Wojtyla, un papa straordinario

Papa
Papa: "Wojtyla aveva doti soprannaturali"
di Andrea Indini

il Giornale 2-4-2008

Oltre 60mila fedeli hanno affollato piazza San Pietro per partecipare alla messa che Benedetto XVI celebrerà in occasione del terzo anniversario della morte di Papa Wojtyla.

Roma – Sessantamila volti per ricordare papa Giovanni Paolo II al terzo anniversario della morte. Sessantamila paia di occhi fissi a guardare papa Benedetto XVI proprio mentre parla di "qualità soprannaturali" riferendosi al proprio predecessore. Durante la messa solenne, il Santo Padre ha ricordato che "tra le tante qualità umane e soprannaturali, Wojtyla aveva anche quella di un’eccezionale sensibilità spirituale e umanistica". E i sessantamila fedeli, che affollavano la piazza, si sono stretti attorno al ricordo dell’ultimo grido di Wojtyla: "Non abbiate paura".

Una morte che resta nel cuore "La data del 2 aprile è rimasta impressa nella memoria della Chiesa come il giorno della partenza da questo mondo del servo di Dio Giovanni Paolo II". Benedetto XVI rivive "con emozione" le ore di quel sabato sera, quando la notizia della morte fu accolta da una grande folla in preghiera che gremiva piazza San Pietro. "Per diversi giorni la Basilica Vaticana e questa piazza – ha ricordato il Pontefice – sono state davvero il cuore del mondo". Un fiume ininterrotto di pellegrini aveva reso omaggio alla salma del venerato Pontefice. Agli stessi funerali segnarono un’ulteriore testimonianza della stima e dell’affetto che aveva conquistato nell’animo di tantissimi credenti e di persone d’ogni parte della terra.

L’agonia di Wojtyla Giovanni Paolo II si spense alla vigilia della seconda Domenica di Pasqua. Al compiersi del giorno che ha fatto il Signore. "La sua agonia si è svolta tutta entro l’ottavo giorno, voluto dalla Santissima Trinità mediante l’opera del Verbo incarnato, morto e risorto – ha spiegato il Pontefice – in questa dimensione spirituale Giovanni Paolo II più volte ha dato prova di trovarsi in qualche modo immerso già prima, durante la sua vita, e specialmente nell’adempimento della missione di Sommo Pontefice". Il pontificato di Giovanni Paolo II appare infatti come un segno e una testimonianza della Risurrezione di Cristo. Così la sua morte è stata da Ratzinger come "il sigillo di un’esistenza tutta donata a Cristo, a Lui conformata anche fisicamente nei tratti della sofferenza e dell’abbandono fiducioso nella braccia del Padre celeste".

Le ultime parole prima di morire Benedetto XVI ha ricordato le ultime parole di Giovanni Paolo II: "Lasciate che vada al Padre". Questa la testimonianza di sofferenza fino all’ultimo respiro. "Queste, testimonia chi gli fu vicino, furono le sue ultime parole – ha detto il Papa, nella messa celebrata in piazza San Pietro per il terzo anniversario dalla scomparsa del Papa polacco – a compimento di una vita totalmente protesa a conoscere e contemplare il volto del Signore". Parole che sono diventate una specie di motto sulle labbra del Papa Giovanni Paolo II, fin dal solenne inizio del suo ministero petrino. Le ha ripetute più volte alla Chiesa e all’umanità in cammino verso il 2000, e poi attraverso quello storico traguardo e ancora oltre, all’alba del terzo millennio. "Non possiamo dimenticare – ha concluso il Papa – quella sua ultima e silenziosa testimonianza di amore a Gesù".

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WOJTYLA, DOPO LA MORTE  ABBIAMO IMPARATO A CONOSCERLO IN MODO DIVERSO
 LUIGI GENINAZZI

Avvenire 2-4-2008

Quando venne sottratto per sem­pre al nostro sguardo terreno il mondo si sentì improvvisa­mente orfano e un’ondata di com­mozione, di dolore e al tempo stes­so di gratitudine, invase il cuore di milioni di persone. Ci manca, Karol Wojtyla, nonostante che il suo suc­cessore, l’amato Benedetto XVI, riempia pienamente la scena ponti­ficale. Sono passati tre anni ma con­tinua a mancarci tantissimo: lo di­ciamo sottovoce, con un certo pu­dore, come si fa coi sentimenti più veri e profondi che si vorrebbero te­nere nascosti, al riparo da occhi in­discreti.
  Giovanni Paolo II manca a tutti co­loro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo personalmente, e anche a moltissima gente che ha avuto oc­casione di sfiorarlo, vederlo e ascol­tarlo durante i suoi viaggi. C’è chi ha fatto notare che papa Wojtyla è co­lui che si è incontrato con il maggior numero di essere umani, primo pontefice ‘globale’, riconosciuto co­me la più grande autorità morale an­che dai non credenti. Giovanni Pao­lo II è stato un papa pellegrino che cercava l’uomo. Non aspettava che la gente andasse da lui, era lui che le andava incontro, testimone della misericordia di Dio che salva. Nel corso del suo pontificato, uno dei più lunghi della storia, si è fatto vi­cino a tutti divenendo un personag­gio familiare anche nei luoghi più sperduti del mondo. E così, quand’e­ra in vita, pensavamo di conoscerlo bene, anche perché i mass-media ce lo raccontavano in ogni dettaglio, fi­no a scavare con le telecamere im­pietose dentro le pieghe della sua sofferenza e malattia.
  Ma in questi ultimi anni, dopo la sua morte, incominciamo a conoscerlo in un modo diverso. Col passare del tempo i ricordi inevitabilmente sbia­discono, diventano roba d’archivio. Oggi stiamo imparando a guardare alla vita ed alle opere di Karol Wojty­la in altro modo, con gli occhi della fe­de. Proprio perché ci manca voglia­mo andare alla sua ricerca, sapendo bene che questa volta non saranno né i giornali né le tv a raccontarcelo per davvero. Non ci soffermiamo più sui singoli fotogrammi, adesso ci si mostra in tutta la sua evidenza il sen­so della trama che ha intessuto la sua vita ed ha cambiato la storia. «Gio­vanni Paolo II si è mosso ed ha agito come se desiderasse aprire dapper­tutto delle vie d’accesso a Cristo, co­me se desiderasse rendere percorri­bile ad ogni uomo il varco verso la vi­ta vera, verso il vero amore», è la sin­tesi efficace che ne ha fatto Benedet­to XVI, legato da un affetto persona­le oltre che da una lunga consuetu­dine di lavoro al suo predecessore.
  Così tanta gente oggi riscopre Gio­vanni Paolo II come il papa della vi­ta, il papa dell’amore, il papa della fa­miglia. È quanto ci ha confermato l’ex segretario di Wojtyla, il cardina­le Dziwisz, lui stesso sorpreso dai moltissimi casi del dono di un figlio a coppie, ritenute sterili, che si sono inginocchiate in preghiera sulla tomba di Giovanni Paolo II. Se non vogliamo affrettarci a chiamarli mi­racoli diciamo che si tratta di grazie ricevute, di segni di santità che le persone semplici sanno immedia­tamente riconoscere.
  In Polonia circola insistente la voce secondo cui Karol Wojtyla verrà bea­tificato il prossimo 16 ottobre, tren­tesimo anniversario della sua ele­zione al soglio pontificio. È il desi­derio di tanta gente che ‘scopre’ nella santità di Giovanni Paolo II un rinnovato motivo di familiarità con lui. Soffia ancora il vento di Wojtyla, il vento che faceva sfogliare le pagi­ne del Vangelo durante i suoi fune­rali e oggi continua ad avvolgere i nostri cuori.