Il Vescovo di Carpi sotto attacco della sinistra

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La procura di Modena ha indagato per voto di scambio e intercettato per sei mesi il vescovo di Carpi, Cavina. I giornali hanno messo in piazza le sue telefonate private senza alcuna rilevanza penale, ma violando il segreto della confessione. Il tutto per dimostrare il teorema di un’alleanza tra il vescovo e l’ex vicesindaco cacciato dal Pd. Ma la procura ha già chiesto per Cavina l’archiviazione: perché, allora, questa ondata diffamatoria?

Il Settimanale della Diocesi di Mons. Cavina aveva preso posizione anche contro la legge regionale liberticida e eterofoba dell’omotransnegatività.
La macchina del fango verso un vescovo non allineato alla Sinistra di potere è partita: “colpiscine uno per educarne cento”?
Si invitano tutti i lettori a dire un’Ave Maria per il vescovo diffamato e per vescovi emiliano-romagnoli che con coraggio hanno difeso la libertà e la famiglia… e a mandare casa il PD, tutti, senza distinzione.

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Il vescovo, il sindaco e il suo vice cacciato. In più ci sono dei soldi che vengono stanziati e delle telefonate carpite fin quasi dentro il confessionale. Fino alla presunta “pistola fumante”: vescovo e vicesindaco che tramano per cacciare il primo cittadino. Sembra la trama di una spy story, di quelle alla Dan Brown scritte apposta per presentare il prelato come il maneggione di turno. Invece è l’offensiva dell’Espresso nei confronti del vescovo di Carpi Francesco Cavina, finito nel mirino del settimanale con un articolo di Giovanni Tizian, che ricostruisce in due pagine di veleno e sospetti quanto i giornali di Modena stanno cercando di raccontare da mesi con l’inchiesta ben più ampia Mangiafuoco.

Dalla copertina del numero in edicola da venerdì si intuisce subito che l’intento è quello di presentare in cattiva luce Cavina, a Carpi dal 2012 su mandato di Benedetto XVI, pochi mesi prima che la terribile “botta” del 29 maggio mettesse ko metà degli edifici storici di Carpi e Mirandola: il vescovo è ritratto di spalle con i paramenti sacri e l’enigmatico titolo “La santa alleanza”.

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Una cristianità senza sacerdoti: il film Silence

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Un periodo storico ignoto, che può turbare profondamente un cattolico.
Un film crudo, storicamente fondato, fatto da un regista “stellato” come Scorsese: alla cui visione visione occorre prepararsi.
Perchè sì, è vero: il coraggio non è nel DNA di ogni sacerdote.
Per questo, le comunità cattoliche del Giappone sono vissute due secoli senza sacerdoti e quindi senza sacramenti.
Oggi come allora, persecuzione è in atto: soprattutto in Europa e nei paesi di antiche radici cristiane.
Se ci sarà la scomparsa del clero sarà in una conseguenza della persecuzione culturale.
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Il cristianesimo portato da Francesco Saverio era stato dapprima bene accolto e quasi trecentomila giapponesi si erano fatti battezzare. Ma contro di loro “remavano” i bonzi buddisti e i mercanti protestanti, invidiosi della concorrenza spagnola e portoghese. Misero la pulce nell’orecchio allo Shogun (il dittatore): i missionari cattolici erano l’avanguardia dell’invasione spagnola e portoghese.
La prova? Il fatto che i cristiani, quando erano messi di fronte alla scelta tra le leggi dello Shogun e quelle di Cristo, preferivano farsi uccidere anziché disobbedire a quest’ultimo.

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Un altro paese dove dilaga l’omo-eresia: Argentina

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Parroco italiano favorevole ai matrimoni gay

Dopo il bubbone di pus esploso negli USA, dopo vari altri paesi, è la volta dell’Argentina.
Parla Mons. Hector Aguer, arcivescovo emerito di La Plata, vicino alla capitale: alcune diocesi hanno una percentuale “alta” di clero gay che costituiscono una “sorta di lobby”.

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L’arcivescovo Héctor Aguer, durante il programma televisivo di Channel 9 Keys for a Better World, ha commentato l’omosessualità nel sacerdozio. Il commento dell’arcivescovo è stato riportato da ACI Prensa, un’agenzia di stampa cattolica di proprietà dell’EWTN con sede a Lima.

L’arcivescovo ha detto che l’omosessualità è diventata “di moda” e che questa mentalità è entrata anche nella Chiesa: “Posso assicurarvi che, in alcune diocesi, la percentuale di sacerdoti omosessuali è alta, e che di solito si coprono a vicenda; non escono dall’armadio… costituiscono una specie di loggia o lobby, anche quelli che non praticano”.
Ha poi aggiunto una breve spiegazione del modo di agire di questa lobby, che è: “una sorta di loggia o di lobby – anche di quelli ‘non praticanti’ per così dire – [che agisce] in modo da proteggere, promuovere, controllare tutto“.

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Vescovi coraggiosi. Kenya: il preservativo non è la soluzione per debellare l’Aids

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In Kenya abitano più di 40 milioni di persone: di queste, circa un milione e mezzo ha contratto il virus dell’Hiv e un milione è in terapia antiretrovirale. Solo nel 2017 ci sono stati più di 28.000 decessi per complicazioni legate all’Aids.

Alla luce di questi numeri allarmanti, la società non può non interrogarsi su quali possano essere le strategie migliori per combattere il fenomeno e, in questo dibattito, la Chiesa riveste un ruolo fondamentale, anche alla luce del fatto che all’incirca un quarto delle persone affette dal virus Hiv in tutto il mondo vengono curate grazie all’intervento ecclesiastico.

Non sorprende dunque che i vescovi del Kenya, durante un incontro svoltosi il 1 ottobre, abbiano affrontato questa tematica, affermando in maniera decisa che l’uso dei preservativi, oltre a non essere lecito per i cattolici, non è il metodo adatto per prevenire la diffusione dell’Aids.

Questa loro posizione richiama quando già sottolineato da Papa Benedetto XVI durante il suo viaggio apostolico in Africa nel marzo del 2009. Le sue parole avevano sollevato un dibattito internazionale dai toni molto accesi: «Direi», aveva affermato, «che non si può superare questo problema dell’Aids […] con la distribuzione di preservativi: al contrario, aumentano il problema». E questo perché, secondo quanto poi dichiarato anche Edward C. Green, direttore dell’AIDS Prevention Research Project al Centro Harvard per gli Studi su Popolazione Sviluppo, è provato statisticamente che c’è una correlazione diretta «fra una maggior disponibilità e uso dei condoms e tassi di infezioni Hiv più alti», per la teoria della “compensazione del rischio”, per cui a fronte di un minor rischio percepito si mettono in campo comportamenti meno attenti, che altrimenti non si terrebbero. Oltre a questo è importante ribadire anche che il preservativo – quando utilizzato bene, ossia non sempre – non protegge al 100% dalla trasmissione del virus Hiv.

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Nuovo e-book gratis. Scritti di Donoso Cortes

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 Il nuovo e-book gratuito è scaricabile dal sito dei libri
www.totustuus.es

Donoso Cortès

Comprende: Lettera al Card. Fornari sugli errori del nostro tempo (richiesta per la preparazione del Sillabo) • Discorso sull’Europa • Lettera alla Regina Maria Cristina • Risposta al signor De Broglie • Discorso sulla Dittatura • e altre.

Si ricorda che da tempo è disponibile anche il “Saggio sul cattolicesimo, il liberalismo e il socialismo” nella traduzione di metà Ottocento.

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Omofobia: pretesto per un dominio totalitario

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“L’omofobia è uno strumento del dominio totalitario sulla mente degli altri”.
Intervista esclusiva al cardinal Müller

Abbiamo chiesto al Cardinal Gerhard  Ludwig Müller, prefetto emerito per la congregazione della dottrina della fede, la massima autorità quanto alla dottrina della Chiesa, qualche parola netta. Il cardinale presenterà il libro di Mattson a Roma il 25, e ci ha ricevuti a casa, fra un viaggio e l’altro.

CM: Vostra Eminenza, partiamo dall’attualità: domani è la giornata mondiale contro l’omofobia. Sappiamo che la parola è stata inventata in America nel 1971, ma sappiamo anche che le persone che provano attrazione verso lo stesso sesso a volte davvero vivono nella sofferenza. Noi cristiani, chiamati ad amare tutti, come dobbiamo comportarci su questo tema?

Gerhard Ludwig Müller: L’omofobia, semplicemente non esiste, è chiaramente un’invenzione, uno strumento del dominio totalitario sulla mente degli altri. Al movimento omosessualista mancano gli argomenti scientifici, per questo hanno costruito un’ideologia che vuole dominare, cercando di costruire una sua realtà. E’ lo schema marxista, secondo cui non è la realtà a costruire il pensiero, ma il pensiero che costruisce la realtà. Quindi, chi non accetta questa realtà deve essere considerato malato. Come se, tra l’altro, si potesse agire sulla malattia con la polizia o con i tribunali. D’altra parte in Unione Sovietica i cristiani venivano chiusi nei manicomi: sono i mezzi dei regimi totalitari come il nazionalsocialismo e il comunismo. Oggi in Nord Corea la stessa sorte tocca a chi non accetta il pensiero dominante.

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Card. Poletto: “Registrazione di due madri è fango sulla città”

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Il cardinale Poletto contro la scelta del sindaco Appendino di riconoscere il figlio di due mamme: un disegno “contrario” al “progetto di Dio”.
Ecco le dichiarazioni dell’arcivescovo emerito di Torino.
Ma nel frattempo il fenomeno si espande – senza alcun intervento da parte della magistratura né dei partiti – sia a Gabicce che a Roma.

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Il sindaco di Torino Chiara Appendino, qualche giorno fa, ha firmato l’atto di riconoscimento del bambino di due diverse mamme.

Un atto cui si è arrivati “forzando la mano” e una scelta che non è piaciuta affatto al porporato nato in provincia di Treviso, che attraverso un’intervista a La Fede Quotidiana, ha evidenziato il suo pensiero al riguardo. Il primo problema, secondo quanto dichiarato dal porporato, sarebbe il Ddl Cirinnà. Lo spartiacque dal quale si sarebbe dato il via libera a questo genere di provvedimenti.
Così tanto da andare “contro il progetto di Dio“. Poletto sostiene che si stia andando verso un cambiamento radicale delle modalità di pensiero. Una “deformazione” tesa ad allontanare l’uomo dal “progetto di Dio“.

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Se si tocca Humanae vitae, crolla la Dottrina sociale

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L’editoriale del vescovo Crepaldi sul Bollettino della Dottrina sociale dell’Osservatorio Van Thuan: «La contraccezione fa sì che i coniugi si trattino come individui isolati secondo un disegno frutto dei loro desideri privati. Se si tocca Humanae vitae crolla impianto della Dottrina sociale. Amoris Laetitia deve essere letta alla luce di Humanae vitae e non il contrario.

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Se si tocca la Humanae vitae di Paolo VI crolla l’intero impianto della Dottrina sociale della Chiesa: è questo il messaggio contenuto nell’ultimo numero del “Bollettino di Dottrina sociale della Chiesa” dell’Osservatorio cardinale Van Thuân in distribuzione in  questi giorni e dedicato al 50mo anniversario dell’enciclica paolina sull’amore coniugale con un interessante sottotitolo: “Il significato pubblico della sessualità umana”.

Come dire che, una volta rivista la lezione della Humanae vitae, non cade solo la morale coniugale, né la sola morale in generale, come la Nuova Bussola Quotidiana ha spiegato ieri, ma anche il senso ultimo dell’impegno per la costruzione della società.
A dirlo sono i cinque saggi del fascicolo e, in particolare, l’editoriale dell’Arcivescovo Giampaolo Crepaldi: «Una messa in questione o una liquidazione dell’enciclica con la scusa di un suo “aggiornamento” avrebbe conseguenze negative per tutto l’ambito della Dottrina sociale della Chiesa».

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La notte che avvolge il mondo

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La Rivoluzione russa si inserì all’interno della Prima Guerra mondiale, che sconvolse l’Europa dal 1914 al 1918 e che, con il secondo conflitto, costituì un’unica guerra civile europea: la lotta ideologica e politica promossa dalla Russia proiettò la sua ombra di sangue sull’intera Europa.
In un best-seller degli anni Venti del Novecento, lo scrittore tedesco Oswald Spengler evocava l’immagine del «Tramonto dell’Occidente».
In realtà non di tramonto si trattava, ma di discesa nel buio della notte.
A Fatima nel 1917 la stella del mattino annunciò il suo trionfo.
Sono passati cent’anni, ma questa è oggi l’unica certezza infallibile della storia.

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La lotta contro le eresie di san Domenico

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Ottocento anni fa avvenne un fatto fondamentale per la vita della Chiesa, che andò a sommarsi all’operato dei Frati minori di san Francesco di Assisi: era il 1217 quando san Domenico di Guzmán (Caleruega 1170/1175-Bologna 6 agosto 1221) inviò nelle città europee, dove si trovavano le principali sedi universitarie (Bologna, Parigi, Madrid…), i membri dell’Ordine dei Predicatori da lui fondato al fine di renderli dotti per risanare il tessuto cattolico.

I due ordini mendicanti, mendichi per volontà di san Francesco e di san Domenico della sola Provvidenza, risollevarono le sorti di una Chiesa piena di boria, moralmente corrotta, avente parroci spesso ignoranti e fedeli imbevuti di errori diffusi da movimenti pauperisti.

La vita di san Domenico di Guzmán è meno nota rispetto a quella del suo contemporaneo san Francesco di Assisi (1181/1182-1226), in quanto il fondatore dei Predicatori si identifica per lo più con la sua opera, a differenza di san Francesco, il cui percorso terreno fu caratterizzato dalla sua stessa originale personalità. Proprio per tale ragione la figura di san Domenico ha subito meno stravolgimenti e profanazioni rispetto a quella del poverello di Assisi, in quanto l’icona del santo spagnolo è stata associata più che altro alla sua fondazione. (altro…)