(ZENIT) Terri Schiavo simbolo dell’agonia dell’umanità

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Il quotidiano vaticano: “L’agonia di Terri Schiavo, l’agonia dell’umanità”
“C’è una donna che sta per morire di fame e di sete”, afferma il giornale

CITTA’ DEL VATICANO, martedì, 22 marzo 2005 (ZENIT.org).- La complessità giuridica del caso di Terri Schiavo, la donna affetta da gravi danni cerebrali e alla quale è stata staccata la sonda di alimentazione in Florida, rischia di far dimenticare i fatti: si condanna a morire di fame e di sete una persona, constata il quotidiano vaticano.

Nella sua edizione italiana di questo martedì, “L’Osservatore Romano” spiega che da venerdì scorso alla donna “vengono negati non medicinali, terapie specifiche, cure palliative, ma quello che per ragioni elementari di umanità non si rifiuterebbe neppure all’essere più abietto e reietto”.

Il giudice federale di Tampa James Whittemore ha deciso martedì che non venga reinserito il tubo che alimenta Terri Schiavo, respingendo la richiesta dei genitori della donna, che, sulla base di una legge approvata d’urgenza dal Congresso, avevano chiesto di rovesciare le decisioni precedenti dei magistrati della Florida.

La Schiavo è senza alimentazione dal 18 marzo scorso. I genitori hanno ancora la possibilità di ricorrere in appello contro la decisione di Whittemore, che nella sua decisione si è ispirato al fatto che la sua Corte non è una Corte d’appello contro sentenze espresse da Corti statali su questioni statali.

Il giudice ha così vanificato la mossa del Congresso, che aveva demandato la competenza su questo caso alle Corti federali.

Terri Schiavo, 41 anni, nel 1990 è stata colpita da un ictus che le ha causato una mancanza di flusso sanguigno al cervello tale da compromettere in modo netto le sue funzioni neurologiche.

Negli ultimi sette anni il marito di Terri, Michael Schiavo, ha insistito a chiedere ai tribunali statali la morte di sua moglie nonostante l’opposizione dei genitori della signora Schiavo, Robert e Mary Schindler.

“In questo accavallarsi di accuse, di ricorsi, di colpi di scena, si rischia di perdere di vista il vero ‘cuore’ della questione. In un ospedale di Miami c’è una donna che sta per morire di fame e di sete”, spiega il quotidiano della Santa Sede.

“C’è il lento morire di una persona – e non di un ‘vegetale’ – a cui il mondo assiste impotente attraverso la televisione o i giornali. E il suo autentico dramma, anziché suscitare un’onda di pietà o di solidarietà generalizzata, è soffocato dall’indecente rincorsa ad arrogarsi il diritto di decidere sulla vita e sulla morte di una creatura umana”.

“Ma chi può, davanti a Dio e davanti agli uomini, pretendere impunemente di possedere tale diritto? Chi – e in base a quali criteri – può stabilire a quali persone concedere il ‘privilegio’ di vivere?”, chiede l’articolo firmato da Francesco M. Valiante.

“A quale agghiacciante mentalità eugenetica appartiene il principio secondo cui la vita di qualcuno – per quanto menomata o provata – dipende da un giudizio di qualità espresso da altre persone? Chi può giudicare la dignità e la sacralità dell’esistenza di un uomo, fatto ad ‘immagine e somiglianza di Dio’?”.

“Chi può decidere di ‘staccare la spina’, come se stessimo parlando di un elettrodomestico rotto o ormai in disuso? Forse i giudici? O i medici, la cui deontologia professionale mai come in questo caso dovrebbe ritirar fuori dalla soffitta dei ricordi il buon noto principio: ‘to cure if possible, always to care’, ‘guarire se possibile, aver cura sempre’?”.

“ Magari i genitori, che a Terri hanno donato la vita 41 anni fa – continua il quotidiano –? O il marito, che un giorno le aveva promesso di ‘amarti ed onorarti sempre, nella salute e nella malattia’ e che oggi è divenuto il suo più freddo e impietoso ‘carnefice’?”.

“La lenta, straziante agonia di Terri – ha concluso – è oggi l’agonia del senso di Dio, Signore e Artefice della vita. È l’agonia dell’amore che sa chinarsi su chi è più fragile e bisognoso. È l’agonia dell’umanità”.
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 Giovani Paolo II ha predetto dieci anni fa casi come quello di Terri Schiavo
Nell’Enciclica pubblicata il 25 marzo del 1995 sul carattere inviolabile della vita

ROMA, martedì, 22 marzo 2005 (ZENIT.org).- Se la giustizia statunitense non riuscirà ad impedirlo, l’agonia di Terri Schiavo darà forma ai quei pericoli già paventati nella “Evangelium Vitae” , l’Enciclica scritta dieci anni fa da Giovanni Paolo II “sul valore e l’inviolabilità della vita umana”.

“Il caso Schiavo dimostra che quel documento fu profetico”, spiega padre Thomas Williams, L.C., Decano della Facoltà di Teologia dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma.

“Il Santo Padre ha coniato l’espressione ‘cultura di morte’ per far riferimento alla tendenza della società moderna a svilire l’inviolabile dignità della vita umana. Il caso della Schiavo illustra le preoccupazioni di Giovanni Paolo II secondo cui le persone umane sarebbero state valutate più per l’utilità e la ‘qualità di vita’ che per il loro valore intrinseco”, ha affermato a ZENIT.

Infatti, nell’Enciclica, il Santo Padre scrive che: “Siamo qui di fronte a uno dei sintomi più allarmanti della ‘cultura di morte’, che avanza soprattutto nelle società del benessere, caratterizzate da una mentalità efficientistica che fa apparire troppo oneroso e insopportabile il numero crescente delle persone anziane e debilitate” (cfr. n. 64).

Padre Williams, statunitense, ha quindi spiegato come il problema non sia stato inquadrato correttamente: “La questione non è se i genitori di Terri hanno ragione o se il marito di Terri ha torto”, ha detto. “Il problema sta nel dare a qualcuno il potere sulla vita di qualcun altro”.

“La società – ha continuato – non deve permettere che la vita o la morte di una persona siano poste sulla bilancia dei sentimenti che gli altri provano per esse. Tutta la vita umana deve essere difesa e protetta dalla legge, non per ciò che essa significhi per gli altri, ma per ciò che essa è in se stessa”.

Giovanni Paolo II ha firmato l’Enciclica “Evangelium Vitae” il 25 marzo del 1995, nella Solennità dell’Annunciazione del Signore, quando l’angelo annunciò a Maria il concepimento di Gesù.

Nel suo documento il Papa opera una distinzione fra eutanasia – “un’azione o un’omissione che di natura sua e nelle intenzioni procura la morte, allo scopo di eliminare ogni dolore” – e “accanimento terapeutico” – “certi interventi medici non più adeguati alla reale situazione del malato, perché ormai sproporzionati ai risultati che si potrebbero sperare o anche perché troppo gravosi per lui e per la sua famiglia” – (n. 65).

Padre Williams ha spiegato che “questa distinzione è sottile ma estremamente importante da un punto di vista morale. Il caso di Terri Schiavo non ha nulla a che fare con dei mezzi sproporzionati per tenere in vita ad ogni costo una persona, senza riguardo per la sofferenza che tali misure provocano”.

“Qui stiamo parlando della cura più basilare consistente nella idratazione e nella nutrizione. Terri non è una malata terminale, ma la rimozione del tubo che le permette di alimentarsi la condannerà a morire di fame e di sete”, ha poi aggiunto.

Nella Evangelium Vitae, il Santo Padre ha condannato l’eutanasia nei termini più forti possibili: “In conformità con il Magistero dei miei Predecessori e in comunione con i Vescovi della Chiesa cattolica, confermo che l’eutanasia è una grave violazione della Legge di Dio, in quanto uccisione deliberata moralmente inaccettabile di una persona umana. Tale dottrina è fondata sulla legge naturale e sulla Parola di Dio scritta, è trasmessa dalla Tradizione della Chiesa ed insegnata dal Magistero ordinario e universale”.

“Papa Giovanni Paolo ci incoraggia a chiamare le cose con il loro vero nome”, ha aggiunto padre Williams. “E l’eutanasia, indipendentememte dalle sue ragioni, significa sempre omicidio: la deliberata eliminazione di una vita umana innocente”.

Inoltre, ha continuato il Decano della Facoltà di Teologia, “se uccidere un’altra persona con il suo consenso è sempre moralmente sbagliato, farlo senza il suo consenso è ancora più grave. Nel 1995, il Santo Padre aveva messo in guardia contro coloro che si sarebbero arrogati l’autorità di decidere chi sarebbe dovuto vivere e chi sarebbe dovuto morire. Egli ci ha ricordato che questa autorità appartiene solamente a Dio”.

Giovanni Paolo II ha scritto: “La scelta dell’eutanasia diventa più grave quando si configura come un omicidio che gli altri praticano su una persona che non l’ha richiesta in nessun modo e che non ha mai dato ad essa alcun consenso” (n. 66).

“Il Santo Padre non ha solamente sottolineato i mali della cultura di morte”, ha quindi aggiunto Padre Williams. “Ha anche indicato la via per una autentica cultura di vita”.

“Egli ci incoraggia a riaffermare il nostro impegno per la vita e ad essere solidali con coloro che soffrono. Quando la gente realizza di essere apprezzata dalla società come una persona preziosa e irripetibile, piuttosto che come un peso da trascinare, spesso trovano la forza di portare la loro croce con gioia”.

“La nostra fede cristiana ci insegna che la sofferenza e la morte non hanno l’ultima parola. Attraverso la sua croce e Resurrezione Cristo ha trionfato sulla morte ed ha conquistato la vita eterna per tutti noi”, ha concluso padre Williams.
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