Scuole cattoliche: la concorrenza sleale dello Stato

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Paritarie, tra élite e diplomifici c’è di mezzo la concorrenza sleale dello Stato

Chi attribuisce alle paritarie una crisi di iscrizioni e una forbice qualitativa, come fanno Checchi e De Paola su lavoce.info, dimentica alcune cose essenziali

In un articolo apparso su lavoce.info il 16 gennaio 2018, i professori Daniele Checchi e Maria de Paola hanno proposto un’interpretazione economica del calo di iscritti nelle scuole paritarie tra il 2012/13 e il 2015/16.

Secondo gli autori, un tale calo non sarebbe da imputarsi a ragioni legate al finanziamento pubblico dell’offerta, perché le (poche) risorse statali destinate a queste scuole sono state stabili nel periodo.
La minore attrattiva di queste scuole sarebbe invece dovuta, utilizzando le parole degli autori, “ad un posizionamento agli estremi della distribuzione degli studenti per livelli di abilità: nella parte alta, dove famiglie facoltose vogliono assicurare ai propri rampolli una formazione e un network di ‘qualità’ (…) oppure nella parte bassa, dove le famiglie che possono permetterselo ‘comprano’ per i propri figli titoli di studio dai cosiddetti diplomifici”.

In altre parole, le scuole private avrebbero scelto di diventare o istituti di élite per famiglie ricche, o ambiti eticamente discutibili in cui le famiglie acquistano i titoli di studio senza che avvenga veramente alcun processo educativo. Pertanto, avrebbero così ridotto la propria attrattività e sarebbero destinate ad un calo di iscrizioni, già evidentemente in atto.

Certamente, la (presunta) “crisi” delle scuole paritarie è un fenomeno significativo, ben descritto dall’analisi dell’Istat commentata dagli autori, e con ricadute importanti sullo sviluppo del nostro sistema educativo e della nostra società. L’articolo ha il pregio di proporne alcune interessati interpretazioni.

A mio parere, tuttavia, vi sono due fattori trascurati dall’analisi i quali, invece, meritano una attenzione particolare.  (altro…)

Card. Erdo: l’Occidente è malato

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L’occidente è malato e il morbo che da tempo l’attanaglia “è il relativismo, cioè l’incapacità di dire che qualcosa è oggettivamente giusto o oggettivamente sbagliato”.

E’ stato chiaro, parlando qualche giorno fa a New York, il cardinale Péter Erdo, dal 2002 arcivescovo di Budapest e primate d’Ungheria, uno dei paesi più in rotta con Bruxelles circa la strada da percorrere per determinare il futuro dell’Unione. Erdo – che è stato anche presidente delle Conferenze episcopali europee e Relatore generale all’ultimo Sinodo dei vescovi, quello sulla famiglia – ha parlato alla Columbia University, dove ha tenuto la Bampton lecture.

“Il relativismo è all’origine della grave crisi che caratterizza gli stati moderni secolari. Senza un fondamento nella legge naturale, le società diventano instabili e il male morale diviene ammissibile”.

Una fotografia cupa, la sua, la quale più che nel pessimismo affonda le radici nel realismo: “E’ ormai divenuto difficile per lo stato decidere ciò che è buono per l’uomo, avendo smarrito ogni ancoraggio alla legge naturale e a una prospettiva religiosa. Indebolendo la fede nella razionalità del mondo le società perdono fiducia nelle istituzioni democratiche”.
Ecco allora che “anche le maggioranze possono prendere decisioni sbagliate o dannose, soprattutto se il concetto di bene comune diventa incerto, dal momento che non c’è più consenso nemmeno sui fondamenti antropologici della legge”. (altro…)

Messori: morire “bene”

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«Ormai, anche per tanti credenti divenuti incerti sulla verità dell’Aldilà cristiano, potrà sembrare strano quanto sto per dire: ma il progetto che domina su tutti è di chiudere “bene” la mia avventura terrena. Insomma, per dirla chiara: vorrei innanzitutto morire “bene”, nel senso evangelico».

Sapete di chi sono queste parole così inusuali?
Non di un cardinale, non di un vescovo, di un parroco, di un religioso o di un teologo.
Sono in realtà di un laico cattolico, ma non di uno qualunque: Vittorio Messori. (altro…)

Nuovo e-Book gratis: Il socialismo, patologia millenaria dell’umanità

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Nel sito dal quale si possono scaricare gratuitamente buoni libri http://www.totustuus.es è disponibile un nuovo volume:

Il socialismo
patologia millenaria dell’umanità

È una raccolta di quattro saggi: del matematico russo I. Safarevic, del Beato prof. Giuseppe Toniolo, dell’apologista francese Auguste Nicolas, del contro-rivoluzionario G. Cantoni.

Si tratta rispettivamente di testi di epoche diverse:

  1. Passato e avvenire del socialismo (1981)
  2. Il socialismo nella storia della civiltà (1903)
  3. Del protestantesimo e di tutte le eresie in rapporto al socialismo (1859)
  4. La socialdemocrazia fabiana, new look dell’”opzione socialista” (1990)

Questi scritti sono oggi necessari più che mai, poiché ormai con il termine “socialismo” si designano spesso fenomeni completamente differenti: a) la teoria; b) un regime sociale esistente.

Tuttavia, gli elementi che rientrano nell’ideale socialista (abolizione della proprietà privata, della famiglia, della gerarchia, avversione per la religione) sono rimasti gli stessi per millenni e possono essere intesi come manifestazioni di un unico principio fondamentale: la repressione dell’individuo.

Si può pertanto interpretare il socialismo come una manifestazione dell’istinto d’autodistruzione dell’uomo – frutto dell’ostilità verso l’individualità – e della conseguente volontà di distruggere le forze che sostengono e rafforzano questa individualità: la religione, la cultura, la famiglia, la proprietà individuale.

Bologna: un parroco paterno, un educatore fermo

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Grazie al prete
che dice la verità ai nostri figli

di Alessandro Sallusti, Direttore de Il Giornale, del 10/11/2017

Don Lorenzo Guidotti è parroco in un quartiere di Bologna e da ieri al centro di un linciaggio politico e mediatico per avere scritto su Facebook parole dure sulla ragazzina che ha raccontato ai carabinieri di essersi svegliata seminuda, ancora ubriaca e derubata dopo essere stata violentata da un immigrato che aveva incontrato poco prima.

Quella del parroco («te la sei cercata») è un’omelia scorretta, ma è la stessa che ogni genitore dovrebbe fare ogni giorno ai propri figli.
E siccome ciò non avviene, o almeno non quanto dovrebbe, grazie a Dio un saggio prete vecchio stile ci riporta alla dura realtà.

Cosa avrebbe detto di così sconveniente don Lorenzo, attaccato al punto che ha dovuto scusarsi?
Vediamo. (altro…)

Avvenire: sempre più lontano dalla fede

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Dimenticati 1.500 anni di attacchi dell’islam all’Occidente
Spot allo “Ius Soli e “dimenticanza” dell’aborto

Già da diversi anni i dati Istat certificano il drammatico calo delle nascite nel nostro paese, tanto che il numero dei morti ha ormai superato quello dei nati.
Eppure, Avvenire, il quotidiano dei vescovi italiani, sembra focalizzare l’attenzione sul problema demografico proprio ora, guarda caso nel bel mezzo del dibattito politico circa l’approvazione dello “Ius soli”.
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L’Opzione Benedetto spiegata dal suo autore

Fede e ragione

 L’Opzione Benedetto spiegata dal suo autore.
Intervista a Rod Dreher

«Noi cristiani dobbiamo essere il sale della terra, ma questo sale è diventato insipido.
Inutile sperare che siano i preti o i politici a salvarci.
Adesso tocca a noi muoverci»

Tutto cominciò nel 1969, quando il teologo Joseph Ratzinger così parlò:
«Dalla crisi odierna emergerà una Chiesa che avrà perso molto.
Diventerà piccola e dovrà ripartire più o meno dagli inizi.
Ripartirà da piccoli gruppi, da movimenti e da una minoranza che rimetterà la fede e la preghiera al centro dell’esperienza e sperimenterà di nuovo i sacramenti come servizio divino e non come un problema di struttura liturgica.
A me sembra certo che si stanno preparando per la Chiesa tempi molto difficili.
La sua vera crisi è appena incominciata.
Si deve fare i conti con grandi sommovimenti.
Ma io sono anche certissimo di ciò che rimarrà alla fine: non la Chiesa del culto politico, ma la Chiesa della fede
».

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Protestantizzazione attraverso la corrosione…

Fede e ragione

MARTIN LUTERO – di A. Pellicciari: “Corrosione della Chiesa Cattolica mediante la protestantizzazione” (ed. Cantagalli)

http://www.edizionicantagalli.com/cgi-bin/catalogo/index_catalogue.pl Grazie al blog di Father Z  riportiamo un articolo di Andrea Gagliarducci, uscito su Vatican Monday del 04.01.2016 quale commento al nuovo libro di Angela Pellicciari, MARTIN LUTERO, sul pericoloso ed avanzato processo di corrosione della Chiesa Cattolica mediante una lenta e sorda protestantizzazione che sta mirando, ora come non mai, a destabilizzare il Ministero petrino e a deleggittimare il Magistero della Chiesa. 

Quall’articolo anti-americano de la Civiltà cattolica

Fede e ragione

 Quell’articolo strano, inquietante e antiamericano di La Civiltà Cattolica

 di Samuel Gregg

 L’antiamericanismo è vecchio quanto la Rivoluzione americana stessa (se non di più).
Gli Stati Uniti, come tutte le nazioni, hanno i loro difetti, ma sono loro ad attirare un’attenzione spropositata da parte del resto del mondo.
Questo dipende anche dall’importanza dei mass-media americani, dal fatto che le loro notizie arrivano in tutto il mondo e dallo status di superpotenza degli Stati Uniti.
Su scala globale, le scelte fatte dall’Argentina o dall’Italia, ad esempio, non sono importanti per gli affari internazionali quanto quelle degli Stati Uniti.

Alcune delle analisi più acute sugli Stati Uniti non sono state scritte da americani. Un’analisi esemplare è La democrazia in America (1835/1840) di Alexis de Tocqueville.
Eppure, nonostante la grande e intensa attenzione dedicata agli Stati Uniti, non è difficile trovare articoli scritti da non americani intelligenti che però riflettono gravi incomprensioni e a volte una palese ignoranza sulle correnti politiche, economiche e culturali che definiscono l’America.

Questo mi porta a pensare ad un articolo strano pubblicato recentemente in La Civiltà Cattolica: la rivista quindicinale gesuita italiana che gode di uno status quasi ufficiale, in quanto il Segretariato di Stato della Santa Sede esercita la supervisione sugli articoli pubblicati.
L’articolo a cui mi riferisco è: “Fondamentalismo evangelicale e integralismo cattolico. Un sorprendente ecumenismo”.
I suoi autori, Padre Antonio Spadaro, SJ (direttore di La Civiltà Cattolica)e il Pastore presbiteriano Marcelo Figueroa (direttore dell’edizione argentina dell’Osservatore Romano) esprimono diverse affermazioni su tendenze politiche e religiose specifiche degli Stati Uniti: affermazioni che, nella migliore delle ipotesi, sono inconsistenti e inesatte.

Prendiamo in considerazione, ad esempio, l’analogia tra le prospettive teologiche di particolari filoni dell’evangelismo americano e l’ISIS.
Per quanto ne so, quelli che si definiscono fondamentalisti americani non distruggono 2000 anni di tesori architettonici, non decapitano i musulmani, non crocifiggono i cristiani mediorientali, non supportano una vile letteratura antisemita ne massacrano sacerdoti francesi ottantenni.
Un’altra tesi discutibile dell’articolo è che il Sacro Romano Impero sia stato costituito con l’intento di realizzare il Regno di Dio sulla terra.
Questa particolare analisi sarà vista come una novità dagli storici esperti di quella complicata entità politica che divenne, come dice il proverbio inglese, Sacra, romana e un impero.

Ci sono anche diversi legami tra lo scetticismo sul cambiamento climatico, la fede dei cristiani bianchi del sud degli Stati Uniti (commenti che se rivolti ad altri gruppi razziali sarebbero stati denunciati perché sconfina nel fanatismo) e i pensieri apocalittici di alcuni americani evangelici. In sostanza, si afferma che queste cose riflettono e aiutano ad alimentare una vista manichea del mondo da parte degli Stati Uniti.
Poi c’è la particolare associazione dell’articolo con l’eresia del "vangelo della prosperità" legata agli sforzi recenti per proteggere la libertà religiosa in America.

Senza dubbio, gli studiosi evangelici e altri esperti metteranno in evidenza i numerosi problemi riguardanti la comprensione della storia del cristianesimo evangelico e del fondamentalismo negli Stati Uniti.
Un mio amico agnostico, che è uno storico eminente dell’evangelismo americano in una prestigiosa università laica, mi ha detto che l’articolo mostra un’“ignoranza ridicola”.
Sospetto anche che il Pastore Figueroa e Padre Spadaro siano ignari, per esempio, dell’adesione di molti evangelici al diritto naturale negli ultimi decenni: qualcosa che, per definizione, immunizza ogni serio cristiano dalle tendenze fideiste.

Ma due particolari affermazioni degli autori richiedono una risposta più dettagliata.

Chi è un manicheo?
Come leggiamo nell’articolo, gli autori affermano che il fondamentalismo evangelicale ha fatto sì che l’America adottasse una comprensione manichea degli affari internazionali.
Essi sostengono, tuttavia, che Papa Francesco rifiuta ogni immagine di un mondo in cui si contrappongono il bene e il male assoluti.
Invece, dicono, il papa saggiamente riconosce che “alla radice dei conflitti c’è sempre una lotta di potere”.

Senza dubbio, il desiderio di potere motiva alcuni attori internazionali.
È altrettanto importante riconoscere che alcune idee – come marxismo, leninismo, jihadismo islamico o nazionalsocialismo – hanno spinto i movimenti transnazionali e gli stati-nazione ad agire in modo malvagio perché le idee stesse sono malvage.
Per gli americani (e per chiunque altro) riconoscere questo e chiamare queste cose con il loro nome non significa credere nel manicheismo.
Si tratta semplicemente di riconoscere che alcune idee sono veramente malvage e portano molte persone, persino nazioni, a compiere atti gravemente cattivi.

Non si può comprendere, per esempio, il regime populista che sta ora distruggendo il Venezuela, a meno che non ci rendiamo conto che la sua leadership e molti dei suoi sostenitori sono in parte motivati ​​da una visione profondamente conflittuale del mondo.
Questa visione deriva soprattutto e direttamente da Marx e Lenin (cosa che potrà dichiarare chiunque abbia ascoltato una delle brevi sfuriate televisive di tre ore di Hugo Chávez).
Vale la pena ricordare che quando il presidente Ronald Reagan definì l’Unione Sovietica “l’impero malvagio” nel 1983, milioni di persone al di là dalla Cortina di Ferro hanno immediatamente compreso quello di cui parlava.
Sapevano che i sistemi in cui vivevano erano basati su idee malvage sulla natura dell’uomo e della società.

Inoltre, il fatto che alcuni americani descrivano (spesso accuratamente) regimi particolari come malvagi non significa che considerino gli Stati Uniti un Regno di Dio embrionale sulla terra.
Oggi, molti americani evangelici sono profondamente angosciati, per esempio, dallo status dell’élite e della cultura popolare negli Stati Uniti. E sottolineano subito questi fallimenti, anche quando tali debolezze si manifestano nei loro ranghi.
Ciò dovrebbe far riflettere molti europei e latinoamericani prima di dire che milioni di cristiani negli Stati Uniti hanno una visione manichea del mondo. 

Ecumenismo, evangelici e cattolici
Una seconda tesi problematica che caratterizza l’articolo di Spadaro-Figueroa che richiede maggiore attenzione è la sua definizione del rapporto tra molti cattolici ed evangelici negli Stati Uniti: un rapporto su cui il sacerdote e il pastore hanno chiaramente delle riserve.

Padre Spadaro e il Pastore Figueroa osservano correttamente che molti cattolici e evangelici hanno riconosciuto di aver avuto, negli ultimi decenni, obbiettivi comuni per quanto riguarda “aborto, il matrimonio tra persone dello stesso sesso, l’educazione religiosa nelle scuole e altre questioni considerate genericamente morali o legate ai valori”.
Aggiungono che “sia gli evangelicali sia i cattolici integralisti condannano l’ecumenismo tradizionale, e tuttavia promuovono un ecumenismo del conflitto che li unisce nel sogno nostalgico di uno Stato dai tratti teocratici”.

Da “Integralisti cattolici” possiamo sicuramente presumere che gli autori si riferiscano ai tanti cattolici americani (normalmente etichettati come “conservatori”) che hanno scelto di allearsi con gli evangelici per difendere cose come la cultura della vita e la libertà religiosa da quella forma di secolarismo dottrinare dilagante sotto l’amministrazione Obama.
Ma la stragrande maggioranza di questi cattolici non sono “integralisti” per non parlare dei teocratici in attesa. Piuttosto il contrario. Né la maggioranza degli evangelici negli Stati Uniti spinge i programmi teocratici.

Se si esaminano, ad esempio, le dichiarazioni di vari studiosi e intellettuali coinvolti in movimenti come “Evangelicals and Catholics Together”, vediamo che non contengono nessuna aspirazione teocratica.
La discussione ecumenica tra coloro che si impegnano in questi sforzi ha portato nel tempo a risultati positivi con chiarimenti dei punti comuni, rimozione di idee sbagliate, individuazione di blocchi dottrinali reali e individuazione di aree in cui possono essere fatti insieme lavori pratici per promuovere il bene comune.
Ciò è in netto contrasto con i luoghi comuni e le assurdità che hanno da sempre caratterizzato la discussione ecumenica insieme al rapido declino delle confessioni protestanti che da tempo si sono allontanate dalle verità basilari cristiane sulla fede e la morale che la maggioranza degli evangelici continua ad affermare rigorosamente.

Inoltre, quando negli Stati Uniti i cristiani evangelici e i cattolici affermano che, ad esempio, gli esseri umani non ancora nati hanno diritto alle stesse protezioni dall’uso ingiusto della forza letale come qualsiasi altro essere umano o che la libertà religiosa è qualcosa in più di una semplice libertà di culto, o che i genitori hanno il diritto di insistere affinché i loro figli non debbano sorbirsi la sciocchezza della “teoria del gender” a scuola, tali argomenti sono sempre più trattati in termini appartenenti alla sfera pubblica.
I cattolici hanno una lunga tradizione su tali questioni. Eppure è anche un approccio che molti evangelici hanno iniziato ad adottare solo negli ultimi anni.

Questo non aggiunge nulla al discorso dell’imposizione della teocrazia o alla pretesa di privilegi speciali, per non parlare dei tentativi di facilitare accordi tra Stato e Chiesa o qualche tipo di nazionalismo americano evangelico/cattolico.
Contrariamente alle affermazioni di Padre Spadaro e del Pastore Figueroa, questa non è “una diretta sfida virtuale alla laicità dello Stato”.
Si tratta di affermare che le verità che tutte le persone possono conoscere attraverso la ragione naturale possono anche essere legittimamente riconosciute in società pluralistiche come gli Stati Uniti.
Inoltre, affermare così tali verità aiuta anche a facilitare la libertà e l’autentico pluralismo negli Stati Uniti (contrariamente all’ideologia della “diversità”).
Queste verità aiutano anche a proteggere i non cristiani e i non credenti, così come un qualsiasi altro americano, dalla coercizione ingiusta.

Un problema di attendibilità
Se l’articolo di La Civiltà Cattolica riflettesse semplicemente le opinioni di un qualsiasi prete cattolico occidentale e di un ministro argentino presbiteriano, pochi sarebbero preoccupati per il suo contenuto.
Ma gli articoli di La Civiltà Cattolica sono controllati dal Segretariato di Stato della Santa Sede.
Quindi, è curioso che chiunque abbia approvato l’articolo (supponendo che fosse stato correttamente verificato) presso la Segreteria di Stato non abbia preso in considerazione la mescolanza fatta dagli autori su questioni indirettamente collegate, o sollevato questioni sul tono emotivista dell’articolo, o notato che Padre Spadaro e il Pastore Figueroa hanno una conoscenza amatoriale della storia religiosa degli Stati Uniti e dei punti più importanti della politica americana.
Se è vero che la bandierina rossa non è stata alzata – o è stata ignorata – allora tutti i cattolici, americani e non, hanno ragione di preoccuparsi.
Non è semplicemente nell’interesse della Chiesa universale sviluppare o incoraggiare visioni generalmente false sugli Stati Uniti o sull’Anglosfera.

Tutte le persone, tra cui il papa e i suoi consiglieri, sono libere di avere le proprie opinioni sulle diverse nazioni e comportamenti internazionali.
Nessuno si aspetta che il vescovo di Roma sia acritico verso gli Stati Uniti o qualunque altro Paese.
C’è molto da criticare sugli Stati Uniti, proprio come sull’Argentina (fallimenti in materia economica, invidia sempre presente e idolatria della persona, incoraggiate dal veleno del peronismo) o sull’Italia (corruzione e clientelismo dilagante nella sua cultura politica ed economica a cui i funzionari vaticani e gli ecclesiastici italiani non hanno, purtroppo, dimostrato di essere immuni).

Tuttavia, lo sviluppo di tali opinioni dovrebbe essere accompagnato da un’attenta riflessione, informazioni dettagliate e una comprensione accurata della storia e dello sviluppo di un paese.
Purtroppo, tutto questo manca nell’articolo Spadaro-Figueroa ed è evidente.
Ma il danno maggiore lo subisce l’attendibilità della Santa Sede nel suo contributo sulla sfera internazionale. E nessuno trae beneficio da questo, meno di tutti Papa Francesco.

 

NOTE: L’articolo originale On that strange, disturbing, and anti-American “Civiltà Cattolica” article è stato pubblicato su The Catholic World Report il 14 luglio 2017. La traduzione italiana è dell’Istituto Acton.

Samuel Gregg

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Messori: (islam) dialoganti sognatori

Fede e ragione

 Vittorio Messori, da: Il Timone (http://www.iltimone.org/it_IT/home/t-shop/abbonati), agosto 2017.

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 Quando la finiremo di illuderci, ripetendo  ossessivamente il mantra del “dialogo”, sempre e comunque, per affrontare ogni problema, persino l’aggressività mortifera dell’islamismo?

Il dialogo, tra l’altro, presuppone che ciascuno dei dialoganti metta sul tavolo, con chiarezza, le sue ragioni.
Cosa impraticabile se si ha di fronte un musulmano: uno dei capisaldi del Corano stesso non solo della tradizione maomettana, è che ebrei e cristiani hanno manipolato le Sacre Scritture.

Soprattutto, per quanto riguarda i cristiani, eliminando le parole di Gesù, quando avrebbe annunciato la venuta dopo di Lui del “Sigillo dei profeti”, Muhammad.
Dunque, dicono, inutile perdere tempo con dei falsari.

Così, all’islamico, è addirittura proibito leggere la Bibbia, Antico e Nuovo Testamento (difatti non sono tradotti in arabo), perché si rischierebbe di prestar fede alle menzogne dei devoti di Jahvé e di quelli di Gesù Cristo.
Ma allora: che dialogo ci si può aspettare da un interlocutore che ti considera a priori uno spacciatore di menzogne?

Eppure, qualche dialogante ad ogni costo (anche nelle alte gerarchie ecclesiali) non si rassegna a ricorda il rispetto con il quale il Corano parla di Isa, Gesù, e di sua madre Maryam.
Stanco di queste argomentazioni, un docente della Sorbona di Parigi, Roger Arnaldez, considerato il maggiore islamologo francese, ha deciso di esaminare ciò che dicono di Gesù non soltanto il Corano ma anche le migliaia di hadit, cioè di detti attribuiti a Muhammad dalla tradizione islamica.

Vediamo le sue conclusioni, dopo la lunga ricerca: «I cristiani rischiano di emozionarsi, venendo a conoscere i molti versetti coranici su Gesù e Maria. Ma non si lascino ingannare: tutti i commenti islamici, dagli inizi ad oggi, convergono nell’indicare Gesù, senza esitazione, come il penultimo profeta. E’ un Gesù che non ha nulla a che fare con il Personaggio dei Vangeli: è interamente musulmano e condanna duramente i cristiani che lo hanno scambiato per Figlio di Dio, ricordando che Allah è l’unico Dio e non ha di certo prole. Ogni dialogo, poi, è interdetto anche perché, per il credente musulmano, sul mondo deve regnare soltanto la legge di Allah, rivelata a Muhammad, e l’islam non riconosce, anzi giudica blasfeme, le parole liberatorie di Cristo: “Date a Cesare quel che è di Cesare, e a Dio quel che è di Dio”».

Cose, queste, che dovrebbero essere ben note ma che non fermano né fermeranno i dialoganti a ogni costo.
Liberi di sognare, ma la realtà non ha compassione per le intenzioni buone ma irrealistiche.

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