Vivere la Santa Messa

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Mons. Javier Echevarría, Vivere la santa Messa, Ares 2011, Codice ISBN: 978-88-8155-517-8, Pagine: 176, Euro 14.00

 

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Sulla scorta degli insegnamenti di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, mons. Javier Echevarría, prelato dell’Opus Dei, propone un itinerario spirituale per conoscere e amare ogni giorno di più la santa Messa.
Il testo, ripercorrendo i singoli momenti della liturgia, offre profondi spunti di riflessione personale per i sacerdoti e per i laici; è arricchito, inoltre, da numerose espressioni di san Josemaría Escrivá che, ricordando la chiamata universale alla santità, indicò il santo Sacrificio come «il centro e la radice» della vita di ogni cristiano.

Scrive l’Autore nella Presentazione: «Ho desiderato promuovere lo spirito liturgico, che porta a curare il rapporto con Cristo non solo durante la Messa, ma lungo tutta la giornata, e a comunicarlo ad altre persone. Sono stato mosso, in definitiva, dal desiderio di aiutare a concretizzare – per me stesso e per molte altre persone – la grande aspirazione di san Josemaría: “Dobbiamo, anzitutto, amare la santa Messa, che deve essere il centro della nostra giornata. Se si vive bene la Messa, come è possibile poi, per tutto il resto del giorno, non avere il pensiero in Dio, non aver la voglia di restare alla sua presenza per lavorare come Egli lavorava e amare come Egli amava?”».

Vivere la santa Messa

La Presentazione di mons. Javier Echevarría
Prelato dell'Opus Dei

Cinque anni fa, il papa Giovanni Paolo II dispose la celebrazione di un «Anno dell’eucaristia» nella Chiesa universale. La sua finalità, oltre a quella di onorare il Santissimo Sacramento, era di preparare lo svolgimento della Sessione Ordinaria del Sinodo dei Vescovi che si sarebbe riunito a Roma nel mese di ottobre 2005 per approfondire il Mistero eucaristico.
L’indizione dell’anno eucaristico avveniva poco dopo la pubblicazione dell’Ecclesia de Eucharistia (17 aprile 2003), l’ultima lettera enciclica di quel grande Pontefice e Servo di Dio. Per aiutare la celebrazione dell’Anno dell’Eucaristia, Giovanni Paolo II pubblicò anche la lettera apostolica Mane nobiscum Domine (7 ottobre 2004), nella quale, oltre a ricordare che «bisogna che la santa Messa sia posta al centro della vita cristiana, e che in ogni comunità si faccia di tutto per celebrarla decorosamente, secondo le norme stabilite» (1), aggiungeva: «I Pastori si impegnino in quella catechesi “mistagogica”, tanto cara ai Padri della Chiesa, che aiuta a scoprire le valenze dei gesti e delle parole della Liturgia, aiutando i fedeli a passare dai segni al mistero e a coinvolgere in esso l’intera loro esistenza» (2).
Toccò al suo Successore presiedere e concludere il Sinodo, come pure l’Anno dell’Eucaristia, che tanti frutti ha portato nella vita della Chiesa. Sin dai primi momenti della sua elezione al soglio pontificio, Benedetto XVI ha manifestato un particolare impegno nel conferire alla celebrazione eucaristica, in tutte le sue forme, il più grande splendore possibile.
Già nel giorno successivo alla sua elezione, nel primo messaggio diretto alla Chiesa, dichiarava: «In maniera quanto mai significativa, il mio Pontificato inizia mentre la Chiesa sta vivendo lo speciale Anno dell’Eucaristia. Come non cogliere in questa provvidenziale coincidenza un elemento che deve caratterizzare il ministero al quale sono stato chiamato? L’Eucaristia, cuore della vita cristiana e sorgente della missione evangelizzatrice della Chiesa, non può non costituire il centro permanente e la fonte del servizio petrino che mi è stato affidato.
«L’Eucaristia rende costantemente presente il Cristo risorto, che a noi continua a donarsi, chiamandoci a partecipare alla mensa del suo Corpo e del suo Sangue. Dalla piena comunione con Lui scaturisce ogni altro elemento della vita della Chiesa, in primo luogo la comunione tra tutti i fedeli, l’impegno di annuncio e di testimonianza del Vangelo, l’ardore della carità verso tutti, specialmente verso i poveri e i piccoli.
«In questo anno, pertanto, dovrà essere celebrata con particolare rilievo la Solennità del Corpus Domini.

L’Eucaristia sarà poi al centro, in agosto, della Giornata Mondiale della Gioventù a Colonia e, in ottobre, dell’Assemblea Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che si svolgerà sul tema: “L’Eucaristia, fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa”. A tutti chiedo di intensificare nei prossimi mesi l’amore e la devozione a Gesù Eucaristia e di esprimere in modo coraggioso e chiaro la fede nella presenza reale del Signore, soprattutto mediante la solennità e la correttezza delle celebrazioni.
«Lo chiedo in modo speciale ai sacerdoti, ai quali penso in questo momento con grande affetto. Il Sacerdozio ministeriale è nato nel Cenacolo, insieme con l’Eucaristia, come tante volte ha sottolineato il mio venerato Predecessore Giovanni Paolo II. “L’esistenza sacerdotale deve avere a speciale titolo una forma eucaristica”, ha scritto nella sua ultima Lettera per il Giovedì Santo (n. 1). A tale scopo contribuisce innanzitutto la devota celebrazione quotidiana della santa Messa, centro della vita e della missione di ogni sacerdote» (3).
Benedetto XVI ha manifestato innumerevoli volte il suo desiderio che, dentro e fuori della Messa, i sacerdoti riscoprano la dimensione latreutica, di adorazione a Dio e all’Umanità santissima di Cristo, profondamente inscritta nel Mistero eucaristico.
Nell’esortazione apostolica Sacramentum caritatis, che riassume le conclusioni del Sinodo dei Vescovi, il Romano Pontefice ricorda che, per una fruttuosa partecipazione alla santa Messa, «è necessario impegnarsi a corrispondere personalmente al mistero che viene celebrato, mediante l’offerta a Dio della propria vita, in unità con il sacrificio di Cristo per la salvezza del mondo intero. Per questo motivo, il Sinodo dei Vescovi ha raccomandato di curare nei fedeli l’intima concordanza delle disposizioni interiori con i gesti e le parole. Se questa mancasse, le nostre celebrazioni, per quanto animate, rischierebbero la deriva del ritualismo» (4).
Riferendosi alla spiegazione del significato e della ricchezza dei riti liturgici del santo Sacrificio, lo stesso documento indica tre princìpi dei quali occorre sempre tenere conto:
a) Interpretare i riti alla luce degli eventi salvifici, in conformità con la tradizione viva della Chiesa. «In effetti, la celebrazione dell’Eucaristia, nella sua infinita ricchezza, contiene continui riferimenti alla storia della salvezza. In Cristo crocifisso e risorto ci è dato di celebrare davvero il centro ricapitolatore di tutta la realtà (cfr Ef 1, 10). Fin dall’inizio la comunità cristiana ha letto gli avvenimenti della vita di Gesù, ed in particolare del mistero pasquale, in relazione a tutto il percorso veterotestamentario»5.
b) Introdurre i fedeli al senso dei segni contenuti nei riti. «Questo compito è particolarmente urgente in un’epoca fortemente tecnicizzata come l’attuale, in cui c’è il rischio di perdere la capacità percettiva in relazione ai segni e ai simboli.
«Più che informare, la catechesi mistagogica dovrà risvegliare ed educare la sensibilità dei fedeli per il linguaggio dei segni e dei gesti che, uniti alla parola, costituiscono il rito» (6).
c) Mostrare il significato dei riti in relazione alla vita cristiana. «In tal senso, l’esito maturo della mistagogia è la consapevolezza che la propria esistenza viene progressivamente trasformata dai santi Misteri celebrati. Scopo di tutta l’educazione cristiana, del resto, è di formare il fedele, come “uomo nuovo”, ad una fede adulta, che lo renda capace di testimoniare nel proprio ambiente la speranza cristiana da cui è animato» (7).
Sulla scia delle raccomandazioni del Magistero, nelle lettere pastorali che ho inviato ai fedeli dell’Opus Dei durante l’Anno dell’Eucaristia sono andato proponendo un itinerario spirituale che, seguendo da vicino lo svolgimento dei riti liturgici, offrisse ai sacerdoti e ai laici spunti di meditazione riguardo alla santa Messa. Desideravo promuovere lo spirito liturgico, che porta a curare il rapporto con Cristo non solo durante la Messa, ma lungo tutta la giornata, e a comunicarlo ad altre persone.
Sono stato mosso, in definitiva, dal desiderio di aiutare a concretizzare – per me stesso e per molte altre persone – la grande aspirazione di san Josemaría Escrivá de Balaguer, il quale scriveva: «Dobbiamo, anzitutto, amare la santa Messa, che deve essere il centro della nostra giornata. Se si vive bene la Messa, come è possibile poi, per tutto il resto del giorno, non avere il pensiero in Dio, non aver la voglia di restare alla sua presenza per lavorare come Egli lavorava e amare come Egli amava?» (8).
In questo modo, riusciremo a «servirlo non soltanto sull’altare, ma nel mondo intero, che è come un altare per noi. Tutte le opere degli uomini si compiono come su un altare e ciascuno di voi, in questa unità del suo atteggiamento contemplativo lungo tutta la giornata, dice in qualche modo la sua Messa, che dura ventiquattro ore, in attesa della Messa seguente, che durerà altre ventiquattro ore; e così fino alla fine della nostra vita» (9).
Rendo grazie a Dio perché, con l’aiuto degli insegnamenti del fondatore dell’Opus Dei, questo anelito è calato in profondità in migliaia e migliaia di persone, uomini e donne di tutti i continenti e di tutte le condizioni sociali.
La proclamazione dell’Anno sacerdotale da parte di Benedetto XVI mi ha indotto a rivedere e a dare nuova forma a quella catechesi riguardante la Messa.
Queste considerazioni sono rivolte a laici e a sacerdoti, poiché tutti – ciascuno secondo la propria situazione specifica nella Chiesa, in funzione dei sacramenti ricevuti – concorrono all’offerta del Sacrificio eucaristico.
«La bellezza e l’armonia dell’azione liturgica trovano una significativa espressione nell’ordine con cui ciascuno è chiamato a partecipare attivamente. Ciò comporta il riconoscimento dei diversi ruoli gerarchici implicati nella celebrazione stessa» (10).
Pubblico queste pagine con il desiderio di assecondare le raccomandazioni del Romano Pontefice, mentre supplico la Trinità, per intercessione della Beata Vergine Maria, che esse producano effetti salutari nei lettori.
Prego in particolare affinché noi sacerdoti abbiamo sempre presente che «per la relazione tra ars celebrandi e actuosa participatio si deve innanzitutto affermare che “la migliore catechesi sull’Eucaristia è la stessa Eucaristia ben celebrata”» (11).

+ Javier Echevarría
Prelato dell’Opus Dei

Note


1 Giovanni Paolo II, Lettera apostolica Mane nobiscum Domine (7 ottobre 2004), n. 17.
2 Ibidem.
3 Benedetto XVI, Missa pro ecclesia (primo messaggio di Sua Santità Benedetto XVI al termine della concelebrazione eucaristica con i Cardinali elettori nella Cappella Sistina, mercoledì 20 aprile 2005), n. 4.
4 Benedetto XVI, Esortazione apostolica Sacramentum caritatis (22 febbraio 2007), n. 64.
5 Ibidem.
6 Ibidem.
7 Ibidem.
8 San Josemaría Escrivá, È Gesù che passa, Edizioni Ares, Milano 20099, n. 154, p. 305.
9 San Josemaría Escrivá, appunti di una sua meditazione, 19 marzo 1968 (AGP, P09, p. 98).
10 Benedetto XVI, Esortazione apostolica Sacramentum caritatis (22 febbraio 2007), n. 53.
11 Ivi, n. 64.