Totus Tuus. Il segreto di Fatima nel pontificato di Giovanni Paolo II

In libreria

Aura Miguel, Totus Tuus. Il segreto di Fatima nel pontificato di Giovanni Paolo II, Introduzione di S. Em.za Tarcisio Bertone, Itaca, pag. 192, Euro 13,00.
In appendice: il testo del messaggio di Fatima con i commenti dei cardinali Ratzinger e Bertone.
Distribuzione: Itacalibri, tel. 0546.656188; http://www.itacalibri.it/

13 maggio 1917, apparizione della Madonna a Fatima; 13 maggio 1981: attentato al Papa in Piazza San Pietro. E’ qui l’origine del singolare legame tra la Madonna di Fatima e Giovanni Paolo II: “Potrei dimenticare che l’avvenimento in piazza San Pietro è accaduto nel giorno e nell’ora in cui si ricorda a Fatima la prima apparizione della Madre di Cristo ai poveri e piccoli contadini?”. Così si esprimeva Giovanni Paolo II alcuni mesi dopo (Udienza del 7 ottobre 1981) sottolineando “la straordinaria protezione e sollecitudine materna che si sono dimostrate più forti del proiettile mortale”.
Quel proiettile è ora incastonato nella corona della statua della Madonna di Fatima, come una profezia di quanto la preghiera possa modificare il corso della storia. Tema sul quale il Papa è ritornato anche recentemente (udienza del 24 marzo 2004), richiamando l’affidamento dell’intera umanità “al Cuore Immacolato di Maria”, fatto il 25 marzo 1984, “rispondendo a quanto Nostra Signora aveva chiesto a Fatima” e rinnovando la supplica fatta allora: “Madre di Cristo, si riveli, ancora una volta, nella storia del mondo l’infinita potenza salvifica della redenzione: potenza dell’Amore misericordioso! Che esso arresti il male! Trasformi le coscienze! Nel tuo cuore Immacolato si sveli per tutti la luce della speranza!”.
La Madonna, che col suo “sì” ha introdotto nel mondo il Salvatore, è essenziale per rivolgere la libertà dell’uomo verso il bene. Apparendo a tre pastorelli e invitando alla preghiera «per ottenere la pace nel mondo e la fine della guerra» e la salvezza di «tutte le anime», essa ha posto un seme che nel tempo ha portato frutto, fino a modificare il corso degli eventi.
Se nella visione descritta nella terza parte del segreto di Fatima il papa viene ucciso nella strada dei martiri, è lo stesso Giovanni Paolo II a riconoscere che «fu una mano materna a guidare la traiettoria della pallottola». Commenta il card. Ratzinger: «Non esiste un destino immutabile, fede e preghiera sono potenze che possono influire nella storia e alla fine la preghiera è più forte dei proiettili, la fede più potente delle divisioni».
In Totus Tuus, che nell’orginale portoghese ha venduto oltre 35.000 copie ed è già stato tradotte in varie lingue, l’autrice, Aura Miguel, vaticanista, giornalista di Radio Renascenza, racconta che quando il Papa si svegliò dalla lunga operazione alla quale era stato sottoposto in seguito all’attentato, il suo segretario gli fece notare la coincidenza che tale evento stava avendo luogo proprio nello stesso giorno della prima apparizione della Vergine a Cova da Iria. Da quel momento in poi il pontificato di Giovanni Paolo II è diventato inseparabile da Fatima.
L’anno dopo l’attentato, il Papa visita il Santuario di Fatima per la prima volta, per ringraziare la Vergine del miracolo che lo aveva salvato. Durante questo pellegrinaggio, il Papa consacrò il mondo al cuore Immacolato di Maria. Alcuni anni dopo, nel 1984 – l’Anno Santo della Redenzione – Giovanni Paolo Il scrive una lettera a tutti i Vescovi dei cinque Continenti chiedendo loro di unirsi a Lui per rinnovare questo voto di consacrazione dell’umanità al Cuore Immacolato di Maria.
L’anno successivo Mikhail Gorbatchev viene eletto Presidente dell’Unione Sovietica e comincia la "perestroika". Da lì a poco ha inizio l’agonia dei comunismo. All’inizio di novembre 1989 cade il muro di Berlino e il lº dicembre ha luogo lo storico incontro tra Giovanni Paolo II e Gorbatchev.
Non solo in Portogallo, ma in parecchie occasioni e in varie parti del mondo il Papa non ha mai nascosto il suo legame con la Vergine di Fatima. All’udienza generale del 15 maggio 1991, subito dopo la sua visita in Portogallo, Giovanni Paolo II dichiara: "Considero tutto questo decennio un dono che devo alla Divina Provvidenza. Questo dono è stato accordato a me soprattutto come un compito in modo che io possa continuare a servire la Chiesa seguendo il Ministero di Pietro”.
Tuttavia, uno dei più significativi richiami all’attentato fatto da Giovanni Paolo II si può trovare in una lettera scritta all’Episcopato Italiano in occasione della "Grande Preghiera per l’Italia”, datata 19 maggio 1994: "Tutti noi ricordiamo quel momento, nel pomeriggio, quando alcuni colpi di pistola furono sparati contro il Papa, con l’intenzione di ucciderlo. E proiettile che attraversò il suo addome si trova ora nel Santuario di Fatima, mentre la fascia perforata si trova nel Santuario di Jasna Gora. Una mano materna ha guidato la traiettoria di questa pallottola e il Papa agonizzante, trasportato al Policlinico Gemelli, è stato tenuto tra la vita e la morte (…). Il colpo sparato in Piazza S. Pietro avrebbe potuto uccidere il Papa 13 anni fa. Tuttavia il proiettile mortale è stato trattenuto ed il Papa è ancora vivo. E vivo per servire!"
La rilevanza del messaggio di Fatima, ha avuto un ulteriore segno nel corso dell’anno giubilare, quando in Ottobre, durante il giubileo dei vescovi, Giovanni Paolo II a fatto venire da Fatima la statua originale della Madonna, alla quale ha affidato la chiesa del terzo millenio.

Aura Miguel è laureata in legge e ha una specializzazione post laurea in tecnica delle comunicazioni conseguite all’Università Cattolica di Lisbona.
E’ giornalista di Radio Renascenca, l’emittente cattolica portoghese dove si occupa di problemi religiosi. Aura Miguel è accreditata permanentemente presso la Santa Sede ed è la sola giornalista portoghese ad accompagnare il Papa durante i suoi viaggi.
A partire dal 1986 ha seguito molto da vicino il Santo Padre; ha fatto 40 viaggi ed ha avuto la possibilità di parlare con il Papa a proposito dei cambiamenti nell’Europa dell’Est e del segreto di Fatima.

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Introduzione di S. E. Card. Tarcisio Bertone

Dopo la pubblicazione della terza parte del segreto di Fatima sono usciti molti libri e articoli, a volte documentati correttamente, a volte intrisi di invenzioni fantastiche e di ipotesi inverosimili, che hanno inquinato la letteratura mariana.
Aura Miguel, giornalista portoghese di rara onestà e di profonda competenza religiosa, ci offre una precisa ricostruzione del segreto di Fatima, che attraversa il pontificato di Giovanni Paolo II come una drammatica chiave di interpretazione.
Di fronte alle molte informazioni e ai molti input che dilatano oggi il campo comunicativo, ma nello stesso tempo rendono problematica, ardua e faticosa la comunicazione della verità, l’Autrice svolge un’indagine accurata ed appassionata, interpellando le fonti e i protagonisti degli eventi, e mettendoli a confronto soprattutto con il mistero di Colei che è la prima interlocutrice e comunicatrice del messaggio di Fatima, Maria.
È evidente che un filo mariano guida fin dalle origini la vita di Giovanni Paolo II: lo confessa egli stesso nella sua autobiografia Dono e mistero (pp. 37-39).

Un pontificato mariano

Dopo l’esperienza intensa di un sacerdozio e di un episcopato “mariano”, era naturale che il suo pontificato fosse segnato da una profonda e perseverante devozione e protezione mariana. Il motto dello stemma papale «Totus tuus» sigilla pubblicamente il suo incondizionato affidamento a Maria.
Che il suo sia un pontificato eminentemente “mariano” è subito evidente: la sera del 16 ottobre 1978 Giovanni Paolo II saluta la folla e si rimette «con fiducia totale» alla Madre di Cristo e della Chiesa. Nell’87 il Papa indice l’Anno Mariano. Dedica alla Madonna un’enciclica, la Redemptoris Mater. Ama fare tappa presso la grotta di Lourdes che sta nei Giardini Vaticani. E non manca mai di chiedere – con appassionate preghiere da lui composte – l’intercessione della Vergine. Così, l’immagine del Papa in raccoglimento davanti alle statue e alle icone di Maria diventa una caratteristica del pontificato; l’abitudine ad inserire i santuari e gli itinerari mariani nei pellegrinaggi, uno stile di viaggio.
Appena eletto, il Papa sosta al santuario della Mentorella, dov’era solito recarsi durante le sue tappe romane. Visita i maggiori santuari mariani del mondo ed anche durante i viaggi italiani ama pregare nelle chiese dedicate alla Vergine. È, più volte, a Cze˛stochowa e a Fatima. Sosta a Lourdes, a Guadalupe, a Pompei. Prega nel tempio mariano di Aparecida in Brasile, a Mariatzell in Austria, a Knock in Irlanda, a Loreto… Nell’anno del Giubileo celebra la Santa Messa nella basilica dell’Annunciazione di Nazareth…
Giovanni Paolo II ha una devozione particolare per la Vergine di Fatima. In Portogallo si reca tre volte. Incontra Suor Lucia, l’unica veggente ancora in vita, e nel 2000 presiede la cerimonia di beatificazione dei due pastorelli, Giacinta e Francesco. L’attentato dell’81 e la lunga scia di sofferenze che ne è seguita, hanno convinto il Papa d’essere sotto la protezione speciale della Madonna.

Il rapporto che intercorre tra Fatima e il Papa, tra il «terzo segreto» e Giovanni Paolo II

Giovanni Paolo II, con le sue visite a Fatima e con le parole che ha pronunciato in quel luogo preciso, ha dimostrato che esiste un nesso strettissimo e unico. Suor Lucia, nelle sue memorie e nelle sue conversazioni, ricorda che i tre pastorelli avevano capito subito la centralità del Papa nelle visioni profetiche e nelle comunicazioni straordinarie di cui erano fatti oggetto. Essi perciò erano molto addolorati delle sofferenze del Papa e Giacinta ripeteva: «Coitadinho do Santo Padre, tenho muita pena dos pecadores!». Fu poi naturale per i veggenti – e suor Lucia lo conferma limpidamente – individuare nel «Vescovo vestito di bianco», che prega per tutti i fedeli e cammina faticosamente verso la grande Croce tra i cadaveri dei martirizzati, il Papa. Anch’egli è colpito da un’arma da fuoco e cade come morto, ma è salvato dall’onnipotente intervento di Dio e dalla mano materna di Maria. Si può ricordare il sogno profetico di don Bosco fatto nel 1862 e raccontato da lui stesso ai suoi allievi (cfr. G.B. Lemoyne, Memorie biografiche di San Giovanni Bosco, vol. VII, Torino, 1909, pp. 169-171). Nel sogno si parla del Papa «che è comandante supremo di una grande nave (la Chiesa)». L’imbarcazione attraversa il mare in tempesta ed è presa d’assalto dalle navi nemiche. «Quand’ecco che il Papa, colpito gravemente, cade. Subito coloro che stanno con lui, corrono ad aiutarlo e lo rialzano. Il Papa è colpito una seconda volta, cade di nuovo e muore». Qui la conclusione è del tutto simile a quella del terzo segreto.

Tutti ricordiamo il triste evento che colpì il Papa e la Chiesa il 13 maggio 1981 (vedi il racconto del Segretario del Papa, Mons. Stanislao Dziwisz in «Il Regno – documenti», 15/2001, pp. 524-528).
Dopo l’attentato a Sua Santità apparve chiaro che era stata «una mano materna a guidare la traiettoria della pallottola», permettendo al «Papa agonizzante» di fermarsi «sulla soglia della morte» (Giovanni Paolo II, «Meditazione con i Vescovi italiani dal Policlinico Gemelli», in Insegnamenti, XVII, 1, 1994, p. 1061). In occasione di un suo passaggio da Roma dell’allora Vescovo di Leiria-Fatima, il Papa decise di consegnargli la pallottola, che era rimasta nella jeep dopo l’attentato, perché fosse custodita nel Santuario. Per iniziativa del Vescovo essa fu poi incastonata nella corona della statua della Madonna di Fatima.

Il Papa maestro di fede e di preghiera mariana

Giovanni Paolo II, interprete della tradizione della Chiesa, ci insegna una genuina devozione a Maria; ad essa dedica una grande enciclica dal titolo Redemptoris Mater (RM) il 25 marzo 1987. Anzitutto il Papa legge l’intervento di Maria presso il Figlio Gesù alle nozze di Cana (cfr. Gv 2,3), come la prima manifestazione della «mediazione di Maria» che, con carattere di «intercessione», continuerà nella storia della Chiesa e del mondo (RM, 40).
Nella medesima enciclica il Papa sviluppa un tema centrale della mariologia, e cioè «la dimensione mariana della spiritualità cristiana».
Dopo aver rivolto un invito a «promuovere una nuova ed approfondita lettura […] di ciò che il Concilio ha detto sulla beata Vergine Maria», Giovanni Paolo II aggiunge: «Si tratta qui non solo della dottrina della fede, ma anche della vita di fede, e, dunque, autentica spiritualità mariana, vista alla luce della Tradizione e, specialmente, della spiritualità alla quale ci esorta il Concilio. Inoltre, la spiritualità mariana, al pari della devozione corrispondente, trova una ricchissima fonte nell’esperienza storica delle persone e delle varie comunità cristiane, viventi tra i diversi popoli e nazioni su tutta la terra» (RM, 48).
La spiritualità cristiana è sostanzialmente una nello Spirito (cfr. Gal 5,18), è animata dallo Spirito (cfr. Rm 8,2-14) che ci unisce a Cristo, ci conforma progressivamente a lui e in lui ci trasforma e trasfigura (cfr. Rm 8,29; 2 Cor 3,18), e porta a pienezza la nostra condizione di figli adottivi di Dio Padre (cfr. 1 Gv 3,1-2; Ef 1,5; Gv 1,12). La vita nello Spirito di Cristo ha inizio con il battesimo ed è vissuta nella Chiesa e per mezzo di essa. La spiritualità cristiana è quindi trinitaria, ecclesiale, sacramentale. A questo riguardo sorge spontanea la domanda: in questo processo che trasforma il discepolo in un «altro Cristo», qual è il ruolo della Vergine Maria? quali ne sono i fondamenti biblico-teologici? quali le espressioni principali?
Giovanni Paolo II ha già dato alcune linee direttive per l’approfondimento di questi aspetti. Egli ha indicato quale natura della dimensione mariana il rapporto personale, di indole materno-filiale, che si instaura tra la Madre di Gesù e ciascuno dei suoi discepoli e costituisce «un’unica e irrepetibile relazione» (RM, 45) tra loro.
Ha segnalato il valore fondamentale «delle parole dette da Gesù a sua Madre nell’ora della croce: “Donna, ecco il tuo figlio” e al discepolo: “Ecco la tua Madre” (Gv 19,26-27). Sono parole che determinano il posto di Maria nella vita dei discepoli di Cristo» (RM, 44) e manifestano «il motivo della dimensione mariana» (RM, 45) della loro vita.
Ha rilevato il carattere gratuito, di puro dono, del rapporto tra Maria e ogni discepolo di Gesù: «Il Redentore affida sua Madre al discepolo e, nello stesso tempo, gliela dà come madre. La maternità di Maria che diventa eredità dell’uomo è un dono: un dono che Cristo stesso fa personalmente ad ogni uomo» (RM, 45).
Ha messo in luce il valore dei termini «affidamento» e «accoglienza», ambedue di matrice biblica, per esprimere la profondità di quel rapporto: «L’affidamento è la risposta all’amore di una persona e, in particolare, all’amore della madre. La dimensione mariana della vita di un discepolo di Cristo si esprime in modo speciale proprio mediante tale affidamento filiale nei riguardi della Madre di Dio, iniziato col testamento del Redentore sul Golgota. Affidandosi filialmente a Maria, il cristiano, come l’apostolo Giovanni, accoglie “fra le sue cose proprie” la Madre di Cristo e la introduce in tutto lo spazio della sua vita interiore, cioè nel suo “io” umano e cristiano: “La prese con sé”» (RM, 45).
Ma il rapporto filiale con Maria si esprime soprattutto attraverso la preghiera.
La Chiesa ha educato i suoi figli alla preghiera ed ogni epoca è punteggiata da splendide preghiere mariane che sono diventate anche poesia e canto (vedi: Ave Maria, Sub tuum praesidium, Salve Regina, come pure le composizioni di Dante e di Manzoni…).
Il Papa, che è un cantore di Maria, ha composto tante preghiere a Maria, e ce le lascia come ispirato aiuto per la nostra preghiera personale e comunitaria.

Augurando il miglior successo a questo libro, anche nella sua edizione italiana, vorrei concludere, sempre sulla linea del “filo mariano” che guida la vita di ogni cristiano, offrendo una “fonte” del motto papale «Totus tuus», che può diventare filiale preghiera:
«Quante sono le gocce del mare, le stelle del cielo, le schiere degli spiriti beati; quante le foglie degli alberi e i fili d’erba dei prati, altrettante volte nell’intimo del mio cuore ti saluto, o bellissima, degnissima e gloriosissima Madre di Dio, sfolgorante Regina del cielo, mia amabilissima Signora e dolcissima Vergine Maria!
Ti saluto con il Cuore del tuo Figlio diletto, con il suo amore e con l’amore di tutti quelli che ti amano; mi metto sotto la tua protezione e mi affido a te come figlio, nella fiducia che tu mi accolga e mi ottenga da Dio di essere tutto tuo (totus tuus) e tu tutta mia, tu che dopo Dio sei la mia Signora, la mia gioia, la mia corona e la dolcissima e fedelissima Madre mia
» (Pharetra divini amoris, lib. II, Opera omnia, t. 5, p. 159, da Un itinerario di contemplazione, antologia di autori certosini, Edizioni San Paolo, pp. 220-221).

+ Tarcisio Bertone
Arcivescovo di Genova

Con il permesso dell’Editore