Mons. Jedraszewski (Cracovia): difendere la famiglia dalle lobbies LGBT

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Le parole pronunciate dall’arcivescovo Marek Jedraszewski durante il suo discorso in occasione dell’anniversario dell’insurrezione di Varsavia, conclusasi con la distruzione della capitale polacca:

Non esiste più un’epidemia e piaga rossa (il riferimento è alla dittatura comunista, ndr) ma ne sta nascendo una nuova, quella creata dalla cultura degli Lgbt e delle bandiere arcobaleno, minaccia per i valori e per la solidità sociale e familiare della nostra nazione”.

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L’arcivescovo di Cracovia Marek Jedraszewski, vicepresidente della Conferenza Episcopale Polacca, è intervenuto coraggiosamente a difesa della famiglia, ribadendo l’insegnamento tradizionale della Chiesa.
In Polonia l’episcopato, non dimentico del magistero di San Giovanni Paolo II, ha ribadito in più occasioni l’importanza e la centralità della famiglia, mantenendo anche negli ultimi sinodi sulla famiglia una posizione di fermezza, che ripropone tutta la dottrina morale cattolica.

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Mons. Camisasca (RE): alla base di BIBBIANO c’è ideologia anti-famiglia

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Secondo il vescovo di Reggio Emilia, mons. Massimo Camisasca, i fatti al centro dell’inchiesta sugli affidi famigliari illeciti nella provincia emiliana sono gravi e hanno una radice ideologica anti-famiglia.

In Italia, continua a scuotere l’opinione pubblica e a dividere il mondo politico la cosiddetta vicenda di ‘Bibbiano’, il comune al centro di una vasta inchiesta della Procura di Reggio Emilia su un presunto giro di affidi illeciti nella Val d’Enza reggiana. L’iniziativa giudiziaria, che ha portato i carabinieri ad eseguire misure cautelari nei confronti di diciotto persone, riferisce di ‘lavaggi del cervello’ ai bambini per raccontare abusi che non ci sono mai stati, relazioni dei servizi sociali falsate e minorenni sottratti illegittimamente alle famiglie naturali e affidati ad altre, per un business di migliaia di euro. Coinvolti, in diversi modi, politici, medici, assistenti sociali, liberi professionisti, psicologi e psicoterapeuti di una Onlus di Torino. In relazione ai fatti di Bibbiano, il ministro della giustizia Bonafede ha annunciato la creazione di una ‘Squadra speciale di giustizia per la protezione dei bambini’ e il ministro dell’interno Salvini ha affermato che sarà presentata in Parlamento la proposta di una commissione d’inchiesta sulle case famiglia.

Per una riflessione sull’inchiesta e sulle reazioni che sta suscitando, Radio Vaticana Italia ha sentito mons. Massimo Camisasca, vescovo di Reggio-Emilia.
Ascolta l’intervista a mons. Camisasca qui: https://media.vaticannews.va/media/audio/s1/2019/07/25/13/135147778_F135147778.mp3

“Questa scuola non è più cattolica”, parola di vescovo

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La storia che stiamo per raccontarvi è emblematica della crisi di fede che sta attraversando la Chiesa oggi. Da un lato c’è un vescovo che difende la verità sul matrimonio e la dottrina cattolica nella sua interezza, dall’altro ci sono degli uomini di Chiesa che hanno smarrito il senso della loro vocazione, anteponendo il mondo al bene delle anime.

La storia, riferita dalla Cna, viene dagli Stati Uniti, arcidiocesi di Indianapolis, dove una scuola superiore gestita dai gesuiti non sarà più riconosciuta come cattolica.
Il motivo? In quella scuola, la Brebeuf Jesuit Preparatory School, opera un insegnante che ha contratto un «matrimonio civile con una persona dello stesso sesso», circostanza di cui l’istituto è venuto a conoscenza nell’estate del 2017, secondo quanto scrive in una dichiarazione il gesuita Brian Paulson, superiore provinciale del Midwest.

Il fatto era tra l’altro divenuto pubblicamente noto attraverso i social network, generando quindi anche pubblico scandalo. Da allora l’arcidiocesi, retta da fine luglio 2017 dall’arcivescovo Charles Thompson, ha chiesto alla scuola cattolica di non rinnovare il contratto con l’insegnante, alla luce del suo stato di vita manifestamente contrario alla legge di Dio. Ma in questi due anni i dirigenti dell’istituto si sono sempre rifiutati di obbedire alla richiesta del vescovo.

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Il Vescovo di Trieste e l’immonda parafrasi del Padre nostro e della Salve Regina fatta al gay pride

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DIOCESI DI TRIESTE
RIPARARE, PREGANDO

+ Giampaolo Crepaldi
Monte Grisa, 13 giugno 2019

[Gay Pride. E’ ormai evidente che buona parte delle “processioni riparatrici” sono organizzate dalla chiesa di Lefebvre: non hanno alcuno scopo riparatore e servono solo a reclutare nuovi adepti per la setta. Diverso il caso di tante Diocesi italiane, dove sono i sacerdoti diocesani e, sempre più spesso, il vescovo, che si incaricano di riparare alle offese fatte a Dio e a Sua Madre. E’ di pochi giorni fa il caso di Trieste, con questa bella lettera del suo Pastore: che sia di stimolo ai tanti buoni sacerdoti e vescovi]

 

Carissimi fratelli e sorelle,

1.        Continua nel nostro Santuario di Monte Grisa, dedicato alla Vergine Maria nei suoi titoli di Madre e Regina, la bella e consolante tradizione di ricordare le apparizioni della Madonna a tre pastorelli di Fatima. Inoltre, in questa fausta circostanza, accogliamo il pellegrinaggio del Decanato di Roiano che è impreziosito dalla presenza dei bambini e delle bambine che hanno fatto la Prima Comunione. Come allora anche oggi, la Vergine Maria si rivolge, con amore di predilezione, ai piccoli.

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Il vescovo di Providence (USA) travolto dalla dittatura gender

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Lo scorso 1° giugno, avvicinandosi il gay pride nella sua città Mons. Thomas Tobin ha twittato un insegnamento molto chiaro:
«Ricordo ai cattolici che non dovrebbero sostenere o collaborare alle iniziative che si svolgeranno in giugno, “mese dell’orgoglio” LGBTQ. Esse promuovono una cultura e incoraggiano attività contrarie alla fede e alla morale cattolica. Esse sono particolarmente dannose per i bambini».
Nel giro di poche ore, il post è stato ritwittato oltre 7.000 volte, ha ricevuto più di 28.000 “mi piace” e quasi 95.000 commenti: altissimo il numero di insulti, ingiurie, minacce e offese al vescovo.

L’attivismo degli attivisti LGBT ha fatto vedere tutta la sua forza nell’imporre il gender diktat: trovatosi nell’occhio del ciclone, Sua Eccellenza ha cercato il dialogo, ma è stato tutto inutile… anzi controproducente: a distanza di dieci giorni, Google News riporta oltre 20.000 attacchi sui mass-media.
Unica consolazione: la solidarietà di un confratello nell’episcopato, Mons. J. Strickland, vescovo di Tyler.
Eppure, questi buoni vescovi non hanno fatto altro che ribadire l’insegnamento della Chiesa: «Dovrà essere ritirato ogni appoggio a qualunque organizzazione che cerchi di sovvertire l’insegnamento della Chiesa» (Congr. per la Dottrina della Fede, istruz. La cura pastorale delle persone omosessuali)

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Modena gay pride: un vescovo parla, i partiti e un bilancio

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La notizia è che un Vescovo ha analizzato e si è alzato in piedi per difendere il suo gregge e la famiglia naturale:
Credo che il matrimonio sia una comunità di vita e di amore tra un uomo e una donna, connotata da complementarità, reciprocità e generatività, e come tale rientri nel progetto stabilito da Dio creatore e confermato da Cristo redentore”.
Grazie alla mediazione ecclesiale del Centro Culturale il Faro, il Vescovo di Modena aveva già concesso al Comitato promotore il sagrato del Duomo precisando che “non c’è alcuna contrarietà che i fedeli, inclusi i presbiteri, partecipino alla processione di riparazione”.

C’è di più: Mons. Castellucci esprime un inequivocabile “sostanziale dissenso dai contenuti e dal metodo che anima il Gay pride” a smentire ogni lettura faziosa operata in queste ore dai mass-media laicisti e lefebvriani.

Ed ecco che, per la prima volta in Italia, una processione riparatrice ha luogo con il placet fattuale del Vescovo, vede la partecipazione di altri sacerdoti incardinati nella Diocesi e viene guidata da un parroco, Don Giorgio Bellei, che non teme di dichiarare alla stampa: “preghiamo perché questo peccato viene sbandierato contro il progetto di Dio, che maschio e femmina li creò e che ha dato alla sessualità umana un fine preciso” (Cfr. Repubblica Bologna, 1/6/2019).

La chiesa di Lefebvre? irrilevante come sempre e stavolta – finalmente! – senza alcuna visibilità. (altro…)

Il card. Eijk accusa la teoria del gender

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Intervento di S. Emin. il card. Willem Jacobus Eijk al Rome Life Forum che si svolto alla Pontificia Università dell’Angelicum, a Roma, gli scorsi 16-17 maggio 2019 (lungo, da leggere con calma).

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Uno sviluppo odierno che fa contrastare la città dell’essere umano con la Città di Dio e l’ordine del mondo con la fede cristiana è sicuramente la teoria del Gender.

Che cosa implica la teoria del gender? Il termine ‘sesso’ riguarda le due categorie ‘maschio’ e ‘femmina’ in cui gli esseri umani e la maggior parte degli esseri viventi sono divisi in base alle differenze anatomiche e fisiologiche degli organi riproduttivi e le caratteristiche sessuali secondarie. A partire dagli anni ’50 fu introdotto il termine gender (genere). Questo concerne piuttosto il ruolo sociale del maschio e della femmina. L’idea fondamentale della teoria del gender è che questo ruolo sociale ha nessun rapporto o solo un rapporto remoto con il sesso biologico.

Nel passato il gender come ruolo sociale sarebbe imposto dalla società all’uomo e alla donna e in molte parti del mondo è ancora così. Tuttavia, nella società occidentale con il suo iper-individualismo e l’etica autonoma annessa l’individuo è sottoposto di non accettare un ruolo imposto dalla società, ma di scegliere autonomamente un proprio gender. D’altronde, che l’individuo si fa guidare in questo dall’opinione pubblica, dai mezzi di comunicazione e dai mezzi sociali e dal mondo della pubblicità gli sfugge. L’individuo ha praticamente solo il sentimento di essere autonomo.

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Card. Müller: Chi propone una morale sessuale autoprodotta, da anni ‘70, crea eresia, scisma e apostasia

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Il card. Gerhard L. Muller, in questo interessante testo pubblicato su First Thing (traduzione di S. Paciolla), a proposito dell’intervento di Benedetto XVI sugli abusi, dice: “Al contrario, spiegare il fenomeno [degli abusi sessuali] come ‘clericalismo’ o ‘pressione sessuale causata dal celibato che si scarica sui bambini’, come legato alla ‘costituzione gerarchica della Chiesa’ e alla ‘sacralità del sacerdozio’, significa usare parole d’ordine, modelli prefabbricati che hanno origine in un orizzonte ristretto dall’ideologia”.

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Papa Francesco si compiace della profonda analisi di Benedetto XVI sulle ragioni della crisi degli abusi nella Chiesa, e ringrazia il suo predecessore per aver sottolineato le conclusioni che devono trarre coloro che occupano posizioni di responsabilità. Benedetto XVI ha una ricca esperienza su questi temi: dal suo ministero di sacerdote (dal 1953), come professore di teologia (1957), come vescovo (1976), come prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede sotto il pontificato di Giovanni Paolo II (1981-2005), e come papa (2005-2013).

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Le “Note” di Papa Benedetto, ’68 e i preti sporcaccioni

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I “pornoteologi”, il radicale Mario Mieli, don Milani. L’eros anarchico e l’ideologia nichilista del Sessantotto.

di don Samuele Ceccotti

 

Papa Benedetto XVI, nelle sue Note scritte a favore di papa Francesco e dei presidenti delle Conferenze Episcopali riuniti in Vaticano per affrontare lo scandalo pedofilia nella Chiesa e ora pubblicate, individua nella Contestazione Sessantottesca una vera e propria rivoluzione affermatasi tanto nel mondo (occidentale) quanto nella Chiesa.

Come Osservatorio abbiamo dedicato al ’68 il numero 3 (2108) del “Bollettino di Dottrina sociale della Chiesa” [leggi] partendo proprio dal riconoscimento della natura rivoluzionaria della Contestazione e sviluppando una attenta analisi circa gli esiti socio-politici di tale rivoluzione nichilista.

Di tale rivoluzione il Papa emerito sottolinea soprattutto il carattere di rivoluzione sessuale, di rivoluzione dei costumi. Nello scritto di Benedetto XVI il ‘68 appare principalmente come una sconvolgente ribellione all’ordine morale e una generale “liberazione sessuale”.

In effetti la cifra più tipica della Contestazione fu la sintesi tra marxismo, freudismo e liberal-radicalismo in un esito nichilistico in cui alla dimensione destruens liberazionista tesa ad abbattere ogni ordine si associava un dionisismo pansessualista capace, nel suo estremo vitalismo, di dare un volto esuberante al nulla tendenziale della liberazione radical-nichilista.

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Dopo Verona: eroismo nella base cattolica, cedimento in chi vorrebbe rappresentarla

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Soldato non ricattabile: il popolo di Verona ai raggi X

Un popolo che ha in testa idee chiare: NO all’aborto, all’eutanasia, alla fecondazione artificiale, al divorzio, all’omosessualità, alle unioni civili e all’indottrinamento gender nelle scuole.
Sono dei “No” senza senza possibilità di compromesso: ma vuole generali coerenti. Il veleno peggiore per costoro è accorgersi che il proprio paladino il giorno prima afferma chiaro e tondo che la 194 è una legge omicida e il giorno dopo chiede che venga applicata bene.

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Molti se non moltissimi hanno parlato dei relatori e degli organizzatori dell’appena concluso Congresso Mondiale delle Famiglie. Ma forse ben più importante di chi ha parlato è chi ha ascoltato. Qual è la carta di identità non solo di chi ha partecipato fisicamente al Congresso e alla marcia conclusiva, ma di tutti coloro che si sono riconosciuti nei principi ispiratori di tale evento? Proviamo ad indicare i segni particolari di questo popolo pro family e pro vita.

In primo luogo è un popolo che ha poche idee, ma sane e chiare in testa. No all’aborto, all’eutanasia, alla fecondazione artificiale, al divorzio, all’omosessualità, alle unioni civili e all’indottrinamento gender nelle scuole.

In secondo luogo questi “No” non ammettono eccezioni. Chi reggeva striscioni e bandiere domenica sfugge istintivamente a qualsiasi compromesso. Non ci sono bilanciamenti di interessi contrapposti che tengano, né casi pietosi, né falso rispetto umano che possano far piegare la testa. L’opportunismo ammantato da realismo politico non lo fa fesso. Annusa lontano un miglio i doppiogiochisti

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