Fatima: una prospettiva dall’Est

Persecuzione dei cristiani

 Il messaggio di Fatima:

una prospettiva dall’Est

di Anca-Maria Cernea (*)

 

 Sono molto onorata di essere stata invitata a parlare oggi, per tentare di presentare una prospettiva dall’Europa orientale del messaggio di Fatima e della sua urgenza per il mondo di oggi. In concreto, mi è stato chiesto di parlare degli “errori della Russia”.

Tra maggio e ottobre del 1917, la Madonna apparve a tre pastorelli a Fatima, in Portogallo. Chiese loro di pregare e di offrire sacrifici per la conversione dei peccatori e per la pace, avvertendo che “gli errori della Russia” si sarebbero diffusi in tutto il mondo, causando guerre e persecuzioni alla Chiesa.

In quello stesso anno, ci furono due rivoluzioni in Russia. A febbraio, la famiglia Romanov perse il trono. Poi, ad ottobre, i bolscevichi presero il potere con Lenin.

Un secolo dopo, il cristianesimo si trova ancora di fronte alla rivoluzione leninista, questa volta non solo in Russia. La Russia ha diffuso i suoi errori in tutto il mondo, causando guerre e persecuzioni contro i cristiani, come aveva previsto la Madonna.

 

Una rivolta contro Dio

La Madonna parlò degli “errori della Russia”, non perché altri errori non esistessero, ma perché gli errori della Russia li incorporava tutti e li portava ad un nuovo livello. L’ideologia marxista è un errore di natura religiosa, che pretende di avere una spiegazione completa della realtà e di offrire la “salvezza” qui, in questo mondo, attraverso mezzi umani, senza Dio.

Più di mezzo secolo fa, il celebre pensatore tedesco-americano Eric Voegelin scrisse che il nazismo e il bolscevismo erano “religioni politiche”, con i propri simboli, profeti, scritture, gerarchie, cerimonie liturgiche, calendari e via dicendo (1). Erano religioni false perché non costruivano nessuna cultura, soltanto distruggevano quelle esistenti.

L’idea di base è la stessa proposta dal serpente ad Adamo ed Eva: mangiare il frutto proibito ed ignorare il comandamento di Dio. Nel libro «Il vero volto di Karl Marx», frutto di approfondite ricerche e di testimonianze dirette, lo scrittore rumeno Richard Wurmband evidenzia le pratiche sataniche di Karl Marx. Wurmbrand era stato comunista nell’adolescenza, ma si era convertito al cristianesimo. Passò quattordici anni nelle prigioni comuniste in Romania e rimase famoso per il suo comportamento eroico. Mio padre lo incontrò in prigione e parlava molto bene di lui.

Wurmbrand cita scritti di Marx dove costui esprime un profondo odio per Dio. Marx non negava l’esistenza di Dio, bensì era geloso di Lui, Lo odiava e voleva prendere il Suo posto. Wurmbrand cita anche lettere indirizzate a Marx da suo figlio Edgar con le parole “Mio caro diavolo”, e testimonianze sulle strane cerimonie che Marx praticava in casa.

Questa è la vera chiave per capire l’ideologia marxista.

Non è un caso che Iosif Vissarionovich Dzhugashvili, futuro dittatore comunista più noto come Stalin, a volte firmava “Demonoschwili”, cioè “figlio del demonio”.

 

Due tipi di marxismo

Il comunismo si è diffuso in due modi:

– Attraverso brutali invasioni militari, campi di concentramento, prigioni, polizia politica e terrore. Secondo gli stessi archivi sovietici, più di cento milioni di persone sono state uccise dai loro governi in tempi di “pace”.

– Attraverso la sovversione culturale insidiosa, volta a distruggere la resistenza morale del Mondo Libero, rendendolo incapace di difendersi dal comunismo. È ciò che si chiama “marxismo culturale”.

Le differenze strategiche tra queste due forme di marxismo sono meno importanti di quello che hanno in comune: condividono lo stesso odio per l’ordine, divino ed umano, e la stessa volontà di distruggerlo.

Oggi il marxismo culturale è ancor più insidioso di quello classico. Mentre il marxismo classico voleva reinventare la società attraverso una violenta espropriazione dei mezzi di produzione, il marxismo culturale pretende di reinventare la famiglia, l’identità sessuale e la stessa natura umana.

Un focolare del marxismo culturale è stata la cosiddetta Scuola di Francoforte, conosciuta anche come “scuola critica”, che combina Marx con Freud per distruggere le fondamenta morali della società, partendo dalla famiglia. Da qui partono, per esempio, gli studi che sfociano nell’ideologia di genere.

Un’altra versione del marxismo culturale è rappresentata da Antonio Gramsci, che consigliava ai comunisti di conquistare prima l’“egemonia culturale” attraverso graduali, impercettibili mutazioni nei modelli linguistici e sociali, introdotte con l’aiuto dei compagni di viaggio, come attori e altre celebrità. La tattica prevedeva anche l’infiltrazione nei media, nell’industria cinematografica, nell’educazione, nella magistratura e, soprattutto, nella Chiesa cattolica.

 

La prima rivoluzione sessuale

La prima rivoluzione sessuale nella storia non è stata fatta dall’“Occidente liberale e consumista”, ma dalla Russia di Lenin, in quanto legalizzò l’aborto, l’omosessualità e facilitò il divorzio. La prima organizzazione dei diritti omosessuali nella storia è stata creata negli Stati Uniti nel 1950. Tutti i suoi membri appartenevano al Partito Comunista Americano.

Spesso sentiamo prediche cristiane che incolpano il “consumismo” e l’“edonismo”, peccati tipicamente attribuiti all’Occidente liberale, per la rivoluzione anti-cristiana di oggi. Ma San Paolo insegna che “la nostra battaglia infatti non è contro la carne e il sangue, ma contro i Principati e le Potenze, contro i dominatori di questo mondo tenebroso, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti” (Ef 6, 12).
Il consumismo e l’edonismo, la carne e il sangue, sono fattori predisponenti, che indeboliscono la resistenza morale delle persone e delle società, ma non ne sono la causa.

La causa di questi attacchi contro il cristianesimo è una rivolta satanica contro Dio, contro la Sua legge e contro l’ordine della Sua creazione, in un tentativo gnostico-rivoluzionario di ridisegnare la società umana e la natura umana.

Questa è la natura degli errori della Russia.

 

Cambia il linguaggio ecclesiastico

Nell’Ottocento, Leone XIII vide che l’ideologia comunista era un errore di natura religiosa. La chiamò “la setta dei socialisti, comunisti o nichilisti” e la condannò. Nel 1937, Pio XI in Divini Redemptoris disse che il comunismo nascondeva “una falsa idea messianica” e un “misticismo ingannevole”. Nel 1948, Pio XII scomunicò chi avesse collaborato con i comunisti. Questa è la dottrina della Chiesa.

Con l’affermarsi dell’Ostpolitik negli anni Sessanta, però, i Papi non insisterono più sulla natura religiosa di questo errore.

Pio IX, Leone XIII, s. Pio X, Pio XI e Pio XII hanno tutti radicalmente respinto il comunismo. Questo Magistero ispirò la resistenza al comunismo di milioni di cattolici. Nell’Europa orientale, un’intera generazione di cristiani si oppose al comunismo, subendo terribile persecuzioni e perfino il martirio.

Uno di loro fu mio padre, Ioan Bărbuş, giovane leader che faceva parte di un partito politico cristiano anti-comunista, molto popolare in Romania. Mio padre è stato imprigionato dal regime comunista. I miei genitori erano fidanzati. Mia madre attese diciassette anni il suo fidanzato, pregando per lui. Egli sopravvisse per miracolo. Si sposarono dopo che mio padre venne rilasciato.

Nel grande dossier che la Securitate (la polizia segreta comunista) raccolse su di lui, mia sorella ed io abbiamo trovato informazioni sul suo comportamento in prigione. Ad esempio, nella prigione di Aiud, negli anni Cinquanta, la polizia annotava che mio padre non aveva in nessun modo mutato le sue credenze. Lo descrivevano come un “elemento ostile” per il regime.

Gli altri prigionieri sapevano che era greco-cattolico, lo rispettavano e lo ascoltavano. E lui diceva che la Chiesa Cattolica era la più importante forza spirituale nel mondo che combatteva il comunismo, e che non avrebbe mai smesso di combatterlo. Ciò dimostra che la sua fede nella Chiesa gli dava coraggio, ed era in grado di incoraggiare i suoi colleghi, la maggior parte dei quali non erano nemmeno cattolici.

La nostra Chiesa Greco-Cattolica della Romania fu soppressa dai sovietici. I nostri vescovi rifiutarono qualsiasi compromesso con i comunisti.

Nelle loro prediche, i vescovi avvertivano il gregge contro l’ideologia comunista e preparavano i fedeli per il martirio. Furono i primi a dare un esempio di resistenza al terrore, alla prigione e alla tortura. Nessuno dei dodici rinunciò alla sua fedeltà al Santo Padre. Sette di loro morirono in prigione. Papa Pio XII disse che egli era stato più fortunato di Nostro Signore; perché tra i dodici apostoli, ci fu un traditore, ma nessuno dei dodici vescovi greco-cattolici rumeni tradì il Papa.

Ma poi venne il Concilio Vaticano II, che non pronunciò nessuna condanna nei confronti del comunismo, nonostante quasi Ottocento Padri conciliari ne avessero fatto richiesta. Si disse che la Chiesa ormai preferiva la misericordia e non avrebbe pronunciato condanne.

Così, il più grande evento della Chiesa del XX secolo ha ignorato l’errore più terribile, più omicida dell’intera storia umana, un errore che si stava sviluppando proprio in quel momento, gettando in schiavitù metà dell’umanità e insidiosamente erodendo le basi morali dell’altra metà.

Alcuni vescovi cattolici continuarono a combattere il comunismo. Ne sono esempio i cardinali Mindzsenty, Slipij, Wyszynski e Korec. Ma non tutti i vescovi cattolici del mondo hanno fatto la stessa cosa. Alcuni persino promossero attivamente il comunismo all’interno della Chiesa, per esempio sotto la forma della teologia della liberazione in America Latina, un’operazione di grande successo del KGB.

La predicazione contro il comunismo cessò di essere sistematica, come era prima, e molti cattolici pensarono che le precedenti condanne del comunismo non fossero più vincolanti. Mutò anche il linguaggio delle encicliche per quanto riguarda il comunismo.

Pio XI aveva dedicato l’enciclica Divini Redemptoris alla lotta al comunismo. Non esitava a nominare l’Unione Sovietica e a parlare delle atrocità che i comunisti stavano commettendo contro i cristiani nell’URSS e nella guerra civile spagnola. E sottolineava che non erano eccessi isolati, bensì il frutto naturale del sistema comunista.

Pio XII scrisse: “La Chiesa combatterà la battaglia contro il comunismo fino alla fine, perché è una questione di valori supremi: la dignità dell’uomo e la salvezza delle anime”.

A partire dagli anni Sessanta, però, i documenti ufficiali della Chiesa si spostano dall’anticomunismo esplicito a una posizione di neutralità tra i due blocchi, comunista e capitalista, accusandoli di essere entrambi materialisti e di mettere in pericolo la pace. Questa neutralità, questi appelli simmetrici ai due blocchi affinché si disarmassero, non ebbero ovviamente nessun effetto reale sul blocco sovietico, ma in Occidente indebolirono la posizione e l’autorità morale dei politici anticomunisti.

Parallelamente, anche qui col favore di autorità ecclesiastiche, si costituirono poteri sovranazionali, come l’ONU e l’Unione Europea, che sono ora le principali entità che svolgono gli attacchi contro la vita, la famiglia e la presenza cristiana nella vita pubblica.

Anche il tono delle encicliche sociali cambiò, spostandosi dal linguaggio cristiano a quello mediatico, ideologicamente contaminato. In Divini Redemptoris, Pio XI ancora raccomandava la carità cristiana come principale rimedio alla povertà. In Pacem in Terris, Giovanni XXIII definì i servizi sociali in termini di “diritti umani”, chiedendo quindi all’amministrazione pubblica di prendersi cura del progresso sociale.

Mentre metà dell’umanità giaceva sotto dittature comuniste, il Papa si rallegrava perché “in quasi tutto il mondo gli uomini sono cittadini di uno stato indipendente”. Egli celebrava la fine del colonialismo, ma non sembrava notare che la maggior parte dei nuovi paesi “indipendenti” erano in realtà caduti sotto una dominazione coloniale peggiore, quella sovietica.

Nel 1967, in Populorum Progressio Paolo VI incolpava per la povertà del Terzo Mondo esclusivamente gli effetti del “colonialismo”, quello occidentale naturalmente. Criticava poi il “liberalismo sfrenato”, la libera concorrenza come “norma guida dell’economia” e la proprietà privata dei mezzi di produzione come un “diritto incondizionato e assoluto”, senza soffermarsi, contestualmente, sulle calamità economiche e morali causate dall’economia marxista nei paesi in cui era stata applicata.

Nel 1991, Papa Giovanni Paolo II pubblica l’enciclica Centesimus Annus, nella quale riprende il linguaggio del Magistero. Egli ricorda una verità insegnata da tutti i Papi prima del Concilio, e cioè che le ideologie marxiste e socialiste sono errori di natura religiosa. Avverte quindi contro le “religioni politiche”, quelle teorie utopiche che pretendono di creare una società perfetta qui sulla terra.

Nell’Istruzione Libertatis Nuntius, contro la Teologia della liberazione, firmata dal cardinale Joseph Ratzinger e da lui approvata, critica pure la confusione fra salvezza religiosa e “liberazione” politica.

 

Il marxismo culturale oggi

Nel 1989 crollò il Muro di Berlino e con esso il comunismo classico in molti Paesi. Ma gli errori della Russia menzionati nella profezia di Fatima continuarono a diffondersi. La sconfitta del comunismo classico si è rivelata piuttosto una mutazione verso il marxismo culturale.

Il fatto che, durante decenni, la lotta contro il marxismo classico non sia stata trattata come priorità da parte della dottrina sociale della Chiesa ha indebolito la capacità dei fedeli, specialmente dei politici cattolici, di riconoscere e combattere il marxismo culturale.

E arriviamo alla critica, senza precedenti, di Papa Francesco all’economia di libero mercato, bollata “economia che uccide”. Avendo vissuto sotto un regime comunista, posso testimoniare che il controllo del governo sull’economia non solo non vivifica, ma rovina inevitabilmente anche paesi una volta prosperi, causando immense ingiustizie, sofferenze e umiliazioni.

Nei paesi socialisti, la rapina e la violenza diventano politica di Stato. La corruzione diventa l’unico mezzo per ottenere beni di prima necessità. E un enorme divario, molto più profondo di qualsiasi precedente, emerge tra la nuova classe privilegiata e i cittadini ridotti a schiavi.

È preoccupante vedere oggi il Vaticano incoraggi i “movimenti popolari”: ambientalisti, pacifisti, indigenisti, attivisti anti-discriminazione e via dicendo. I rappresentanti di questi gruppi sembrano oggi essere considerati dal Vaticano dei degni partner con cui dialogare, insieme a personaggi come i fratelli Castro ed Evo Morales.

Come ha detto una volta il leader comunista spagnolo Santiago Carrillo, come risultato del dialogo tra cattolici e comunisti, nessun comunista si è mai convertito al cattolicesimo, ma molti cattolici coinvolti sono diventati comunisti. La cooperazione con i comunisti su questioni pratiche, senza mai mettere in discussione l’ideologia del marxismo, trasforma i cattolici in compagni di viaggio della rivoluzione. Invece di predicare il vero Dio ai pagani e convertirli, vengono usati dai pagani contro il vero Dio.

A questo si somma l’uso di un linguaggio confuso, politicamente corretto, da parte di molti uomini di Chiesa, gettando i cattolici nella confusione morale e politica, e portandoli alla sconfitta nella guerra culturale. I fedeli diventano incapaci di identificare la fonte degli attacchi contro il cristianesimo per poter combattere con successo.

Questo linguaggio funziona come un segnale di “svolta obbligatoria a sinistra” per i laici che si impegnano in politica, rendendo praticamente impossibile per i politici cattolici sostenere il libero mercato, opporsi al Welfare State, o all’immigrazione musulmana, dichiararsi scettici sul cambiamento climatico o sul ruolo delle Nazioni Unite. Perché, se lo fanno, direbbero delle cose che sono diverse o contrarie a ciò che dicono molti uomini di Chiesa.

Questo è uno dei motivi per cui in tanti paesi cattolici non c’è una rappresentanza politica dei cattolici. Ed è anche il motivo per cui tanti paesi cattolici sono ora governati da marxisti culturali.

La situazione reale sul campo di battaglia, però, non è così negativa come vorrebbero i media. C’è ancora una maggioranza silenziosa che accetta i principi della Civiltà cristiana. Questa potrebbe rappresentare una resistenza contro i progetti di dominazione rivoluzionaria, ma non ha una leadership religiosa, politica e intellettuale.

 

False soluzioni

Esasperati dalle sconfitte nella guerra culturale, molti cristiani in Occidente ora mettono le loro speranze in Vladimir Putin, come “protettore della cristianità”. Io posso anche capire che, in mancanza di altri leader, dirigano lo sguardo verso l'Est. Mi sembra, però, una posizione fondamentalmente fuorviante. È come se la Germania, dopo la Seconda guerra, fosse ancora gestita dagli uomini della vecchia Gestapo, che pretendessero di essere investiti della santa missione di combattere l’antisemitismo. Serve un po’ di prudenza.

La Russia non si è convertita. Gli errori della Russia non hanno semplicemente cessato di esistere una volta che l’Unione Sovietica è stata ufficialmente dichiarata morta. Non c’è stato alcun pentimento, nessun esame di coscienza, nessuna giustizia in Russia per la distruzione morale e fisica ispirata dal marxismo. Questo è stato ben espresso dallo stesso Putin: “Il collasso dell’Unione Sovietica è stato il principale disastro geopolitico del secolo” (2).

Dal punto di vista della dialettica marxista, la storia dell’Unione Sovietica è una sequenza di totalitarismo duro con fasi in cui il regime finge degli ammorbidimenti, ma quello che succede in realtà è che in questi momenti l’inganno prevale sulla violenza (3).

C’è la prima fase della rivoluzione di Lenin, di terrore e omicidi di massa. Successivamente, a causa del crollo dell’economia, Lenin inizia la “Nuova Politica Economica” e permette qualche iniziativa privata. Poi Stalin arriva al potere, e l’accento si sposta di nuovo sulla violenza, il genocidio, invasioni militari, campi di concentramento, ecc.

Dopo la morte di Stalin, il compagno Krusciov arriva al potere e denuncia gli abusi del suo predecessore (abusi in cui egli aveva avuto un ruolo di primo piano) e annuncia un disgelo. Viene sostituito dal compagno Breznev, e c’è ancora uno stato totalitario, d’inspirazione stalinista. Poi arrivano Andropov, Cernenko e, infine, Gorbaciov, che lancia la perestroika. Quest’ultimo apparentemente abbandona i dogmi marxisti e permette all’Europa Orientale e alla Russia di liberarsi.

La perestroika è stata fondamentalmente un inganno, come aveva avvertito il famoso disertore del KGB, Anatoliy Golitsyn, già all’inizio degli anni ‘80, quando disse che i sovietici avrebbero avviato una cosiddetta “liberalizzazione”, affinché l’Occidente abbassasse la guardia (4). Non era altro che una trasformazione “dialettica”, imposta dalle circostanze. In realtà, un aggiornamento.

E ora la Russia gioca di nuovo a fare l’URSS. Il suo governo finge attacchi terroristici per giustificare guerre (5); uccide e imprigiona gli oppositori politici (6) e i giornalisti (7,8); è una costante fonte di instabilità (9), attaccando paesi confinanti come la Georgia e l’Ucraina (10), minacciandone altri, come gli Stati Baltici (11,12), la Repubblica Moldava (13), Romania e Polonia (14), e spaventando il mondo intero con lo spettro di una guerra nucleare (15).

Putin paragona il cadavere di Lenin alle sante reliquie cristiane (16). La Russia costruisce monumenti a Stalin (17) e protesta furiosamente contro la demolizione delle statue di Lenin in Ucraina (18). E organizza grandi parate sotto il segno della falce e del martello (19).

La Russia mantiene le sue alleanze con partiti e organizzazioni della sinistra radicale in tutto il mondo, per esempio con il Foro di San Paolo, che è l’Internazionale Comunista della America Latina (20), con Occupy Wall Street (21), nonché con partiti di sinistra, socialisti e postcomunisti in Europa.

Questi alleati di sinistra della “Russia Ortodossa” sono, allo stesso tempo, le principali forze politiche che promuovono la rivoluzione sessuale, i diritti LGBT e l’ideologia di genere.

La guerra di disinformazione della Russia è stata aggiornata agli ultimi livelli del cinismo postmoderno (22). A differenza dei tempi dell’Unione Sovietica, non è più un sistema ideologico unico, rigido e riconoscibile. La nuova propaganda non cerca di convincere che la dottrina marxista sia vera, ma piuttosto che non c’è modo di conoscere la verità (23).

La Russia trova alleati tra i cristiani conservatori, ma anche tra i militanti di sinistra e i libertari; tra i fascisti, ma anche tra i comunisti; tra i militanti anti-immigrazione, ma anche tra gli jihadisti. Infatti, le reti che collegavano i servizi segreti russi ai terroristi islamici durante la Guerra Fredda non sono state smantellate dopo la morte ufficiale dell’Unione Sovietica (24).

E arriviamo così alla minaccia islamista, il cui fine ultimo è lo stesso degli errori della Russia: la distruzione della civiltà cristiana e, in ultima analisi, della Chiesa. Il terrorismo islamico, nella sua versione contemporanea, è una combinazione tra le pratiche violente ispirate dall’Islam e gli errori della Russia.

Il generale rumeno Michai Pacepa, capo della Securitate rumena, ha rivelato che, alla fine degli anni Sessanta, Yuri Andropov, capo del KGB, aveva messo in atto progetti per istigare i musulmani, usandoli come una potente arma contro gli Stati Uniti e contro l’Occidente. Più recentemente, l’ex colonnello della FSB (la nuova KGB), Alexander Litvinenko, ha rivelato importanti connessioni tra la Russia e Al Qaeda (25). Litvinenko è stato successivamente assassinato dalla lunga mano di Mosca in Gran Bretagna (26).

 

Aleksander Dugin

L’intellettuale più influente del regime russo oggi è Aleksander Dugin.

Costui ha prodotto una nuova ideologia, da sostituire al marxismo screditato della vecchia Unione Sovietica e da utilizzare come pretesto per le aspirazioni imperiali dell’attuale regime, per fornire alla sua propaganda nuovi motivi per promuovere l’odio contro la civiltà occidentale.

É un mix di bolscevismo, nazi-fascismo, con gnosticismo islamico, neo-paganesimo, occultismo massonico e satanismo. Dugin è un ammiratore di Aleister Crowley, noto autore satanista (27). Dugin lavora per sedurre i conservatori occidentali e renderli la “quinta colonna” della Russia in Europa (28).

I piani di Dugin per l’Europa sono i seguenti: “L’annessione dell’Europa è la grande missione. (…) Se ci piacciono le tecnologie europee, prendiamole. (…) Conquisteremo l’Europa e avremo tutta la loro tecnologia” (29).

Ma i progetti di Dugin sono globali:

“La battaglia per la dominazione mondiale dei russi non è finita” (30).

“L’impero americano deve essere distrutto” (31).

“L’Occidente è il Satana geografico, l’Anticristo geografico. (…) Sarebbe meglio installare lì i cinesi, i tartari, i musulmani, tutto questo nomadismo eurasiatico” (32).

Ma c’è di più. Dugin sembra disposto a realizzare la fine del mondo (33):

“Attraverso il popolo russo si realizzerà l’ultimo pensiero di Dio, il pensiero della fine del mondo. (…) La morte è la via dell’immortalità. L’amore comincerà quando finirà il mondo” (34).

“Il logos è morto e tutti saremo sepolti sotto le sue rovine, a meno che non faremo un appello al caos” (35).

 

La speranza di Fatima

Quindi possiamo vedere che la natura satanica degli “errori della Russia” non è cambiata.

Ora che siamo nel centesimo anniversario dell’avvertimento di Fatima, è davvero giunto il momento di prestare l’attenzione appropriata al messaggio che è stato dato.

La principale fonte dell’attuale guerra mondiale contro il cristianesimo è ancora da trovare negli “errori della Russia”. La Russia e il mondo intero hanno urgente bisogno di essere consacrati alla Madonna, e di convertirsi.

Sappiamo però che, alla fine, il Cuore Immacolato di Maria vincerà.

(*) Vicepresidente dei Medici cattolici di Bucarest. I sottotitoli sono redazionali.

Courtesy of: http://www.atfp.it/biblioteca/convegni-e-conferenze/1297-il-messaggio-di-fatima-una-prospettiva-dall-est

 

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Quaresima in Siria: Vescovi contro corrente

Persecuzione dei cristiani

  Gli USA attaccano la Siria, senza attendere la raccolta delle prove circa l'attacco chimico a Idlib

 

 Mons. Abou Khazen: «Perché vogliono decidere loro per noi?»
da: http://oraprosiria.blogspot.it/2017/04/gli-usa-attaccano-la-siria-senza.html del 7 aprile 2017
 

«È sempre la stessa storia. Hanno fatto lo stesso in Iraq, in Libia e ora in Siria. Purtroppo l’ipocrisia degli Stati Uniti non cambia mai». È sgomento e arrabbiato monsignor Georges Abou Khazen, vicario apostolico di Aleppo, commentando a tempi.it l’attacco missilistico di questa notte con cui gli Stati Uniti hanno inflitto «pesanti danni» alla base siriana di Al Shayrat, da dove secondo l’intelligence americana sarebbero partiti i jet di Bashar al-Assad carichi di armi chimiche….

«Noi dobbiamo domandarci: a chi giova questo attacco chimico?», non si dà pace monsignor Abou Khazen. «Chi avvantaggia? Non la Siria, non Assad ma solo i jihadisti. E loro fanno vedere solo quello che vogliono, hanno in mano tutta la propaganda e il mondo intero gli va dietro». La città di Aleppo è da poco stata liberata dall’assedio dei terroristi (dicembre 2016), ma per la Siria non c’è pace: «Io l’ho sempre detto: non si può cantare vittoria perché con gli americani bisogna aspettarsi di tutto. Perché vogliono decidere loro per noi? Perché non lasciano che sia il popolo siriano a scegliere da chi vuole essere governato?».
Dopo la grande paura di stanotte il popolo siriano è «indignato, triste. Che cosa le devo dire? Ringraziamo tutti gli americani e gli inglesi, anche perché l’Isis ha appena ricominciato ad attaccare qui vicino. Forse non è un caso. La verità è che gli americani vogliono arrivare a conquistare i giacimenti di petrolio e gas. E non è certo la prima volta che ci attaccano: quando hanno attaccato la centrale elettrica qui vicino, che forse non riusciremo più a sistemare, qualcuno ha protestato? No, nessuno ha aperto bocca. E non è forse un crimine? Che cos’è, anche quello un atto umanitario?».

http://www.tempi.it/usa-attaccano-la-siria-abou-khazen-perche-vogliono-decidere-loro-per-noi#.WOdYTfnyiM8

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L'arcivescovo di Aleppo: i missili di Trump sbaglio strategico.

Mons. Jean-Clement Jeanbart, arcivescovo greco-melkita di Aleppo, raggiunto dall'Agenzia Sir.

A suo avviso la vicenda del “gravissimo attacco chimico a Idlib deve essere approfondita per accertarne le responsabilità” e il bombardamento successivo voluto dal presidente Usa Trump “credo sia stato uno sbaglio strategico. Non credo – afferma al telefono dalla città martire siriana – che il presidente Assad avesse bisogno di lanciare un attacco chimico dal momento che gode di una posizione di vantaggio sul campo di battaglia. In ogni caso dovranno essere condotte delle indagini serie per accertare le responsabilità. Chi è responsabile, dovrà renderne conto”.

La scelta di Trump di bombardare postazioni aeree siriane, aggiunge l'arcivescovo, “non la capisco e ritengo sia uno sbaglio strategico. Perché agire così velocemente, senza consultare nessuno? Forse non voleva che la Russia ponesse un veto alla
sua azione? Così facendo ha aggiunto morti ad altri morti, sei soldati siriani e nove civili del villaggio vicino la base militare colpita dagli Usa hanno perso la vita”.

Se prima era buio, ora il futuro è ancora peggio. Non sappiamo cosa altro potrà accadere. Quali altre reazioni dovremo subire – dice – le cose sembravano andare un po’ meglio, e qualche spiraglio di dialogo per trovare una soluzione politica sembrava aprirsi. Ma adesso? Speriamo che questo errore possa portare tutte le parti in lotta a riconsiderare le rispettive posizioni. Decidano seriamente di lavorare per la pace con soluzioni politiche e non con le bombe”.

da: Avvenire, 8 aprile 2017

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In questo momento di grave preoccupazione per l'aggressione di questa notte da parte USA alla Siria sovrana, sottoscriviamo il comunicato della  RETE NOWAR ROMA

"Le dichiarazioni della rappresentante degli Stati Uniti al Consiglio di Sicurezza dell'ONU, secondo cui gli USA potrebbero scatenare un intervento militare diretto in Siria anche senza l'autorizzazione dell'ONU, le analoghe dichiarazioni bellicose della UE e della NATO, le minacce al Presidente siriano Assad di Israele e Turchia , prefigurano un drammatico scenario di guerra ed allontanano ogni soluzione alla crisi siriana e Medio Orientale.
 
Già nel 2013, in occasione di un presunto attacco chimico dell'Esercito Siriano alla periferia di Damasco, rivelatosi poi una  provocazione  organizzata dai gruppi terroristi in difficoltà per causare un intervento armato degli USA a loro favore, si sfiorò una guerra aperta con il coinvolgimento di varie potenze. Il precipitare della crisi fu evitato da un oculato intervento della diplomazia russa. Pur incolpevole, la Siria accettò di eliminare per intero tutto il suo arsenale di sostanze e armi chimiche.
 
Oggi la storia si ripete con una nuova provocazione che riguarda l’accusa di un attacco chimico sulla provincia siriana di Idlib, da vari anni sotto il controllo dei terroristi di Al Qaida sostenuti da Turchia, Arabia Saudita, Qatar, da vari paesi occidentali e Israele.
 
Le accuse al governo siriano provengono dalla stessa Al Qaida, da agenzie legate a paesi aggressori come il Qatar e l’Arabia Saudita – Al Jazeera e Al Arabya – e da un’agenzia di notizie situata in Inghilterra (Osservatorio Siriano per i Diritti Umani – SOHR) che collabora da anni con i gruppi terroristi che tentano di destabilizzare la Siria. 
 
Questa è stata subito affiancata da ONG  dagli stessi indirizzi, come gli "Elmetti Bianchi", fondati da membri del servizio segreto britannico  e Medici Senza Frontiere, fondati dall’ex ministro degli esteri francese Kouchner, partecipe delle avventure belliche del presidente Sarkozy.
 
Nessun ragionamento viene fatto dai nostri mass media, come sempre al servizio dei governi occidentali e della NATO, sulla circostanza che il governo siriano, nel momento in cui stava prevalendo militarmente e aveva ricevuto persino un esplicito riconoscimento da parte dell'amministrazione Trump per bocca del segretario di Stato Tillerson e della rappresentante USA all'ONU Haley, non aveva alcun interesse ad essere rimesso sul banco degli accusati con un'azione  senza senso e autolesionista.
 
Né si tiene conto delle dichiarazioni di parte russa e siriana, basate su rilievi satellitari, per cui l’esplosione è stata causata da un bombardamento siriano su quello che è poi risultato essere un deposito di armi chimiche allestito dai terroristi, né delle dichiarazioni di  testimoni locali, come il vescovo di Aleppo. Come numerose altre provocazioni terroristiche precedenti, in Siria e nel mondo, lo scopo della coalizione guerrafondaia di neocon, neoliberal, Israele, UE e Nato, è ancora una volta di chiudere qualsiasi  ipotesi di soluzione giusta in Siria e di ostacolare ogni dialogo costruttivo con la Russia. 
 
Invitiamo tutti i cittadini amanti della pace alla massima vigilanza, a valutare attentamente e contrastare le  false notizie diffuse per giustificare attacchi militari, come già avvenuto ad esempio in occasione delle presunte "armi di distruzione di massa" di Saddam. I propalatori di quelle false notizie, come Tony Blair (ufficialmente riconosciuto come bugiardo da una commissione parlamentare britannica) e George Bush, responsabili di milioni di morti, non hanno mai pagato per i loro crimini e anzi hanno ricevuto incarichi prestigiosi e ben remunerati. Il Presidente Assad, nominato con un regolare processo elettorale, è invece definito dittatore, come tutti coloro che difendono l’indipendenza del proprio paese dalle mire imperiali dei potentati occidentali, ed accusato, senza prove, di essere un criminale.

 

 

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Psicologi che aiutano gli omosessuali: le persecuzioni

Persecuzione dei cristiani

 Nicolosi, Robert Spitzer e le terapie riparative: nuovi retroscena

terapie riparative  E’ morto pochi giorni fa Joseph Nicolosi, psicologo americano co-fondatore di NARTH, associazione di terapisti clinici che accompagnano le persone con tendenze omosessuali indesiderate nella riscoperta della loro identità originale.

 Non siamo tanto interessati alle cosiddette “terapie riparative”, piuttosto al sostenere la libertà delle persone omosessuali di poter chiedere anche un aiuto terapeutico se sperimentano un disagio verso le proprie inclinazioni. Tali percorsi clinici generano spesso orrore in quanto erroneamente identificati con obbligate torture psicologiche cui verrebbero sottoposti omosessuali non consenzienti.

 Non è così, sono loro stessi a rivolgersi agli specialisti vivendo un’egodistonia, trovando cioè in se stessi comportamenti o idee in disarmonia con i propri reali bisogni e desideri. Né Nicolosi, né i suoi colleghi di NARTH –tra cui celebri psichiatri come Robert Perloff e Nicholas Cummings, entrambi ex presidenti dell’American Psychological Association (APA)-, hanno mai subito denunce dai loro pazienti a causa dei loro trattamenti. L’unica questione che si pone, dunque -scartato l’abuso o la pericolosità-, è se queste terapie siano efficaci o no.

 Le associazioni di psicologi sono contrarie all’intervento terapeutico verso le persone che tendenze omosessuali indesiderate, si tratta però notoriamente di posizioni non oggettive, altamente politicizzate. Tale giudizio si scontra infatti con il vissuto professionale dei tanti terapisti, anche di un certo calibro come quelli sopra citati, che difficilmente dedicherebbero una vita lavorativa a terapie inefficaci o inconcludenti. Oltre, ovviamente, alle testimonianze delle persone da loro aiutate, direttamente o no, molte delle quali stanno piangendo la scomparsa di Nicolosi proprio in questi giorni. Tra essi anche un ragazzo italiano, Giorgio Ponte, omosessuale, che ha parlato del «grande senso di pace quando ho letto il suo primo libro: “Omosessualità maschile, un nuovo approccio”. Il sollievo di qualcuno che trova finalmente una risposta sensata e coerente a quello che ho sempre intuito nel profondo del cuore. Oggi è morto un grande uomo che con il suo coraggio ha dato la vita per tanti».

 Il giudizio di inefficacia verso l’approccio terapeutico non tiene conto anche di alcuni studi, di cui abbiamo parlato nel 2011. Tra essi anche la famosa ricerca del 2003 realizzata dal celebre psichiatra Robert Spitzer, morto nel 2015. Fu lui a depenalizzare l’omosessualità dal Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM) eppure, dopo il suo studio a favore dell’efficacia delle terapie riparative, iniziò a ricevere insulti, delegittimazione mediatica e minacce di morte da parte della lobby Lgbt, denigrazioni ben descritte dal suo collega olandese, Gerard van den Aardweg, che ebbe modo di conversare con lui più volte.

La situazione per Spitzer divenne talmente opprimente da spingerlo ad una sorta di ritrattazione, trovando però l’inevitabile opposizione da parte di Archives of Sexual Behavior, la rivista scientifica su cui lo studio venne pubblicato. «Il problema è che il cambiamento di cuore di Spitzer circa l’interpretazione dei dati non è normalmente il genere di cosa che spinge un editor a cancellare il risultato scientifico», spiegò il direttore della rivista, Ken Zucker. «In caso di dati analizzati in modo non corretto, si pubblica solitamente un “erratum” o è possibile ritirare un articolo se i dati sono stati falsificati. A quanto mi risulta, Spitzer sta solo dicendo che dieci anni dopo vuole ritrattare la sua interpretazione dei dati. Dovremmo allora ritirare centinaia di pubblicazioni scientifiche per re-interpretarle, e noi non lo facciamo».

Lo psichiatra americano optò così per una “lettera di scuse” alla comunità gay, scrivendo che nel suo studio «non c’era modo di giudicare la credibilità» degli ex-omosessuali a cui venne verificato il cambiamento di orientamento sessuale. Una precisazione sorprendente in quanto mise arbitrariamente in dubbio l’onestà del campione utilizzato, oltre ad essere una problematica comune a tutti gli studi che utilizzano lo stesso metodo (ad esempio per verificare l’efficacia delle psicoterapie volte al superamento dell’alcolismo, della tossicodipendenza ecc.), compresi quelli autodescrittivi delle “famiglie arcobaleno”.

La moglie di Joseph Nicolosi, Linda Ames, attivista in difesa degli “ex-gay”, ha pubblicato dei retroscena interessanti su Spitzer, di cui è stata amica e collaboratrice. «Spitzer è stato chiaramente preso alla sprovvista dalla brutale reazione in seguito alla pubblicazione dello studio», ha scritto. «Il suo gruppo sociale, come mi ha spiegato, erano i “lettori del New York Times”. Credeva che il supporto ad una comunità culturalmente emarginata come gli “ex gay”, sarebbe stato apprezzato dai liberali. Aveva giudicato male l’umore dei tempi».

Spitzer, ha proseguito la Nicolosi, venne lentamente avvicinato da Jack Drescher, «uno psichiatra gay, attivista contro gli sforzi del cambiamento/orientamento sessuale. Anche se una volta mi scrisse: “Mi mancano i nostri scambi giornalieri di e-mail”, non l’ho più sentito molto. Devono essere stati anni difficili per lui, seppi che voleva ritrattare lo studio ma la sua richiesta non fu accolta. Dopo tutto non aveva scoperto nessun nuovo dato», semplicemente si accorse che il vento politico cambiava verso «un abbraccio pieno ed entusiasta dell’omosessualità».

Nelle conversazioni e-mail tra la Nicolosi e Spitzer, prima del 2003, lo psicologo si auto descrisse come “ateo”. «Il concetto di peccato o di scopo divino non significa niente per me», le disse. «Se avessi un figlio omosessuale spererei che cercasse una terapia per questo, mi auguro che la sua motivazione al cambiamento sarà dovuta all’intuizione che la sua vita sarebbe migliore e più appagante favorendo il suo potenziale eterosessuale». Linda Nicolosi ha aggiunto: «quando in un articolo l’ho descritto come “l’uomo che ha normalizzato l’omosessualità”, ha insistito perché correggessi. “Non ho mai normalizzato l’omosessualità”, mi disse, piuttosto “l’ho solo de-elencata dai disturbi”». «Nell’omosessualità», le scrisse Spitzer, «qualcosa non funziona».

Tali rivelazioni da parte di Linda Nicolosi non possono essere pubblicamente verificate, scritte oltretutto dopo la morte di Spitzer. Certamente lei stessa si è posta il problema ed evidentemente si sente in grado di poter fornire adeguate prove in caso di controversie legali (da parte di militanti Lgbt o familiari dello stesso psichiatra, ad esempio). E’ una conferma di quanto sia ardua la vita perfino dei terapisti, come Nicolosi e Spitzer, anch’essi vittime del fascismo arcobaleno.

Per la onlus AGAPO (Associazione Genitori e Amici delle Persone Omosessuali), «è in atto una guerra civile con pochi precedenti in cui le classi dominanti cercano di imporre la propria visione sulla questione famiglia a tutto il resto del popolo. Il dibattito scientifico in tema di omosessualità si contraddistingue per il fatto che non vi è pluralità di opinioni, c’è assenza di contraddittorio». E’ considerato omofobo chiunque si discosti dal giudizio dominante e serve coraggio per farlo, quello mancato ad un certo punto al dott. Spitzer e quello invece avuto e manifestato fino alla fine dal dott. Joseph Nicolosi.

La redazione, 11 marzo 2017
da: http://www.uccronline.it/2017/03/11/omosessualita-terapie-ripartive-e-robert-spitzer-nuovi-retroscena/

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Vescovi coraggiosi: Alessandria

Persecuzione dei cristiani

 Difendere la libertà di opinione dei cattolici
è difendere la libertà di tutti

Come vescovo, ho il compito di guardare lontano, e a volte vedo delle cose che non riguardano soltanto noi cattolici, ma tutta la comunità civile. Scrivo per dare un segnale d’allarme finché siamo in tempo, finché l’astio delle parti non prende il sopravvento sul buon senso. Scrivo a tutti gli uomini di buona volontà e di intelligenza di qualsiasi parte politica o religiosa. Scrivo perché vedo nubi oscure profilarsi all’orizzonte.

L’immagine di riferimento. Il 20 agosto 2011 ero alla Giornata Mondiale della Gioventù del 2011 a Madrid. Ero Responsabile di Pastorale Giovanile e al sabato sera mi trovavo con due milioni di giovani alla veglia con il S. Padre all’aeroporto Cuatro Vientos, il più antico della Spagna. Già, Cuatro Vientos: un nome, una garanzia. Ad un certo punto sento soffiare con insistenza un vento proveniente da dietro di noi. Mi volto e vedo dense e oscure nubi con i tipici pennacchi filamentosi che arrivano fino a terra. Così appare la pioggia da distante. Il fatto che si trovassero proprio dalla parte dalla quale proveniva il vento significava che quelle nubi erano dirette verso di noi. Ci avrebbero messo circa 20 minuti. Ho passato voce ai giovani di organizzarsi a quattro a quattro: ciascuno di noi aveva in dotazione un telo di plastica. Uno sarebbe servito per coprire quattro zaini, uno per farci stare sopra quattro persone, preservandole dalle acque che avrebbero potuto scorrere o accumularsi al suolo, altri due per coprire, rimboccando il telo di sotto, i quattro giovani. In quel modo ci siamo salvati da un diluvio intenso e insistente che si è abbattuto sul campo interrompendo la veglia con Papa Benedetto XVI. A sei anni di distanza, con un altro ruolo, sono qui a fare sostanzialmente lo stesso: avvertire di un pericolo.

Le nubi all’orizzonte. In Francia la camera ha votato una legge che d’ora in poi consentirà di punire con due anni di carcere e fino a 30.000 euro di multa chi s’impegna per la vita e contro l’aborto usando anche i canali della comunicazione digitale.

Il vento che tira. È il vento di un reato di opinione e il vento che tira da quella direzione si chiama dittatura. Agli albori di ogni dittatura tira il vento del reato di opinione o di discriminazione, con il quale si cerca di eliminare chi non ha il pensiero “conforme”. Non potendo toccare i pensieri ci si limita a censurare le opinioni. E qui sta il confine tra la dittatura e la democrazia: la democrazia punisce i comportamenti, la dittatura non consente di esprimere liberamente le opinioni e le punisce.

La visione strategica. In questi anni come vescovo ho partecipato a molte giornate commemorative riguardanti la resistenza, l’olocausto, le foibe e altri momenti della vita civile che hanno fatto risaltare il bene della democrazia che abbiamo ereditato dai nostri padri a seguito di tragici momenti di perdita di essa nel nostro passato recente. Si sono scritte pagine di storia di altissimo valore a prezzo di grandi sacrifici. Oggi viviamo orgogliosamente nella nostra democrazia. Tuttavia essa è fragile, esposta com’è alle pressioni sociologiche della manipolazione di massa prima di tutto a livello della comunicazione sociale. È sotto gli occhi di tutti che non siamo in un’epoca di grandi statisti: un grande statista per esercitare il suo dono deve essere eletto. E per essere eletto deve essere un grande comunicatore. Questa dote, sempre più importante, sfronda in misura crescente il numero dei grandi statisti che possono mettere a frutto il loro talento. La nostra democrazia va difesa. E oggi l’attacco viene dalla parte della sociologia e della comunicazione sociale che, usate in modo improprio, possono diventare gli strumenti della manipolazione di massa e della dittatura.

Giocare d’anticipo. Ogni forma di dittatura va riconosciuta sul nascere, anche nelle sue nuove forme, prima che inneschi le sue mortali dinamiche di parte. Le idee delle dittature cambiano, ma lo stile rimane lo stesso ed è liberticida. Dobbiamo fare quadrato e dire di no al reato d’opinione, dire di no a ogni tentativo di impedire l’espressione delle proprie idee. Perché le nostre memorie civili, che sono patrimonio essenziale e irrinunciabile di tutti, cattolici e non, non vengano retrocesse a memorie di parte, valide e condivisibili soltanto per alcuni. Non temo la persecuzione. Temo la rassegnazione, che apre la strada all’orribile spettacolo del volto dell’uomo sfigurato dalla spietatezza.

mons. Guido Gallese

da: http://lavocealessandrina.it/2017/02/23/difendere-la-liberta-di-opinione-e-difendere-la-liberta-di-tutti/

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Si falsifica la storia per accusare il Cristianesimo

Persecuzione dei cristiani

 LA STORPIATURA DELLA STORIA CONTRO I CATTOLICI

 L'indottrinamento scolastico (e non solo) ha prodotto un popolo che non conosce il proprio passato, come quando si parla dei Maia o del famoso caso dell'ebreo battezzato in segreto da Pio IX
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Nel lontano 25 novembre 1998, sulla Stampa, Aldo Zullini dell'Università di Milano (così veniva presentato) firmava un pezzo sconcertante dal titolo: "Maya, cannibali per necessità". Dei due occhielli, l'uno specificava: "Fino all'arrivo di Colombo, nel Nuovo Mondo c'erano pochi animali domestici e commestibili", l'altro "L'antropofagia, diffusa anche fra gli Atzechi, fu giustificata dal fatto che mancavano le proteine".
Perché i Maya hanno organizzato i "più grandi festini antropofagi che siano mai avvenuti"? La risposta è semplice: "Per soddisfare il loro bisogno fisiologico dovevano immolare moltissimi prigionieri e per far ciò dovevano organizzare incursioni e guerre". Bastava un'immane abbuffata di carne umana a saziare il bisogno proteico di tutta la popolazione? No, i sacrifici di massa "per quanto numerosi e frequenti, non potevano far fronte al fabbisogno proteico di tutto il popolo, ma questo non ha molta importanza. Conta invece il fatto che la classe dirigente, i sacerdoti e i militari, potessero usufruire di queste proteine".
Perché citare questa bella pagina di giornalismo scientifico? Perché, pur di attaccare (anche se, in questo caso, solo indirettamente) la cattolica Spagna e la sua prodigiosa scoperta e colonizzazione dell'America centro-meridionale, tutto va bene. Anche la giustificazione di un crimine orrendo come il banchetto di carne umana .

UN POPOLO SMEMORATO CHE DISPREZZA SÉ STESSO
La sistematica riscrittura della storia a vantaggio delle potenze e delle ideologie anticattoliche ha prodotto in Italia un popolo smemorato che non sa più chi è. Che non conosce niente del proprio passato. Siamo stati abituati a credere che la storia della Chiesa cui siamo legati da due millenni sia una storia piena di crimini, di cui vergognarsi e, quindi, da ripudiare. Tutti i mezzi di comunicazione di massa si sono allineati nella propaganda del disprezzo verso noi stessi. Da decenni. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: la disperazione che ci caratterizza. La mancanza di figli e quindi di futuro. La pochezza, il nulla culturale in cui le nuove generazioni vengono cresciute.
Negli ultimi anni i ripetuti attentati di un islam tornato rigoroso nell'applicazione della volontà di Maometto (la riduzione di tutto il mondo a islam) hanno sconcertato i cantori di un islam pacifico, moderato, contrario alla guerra, propria di quei guerrafondai dei crociati. Piano piano anche la stampa sta cambiano direzione e dal crimine di islamofobia si sta avvicinando ad un più pacato resoconto dei fatti. In questa direzione sembrano andare due articoli, uno a firma Mieli, l'altro a firma Ferrara.

CATTOLICI DIFFAMATI
Il 14 dicembre 2016 Mieli scrive un pezzo dal titolo: "Cattolici diffamati", sottotitolo: "Il protestante Rodney Stark smentisce le "Leggende nere" sulla Chiesa di Roma". Il pezzo si chiude con un'affermazione perentoria: "Qui, come è evidente, la Chiesa cattolica non c'entra nel modo più assoluto". Mieli sta citando il mio libro su Lutero e la documentazione da me addotta sull'odio protestante nei confronti degli ebrei. La chiusa, che torno a sottolineare, ribadisce che con l'odio e la persecuzione nazista contro gli ebrei "la Chiesa cattolica non c'entra nel modo più assoluto".
Sul Foglio del 3 gennaio Ferrara firma il pezzo: "Storia della nonviolenza infame" e così conclude: "Libero padre Enzo Bianchi di dire che a Berlino non ce l'avevano con il valore cristiano del Natale, e neanche a Istanbul con il Capodanno. Autorizzati noi a chiedere che il libero pensiero imponga la sua vigilanza sulle scorrerie fantastiche di un pazzo intonacato".
Evidentemente alla Stampa questa nuova aria di riaccostamento alla verità storica ancora non si è fatta strada. Sul sito internet del giornale, nel riquadro culturale, il 3 gennaio compariva questo titolo: "Spielberg trasforma in film la storia di Edgardo Mortara ebreo battezzato in segreto per volontà di Papa Pio IX". Siamo alle solite: un papa, i papi, che sottraggono in segreto i bambini alle famiglie ebree e li battezzano!
Chi fosse interessato all'argomento può leggere l'autobiografia di don Edgardo Mortara.

 

di Angela Pellicciari per La Nuova Bussola Quotidiana, 08/01/2017
Sul tema cfr. E' tutta un'altra storia: http://www.totustuustools.net/altrastoria/

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La proposta francese di chiudere i siti pro-life. Cosa rispondere?

Persecuzione dei cristiani

 Il governo francese ha presentato una proposta di legge per chiudere i siti internet pro-life.
Il Presidente dei Vescovi francesi ha scritto una lettera pubblica e la cosa segna indubbiamente la gravità del momento.
Si tratta di un processo che procede sempre più velocemente verso la dittatura del relativismo.
Per combattere questo processo è indispensabile tuttavia coglierne il senso profondo.

La proposta del governo francese è perfettamente coerente con i presupposti della cultura del modernismo individualista.
Non è stato un errore di percorso.
Oggi gli Stati non si limitano più a considerare le violazioni di principi non negoziabili della morale naturale come delle eccezioni.
L’aborto, l’eutanasia, la fecondazione eterologa sono considerati un diritto umano.
Così come il diritto di espressione, quello di cambiare la propria residenza oppure di accedere a cure sanitarie di base.
La donna ha diritto ad uccidere il bimbo che porta in seno, il medico avrà il diritto di uccidere il malato terminale che, magari quando era ventenne, aveva firmato una dichiarazione anticipata di trattamento o, perfino in assenza di questa, interpretando che così avrebbe voluto lui (non è successo così anche per Eluana Englaro?), la coppia che vuole figli con la fecondazione in vitro ha diritto di sacrificare un certo numero di embrioni umani.

Ora, se si tratta di diritti umani lo Stato li deve regolamentare, proteggere, promuovere, e ad essi deve anche educare i cittadini.
Tra questi compiti dello Stato figura senz’altro anche quello di contrastare tutti coloro che ne vogliono limitare l’esercizio.
Quelli – per esempio – che vogliono dissuadere la donna ad abortire violando la sua libertà di coscienza.
Se abortire è un diritto umano contemplato dalla legge e protetto dai pubblici poteri, cercare di impedire di abortire è un reato che lo Stato deve prevenire e punire.
Se il contrario dei principi non negoziabili è qualcosa di non negoziabile, è perfettamente coerente che lo Stato chiuda i siti internet pro-life.
Gli si può rimproverare un errore logico a monte: negare i principi non negoziabili fino al punto da affermare come non negoziabile il contrario, ma dato quell’assunto tutto ciò che ne deriva è perfettamente coerente e logico.
Uno Stato che prima riconosce dei diritti umani e poi non li difende da chi li contrasta o impedisce è un voltagabbana.

Questa è la situazione tragica da denunciare, altrimenti si rimane nella logica perversa di questo stesso processo culturale.
L’opposizione dovrebbe riguardare l’origine stessa del tentativo di rovesciare la morale naturale e rendere diritto ciò che è torto, bene ciò che è male.
La polemica contro queste forme di arroganza di Stato dovrebbe risalire fino alle origini, fino alle leggi che consentono l’aborto e che distruggono gli stessi presupposti della convivenza civile.
Accade invece che l’opposizione si limiti a rivendicare la libertà di espressione come diritto soggettivo.
Oscurare i siti pro-life non vorrebbe dire rendere obbligatori i principi non negoziabili, ma semplicemente impedire l’espressione democratica dei cittadini.
Al centro della critica al governo, non viene messo il diritto a nascere del concepito, ma la possibilità che le donne, anche con l’aiuto di questi siti pro-life, si informino meglio.
La scelta di abortire non è definita in ogni modo cattiva, ma la si presenta come una scelta difficile e problematica per la donna, sicché qualche parola di conforto da parte di siti pro-life sarebbe di aiuto.

In questo modo si pensa di prendere in contraddizione lo stato laico e democratico:
come? tu che ti dici democratico non permetti la libertà di espressione?
Come? tu che ti dici laico, imponi una tua visione assoluta e non lasci libertà ai cittadini?

Ma si tratta, così facendo, di cadere invece nella stessa logica che si vorrebbe combattere.
Il problema è proprio la libertà di scelta, non vincolata al bene e al vero.
Quella libertà di scelta che lo Stato oggi proclama come diritto assoluto e, per difenderla, è costretto a contemplare il diritto al male.
Criticarlo solo sul terreno delle libertà di scelta democratiche, e non sui loro fondamenti, significa rientrare nel suo stesso gioco.

 

Stefano Fontana, per http://www.vanthuanobservatory.org/notizie-dsc/notizia-dsc.php?lang=it&id=2426

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Nascono le scuole che rifiutano l’ideologia gender

Persecuzione dei cristiani

 Cos'è la scuola familiare

Su Genitori Channel la scuola familiare sappiamo cos'è, perché l'abbiamo scelta per i nostri figli.
Nella foto dell'articolo un gruppo di bambini della scuola familiare al museo. 

Vi racconteremo la nostra esperienza, intanto sveliamo cos'è la scuola familiare, o home schooling, se è legale, come funziona…

Scuola familiare…che cos'è?

Il termine scuola familiare e tutti i suoi sinonimi (scuola parentale, istruzione parentale, istruzione familiare, home-schooling) definiscono un tipo di apprendimento non strutturato in cui i genitori si prendono in prima persona la responsabilità dell'istruzione dei propri figli.
Istruire i propri figli è un dovere dei genitori, essi scelgono come poterlo assolvere: tramite la scuola pubblica, tramite la scuola privata (parificata e non) oppure occupandosene direttamente, con l'aiuto di persone scelte da loro stessi, in condivisione con altri genitori oppure personalmente.

Ma è legale?

Art 30 della costituzione:"E' dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio.
Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti.[…] "
La costituzione italiana sancisce che il dovere di istruire i figli spetta quindi ai genitori.
Pochi infatti sanno che la "scuola dell'obbligo" è un termine improprio che si riferisce all'obbligo di istruzione. I bambini hanno quindi il diritto ad essere istruiti e la responsabilità di questa istruzione ricade sui genitori che possono decidere di avvalersi o meno di strutture scolastiche per assolvere questo obbligo.
Lo stato, riconoscendo il diritto dei bambini ad essere istruiti, mette a disposizione di tutti le strutture pubbliche affinchè tutti possano accedervi e per garantire che le differenze economiche e culturali non penalizzino l'istruzione di alcuni bambini meno fortunati di altri (almeno in teoria).

Come vengono istruiti i bambini nella scuola familiare?

Vi sono molti modi di fare scuola familiare, essendo un percorso perlopiù costruito dalla famiglia sul singolo bambino. Alcune famiglie seguono molto dettagliatamente i libri e i metodi scolastici ma la maggior parte costruisce un percorso personalizzato seguendo le naturali inclinazioni del bambino, gli orari e i ritmi familiari, il luogo in cui si vive, le disponibilità economiche che possiede, ecc. ecc.
Vi sono famiglie che formano piccole scuole familiari in cui i genitori si alternano nella cura e nell'istruzione dei bambini oppure invitano degli insegnanti che insegnino specifiche materie. Altre famiglie ripongono totale fiducia nell'apprendimento naturale e scelgono di non seguire metodi didattici (il cosiddetto un-schooling).
Si dice che ci siano tanti modi di fare scuola familiare quante sono le famiglie che lo scelgono.

Ma i bambini imparano davvero?

Ormai sappiamo che il cervello impara molto di più quando viene stimolato emotivamente.
I bambini imparano molto di ciò che servirà loro nel futuro direttamente nella vita familiare o sociale e sappiamo che, quando sono incuriositi o attirati da qualcosa riescono ad apprendere molto più velocemente.
La scuola familiare dà la possibilità di mantenere intatto l'entusiasmo e la curiosità tipica dei primi anni di vita, di quando il bambino comincia a gattonare e vuole esplorare il mondo. Allo stesso modo ha la curiosità di leggere e di scrivere se si trova in un ambiente culturalmente adatto (per esempio quando viene loro letto ad alta voce fin dai primi mesi di vita).
Lo stesso discorso possiamo farlo in tutte le altre aree, la matematica sarà appresa più facilmente se il bambino si trova a doverla applicare giorno per giorno nella pratica delle sue mansioni, ricorderà meglio le caratteristiche della preistoria se potrà vedere uno scheletro di dinosauro a grandezza naturale, comprenderà l'utilità dei numeri negativi guardando il termometro, e l'utilità della varietà delle misure se dovrà pesare gli ingredienti per una torta.
In America, dove il fenomeno della scuola familiare è molto più diffuso che in Italia vi sono delle statistiche molto incoraggianti, le grandi università hanno registrato una percentuale di successo ai test di ammissione compiuti dai ragazzi home-schooler doppia rispetto ai ragazzi che hanno frequentato le strutture scolastiche.

Come posso insegnare a mio figlio se non sono una maestra?

I genitori che scelgono di istruire in famiglia i propri figli non si pongono come insegnanti nei loro confronti ma come "facilitatori" aiutando i ragazzi nella costruzione di un loro metodo di studio basato sulle loro predisposizioni che sfrutti quindi i loro "lati migliori". Sarà quindi compito del genitori stimolare i figli guidandoli nella ricerca del metodo giusto mettendo a loro disposizione strumenti e risorse che il bambino potrà, man mano che cresce, consultare autonomamente per soddisfare i suoi dubbi e la sua "sete" di apprendimento.
Il compito maggiore dei genitori non è quindi quello di trasmettere delle nozioni ma quello di stimolare e rinforzare ogni giorno questa curiosità, questa volontà di sapere, questa smania di conoscere il funzionamento dei processi.

Quali sono i vantaggi?

Al di fuori della rigida struttura scolastica si aprono possibilità molto più ampie in cui i bambini possono muoversi liberamente spaziando dalla biblioteca alla mostra, dal dizionario alla vita pratica, dal documentario al viaggio.
Ogni momento, ogni gesto potrebbe potenzialmente diventare una "scusa" per apprendere.
Il tempo, libero da vincoli, può essere utilizzato nella sua totalità, dedicando allo studio alcune produttive ore e alternando con attività pratiche che altrimenti sarebbero confinate solo ai giorni di festa.
Una delle capacità che sarà più utile ai nostri figli sarà quella di trovare soluzioni creative ai problemi che si affacceranno sulla loro strada, da quelli economici-lavorativi a quelli più pratici. Attività creative e manuali come la falegnameria, la lavorazione dell'argilla, la cura dell'orto solo per citarne alcune sviluppano proprio la parte del cervello che chiamiamo "creativa", inoltre il bambino che costruisce il proprio percorso acquisisce maggiori doti di autonomia, di problem solving, di autostima e conserva intatto l'entusiasmo e la curiosità che lo porterà a scoprire tutti i "fenomeni" della vita (la lettura, la matematica, le scienze…)

E la socializzazione?

La nostra società è ossessionata dalla "socializzazione precoce", molti bambini vengono mandati all'asilo nido perchè così possono socializzare, in realtà molti studi dimostrano come il bisogno primario del bambino nei primi 3 anni di vita sia il contatto con degli adulti di riferimento, preferibilmente i genitori. Anche quando il bambino cresce spesso è più grande la preoccupazione dei genitori del loro reale bisogno di socializzare. Molto interessante a questo proposito la lettura del libro "I vostri figli hanno bisogno di voi" che parla ampiamente dei danni dell'orientamento ai coetanei tipico della nostra cultura.
Se pensiamo a come è strutturata la scuola possiamo facilmente intuire che non sia stata pensata per l'interazione serena tra pari poichè i bambini sono suddivisi per fasce d'età e hanno solo nell'intervallo la possibilità di parlare liberamente tra loro ma in quel momento nessun adulto sta creando una situazione di socializzazione e di solito i bambini più timidi si ritraggono mentre quelli più spavaldi spadroneggiano.
I bambini che vengono istruiti a casa hanno la possibilità di trovarsi in gruppi aperti dove vi sono bambini e adulti di età diverse in  differenti contesti e dove si ha la possibilità, oltre al gioco libero, di praticare delle attività insieme, inoltre possono praticare degli sport o iscriversi ai campi estivi, frequentare dei gruppi a loro affini o semplicemente il parco giochi.

Come faccio a fare scuola familiare se devo lavorare?

Questo è uno dei problemi pratici in cui incorrono tutte le famiglie che scelgono la scuola familiare, ogni famiglia naturalmente ha trovato il suo equilibrio, alcuni hanno turni di lavoro diversi e i due genitori si alternano nella cura dei figli, altri hanno scelto lavori che permettono loro di passare molto tempo con i loro figli, altri ancora si sono organizzati in gruppi in cui gli adulti si suddividono il tempo dedicato all'istruzione. Alcune famiglie scelgono la scuola familiare proprio perchè il loro lavoro li porta in giro per il mondo.
Non esiste una formula magica per tutte le famiglie di homeschooler (così come non esiste per le famiglie che hanno scelto la scuola!), ognuno dovrà necessariamente fare i conti con le proprie risorse e i propri limiti oggettivi.

E' importante sapere che questa scelta esiste, che è legale, che è fattibile, che è valida, che sempre più famiglie vi si avvicinano per svariati motivi.

 

Da: http://www.genitorichannel.it/scuola/scuola-familiare-parentale-home-schooling.html

Per ulteriori informazioni potete consultare: http://www.alleanzaparentale.it/it/

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Nella lotta al bullismo rispunta il reato di omofobia

Persecuzione dei cristiani

 Stanno facendo discutere le modifiche alla proposta di legge volta inizialmente a contrastare il solo cyberbullismo, già approvata al Senato e in questi giorni in votazione alla Camera (l’esame riprenderà martedì 20), dove le Commissioni hanno ampliato il ddl originario fino a ricomprendere il contrasto a ogni forma di bullismo. 

Mentre il primo testo prevedeva una tutela specifica per i minorenni, la nuova versione riguarda anche gli atti di bullismo commessi contro gli adulti, con un inasprimento delle sanzioni e l’introduzione del cyberbullismo tra le aggravanti nell’articolo 612 bis del codice penale: la pena prevista va da uno a sei anni di reclusione. Le opposizioni – Movimento 5 Stelle in testa – hanno rimarcato il fatto che le norme a tutela degli adulti esistono già e che il ddl, così formulato, rappresenta un pericolo per il libero pensiero, specialmente online.

C’è, però, un aspetto del nuovo testo che non è emerso nel dibattito svoltosi fin qui alla Camera e che rischia di far rientrare dalla finestra quelle limitazioni alla libertà d’espressione che i parlamentari più vicini all’associazionismo Lgbt hanno tentato di far passare, finora senza riuscirvi, attraverso il ddl sull’omofobia, arenatosi a Palazzo Madama e che ha come primo firmatario l’esponente del Pd Ivan Scalfarotto.

L’articolo 1, riscritto ed emendato, contiene infatti uno specifico richiamo all’orientamento sessuale e una definizione così vasta di bullismo (definito come «l’aggressione o la molestia reiterate, da parte di una singola persona o di un gruppo di persone, a danno di una o più vittime, idonee a provocare in esse sentimenti di ansia, di timore, di isolamento o di emarginazione, attraverso atti o comportamenti vessatori, pressioni o violenze fisiche o psicologiche, istigazione al suicidio o all’autolesionismo, minacce o ricatti, furti o danneggiamenti, offese o derisioni, per ragioni di etnia, lingua, religione, orientamento sessuale, aspetto fisico, disabilità o altre condizioni personali e sociali della vittima») da poter condizionare la libertà d’espressione di chi difende la famiglia naturale e afferma che l’omosessualità non è innata.

C’è quindi il rischio che si usi un intento buono, come quello di dare una maggiore protezione ai soggetti più deboli, per cercare di zittire – attraverso un testo vago, la cui interpretazione potrà cambiare da giudice a giudice – chiunque si oppone a una visione ideologica della natura umana, che verrebbe promossa tra l’altro nelle scuole di ogni ordine e grado. La Nuova BQ ne ha parlato con l’avvocato Giancarlo Cerrelli, esperto di diritto della famiglia e dei minori.

Avvocato Cerrelli, condivide le modifiche fatte al testo sul cyberbullismo che adesso include anche il bullismo e non si rivolge più specificamente ai soli minori?

Le modifiche fatte alla Camera, che comunque dovranno essere rivotate dal Senato, allargano i destinatari del provvedimento, che a me in generale sembra confuso e confusionario. Nel nuovo testo si prevedono anche gli adulti tra i soggetti da tutelare e, tra le righe dell’articolo 1, si configura un pericolo per la libertà di pensiero.

Perché?

Perché, di fatto, in questo articolo c’è di tutto. Già esistono delle norme, come quelle sullo stalking e altri reati, che tutelano riguardo a percosse, lesioni, violenze private, furti e danneggiamenti, per cui risulta ridondante riscrivere gli stessi concetti in un’altra legge. Poi, ritengo pericoloso che nell’articolo si faccia rientrare l’orientamento sessuale, perché questa espressione viene ormai usata per legittimare varie circostanze: qualche giudice potrebbe considerare lesive, e dunque espressive di una forma di bullismo, le idee di chi ritiene che una persona con tendenze omosessuali non possa sposarsi e adottare e, in modo rocambolesco, giudicarle come omofobe.

Questo testo fa quindi riemergere le preoccupazioni avanzate riguardo al ddl sull’omofobia, che al momento è fermo al Senato.

Sì, esatto. Ora, è chiaro che bisogna contrastare il bullismo e il cyberbullismo, però a me sembra che questi provvedimenti legislativi vengano promossi per portare avanti una sorta di rieducazione degli studenti. Questa idea di “rieducare” compare tre volte nel testo, con la previsione di progetti rivolti agli artefici di atti di bullismo. Ribadendo che ogni vessazione va appunto contrastata, mi chiedo: nel caso dell’orientamento sessuale, verso che cosa sarà diretta questa rieducazione? Anche verso una base di idee afferenti alla natura e al diritto naturale? Spero di no. Il punto è che oggi, per mezzo di campagne dai titoli nobili – come il contrasto al bullismo e al femminicidio, la promozione dell’educazione sessuale, i corsi di educazione alla legalità e alla cittadinanza -, nelle scuole si riescono a insinuare associazioni (il cui coinvolgimento è previsto anche da questo provvedimento) che poi promuovono una visione distorta della natura umana. Di solito, alcune associazioni, tra cui anche quelle Lgbt, sono molte attrezzate e godono di finanziamenti, nonché di buone entrature per la promozione di progetti scolastici, che non sono certo realizzati gratuitamente.

Insomma, combattere il bullismo sì, ma senza imporre le ideologie oggi più di moda

Certo. Io penso che queste problematiche siano figlie in gran parte della rivoluzione culturale e del costume del ‘68: non che prima non ci fosse il bullismo, ma ora i genitori hanno perso l’autorevolezza di un tempo, il concetto di potestà è venuto a cadere. Oggi ci sono sempre più famiglie che non hanno più punti di riferimento valoriali, abbiamo soprattutto genitori amici, che hanno trasformato la famiglia in un luogo di relazioni simmetriche: in particolare, il padre – anche a causa della ridefinizione dell’istituzione familiare, propiziata dagli Anni ’70 del secolo scorso da potenti forze culturali e politiche, e recepita dal diritto – è sempre meno un modello forte e questo ha inevitabilmente delle conseguenze anche riguardo al conflitto interiore degli adolescenti. Poi, questo cambiamento del ruolo dei genitori si riflette pure sulle responsabilità dell’insegnante.

In che senso?

Perché molti docenti hanno abdicato al loro ruolo educativo. E questa problematica potrebbe essere dovuta in parte anche alla distorta relazione tra la famiglia e la scuola; pensiamo per esempio a quei genitori che anziché vigilare sul corretto svolgimento della funzione formativa arrivano a sindacare il comportamento in classe dell’insegnante. Si è persa di vista l’importanza dell’autorità. Prima ci si fidava molto di più dei maestri, mentre oggi sono crescenti pure quei fenomeni di bullismo degli studenti verso gli insegnanti, perché i ragazzi sentono di avere le spalle coperte dai genitori.

Alla luce di questo contesto socioculturale e del modo in cui è stato scritto il provvedimento, c’è il rischio che arrivino troppe richieste di intervento al Garante della privacy che dovrà verificare la rimozione dei contenuti online considerati offensivi?

Beh, questo ddl estende notevolmente i comportamenti pregiudizievoli, minando appunto la libertà di pensiero: se passa il testo così com’è, determinate pagine e dichiarazioni potrebbero essere soggette a oscuramento, anche senza essere offensive. Qui stiamo assistendo a una dittatura del pensiero unico e credo che tutte queste leggi che apparentemente servono a salvaguardare dei minori e dei soggetti deboli celano sottotraccia il vero motivo, che è quello di propiziare una nuova antropologia che diventi la base per la costruzione di un nuovo ordine mondiale, non più fondato sulla legge morale naturale, ma sul desiderio, sull’emozione e, soprattutto, sull’autodeterminazione. Ben venga l’attenzione contro la violenza e contro gli abusi, ma è chiaro che ci troviamo nel mezzo di una battaglia culturale e, guarda caso, tra i firmatari della legge approvata al Senato ci sono la Cirinnà, la Fedeli, Lo Giudice e altri ancora che sono l’ala marciante di questo processo rivoluzionario del costume. È vero che il testo è stato modificato in negativo alla Camera, ma anche qui i parlamentari che lo promuovono sono sempre gli stessi. Usano tutti i mezzi, tra cui le leggi che possiamo dire “commestibili”: chi infatti può dirsi contrario a interventi presentati come preventivi rispetto a bullismo e femminicidio?.

Ricordiamo che dopo l’approvazione della legge Cirinnà, proprio il senatore Lo Giudice è stato il primo firmatario di un ddl che, se passasse, limiterebbe la libertà professionale di tutti quegli psicologi, psichiatri, educatori e professionisti vari che aiutano i minori a disagio con la loro tendenza omosessuale.

Certo, è tutto collegato, sono tasselli di un unico progetto di potenti lobby, che puntano a rieducare il popolo, cominciando dai giovani.

 

di Ermes Dovio, per La NBQ 20/9/2016: http://www.lanuovabq.it/it/articoli-nella-lotta-al-bullismo-rispunta-il-reato-di-omofobia-17450.htm

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Cuba libre: nuestro dìa ya viene llegando

Persecuzione dei cristiani

 Le parole di uno scrittore, esule in Italia da oltre vent'anni, ci siano di monito prima di cantare vittoria.
 Più sotto una testimonianza di un redattore utile ai vacanzieri.
 Infine un link commovente: una star internazionale, nata a Cuba, incoraggia i connazionali cubani fuggiti su zattere (balseros) con un concerto a Panama. Anche la salsa, che riempie il cuore di ogni amico di questo nobile popolo, può essere triste quando parla della libertà negata: https://www.youtube.com/watch?v=UytjTXU-jtM

 

La morte di Fidel Saturno Castro

di Carlos Carralero

 

La morte reale e la morte annunciata molte volte del Saturno cubano mi produce certo sapore amaro, lo confesso.

La notizia peggiore è che è morto nel suo letto nella sua casa-ospedale CIMEQ (Centro di Ricerche Medico – Chirurgiche ), che ha impiegato migliaia di ore e milioni di dollari per allungare il respiro del fantasma di Saturno in versione tropicale, senza che prima, questi sia stato processato da un tribunale per crimini all'umanità.

Io particolarmente potrei saltare di gioia perché ho sopravvissuto la sua crudele dittatura, però, io non sono di questa natura. Questo non è il mio stile. Nonostante il sacrificio di coloro che hanno trascorso molti anni in carcere, piantati sulla loro dignità, i morti, gli anziani ancora vivi che generosamente testimoniano gli orrori generati dal Saturno cubano, mi produce un sapore amaro, sapere che in 58 anni, l’esilio che ha avuto risorse a tale obbiettivo, non sia riuscito a legittimare l’Esilio cubano.

Lasciamo comunque anche questo particolare alla storia, perché alla storia, a gran voce, molte volte urlando ho chiesto di venire a concedermi un poco di ragione.

Ha smesso di emettere il veleno che emanava il suo ego in ogni ossigenazione delle sue cellule, l'uomo che più danni ha creato a Cuba.

Offro alcuni argomenti inconfutabili a tale proposito.
Una rivoluzione che, prima, durante e dopo ha prodotto migliaia di morti, tra cui mio padre.
Una rivoluzione (con le gambe: le persone hanno vissuto nella confusione di vedere in un corpo creatore di falsa retorica e propaganda asfissiante, l’astratta immagine del fantasma della rivoluzione) che nel 1959, ha trovato un paese già inserito nel gruppo di decollo economico delle nazioni, secondo i parametri stabiliti dall’economista e storico nord americano W. Rostow W.
Una rivoluzione che ha prodotto un esilio e diaspora, equivalente addirittura a un terzo della popolazione del paese.
Una rivoluzione che ha esportato guerre dal Centro America e dallo stesso 1959 fino allo Yemen, passando per Africa e il Medio Oriente.
Una rivoluzione la quale con i peggiori eufemismi e la censura ha negato, unico Stato nella storia, per 58 anni, di avere un’opposizione: sono tutti criminali, se si tratta di persone umili, mercenari, gli intellettuali o professionisti.
Una rivoluzione come non si è mai visto che ha separato centinaia di migliaia di famiglie, che li separa anche nelle proprie case; il Castrismo è stato un centro per la generazione di odio.
Una rivoluzione fantasma che è finita subito, nello stesso 1959, con le proprie immagine, definizione ed essenza, a partire delle esecuzioni, persecuzioni e prigionia, ma il suo fantasma ci ha perseguitato per più di cinque decadi.

Castro è stato nella sua lunga – e lunga perché ha torturato a tutti noi in modi diversi è una personalità mostruosa per le sue caratteristiche – una macchina di potere, senza scrupoli e pieno di invidia, e questa, genera il peggiore degli odi.
Qui trovò Castro ecco nell’argentino Che Guevara e i suoi seguaci, in tutto il mondo, nell'Islam fondamentalista e i milioni che nel pianeta soffrono di pregiudizi ideologici che si trasforma in invidia e questa a sua volta in odio: carta di trionfo e strumento di Castro nella guerra contro gli americani, odiati velata o apertamente da milioni di persone in tutto il mondo a causa delle loro passioni basse che hanno perso l’obiettività che deve avere un vero e proprio essere umano: la giustizia e l'imparzialità davanti al male dovunque esse appaia.
Suggerisco il mio libro Fidel Castro. L'abbraccio letale, vi troverete nel dettaglio alcune delle argomentazioni qui espressi.

La morte di FC è stata annunciata dall’erede della dinastia, il fratello Raul, l giorno 26. Il 26 novembre, 2016. Il ventisei anni, doppio del 13: entrambe le date sono state utilizzate da Castro decine di volte nella storia per eseguire manovre: una coincidenza o una causalità? Questo argomento appare nel capitolo V del mio libro. Fidel Castro. L'abbraccio letale

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Le ferie? Fatele a Matanzas!

 

1. Occhiali da sole per… non vedenti

Chi va a Cuba per ferie, di solito cerca il sole e il mare. Capita però che, una volta sul posto, magari mentre fa il bagno, sia incuriosito da alcuni strani comportamenti – come il sentirsi proporre le treccine ai capelli perché “non ho il permesso per farle a riva” -, e inizi a farsi domande sulla vita quotidiana a Cuba.
Già: a Cuba non si lavora senza permesso statale ma, purtroppo, la sua esperienza del vissuto quotidiano cubano si limita a qualche scambio di battute con il barista, il cameriere o con il giardiniere che furtivamente e con timore gli propone una noce di cocco per un “peso convertibile” (CUC). Insomma, accade che il turista non si renda conto di venir collocato in un’oasi artificiale, resa il più possibile simile al suo stile di vita, ma del tutto diversa da quello degli abitanti dell’isola.
Eppure, il primo dubbio dovrebbe venirgli appena sceso dall’aereo, quando ha bisogno di comprare una qualunque cosa: il turista deve usare il “peso CUC”, che è proibito al cittadino cubano. Non si tratta solo di un modo con cui il regime lucra sul cambio valuta, ma anche di un sistema per controllare i suoi movimenti sull’isola e gli extra dei cubani che sono a contatto con i turisti.
Forse nemmeno ci si accorge che in ogni Hotel, anche partecipato da società estere, vi sono tre tipologie di vigilanza: personale che gira – anche in spiaggia – in camicia bianca, cravatta e telefono di servizio; polizia di Stato stanziata nei paraggi dell’Hotel che interviene in pochi minuti su richiesta degli uomini in camicia bianca; polizia segreta mescolata al personale di servizio, con compiti soprattutto di sorveglianza del personale.
Ma tant’è: la bellezza del luogo, l’amabilità degli isolani e il pensiero delle meritate ferie non permettono al turista di cogliere immediatamente tanti particolari significativi, come quello del passaggio attraverso un apparente casello autostradale, che è in realtà un posto di controllo per identificare chi accede alle cittadine costruite per noi “capitalisti”, dal costo inarrivabile per un cubano che non sia membro della Nomenklatura, un campione sportivo o simili.
Iniziamo allora dalla parte a mio avviso meno importante: quella economica.

 

2. Non povertà ma miseria

Il Pil procapite potete trovarvelo in rete: Cuba è subito dopo la Bolivia (socialista) e prima dell’India (socialista)… siamo quasi ai livelli di Haiti.
I cubani hanno in pratica tutti lo stesso salario, corrispondente a ca. 25 euro mensili, che sono sufficienti ad acquistare i generi di prima necessità. La settimana lavorativa è quasi per tutti di 6 giorni per 8 ore.
La quasi totalità del popolo vive, insomma, non in povertà ma nella miseria, con la sola eccezione di chi riceve mance dai turisti, che fanno davvero cambiare la qualità della vita. Così, ingegneri, medici, ecc. fanno a gara per fare i barman o i camerieri: uno dei pochissimi reati che un cubano compie è quello di “rendere inabile” chi lo precede nella graduatoria statale per quel tipo di lavoro.
Tuttavia, chi non vuole vedere obietta: “ma non hanno spese, è tutto pagato dallo Stato!”. Certo, ma con che qualità della vita?
Lo stupore di un sedicenne canadese che si trova circondato da tre bellissime e sculettanti quattordicenni locali la dice lunga: sposare lo straniero è il modo più facile per uscire dalla schiavitù socialista.
Persino nella capitale, città quasi senza controlli, basta aggirarsi un’oretta per rilevare le condizioni di degrado e schifo delle “case per tutti” promesse dal socialismo.
Restiamo all’Avana, mercati ortofrutticoli centrali; solo quattro i prodotti in vendita su tutti i banconi: zucca, avocado, banane e lime (quasi tutto marcio).
Non volete sporcarvi le Nike camminando per i vicoli de La Habana Vieja? Basta togliersi gli occhiali da sole mentre si viaggia sul Bus “dorato” per turisti per notare che la “casa per tutti” è spesso fatta con la cassetta della frutta. Ancora: solo due case su tre hanno (ancora!) la cisterna d’acqua di cemento sul tetto e tre su quattro l’antenna della televisione. Non parliamo poi dei paesi dell’interno, come Cardenas, in cui alcuni “turisti non-standard” non hanno nemmeno avuto il coraggio di scendere dal taxi.
Ah, già: i trasporti. A Cuba non c’è il problema del parcheggio e del traffico: quasi nessuno ha un’auto propria (1). I bus sui quali siamo costretti a viaggiare noi turisti – per la paura di essere scoperti non ci hanno fatto salire sul bus per operai neanche alla vista di qualche bella banconota – per i cubani hanno un prezzo stellare: il socialismo, per loro, ha le “guaguas”, dei vecchi omnibus dei tempi dell’Urss sul quale la gente viene accatastata come bestie. Le ferrovie risalgono all’epoca di Batista ma non vengono utilizzate, più sotto scoprirete il perché.
Per l’istruzione: ho udito un coraggioso parroco cattolico chiedere quattro volte durante l’omelia domenicale “sanità e istruzione conformi alla dignità umana”. E’ vero che l’istruzione è gratuita ma una volta conseguito il titolo, il giovane deve restituire allo Stato tutti i costi sostenuti con parte del proprio stipendio, anche per 8-10 anni.
Per la sanità: avendo bisogno di un antistaminico (Dexclorfeniramina, Made in India) e di un integratore salinico (Suero oral, Made in El Salvador) siamo volutamente andati a comprarli in un villaggio: siamo stati serviti subito, ma abbiamo ben notato cinque povere anziane sedute a 40° all’ombra con l’85% di umidità che venivano ignorate dalle farmaciste. Il socialismo non riesce nemmeno a fabbricare le medicine!

3. Cuba libre.

E’ un cocktail che si prepara con Rum bianco, lime e Cola (la Coca Cola è proibita, così come ogni prodotto made in Usa). Non è di questa “libertad” che voglio parlavi, ma di Cuba schiava: se siete cubani residenti nella Regione di Matanzas e volete andare a visitare una Regione limitrofa, dovete presentarvi venti giorni prima alla stazione delle guaguas con la carta d’identità, subire un interrogatorio, fare la prenotazione e tornare dopo due settimane per vedere se vi lasciano acquistare il biglietto.
Invece, i turisti possono uscire dalle loro “oasi artificiali” per visitare l’isola, ma le escursioni riguardano soltanto grossi centri e, di questi, alcuni punti ben limitati e definiti. Tutte si svolgono sotto la guida di personale ben istruito nei dogmi e nella storia della chiesa socialista.
Così, non ho faticato a convincere la mia buona moglie ad evitare le escursioni e – approfittando del fatto che sono madrelingua spagnola e che spesso vengo scambiato per indigeno – a visitare qualcosa di “non previsto”. Non voglio essere troppo anti socialista e perciò non vi parlerò di Heredia in Camaguey, ma dell’importante e storica Matanzas (sì, proprio la città natale di Celia Cruz), capitale di una delle tredici Regioni in cui è divisa l’isola: 150.000 abitanti a soli 90 Km da La Habana, raggiungibile addirittura via autopista.
Va detto che tutto quanto sopra già descritto (ad es. le vecchie cisterne per l’acqua) si applica ovviamente anche a questa grossa città.
Aggiungo che, a Matanzas, manca la corrente elettrica per sei ore ogni giorno.
Non abbiamo visto locali con aria condizionata, c’erano 38° con l’80% di umidità.
Non abbiamo visto alcun impianto di aria condizionata: i più derelitti dormivano buttati come cani sull’asfalto stradale o negli androni delle case. Se dalle Avenidas principali ci si avventura nelle stradine laterali si è nel massimo degrado: certo, oltre alle case fatte in lamiera o con le cassette della frutta, ve ne sono anche in mattone, ma risalgono all’epoca di Batista e – probabilmente per non aver avuto alcuna forma di manutenzione – sono fatiscenti. Ma abitate.
Peraltro, nei primi mesi dopo il colpo di Stato socialista del 1959, il regime espropriò tutte le proprietà private e solo alcuni anni dopo restituì alcune case confiscate. Così, esiste ancora chi possiede una propria abitazione, ma deve pagare allo Stato l’affitto per i primi venti anni ed ogni passaggio di proprietà, anche per eredità.
Vi è un unico negozio che vende abiti occidentali: si può entrare in due alla volta e fuori c’è una coda di circa 80 persone. Così, un anziano occidentale firmato Armani, nel miglior ristorante di Matanzas, trova la facile compagnia di due bellissime, una bionda e una mora.
Coda pure in farmacia, mentre è certo che i detenuti non hanno diritto all’assistenza sanitaria.
Nessun negozio di frutta e verdura; supermercati sporchi e infestati dalle mosche con solo una ventina di prodotti in vendita.
A Matanzas non abbiamo trovato nessuna edicola per acquistare l’unico periodico in vendita nell’isola: il mitico Granma (2).
Non esiste alcun internet café. Esiste però la possibilità di utilizzare gratuitamente – per un’ora al giorno e sotto sorveglianza – dei vecchi computer (senza accesso ad internet) per imparare ad usarli.
La televisione non l’hanno tutti, ma nei locali pubblici (quando c’è corrente elettrica) si possono vedere i tre canali statali e i due canali che trasmettono in lingua cinese la storia e la cultura del nuovo “grande paese amico”: non è possibile vedere nemmeno la sinistrorsa CNN, né inglese né spagnola. Esistono anche reti televisive e radiofoniche locali, tutte sotto il controllo statale.

4. La Chiesa.

Giovanni Paolo II ha ricevuto Fidel Castro in Vaticano nel 1996 e ha ricambiato la visita nel 1998.
Purtroppo, poco tempo dopo, la Segreteria di Stato ha praticamente taciuto su tre fucilazioni e sulle condanne al carcere di 75 dissidenti a Cuba. Si è anche verificato uno scandaloso episodio, nel marzo 2003, di una decorazione fatta al terrorista Fidel Castro da parte della badessa dell’Ordine di Santa Brigida, con il suo contorno di baci e abbracci, sotto gli occhi della televisione cubana e del Cardinale Crescenzio Sepe.
La Chiesa Cattolica è, insomma, fortemente limitata nella sua pastorale: purtroppo abbiamo visto le chiese frequentate principalmente da donne di etnia ispana (le popolazioni nere pare siano progressivamente tornate alla stregoneria della “santeria”). A La Habana viene pubblicato un bollettino pastorale di commento al Vangelo della Messa domenicale, ma arriva nelle parrocchie della Regione di Matanzas dopo settimane.
Il clero ha scarsi strumenti di formazione ma ad alcuni è permesso di andare a studiare all’estero: sebbene sia comunque teologicamente confuso, ha ben chiara la condizione di schiavitù in cui versa il suo gregge e quando parla, parla chiaro e con coraggio.
Alcune chiese vengono restaurate dal regime, come la Chiesa di San Francesco il nuovo de La Habana: espropriata nel 1966 assieme al convento dei francescani, venne restituita nel 1988 (senza però il convento, che il regime si è tenuto). Ora i Padri vivono fuori città. Il regime ha anche permesso l’ingresso di due conventuali sardi, assegnando loro gratuitamente un’abitazione: ricevutala diroccata, è abitabile dopo quattro anni con lavori pagati dagli stessi Padri.
La Cattedrale di Matanzas è in rovina, chiusa da anni “per manutenzione”: al contrario le tre logge massoniche di Matanzas – compresa la gigantesca La Verdad – sono vuote, ma in perfetto stato per la ottima manutenzione. Stesso discorso per la maestosa sede del Grande Oriente Cubano, proprio di fronte alla Chiesa del Sacro Cuore de La Habana.

Concludo. Come a voi, capita anche a me di avere colleghi filo socialisti e altri più ingenui i quali sostengono che il socialismo sia finito: diciamo loro di fare le prossime ferie… a Matanzas!

David Botti
13 agosto 2010, nell’84° compleanno del terrorista Fidel Castro

Bibliografia in rete:
1) http://tinyurl.com/34ybulk
Armando Valladares, Contro ogni speranza. 22 anni nel gulag delle Americhe. Dal fondo delle carceri di Fidel Castro
2) http://tinyurl.com/387od4v
Massimo Caprara, Che Guevara sconosciuto
3) http://tinyurl.com/castroguevara
Stefano Magni, Dalla dittatura di Castro e Che Guevara solo morte e povertà
4) http://digilander.libero.it/cubanos/
Profughi cubani, Prigionieri politici in sciopero della fame sparpagliati in prigioni diverse

Note.
(1) Il socialismo è inefficiente anche nella tecnologia; la dipendenza che un tempo era verso l’Urss ora è verso la Cina socialista: tutte le vecchie auto sono Usa degli anni Cinquanta o Lada degli anni Sessanta. I nuovi mezzi di trasporto sono quasi tutti Yutong e Geely.
(2) Il Granma prende il nome dalla Regione in cui Fidel Castro e altri 82 terroristi, sbarcando nel 1958 da uno yacht, diedero inizio alle stragi che portarono il socialismo al potere. Il numero dell’11-8-2010 dedica tutta l’ultima pagina (in tutto stampa sei pagine in formato A3) ai brillanti sforzi dei tecnici di Pinar del Río, che riescono quotidianamente a riparare ben 40 delle nuove cuocitrici multifunzione che il regime ha dato in sostituzione delle vecchie cucine a gas liquido e cherosene: peccato che si rompano tutte. Il progresso socialista colpisce anche in cucina!

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Istruzione al servizio del regime

Persecuzione dei cristiani

 Studenti alla marcia anti-aborto. Il ministero manda gli ispettori!!! 

 Controlli da Roma ai due istituti di Caserta che avevano annunciato la presenza alla marcia.

 Nessun controllo, invece, per le costosissime pseudo-consulenze dell'arcigay, che si finanzia attraverso le scuole in tutta Italia.

 Nessuna risposta della Ministra alla richiesta dell'obbligatorietà del "consenso informato" dei genitori per l'indottrinamento al sesso libero e all'ideologia omosessualista fatto praticamente in tutte le scuole di Stato.

E' ora di dire "basta" all'indottrinamento obbligatorio dei Governi di sinistra!

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Vietato sfilare per la vita. E se lo fai puoi rischiare il linciaggio e gli ispettori a scuola.
È successo al preside dell’istituto “Foscolo” di Teano-Sparanise, in provincia di Caserta, Paolo Mesolella, colpevole di aver partecipato sabato scorso alla marcia per la vita promossa da alcune associazioni di area cattolica,  insieme ad alcune decine di studenti.
Non poteva farlo ed è stato “bacchettato” dal direttore dell‘Ufficio scolastico regionale della Campania, Luisa Franzese. «Ha sbagliato. La scuola deve essere super partes e non prendere posizione, specie nei giorni in cui si tengono le lezioni».
Poche parole per mettere in cattiva luce il dirigente scolastico che ha preso parte all’iniziativa pubblica contro l’aborto, organizzata a Caserta  dal Centro culturale San Paolo, dal Comitato No 194, dal Movimento per la Vita e altre associazioni.
Nel polverone è finito anche il preside dell’istituto Galileo Ferraris di Caserta, anche lui impegnato nella marcia per la vita.

Vietato sfilare per la vita

Sotto il pressing della Cgil e della rete degli Studenti di sinistra, il ministero dell’Istruzione lunedì ha inviato ispettori nella scuola casertana per approfondire l’accaduto. Invece di pensare alle aule che mancano, alle cattedre vacanti, agli istituti fastiscenti e al degrado della scuola pubblica, il ministro Stefania Giannini occupa il suo tempo a inviare ispettori per “approfondire” la partecipazione di un preside a un corteo a difesa della vita. «Chi gestisce strutture pubbliche deve aver la capacità di tener conto di tutte le diverse idee che esprime la società, amministrare e fare una sintesi. Un dirigente, come privato cittadino, è libero di partecipare a queste manifestazioni, ma non quando riveste funzioni pubbliche e nei giorni in cui si tengono le lezioni. Non può dunque impegnare la scuola, che è la casa di tutti», ha detto il direttore dell’Ufficio scolastico regionale.

Gli ispettori del ministro Giannini

Sulle note di Venditti Che fantastica storia è la vita, i manifestanti (la marcia si è svolta contemporaneamente a Caserta e a Milano) hanno sfilato in difesa della vita contro l’aborto: canti, striscioni, foto. Tra i partecipanti anche don Maurizio Patriciello, parroco del Parco Verde di Caivano.

Immancabili le proteste delle associazioni di omosessuali e dell’Unione degli Atei ed Agnostici di Caserta che sono rimbalzare sul web costringendo altri istituti a prendere le distanze dall’evento.
Grande sorpresa da parte del preside del Foscolo che non si aspettava un simile polverone: «“L’invio degli ispettori del Miur nella mia scuola mi ha lasciato molto perplesso; c’erano anche altre scuole rappresentate alla marcia di Caserta, che tra l’altro era per la vita in generale, e non contro l’aborto.  E poi la circolare che presentava l’evento parlava chiaramente di “quinta edizione del Corteo per la vita” e non faceva nessun riferimento all’aborto o alla legge 194. I ragazzi non portavano volantini o cartelloni conto l’aborto ma solo uno striscione con sopra scritto “Che magnifica storia è la vita”, una canzone di Antonello Venditti. Tutto e’ stato frainteso e strumentalizzato. Siamo andati a sentire don Maurizio Patriciello che parlava del valore della vita nella Terra dei Fuochi  e nessun ragazzo è stato obbligato a venire.  Tutti avevano l’autorizzazione scritta dei genitori; nei giorni scorsi era arrivato a scuola un volantino delle associazioni che hanno organizzato la marcia, e che tra l’altro da anni organizzano il Festival della vita, cui hanno  sempre partecipato numerose scuole, anche Scuole Medie, senza che ci siano mai state polemiche. Don Patriciello viene sempre nelle scuole e nelle università, e noi non possiamo andare ad ascoltarlo fuori scuola, nella bellissima piazza Vanvitelli?”».

Stralcio di vari articoli, in particolare: di Romana Fabiani: "Caserta, un preside sfila per la vita. E il ministro gli manda gli ispettori", in Secolo del 11/10/2016

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