Risorgimento ed Europa

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\"\"Angela Pellicciari, Risorgimento ed Europa, Fede e Cultura 2008, ISBN 9788889913864, pagine 128, Euro 12

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Nell’intento proclamato di far risorgere l’Italia dai suoi “quindici secoli di schiavitù” (i secoli che corrispondono all’era cattolica), i Savoia e i liberali si appropriano dell’ingente patrimonio che nel corso del tempo la popolazione ha donato alla Chiesa e, per tramite della Chiesa, ai poveri. Gli uomini del Risorgimento rapinano i beni di tutti in nome della libertà, della tolleranza e della monarchia costituzionale. E gli italiani si trasformano, per la prima volta nella loro storia, in un popolo di emigranti.
Dal 2000 al 2002 Angela Pellicciari smonta pezzo a pezzo la retorica risorgimentale in brillanti e smaliziati articoli, qui riproposti in una selezione aggiornata che costituisce anche un monito per il processo di unificazione europea. Se non stiamo attenti ci ritroveremo (questa volta in nome della democrazia, della tolleranza e del rispetto della diversità) sotto il giogo di un totalitarismo nichilista.  

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Intervista ad Angela Pellicciari sul libro: "Risorgimento ed Europa"
("Radici cristiane", maggio 2009)

D. Alla vigilia delle elezioni europee lei fa stampare un libro dal titolo “Risorgimento ed Europa Miti, pericoli, antidoti” (Fede e Cultura, pp. 124, 12 euro): una collezione di suoi vecchi articoli prevalentemente comparsi su La Padania. Quale è il senso di questa operazione culturale?

R. Il senso è quello di mandare un messaggio. E il messaggio è: stiamo attenti, cattolici. Stiamo attenti perché nel nome di bellissimi ideali rischiamo di esser colonizzati in modo brutale dalla mentalità nichilista, scientista e sessista che opera con successo in molti degli stati del nord e centro Europa e, da qualche anno, anche nella cattolica Spagna.

D. Ma cosa c’entra con l’Europa il Risorgimento?

R. Le spiego. Il processo di unificazione della penisola italiana, nato sotto i migliori auspici, favorito dagli stessi cattolici, compreso il papa, si è trasformato in uno spaventoso boomerang che ha tentato con satanica determinazione di sradicare dal cuore degli italiani la religione cattolica, che pure lo Statuto albertino definiva “unica religione di stato”. Pio IX ha ripetutamente denunciato la singolarità della persecuzione anticattolica in Italia. Mentre Lutero, Calvino, gli anglicani ed i protestanti tutti, hanno sempre apertamente attaccato e diffuso odio contro la chiesa di Roma, in Italia, culla del cattolicesimo, la strategia è stata diversa. Da noi i liberali, scrive Pio IX, hanno avuto l’impudenza di definirsi i più sinceri difensori di Gesù Cristo, della chiesa e dello stesso papa, spacciandosi per paladini dell’ordine morale.

D. Aveva ragione Pio IX a condannare e scomunicare l’intera élite liberale italiana?

R. Basta guardare ai fatti. In nome della “pura” morale e della vera “religione”, in nome della libertà e della costituzione, il Regno d’Italia ha soppresso tutti gli ordini religiosi della chiesa di stato, ha abolito tutte le opere pie ed ha ridotto il papa, Pio IX, allo stato di “prigioniero” in Vaticano. Il risultato di questo tipo di morale e di questo tipo di religione è stato la rovina della popolazione italiana nella seconda metà dell’Ottocento e agli inizi del Novecento fino alla prima guerra mondiale. Il Risorgimento è stato per gli italiani un dramma dalle proporzioni apocalittiche: per ironia della sorte il periodo che si chiama Risorgimento ha trasformato gli italiani in una nazione di emigranti. E questo, va pur detto, dopo che avevamo conosciuto, per più di due millenni, una storia ricca di primati.

D. E l’Europa? Torno a chiederle: in che senso si possono associare le modalità dell’unificazione della penisola italiana a quelle del continente europeo?

R. Le analogie, a guardare i fatti, sono parecchie. Anche in questo caso il progetto di Unione Europea vede protagonisti, e protagonisti convinti, i maggiori leaders cattolici del secondo dopoguerra: De Gasperi, Adenauer e Shuman. Anche in questo caso però l’Unione Europea, nata cristiana, si è progressivamente trasformata in una realtà anticristiana, antivaticana, nemica dello stesso diritto naturale.

D. In che senso dice che l’Unione Europea sia antivaticana?

R. Nel senso che spiega Mario Mauro, vicepresidente del Parlamento Europeo, quando scrive: “Negli ultimi dieci anni il Parlamento europeo ha condannato il Papa e la Santa Sede per violazione dei diritti umani fino a trenta volte. Cuba e la Cina non più di dieci”.

D. Questa rivista ha recensito il suo pamphlet Family day uscito lo scorso anno. Diceva qualcosa di simile accennando all’Europa.

R. Proprio così. Memore del disastro del Risorgimento, negli ultimi anni ho seguito con molta attenzione le modalità con cui si sta cercando di realizare la costruzione dell’Europa. A cominciare dal rifiuto di specificare le sue radici cristiane. Come si fa a negare l’evidenza? Come si fa a rifiutare di ammettere, come tante volte richiesto da Giovanni Paolo II, che le radici dell’Europa sono cristiane? Come non vedere che se c’è un elemento che accomuna tutte le terre europee questi sono i campanili che da una parte all’altra del continente svettano per segnalare la presenza di luoghi abitati? Come negare quel fatto incontrovertibile che senza l’evangelizzazione e la romanizzazione dei barbari operata dalla chiesa, di Europa non sarebbe neppure possibile parlare?

D. A dire il vero il Parlamento europeo non si limita a negare le radici cristiane: pretende di dare vita ad un uomo di tipo nuovo, costruito a partire da modalità dettate dalla tecnoscienza.

R. Proprio così. Si ricorda dell’espressione di Massimo D’Azeglio: “l’Italia è fatta, bisogna fare gli italiani”? Anche oggi, come allora, gruppi di persone che si ritengono illuminate hanno deciso che gli europei, come nell’Ottocento gli italiani, vadano rifatti. Ad immagine e somiglianza di un pensiero anticristiano che, in nome dell’uguaglianza e della qualità della vita, pretende di dettare legge sulla durata e le caratteristiche della vita umana. E che in nome della libertà pretende di negare le caratteristiche biologiche della sessualità. Ma come si fa a sostenere che il sesso sia solo un dato culturale e pensare che ogni bambino debba essere “educato” fin dalla più tenera età ad identificarsi in uno dei supposti cinque generi in cui la specie umana risulterebbe suddivisa? Il paradosso laicista invoca, come sempre, e come lei ricordava nella domanda, il paradigma scientista: la Santa Sede ed i cattolici si opporrebbero al pensiero scientifico. I pontefici, in ultima analisi, si opporrebbero all’eterno desiderio di felicità dell’uomo e al suo tentativo di migliorare le proprie condizioni di vita. Come al solito i corifei della libertà contro la verità, i propugnatori delle verità scientifiche opposte a quelle di fede, hanno il fiato corto. Un fiato capace solo di ripetere con meccanica ripetitività: è la scienza che lo dice. E allora non sarà male ricordare che anche Hitler faceva ricorso alla scienza per giustificare la propria oscura e satanica volontà di potenza. Durante il nazionalsocialismo le università erano piene di scienziati che insegnavano come, al di là di ogni possibile dubbio, la razza ariana fosse destinata al governo mondiale e la razza ebraica fosse biologicamente inferiore. Sul versante comunista la musica era la stessa. Ricordo ancora una bella introduzione di Togliatti al Manifesto del partito comunista comparsa nel 1947: anche in quel caso il Migliore si appellava alla scienza. A suo giudizio erano i fatti a dimostrare la scientificità del pensiero marxista: la verità del comunismo sarebbe stata comprovata in modo inconfutabile dall’avanzata mondiale delle società socialiste.

D. Quella che lei propone è in buona sostanza la difesa della civiltà e della verità cristiana?

R. Esattamente. Le dicevo prima del Risorgimento: si è trasformato nel suo contrario. Se la storia insegna qualcosa, dobbiamo stare molto attenti a non rifare gli stessi errori nel processo di unificazione europea. Anche perché questa volta la lotta non è solo contro la chiesa. L’attacco gnostico è rivolto direttamente alla vita. E se questo progetto disumano non sarà fermato rischiamo la distruzione, forse definitiva, della civiltà europea.