Vescovi coraggiosi: Mons. C. Chaput di Filadelfia

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Il Sinodo dei Giovani aumenta la confusione nella Chiesa.
Un Sinodo “taroccato” da qualcuno
(perchè la testimonianza fede di tanti giovani è stata fatta sparire),
per dare spazio all’ennesima calata di brache davanti agli LGBT.

Le profonde considerazioni dell’arcivescovo Charles Chaput di Filadelfia, che nel primo giorno del sinodo ha detto apertamente che l’espressione LGBT dovrebbe essere evitata nei documenti ufficiali della Santa Sede, perché la Chiesa non classifica le persone in base ai rispettivi orientamenti sessuali.
Ecco perché, ha spiegato, non esiste e non può esistere un «cattolico LGBTQ» (la Q sta per Questioning, ovvero incerto, che si interroga) o un «cattolico transgender», così come non si parla di «cattolico eterosessuale». L’orientamento sessuale, di per sé, non è sufficiente per definire chi siamo.

Pubblicato da Catholic Herald (http://www.catholicherald.co.uk/news/2018/10/04/archbishop-chaput-tells-synod-lgbtq-should-not-be-used-in-documents/) l’intervento di Chaput merita di essere conosciuto, anche perché è facile immaginare che la grande stampa non ne parlerà. Eccone dunque una sintesi fatta dal vaticanista Aldo Maria Valli.

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Il Card. Muller sull’omosessualismo nella Chiesa

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Sull’omo-eresia:Non il clericalismo, qualunque esso sia, ma l’allontanamento dalla verità e la licenza morale sono le radici del male”.
La corruzione della dottrina comporta e si manifesta sempre nella corruzione della morale

Ampi stralci (nella traduzione via Google translate) del discorso del card. Gerhard Cardinale Müller pronunciato per l’ordinazione sacerdotale del fratello Michael Sulzenbacher SJM nella chiesa di Sant’Agnese in Agone il 15.9.2018 – Fonte: Kat.net

 

(…) La chiesa, fondata da Dio e composta da esseri umani, si trova tuttavia – secondo il suo lato umano – in una profonda crisi di credibilità. In questo momento drammatico sospettiamo e temiamo le possibili conseguenze negative degli scandali e degli errori delle guide. Pensiamo involontariamente alla divisione del cristianesimo occidentale nel XVI secolo o alla secolarizzazione della vita spirituale sulla scia dell’Illuminismo e della Rivoluzione francese.

Non il clericalismo, qualunque esso sia, ma l’allontanamento dalla verità e dalla licenza morale sono le radici del male. La corruzione della dottrina comporta e si manifesta sempre nella corruzione della morale. Il grave peccato contro la santità della Chiesa senza rimorso è il risultato della relativizzazione del fondamento dogmatico della Chiesa. Questa è la vera ragione dello shock e della delusione di milioni di cattolici devoti. Nell’analisi delle cause delle secessioni dell’unica Chiesa di Cristo nel XVI secolo, lo storico della Chiesa Hubert Jedin (1900-1980) ha dichiarato nel primo volume della sua “Storia del Concilio di Trento”: “La parola riforma ha nascosto l’eresia e l’emergente secessione della chiesa”. (I, 151).
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Il vescovo di Ferrara in piazza con Arcigay

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«Da sempre attento al tema dei migranti, rappresentate di una Chiesa che sa accogliere e non discriminare. Ringraziamo l’arcivescovo Gian Carlo Perego per la sensibilità e la disponibilità dimostrataci».
Il post apparso sulla pagina facebook di Arcigay Ferrara, così ecumenico e zuccheroso, non lascia spazio a dubbi: al movimento arcobaleno, monsignor Perego piace proprio tanto.
Il motivo? Semplice: l’arcivescovo succeduto a monsignor Negri, al quale l’associazione non ha mai rivolto pensieri particolarmente affettuosi, ha ritenuto opportuno farsi immortalare in Piazza Municipale, nel capoluogo estense, davanti a dei cartelloni anti-omo-trans-fobia in occasione di una mostra fotografica il cui titolo dice già tutto: «NOIdentity-True stories human stories».

Il progetto fotografico, centrato sulla persecuzione di persone Lgbt migranti o emigrate in Italia e realizzato da Luciana Passaro, dirigente di Arcigay Ferrara, è stato pensato fra le altre cose per scardinare l’«intollerante» modello «eteronormativo», che è la solita espressione ambigua celante la sostanziale promozione dell’ideologia omosessualista, che ha in figure come Mario Mieli le sue stelle polari.

Bene, ma cosa ci faceva da quelle parti monsignor Perego? Per quale motivo pastorale ha ritenuto di presenziare?

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Anche l’Italia avrà il pride catto-gay

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OMOERESIA

Anche l’Italia ha il suo padre Martin e il Pride cattogay

Il gesuita padre Pino Piva sta facendo in Italia lo stesso lavoro di padre James Martin: in nome della pastorale, dell’accoglienza e del discernimento, arriva a giustificare gli atti omosessuali.
Sarà protagonista, insieme a Martin, del Forum dei cristiani Lgbt che, da alcuni anni, si svolge ad Albano Laziale, il cui vescovo Semeraro è un grande sponsor dell’iniziativa.

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Mons. Gänswein: siamo nell’11 settembre della Chiesa

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Ieri il Santo Padre ha fatto riferimento all’eresia omosessualista che colpisce la Chiesa, ormai a tutti i livelli:
Vi raccomando una particolare attenzione al clero e ai seminari […] le nostre risposte saranno prive di futuro se non raggiungeranno la voragine spirituale che, in non pochi casi, ha permesso scandalose debolezze, se non metteranno a nudo il vuoto esistenziale che esse hanno alimentato, se non riveleranno perché mai Dio è stato così reso muto, così messo a tacere, così rimosso da un certo modo di vivere, come se non ci fosse” (13/9/18).

Come laici proponiamo quanto detto dall’arcivescovo George Gänswein presentando il libro “L’opzione Benedetto”: “la Chiesa cattolica guarda piena di sconcerto al proprio 11 settembre“.

Le idee omosessualiste che si diffondono nel clero?
Sono l’11 settembre della Chiesa cattolica

L’11 settembre 2018 il Prefetto della Casa Pontificia, monsignor Georg Gänswein, ha presentato a Montecitorio la versione italiana de “L’Opzione Benedetto”, di Rod Dreher.
La forte analogia tra il “nine eleven” e gli scandali che agitano la Chiesa è uno degli elementi più sottolineati dai media: leggendo l’integrale si potranno altresì apprezzare lo spirito genuinamente religioso dell’opera di Dreher, l’encomio della sua analiticità

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Dopo Dublino: “omoeresia” ai raggi X

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Credo di essere tra i pochi domenicani che hanno letto con attenzione gli Esercizi spirituali di sant’Ignazio di Loyola († 1556), di averne tratto ammirazione nonché utili insegnamenti e addirittura di aver sottolineato il testo con matite di diversi colori. Non mi ritengo dunque affetto da “sindrome antigesuitica”, ma proprio per questo so che esiste una perversione di certi elementi che generano poi la caricatura del gesuita in senso peggiorativo.

Questo per dire che la relazione di James Martin a DublinoCome possono le parrocchie accogliere le persone LGBT?” è veramente del peggior gesuitismo e addirittura oggettivamente diabolica e, mi permetto di aggiungere, non ha nulla da spartire con sant’Ignazio di Loyola.

“Oggettivamente diabolica” perché dice cose belle, giuste e pastoralmente praticabili, ma con studiata noncuranza pone qualche affermazione di principio e di metodo che scardina tutto e trasforma affermazioni che in se stesse potrebbero essere intese in senso positivo in affermazioni negative o per lo meno equivoche sia a livello teorico che pastorale.

Presupposta l’analisi Roberto Marchesini, vorrei collocarmi a un livello più pratico individuando alcuni grimaldelli attraverso i quali Martin apre le porte e scardina l’edificio.

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Vescovi coraggiosi. Mons. Baker «abusi prevalentemente omosessuali»

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Mons. Robert Baker mentre parla alla Marcia Nazionale per la Vita di Washington (2016)

Dopo Robert Morlino, un altro vescovo statunitense ha scritto ai fedeli della sua diocesi affrontando in modo schietto la questione degli abusi sessuali e in particolare quanto emerso dal rapporto del Gran giurì della Pennsylvania.
Si tratta di Robert Baker, dal 2007 vescovo di Birmingham, in Alabama, che ha pubblicato la sua lettera il 20 agosto, esprimendo tutto il suo dolore per le notizie su «decenni di seri e rivoltanti tradimenti da parte di coloro che sono consacrati nel ministero ordinato».
Secondo Baker, che è cosciente dell’altissima dignità del sacramento dell’Ordine («nessun essere umano è meritevole di una così alta chiamata» e i consacrati devono celebrare i sacramenti «modellando le loro vite sul mistero sacrificale della croce di Gesù Cristo»), il male commesso da «gerarchi, preti o diaconi» è «orribile, straziante e assolutamente intollerabile».

Il vescovo ritiene che la Carta di Dallas del 2002, sebbene utile per alcune problematiche relative agli abusi sui minori, non abbia toccato in modo chiaro «le più grandi questioni che stiamo affrontando in questa nuova serie di rapporti». Per Baker non è casuale che tutto ciò emerga nel 50° anniversario dell’Humanae Vitae, l’enciclica profetica di Paolo VI, e afferma che la risposta a questi scandali si trova in «qualcosa che non sentiamo abbastanza spesso: Virtù. Più specificamente, qualcosa di cui sentiamo parlare ancora meno: Castità. […] è una virtù che evidentemente è stata troppo di frequente abbandonata per i poteri del mondo, della carne e del diavolo all’interno del ministero ordinato della nostra Chiesa. Questa è la più grande tristezza di tutte; e quando ciò si combina con il narcisismo, l’orgoglio e l’abuso di potere, si ottiene la tempesta perfetta che vediamo oggi».

Dopo aver fatto un parallelo con la situazione ai tempi di san Francesco di Sales (1567-1622), che rivolgeva parole di fuoco sia ai responsabili di scandali sessuali («sono colpevoli dell’equivalente spirituale dell’omicidio») sia a coloro che li consentivano («sono colpevoli di suicidio spirituale»), il vescovo americano spiega: «La differenza che vediamo oggi sta nella natura della lussuria. Oggi siamo costretti ad affrontare la tragica rivelazione di un sacco di accuse di comportamenti e abusi prevalentemente omosessuali. Il Gran giurì della Pennsylvania non ha edulcorato i dettagli quasi pornografici degli atti commessi dal clero; e questi ci portano tutti a lacrime di pentimento e di preghiera».

Baker ricorda quanto fatto nella sua diocesi per salvaguardare i bambini, dal programma di protezione della gioventù al consiglio di revisione diocesano composto da fedeli laici, e aggiunge che in conseguenza degli scandali «alcuni sono stati ingiustamente attaccati mentre indossavano i colletti da sacerdote nei luoghi pubblici» (o addirittura in sacrestia, come riferisce Life Site News riguardo all’incolpevole padre Basil Hutsko, sbattuto violentemente a terra da un aggressore che gli ha urlato: «Questo è per tutti i bambini!»).

Il vescovo di Birmingham esorta quindi i fedeli a unire le forze per combattere, con i mezzi di Dio, tutta questa malvagità. «Non possiamo consentire che questi scandali distruggano la nostra fede. Noi, come diocesi, non possiamo più essere colpevoli di suicidio spirituale […]. Tutti noi dobbiamo rivolgerci al Pane della Vita per il nostro nutrimento. Solo ritornando alla preghiera e alla penitenza, e vivendo una vita di virtù sacrificali, immersi nei sacramenti della Chiesa, abbiamo una possibilità contro i grandi mali del nostro tempo. Per favore, considerate di offrire almeno un’ora a settimana di Adorazione Eucaristica, o più, per pregare per la nostra Chiesa e il suo clero». Da qui la chiamata a un’autentica trasformazione: «Quello a cui stiamo guardando è il rinnovamento e la conversione, una più profonda comprensione di ciò che significa essere discepolo di Gesù Cristo e un missionario, che cosa significa essere un cristiano, cosa significa essere devoti a Gesù Cristo, focalizzando totalmente le nostre vite su di Lui, cosa significa fissare i nostri occhi solo su Nostro Signore Gesù Cristo – perché distogliere gli occhi da Gesù porta all’egoismo, al peccato, allo scandalo».

 

di Ermes Dovico, per http://www.iltimone.org/news-timone/le-accuse-alla-chiesa-riguardano-abusi-prevalentemente-omosessuali/

Meeting mondiale della famiglia cattolica: l’omoeresia di P. Martin SJ

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Il sacerdote americano James Martin mentre parla al Meeting Mondiale della Famiglia Cattolica a Dublino: la sua teoria riguarda il come la Chiesa Cattolica può divenire membro della comunità LGBT.

Il conformista Martin svela un’idea materiale di uomo

Dal discorso del gesuita Martin a Dublino sui “cristiani Lgbt” emerge un’immagine della persona esclusivamente emotiva, passionale, senza alcun progetto o vocazione.
Quella di padre Martin è l’antropologia moderna rinascimentale, illuminista e marxista. Che bolla come «omofoba» l’antropologia aristotelico-tomista-cattolica secondo cui l’uomo è una unione inscindibile di anima e corpo, dove le passioni sono al servizio della ragione.
Il suo è un rifiuto luciferino della legge naturale, nel cui brodo ora si pretende che si immergano le famiglie cattoliche.

Sinceramente non so da dove cominciare per commentare l’intervento del Padre gesuita James Martin al World Meeting of Families di Dublino (qui l’intervento integrale in italiano).

Potrei sottolineare come padre Martin confonda persone con tendenze omosessuali con i militanti LGBT; che i suoi inviti all’accoglienza e alla misericordia escludono chi non si identifica nella militanza omosessualista; che questo atteggiamento non solo discrimina queste persone, ma le tratta da «non persone» come si faceva nell’URSS con chi cadeva in disgrazia: semplicemente queste persone smettevano di esistere.

Oppure potrei commentare l’uso eretico (selettivo) del Magistero da parte del gesuita: cita i brani del Catechismo e della Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali che stigmatizzano l’ingiusta discriminazione di queste persone, dimenticando tutto il resto.

Potrei anche chiedermi che c’entra un intervento del genere al World Meeting of Families… ma qualche gentile lettore mi ricorderebbe che la stessa domanda è stata sollevata ai recenti sinodi sulla famiglia ed è rimasta senza risposta.

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Vescovi coraggiosi. Mons. Morlino: c’è una sottocultura all’interno della gerarchia

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E’ giunto il momento di [uscire dalla] trappola di analizzare i problemi in base a ciò che la società potrebbe trovare accettabile o inaccettabile, si ignora il fatto che la Chiesa non ne ha MAI considerato accettabile nessuno […]
È tempo di ammettere che c’è una sottocultura omosessuale all’interno della gerarchia della Chiesa cattolica che sta scatenando grandi devastazioni nella vigna del Signore“.

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Il vescovo Robert C. Morlino, della diocesi di Madison (Wisconsin, USA), dopo gli scandali degli abusi sessuali scoppiati negli USA, ha scritto una lettera ai suoi fedeli che merita di essere attentamente letta. Si riporta gran parte della lettera (S.P.).

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Non c’è nulla in queste storie che vada bene. Queste azioni, commesse non da pochi, non possono che essere classificate come male, male che grida alla giustizia e al peccato che deve essere scacciato dalla nostra Chiesa.

Di fronte alle storie di depravazione di peccatori all’interno della Chiesa, sono stato tentato di disperare.  E perché? La realtà del peccato – anche il peccato nella Chiesa – non è nulla di nuovo. Siamo una Chiesa fatta di peccatori, ma siamo peccatori chiamati alla santità.  Allora, che cosa c’è di nuovo? La novità è l’apparente accettazione del peccato da parte di alcuni nella Chiesa e gli sforzi apparenti di coprirlo da parte loro e di altri. A meno che e finché non prendiamo sul serio la nostra chiamata alla santità, noi, come istituzione e come individui, continueremo a soffrire il “salario del peccato”.

Per troppo tempo abbiamo diminuito la realtà del peccato – ci siamo rifiutati di chiamare peccato un peccato – e abbiamo scusato il peccato in nome di un’errata nozione di misericordia. Nei nostri sforzi per essere aperti al mondo siamo diventati fin troppo disposti ad abbandonare la Via, la Verità e la Vita. Allo scopo di evitare di offendere, offriamo a noi stessi e agli altri buone maniere e consolazione umana.

Perché lo facciamo? È per un desiderio sincero di mostrare un senso sbagliato di essere “pastorali”?  Abbiamo coperto la verità per paura? Abbiamo paura di non essere graditi dalle persone in questo mondo?  Oppure abbiamo paura di essere chiamati ipocriti, perché non stiamo lottando instancabilmente per la santità nella nostra vita?

Forse sono queste le ragioni, ma forse è più o meno complesso di questo. Alla fine, le scuse non contano.  Dobbiamo essere fatti con il peccato. Deve essere sradicato e nuovamente considerato inaccettabile. Amare i peccatori? Sì. Accettare il vero pentimento? Sì.  Ma non dire che il peccato va bene. E non fingere che gravi violazioni dell’ufficio e della fiducia vengono senza conseguenze gravi e durature.

Per la Chiesa, la crisi che stiamo affrontando non si limita al caso McCarrick, al rapporto del Grand Jury della Pennsylvania o a qualsiasi altra cosa possa accadere.  La crisi più profonda che deve essere affrontata è la licenza per il peccato di avere una casa negli individui a tutti i livelli della Chiesa. C’è un certo livello di conforto con il peccato che è venuto a pervadere il nostro insegnamento, la nostra predicazione, il nostro processo decisionale, e il nostro stesso modo di vivere.

Se mi permettete, ciò di cui la Chiesa ha bisogno ora è più odio! Come ho detto in precedenza, san Tommaso d’Aquino ha detto che l’odio della malvagità in realtà appartiene alla virtù della carità. Come dice il Libro dei Proverbi: “La mia bocca mediterà la verità e le mie labbra odieranno la malvagità” (Prov. 8,7).  È un atto d’amore odiare il peccato e chiamare gli altri ad allontanarsi dal peccato.

Non ci deve essere più spazio, non ci deve essere rifugio per il peccato, né nella nostra vita, né nella vita delle nostre comunità. Per essere un rifugio per i peccatori (che dovremmo essere), la Chiesa deve essere un luogo dove i peccatori possono rivolgersi per essere riconciliati. In questo parlo di tutto il peccato.
Ma per essere chiari, nelle situazioni specifiche che ci stanno interessando, stiamo parlando di atti sessuali devianti – quasi esclusivamente omosessuali – fatti da chierici. Stiamo parlando anche di proposte omosessuali e di abusi contro seminaristi e giovani sacerdoti da parte di potenti sacerdoti, vescovi e cardinali. Stiamo parlando di atti e azioni che non solo violano le sacre promesse fatte da alcuni, in breve, il sacrilegio, ma violano anche la legge morale naturale per tutti. Chiamarli altrimenti sarebbe ingannevole e non farebbe che ignorare ulteriormente il problema.

Ci si è impegnati a fondo per mantenere separati gli atti che rientrano nella categoria degli atti di omosessualità, ormai accettabili dal punto di vista culturale, dagli atti di pedofilia pubblicamente deplorevoli. Vale a dire che fino a poco tempo fa i problemi della Chiesa sono stati dipinti solo come problemi di pedofilia – questo nonostante chiare prove del contrario.
E’ giunto il momento di essere onesti sul fatto che i problemi sono entrambi e che sono più numerosi.
Cadendo nella trappola di analizzare i problemi in base a ciò che la società potrebbe trovare accettabile o inaccettabile, si ignora il fatto che la Chiesa non ne ha MAI considerato accettabile nessuno – né l’abuso dei ragazzi, né l’uso della propria sessualità al di fuori della relazione coniugale, né il peccato di sodomia, né l’ingresso di chierici in rapporti sessuali intimi, né l’abuso e la coercizione da parte di coloro che hanno autorità.

A quest’ultimo proposito, una menzione particolare va fatta del caso più noto e più alto della classifica, ossia le accuse di peccati sessuali, predazione e abuso di potere dell’ex cardinale Theodore McCarrick (spesso oggetto di sussurri, ora diventato molto pubblico). I dettagli ben documentati di questo caso sono vergognosi e gravemente scandalosi, come lo è qualsiasi copertura di tali azioni spaventose da parte di altri pastori della Chiesa che ne erano a conoscenza sulla base di prove solide.
Mentre le recenti e credibili accuse di abusi sessuali su minori da parte dell’arcivescovo McCarrick hanno portato alla luce tutta una serie di questioni, quella di abuso di potere per gratificazione omosessuale è stata a lungo ignorata.

È tempo di ammettere che c’è una sottocultura omosessuale all’interno della gerarchia della Chiesa cattolica che sta scatenando grandi devastazioni nella vigna del Signore.
L’insegnamento della Chiesa dice chiaramente che l’inclinazione omosessuale non è di per sé peccaminosa, ma è intrinsecamente disordinata in modo da rendere ogni uomo che sia stabilmente afflitto da essa inidoneo ad essere sacerdote. E la decisione di agire su questa inclinazione disordinata è un peccato così grave che grida al cielo vendetta, specialmente quando si tratti di sfruttamento dei giovani o dei vulnerabili. Tale malvagità dovrebbe essere odiata con un odio perfetto. La stessa carità cristiana esige che si odi la malvagità così come si ama il bene. Ma mentre odiamo il peccato, non dobbiamo mai odiare il peccatore, che è chiamato alla conversione, alla penitenza e alla rinnovata comunione con Cristo e con la sua Chiesa, attraverso la sua inesauribile misericordia.

Allo stesso tempo, però, l’amore e la misericordia che siamo chiamati ad avere anche per il peggiore dei peccatori non escludono che essi siano ritenuti responsabili delle loro azioni attraverso una punizione proporzionata alla gravità della loro offesa.
Infatti, una giusta punizione è un’opera importante di amore e di misericordia, perché, se serve innanzitutto come punizione per l’offesa commessa, offre anche al colpevole l’opportunità di fare espiazione del suo peccato in questa vita (se accetta volentieri la sua punizione), risparmiandogli così una punizione peggiore nella vita a venire. Motivato, dunque, dall’amore e dalla sollecitudine per le anime, mi unisco a coloro che chiedono che si faccia giustizia dei colpevoli.

I peccati e i crimini dell’ex card. McCarrick, e di troppi altri nella Chiesa, portano sospetto e sfiducia in molti buoni e virtuosi sacerdoti, vescovi e cardinali, e sospetto e sfiducia in molti seminari grandi e rispettabili e in tanti seminaristi santi e fedeli. Il primo risultato della sfiducia è che danneggia la Chiesa e l’ottimo lavoro che svolgiamo nel nome di Cristo. Fa sì che gli altri pecchino nei loro pensieri, parole e fatti – che è la definizione stessa di scandalo. E il secondo risultato è che la sfiducia nuoce al futuro della Chiesa, poiché sono in gioco i nostri futuri sacerdoti.

Ho detto che, alla luce di tutto questo, ero tentato di disperare. Tuttavia, questa tentazione è passata rapidamente, grazie a Dio. Non importa quanto sia grande il problema, sappiamo che siamo chiamati ad andare avanti nella fede, a fare affidamento sulle promesse di Dio a noi, e di lavorare sodo per fare anche la minima differenza che possiamo, all’interno delle nostre sfere di influenza.

 

Fonte: Madison Catholic Herald
Traduzione dei brani sopra riportati di: https://www.sabinopaciolla.com/abusi-morlino-non-abbiamo-chiamato-peccato-il-peccato-scusandolo-con-una-errata-misericordia/

Cardinal Sarah: “Gender teoria aberrante e perversa”

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Il cardinal Robert Sarah, tra i più attenti alla dottrina, è intervenuto sulla cosiddetta “ideologia gender”. La famiglia è in pericolo per via delle contaminazioni gnostiche.

Il cardinal Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, non è solito intervenire sui temi d’attualità. Quando lo fa, però, riesce sempre a far parlare di sé.

Il “leader dei vescovi attenti alla dottrina”, così come viene spesso definito, aveva già espresso la sua posizione sulla cosiddetta “ideologia gender” nel 2015, quando aveva associato la diffusione di quest’ultima all’Isis: “Hanno la stessa radice demoniaca“, aveva detto. E ancora: “Quello che nazismo, fascismo e comunismo sono stati per il ventesimo secolo, sono oggi le ideologie occidentali sulla omosessualità e l’aborto e il fanatismo islamico“.

La prefazione scritta dal porporato africano a un libro di Giampaolo Scquizzato ( “Verso una rivoluzione antropologica“, opera edita da “Edizioni Fede e Cultura”), chiarisce come il cardinale consideri pericolosa quella che sarebbe una vera e propria “teoria aberrante e perversa”, presentata sì come “scientifica”, ma comunque in grado di disvelare al suo interno “un inganno pseudoscientifico”.

Come riportato oggi su La Verità, che ha pubblicato la prefazione del cardinale, Robert Sarah ha deciso di soffermarsi sulle origini gnostiche della “teoria gender”.

Quella stessa gnosi che sarebbe finita per “impregnare surrettiziamente” la liturgia cattolica. I lettori si ricorderanno del “dialogo” relativo a un Motu proprio riguardante le competenze in materia liturgica con il Santo Padre.

Io non esito – ha scandito il prefetto della Santa Sede sul gender – a dire che ci vedo da parte mia la mano del diavolo“.
Richiamando Papa Francesco, il porporato ha voluto condividere il punto di vista del pontefice argentino: il gender farebbe parte di un progetto di “colonizzazione ideologica” che punterebbe dritto alla distruzione della famiglia.

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