(Vaticano) Servire la causa della pace

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 CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE DEL MESSAGGIO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI PER LA GIORNATA MONDIALE DELLA PACE 2006 , 13.12.2005



Alle 11.30 di questa mattina, nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede, ha luogo la Conferenza Stampa di presentazione del Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la Giornata Mondiale della Pace 2006 sul tema: “Nella verità la pace“.


Intervengono: l’Em.mo Card. Renato Raffaele Martino, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, S.E. Mons. Giampaolo Crepaldi, Segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, e il Rev.mo Frank J. Dewane, Sotto-Segretario del medesimo Pontificio Consiglio.


Pubblichiamo di seguito l’intervento dell’Em.mo Card. Renato Raffaele Martino:



  • INTERVENTO DELL’EM.MO CARD. RENATO RAFFAELE MARTINO


    1. Sono lieto di trovarmi con voi, per la presentazione del Messaggio di Sua Santità Benedetto XVI per la Giornata Mondiale della Pace 2006, che è il primo del suo pontificato. Per questa circostanza, il Santo Padre ha scelto e proposto come tema di riflessione la verità, collegandone le molteplici dimensioni alle varie questioni che riguardano la pace nel mondo contemporaneo. Nella cornice della celebrazione del 40° anniversario del Concilio Vaticano II, il Santo Padre prende spunto per la trattazione del tema da una densa citazione della Costituzione pastorale Gaudium et spes che viene riportata al n.3 dove si afferma che l’umanità non riuscirà a «costruire un mondo veramente più umano per tutti gli uomini su tutta la terra, se gli uomini non si volgeranno con animo rinnovato alla verità della pace»1. Si può affermare che tutto il Messaggio del Santo Padre è, di fatto, una corposa e articolata riflessione tesa ad approfondire l’affermazione conciliare sulla verità della pace. Il tema della verità è, senza dubbio, un tema assai caro a Benedetto XVI, costantemente ripreso nel suo magistero tanto da caratterizzarne il ministero papale come un motivo di fondo sul quale e a partire dal quale vengono strutturate le altre tematiche trattate e proposte secondo l’arte musicale delle variazioni sul tema.


    Il Messaggio papale si presenta strutturato in quattro parti, in ognuna della quali il tema della pace viene progressivamente trattato in relazione ai vari aspetti della verità della pace. Nella prima parte, di carattere teologico e spirituale, si evidenzia il senso e il valore della connessione tra pace, verità e menzogna; nella seconda, la verità della pace viene vista nel contesto di una concreta situazione di guerra; nella terza, la verità della pace viene trattata in stretto collegamento con la tragica e dirompente realtà del terrorismo; nella quarta, la verità della pace viene proposta in riferimento all’urgente esercizio di quelle necessarie responsabilità per rilanciare, soprattutto a livello di comunità internazionale, il processo politico del disarmo.


    2. Il Messaggio si apre con un incipit sul quale mi sembra opportuno spendere una qualche parola per l’intenzionalità programmatica che esprime. Nel numero 2, infatti, il Santo Padre – che ricorda con gratitudine i suoi due grandi Predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II descrivendoli come illuminati operatori di pace – afferma di confermare, con questo suo primo messaggio, la ferma volontà della Santa Sede di continuare a servire la causa della pace. La prova che il Santo Padre offre per dar valore alla sua autorevolissima indicazione è quella della scelta del nome avvenuta nella fausta circostanza della sua elezione. Queste le sue parole: “Il nome stesso di Benedetto, che ho scelto il giorno dell’elezione alla Cattedra di Pietro, sta a indicare il mio convinto impegno in favore della pace. Ho inteso, infatti, riferirmi sia al Santo Patrono d’Europa, ispiratore di una civilizzazione pacificatrice nell’intero Continente, sia al Papa Benedetto XV, che condannò la Prima Guerra Mondiale come «inutile strage»2 e si adoperò perché da tutti venissero riconosciute le supreme ragioni della pace” (n. 2). Da queste impegnative affermazioni, si può dire che la Santa Sede, tramite il magistero e il ministero di Benedetto XVI, si conferma come cattedra che insegna la pace e ne interpreta le esigenze più profonde con l’esercizio di una generosa e pronta diaconia universale.


    3. La trattazione della prima parte del Messaggio è contenuta nei numeri che vanno dal 3 al 6. Il dato – rilevantissimo sul piano teologico e metodologico – da sottolineare in questa parte, dato che dà spessore e sostanza a tutto il Messaggio, mi sembra possa essere sinteticamente proposto in questo modo: il Santo Padre avverte che i temi della verità e della menzogna non devono essere considerati come oziosi passatempi per estemporanee elucubrazioni intellettualistiche, ma come temi strettamente e vitalmente connessi con la storia umana, come eventi storici ed eventi decisivi da cui dipende la salvezza o la perdizione, la felicità o l’infelicità degli uomini e delle donne, in definitiva, come eventi da cui dipende la pace o la sua mancata attuazione. Afferma il Santo Padre: “L’autentica ricerca della pace deve partire dalla consapevolezza che il problema della verità e della menzogna riguarda ogni uomo e ogni donna, e risulta essere decisivo per un futuro pacifico del nostro pianeta” (n. 5).


    Facendo tesoro dell’insegnamento conciliare, la verità della pace viene descritta come «il frutto dell’ordine impresso nella società umana dal suo divino Fondatore», un ordine «che deve essere attuato dagli uomini assetati di una giustizia sempre più perfetta»3. Frutto quindi di un ordine disegnato e voluto dall’amore di Dio per l’umanità, la pace ha una sua intrinseca e invincibile verità, poiché corrisponde «ad un anelito e ad una speranza che vivono in noi indistruttibili»4. A questo punto il Santo Padre offre una definizione di pace che è opportuno riprendere: “…la pace si configura come dono celeste e grazia divina, che richiede, a tutti i livelli, l’esercizio della responsabilità più grande, quella di conformare – nella verità, nella giustizia, nella libertà e nell’amore – la storia umana all’ordine divino”.


    L’ordine trascendente delle cose è la base su cui fondare la grammatica del dialogo. Il Santo Padre richiama qui un punto assai importante e decisivo, se considerato nell’orizzonte complessivo dell’insegnamento sociale cattolico: per far progredire il fronte della pace, l’umanità di oggi deve far tesoro della legge morale universale. Benedetto XVI ripropone e rilancia il magistero di Giovanni Paolo II sulla legge naturale che, nell’ottobre del 1995, avevo sentire esporre nel Discorso alla L Sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con il quale richiamava tutti, con coraggio e con lungimiranza profetici, a far riferimento, nel comune servizio alla pace, alla grammatica della legge morale universale, l’unica in grado di esaltare beneficamente la verità dell’uomo e, quindi, la verità della pace.


    A questo punto, e inspirandosi all’insegnamento biblico, il Santo Padre introduce la sua riflessione sulla menzogna come peccato dalle devastanti conseguenze nella vita degli individui e della nazioni. A riprova di quanto sia vero quanto afferma, il Santo Padre formula un giudizio severissimo sul secolo scorso: “Basti pensare a quanto è successo nel secolo scorso, quando aberranti sistemi ideologici e politici hanno mistificato in modo programmato la verità ed hanno condotto allo sfruttamento ed alla soppressione di un numero impressionante di uomini e di donne e di popoli interi, sterminando addirittura intere famiglie e comunità. Come non restare fortemente preoccupati di fronte alle menzogne del nostro tempo, che fanno da cornice a minacciosi scenari di morte in non poche regioni del mondo?” (n. 5).


    La prima parte del Messaggio si conclude al n. 6 con un sostanzioso richiamo a due elementi essenziali per dare un profilo preciso alla verità della pace. Il primo è rintracciabile nell’insopprimibile bisogno di pace che, per quanto soffocato dal peccato, è presente nel cuore di ogni essere umano e chiede di essere salvaguardato in ogni forma di convivenza politica e a tutti i livelli, perché esso appartiene alla comune natura umana. Il secondo si accompagna e illumina un’altra verità: la comune appartenenza di tutti gli uomini e di tutte le donne alla stessa famiglia umana. Non è, infatti, con l’esaltazione della propria diversità – tipica dei nazionalismi esasperati che sono stati e restano all’origine di sanguinosi conflitti – che i popoli possono avviarsi verso i percorsi della pace; essa resta progetto credibile e fattibile quando c’è la piena valorizzazione del senso di appartenenza a una stessa famiglia umana.


    Queste due semplici verità riproposte dal Messaggio papale consentono di guardare alla pace in modo nuovo: essa non consiste nella semplice assenza di guerra, esige piuttosto una pienezza di realizzazione per le persone e per i popoli. A coloro che guardano al conflitto armato e alla guerra come a realtà originarie e connaturali all’uomo, tanto da considerare la pace una specie di anomalia, una semplice eccezione alla guerra, un prodotto di accorti accordi politici, a costoro Benedetto XVI propone una visione della pace come pienezza di realizzazione umana. Solo in questa diversa prospettiva culturale si possono purificare e vincere quelle attitudini e abitudini mentali, ancora radicate e diffuse, che trovano espressione nella rassegnazione a tollerare la guerra come un dato naturale e ineluttabile.


    4. La seconda parte del Messaggio è rintracciabile nei numeri 7 ed 8. In essa, il Santo Padre considera la verità della pace con riferimento al caso concreto in cui la guerra sia scoppiata. In questo caso deve valere il pieno rispetto e la completa osservanza del diritto internazionale umanitario, che il Messaggio opportunamente annovera “tra le espressioni più felici ed efficaci delle esigenze che promanano dalla verità della pace” (n. 7). Il convinto sostegno del Santo Padre al diritto umanitario nasce dalla convinzione che non esiste una verità della guerra, ma solo la verità della pace anche nella guerra. Nonostante qualche battuta di arresto, che con preoccupazione va registrata anche con riferimento all’ultima tornata di trattative per l’adozione a Ginevra del Protocollo n. III, il diritto internazionale umanitario deve restare per la comunità internazionale un punto di riferimento assai importante da custodire e coltivare con grande cura e attenzione. In questo contesto, il Santo Padre ringrazia e incoraggia tre categorie di soggetti: in primo luogo, le Organizzazioni Internazionali; in secondo luogo, i soldati impegnati in delicate operazioni di composizione dei conflitti e di ricostruzione delle condizioni necessarie alla realizzazione della pace; in terzo luogo, gli Ordinariati militari e i cappellani militari, invitati ad essere fedeli evangelizzatori della verità della pace5.


    5. La terza parte del Messaggio occupa i numeri che vanno dal 9 all’11 ed inizia con queste parole: “La verità della pace continua ad essere compromessa e negata, in modo drammatico, dal terrorismo che, con le sue minacce ed i suoi atti, è in grado di tenere il mondo in stato di ansia e di insicurezza” (n. 9). Dopo aver confermato la tradizionale condanna del terrorismo, rintracciabile in ripetuti interventi dei Predecessori, Benedetto XVI offre un innovativo e fino ad ora inesplorato paradigma interpretativo del fenomeno del terrorismo. La fonte ispiratrice del terrorismo va rintracciata nel nichilismo da una parte e nel fondamentalismo fanatico dall’altra. Essi si rapportano con la verità, e quindi anche con la verità della pace, in modo completamente errato: i nichilisti negano l’esistenza di qualsiasi verità, i fondamentalisti accampano la pretesa di essere gli unici a possedere la verità. Pur avendo origini differenti e pur essendo manifestazioni che si inscrivono in contesti culturali molto diversi, il nichilismo e il fondamentalismo si trovano accomunati dal disprezzo per l’uomo e per la sua vita; alla base di questo comune esito tragico, sta, in definitiva, lo stravolgimento della piena verità di Dio: il nichilismo ne nega l’esistenza e la provvidente presenza nella storia umana; il fondamentalismo ne sfigura il volto amorevole e misericordioso (n.10). Abbiamo qui uno dei passaggi più densi e più stimolanti del Messaggio di Benedetto XVI, che, nell’analisi delle cause del terrorismo, invita esplicitamente a tenere presente “oltre alle ragioni di carattere politico e sociale…le più profonde motivazioni culturali, religiose ed ideologiche” (n. 10).


    6. La quarta parte del Messaggio occupa i numeri che vanno dal 12 al 15. Per chiarezza espositiva mi limito a fare qualche breve sottolineatura sui passaggi più significativi.


    a) In primo luogo il Santo Padre registra con soddisfazione il progressivo calo numerico dei conflitti armati. Secondo accreditati ricercatori, il declino nei conflitti va rintracciato nella fine del colonialismo6; poi vi è la fine della Guerra Fredda7; in terzo luogo, l’aumento delle attività internazionali dirette ad arginare e prevenire i conflitti armati8. Pur rimanendo brutali, questi conflitti sono molto meno numerosi rispetto ai decenni precedenti.


    b) Il dato del progressivo calo numerico dei conflitti armati però non deve indurre a coltivare superficiali ottimismi. Non si devono sottovalutare soprattutto le numerosissime situazioni in cui il conflitto è come il fuoco sotto la cenere. A questo punto, il Santo Padre stigmatizza due precise situazioni: a) la responsabilità di quelle autorità che, invece di esercitare il loro legittimo potere per una responsabile azione di governo promotrice della pace, lo utilizzano per fomentare nei popoli sentimenti di disprezzo verso altri popoli e nazioni. Si tratta di comportamenti che rendono “più insicuro e nebuloso il futuro dell’umanità” (n.13); b) i programmi di alcuni governi decisi ad utilizzare l’energia nucleare per dotare i loro paesi di armi terribili e micidiali, nella falsa convinzione di garantire la sicurezza dei loro popoli9. La verità della pace richiede invece che tutti – sia i governi che da tempo possiedono armi nucleari sia quelli che intendono procurarsele -, invertano la rotta con scelte chiare e ferme, orientandosi verso un progressivo e concordato disarmo nucleare.


    c) Il Santo Padre prende atto con rammarico dell’aumento delle spese militari e della produzione e del commercio delle stesse. Con riferimento a tale dato, nel 2004 la spesa militare degli stati ha superato la somma di 1 trilione di dollari (circa 160 dollari per ogni abitante del pianeta). L’utile ottenuto dai primi 100 produttori e fornitori di armi nel 2003 ha avuto un incremento del 25% rispetto a quello del 2002, mentre il loro utile complessivo del 2004 equivale alla somma del PIL dei 61 paesi più poveri del mondo. Quale futuro di pace sarà mai possibile se si continua a investire nella produzione di armi e nella ricerca applicata a costruirne di nuove, non tenendo in conto il sano principio di sufficienza10 che la sapienza bimillenaria della Chiesa ha formulato per questa materia? Con altrettanto rammarico il Santo Padre prende atto che “ristagna nella palude di una quasi generale indifferenza il processo politico e giuridico messo in atto dalla Comunità Internazionale per rinsaldare il cammino del disarmo” (n.14). Dopo i progressi della seconda metà degli anni novanta, dovuti alla fine della guerra fredda, negli ultimi 5 anni, infatti, si assiste a un preoccupante arresto del processo di disarmo e dell’attuazione dei trattati internazionali sulla non proliferazione, controllo e riduzione degli armamenti, a livello sia universale (ONU), sia regionale. Nell’ambito della riflessione in tema di disarmo, mi sembra opportuno segnalare la proposta del Santo Padre di impegnare le risorse risparmiate con il disarmo in progetti di sviluppo dei popoli, soprattutto di quelli poveri.


    d) In questa ultima parte del Messaggio, il Santo Padre si richiama spesso alle Organizzazioni Internazionali, soprattutto all’ONU, invitandole a ritrovare le radici ispirative della loro istituzione, che consentirebbero loro un rinnovamento istituzionale e un aggiornamento operativo, che le renda capaci di rispondere alle mutate esigenze del mondo contemporaneo. Per quanto riguarda l’ONU, si afferma che, in un tempo segnato dalla globalizzazione, essa resta uno strumento necessario per affermare nel mondo d’oggi i valori umani della giustizia, della solidarietà e della pace (cf. n. 15). Le Organizzazioni Internazionali sono chiamate, in definitiva, a rendere effettivi sia il diritto alla pace sia il diritto allo sviluppo dei poveri,


    7. A conclusione di questa presentazione del Messaggio di Benedetto XVI per la Giornata Mondiale della Pace 2006, desidero segnalare i tanti passaggi del documento dedicati a temi squisitamente spirituali, tanto da delineare un suggestivo percorso di spiritualità della pace . Il primo passaggio lo troviamo al n. 6, in cui viene presentata la dimensione cristologica di tale spiritualità: il Signore Gesù, “è Lui a svelare la piena verità dell’uomo e della storia. Con la forza della sua grazia, è possibile essere nella verità e vivere di verità, perché solo Lui è totalmente sincero e fedele. Gesù è la verità che ci dà la pace” (n. 6). Il secondo passaggio lo troviamo al n. 11, dove viene presentata la dimensione missionaria di tale spiritualità. Il brano invita i cristiani ad annunciare il Vangelo della pace, poiché il riconoscimento della verità di Dio è condizione previa e indispensabile per l’affermazione della verità della pace. Il Santo Padre prosegue: “La storia ha ampiamente dimostrato che fare guerra a Dio per estirparlo dal cuore degli uomini porta l’umanità, impaurita e impoverita, verso scelte che non hanno futuro”. Un altro passaggio è rintracciabile al n. 15, dove viene illustrata la dimensione propriamente ecclesiale di questa spiritualità: la Chiesa deve ricordare a tutti “che, per essere autentica e duratura, la pace deve essere costruita sulla roccia della verità di Dio e della verità dell’uomo”. A conclusione del Messaggio, c’è poi il n. 16, che contiene un forte invito a pregare per la pace e a testimoniare la pace tramite l’esercizio della carità.


    Grazie.


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    1CONCILIO ECUM. VATICANO II, Cost past. Gaudium et spes, n.77.


    2Appello ai Capi dei popoli belligeranti (1° agosto 1917): AAS 9 (1917) 423.


    3CONCILIO ECUM. VATICANO II, Cost. past. Gaudium et spes.n.78.


    4GIOVANNI PAOLO II, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2004: “Un impegno sempre attuale: educare alla pace”, n.9.


    5Cfr PONTIFICIO CONSIGLIO GIUSTIZIA E PACE E CONGREGAZIONE PER I VESCOVI, Diritto umanitario e cappellani militari, L.E.V., 2004.


    6Dai primi anni ‘50 ai primi anni ‘80, almeno il 60% di tutti i conflitti internazionali era di carattere coloniale.


    7Essa era stata l’origine di circa un terzo di tutti i conflitti successivi alla Seconda Guerra Mondiale.


    8Quest’ultimo elemento è rappresentato soprattutto dalle attività coordinate dalle Nazioni Unite, che hanno visto una crescita di sei volte nelle missioni di diplomazia preventiva; un aumento di quattro volte nelle missioni di peacemaking e nelle operazioni di pace; e un aumento di undici volte nel numero degli Stati oggetto di sanzioni da parte dell’ONU.


    9PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA GIUSTIZIA E DELLA PACE, Compendio della dottrina sociale della Chiesa, n.508.


    10PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA GIUSTIZIA E DELLA PACE, Compendio della dottrina sociale della Chiesa, n.508.