(Tempi) In Francia la stessa mortalità infantile del 1750

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L’ABORTO HA RIPORTATO LA FRANCIA DEL 2000 AL 1700



Parigi.

Tempi n.11 10-3-2005
Parigi. Lo scorso autunno un rapporto dell’Institut national de la santé et de la recherche médicale (Inserm) e dell’Institut national d’études démographiques (Ined), che aveva come oggetto la valutazione di trent’anni di applicazione della legge Veil sull’interruzione volontaria di gravidanza (Ivg), metteva in evidenza come dal 1974, data di approvazione della legge, il numero di aborti è rimasto costante a circa 200 mila ogni anno. Questo dato di fatto ha probabilmente suggerito a Emmanuel Le Roy Ladurie, storico, saggista e membro dell’Académie des Sciences morales et politiques, l’articolo pubblicato giovedì 3 marzo dal Figaro, nel quale Ladurie fa notare che la percentuale delle interruzioni volontarie di gravidanza è il 21,2 per cento delle nascite, calcolando il numero annuale di nascite e di aborti in Francia nel 2002, che sono rispettivamente 764.500 e 206 mila. Ladurie paragona questa pecentuale di mortalità “abortiva” con la mortalità infantile entro il primo anno di vita, in Francia, nel 1700. Prima del 1750 infatti la mortalità infantile francese era del 25,2 per cento mentre nel periodo successivo, fino al 1790, quella percentuale è del 21 per cento. Ladurie, che sa di trattare un argomento delicato, ricorda con ironia alle militanti femministe, per le quali l’embrione non è che «una piccola parte, tra le altre, del corpo della donna», che un feto abortito su due avrebbe potuto essere «in principio, una futura donna», e argomenta il suo paragone iconoclasta tra la mortalità infantile del 1700 e quella “abortiva” dei giorni nostri.
«Il nostro obiettivo, nel presente articolo – scrive Ladurie – non è di indicare delle vie d’uscita e ancora meno di predicare questo o quel tipo di etica. Noi vogliamo semplicemente dedicarci a un modesto esercizio di storia comparata». Esercizio pertinente perché si applica «la stessa disciplina storica a una incontestabile continuità plurisecolare, (…) con un semplice trasferimento temporale di una percentuale comunque identica di “scomparse” (21 per cento)» e il relativo trasferimento dell’attenzione «dai primi dodici mesi di vita dell’esistenza di un bimbo» alle «dodici prime settimane della presenza, in questo caso minacciata, di un giovanissimo feto».
Ladurie si chiede implicitamente cosa penseranno di noi i nostri successori: «Possiamo dire che questo spostamento del cursore a monte, dal 1750 al 2000, sia completamente soddisfacente per lo spirito? (…) Nell’estate del 2003 ci si è indignati, con ragione, a proposito dei 15 mila anziani vittime della canicola. Nel 1719 invece, nei media dell’epoca, non c’è stata nessuna attenzione per i 450 mila morti causati dalla dissenteria dovuta alla canicola registrata quell’anno, in una Francia con 20 milioni di abitanti; eppure questo corrisponderebbe, oggi, nel nostro paese, ad almeno 1.300.000 morti!». E come noi oggi pensiamo di poter giudicare con severità gli uomini dei secoli passati è probabile che in futuro, come scrive Ladurie, anche «il giudizio che si può portare sulle attuali 200 mila interruzioni volontarie di gravidanza potrà cambiare».



di Arrigoni Gianluca