Spagna come Italia: emorragia di religiosi

Chiesa

 Nell’ultimo anno e mezzo 341 case appartenenti a Congregazioni religiose hanno chiuso definitivamente le porte per mancanza di vocazioni, e a causa dell’età elevate dei religiosi rimasti. 
  Tradotto in altri termini, ogni giorno e mezzo ha visto la scomparsa, in qualche luogo della Spagna, di un punto di vita religiosa.

Marco Tosatti

 

In generale gli edifici restano chiusi, in attesa di un compratore, vengono dati in affitto per attività diverse; ma non mancano i casi di “occupazione” abusiva.
E’ raro che le case restino aperte, per finalità religiose diverse da quelle precedenti. I religiosi seguono la tendenza di abbandonare i paesi e di raggrupparsi in città o località di maggiore importanza; ma talvolta non si salvano neanche le case religiose delle città maggiori, e l’arrivo di religiosi e religiose da altri continenti – Africa, Asia e America Latina – non sembra influire sul fenomeno di chiusura.

 Per vedere in dettaglio i dati di questa emorragia, che colpisce ordini femminili e maschili, ma i primi con maggiore virulenza, cliccate su questo sito, Religion en liberdad . Su 341 chiusure, 270 riguardano le suore, mentre 71 hanno come protagonisti sacerdoti e frati.   

Fra gli ordini femminili, il più colpito è quello delle Figlie della carità di San Vincenzo de’ Paoli: 23 residenze chiuse a Madrid, le Canarie, Majorca, Castiglia, la Mancha, Leòn, Catalogna, Galizia, Andalusia e Comunità valenziana.
In pratica, una residenza al mese ha chiuso i battenti.
Subito dopo le francescane (16 residenze) e le domenicane, (14 residenze).  

Invece fra gli ordini maschili il triste primato delle chiusure spetta ai domenicani (14 residenze) seguiti dai Fratelli de la Salle (8 residenze). I gesuiti hanno chiuso cinque residenze in Spagna.  

Anche alla luce di questa situazione, che certamente non è isolata né unica in Europa e in America Latina, appaiono singolari, a dir poco, le nuove direttive emanate dalla Congregazione per i religiosi in materia di Istituti di vita religiosa diocesani, che tendono a limitare la libertà dei vescovi nell’approvare nuove forme di vita religiosa, sottoponendoli a un esame obbligatorio della Congregazione stessa.
Quasi che restringendo il flusso che va di sua natura in una certa direzione, si possa ridare linfa alle Congregazioni tradizionali, in evidente debito di ossigeno e di carisma.    

tratto da: http://www.lastampa.it/2016/06/12/blogs/san-pietro-e-dintorni/spagna-emorragia-di-religiosi-z0ypkx7WKbVDvgbkB6IV8M/pagina.html

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[E in America Latina il risultato è uguale: clicca su Leggi tutto]

Brasile, i muscoli dei Reborn
La Chiesa cattolica brasiliana sta perdendo la sfida nei confronti delle nuove Chiesa evangeliche. Che hanno portato a sfilare a San Paolo 340 mila persone nel giorno del Corpus Christi, in una "Marci per Gesù"

di Marco Tosatti

Il giorno in cui si celebrava il Corpus Domini in Brasile le chiese evangeliche del Paese hanno dato una dimostrazione di forza impressionante.  

Più di cinquecento Chiese hanno portato a sfilare per le strade del centro di San Paolo oltre 340 mila persone nella "Marcia per Gesù". Gli organizzatori, con un entusiasmo comprensibile anche se forse non precisissimo, l’hanno definto “l’evento cristiano più grande del pianeta”.  

La folla ha marciato per vari chilometri dietro dieci Tir attrezzati con apparecchiature sonore, versò una piazza nel centro della sterminata città per assistere a spettacoli di musica religiosa che sono durati per circa dodici ore, dalle 10 del mattino alle 22. La copertura sui social e su internet era accuratissima: live tweets, video e anche una copertura di Snapchat.  

La marcia evidenzia soprattutto la crescita straordinaria dei cristiani evangelical, a scapito di una Chiesa cattolica fra le più progressiste al mondo. Il suo principale esponente a Roma è il cardinale Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per i religiosi, il “grande inquisitore” dei Francescani dell’Immacolata e ispiratore del rescritto con cui il Papa restringe l’autorità dei vescovi in materia di istituti religiosi diocesani e la libertà dello Spirito.    

Un documento che – dicono – sia motivato dal desiderio di indirizzare verso gli ordini “tradizionali” in evidente crisi di vocazioni i germogli religiosità che spuntano nella Chiesa. 

Ma appare chiaro che la Chiesa cattolica brasiliana sta perdendo la sfida nei confronti delle nuove Chiese evangeliche. Nel 1960 i “reborn” non erano più del quattro per cento della popolazione del Paese, a fronte di una maggioranza cattolica totalizzante. Adesso almeno un brasiliano su quattro appartiene a una di queste nuove formazioni religiose protestanti, e la tendenza pare sia quella di una crescita che li porterà ad essere il 30 per cento dei credenti del Paese.