(RV) Referendum sulla fecondazione, inizia la battaglia

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SULLA DIFESA DELL’EMBRIONE, IN ITALIA SI ACCENDE IL DIBATTITO POLITICO E CULTURALE DOPO LA DECISIONE DELLA CORTE COSTITUZIONALE, CHE HA DATO IL VIA LIBERA A QUATTRO REFERENDUM PER L’ABROGAZIONE PARZIALE DELLA LEGGE SULLA PROCREAZIONE ASSISTITA

– Con noi, l’arcivescovo Elio Sgreccia, il vescovo Rino
Fisichella –

In Italia, si accende il dibattito politico e culturale dopo
la decisione della Corte Costituzionale, che ieri ha
stabilito l’inammissibilità del quesito referendario
proposto dai Radicali per l’abrogazione totale della legge
n. 40 sulla procreazione assistita. La Consulta ha,
tuttavia, ritenuto ammissibili gli altri quattro referendum
di abrogazione parziale della legge. Quesiti che riguardano
il limite alla ricerca sperimentale sugli embrioni; le norme
sui limiti all’accesso alla procreazione medicalmente
assistita; le norme sulle finalità, sui diritti dei soggetti
coinvolti e sui limiti all’accesso, infine il divieto di
fecondazione eterologa. […]

Ma quali sono i riferimenti culturali per il mondo cattolico
in relazione alla cruciale questione della difesa dell’embrione?
Luca Collodi lo ha chiesto all’arcivescovo Elio Sgreccia,
presidente della Pontificia Accademia per la Vita:

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Già prima che la legge fosse approvata, il mondo cattolico
aveva un preciso punto di riferimento. Primo: per i
cattolici la procreazione artificiale è sempre negativa e
illecita. in ordine ad una società pluralista, come è quella
italiana, ci sono due punti essenziali che il documento
Donum vitae chiedeva fin dal 1987: una legge che voglia
regolare la materia sulla procreazione artificiale deve,
infatti, salvaguardare il diritto alla vita di ogni embrione
fecondato e, secondo, rispettare il concetto di famiglia
fondato sul matrimonio. Ora, la legge che è passata nel
marzo scorso non rispetta compiutamente né l’uno né l’altro
punto, considerati essenziali, e che sono anche in qualche
maniera presenti nella Costituzione italiana. Se molti
deputati cattolici hanno votato, hanno utilizzato il
cosiddetto principio di evitare il peggio, ma ora qualsiasi
modifica si voglia apportare, anche a quella legge, credo
non possa essere accettata dal mondo cattolico.
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Il confronto sulla legge 40 si inserisce in un più ampio
dibattito sulla sfida della vita, che non riguarda solamente
la società italiana. Per una riflessione su questa stagione
di confronto, e a volte scontro, di idee e valori,
Alessandro Gisotti ha raccolto la riflessione del vescovo
Rino Fisichella, Rettore della Pontificia Università
Lateranense:

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R. – E’ una sfida su ciò che sarà il futuro del pianeta,
perché ciò che è in gioco essenzialmente è il concetto
stesso della vita e il concetto stesso dell’uomo e dell’umanità.
Mi auguro che in questo dibattito non ci sia mai una
pregiudiziale nei confronti di nessuno, soprattutto nella
maniera di riflettere del mondo cattolico, ma ci sia invece
la più ampia apertura per ritrovare le ragioni fondamentali
che ispirano il concetto di vita.

D. – Lo sottolineava lei, la difesa dell’embrione viene
spesso definita come una battaglia cattolica. Non è più
giusto dire che la difesa della vita fin dall’origine è una
battaglia di civiltà?

R. – Infatti è una battaglia di civiltà. Io non condivido
quando si dice che è una battaglia tra cattolici e non
cattolici. Penso che sia invece una battaglia per la
libertà. La libertà è un esercizio faticoso di chi è capace
di incontrarsi, e verificare le proprie istanze, con la
verità.

D. – Nel discorso al corpo diplomatico, Giovanni Paolo II ha
affermato che una “ricerca scientifica che degradi l’embrione
a strumento di laboratorio non è degna dell’uomo”. “La
ricerca scientifica in campo genetico – ha detto ancora il
Papa – va incoraggiata e promossa, ma come ogni altra
attività umana non può mai essere esente da imperativi
morali”. Perché sembra così difficile trovare un accordo
unanime su questo principio?

R. – La riflessione è che la scienza non è mai neutrale.
Quindi, non si può mai pensare che i progressi che la
scienza e la tecnica compiono prescindano da scelte che sono
poste alla base. La difficoltà sta proprio nel riconoscere
che anche la scienza ha bisogno di una istanza etica. Se noi
non sottolineiamo con forza questa dimensione rischiamo
ancora una volta di fare della scienza un assoluto e di
lasciare il dominio della scienza e della tecnica nelle mani
di poche persone che sono uomini e non possono arrogarsi la
pretesa di sostituirsi al Creatore.

Radiovaticana, 14 gennaio 2005

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