(SC) Con chi dialogare e perchè?

Fede e ragione

Cesare Cavalleri – Editoriale
da Studi Cattolici 5-5-2008

La conversione di Magdi Cristiano Allam

La conversione di Magdi Allam, che nella Veglia pasquale ha ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana dalle mani di Benedetto XVI, ha suscitato disparati commenti. Particolarmente volgare l’attacco di Afef Jnifen Tronchetti Provera che dalle pagine della Stampa ha addirittura accusato Allam di intralciare il dialogo con l’islàm, dialogo di cui, peraltro, la signora non sembra portavoce particolarmente autorevole né autorizzata.

Altre anime belle (per esempio, Claudio Magris) sono rimaste infastidite dalla pubblicità che è stata data a un «atto interiore» quale sarebbe il Battesimo. E scandalo è stato denunciato da islamici «moderati» come Aref Ali Nayed, peraltro esponente del dialogo islamo-cristiano iniziato con la «Lettera dei 138 Saggi».

È buona norma che i commenti siano basati sui fatti e, nel caso, il fatto è che il Papa ha scelto di amministrare personalmente il Battesimo al vicedirettore del Corriere. Tutto si può pensare, meno che quel gesto sia stato preterintenzionale, quasi che Magdi Allam si fosse trovato a passare lì per caso, insieme ad altri catecumeni in attesa di ricevere il Battesimo dal Papa. La sottolineatura di quella conversione, dunque, c’è, dal momento che la decisione di farsi battezzare è certamente un «atto interiore», ma il Battesimo è anche atto pubblico, significando l’ingresso nella Chiesa di Cristo. Chi non sa distinguere «atto pubblico» da «atto politico» ha parlato di «atto politico»: peggio per lui.

Opportunamente Ernesto Galli Della Loggia ha precisato che «con il Battesimo in San Pietro la Chiesa di Benedetto XVI – il cui pontificato sembra particolarmente sensibile proprio a questo tema – abbia voluto soprattutto riaffermare la propria identità, al cui centro sta, precisamente, la conversione. E cioè il Battesimo».
Del resto il Papa aveva prevenuto tutte le obiezioni quando, attraverso la Nota dottrinale della Congregazione per la Dottrina della fede, in data 3 dicembre 2007, aveva affermato, citando il Concilio Vaticano II, che «il dovuto rispetto per la libertà religiosa e la sua promozione “non devono in alcun modo renderci indifferenti verso la verità e il bene. Anzi lo stesso amore spinge i discepoli di Cristo ad annunciare a tutti gli uomini la verità che salva” (GS, n. 28). Tale amore è il sigillo prezioso dello Spirito Santo che, da protagonista dell’evangelizzazione, non cessa di muovere i cuori all’annuncio del Vangelo, aprendoli alla sua accoglienza». Dall’annuncio del Vangelo dovrebbero forse restare esclusi i musulmani?
Il significato identitario della conversione è stato proclamato da Allam stesso, scegliendo di chiamarsi, dal Battesimo in poi, Magdi Cristiano Allam, con il rischio dell’aggravarsi delle minacce dei suoi ex correligionari, per le quali da anni è obbligato a muoversi sotto scorta.

Come ha pazientemente precisato il portavoce vaticano, con soddisfazione di Allam, non è che battezzando il giornalista il Papa abbia inteso sacralizzare le di lui opinioni. Magdi Cristiano Allam, peraltro, ha gettato sul tappeto un’opinione formidabile, meritevole di discussione: esiste – può esistere – un islamismo «moderato» con il quale dialogare (come lo stesso Allam ha ritenuto fino alla conversione), oppure il dialogo può svolgersi solo con islamici da considerare «moderati» semplicemente perché non sono più islamici? È in questo senso che si può dialogare anche con Afef Jnifen Tronchetti Provera. Ma il dialogo con l’avvenente signora non riguarda il dialogo «islamo-cristiano». E poi: si dialoga perché ciascuno rimanga sulle proprie ribadite posizioni, oppure per ricercare congiuntamente una verità che richiede un’incessante «conversione»?

Cesare Cavalleri