Una vista migliore. Ritorno alla vita dopo un aborto

In libreria

JOAN ULICNY, Una vista migliore. Ritorno alla vita dopo un aborto, Edizioni Segno, Udine 2006, pp. 232, € 10

www.edizionisegno.it

Le Edizioni Segno di Udine hanno pubblicato «Una vista migliore» (pagg. 232, € 10) di Joan Ulicny (pron. Iulìsni).
L’autrice, una signora americana ex-dirigente dell’IBM, racconta la propria conversione, innescata da un pellegrinaggio a Medjugorje avvenuto nel 1988.
Nessuno finora in Italia ha mai saputo nulla della sua avventura spirituale: segnaliamo perciò a chi sa l’inglese la pagina web www.amazinggraceonline.net/album/ulicny.htm e una pagina web del sito della diocesi di Venice in Florida, da cui sarà possibile desumere informazioni sull’autrice. Joangv1@Juno.com

Tema principale del libro è l’accettazione – non rassegnata, ma fiduciosa – della volontà di Dio, anche quando essa si opponga totalmente ai nostri poveri desideri umani. Il libro ci offre l’occasione di meditare sul tema delle grazie non concesse, delle guarigioni fisiche mancate.
Leggendo i Vangeli, potremmo essere tentati di pensare che ogni volta che Gesù ha compiuto un miracolo ha compiuto, in definitiva, un’ingiustizia.
Come mai Cristo ha moltiplicato i pani e i pesci per saziare i suoi ascoltatori, ma permette che oggi un terzo del pianeta soffra di denutrizione?
Perché ha resuscitato il suo amico Lazzaro, ma non resuscita anche i nostri cari che sono morti?  Perché ha ridato la vista al cieco di Gerico, ma non ad innumerevoli altri ciechi (fra i quali anche Joan Ulicny, che è andata a Medjugorje “per niente”)? La sottolineatura di queste presunte “ingiustizie” è uno dei fondamenti dell’ateismo moderno. E in effetti accettare queste “ingiustizie” (che tali sarebbero davvero, se la nostra vita finisse con la morte del corpo) richiede ancora più fede che recarsi, in cerca di una guarigione fisica, in uno dei luoghi in cui è apparsa la Vergine Maria (nei quali le guarigioni fisiche miracolose sono peraltro innumerevoli). Ma i miracoli non sono in alcun modo – come pretenderebbe “questa generazione perversa e adultera” (Mt. 12-38) – un obbligo che Dio ha verso di noi. Sono piuttosto una prova della sua esistenza e del suo amore per noi, una prova che Dio offre a noi, uomini di poca fede, perché sa bene che “se non vediamo segni e miracoli, non crediamo” (Gv 4-48). Dobbiamo quindi essere capaci di abbandonarci alla volontà di Dio e di fidarci di lui; dobbiamo ricordarci che la terra non è la nostra destinazione finale, ma solo un transito (brevissimo se confrontato con l’eternità); dobbiamo capire che c’è un peccato originale da espiare; dobbiamo capire che le sofferenze sono un test al quale Dio sottopone la nostra fede, prima di spalancarci le porte della felicità eterna; dobbiamo renderci conto che siamo in grado di vedere solo alcuni elementi del problema doloroso in cui ci dibattiamo, ma che Dio vede anche quelli che noi non vediamo, e sa trovare una soluzione; dobbiamo convincerci che l’accettazione incondizionata della volontà di Dio ci darà, alla lunga, molto di più di quello che potrebbe darci la soddisfazione immediata delle nostre piccole (talvolta infantili o ridicole) richieste; dobbiamo persuaderci che la volontà di Dio – anche quando ci appaia, all’inizio, crudele o mostruosa – si rivela sempre, nel tempo, misteriosamente provvidenziale.
Secondo (ma non secondario) tema del libro è la denuncia dell’aborto come omicidio.
Vincendo fortissime resistenze psicologiche, l’autrice svela qui un segreto a lungo custodito: l’aborto volontario da lei compiuto a 24 anni, nell’imminenza di un importante colloquio di lavoro. Joan scrive quindi anche per dissuadere le donne dal macchiarsi di questo orribile atto, oggi purtroppo così comune. Ogni giorno, in ogni zona del mondo, si consumano innumerevoli delitti di aborto nell’indifferenza generale. I mass-media sono veloci a riportare i dati dei morti di questo o di quel terremoto, di questa o di quella alluvione, ma si guardano bene dal dirci che le morti per aborto volontario sono molto più numerose di quelle che avvengono per catastrofi naturali, incidenti o attentati terroristici. Joan invece ci fa notare che ogni giorno, nei soli Stati Uniti, muore per aborto un numero di bambini corrispondente al numero delle vittime dell’attentato dell’11 settembre 2001.

Massimo Ciani