Mons. Azuaje: «Il socialismo ha distrutto il Venezuela»

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Alla vigilia dell’incontro con il Papa dei vescovi venezuelani, il presidente della Conferenza episcopale denuncia la gravissima situazione economica ed umanitaria provocata dal regime socialista. Gravi ripercussioni anche per la Chiesa che, pur privata di preti e religiosi e delle sue risorse, non cessa di servire il suo popolo.

 

Da giovedì 6 giugno a sabato 15 settembre, i vescovi venezuelani svolgono la tradizionale visita Ad Limina Apostolorum, un evento di grande importanza. L’ultima volta che i vescovi venezuelani sono stati insieme in Vaticano è stata infatti nel 2009 sotto il pontificato di Benedetto XVI, ora Papa emerito. Dopo 9 anni più di quaranta vescovi ritornano dunque, ma in una situazione sociale ed ecclesiale molto diversa, quando il Venezuela si trova in una situazione di collasso generale, cosa mai accaduta nella sua storia.

 

Per capire la realtà del popolo venezuelano e il servizio della Chiesa in questo contesto così difficile, La Nuova BQ ha parlato in esclusiva con il presidente dell’episcopato, l’arcivescovo di Maracaibo mons. José Luis Azuaje Ayala. L’attuale situazione del Venezuela sarà l’argomento principale dell’incontro tra l’episcopato e Papa Francesco, che si tiene oggi, martedì 11 settembre, alle 10.30 del mattino.

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Opzione Benedetto: testimonianza e battaglia per vivere da cristiani nell’oggi

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L’Opzione Benedetto è un libro che può offrire importanti consigli ai cristiani di oggi.

Ci possono essere anche dei libri contemporaneamente in qualcosa assolutamente notevoli e perfino profetici, mentre in altri aspetti assai problematici e meno convincenti.

Quest’ultimo secondo noi è il caso del recente e dibattutissimo libro di Rod Dreher (cf. L’Opzione Benedetto. Una strategia per i cristiani in un mondo post-cristiano: http://www.edizionisanpaolo.it/religione_1/spiritualita_1/parole-per-lo-spirito/libro/l-opzione-benedetto.aspx).

L’autore è un giornalista americano, nato e cresciuto metodista, poi divenuto cattolico, quindi approdato alle chiese ortodosse. E già qui si tratta di un percorso atipico e che lascia un po’ perplesso il cattolico convinto. Ma per ora passons!

La parte del libro che ci ha dato molto da riflettere e che ci sembra certamente degna di nota inizia proprio con il sottotitolo: cristiani in un mondo post-cristiano.
Che il mondo di oggi abbia cessato di essere cristiano e conforme agli assi portanti del cattolicesimo è per noi, come per Dreher, un fatto e non un punto di vista.
In francese, allo storico Paul Veyne che nel 2013 ha scritto Quand notre monde est devenu chrétien (Albin Michel) ha risposto di recente Guillaume Cuchet con un meno euforico Quand notre monde a cessé d’être chrétien (Seuil).

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Pubblicato in italiano “L’opzione Benedetto”

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Finalmente tradotto “L’opzione Benedetto. Una strategia per i cristiani in un mondo post-cristiano“.
Nata da un pensiero dell’allora Card. Ratzinger una strategia che può salvare la nostra fede, i nostri cari, il nostro impegno militante.
Un commento di Stefano Fontana sulla polemica con la rivista dei gesuiti.

Da dove nasce la proposta contenuta nel libro The Benedict Option? Leggi, politiche, programmi scolastici, progetti sulla sessualità nelle scuole, pubblicità spingono sempre più gruppi ad organizzarsi per salvare il salvabile. Non sono molti, ma lo saranno. Un altro aspetto sta poi spingendo in questo senso ed è interno alla Chiesa stessa.

Sulla “opzione Benedetto” è in atto una promettente discussione e ci sono già delle realtà cattoliche che vi fanno riferimento, se non in senso letterale almeno come spunto. Come è noto, si tratta della proposta di Rod Dreher contenuta nel libro The Benedict Option uscito negli USA nel 2017 e ora in Francia con un titolo un po’ diverso.

I gesuiti della Civiltà Cattolica lo hanno però già criticato paragonandolo all’eresia donatista dei primi secoli cristiani. Lo ha fatto padre Andreas Gonçalves Lind nel numero 4022 della rivista.
La proposta viene condannata come arrogante, fondata sulla pretesa di creare comunità di perfetti, rigide dottrinalmente e carenti di umiltà e misericordia. Molto diversa, notano i gesuiti, è la proposta di Papa Francesco che dice non di ritirarsi ma di uscire e collaborare con tutti.

A mio parere, però, c’è qualcosa che anche alla Civiltà Cattolica sta sfuggendo e a cui l’opzione Benedetto dà espressione.
Dreher si riferisce a Benedetto da Norcia. Ma molti intendono la proposta anche nel senso di Benedetto XVI-Joseph Ratzinger che, come è noto, previde che la Chiesa si ridurrà di molto e che il suo futuro dipenderà proprio dall’esistenza di piccole comunità creative veramente convinte.

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Card. Sgreccia su Alfie: attenti ai nuovi totalitarismi

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Nelle ore concitate in cui è stato annunciato il distacco della ventilazione che tiene in vita il bambino, In Terris ha chiesto un parere al card. Elio Sgreccia, esperto in bioetica, presidente emerito della Pontificia Accademia della Vita.

In questa vicenda – commenta il porporato – “non è solo che scompare la considerazione della pietà dei genitori, i quali hanno chiesto che il bambino venisse loro lasciato. Ma c’è in mezzo molto altro”.

Cos’altro, eminenza?
“È un attacco all’istituto familiare. Ma tutto nasce dallo statalismo. Esso fa rabbrividire quando suscita il ricordo di ciò che hanno fatto nella storia i regimi totalitari. Ma quello stesso statalismo è presente ancora oggi, con una differenza rispetto al passato: viene coltivato e presentato in una veste umanizzata. Di questo statalismo che decide con il suo imperio, per meri motivi economici, di chiudere l’accesso all’alimentazione e di negare le cure palliative a un bambino malato sembra che non ce ne vergognamo”.

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Da Denver una certezza: l’Humanae Vitae è sempre attuale

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È stata una delle encicliche più discusse e dibattute del secolo, eppure cinquanta anni dopo l’insegnamento dell’Humanae Vitae è sempre attuale. Lo sottolinea, in una appassionata lettera pastorale, l’arcivescovo di Denver Samuel J. Aquila. Che mette in campo tutta la sua esperienza pastorale per sostenere un concetto, in fondo, semplice: quello che dice l’Humanae Vitae non è mera teoria, ma rappresenta una buona pratica pastorale che aiuta le famiglie e le coppie ad essere più unite. E, soprattutto, risponde al volere di Dio.

Il testo entra con forza in un dibattito che si è cominciato a costruire già alla vigilia di questo anno in cui ricorre il 50esimo dell’enciclica di Paolo VI. Conosciuta da molti come “l’enciclica del no alla pillola”, pubblicata dopo una lunga gestazione che iniziò con una prima commissione sul tema della contraccezione già sotto Pio XII, sono molti i tentativi di rileggere l’enciclica in chiave moderna.

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Prete non pedofilo: lezione della Chiesa allo Stato

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Dopo una condanna pesantissima per pedofilia e sette anni scontati in carcere, per don Luciano Massaferro arriva la piena riabilitazione dalla giustizia ecclesiastica. Merito del coraggio mostrato dall’arcivescovo di Genova Bagnasco che ha fatto svolgere un processo rigoroso dal quale è uscito assolto. Parlano l’amico vescovo e il suo legale, Ronco, che sottolineano la fede con la quale ha affrontato una tragedia personale e gli errori compiuti dalla giustizia italiana: “Le cose non andarono come stabilì il giudice civile”.

 

La giustizia ecclesiastica lo ha pienamente riabilitato dall’accusa di pedofilia entrando così in opposizione con la sentenza con la quale la Cassazione stabiliva per don Luciano Massaferro di Alassio la condanna a 7 anni, scontati quasi tutti in carcere. Per i giornali la notizia è ghiotta. Infatti lo si presenta come né più né meno che un contrasto per mettere in cattiva luce il tribunale ecclesiastico, adombrando una sorta di “tenerezza” nei confronti del sacerdote che invece la giustizia penale ha ritenuto colpevole.

Di qua la giustizia civile che lo ha condannato, di là quella ecclesiastica che invece dopo un’attenta analisi della vicenda iniziata nel 2009, ha assolto “don Lu”, ribaltando completamente la decisione precedente che ora gli consentirà di poter tornare a fare il parroco e soprattutto a dire messa, salvo però impedirgli di insegnare religione nelle scuole perché per quell’incarico vale la giustizia ordinaria, che lo inibisce dalla cattedra. (altro…)

Mons. Negri: Fascismo, allarmi ideologici e diseducativi

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«Dobbiamo stare attenti a non enfatizzare delle cose che esistono relativamente. A me non pare che ci siano pericoli particolari…  Ogni forma di violenza, da qualunque parti arrivi, è sempre da rifiutare, assolutamente, senza però gridare “al lupo, al lupo” tutti i momenti».

Queste parole del cardinale Angelo Bagnasco a chi gli chiedeva se non fosse preoccupato per il ritorno di movimenti fascisti, sono da condividere pienamente.
Proprio per la mia personale esperienza di decenni di attività pastorale e culturale fra i giovani, a Milano e non solo, posso testimoniare che questo richiamo al fascismo o alla rinascita del fascismo che ritorna periodicamente è una delle cose più vergognose del nostro paese, ed è costato violenza e sangue ai giovani italiani. (altro…)

Perché oggi non possiamo essere clericali

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Straordinaria meditazione, da leggere al p.c., cioè con calma, prendendosi 5′ per rifletterci sopra.

Perché ci vuoi uomini di preghiera, ma anche di azione responsabile.
Consapevoli che non ci sono altri che recitano la parte che ci hai dato

Te Deum laudamus per l’irrilevanza politica di quel che rimane del popolo cattolico italiano. E per la difficoltà che esso ha di trovare guide e di dare testimonianza nel mondo.

Non avendo nulla del progressista, rendo grazie a Dio non in ossequio a un pauperismo di risulta, all’insegna del finalmente siamo riusciti a eliminare i condizionamenti confessionali dalla vita pubblica.
È insegnamento della dottrina sociale della Chiesa, confermato dalla realtà, che le leggi influenzano i comportamenti dei singoli e del corpo sociale; norme come quelle approvate nella legislatura appena conclusa, che sovvertono le basi della comunità familiare, della relazione educativa, dell’aiuto ai più deboli, della tutela del concepito, dell’ammalato, dell’anziano, indeboliscono i fondamenti della vita civile.

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Chi ha paura di Lepanto (e della Polonia)?

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In tanti insorgono giustamente davanti alla tendenza nelle scuole di “cancellare” il Natale, raccontando agli studenti che si tratta delle vacanze d’inverno ed evitando accuratamente presepi e qualsiasi simbolo che ricordi il vero significato che sta nella nascita di Gesù. E in questi giorni tanti si sono scandalizzati (giustamente) perché in alcune contee inglesi si è deciso di sostituire nei calendari il “prima” e “dopo Cristo” con “prima dell’Era Comune” e “Era Comune”. Tutto per rispettare le minoranze religiose, leggi i musulmani. Una vera idiozia, un insulto all’intelligenza, perché è anzitutto negazione della realtà. Su questo almeno, i cattolici sembrano convenire.

Eppure nessuno trova nulla da ridire sul fatto che nella Chiesa ormai si censura l’origine della festa liturgica che abbiamo celebrato ieri, la Beata Vergine del Rosario, ovviamente per rispetto dei musulmani. Non so chi abbia avuto il privilegio ieri alla messa di ascoltare un prete ricordare che la festa trae origine dalla battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571 in cui la flotta cristiana sconfisse la flotta turca salvando l’Europa dall’invasione islamica, una vittoria che si deve alla fede di tanti cattolici europei che accompagnarono la flotta con un esercito di rosari. Credo pochissimi. E anche laddove non si è potuto tacere sulla battaglia di Lepanto, lo si è detto di corsa, circondandolo di frasi vuote sulla pace e sull’umanità unita in un abbraccio. (altro…)

Negri: Manchester, morti senza ragioni

Attualità

 "Poveri figli della società che non riconosce il Male"
 di Mons. Luigi Negri

 

 Carissimi figli,

mi sento di chiamarvi così anche se non vi conosco. Ma nelle lunghe ore di insonnia che hanno seguito l’annuncio di questo terribile attentato, in cui molti di voi hanno perso la vita e molti sono rimasti feriti, vi ho sentiti legati a me in un modo speciale.

Siete venuti al mondo, molte volte neanche desiderati,  e nessuno vi ha dato delle «ragioni adeguate per vivere», come chiedeva il grande Bernanos alla generazione dei suoi adulti. Vi hanno messo nella società con due grandi princìpi: che potete fare quello che volete perché ogni vostro desiderio è un diritto; e l’importanza di avere il maggior numero di beni di consumo.

Siete cresciuti così, ritenendo ovvio che aveste tutto. E quando avevate qualche problema esistenziale – una volta si diceva così – e lo comunicavate ai vostri genitori, ai vostri adulti, c’era già pronta la seduta psicanalitica per risolvere questo problema. Si sono solo dimenticati di dirvi che c’è il Male. E il Male è una persona, non è una serie di forze o di energie. È una persona. Questa persona s’è acquattata lì durante il vostro concerto. E l’ala terribile della morte che porta con sé vi ha ghermito. 

Figli miei, siete morti così, quasi senza ragioni come avevate vissuto. Non preoccupatevi, non vi hanno aiutato a vivere ma vi faranno un "ottimo" funerale in cui si esprimerà al massimo questa bolsa retorica laicista con tutte le autorità presenti – purtroppo anche quelle religiose – in piedi, silenziose. Naturalmente i vostri funerali saranno fatti all’aria aperta, anche per quelli che credono, perché ormai l’unico tempio è la natura.

Robespierre riderebbe perché neanche lui è arrivato a questa fantasia. Del resto nelle chiese non si fanno più funerali perché, come dice acutamente il cardinale Sarah, nelle chiese cattoliche ormai si celebrano i funerali di Dio. Non dimenticheranno di mettervi sui marciapiedi i vostri peluche, i ricordi della vostra infanzia, della vostra prima giovinezza. E poi tutto sarà archiviato nella  retorica di chi non ha niente da dire di fronte alle tragedie perché non ha niente da dire di fronte alla vita.

Io spero che almeno qualcuno di questi guru – culturali, politici e religiosi – in questa situazione trattenga le parole e non ci investa con i soliti discorsi per dire che «non è una guerra di religione», che «la religione per sua natura è aperta al dialogo e alla comprensione». Ecco, io mi auguro che ci sia un momento silenzioso di rispetto. Innanzitutto per le vostre vite falciate dall’odio del demonio, ma anche per la verità. Perché gli adulti dovrebbero innanzitutto avere rispetto per la verità. Possono non servirla ma devono averne rispetto.

Io comunque, che sono un vecchio vescovo che crede ancora in Dio, in Cristo e nella Chiesa, celebrerò la messa per tutti voi il giorno del vostro funerale perché dall’altra parte – quale che siano state le vostre pratiche religiose – incontriate il volto carissimo della Madonna che, stringendovi nel suo abbraccio, vi consolerà di questa vita sprecata, non per colpa vostra ma per colpa dei vostri adulti.

* Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

23-05-2017 – http://www.lanuovabq.it/it/articoli-decine-di-giovani-morti-in-attentato-a-manchesterpoveri-figli-della-societa-che-non-riconosce-il-male-19937.htm#.WSQBp3CrO75.facebook

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