Ecco come la lobby Lgbt condiziona Stati e Chiesa

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Il segretario nazionale del PD – Maurizio Martina – sfila nel Roma pride 2018 con la “madrina” delle nozze gay.

La Santa Sede ha detto “no” all’ipotesi di rieleggere alla carica di Rettore dell’Università Cattolica di St. Georgen, a Francoforte, in Germania, Padre Ansgar Wucherpfenning, gesuita noto per le sue posizioni pro-Lgbt.
Ma proprio queste posizioni, assolutamente in contrasto con la Dottrina della Chiesa, hanno motivato la decisione contraria, nonostante il reverendo abbia incredibilmente il sostegno del suo Provinciale, Padre Johannes Siebner, nonché del Vescovo di Limburg, mons. Georg Bätzing, che lo ha inspiegabilmente definito un brillante teologo, fedele alla Chiesa.

Cosa afferma, esattamente, Padre Wucherpfenning?
In un’intervista, pubblicata nel 2016 dal Frankfurter Neue Presse, ha parlato di «passaggi ambigui nella Bibbia» circa l’omosessualità, brani da non intendersi, a suo giudizio, come una condanna.
Non solo: ha dichiarato di approvare la celebrazione di cerimonie di “benedizione” per le coppie gay, assicurando di averne già tenute, occasionalmente.

Affermazioni, che non sono ovviamente passate inosservate: la Congregazione per l’Educazione Cattolica chiede a Padre Wucherpfenning una ritrattazione.
Ma, ad una lettera giuntagli da Roma, l’interessato ha risposto per iscritto, rifiutandosi di fare marcia indietro.
Anzi: i gesuiti tedeschi sperano che sia il Vaticano a cambiare atteggiamento, incredibile!

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Vescovi coraggiosi: Mons. C. Chaput di Filadelfia

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Il Sinodo dei Giovani aumenta la confusione nella Chiesa.
Un Sinodo “taroccato” da qualcuno
(perchè la testimonianza fede di tanti giovani è stata fatta sparire),
per dare spazio all’ennesima calata di brache davanti agli LGBT.

Le profonde considerazioni dell’arcivescovo Charles Chaput di Filadelfia, che nel primo giorno del sinodo ha detto apertamente che l’espressione LGBT dovrebbe essere evitata nei documenti ufficiali della Santa Sede, perché la Chiesa non classifica le persone in base ai rispettivi orientamenti sessuali.
Ecco perché, ha spiegato, non esiste e non può esistere un «cattolico LGBTQ» (la Q sta per Questioning, ovvero incerto, che si interroga) o un «cattolico transgender», così come non si parla di «cattolico eterosessuale». L’orientamento sessuale, di per sé, non è sufficiente per definire chi siamo.

Pubblicato da Catholic Herald (http://www.catholicherald.co.uk/news/2018/10/04/archbishop-chaput-tells-synod-lgbtq-should-not-be-used-in-documents/) l’intervento di Chaput merita di essere conosciuto, anche perché è facile immaginare che la grande stampa non ne parlerà. Eccone dunque una sintesi fatta dal vaticanista Aldo Maria Valli.

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Il Card. Muller sull’omosessualismo nella Chiesa

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Sull’omo-eresia:Non il clericalismo, qualunque esso sia, ma l’allontanamento dalla verità e la licenza morale sono le radici del male”.
La corruzione della dottrina comporta e si manifesta sempre nella corruzione della morale

Ampi stralci (nella traduzione via Google translate) del discorso del card. Gerhard Cardinale Müller pronunciato per l’ordinazione sacerdotale del fratello Michael Sulzenbacher SJM nella chiesa di Sant’Agnese in Agone il 15.9.2018 – Fonte: Kat.net

 

(…) La chiesa, fondata da Dio e composta da esseri umani, si trova tuttavia – secondo il suo lato umano – in una profonda crisi di credibilità. In questo momento drammatico sospettiamo e temiamo le possibili conseguenze negative degli scandali e degli errori delle guide. Pensiamo involontariamente alla divisione del cristianesimo occidentale nel XVI secolo o alla secolarizzazione della vita spirituale sulla scia dell’Illuminismo e della Rivoluzione francese.

Non il clericalismo, qualunque esso sia, ma l’allontanamento dalla verità e dalla licenza morale sono le radici del male. La corruzione della dottrina comporta e si manifesta sempre nella corruzione della morale. Il grave peccato contro la santità della Chiesa senza rimorso è il risultato della relativizzazione del fondamento dogmatico della Chiesa. Questa è la vera ragione dello shock e della delusione di milioni di cattolici devoti. Nell’analisi delle cause delle secessioni dell’unica Chiesa di Cristo nel XVI secolo, lo storico della Chiesa Hubert Jedin (1900-1980) ha dichiarato nel primo volume della sua “Storia del Concilio di Trento”: “La parola riforma ha nascosto l’eresia e l’emergente secessione della chiesa”. (I, 151).
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Il vescovo di Ferrara in piazza con Arcigay

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«Da sempre attento al tema dei migranti, rappresentate di una Chiesa che sa accogliere e non discriminare. Ringraziamo l’arcivescovo Gian Carlo Perego per la sensibilità e la disponibilità dimostrataci».
Il post apparso sulla pagina facebook di Arcigay Ferrara, così ecumenico e zuccheroso, non lascia spazio a dubbi: al movimento arcobaleno, monsignor Perego piace proprio tanto.
Il motivo? Semplice: l’arcivescovo succeduto a monsignor Negri, al quale l’associazione non ha mai rivolto pensieri particolarmente affettuosi, ha ritenuto opportuno farsi immortalare in Piazza Municipale, nel capoluogo estense, davanti a dei cartelloni anti-omo-trans-fobia in occasione di una mostra fotografica il cui titolo dice già tutto: «NOIdentity-True stories human stories».

Il progetto fotografico, centrato sulla persecuzione di persone Lgbt migranti o emigrate in Italia e realizzato da Luciana Passaro, dirigente di Arcigay Ferrara, è stato pensato fra le altre cose per scardinare l’«intollerante» modello «eteronormativo», che è la solita espressione ambigua celante la sostanziale promozione dell’ideologia omosessualista, che ha in figure come Mario Mieli le sue stelle polari.

Bene, ma cosa ci faceva da quelle parti monsignor Perego? Per quale motivo pastorale ha ritenuto di presenziare?

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Anche l’Italia avrà il pride catto-gay

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OMOERESIA

Anche l’Italia ha il suo padre Martin e il Pride cattogay

Il gesuita padre Pino Piva sta facendo in Italia lo stesso lavoro di padre James Martin: in nome della pastorale, dell’accoglienza e del discernimento, arriva a giustificare gli atti omosessuali.
Sarà protagonista, insieme a Martin, del Forum dei cristiani Lgbt che, da alcuni anni, si svolge ad Albano Laziale, il cui vescovo Semeraro è un grande sponsor dell’iniziativa.

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Mons. Gänswein: siamo nell’11 settembre della Chiesa

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Ieri il Santo Padre ha fatto riferimento all’eresia omosessualista che colpisce la Chiesa, ormai a tutti i livelli:
Vi raccomando una particolare attenzione al clero e ai seminari […] le nostre risposte saranno prive di futuro se non raggiungeranno la voragine spirituale che, in non pochi casi, ha permesso scandalose debolezze, se non metteranno a nudo il vuoto esistenziale che esse hanno alimentato, se non riveleranno perché mai Dio è stato così reso muto, così messo a tacere, così rimosso da un certo modo di vivere, come se non ci fosse” (13/9/18).

Come laici proponiamo quanto detto dall’arcivescovo George Gänswein presentando il libro “L’opzione Benedetto”: “la Chiesa cattolica guarda piena di sconcerto al proprio 11 settembre“.

Le idee omosessualiste che si diffondono nel clero?
Sono l’11 settembre della Chiesa cattolica

L’11 settembre 2018 il Prefetto della Casa Pontificia, monsignor Georg Gänswein, ha presentato a Montecitorio la versione italiana de “L’Opzione Benedetto”, di Rod Dreher.
La forte analogia tra il “nine eleven” e gli scandali che agitano la Chiesa è uno degli elementi più sottolineati dai media: leggendo l’integrale si potranno altresì apprezzare lo spirito genuinamente religioso dell’opera di Dreher, l’encomio della sua analiticità

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Dopo Dublino: “omoeresia” ai raggi X

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Credo di essere tra i pochi domenicani che hanno letto con attenzione gli Esercizi spirituali di sant’Ignazio di Loyola († 1556), di averne tratto ammirazione nonché utili insegnamenti e addirittura di aver sottolineato il testo con matite di diversi colori. Non mi ritengo dunque affetto da “sindrome antigesuitica”, ma proprio per questo so che esiste una perversione di certi elementi che generano poi la caricatura del gesuita in senso peggiorativo.

Questo per dire che la relazione di James Martin a DublinoCome possono le parrocchie accogliere le persone LGBT?” è veramente del peggior gesuitismo e addirittura oggettivamente diabolica e, mi permetto di aggiungere, non ha nulla da spartire con sant’Ignazio di Loyola.

“Oggettivamente diabolica” perché dice cose belle, giuste e pastoralmente praticabili, ma con studiata noncuranza pone qualche affermazione di principio e di metodo che scardina tutto e trasforma affermazioni che in se stesse potrebbero essere intese in senso positivo in affermazioni negative o per lo meno equivoche sia a livello teorico che pastorale.

Presupposta l’analisi Roberto Marchesini, vorrei collocarmi a un livello più pratico individuando alcuni grimaldelli attraverso i quali Martin apre le porte e scardina l’edificio.

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Vescovi coraggiosi. Mons. Baker «abusi prevalentemente omosessuali»

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Mons. Robert Baker mentre parla alla Marcia Nazionale per la Vita di Washington (2016)

Dopo Robert Morlino, un altro vescovo statunitense ha scritto ai fedeli della sua diocesi affrontando in modo schietto la questione degli abusi sessuali e in particolare quanto emerso dal rapporto del Gran giurì della Pennsylvania.
Si tratta di Robert Baker, dal 2007 vescovo di Birmingham, in Alabama, che ha pubblicato la sua lettera il 20 agosto, esprimendo tutto il suo dolore per le notizie su «decenni di seri e rivoltanti tradimenti da parte di coloro che sono consacrati nel ministero ordinato».
Secondo Baker, che è cosciente dell’altissima dignità del sacramento dell’Ordine («nessun essere umano è meritevole di una così alta chiamata» e i consacrati devono celebrare i sacramenti «modellando le loro vite sul mistero sacrificale della croce di Gesù Cristo»), il male commesso da «gerarchi, preti o diaconi» è «orribile, straziante e assolutamente intollerabile».

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Meeting mondiale della famiglia cattolica: l’omoeresia di P. Martin SJ

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Il sacerdote americano James Martin mentre parla al Meeting Mondiale della Famiglia Cattolica a Dublino: la sua teoria riguarda il come la Chiesa Cattolica può divenire membro della comunità LGBT.

Il conformista Martin svela un’idea materiale di uomo

Dal discorso del gesuita Martin a Dublino sui “cristiani Lgbt” emerge un’immagine della persona esclusivamente emotiva, passionale, senza alcun progetto o vocazione.
Quella di padre Martin è l’antropologia moderna rinascimentale, illuminista e marxista. Che bolla come «omofoba» l’antropologia aristotelico-tomista-cattolica secondo cui l’uomo è una unione inscindibile di anima e corpo, dove le passioni sono al servizio della ragione.
Il suo è un rifiuto luciferino della legge naturale, nel cui brodo ora si pretende che si immergano le famiglie cattoliche.

Sinceramente non so da dove cominciare per commentare l’intervento del Padre gesuita James Martin al World Meeting of Families di Dublino (qui l’intervento integrale in italiano).

Potrei sottolineare come padre Martin confonda persone con tendenze omosessuali con i militanti LGBT; che i suoi inviti all’accoglienza e alla misericordia escludono chi non si identifica nella militanza omosessualista; che questo atteggiamento non solo discrimina queste persone, ma le tratta da «non persone» come si faceva nell’URSS con chi cadeva in disgrazia: semplicemente queste persone smettevano di esistere.

Oppure potrei commentare l’uso eretico (selettivo) del Magistero da parte del gesuita: cita i brani del Catechismo e della Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali che stigmatizzano l’ingiusta discriminazione di queste persone, dimenticando tutto il resto.

Potrei anche chiedermi che c’entra un intervento del genere al World Meeting of Families… ma qualche gentile lettore mi ricorderebbe che la stessa domanda è stata sollevata ai recenti sinodi sulla famiglia ed è rimasta senza risposta.

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Vescovi coraggiosi. Mons. Morlino: c’è una sottocultura all’interno della gerarchia

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E’ giunto il momento di [uscire dalla] trappola di analizzare i problemi in base a ciò che la società potrebbe trovare accettabile o inaccettabile, si ignora il fatto che la Chiesa non ne ha MAI considerato accettabile nessuno […]
È tempo di ammettere che c’è una sottocultura omosessuale all’interno della gerarchia della Chiesa cattolica che sta scatenando grandi devastazioni nella vigna del Signore“.

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Il vescovo Robert C. Morlino, della diocesi di Madison (Wisconsin, USA), dopo gli scandali degli abusi sessuali scoppiati negli USA, ha scritto una lettera ai suoi fedeli che merita di essere attentamente letta. Si riporta gran parte della lettera (S.P.).

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Non c’è nulla in queste storie che vada bene. Queste azioni, commesse non da pochi, non possono che essere classificate come male, male che grida alla giustizia e al peccato che deve essere scacciato dalla nostra Chiesa.

Di fronte alle storie di depravazione di peccatori all’interno della Chiesa, sono stato tentato di disperare.  E perché? La realtà del peccato – anche il peccato nella Chiesa – non è nulla di nuovo. Siamo una Chiesa fatta di peccatori, ma siamo peccatori chiamati alla santità.  Allora, che cosa c’è di nuovo? La novità è l’apparente accettazione del peccato da parte di alcuni nella Chiesa e gli sforzi apparenti di coprirlo da parte loro e di altri. A meno che e finché non prendiamo sul serio la nostra chiamata alla santità, noi, come istituzione e come individui, continueremo a soffrire il “salario del peccato”.

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