Mons. Mosciatti (Imola): una cultura che ha sistematicamente demolito le condizioni e i luoghi stessi dell’educazione

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Vetera et Nova: Mons. Ghirelli e Mons. Mosciatti, vescovi di Imola.

Per la Festa del Patrono, il successore dell’amatissimo Mons. Ghirelli parla per la prima volta alla città.
Parla di famiglia, di figli, di educazione.
Con parole simili a quelle pronunciate molti anni fa al liceo Berchet.

L’esempio di san Cassiano

Da quando sono arrivato a Imola la vicenda di Cassiano, educatore della gioventù che non rinunciò a comunicare la fede cristiana ai suoi studenti, mi ha veramente colpito.
Alcuni cittadini, come voi sapete, lo denunciarono.
Processato, gli fu ordinato di rinunciare al proprio credo e di sacrificare agli dei della religione romana.
Cassiano rifiutò e fu condannato a morte.
Ed il giudice impose ai suoi studenti di eseguire la condanna.

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RU486 nei college e nelle università, vescovi Usa danno battaglia

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I vescovi californiani scendono in campo per contrastare una legge, la SB 24, che se approvata, renderebbe accessibile la pillola abortiva RU486 nei college e nei campus universitari. Il testo è già stato approvato dalle commissioni dell’assemblea statale – la camera bassa dello stato – e il voto finale è atteso lunedì 12 agosto. Manca pochissimo.

Per questo l’arcivescovo di Los Angeles José Oracio Gomez si appella ai fedeli: «Come cattolici crediamo che ogni vita umana nasca dalla volontà di un Creatore che ci conosce e ci ama. Egli crea ognuno di noi con un corpo mortale e un’anima immortale, come un maschio o una femmina, e tutti noi siamo fatti a immagine di Dio, ognuno con la dignità di un figlio di Dio. Queste convinzioni di base sulla sacralità della vita e sulla dignità di ogni persona dovrebbero modellare il modo in cui viviamo e lavoriamo, come trattiamo le altre persone e come ci prendiamo cura del mondo che ci circonda. Queste convinzioni dovrebbero anche modellare i nostri impegni come cittadini: ciò a cui diamo priorità, le leggi e le politiche che sosteniamo e il tipo di società che cerchiamo di creare. […] Proprio ora in California esiste un testo, il Senato Bill 24, che impone a tutti i college e le università statali di offrire agli studenti libero accesso alla “pillola abortiva”. Ma una società compassionevole dovrebbe offrire ben di più alle donne bisognose che la capacità di porre fine alla vita dei loro figli prima che nascano. Come cattolici dobbiamo opporci di fronte all’ennesimo tentativo di diffondere l’aborto tra i giovani».

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Mons. Camisasca: Perchè si distrugge il Pont. Ist. per la Famiglia?

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Il Vescovo di Reggio Emilia domanda pubblicamente: si vuole cancellare l’eredità di san Giovanni Paolo II?
Perchè è stata eliminato l’insegnamento della teologia morale fondamentale  (attorno a cui Giovanni Paolo II aveva costruito l’istituto)?
Che ne è della “teologia del corpo” di S. Giovanni Paolo II?
Perchè sono stati licenziati gli insegnanti simbolo (come monsignor Livio Melina e padre José Noriega)?
In base a quale logica tutti i licenziamenti e nuove assunzioni avvengono a pura discrezione di monsignor Paglia?

 

Pastorale della famiglia: continuità e novità

Lettera ad Avvenire del 3 agosto 2019 di Mons. Massimo Camisasca vescovo di Reggio Emilia – Guastalla.

 

Caro direttore, ho seguito con preoccupazione, per quanto mi è stato possibile, i resoconti forniti dalla stampa sulle recenti vicende relative al Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le scienze del matrimonio e della famiglia.
Presso l’Istituto ho seguito i corsi di Licenza nei lontani anni Ottanta. Ho così avuto modo di conoscere molto da vicino e di apprezzare l’insegnamento che lì veniva svolto.

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Mons. Jedraszewski (Cracovia): difendere la famiglia dalle lobbies LGBT

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Le parole pronunciate dall’arcivescovo Marek Jedraszewski durante il suo discorso in occasione dell’anniversario dell’insurrezione di Varsavia, conclusasi con la distruzione della capitale polacca:

Non esiste più un’epidemia e piaga rossa (il riferimento è alla dittatura comunista, ndr) ma ne sta nascendo una nuova, quella creata dalla cultura degli Lgbt e delle bandiere arcobaleno, minaccia per i valori e per la solidità sociale e familiare della nostra nazione”.

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L’arcivescovo di Cracovia Marek Jedraszewski, vicepresidente della Conferenza Episcopale Polacca, è intervenuto coraggiosamente a difesa della famiglia, ribadendo l’insegnamento tradizionale della Chiesa.
In Polonia l’episcopato, non dimentico del magistero di San Giovanni Paolo II, ha ribadito in più occasioni l’importanza e la centralità della famiglia, mantenendo anche negli ultimi sinodi sulla famiglia una posizione di fermezza, che ripropone tutta la dottrina morale cattolica.

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Card. Brandmuller: una critica all’instrumentum laboris del sinodo sull’Amazzonia

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Introduzione

Può davvero causare stupore che, all’opposto delle precedenti assemblee, questa volta il sinodo dei vescovi si occupi esclusivamente di una regione della terra la cui popolazione è solo la metà di quella di Città del Messico, vale a dire 4 milioni. Ciò è anche causa di sospetti riguardo alle vere intenzioni che si vorrebbero attuare in modo surrettizio. Ma bisogna soprattutto chiedersi quali siano i concetti di religione, di cristianesimo e di Chiesa che sono alla base dell’”Instrumentum laboris” recentemente pubblicato. Tutto ciò sarà esaminato con l’appoggio di singoli elementi del testo.

Perché un sinodo in questa regione?

Per cominciare, occorre chiedersi perché un sinodo dei vescovi dovrebbe trattare argomenti, che – come è il caso dei tre quarti dell’”Instrumentum laboris” – hanno solo marginalmente qualcosa a che fare con i Vangeli e la Chiesa. Ovviamente, da parte di questo sinodo dei vescovi viene compiuta anche un’aggressiva intrusione negli affari puramente mondani dello Stato e della società del Brasile. C’è da chiedersi: che cosa hanno a che fare l’ecologia, l’economia e la politica con il mandato e la missione della Chiesa?

E soprattutto: quale competenza professionale autorizza un sinodo ecclesiale dei vescovi a emettere dichiarazioni in questi campi?

Se il sinodo dei vescovi davvero lo facesse, ciò costituirebbe uno sconfinamento e una presunzione clericale, che le autorità statali avrebbero motivo di respingere.

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Mons. Camisasca (RE): alla base di BIBBIANO c’è ideologia anti-famiglia

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Secondo il vescovo di Reggio Emilia, mons. Massimo Camisasca, i fatti al centro dell’inchiesta sugli affidi famigliari illeciti nella provincia emiliana sono gravi e hanno una radice ideologica anti-famiglia.

In Italia, continua a scuotere l’opinione pubblica e a dividere il mondo politico la cosiddetta vicenda di ‘Bibbiano’, il comune al centro di una vasta inchiesta della Procura di Reggio Emilia su un presunto giro di affidi illeciti nella Val d’Enza reggiana. L’iniziativa giudiziaria, che ha portato i carabinieri ad eseguire misure cautelari nei confronti di diciotto persone, riferisce di ‘lavaggi del cervello’ ai bambini per raccontare abusi che non ci sono mai stati, relazioni dei servizi sociali falsate e minorenni sottratti illegittimamente alle famiglie naturali e affidati ad altre, per un business di migliaia di euro. Coinvolti, in diversi modi, politici, medici, assistenti sociali, liberi professionisti, psicologi e psicoterapeuti di una Onlus di Torino. In relazione ai fatti di Bibbiano, il ministro della giustizia Bonafede ha annunciato la creazione di una ‘Squadra speciale di giustizia per la protezione dei bambini’ e il ministro dell’interno Salvini ha affermato che sarà presentata in Parlamento la proposta di una commissione d’inchiesta sulle case famiglia.

Per una riflessione sull’inchiesta e sulle reazioni che sta suscitando, Radio Vaticana Italia ha sentito mons. Massimo Camisasca, vescovo di Reggio-Emilia.
Ascolta l’intervista a mons. Camisasca qui: https://media.vaticannews.va/media/audio/s1/2019/07/25/13/135147778_F135147778.mp3

Mons. Sanguineti (PV): La “lezione” di Vincent Lambert

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Lo scorso 11 luglio 2019, nel silenzio e nell’indifferenza di molti, è morto nell’ospedale di Reims in Francia Vincent Lambert, tetraplegico in stato di minima coscienza, a seguito di un incidente stradale avvenuto nel 2008. Era un paziente clinicamente stabilizzato, niente affatto in fin di vita, né soggetto a sofferenze insopportabili: in condizioni come le sue, vivono molte persone accudite in strutture di cura o talvolta nelle case, con amore e consistente aggravio di risorse, da famiglie spesso lasciate sole o con sostegni insufficienti da parte dello Stato.

Vincent è morto non per cause naturali o per sospensione di cure sproporzionate ed eccessive, tali da configurare una sorta di “accanimento terapeutico”; è morto perché, per atto intenzionale del personale medico, avallato da una sentenza inappellabile della Cassazione, è stato tolto l’apporto di fluidi e di sostanze alimentari, sedando il paziente per alleviare le inevitabili sofferenze, durate dieci giorni, di un organismo privato degli alimenti essenziali per vivere.

[…] da una parte l’Europa è e resta un continente caratterizzato da una cultura dei diritti e della dignità del soggetto
[…] Dall’altra parte, ci sono segni oscuri e gravi di […]
– una crisi della famiglia, talvolta considerata un retaggio culturale del passato, con un crollo della natalità che sta pregiudicando il futuro,
– con la pratica ormai divenuta “normale” dell’aborto che sopprime migliaia di vite umane innocenti […]
– con la diffusione di pratiche eutanasiche, che, in alcuni paesi europei, sono ormai prassi regolate dalla legge, opzioni possibili e in crescita.

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Mons. Chaput sferza i politici cattolici: «Non devono scendere a compromessi»

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«Non possiamo mai accettare una separazione della nostra fede religiosa e delle nostre convinzioni morali dai nostri ministeri pubblici o dal nostro impegno politico. È impossibile. E anche il tentativo di farlo è malvagio perché ci costringe a vivere due vite diverse, adorando Dio a casa e nelle nostre chiese e adorando l’ultima versione di Cesare ovunque altrove».  È questo un passaggio chiave del discorso – riassunto dalla CNA – pronunciato dall’arcivescovo di Philadelphia, Charles Chaput, al vertice dell’Alliance Defending Freedom sulla libertà religiosa svoltosi lo scorso 9 luglio.  […]

Il compito dei cristiani, ha affermato il prelato, è quello di creare una visione autentica della società, che abbia a cuore la giustizia e sia centrata «sul vero bene dell’intera persona umana, corpo e anima». Per formare questa “società dell’amore”, ha quindi proseguito, «l’autentica libertà religiosa è essenziale», in quanto essa «è cruciale per servire il vero progresso umano».

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Card. Sarah: Il mondo e la Chiesa stanno morendo perché mancano adoratori

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 Non ci può essere misericordia se manca la giustizia: e laprima giustizia è dare a Dio ciò che gli spetta.
Oggi, 28/6/2016, nella Solennità del Cuore Sacratissimo di Gesù, il Cardinale prefetto della Congregazione per il Culto divino, ci ricorda l’eredità di chi ha costruito la civiltà occidentale: Dio solo, Dio per primo, Dio tutto.

del Card. Robert Sarah

«(…) Fondamentalmente, credo che l’uomo occidentale si rifiuti di essere salvato dalla misericordia di Dio. Rifiuta di ricevere la salvezza, volendo costruirla da sé. I “valori fondamentali” promossi dall’Onu si basano su un rifiuto di Dio che io paragono al giovane ricco del Vangelo. Dio ha guardato l’Occidente e l’ha amato perché ha fatto cose meravigliose. Lo invitò ad andare oltre, ma l’Occidente tornò indietro. Preferiva il tipo di ricchezza che doveva solo a se stesso.

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“Questa scuola non è più cattolica”, parola di vescovo

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La storia che stiamo per raccontarvi è emblematica della crisi di fede che sta attraversando la Chiesa oggi. Da un lato c’è un vescovo che difende la verità sul matrimonio e la dottrina cattolica nella sua interezza, dall’altro ci sono degli uomini di Chiesa che hanno smarrito il senso della loro vocazione, anteponendo il mondo al bene delle anime.

La storia, riferita dalla Cna, viene dagli Stati Uniti, arcidiocesi di Indianapolis, dove una scuola superiore gestita dai gesuiti non sarà più riconosciuta come cattolica.
Il motivo? In quella scuola, la Brebeuf Jesuit Preparatory School, opera un insegnante che ha contratto un «matrimonio civile con una persona dello stesso sesso», circostanza di cui l’istituto è venuto a conoscenza nell’estate del 2017, secondo quanto scrive in una dichiarazione il gesuita Brian Paulson, superiore provinciale del Midwest.

Il fatto era tra l’altro divenuto pubblicamente noto attraverso i social network, generando quindi anche pubblico scandalo. Da allora l’arcidiocesi, retta da fine luglio 2017 dall’arcivescovo Charles Thompson, ha chiesto alla scuola cattolica di non rinnovare il contratto con l’insegnante, alla luce del suo stato di vita manifestamente contrario alla legge di Dio. Ma in questi due anni i dirigenti dell’istituto si sono sempre rifiutati di obbedire alla richiesta del vescovo.

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