(ZENIT) Il malato mentale, immagine sofferente di Cristo

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La malattia mentale: immagine fedele di Dio
Prolusione del cardinale Lozano Barragán alla Giornata mondiale del malato

ADELAIDE (Australia), sabato, 25 febbraio, 2006 (ZENIT.org).- Segue un estratto dell’intervento del Cardinale Javier Lozano Barragán, presidente del Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute, indirizzato alla Giornata mondiale del malato. Le celebrazioni principali della Giornata mondiale si sono svolte dal 9 all’11 febbraio, ad Adelaide.

LA MALATTIA MENTALE E’ UNA DEFORMAZIONE DELL’IMMAGINE DI DIO?

Alcuni dati sulla salute mentale

Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, nel mondo 450 milioni di persone soffrono di disturbi psichici o neurologici, di cui 873.000 commettono suicidio ogni anno. La malattia mentale è una vera emergenza sanitaria e sociale.

Nel 25% dei Paesi, la malattia mentale non è disciplinata, nel 41% non esistono politiche specifiche in materia e nel 25% delle strutture sanitarie i pazienti non hanno diritto ad un trattamento psichiatrico di base. Il 70% della popolazione mondiale dispone di meno di uno psichiatra per ogni 100.000 abitanti.

Riguardo al trattamento dei disturbi mentali, si può affermare che negli ultimi 50 anni sono stati compiuti grandi passi in avanti, basti pensare allo sviluppo di nuovi farmaci psicotici e psicoterapici, che hanno migliorato notevolmente la qualità di chi è affetto da disturbi mentali.

Ciò nonostante, le condizioni di assistenza ai malati mentali sono alquanto carenti, a causa di uno scarso finanziamento e di una scarsa considerazione da parte delle autorità del grave problema dell’emarginazione sociale che i malati e i loro familiari devono affrontare, con gravi ripercussioni sui sistemi assistenziali di molti Paesi.

Il numero dei malati mentali “senzatetto” è aumentato notevolmente nei Paesi ricchi. È sconcertante vedere il modo in cui gravi patologie mentali vengono trattate e liquidate semplicemente attraverso soluzioni burocratiche, giuridiche o giudiziarie, senza tenere in minimo conto le necessità quotidiane e la qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie.

I disturbi mentali sono più frequenti in quelle popolazioni che sono meno fortunate economicamente, culturalmente e intellettualmente. Milioni di individui devono portare sulle proprie spalle le conseguenze psicologiche derivanti dalla fame, dai conflitti armati o dalle calamità naturali, con gli alti tassi di malattia e di mortalità…

Cosa si può fare?

1. La salute mentale nel pensiero cristiano

Nel pensiero cristiano si afferma che la malattia mentale grave riduce l’uomo ad una condizione infelice, come una immagine deformata di Dio, simile a quella del Servo sofferente del libro di Isaia (Isaia 53, 1-7). Tuttavia, nonostante questa deformazione, o meglio proprio a causa di essa, la il malato mentale assomiglia al Cristo sulla croce; e poiché la croce è l’unica via della resurrezione, la persona affetta da malattia mentale si pone per così dire ad un livello superiore, di maggior valore, e raggiunge tale livello di eccellenza grazie alla grandezza del suo amore e della sofferenza che sopporta.

2. È un’immagine deformata di Dio?

Se quanto detto è vero, vorrei fare un passo in avanti e azzardare un’affermazione che possa far luce sulla questione, dal punto di vista della teologia morale. L’affermazione è questa: la persona malata di mente non è un’immagine deformata di Dio, ma un’immagine fedele di Dio nostro Signore.

Questa affermazione trova intuitivamente conferma nel pensiero del Signore quando dice: “Il Regno di Dio è in voi” (Luca 17, 21) e “ciò che esce dalla bocca proviene dal cuore. Questo rende immondo l’uomo” (Matteo 15, 18). “Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adultèri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia,
stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano
l’uomo” (Marco 7, 20).

Il Regno di Dio, l’esistenza della Santa Trinità, in ciascuno di noi, si trova nel profondo del nostro cuore. In questo cuore che è la fonte delle decisioni che plasmano tutta la nostra esistenza; non solo di ciò che prima è stata definita come l’opzione fondamentale, ma anche dell’intero significato di questa opzione, con tutte le azioni che compiamo per realizzarla. In altre parole, il cuore rappresenta tutto il nostro dinamismo al servizio della missione che Dio ci ha affidato.

Il Regno di Dio entra attraverso la coscienza amorevole della nostra persona e attraverso le decisioni prese nell’intimità più profonda, grazie alla potenza dello Spirito Santo che ci conduce per mano come Figli di Dio e alla totale collaborazione che dà forma alla nostra esistenza secondo la Legge di Dio. Se volessimo separarci dal Regno di Dio, lo potremmo fare solo con un cuore malvagio, quello a cui si riferisce il Signore e da cui proviene ogni peccato.

3. Immagine fedele di Dio

Pertanto, una volta che la malattia mentale ha provocato un disordine tale da privare il malato da ogni responsabilità delle sue azioni – considerate come peccato, come separazione dalla volontà divina – il malato mentale non potrà più essere separato da Dio.

In altre parole, l’immagine di Dio in lui non potrà più essere distorta. In questo caso la sua coscienza o la sua scelta volontaria non è più sufficiente per motivare un’azione umana che lo separi da Dio. Le sue condizioni fisiche e psichiche non gli consentono di commettere peccati gravi, poiché in questo stato di squilibrio egli non dispone di quella piena coscienza e capacità di volere, che è condizione necessaria del peccato.

Se affrontiamo l’argomento da questo punto di vista, per cui il malato mentale non ha coscienza, o facoltà di pieno consenso, di azioni che altrimenti sarebbero peccato mortale, egli non è un’immagine deformata di Dio, poiché quell’immagine può essere deformata solo dal peccato. Certamente è l’immagine sofferente di Dio, ma non un’immagine deformata. Egli è riflesso del mistero della Croce vittoriosa di Cristo. Ispirati dall’immagine del Servo sofferente di Yahweh (Isaia 53, 1-7) riusciamo a compiere un consapevole atto di fede nel Cristo sofferente.

Non è un caso che nell’antico linguaggio popolare messicano, chi era matto veniva chiamato “bendito”, ovvero “benedetto”; […] senza la piena facoltà dell’uso della ragione, egli era incapace di commettere peccato ed era quindi destinato alla vita eterna.

È vero che l’oggettivo disordine del peccato e delle sue conseguenze sono evidenti nella persona malata di mente; tuttavia, allo stesso tempo, in lui è presente lo storico equilibrio dell’unico ordine possibile: l’ordine e l’equilibrio della Redenzione.

Questo non è comprensibile da parte della mentalità laica; si comprende solo in un contesto di ottimismo cristiano, che scaturisce da una fede razionale che ci dice come in tali circostanze i nostri obblighi verso i malati di mente rispondono da una parte al dovere di scorgere il volto di Cristo nei poveri e nei deboli, e dall’altra all’idea di vedere nel malato l’amore di Dio che lo ha scelto, che lo ha eletto a non essere più
separato da Lui.

Egli è quindi la prova dell’amore crocifisso di Dio. Pertanto, la migliore cosa che possiamo fare è di trattarli con amore. Poiché anche il malato mentale è immagine di Cristo risorto, abbiamo l’obbligo di comportarci come il buon samaritano, dandogli tutto la cura necessaria. Dobbiamo pensare ad una serie di cure per tirare fuori questi pazienti dallo stato di prostrazione, tanto più doloroso quanto più grave è lo stato di sofferenza psichica. Infatti, questi pazienti spesso perdono il senso dei rapporti umani e si sentono perseguitati da un ambiente circostante ostile; oppure perdono il senso della soggettività dell’ambiente, tanto da considerare le persone come degli oggetti o come delle vere minacce alla loro sicurezza.

4. Come trattare i malati mentali

Il malato di mente deve essere trattato con cure fatte di amore, tenerezza e gentilezza, che lo aiutino a convivere con il suo mondo immaginario, percepito come ostile, un mondo che spesso lo travolge.

Il trattamento, che deve essere personalizzato e della massima qualità, richiede anche la massima diligenza nella prescrizione di cure specifiche e dei farmaci più adeguati. Si deve basare su tutte le risorse fornite dalla scienza, sia dalla scienza medica e tecnica, sia dalla ricerca che è sempre all’avanguardia nell’individuare le applicazioni più adeguate dal punto di vista psicosomatico.

Misure pratiche

In questo contesto vorrei suggerire alcuni orientamenti pratici d’intervento, che possano aiutarci ad offrire una cura amorevole ai malati di mente:

Interventi generali:

— Introdurre elementi religiosi solidi nell’ambito dei sistemi di insegnamento, che aiutino ad elaborare orizzonti chiari e stabili da seguire per tutta la vita.

— Avere consapevolezza del sistema dei valori che sottende l’intera vita umana e fare ricorso ad esso soprattutto per evitare che la malattia mentale sia vissuta con ansia, tristezza e disperazione.

— Lottare contro il relativismo, il consumismo, la pseudocultura degli istinti e del pansessualismo.

— Promuovere la dignità delle persone malate di mente.

— Procurare uno sviluppo sano del bambino, comprese le sue funzioni cerebrali.

— Promuovere programmi informativi sulle malattie mentali per sensibilizzare le persone e potenziare la prevenzione.

— Esortare gli ordini religiosi e le congregazioni il cui carisma è quello di prendersi cura di questi malati a non desistere dal loro impegno e a dedicare a queste persone particolare attenzione, considerata la particolare situazione di emergenza di questo tipo di malattia.

— Sostenere i pazienti attraverso l’amministrazione dei sacramenti, ove possibile.

— Illuminare e consolare con la Parola di Dio i malati mentali, se la loro condizione mentale e fisica lo consente.

— Avere consapevolezza del fatto che la riabilitazione di un malato mentale è un dovere dell’intera società nel suo insieme, nell’ambito di un contesto di solidarietà che privilegia i più bisognosi.

— Promuovere un ambiente sociale e fisico che favorisca i rapporti umani e, per i malati mentali, un senso di appartenenza ad una comunità concreta.

Conclusione

Ricordando quella frase incisa sulla facciata di un ospedale tedesco “Infirmis sicut Christo” – ai malati come a Cristo – vorrei concludere la mia riflessione insistendo su questa immagine di Cristo che soffre nel profondo della sua anima, pieno di dolore e afflizione, e che tuttavia riesce a trasformare questo male in fonte di vita, poiché il suo dolore e le sue sofferenze costituiscono il nucleo della sua Resurrezione e quindi della nostra salvezza.

Il modo in cui noi affrontiamo la malattia mentale costituisce una prova difficile per la nostra fede. Prenderci cura di loro in modo efficace significa professare la nostra fede nel Cristo agonizzante e sofferente, ma allo stesso tempo vittorioso. Questo è il senso della celebrazione odierna della Giornata mondiale del malato, dedicata alla malattia mentale.

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