(RV) I cristiani i più perseguitati

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Radio Vaticano 27/03/2009 14.16.01



Mons. Tomasi: la comunità cristiana è la più discriminata nel mondo

Con una stretta maggioranza, 23 voti a favore, 11 contrari e 13 astensioni, il Consiglio dell’Onu per i diritti umani ha approvato ieri a Ginevra una controversa risoluzione sulla diffamazione delle religioni. Presentata dal Pakistan a nome dei Paesi dell’Organizzazione della Conferenza islamica il testo esprime ”profonda preoccupazione” per la frequente diffamazione delle religioni. Il documento tuttavia nomina solo l’Islam. Contraria alla risoluzione la Santa Sede che ritiene la libertà di espressione strettamente connessa alla libertà religiosa, come spiega, al microfono di Sergio Centofanti, mons. Silvano Tomasi, osservatore permanente vaticano presso l’Ufficio Onu di Ginevra:

R. – Se si comincia ad aprire la porta ad un concetto di diffamazione che si applica alle idee, poi, in qualche modo, lo Stato entra a decidere quando si è diffamata una religione o no, e questo, alla fine, tocca la libertà religiosa. Per esempio, il riconoscimento giuridico del concetto astratto di diffamazione della religione può essere utilizzato per giustificare le leggi contro la blasfemia, che sappiamo bene come in alcuni Stati siano utilizzate per attaccare minoranze religiose, in maniera anche violenta. La sfida è quella di arrivare a trovare un equilibrio sano, che combini la propria libertà con il rispetto dei sentimenti degli altri, e la strada per arrivare a questo obiettivo è quella di accettare i principi fondamentali di libertà, che sono iscritti nei trattati internazionali.

 
D. – Lei, nel suo intervento in Commissione, ha denunciato l’aumento dell’intolleranza religiosa nel mondo, in particolare contro le minoranze cristiane…

 
R. – Se guardiamo la situazione mondiale, vediamo che, di fatto, i cristiani – come varie fonti stanno documentando – sono il gruppo religioso più discriminato; si parla addirittura di più di 200 milioni di cristiani, di una confessione o dell’altra, che si trovano in situazioni di difficoltà, perché ci sono delle strutture legali o delle culture pubbliche che portano, in qualche modo, ad una certa discriminazione nei loro riguardi. Questo è un dato di cui non si parla moltissimo, che però è reale soprattutto se pensiamo agli scoppi di violenza che sono capitati negli ultimi mesi in vari contesti politici e sociali.

 
D. – Lei ha sottolineato inoltre che i cristiani sono sottoposti a discriminazione anche in alcuni Paesi dove sono maggioritari, e dove si stanno perseguendo nuove politiche laiciste che mirano a ridurre il ruolo della religione nella vita pubblica…

 
R. – Ci sono delle situazioni particolari, che portano ad una certa emarginazione di coloro che veramente credono e vivono la loro fede cristiana. Ci sono delle situazioni – anche dichiarazioni pubbliche parlamentari – che attaccano questo o quell’aspetto della credenza cristiana, e questo tende a relegare i cristiani ai margini della società e a togliere il contributo dei loro valori alla società.