(ZENIT) Il card. Zen eroico apostolo di Gesù in Cina

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Il Cardinale Joseph Zen Ze-Kiu riceve il premio “Defensor Fidei”

Perché “si è preso cura e reso garante di tutti i cattolici cinesi” MILANO, martedì, 30 maggio 2006 (ZENIT.org).- Sabato 27 maggio a Cascina La Lodovica – Oreno di Vimercate (MI) –, nell’ambito della manifestazione del “Giorno del Timone”, è stato consegnato il premio “Defensor Fidei”, al Vescovo di Hong Kong, il Cardinale Joseph Zen Ze-Kiu.

A istituire il “Premio Defensor Fidei” è stata la “Fondazione Fides et Ratio” costituita nel dicembre dell’anno 2005, da Gianpaolo Barra, Mario Palmaro e Marco Invernizzi, rispettivamente Direttore e collaboratori del mensile “Il Timone”, e da alcuni imprenditori, che hanno trovato una unità di intenti nel proposito di operare per favorire la diffusione della cultura cattolica.

La “Fondazione Fides et Ratio” ha istituito il Premio consistente nella somma di euro 10.000 (diecimila) e in una targa ricordo, che verrà assegnato annualmente, ad una personalità che, in Italia o all’estero, si è distinta per la sua opera di difesa della fede cattolica.

Nella motivazione la Fondazione et Ratio ha scritto: “Perché come Vescovo di Hong Kong, testimone fedele del Vangelo di Cristo, si è preso cura e reso garante di tutti i cattolici cinesi; ha lavorato instancabilmente per l’unità della Chiesa cinese nel superamento delle divisioni inferte dal regime comunista; ha cercato di ampliare gli spazi di libertà impegnandosi in un dialogo tenace e senza cedimenti con le autorità dello Stato; ha difeso con coraggio la libertà della Chiesa e ha operato per il riconoscimento dei diritti fondamentali di ogni essere umano”.

Intervistato da Riccardo Cascioli nell’ultimo numero de “Il Timone”, il Cardinale Zen ha affermato che “la fede è stata difesa dai nostri martiri… Oggi, grazie anche al nostro lavoro nei seminari la Chiesa cinese è più unita ed è fedele al Papa… Sono intervenuto duramente contro Pechino solo quando hanno cercato di screditare Giovanni Paolo II e minacciato la libertà religiosa a Hong Kong”.

Rappresentante di una chiesa martire, il porporato ha sottolineato: “Il colore rosso che io indosso significa la volontà di un Cardinale a versare il proprio sangue. Ma non è il mio sangue che è stato versato: è il sangue e le lacrime dei numerosi eroi senza nome della Chiesa ufficiale e sotterranea che hanno sofferto per essere fedeli alla Chiesa”.

Alla domanda su quanti sono gli “eroi senza nome” della Chiesa cinese, il Vescovo di Honk Kong ha risposto: “Qualcuno ha provato a fare questo calcolo, ma mi sembra impossibile dare un numero preciso. L’unica cosa certa è che sono stati tantissimi: molti sono morti in prigione, campi di concentramento e lavori forzati. tanti altri sono morti per gravi malattie contratte durante la prigionia”.

“Ci sono anche quelli sopravvissuti a 20-30 anni di prigionia e torture, anche questi sono martiri. E’ una forma di martirio moderno: non c’è la crocifissione o la morte violenta immediata, ma una sofferenza lunghissima, consumata in tanti anni di isolamento”, ha aggiunto.

“Ci sono giovani meno che ventenni entrati in carcere o campo di concentramento e usciti quando erano ormai anziani e malandati. Penso ai tanti giovani della Legione di Maria, andati in carcere a Shanghai negli anni ’50, i laici ancor più di preti e suore, che non hanno una famiglia cui pensare”, ha affermato il neo porporato.

“Eppure ho visto tanti di loro uscire dalle prigioni così felici, così sereni: una grande testimonianza – ha sottolineato –. Ma non dimentichiamo anche le sofferenze delle famiglie: immaginatevi dei genitori che si vedono strappare via un figlio, senza neanche più sapere dov’è e cosa ne è di lui”.

Spesso si sente dire che oggi la situazione è migliore…

Cardinale Zen: Dipende da cosa si intende. Sicuramente il regime cinese – oggi che ha maggiori scambi con l’estero ed è più osservato – deve stare maggiormente attento nella persecuzione, è meno brutale. Ad esempio, i Vescovi che vengono arrestati magari non vanno in prigione ma in altri luoghi isolati, la detenzione è meno lunga. Ciò non toglie che i due Vescovi di Baoding siano scomparsi e non si sappia nulla di loro. Direi però che l’evoluzione più importante è quella interna alla Chiesa ufficiale, con una comunione sempre più chiara con il Papa. E si vede che quando i preti sono uniti anche il regime deve cedere, come dimostra la nomina dei Vescovi di Shanghai e Xian: indicati dal Papa, ma formalmente eletti dal clero locale, così che il governo non ha potuto dire nulla.

Anche nella sua diocesi di Hong Kong, lei è spesso sotto i riflettori per le sue posizioni ferme a difesa della libertà e della democrazia.

Cardinale Zen: A Hong Kong la situazione ovviamente è diversa. Non abbiamo mai avuto la persecuzione come nel resto della Cina, qui il nemico principale è il secolarismo. Malgrado ciò la nostra Chiesa di Hong Kong mantiene una sua vitalità e manteniamo una media di 2mila battesimi l’anno. Dopo il 1997, con il ritorno di Hong Kong alla Cina, la situazione è cambiata e la Chiesa si è trovata a dover difendere i più deboli, i poveri. Del resto è la Chiesa che ci insegna a prenderci cura di tutto l’uomo, siamo chiamati a mettere il lievito di umanità nei rapporti sociali.
Lei si è creato la fama di essere un duro, che si confronta apertamente con il regime cinese senza tanti giri di parole.

E’ questa la strategia giusta per trattare con Pechino?

Cardinale Zen: Non ho mai premeditato sul come agire. In realtà sono intervenuto duramente su due questioni: la prima per difendere la canonizzazione dei martiri cinesi, avvenuta il 1° ottobre 2000. Il governo si era inventato una lettera firmata da tutti i Vescovi cinesi che contestavano questa canonizzazione. Ma era falso, sapevo che la stragrande maggioranza dei Vescovi non la condivideva, così sono intervenuto duramente per smascherare questo tentativo di screditare il Papa. L’altro mio intervento è sulla questione della democrazia, più precisamente sulla libertà religiosa. Pechino ha già violato apertamente la Basic Law (la mini-Costituzione di Hong Kong firmata congiuntamente da governo britannico e cinese, che garantisce il processo di democratizzazione di Hong Kong per almeno 50 anni, ndr) e cercato di intaccare la libertà religiosa. Noi cattolici, pur minoranza, siamo diventati padri di tutto il popolo, un punto di riferimento: così è nata la manifestazione che ha portato in piazza mezzo milione di cittadini.

Lei crede che la Cina possa presto “rassegnarsi” ad aprire un dialogo vero con la Santa Sede, e far cadere i suoi pregiudizi?

Cardinale Zen: Credo di sì. Oggi la Cina manda molte persone all’estero, del governo o meno. Pian piano si rendono conto che nel resto del mondo i singoli Paesi non hanno alcun problema ad accettare che il Papa nomini i Vescovi, che questo non contrasta con l’amore per la patria e con l’essere buoni cittadini. E allora tanti problemi potranno essere superati. Se la Santa Sede riallaccerà le relazioni diplomatiche con la Cina, taglierà quelle con Taiwan, dove c’è una importante comunità cattolica che proprio grazie al governo di Taipei ha potuto vivere e operare in libertà. I Vescovi e i cattolici di Taiwan sono più che preparati al cambiamento. E anche il governo è consapevole che è un passo inevitabile, lo hanno anche detto apertamente. Certo la Santa Sede dovrà gestire questo passaggio, quando avverrà, con grande prudenza e rispetto. Si devono evitare fin da ora dichiarazioni avventate che possono offendere tutti i cinesi di Taiwan. Piuttosto, al momento giusto si dovrà chiedere scusa per questo passaggio ed esprimere riconoscenza a Taiwan e ai suoi cattolici.
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