beatificato l’economista di Maria

Fede e ragione

\"\"Ecco l\’unico articolo onesto e corretto – per ora – apparso sulla stampa italiana nei giorni successivi all\’annuncio della beatificazione del grande economista veneto. Purtroppo, il docente autore dell\’articolo, non si propone pubblicamente come cattolico ma è uno studioso serio.

Contro Marx ma con la gente

di Paolo Pecorari
Docente Ordinario di Storia Economica all\’Università di Udine
da Avvenire, 15/11/2011

 

L’opera di Giuseppe Toniolo (1845-1918) si colloca in una dimensione sovranazionale e va considerata tenendo conto delle coeve esperienze maturate nell’ambito del cattolicesimo sociale non solo italiano, ma anche francese, belga e tedesco. Centrale in essa è il rapporto tra etica ed economia, come pure tra etica e politica. I due aspetti non possono essere disgiunti, nel senso che la componente etico-politica si spiega alla luce di quella etico-economica.

Per Toniolo l’economia deve criticamente indagare sia i termini della interazione soggetto-oggetto, ovvero della dialettica uomo-cose, sia quelli del rapporto uomo-uomo. La considerazione dei fatti economici non si esaurisce nel momento descrittivo, ma postula un progetto di trasformazione del reale secondo un obiettivo preciso, ancorché resti sempre da valutare in che misura il dato sia modificabile dalla volontà. Movendo dall’analisi dei classici dell’economia (soprattutto Smith e Ricardo) e prendendo le distanze dalla logica di un mercato privo di regole, non contesta la validità del principio che vede nell’interesse individuale uno degli impulsi massimi dell’umana operosità, ma respinge l’idea che si tratti dell’unico motore. Insiste nel contempo sull’influenza dello "spirito religioso" e, per dimostrarlo, si appoggia all’autorità del Minghetti e del Romagnosi, del Messedaglia e del Contzen.

In relazione ai diversi fattori produttivi (terra e capitale), l’uomo è da lui ritenuto causa efficiente prima e massima delle leggi sociali ed economiche: l’uomo nella sua completezza, tomisticamente inteso come sinolo (unione stretta) di materia e di forma, dove la forma è l’atto primo del corpo fisico organico che ha la vita in potenza. Ne deriva che il lavoratore viene prima del capitale e non può essere sfruttato in base a una logica di puro profitto. Assunto, questo, che si accompagna a un’esigenza di riforma dell’economia capitalistica in senso antropologico-cristiano, che dà spazio al "bene comune" concretamente determinato, inteso non tanto nel suo dettato formale, quanto piuttosto in quello storico. Ciò spiega perché il Toniolo prospetti l’esigenza di edificare una società nuova, libera e giusta, dove l’economia si raccordi all’etica, la ricchezza non sia un fine ma un mezzo, il concetto di utile venga subordinato alla centralità della persona, l’essere abbia il primato sull’avere e la società civile esprima negli uomini che la costituiscono, e la rappresentano, perenni valori morali sempre risorgenti e insieme profondamente rinnovatori.

Per l’edificazione di questa nuova società dal volto umano, il Toniolo si adopera sia cercando di superare l’empirismo che spesso caratterizza l’azione del movimento cattolico italiano, sia moltiplicando le occasioni di confronto culturale e di collegamento con gli ambienti più avanzati del movimento cattolico europeo, sia prendendo in esame problemi quali – ad esempio – il riscatto dei ceti popolari attraverso molteplici interventi: dalla perequazione fiscale alla tutela dei contratti di lavoro, dall’estensione di adeguati poteri agli enti locali all’introduzione di un sistema di referendum comunali sul modello svizzero, dalla legislazione protettiva del lavoro all’assicurazione contro gli infortuni, le malattie, la vecchiaia, dalla riduzione progressiva delle spese militari alle economie nei servizi improduttivi della burocrazia amministrativa, dal disarmo generale progressivo all’arbitrato internazionale. Tutti obiettivi che presuppongono un originale concetto di democrazia, da lui elaborato in uno scritto del 1897. In esso il Toniolo asserisce che la vera democrazia è un ordinamento civile, non politico. Così affermando, egli prende le distanze dalle implicazioni che all’ascendenza classica del termine vengono da Marx, il quale nel demos vede non il popolo in generale, bensì una sola classe, anzi la vera classe trainante della storia: in altre parole, il proletariato, con ruolo e compiti rivoluzionari. In pari tempo, Toniolo vuole romperla con «ogni resto di conservatorismo liberale», non potendosi vagheggiare la democrazia come una forma-partito volta al superamento compromissorio di una destra e di una sinistra, del conservatorismo e del sovversivismo. Quel che occorre è invece un’idea-forza unificante, vale a dire il "bene comune", in cui risiede la più robusta ragione dei vincoli civili.

Il criterio di giudizio del Toniolo assume dunque una valenza teleologica, ma non manca la prospettiva organica, istituzionale, che riconosce legittimità alla partecipazione del popolo al potere, non solo attraverso il voto per la selezione dei propri rappresentanti, ma attraverso l’elezione diretta del capo dello Stato. Altri elementi concorrono a definire la posizione del Toniolo in materia di democrazia: l’interclassismo, prospettato secondo una dinamica ascensionale delle forze sociali e mirante a forme di cooperazione nella logica del riformismo; il ruolo fondamentale dei corpi intermedi (dalla famiglia alle organizzazioni professionali); il concetto di diritto coniugato con quello di dovere; la difesa della libertà personale e privata, che non emargina l’idea di diritto bensì la recupera come una delle facce della medesima realtà; l’integrazione della giustizia commutativa con quella distributiva; il supporto degli ordinamenti civili e politici al progresso della vita degli individui.

Riflettendo su questi aspetti, Alcide De Gasperi riconosce in Toniolo il più autorevole interprete delle tradizioni che sostanziano le idee ricostruttive della democrazia cristiana (1943), ma per non incorrere in equivoci interpretativi occorre precisare che le sue progettualità vanno prese nel loro insieme e non disgiunte da tutta la sua opera economica, a cominciare dalla famosa «prelezione» del 1873 intitolata «Dell’elemento etico quale fattore intrinseco delle leggi economiche» fino al Trattato di economia sociale. Il Toniolo infatti non è un teorico della politica, ma un economista sociale, d’impianto storico, prestato alla politica, anzi a quella che oggi forse meglio si direbbe «prepolitica». E di tale sua peculiarità bisogna fare debito conto.

 

Paolo Pecorari