TURCHIA: un islamico a capo della Repubblica

Islam
L’elezione di Abdullah Gul a undicesimo Presidente della Repubblica turca, il 28 agosto 2007 ha significato il crollo di uno dei bastioni della Turchia laica: Presidenza della Repubblica, esercito e Corte costituzionale.

Gul è il primo islamico Capo dello Stato, negli 84 anni di storia della Turchia laica fondata da Kemal Ataturk sulle ceneri dell’Impero ottomano.

Egli proviene dal partito Giustizia e Sviluppo (AKP) del Premier Recep Tagyyp Erdogan.

Per la sua elezione, avvenuta al terzo scrutinio, con 339 voti su 550 deputati, in pratica solo quelli del suo partito, è stata decisiva l’estrema destra nazionalista del MhP di Devlet Bahcelli, vicina ai Lupi Grigi, che con la sua presenza in aula ha garantito che ci fosse il numero legale.

«Il partito Akp del premier Erdogan e dello stesso Gul ha una doppia agenda» spiega Marcello Foa su “Il Giornale” ( 29 agosto 2007). «Una economica e strategica dichiaratamente moderna, che applica con dovizia le riforme suggerite dal Fondo monetario internazionale, liberalizza l’economia, rinsalda i legami con gli Usa e accetta le condizioni poste da Bruxelles per continuare le trattative in vista dell’adesione alle Ue. Ma poi ce n’è un’altra, che la classe politica e i media europei si ostinano a non vedere. Hanno cambiato tattica, gli islamici turchi. Fino alla fine degli anni Novanta puntavano a sovvertire la Costituzione rigorosamente laica voluta dal fondatore della Repubblica Kamal Ataturk 80 anni fa. Ma l’esercito glielo impediva. E muro contro muro perdevano.

Poi hanno capito che esisteva uno strumento più efficace e non violento per riportare la Turchia sulla via del Corano. L’islamizzazione strisciante. Anziché sovvertire le istituzioni hanno cominciato a svuotarle progressivamente dall’interno, contando sulla trasformazione silenziosa dei costumi sociali, che è molto più efficace di una rivoluzione. Negli ultimi cinque anni in Turchia si sono moltiplicate le scuole musulmane, è aumentato il numero delle donne che indossano il velo (ndr. tra esse la moglie e la figlia di Gul), intere città ora rispettano il Ramadan e vietano gli alcolici nei locali pubblici, mentre nell’amministrazione pubblica fanno carriera i funzionari di provata fede. Viaggiando nella Turchia di oggi ci si accorge che le zone moderne e autenticamente laiche sono limitate alle località turistiche sul mare e ai centri delle grandi città come Istanbul, Ankara, Ismir. La Turchia profonda è sempre di più musulmana».

Gul ha lavorato per otto anni nella Banca Saudita BID, coinvolta con il terrorismo, ed è stato discepolo, come Erdogan, dell’ex Primo Ministro Necmettin Erbakan, costretto alle dimissioni nel 1997 dal Consiglio Nazionale della Sicurezza turco per le sue posizioni ultra islamiche. L’anno successivo, il Refah Partisi di Erbakan, di cui erano membri Erdogan e Gul, venne sciolto per una sentenza della Corte Costituzionale. Dopo vari tentativi di fondare altri partiti, Gul e Erdogan diedero vita nel 2001 all’Adalet ve Kalkinma Partisi, il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP) che trionfò alle elezioni del 2002. Gul, seguendo le indicazioni del “padrino” Erbakan, divenne ministro degli Esteri e vice-Premier del governo Erdogan.

Il 3 ottobre 2005, i due compagni di militanza islamica, firmarono l’avvio dei negoziati per l’ingresso della Turchia nell’UE. Lo stesso Erbakan ha guidato la protesta contro Benedetto XVI in occasione della sua recente visita in Turchia. Nel febbraio 2006, negli stessi giorni in cui don Andrea Santoro era assassinato in Turchia in nome di Allah, Abdullah Gul denunciava l’“islamofobia” dichiarando che ormai nel mondo ai sentimenti antisemiti si sono sostituiti quelli antiislamici.

Ora Gul, con Erdogan, vuole riaffermare l’identità islamica in terra d’Europa.

(CR 1007/01 del 8/9/2007)
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