Il Vescovo di Trieste e l’immonda parafrasi del Padre nostro e della Salve Regina fatta al gay pride

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DIOCESI DI TRIESTE
RIPARARE, PREGANDO

+ Giampaolo Crepaldi
Monte Grisa, 13 giugno 2019

[Gay Pride. E’ ormai evidente che buona parte delle “processioni riparatrici” sono organizzate dalla chiesa di Lefebvre: non hanno alcuno scopo riparatore e servono solo a reclutare nuovi adepti per la setta. Diverso il caso di tante Diocesi italiane, dove sono i sacerdoti diocesani e, sempre più spesso, il vescovo, che si incaricano di riparare alle offese fatte a Dio e a Sua Madre. E’ di pochi giorni fa il caso di Trieste, con questa bella lettera del suo Pastore: che sia di stimolo ai tanti buoni sacerdoti e vescovi]

 

Carissimi fratelli e sorelle,

1.        Continua nel nostro Santuario di Monte Grisa, dedicato alla Vergine Maria nei suoi titoli di Madre e Regina, la bella e consolante tradizione di ricordare le apparizioni della Madonna a tre pastorelli di Fatima. Inoltre, in questa fausta circostanza, accogliamo il pellegrinaggio del Decanato di Roiano che è impreziosito dalla presenza dei bambini e delle bambine che hanno fatto la Prima Comunione. Come allora anche oggi, la Vergine Maria si rivolge, con amore di predilezione, ai piccoli.

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Il vescovo di Providence (USA) travolto dalla dittatura gender

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Lo scorso 1° giugno, avvicinandosi il gay pride nella sua città Mons. Thomas Tobin ha twittato un insegnamento molto chiaro:
«Ricordo ai cattolici che non dovrebbero sostenere o collaborare alle iniziative che si svolgeranno in giugno, “mese dell’orgoglio” LGBTQ. Esse promuovono una cultura e incoraggiano attività contrarie alla fede e alla morale cattolica. Esse sono particolarmente dannose per i bambini».
Nel giro di poche ore, il post è stato ritwittato oltre 7.000 volte, ha ricevuto più di 28.000 “mi piace” e quasi 95.000 commenti: altissimo il numero di insulti, ingiurie, minacce e offese al vescovo.

L’attivismo degli attivisti LGBT ha fatto vedere tutta la sua forza nell’imporre il gender diktat: trovatosi nell’occhio del ciclone, Sua Eccellenza ha cercato il dialogo, ma è stato tutto inutile… anzi controproducente: a distanza di dieci giorni, Google News riporta oltre 20.000 attacchi sui mass-media.
Unica consolazione: la solidarietà di un confratello nell’episcopato, Mons. J. Strickland, vescovo di Tyler.
Eppure, questi buoni vescovi non hanno fatto altro che ribadire l’insegnamento della Chiesa: «Dovrà essere ritirato ogni appoggio a qualunque organizzazione che cerchi di sovvertire l’insegnamento della Chiesa» (Congr. per la Dottrina della Fede, istruz. La cura pastorale delle persone omosessuali)

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Il Presidente Bolsonaro consacra il Brasile al Cuore Immacolato di Maria

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Il 23 maggio il presidente del Brasile ha consacrato il suo Paese al Cuore Immacolato di Maria. E finora è stato fortunato perché i prelati e i cattolici “adulti” brasiliani non si sono affrettati a prendere, schifati, le distanze da lui, come successo in Italia con Salvini. Non è la prima consacrazione di questo tipo in Sudamerica, perché già nel XIX secolo un Paese era stato consacrato al Sacro Cuore di Gesù: l’Ecuador. Una storia che val la pena conoscere.

di Rino Cammilleri

Il nuovo presidente dell’immenso Brasile, Jair Bolsonaro, ha partecipato lo scorso 23 maggio a un’imponente manifestazione pubblica dove, davanti alla statua della Madonna di Fatima, ha consacrato il suo Paese al Cuore Immacolato di Maria. Twitta il Messaggero così: «Copiando praticamente il gesto fatto da Matteo Salvini al termine del suo comizio elettorale quando ha consacrato la sua vita e la vittoria leghista per salvare l’Europa e l’Italia alla Vergine di Fatima». Bontà sua, il quotidiano romano precisa: «Nel caso di Jair Bolsonaro non si trattava di una iniziativa elettorale, ma di un evento organizzato da un gruppo di deputati con la partecipazione di gruppi di preghiera e del vescovo locale, monsignor Fernando Rifam».

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Modena gay pride: un vescovo parla, i partiti e un bilancio

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La notizia è che un Vescovo ha analizzato e si è alzato in piedi per difendere il suo gregge e la famiglia naturale:
Credo che il matrimonio sia una comunità di vita e di amore tra un uomo e una donna, connotata da complementarità, reciprocità e generatività, e come tale rientri nel progetto stabilito da Dio creatore e confermato da Cristo redentore”.
Grazie alla mediazione ecclesiale del Centro Culturale il Faro, il Vescovo di Modena aveva già concesso al Comitato promotore il sagrato del Duomo precisando che “non c’è alcuna contrarietà che i fedeli, inclusi i presbiteri, partecipino alla processione di riparazione”.

C’è di più: Mons. Castellucci esprime un inequivocabile “sostanziale dissenso dai contenuti e dal metodo che anima il Gay pride” a smentire ogni lettura faziosa operata in queste ore dai mass-media laicisti e lefebvriani.

Ed ecco che, per la prima volta in Italia, una processione riparatrice ha luogo con il placet fattuale del Vescovo, vede la partecipazione di altri sacerdoti incardinati nella Diocesi e viene guidata da un parroco, Don Giorgio Bellei, che non teme di dichiarare alla stampa: “preghiamo perché questo peccato viene sbandierato contro il progetto di Dio, che maschio e femmina li creò e che ha dato alla sessualità umana un fine preciso” (Cfr. Repubblica Bologna, 1/6/2019).

La chiesa di Lefebvre? irrilevante come sempre e stavolta – finalmente! – senza alcuna visibilità. (altro…)

Il card. Eijk accusa la teoria del gender

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Intervento di S. Emin. il card. Willem Jacobus Eijk al Rome Life Forum che si svolto alla Pontificia Università dell’Angelicum, a Roma, gli scorsi 16-17 maggio 2019 (lungo, da leggere con calma).

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Uno sviluppo odierno che fa contrastare la città dell’essere umano con la Città di Dio e l’ordine del mondo con la fede cristiana è sicuramente la teoria del Gender.

Che cosa implica la teoria del gender? Il termine ‘sesso’ riguarda le due categorie ‘maschio’ e ‘femmina’ in cui gli esseri umani e la maggior parte degli esseri viventi sono divisi in base alle differenze anatomiche e fisiologiche degli organi riproduttivi e le caratteristiche sessuali secondarie. A partire dagli anni ’50 fu introdotto il termine gender (genere). Questo concerne piuttosto il ruolo sociale del maschio e della femmina. L’idea fondamentale della teoria del gender è che questo ruolo sociale ha nessun rapporto o solo un rapporto remoto con il sesso biologico.

Nel passato il gender come ruolo sociale sarebbe imposto dalla società all’uomo e alla donna e in molte parti del mondo è ancora così. Tuttavia, nella società occidentale con il suo iper-individualismo e l’etica autonoma annessa l’individuo è sottoposto di non accettare un ruolo imposto dalla società, ma di scegliere autonomamente un proprio gender. D’altronde, che l’individuo si fa guidare in questo dall’opinione pubblica, dai mezzi di comunicazione e dai mezzi sociali e dal mondo della pubblicità gli sfugge. L’individuo ha praticamente solo il sentimento di essere autonomo.

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Aborto: Papa Francesco spiazza i vescovi tiepidi e i falsi pro-life

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Signori Cardinali,
venerati fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari fratelli e sorelle,

buongiorno e benvenuti. Saluto il Cardinale Farrell e lo ringrazio per le sue parole di introduzione. Saluto i partecipanti al Convegno internazionale “Yes to Life! Prendersi cura del prezioso dono della vita nella fragilità”, organizzato dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita e dalla Fondazione “Il Cuore in una Goccia”, una delle realtà che nel mondo si adoperano ogni giorno per accogliere alla nascita bambini in condizioni di estrema fragilità. Bambini che, in taluni casi, la cultura dello scarto definisce “incompatibili con la vita”, e così condannati a morte.

Ma nessun essere umano può essere mai incompatibile con la vita, né per la sua età, né per le sue condizioni di salute, né per la qualità della sua esistenza. Ogni bambino che si annuncia nel grembo di una donna è un dono, che cambia la storia di una famiglia: di un padre e di una madre, dei nonni e dei fratellini. E questo bimbo ha bisogno di essere accolto, amato e curato. Sempre! Anche quando piangono, come quello [applausi]. Forse qualcuno potrà pensare: “Ma, fa rumore…portiamolo via”. No: questa è una musica che tutti noi dobbiamo ascoltare. E dirò che ha sentito gli applausi e si è accorto che erano per lui.  Bisogna ascoltare sempre, anche quando il bambino ci dà un po’ fastidio; anche in chiesa: che piangano i bambini in chiesa! Lodano Dio. Mai, mai cacciare via un bambino perché piange. Grazie per la testimonianza.

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Card. Piacenza: La vera ecologia per preti? Stare di più in confessionale

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Si assiste a un tentativo di eliminare la parola “peccato” dal linguaggio comune, escludendo la necessità di chiedere aiuto a Dio per far fronte al nostro male, come ha ricordato il cardinale Piacenza al XXX Corso sul foro interno. Secondo il penitenziere maggiore, oggi si parla tanto di ecologia ma “nessuno osa parlare” dell’essenziale “ecologia dell’anima”. Da qui il consiglio ai sacerdoti: “Volete essere davvero preti moderni ed ecologisti? State di più in confessionale!”.

Alla fine del mese scorso si è svolto in Vaticano il XXX Corso sul foro interno organizzato dalla Penitenzieria Apostolica. I lavori sono stati aperti dalla lectio magistralis del cardinale Mauro Piacenza imperniata sull’ecologia dell’anima. Il card. penitenziere maggiore, rievocando le parole del papa emerito, ha affermato: “In questo nostro tempo, nel quale in maniera sempre più ampia ed evidente, da più parti, viene posto al centro del dibattito pubblico, anche ecclesiale, l’urgente tema dell’ecologia, penso sia molto conveniente che la Penitenzieria Apostolica intervenga su ciò di cui forse nessuno osa parlare: l’ecologia dell’anima, che altro non è se non un aspetto essenziale della più ampia ecologia dell’uomo”.

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Un cardinale sostiene il socialismo. Ma la Chiesa lo isola.

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In vista delle prossime elezioni in Bolivia, il presidente “onnipotente” Evo Morales ottiene un importante endorsement pubblico dal più alto rappresentante della Chiesa del Paese andino: il cardinale Toribio Ticona, che ha ricevuto la berretta rossa da Papa Francesco da meno di un anno, è infatti sceso in strada con il presidente cocalero per partecipare a un congresso di un’associazione di donne campesinas.

La cosa però ha destato grande imbarazzo proprio presso la Conferenza episcopale boliviana che ha dovuto prendere le distanze definendo la discesa in campo di Toribio Ticona come “un’iniziativa personale”.
Di più non poteva proprio fare il presidente dei vescovi boliviani Eugenio Scarpellini anche perché il cardinal Toribio Ticona Porco è definito con quell’aura di marchio indelebile come un “amico di Papa Francesco” con questo “imprimatur” di solito i media tendono a far passare qualunque stramberia.

In questo caso è davvero curioso che un cardinale, l’ecclesiastico più alto in grado del Paese, scenda palesemente in campo per la rielezione del contestatissimo presidente Morales. I due hanno partecipato a Cochabamba all’evento politico-sindacale-elettorale e Toribio ne ha approfittato anche per un endorsement pubblico chiamandolo “fratello”: “Dobbiamo sempre andare avanti con il presidente Morales. Anche ora, che si avvicinano le elezioni, con le parole e con i fatti”.
E il presidente? Ha incassato tutto contento ringraziando a sua volta per la presenza e le belle parole.

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Card. Müller: Chi propone una morale sessuale autoprodotta, da anni ‘70, crea eresia, scisma e apostasia

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Il card. Gerhard L. Muller, in questo interessante testo pubblicato su First Thing (traduzione di S. Paciolla), a proposito dell’intervento di Benedetto XVI sugli abusi, dice: “Al contrario, spiegare il fenomeno [degli abusi sessuali] come ‘clericalismo’ o ‘pressione sessuale causata dal celibato che si scarica sui bambini’, come legato alla ‘costituzione gerarchica della Chiesa’ e alla ‘sacralità del sacerdozio’, significa usare parole d’ordine, modelli prefabbricati che hanno origine in un orizzonte ristretto dall’ideologia”.

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Papa Francesco si compiace della profonda analisi di Benedetto XVI sulle ragioni della crisi degli abusi nella Chiesa, e ringrazia il suo predecessore per aver sottolineato le conclusioni che devono trarre coloro che occupano posizioni di responsabilità. Benedetto XVI ha una ricca esperienza su questi temi: dal suo ministero di sacerdote (dal 1953), come professore di teologia (1957), come vescovo (1976), come prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede sotto il pontificato di Giovanni Paolo II (1981-2005), e come papa (2005-2013).

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Vescovi coraggiosi: Mons. Thomas Olmsted (Phoenix – USA)

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Nei tempi in cui viviamo, carichi di ideologie che attaccano le colonne stesse della Creazione, i cristiani sono chiamati a difendere il matrimonio e la vita, fin dal suo concepimento, anche a costo di subire persecuzioni.
A richiamare i fedeli alla loro vocazione battesimale è il vescovo di Phoenix, Thomas Olmsted, che il martedì dell’Ottava di Pasqua ha tenuto un potente discorso alla National Catholic Prayer Breakfast di Washington, il raduno annuale cui partecipano leader laici e religiosi del mondo cattolico, ricordando innanzitutto che «il primo dovere e vero privilegio di chiunque voglia servire il Signore è essere un fedele testimone della Sua gloriosa Croce e Risurrezione», nella consapevolezza che «la missione della Chiesa dipende dalla fedeltà di Gesù Cristo vivente».

All’evento, nato nel 2004 in risposta alla chiamata di Giovanni Paolo II a una nuova evangelizzazione, Olmsted ha citato le famose parole pronunciate dal santo polacco nell’omelia del 7 ottobre 1979 al Capitol Mall («Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana è minacciata…») e ricordato gli inizi del proprio ministero sacerdotale.

«Per la Provvidenza di Dio, sono stato ordinato sacerdote nello stesso anno della Roe contro Wade [1973, ndr]. Durante tutta la mia vita e il mio ministero, camminando nell’ombra oscura proiettata dalla famigerata sentenza della Corte Suprema, Cristo mi ha convocato per sollevare la verità proclamata dal Concilio Vaticano II che l’aborto è un “abominevole delitto” (Gaudium et Spes, 51). È mio dovere pastorale testimoniare il Vangelo della vita, e pregare e lavorare per una restaurata protezione nella legge del più vulnerabile tra noi».

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