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Chiesa

Sacerdoti al forno. Dipingono una Chiesa mangiabimbi perché la vogliono a caccia di farfalle

Editoriale di Tempi, 7 aprile 2010 Per la Chiesa di papa Ratzinger è stata una dura ma anche purificante e istruttiva Pasqua. Benedetto XVI e, con lui, tutti i vescovi dell’ecumene, sono stati nettissimi nel riconoscere gli abusi di cui si sono macchiati alcuni loro preti e a prendersene in carico la loro repressione e l’allontanamento di quanti, anche tra le alte gerarchie ecclesiali, se ne siano fatti complici. Voleranno teste e certo lo scandalo accelererà la riforma ratzingeriana delle curie, della liturgìa e dei seminari. Resta la distanza abissale tra i fatti e il lungo latrare e abbaiare del circuito mediatico contro la Chiesa cattolica. Fatta apparire come una casta di mangiabambini, quando già le semplici statistiche dimostrano l’irrisorietà del contributo che gli uomini di Chiesa offrono alla pedofilìa e a tutti gli altri generi di perversioni in cui è specializzata la teoria e la prassi dell’umanesimo secolare (basti pensare alla buona fama che gode la pornografia o a quel partito politico pedofilo che non si presenterà alle prossime elezioni politiche olandesi, non perché è stato messo fuorilegge dai giudici alla Pietro Forno, ma solo perché non ha raccolto le firme necessarie per presentare la lista). Naturalmente è diventato uno sport internazionale sparare su chi porta la croce. Di là, dove i cristiani vengono fisicamente sparati. Di qua, dove il cristiano che non si limiterà a dar la caccia alle farfalle e si occuperà di res pubblica, come scriveva Czeslaw Milosz, «avrà la mano mozzata». Già, i cristiani se ne stiano alle playstation dei teologi alla Küng e Mancuso. E Benedetto si faccia confermare Papa da un martiniano e democratico terzo concilio di preti sposati e donne sacerdote. Grazie a Dio, tutto ciò non accadrà mai. Mentre sempre accadrà la benvenuta ora in cui il popolo s’infiamma per l’Unico che non inganna.