Nuovo eBook gratis: Sessualità e gender

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Nuovo e-Book gratis: 

Sessualità e genere

scaricabile gratuitamente da:  www.totustuus.es

Le questioni relative alla sessualità e al genere toccano alcuni degli aspetti più intimi e personali della vita umana.
Negli ultimi anni hanno anche vessato la politica mondiale.
Offriamo questo report – scritto dal dr. Lawrence S.Mayer, epidemiologo con formazione in psichiatria, e dal dr. Paul R. McHugh, che può essere definito il più importante psichiatra americano dell’ultimo mezzo secolo – nella speranza di migliorare la comprensione pubblica di tali questioni.

Analizzando le ricerche nel campo delle scienze biologiche, psicologiche e sociali, questo report mostra che alcune delle affermazioni riguardo alla sessualità e al genere che si sentono con maggiore frequenza non sono sostenute da evidenze scientifiche.

Il report si concentra in modo particolare sui maggiori tassi di problemi di salute mentale tra le popolazioni LGBT, e mette in discussione la base scientifica delle tendenze nel campo dei trattamenti per i bambini che non si identificano con il loro sesso biologico.
Si auspica un maggiore impegno per offrire a queste persone la comprensione, la cura e il sostegno di cui hanno bisogno per condurre vite sane e prospere.

Buona festa dell’Immacolata e Santo Natale! (altro…)

Sussidiari al rogo: l’ultima assurdità di Avvenire

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Da non credere. Parevano inverosimili le segnalazioni di lettori sconcertati i quali facevano presente come Avvenire, ieri mattina, dedicasse un’intera pagina all’importanza di bandire gli stereotipi di genere dai libri scolastici. C’era sinceramente da augurarsi che si fossero confusi con Repubblica. Invece le segnalazioni, purtroppo, erano corrette: un lungo articolo a firma di Viviana Daloiso, a pagina 26, metteva in guardia il mondo della scuola dalla diffusione di testi sessisti. Sul quotidiano dei vescovi italiani.

A suffragare l’allarme contro i sussidiari poco egualitari, nell’articolo, ampio spazio alle tesi della pedagogista Irene Biemmi, autrice di testi “memorabili” come Federico e Federica (Giunti Kids) nel quale vi sono «bambine che amano correre all’aria aperta e giocare a calcio, come Federica, e bambini che si divertono a giocare con la cucinetta, come Federico», e che, nelle scuole in cui è stato proposto, ha suscitato ben poco entusiasmi. Come accaduto a Lerici, dove l’opera si è attirata le perplessità dei genitori e pure del parroco. Ma era il 2015. (altro…)

Un caso esemplare dell’azione LGBT nelle scuole

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Nel “caso” portato alla luce da Costanza Signorelli tutto è vero, documentato, accertato (vedi foto qui a lato).
L’I.C. Pertini è solo un esempio di ciò che sta avvenendo in tutte le scuole della Penisola.

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Dopo aver fatto indossare ai ragazzini delle coroncine colorate e aver chiesto loro se conoscessero il significato dell’acronimo LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender, ndr), sulla lavagna sono comparse scritte del calibro: “Identità sessuale. Chi mi piace? maschio+maschio = gay; maschio+femmina= etero; maschio + femmina/maschio = bisex”.

E’ questo il corso che è andato in onda la scorsa settimana nelle scuole medie dell’Istituto Comprensivo Sandro Pertini di Milano.

Proprio nei medesimi giorni in cui il ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, varava le linee guida per l’attuazione del comma 16 della riforma della scuola (legge 107 del 2015), dichiarando quanto segue: “Tra le conoscenze da trasmettere non rientrano in nessun modo le ideologie gender”.

La vicenda ha dell’incredible, non solo perché sbugiarda le disposizioni ministeriali all’indomani della loro uscita, ma anche perché smaschera la strategia che sta dietro alla galassia dei progetti tragati arcobaleno. Ma andiamo con ordine. (altro…)

Valeria Fedeli: come ti porto via i figli

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Scuola e linee guida del MIUR: luci e ombre

Le linee guida del MIUR sull’applicazione del controverso comma 16 della legge 107 (cd. “Buona scuola”) sono state finalmente emanate.

Il Comitato Difendiamo i Nostri Figli, con ProVita e tutte le altre Associazioni che hanno organizzato i Family Day di Roma, hanno battagliato – grazie all’appoggio dei milioni di persone  che hanno rappresentato – affinché l’odiosa ideologia gender non si infiltrasse nella scuola e nella testa dei nostri bambini e ragazzi.

E qualcosa d’importante l’hanno ottenuto. Come promesso ieri, abbiamo letto per bene il documento del Miur e andiamo ad esporre le nostre opinioni. Non vorremmo smontare i giusti entusiasmi per le vittorie conseguite, ma è bene anche evidenziare le criticità che abbiamo ravvisato nel testo. (altro…)

La stepchild adoption è già consentita dalla Cirinnà

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Il ministro Enrico Costa (NCD – popolari – Alfano), M. Cirinnà e Lo Giudice (PD) trionfanti dopo l’approvazione delle nozze gay.

Il 6 luglio scorso il Tribunale dei Minorenni di Bologna ha dichiarato l’adozione di un minore da parte del genitore sociale, moglie della madre biologica del bambino. Nulla di nuovo sul fronte giuridico, se non fosse per il contenuto delle motivazioni: il giudice bolognese ritiene infatti che la stepchild adoption sia consentita dalla legge Cirinnà, la quale si è limitata a recepire l’orientamento giurisprudenziale prevalente, favorevole alla adozione coparentale, in caso di coppie same sex. Sì, avete capito bene: la stepchild adoption è legge! (altro…)

Affittacamere omofobi? E’ la strategia del turismo gay

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La recondita speranza è che non ci sia nessuno che davvero si indigni e si stracci le vesti per l’ultimo post turistico denunciato da Arcigay. “Non si accettano coppie omosessuali o aderenti all’ideologia gender, specie se “sposate” in unione civile”.

Perché da indignarsi c’è ben poco e molto ci sarebbe da riflettere sulla tempestività con la quale certe notizie escono e vengono strombazzate dai media.

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Iniziazione omosex via Erasmus

Teorie di genere - omosessualismo

 “Erasmus Plus” finanzia la “queerizzazione” dell’Europa con il progetto “QueerEUrope 2017”

Erasmus Plus, il programma dell’Unione europea 2014-2020 per l’Istruzione, la Formazione, la Gioventù e lo Sport, finanzia la queerizzazione dell’Europa con il progetto dal titolo inequivocabile QueerEUrope 2017.

Come si legge in un post pubblicato ad aprile scorso sul sito web del Gruppo fiorentino Giovani Glbti*, acronimo indecifrabile dove l’asterisco sta per qualsiasi genere di categoria sessuale, oltre a gay, lesbiche, bisessuali, transessuali e intersessuali, il 10 giugno 2017 si è conclusa la prima iniziativa rivolta i giovani fino ai 30 anni, in possesso della lingua inglese, intitolata QueerEUrope 2017.

L’evento, che si è svolto dal 6 al 10 giugno 2017, ha visto la partecipazione di 28 giovani “attivist*” provenienti da quattro paesi europei che, dopo essere stati opportunamente “formati” sulle più attuali e dibattute tematiche lgbtiq*, hanno chiuso in “bellezza” la loro esperienza, partecipando alla mega parata gay del Christopher Street Day di Bielefeld.

Oltre a GGG di Firenze, sono state coinvolte nel progetto anche l’associazione LGBT tedesca SVLS, l’associazione LGBT slovacca Q-Centrum e l’Alleanza LGBT Ungherese.

A settembre il QueerEUrope 2017  SBARCA IN SICILIA

Ma i progetti finanziati da QueerEUrope 2017 continuano.  A settembre 2017 è infatti già in programma un altro evento analogo, questo volta di 10 giorni, che si svolgerà in Sicilia

Sempre il Gruppo Giovani Glbti* di Firenze sul proprio sito invita infatti i suoi visitatori a partecipare, dal 2 al 12 settembre prossimi, presso la località di Sampieri nel comune di Scicli, in provincia di Ragusa, a:

“10 giorni di viaggio/scambio europeo giovanile su tematiche lgbtiq* per 30 giovani attivist* e interessat* al tema provenienti da Germania e Italia. Con le/i giovani del GGG di Firenze parteciperanno anche le/i giovani dell’associazione LGBT tedesca SVLS (together-virtuell.de/530-fotos.html)”.

TUTTO A SPESE DELL’EUROPA

Nel paragrafo dedicato ai costi viene specificato come il progetto sia finanziato dal programma Erasmus+ cosicché le spese a carico dei partecipanti risultano del tutto irrisorie:

“QueerEUrope 2017 è un progetto finanziato grazie al programma europeo Erasmus+.
La quota di partecipazione è di 40 euro ed include assicurazione, vitto, alloggi, trasporti interni che non saranno rimborsati in caso di rinuncia; potranno invece essere rimborsate al termine del progetto le spese per i trasporti fino ad un massimo che sarà comunicato successivamente in sede di selezione
“.

Mentre l’Unione Europea soccombe drammaticamente sotto gli implacabili colpi incrociati sferrati dall’immigrazione di massa e dall’inarrestabile calo demografico, i burocrati di Bruxelles promuovono e finanziano scellerati scambi culturali “ri-educativi”, volti a inculcare nelle nuove generazioni il suo suicida diktat etico relativista.

Rodolfo de Mattei per https://www.osservatoriogender.it/erasmus-plus-finanzia-la-queerizzazione-delleuropa-progetto-queereurope-2017/

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Calabria: esperimento per la diffusione del gender

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La Calabria primo esperimento in Italia per la diffusione del gender

 

Si stenta a credere ai propri occhi esaminando la proposta di legge regionale dal titolo: “Disposizioni contro le discriminazioni generate dall’identità di genere e dall’orientamento sessuale”, n. 251/2017 presentata dall’on. Giuseppe Giudiceandrea presso il Consiglio Regionale della Calabria il 22 giugno 2017.

Se dovesse essere approvata tale proposta di legge, la Calabria sarebbe la prima regione in Italia che si doterebbe di un piano programmatico per la diffusione e l’imposizione, in ogni ambito del proprio territorio, dell’ideologia gender, ideologia che ha lo scopo di togliere importanza al dato biologico sessuale, a favore del dato culturale e così favorire un’indifferenziazione sessuale.

Sono numerose le disposizioni previste dal disegno di legge che destano serie preoccupazioni.

Esaminiamone alcune:

  • La proposta di legge usa più volte il costrutto ideologico “identità di genere” senza specificarne il significato e i limiti interpretativi; cosicché tale locuzione, potrà essere riempita di qualsivoglia contenuto da chi vorrà avvalersi del dispositivo legislativo regionale;
  • La Regione – in ossequio all’art. 1 della proposta di legge regionale – assieme ai Comuni e a ogni altra istituzione avrà modo di favorire la penetrazione nel corpo sociale calabrese dell’ideologia di genere e tutto ciò avverrà con la scusa di contrastare presunte discriminazioni e violenze di genere che, invero, non sono affatto un’emergenza e un’urgenza sociale nella realtà calabrese; una prova di ciò è data dal fatto che il progetto di legge non è stato in grado di fornire alcun dato, che sia scientificamente attendibile, circa le violenze di genere perpetrate nel territorio calabrese, tale da giustificare un simile provvedimento che impegna risorse pubbliche.
  • Con il disposto di cui all’art. 2 della proposta di legge, che prevede che “la Regione promuova ogni azione necessaria all’integrazione sociale e lavorativa che tenga conto dell’orientamento sessuale e di genere”, si pongono le basi per una reale discriminazione sociale e lavorativa di coloro che a parità di condizioni non sono omosessuali. Tale legge sembra voler conferire un titolo di preferenza alle persone omosessuali rispetto agli altri cittadini.
  • L’art. 3 del progetto di legge prevede, invece, a cura della Regione, una rieducazione dei docenti, del personale non docente e dei genitori degli studenti per contrastare i ruoli di genere. Lo scopo che, invero, si vuole attuare con questa norma è il superamento dei cosiddetti stereotipi di genere, cioè si vuole insinuare che sia una falsa credenza quella che afferma che vi siano due sessi e che vi siano alcune differenze naturali di ruolo. L’ideologia gender pretende, invece, l’indifferenziazione sessuale, favorendo piuttosto una molteplicità di orientamenti sessuali (si pensi che Facebook ne prevede 58) tra cui scegliere in base alla propria percezione.
  • L’art. 4 è l’abstract inquietante e allarmante dell’intera proposta di legge. Entrano in gioco, infatti, i veri destinatari e protagonisti di tale proposta di legge: le associazioni LGBTIQA (Lesbiche, Gay, Bisex, Transgender, Intersex, Queer, Asexual). Tali associazioni avranno il compito di “misurare gli standard di responsabilità sociale delle imprese circa le eventuali discriminazioni basate sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere”. Queste associazioni potranno, pertanto, propiziare la chiusura o la comminazione di sanzioni a imprese che non si conformeranno alla dittatura del pensiero gender. Con tale legge, difatti, sarà istituita una sorta di potere di controllo sulle imprese che in modo arbitrario e anche con eventuali ricatti sarà fonte di privilegi per una sola categoria di persone che avrà titolo di preferenza esclusivamente in base all’orientamento sessuale.
  • La proposta di legge all’art. 5 dà, inoltre, alle associazioni LGBTIQA la possibilità di collaborare con le Aziende sanitarie locali e con i servizi socio assistenziali per “aiutare le persone ad accettare il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere”. Una tale collaborazione rientra nel piano di rieducazione della popolazione alla cultura gender. Gli adolescenti si troveranno, così, a dover subire lezioni di educazione sessuale nei consultori e a scuola da associazioni che promuovono la fluidità sessuale con la scusa di combattere le discriminazioni.
  • La proposta di legge prevede tra l’altro di modificare la modulistica nei vari uffici per contrastare le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale. Le modifiche saranno rappresentate dalla sostituzione dei termini tipo padre e madre a favore di genitore 1 e genitore 2.
  • È inquietante anche l’art. 6 che prevede che la Regione promuova iniziative di formazione – leggasi indottrinamento – per prevenire la violenza basata dall’orientamento sessuale o l’identità di genere, partendo guarda caso proprio dall’ambito familiare e scolastico.
  • Se qualcuno pensasse che tutto ciò sia fatto senza l’esborso di soldi pubblici si sbaglia. La proposta di legge prevede, infatti, una spesa di 50 mila euro dei nostri soldi per dare forza a organizzazioni che hanno di mira un’azione militante volta a imporre una dittatura del pensiero unico che renda sempre più fluida la nostra identità sessuale.

La Regione Calabria è da auspicare che, piuttosto, impegni le proprie risorse e le proprie energie verso ciò che possa far crescere realmente il popolo calabrese, che soffre la piaga della disoccupazione, di collegamenti insufficienti, di un turismo che non decolla, di sacche di vera e propria povertà, di una cultura assistenzialista e malavitosa che non favorisce un vero sviluppo morale ed economico del territorio.

La Regione Calabria non segua le sirene di un falso progresso, mascherato da civiltà; si impegni, piuttosto, a favorire il recupero delle proprie radici culturali morali e religiose e non finanzi una cultura di morte, come quella gender, che con la scusa di superare le discriminazioni è volta a cancellare la nostra millenaria civiltà.

Giancarlo Cerrelli
30 giugno 2017
Fonte:Lamezialive.it
 

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Bologna gay pride: cosa resta?

Teorie di genere - omosessualismo

 Nel tardo pomeriggio di sabato 1° luglio 2017, è calato il sipario sul pride nella città che ha dato i natali al movimento LGBT in Italia. Ma quest’anno qualcosa non ha funzionato.

 Nessuno tra i 55 comuni della provincia ha dato il Patrocinio all’iniziativa, costringendo così gli organizzatori a fare una raccolta fondi che ha fruttato solo 5.500€.  L’evento ha dovuto accontentarsi dell’adesione dei giovani del Partito Democratico, dell’Associazione Nazionale Partigiani, della galassia di associazioni gay friendly che ruotano attorno al PD e degli altri pride.

La scarsità dei donatori (319 i dichiarati, che diventano circa 100 se si depennano i parlamentari e i nominativi ripetuti) fa luce sul reale peso elettorale di questa lobby. Insomma, se a sfilare sono migliaia è solo perché gli stessi attivisti si spostano da una città all’altra.

Questo “flop” – parziale ma significativo – potrebbe esser dovuto all’azione di una “contro-lobby” (il locale Comitato Difendiamo i Nostri Figli – Family Day) che è intervenuta sia sui Sindaci sia coinvolgendo consiglieri comunali del Centro-Destra (in primis Forza Italia e Fratelli d’Italia) e di liste civiche.

Questi i principali argomenti proposti e condivisi da partiti e amministrazioni: in ogni gay pride si offende sempre la sensibilità religiosa; l’evento è “divisivo” in quanto irrita o non trova riscontro nel comune sentire dei cittadini di ogni convinzione; privilegia le unioni affettive di ogni genere rispetto al matrimonio naturale; sostiene il primato dello Stato nell’educazione sul diritto naturale primario dei genitori; prevarica il diritto dei bambini ad avere una mamma e un papà.
Di più: finita la sfilata, mentre iniziavano i consueti baccanali notturni, un’importante presenza di cattolici pregava nella Basilica di San Domenico «in riparazione dei peccati contro la vita e la famiglia».

Così, del gay pride bolognese resta soltanto un «Documento Politico» -consegnato ovviamente all’amministrazione PD del capoluogo emiliano romagnolo -, che addirittura riecheggia contenuti del socialismo chiliastico e merita molta attenzione.
In esso ci si propone di occupare lo spazio pubblico perché vengano «scritte nuove leggi per riconoscere anche ciò che ancora non esiste» e si rivendicano  come proprie le battaglie del femminismo; dell’identità di gender omosessuale e transessuale; delle unioni gay; dell’ageismo (discriminazione per età: pedofilia?); delle adozioni da parte di coppie omosessuali; dell’utero in affitto (Gestazione Per Altri); della fecondazione artificiale.

In senso opposto, vengono agitati in modo ossessivo gli spauracchi del fascismo, del «sistema patriarcale eteronormativo capitalistico», dei cattolici, del bullismo, del razzismo, dell’obiezione di coscienza in tema di aborto e di pillola “del giorno dopo”.
Di particolare interesse è il sostegno all’immigrazione che comprende una dura presa di posizione contro il pur blando Decreto Minniti-Orlando.
Infine, per ciascun tassello del mosaico che porta alla deriva etica del Paese si richiedono nuove leggi, azione nella scuola, utilizzo del welfare, sportelli di prevenzione medica e – sull’esempio di Toscana, Piemonte e Umbria -, una legge regionale che introduca lo “psico-reato” di «omo-lesbo-bi-transfobia».

Chi pensa che il gay pride sia soltanto un momento di rivendicazione sessuale è servito: siamo di fronte a una vera e propria avanguardia rivoluzionaria, che riassume in sé tutta l’eredità corrosiva e disgregatrice del Sessantotto.

Pertanto, anche se la consistenza e il peso politico del mondo gay friendly è relativo, non bisogna dimenticare che «il fallimento degli estremisti è, dunque, soltanto apparente. Essi danno il loro contributo indirettamente, ma potentemente, alla Rivoluzione, attirando lentamente verso la realizzazione dei loro colpevoli ed esasperati vaneggiamenti la moltitudine innumerevole dei “prudenti”, dei “moderati” e dei mediocri».

La battaglia in difesa della vita e della famiglia dovrà dunque continuare; e per i bolognesi prosegue con una petizione intesa a chiedere un’inversione di marcia a favore della famiglia.

 

David Botti, per https://www.osservatoriogender.it/bologna-gay-pride-cosa-resta/

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Bologna: avvisaglie di gender diktat?

Teorie di genere - omosessualismo

  Cobas comunisti:
evitare ingerenze  associazioni genitori

Martedì 20 giugno, nella città più gay friendly d’Italia, i Cobas (comitati di base della scuola), assieme ad altre 17 associazioni della galassia del Partito Democratico, hanno svolto un presidio davanti all’Ufficio Scolastico Regionale (USR).

Cosa ha chiesto la «rete di associazioni, collettivi, spazi sociali, sindacati» di sinistra? Aprite bene le orecchie, perché la cosa ha dell’incredibile: «una nota ufficiale dell’USR che si esprimesse chiaramente contro le indebite ingerenze nel funzionamento delle scuole da parte di sedicenti associazioni di genitori, che hanno l’obiettivo di provocare ingiustificati allarmi e di condizionare le attività delle scuole, inficiando la libertà di insegnamento e subordinando la stessa al cosiddetto “consenso informato”».

La richiesta trae origine dalla forte reazione di famiglie, associazioni e partiti allo spettacolo teatrale genderista “Afa’ Fafine”, rappresentato nel mese di gennaio a Castello d’Argile (BO). In tale occasione, oltre alla reazione spontanea delle famiglie e di alcune piccole associazioni scolastiche, il locale Comitato Difendiamo i Nostri Figli aveva messo in guardia tutti i dirigenti scolastici della Provincia, coinvolgendo anche i due maggiori partiti dell’opposizione alle Giunte PD. Forza Italia, principalmente grazie all’azione dell’avv. Bignami, aveva portato per circa 20 giorni la protesta delle famiglie sulla stampa locale, in Consiglio Regionale e persino in Parlamento. Il consigliere comunale Polazzi di S. Pietro in Casale, vicino alla Lega Nord, aveva coordinato una importante serie di volantinaggi nei più importanti paesi del circondario. Oltre a queste tre iniziative, molte altre – come ad esempio gesti di forte impatto mediatico di Forza Nuova – avevano provocato un inatteso sconquasso nelle varie riunioni dei dirigenti scolastici di tutta Bologna.

Altre reazioni, benché minori e meno organizzate, sono seguite nei mesi successivi, esasperando i Cobas al punto di parlare di una «azione organizzata di diversi gruppi integralisti cattolici e neofascisti, che attraverso l’attacco alla presunta e inesistente teoria del gender, mirano a colpire la scuola pubblica, laica e pluralista. Le azioni di intimidazione, infatti, hanno già condizionato in alcuni casi le scelte delle istituzioni scolastiche, e non accennano a diminuire». Un presidio e relativa manifestazione delle sinistre è previsto il prossimo 29 giugno, in Piazza Maggiore di Bologna.

L’episodio di Bologna conferma, se ce ne fosse bisogno, il fine delle politiche educative socialiste, dall’Unità d’Italia ad oggi: “fare gli italiani” plasmandoli come vuole lo Stato, anche attraverso la diffusione dell’ideologia del gender. Ma i figli non li fa lo Stato e perciò la «libertà di educazione ai genitori per i propri figli è un diritto inalienabile» (CdF, 24/11/2002): anteporre a questo diritto primario la “libertà di insegnamento” è contro natura.

Un ultimo aspetto non va trascurato, quello di chi cerca il “dialogo” con la scuola di Stato e invita ad “immischiarvisi”: tale dialogo non è mai servito né mai servirà. Lo conferma la risposta dell’USR di Bologna: «atti formali dell’amministrazione […] sono stati già messi in atto in diverse sedi istituzionali […] i dirigenti possiederebbero già gli strumenti per affrontare situazioni analoghe […] l’USR è già impegnato nel patrocinio di progetti di educazione all’affettività, alla sessualità e al rispetto delle differenze, come “W l’amore!”».

Gli italiani sono avvisati: qui non si parla solo di scuola ma del futuro del paese. E il presidio davanti all’USR di Bologna è una parte importante della strategia socialista che si svela.

 

David Botti, 22/6/2017 per https://www.osservatoriogender.it/bologna-avvisaglie-gender-diktat/

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