovi-retroscena/

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